29/01/2010
Crollo scuola S.Giuliano: confermate condanne, ma rivedere le pene
Crollo scuola S.Giuliano: confermate condanne, ma rivedere le pene
La sentenza della Cassazione. Difetto di motivazione nella condanna per i 4 imputati. Per l'ex sindaco confermati i 2 anni e 11 mesi
![]() |
| I soccorsi alla scuola di S.Giuliano (Fotogramma) |
ROMA - La Cassazione ha confermato le cinque condanne inflitte in appello nel febbraio 2009 sul crollo della scuola elementare di San Giuliano, in provincia di Campobasso, dove il 31 ottobre 2002 a seguito di un terremoto morirono 27 bambini e la loro insegnante. La Cassazione ha però rinviato alla Corte d’appello di Salerno la riduzione delle pene nei confronti di quattro imputati, eccettuato l’ex sindaco di San Giuliano Antonio Borreli per il quale sono stati confermati i due anni e 11 mesi di reclusione. Il rinvio è dovuto a un difetto di motivazione nella condanna degli imputati: Giuseppe La Serra (6 anni e dieci mesi), il progettista, il capo ufficio tecnico del comune Mario Marinaro e i due imprenditori edili Giovanni Martino e Carmine Abiuso, tutti ricevettero 5 anni per omicidio colposo e disastro colposo.
RICORSO - La Cassazione, inoltre, ha respinto anche il ricorso di Palazzo Chigi e del ministero dell'Istruzione che si erano costituiti parte civile per chiedere agli imputati danni per la ricostruzione della scuola. L'accusa aveva chiesto la conferma di tutte le condanne sostenendo che se la scuola fosse stata costruita con i criteri antisismici non ci sarebbero stati 28 morti.
Redazione online
11:36 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, terremoto, molise, crollo, scuola, san giuliano, senteza, cassazione, confermata, cndanna, imputati, rinvio, corte d'appello | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
22/07/2009
Eternit, i due imputati rinviati a giudizio
Eternit, i due imputati rinviati a giudizio
Applauso nella maxi aula del tribunale. A dicembre processati per disastro doloso il magnate Schmidheiny e il barone De Cartier De Marchienne
TORINO - Sono stati rinviati a giudizio i due imputati dell'inchiesta sui malati e morti d'amianto (quasi 3.000 casi) alla Eternit Italia. A dicembre saranno processati a Torino, per disastro doloso e rimozione volontaria di cautele, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Loui De Cartier De Marchienne. La decisione, letta dal gup Cristina Palmesino, è stata accolta nella maxi aula 1 del tribunale di Torino da un applauso. La prima udienza del processo è stata fissata per il 10 dicembre 2009.
12:08 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: processo, eternit, imputati, rinvio, giudizio, inchiesta, amianto, eternit italia, malati, morti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
07/07/2009
L'ottantenne e il cancello negato Sedici anni passati in tribunale
L'ottantenne e il cancello negato Sedici anni passati in tribunale
L'anziano si rivolse nel 1993 al giudice per stabilire il diritto di passaggio sotto casa. E i processi continuano, «L'ultima causa rinviata al 2014, ma ci sarò ancora?»
MILANO — Come complicarsi la vita restando intrappolati per 16 anni in un ginepraio di processi e con la prospettiva certa di dover aspettare parecchio ancora prima di uscirne. La giustizia civile italiana è stata un'odissea per un arzillo 80enne che nel '93 si rivolse a un giudice per stabilire chi, tra lui e il Comune, avesse ragione su un banale diritto di passaggio. Quando pensava che fosse tutto finito, o quasi, qualche giorno fa si è visto rinviare l'ultima causa in Appello a Milano: per le conclusioni, cui seguirà la sentenza, l'appuntamento è per il 25 febbraio 2014, ore di rito. Puntuali, per chi ci sarà. Un'intricata vicenda che certo non rappresenta un record, molte altre hanno raggiunto primati peggiori, ma che dimostra, semmai ve ne fosse bisogno, come gli arzigogoli delle toghe, le cause e le controcause, possono trasformare una questione bagattellare in un groviglio in cui diventa difficile districarsi persino per i protagonisti. Quello di questa storia è, suo malgrado, Filippo Marsiglione, classe 1930, che negli anni Sessanta lasciò Catania per fare il restauratore di quadri antichi a Milano. Resistette una ventina d'anni prima di fuggire dal caos e dallo smog rifugiandosi a Castelmarte, ameno paesino di 1.200 anime a 450 metri di altitudine nelle Prealpi in provincia di Como, dove comprò una casa medioevale adiacente al Comune con un bel portico attraversato tutti i giorni dai compaesani che andavano in Municipio. Quando il viavai gli diventò fastidioso, Marsiglione reclamò il diritto di chiudere il passaggio e si finì in giudizio. Ci vollero sei anni per la sentenza di primo grado con la quale il tribunale di Como gli diede ragione, ma solo in parte: divieto d'accesso ai cittadini, via libera solo a Sindaco, consiglieri e impiegati. Marsiglione ricorse in Corte d'appello che, nel 2002, escluse gli impiegati obbligandoli ad accedere con il pubblico dall'altro unico ingresso. Nove anni per una causa fino all'Appello non sono poi tanti in Italia, se le cose fossero finite lì. Invece parallelamente si innescarono una serie di cause con i protagonisti (Comune, un vicino, Marsiglione) che di volta in volta indossavano vesti diverse, spesso per questioni minime, di puntiglio e ripicca oppure già chiarite. La disputa divenne addirittura un fatto politico al punto che dopo l'appello del 2002 in paese ci fu una raccolta di firme perché con la chiusura ai comuni mortali il Municipio era inaccessibile visto che l'altra entrata non era al momento agibile. Ma chi glielo ha fatto fare a Filippo Marsiglione a imbarcarsi in questa storia pluriennale? «Credo nella giustizia e non sono un attaccabrighe. Voglio che a darmi ragione sia la legge» è la risposta. Ingenuo. Tutto questo, tra avvocati, periti e ricorsi gli è costato un patrimonio: «Circa 100/150 mila euro, i risparmi di una vita di lavoro» compresi i 10.000 che ha dovuto spendere per mettere su il cancello che gli ha fatto recuperare la tranquillità che cercava, almeno a casa sua. Ma dopo il rinvio al 2014 di una delle ultime cause collaterali, anche l'incrollabile fiducia di Marsiglione nel sistema giustizia vacilla: «Quello che mi sconcerta è che la causa è fatta, praticamente chiusa. Potrei avere ragione o torto, ma alla mia età il tempo è prezioso. Forse nel 2014 non ci sarò più. È legge di natura». Il punto è che questo accade nella terza sezione civile d'appello di Milano, dove non è che stanno proprio con le mani in mano. Otto giudici presenti su 10 in organico si spartiscono una media 300 processi di primo grado a testa da riesaminare completamente, con i nuovi arrivi che aumentano di anno in anno. «La verità è che c'è una quantità ingestibile di cause anche per le cose più piccole e non si fa niente per incidere sulla velocità dei processi», dichiara il giudice Assunta Montoro che si è occupata della vicenda Marsiglione fissando la lontana udienza e che reclama almeno riforme a costo zero. «Basterebbe, per esempio, non obbligare a fissare udienza per le conclusioni, che vengono già depositate scritte dagli avvocati». Un'udienza vuol dire giudici (tre per collegio), impiegati e cancellieri al lavoro. «Abbiamo provato a delegare giudici ai tentativi di conciliazione per ridurre i processi. Il successo è stato scarso», afferma il presidente della sezione Baldo Marescotti che si rammarica per il fatto che la gente non si rende conto che «è meglio un accordo che lascia l'amaro in bocca piuttosto che una causa che dura anni e può costare tantissimo». Là dove hanno fallito le varie modifiche alle procedure susseguitesi negli anni, che non sono riuscite ad influire minimamente sui tempi della giustizia reale, quella di tutti i giorni e della gente comune, dovrebbe avere successo la riforma varata nei giorni scorsi, che punta anche proprio sulla conciliazione, almeno così assicura, e spera, un convinto ministro della giustizia Alfano. Auguri.
Giuseppe Guastella
07/05/2009
Panico in tribunale, il giudice annuncia: «Torno dal Messico, serve la quarantena»
Panico in tribunale, il giudice annuncia: «Torno dal Messico, serve la quarantena»
LA PSICOSI DA CONTAGIO. Quarta sezione del civile, il magistrato: non posso rinviare d'ufficio le udienze, lo chiedano gli avvocati
Di udienze rinviate per i più svariati motivi ce ne sono infinite (ultimo in ordine di tempo, l’assenza di trascrittori, che attendono un nuovo contratto), ma che la giustizia romana venisse rallentata per timore di un virus non era forse mai successo. Ieri la paura della febbre suina ha colpito il tribunale civile, precisamente la quarta sezione mobiliare, dove un giudice onorario ha esordito con queste parole: «Sono appena rientrato da un viaggio in Messico, e per questo dovrei rimanere in quarantena e aggiornare ad altra data tutte le cause iscritte a ruolo. Però non posso rinviare d’ufficio i procedimenti, a meno che non ci sia una precisa richiesta di voi avvocati». E la richiesta c’è stata, eccome. «Eravamo un trentina circa - ha riferito una legale - e ce ne siamo andati quasi tutti. Personalmente, non me la sono sentita di rimanere in aula e ho deciso che l’esecuzione mobiliare, per l’assegnazione di soldi dovuti, poteva aspettare ancora qualche giorno». Un 10% di coraggiosi, d’accordo con le parti presenti al processo, ha deciso di andare comunque avanti...
Laura Martellini
22:26 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: giudice, rinvio, udienza, processo, avvocati, febbre suina, quarantena, messico, influenza, aula | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
11/11/2008
Filmò l'amante durante gli incontri Chiesto il rinvio a giudizio
Filmò l'amante durante gli incontri Chiesto il rinvio a giudizioRischia il processo per violenza sessuale continuata e diffamazione. Lei era una hostess di una società del gruppo Alitalia. Fu licenziata dopo che le foto apparirono su internet
ROMA - Per l'accusa filmò e fotografò la sua amante, hostess di una società del gruppo Alitalia, durante incontri amorosi con lui e con altri uomini. Adesso l'uomo, 47 anni, rischia di finire sotto processo per violenza sessuale continuata e diffamazione. A denunciare l'uomo è stata la stessa hostess (licenziata dopo che finirono su internet foto e filmati degli incontri, e soggetta ad uno stress tale che l'ha costretta anche a farsi curare da uno psicologo), la quale si è affidata agli avvocati Mariano e Benedetto Buratti.
FILMATI ANCHE ALTRI 4 UOMINI - Il pm di Roma, Giuseppe Saieva, ha chiesto il rinvio a giudizio per l'uomo, denunciato per diffamazione anche da quattro uomini che compaiono nei filmati. Qualche giorno orsono, poi, il gup capitolino Marcello Liotta, al fine di impedirne l'ulteriore diffusione su internet, ha disposto anche il sequestro preventivo di tutte le immagini riguardanti la vicenda. I fatti al centro delle contestazioni risalgono al periodo agosto-novembre 2006. Secondo l'accusa, le persone che si "intrattennero" con la ragazza accettarono di farsi filmare durante i loro incontri, purché non fosse riconoscibile il loro volto. Immagini che, però, furono diffuse sulla rete in maniera completa.
15:21 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: amante, filmare, incontri, rinvio, giudizio, giudice | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
17/10/2008
C'è la crisi. E Abramovich rinvia le nozze
C'è la crisi. E Abramovich rinvia le nozzeLo scrive Il tabloid moscovita online LIFE.RU. «Non è il caso di organizzare feste» ha detto il magnate, che avrebbe dovuto sposare a ottobre Daria Zhukova
MOSCA - La crisi finanziaria in atto non risparmia proprio nessuno. Neanche Roman Abramovich. Stando a quanto scrive il tabloid moscovita online Life.ru, il miliardario russo è stato costretto a rimandare il suo matrimonio. Il sito russo cita un'amica della sposa, Daria Zhukova. «Non è il caso di organizzare feste» avrebbe detto il magnate , rimandando la data delle nozze che avrebbero dovuto avere luogo in ottobre.
ABITO DA 250MILA EURO - Il paperone russo sarebbe duramente impegnato in queste settimane a salvare il suo patrimonio, e non avrebbe tempo da dedicare alla futura sposa. Che, assicura l'amica su Life.ru, è una ragazza intelligente e ha capito perfettamente le ragioni del fidanzato. «Con ogni probabilità, riusciranno comunque a sposarsi entro la fine dell'anno», ha detto la donna. Abramovich aveva piani grandiosi, come è sua abitudine, per celebrare le nuove nozze con la giovane Daria: feste in sei diverse città, fra cui Mosca, New York, Londra, un prezioso abito di Roberto Cavalli da 250.000 euro per la fidanzata e un numero spropositato di invitati.
16:31 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: abramovich, sposa, crisi, rinvio, nozze | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook







