14/09/2010

Liberato l'imprenditore rapito

Liberato l'imprenditore rapito

L'uomo sarebbe stato sequestrato da un commando armato. I carabinieri lo hanno trovato incatenato a Marigliano, nel napoletano

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13/09/2010

Rapito imprenditore a Nola: chiesto un riscatto di 5 milioni

Rapito imprenditore a Nola: chiesto un riscatto di 5 milioni

Antonio Buglione è stato sequestrato il 12 settembre. Sarebbe già stata chiesta una cifra per la sua liberazione ma gli investigatori non escludono si tratti di una vendetta. Buglione era stato in passato indagato per associazione di stampo camorristico

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02/10/2009

Letterman confessa in tv: «Sono stato ricattato per un flirt extraconiugale»

Letterman confessa in tv: «Sono stato ricattato per un flirt extraconiugale»

 

L'AMMISSIONE IN DIRETTA: «VOLEVO PROTEGGERE LA MIA FAMIGLIA». Il conduttore: «Mi hanno chiesto 2 milioni di dollari in cambio del silenzio». Arrestato un uomo

 

David Letterman (Ap)
David Letterman (Ap)

David Letterman, il più noto conduttore televisivo americano, ha confessato al pubblico durante la trasmissione di giovedì di avere avuto relazioni sessuali con collaboratrici del suo staff. La confessione è giunta dopo che Letterman ha ricevuto tre settimane fa una lettera, che minacciava di rendere pubbliche le sue relazioni se non avesse pagato due milioni di dollari. Poco prima era stata la stessa Cbs a rendere pubblico l’arresto di un suo dipendente per tentata estorsione ai danni di Letterman.

ASSEGNO FALSO - L'anchorman del "Late Show" sulla Cbs, 62 anni, ha denunciato la situazione alla polizia, che lo ha munito di un falso assegno da due milioni di dollari da versare al ricattatore. Il trucco ha funzionato e l'uomo che adesso lavorerebbe per 48 Hours, è stato arrestato. Il conduttore, sposato da un anno e con un figlio di quasi sei anni, ha raccontato la vicenda nella sua trasmissione: «La mia risposta alle accuse di relazioni sessuali è stata "È vero, sono avvenute" - ha detto al pubblico del teatro di New York -. Sarebbe stato imbarazzante se la cosa fosse diventata pubblica? Forse sì. Sentivo però il bisogno di proteggere questa gente e certo di proteggere la mia famiglia». Letterman, che ha scherzato spesso in passato sulle infedeltà di alcune celebrità, ha detto di essere stato chiamato giovedì mattina da un gran giurì proprio per testimoniare sulla vicenda.


02/03/2009

MESSICO: UCCISO L'ITALIANO DI PUERTO ESCONDIDO

MESSICO: UCCISO L'ITALIANO DI PUERTO ESCONDIDO

 

CITTA' DEL MESSICO -  La storia di successo di Claudio Conti, il veronese proprietario di ristoranti e alberghi a Puerto Escondido, è finita male, al contrario di quella del protagonista del film di Gabriele Salvatores che alla sua vicenda si era vagamente ispirato. Conti è stato barbaramente ucciso da quattro malviventi messicani simili a quelli che popolano il film e che nella realtà facevano parte di una banda chiamata "Los Zetas".

Uno dei rapitori, Primitivo Ramirez, ha finito per confessare l'uccisione alla polizia locale che lo ha arrestato un mese fa assieme ad altri tre complici della banda. L'esecuzione sarebbe avvenuta non lontano dal luogo stesso del sequestro a Puerto Escondido, nell'hotel "El Capi", di proprietà di un socio messicano di Conti, Vicente Adame, arrestato assieme a Ramirez.

L'informazione trova riscontro anche in Italia. Interpellata in proposito, la Farnesina ha confermato che l'esperto antisequestri inviato dall'Unità di Crisi del Ministero ha riferito che le autorità messicane hanno arrestato due sequestratori che hanno confessato il rapimento e l'assassinio dell'imprenditore italiano. 'Los Zetas' avevano chiesto un riscatto di 10 milioni di pesos (circa un milione di dollari) per rilasciare l'imprenditore, che aveva 52 anni.

Per ragioni ancora non chiarite, i rapitori interruppero i contatti con la famiglia della vittima pochi giorni dopo il sequestro, e decisero di ucciderlo e di far sparire il corpo - peraltro non ritrovato - in una fossa nei pressi dell'hotel stesso. Anche se a suo tempo il produttore del film di Salvatores, Maurizio Totti, aveva smentito il riferimento ad una persona reale come Conti, uno dei suoi locali, l'Art Café, aveva sicuramente contribuito all'ispirazione del romanzo omonimo di Pino Cacucci e quindi, indirettamente, a quella del film. Mesi fa la moglie di Conti, Mirella Hernandez, aveva accusato le autorità e la polizia messicane di "non fare nulla" per risolvere il caso del marito rapito.


13/01/2009

Sequestrato l'armatore Panagopoulos Chiesti 40 milioni per il rilascio

Sequestrato l'armatore Panagopoulos Chiesti 40 milioni per il rilascio

È il fondatore della compagnia di traghetti leader dei collegamenti con l'Italia. Tre uomini armati sono entrati in azione vicino ad Atene. Si teme per le sue già precarie condizioni di salute

 

 
ATENE - I rapitori avrebbero chiesto 40 milioni di euro per il rilascio dell'armatore greco Pericle Panagopoulos, rapito lunedì mattina nei pressi di Atene. È quanto riferisce la rete televisiva ellenica Alpha precisando che la richiesta è giunta alla famiglia attraverso l'autista sequestrato insieme a Panagopoulos e poi rilasciato. I rapitori lo avrebbero invitato a dire ai familiari di «preparare 40 milioni di euro». L'armatore greco Pericle Panagopoulos è stato rapito da tre uomini armati e la polizia ha lanciato una grande caccia all'uomo per tentare di liberarlo.

LA DINAMICA DEL SEQUESTRO - Panagopoulos, 74 anni, fondatore della Superfast Ferries, compagnia leader dei collegamenti traghetto con l'Italia sulla linea Patrasso-Ancona, è stato fermato da tre uomini armati ed incappucciati mentre si trovava sulla sua Mercedes nella località marittima di Kavouri, nei pressi di Atene. Ed è stato costretto a trasbordare insieme al suo autista su un furgoncino mentre una parte dei rapitori lo seguiva su una jeep. Poco dopo il furgoncino e la jeep sono stati abbandonati e dati alle fiamme e l'autista incappucciato e lasciato ammanettato ad un albero. I tre uomini armati e Panagopoulos hanno proseguito a bordo di una terza vettura. L'autista ha avvertito la polizia, che era già stata messa in allarme da un testimone, indicando che i rapitori avevano detto a Panagopoulos di non temere per la sua vita perchè l'obiettivo è il riscatto.

SALUTE PRECARIA - Fonti della polizia hanno reso noto che l'anziano Panagopoulos versa in condizioni di salute delicate e deve ingerire giornalmente una medicina senza la quale la sua vita potrebbe essere in pericolo. Il rapimento di Panagopoulos fa seguito a quello, lo scorso anno, del presidente degli industriali greci Giorgio Milonas rilasciato dopo il pagamento di un ingente riscatto. È ancora nelle mani dei rapitori invece un medico ateniese sequestrato lo scorso dicembre. La Superfast Ferries di Panagopoulos fa parte della holding Attica di cui l'armatore ha ceduto non molto tempo fà il pacchetto di controllo al Margin Investments Group.


27/11/2008

Video di un rapito in Messico su YouTube: «Vi prego, pagate il riscatto»

Video di un rapito in Messico su YouTube: «Vi prego, pagate il riscatto»

Aldo Cervantes è il figlio di un industriale sequestrato lo scorso 6 settembre. Le immagini sono state poi oscurate dalle autorità: «Giovedì sarà il ultimo giorno di vita»

 

 

NEW YORK - «Papà, mamma, pagate la cauzione altrimenti sarò giustiziato giovedì». E’ l’accorato appello lanciato su YouTube dal figlio di un ricco industriale messicano, rapito lo scorso 6 settembre nella provincia di Guerrero. Nel video, diffuso lunedì, il giovane implora i genitori di non rivolgersi alla polizia, versando i soldi della cauzione entro giovedì, altrimenti i suoi rapitori lo uccideranno.

SOS NELL’ERA DI INTERNET - Il ragazzo, che era stato sequestrato lo scorso 6 settembre, si chiama Aldo de Jesus Núñez Cervantes ed ha 21 anni. Nel video di YouTube, oscurato in mattinata dalle autorità, il giovane scongiura il padre, proprietario della ditta di costruzioni Candido Núñez Hernandez, di andare subito in tv per dichiarare di aver accettato le condizioni dei suoi sequestratori. Abbigliato in una felpa con cappuccio, Núñez Cervantes non mostra segni visibili di tortura ed appare in buono stato di salute. «Papà, mamma, la mia vita volge al termine», spiega con voce tremante, un lenzuolo bianchissimo sullo sfondo. «La scadenza comincia lunedì alle quattro del pomeriggio e finisce giovedì 27 novembre alle sette di sera. Se non pagate e se non dite alla polizia di ritirare subito l’indagine, giovedì sarà il mio ultimo giorno di vita».

GESTO PUBBLICO - Le condizioni poste dai rapitori sono inappellabili. Se vuole riabbracciare suo figlio, Candido Núñez dovrà recarsi presso la sede di una tv o di una stazione radio della capitale per annunciare pubblicamente “a tutto il Messico” che la Policia Ministerial si è esonerata dal caso e che la famiglia pagherà il riscatto, (ma l'importo non è stato specificato). Il video, che dura sei minuti e 50 secondi ed è stato ironicamente intitolato «Buon Natale» (sullo sfondo si sente un inno religioso natalizio intitolato “Nelle tue mani”) termina con una richiesta a dir poco singolare: il padre del giovane dovrà recarsi dai mass-media accompagnato da due preti cattolici, Artemio Garcia, della parrocchia di San Josè di Chilpancingo e Edilberto Marshall, della parrocchia de La Villa, a Chilapa. Le uniche due persone, evidentemente, di cui si fidano i feroci rapitori.

 


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30/09/2008

Pagamento in zona neutra L'ultimo giallo sul riscatto

Pagamento in zona neutra L'ultimo giallo sul riscatto

 

 

Incerta la dinamica dell'azione di forza: è avvenuta dopo la liberazione degli ostaggi. Il rilascio degli undici sequestrati sarebbe avvenuto dopo il versamento di 6 milioni di dollari

 

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IL CAIRO — La doppia verità che viene raccontata mentre gli ostaggi sono già in viaggio verso Il Cairo, dimostra quante difficoltà ci siano state per mettere d'accordo i governi interessati. E come, nella fase finale, ognuno voglia rivendicare di aver avuto un ruolo nella vicenda. Soprattutto gli egiziani, spiazzati dai tedeschi che hanno condotto in prima linea la trattativa e dagli italiani che hanno sempre osteggiato la possibilità di chiudere la partita con una prova di forza. E così, anche la descrizione dell'azione militare condotta dalle forze speciali locali, perde consistenza quando Roma e Berlino fanno filtrare la notizia che in realtà i turisti sono stati abbandonati dai carcerieri. E che avrebbero percorso un tratto di deserto stipati in 19 dentro una jeep.

È l'ulteriore dimostrazione che la vera svolta di tutta questa storia risale a due giorni fa, quando il negoziato era ormai entrato nella fase finale e l'azione condotta dai militari sudanesi ha rischiato di far saltare l'intera operazione. Per cercare di ricostruire quanto avvenuto bisogna però tornare ancora indietro, esattamente a giovedì, giorno in cui filtra la notizia che i rapitori si sono spostati in Libia, sia pur per poche ore. È un territorio «neutro», più agevoli risultano i contatti e gli scambi. Nonostante le smentite ufficiali e doverose, è proprio in quei momenti che sarebbe stato versato il riscatto. Circa 6 milioni di dollari per chiudere una partita cominciata con una richiesta di 15 milioni, apparecchiature e armi.

 

È possibile che non tutti i trasferimenti dei banditi siano avvenuti con gli ostaggi al seguito. Soltanto i cinque turisti piemontesi — quando risponderanno alle domande del pubblico ministero e dei carabinieri del Ros di Roma — potranno ricostruire le tappe di questa odissea nel deserto, rivelando se davvero sono stati gestiti da un gruppo formato da una quarantina di persone. Certo è che sin da venerdì si fanno più insistenti le voci di un rilascio che può avvenire entro tre giorni. Qualcuno dice addirittura lunedì mattina, confermando il fatto che l'intesa è ormai raggiunta. Come sempre avviene in questi casi deve esserci un mediatore che prende in consegna i prigionieri e ne garantisce la messa in sicurezza.

L'intelligence rimane in retroguardia, pronta a intervenire sui negoziatori se qualcosa dovesse andare storto. Nella zona si schierano le forze speciali egiziane, quelle italiane e tedesche. C'è un team del nono reggimento del Col Moschin e ci sono il Ksk e il GSG 9, truppe d'elite della Bundespolizei. Ma è solo una precauzione. L'accordo tra Stati prevede che — se non ci saranno ostacoli dell'ultima ora — non si deve effettuare alcuna azione di forza. Nessuno si aspetta che siano i militari sudanesi a intervenire.

E invece domenica pomeriggio i soldati effettuano il blitz. Ufficialmente sostengono di aver risposto al fuoco proveniente da un auto che non si è fermata a un posto di blocco. Appare invece verosimile che stessero seguendo alcuni appartenenti alla banda e che abbiano deciso di bloccarli nella speranza di recuperare il riscatto. Del resto tra i sei uomini uccisi ci sarebbe proprio il capo dei sequestratori e il governo di Khartoum ha dichiarato sin dall'inizio della vicenda di «tenere sotto controllo gli spostamenti dei banditi», accusandoli di appartenere a gruppi di ribelli del Darfur e manifestando così la propria contrarietà al raggiungimento di un accordo con loro.

L'operazione rischia di saltare, ma già nella notte arrivano segnali rassicuranti. Perché il contatto regge e la posizione del gruppo degli ostaggi è stata localizzata. All'alba le forze speciali si avvicinano al luogo della prigionia, pronte a intervenire. Ed è a questo punto che le versioni divergono. Gli egiziani sostengono di aver effettuato un blitz e di aver ucciso la metà dei sequestratori, circa 20 persone. Gli italiani e i tedeschi assicurano che i turisti erano già liberi, abbandonati dai rapitori che avevano preferito fuggire, ormai convinti di essere braccati. L'ipotesi più verosimile è che l'azione di forza sia scattata, ma quando gli ostaggi erano già al sicuro.


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27/09/2008

Cargo rapito, chiesto riscatto di 35 milioni

Cargo rapito, chiesto riscatto di 35 milioni


Il mercantile, dopo essersi fermato a Garahd, ha ripreso a navigare verso sud. Sequestrata anche una nave greca, teste di cuoio russe pronte ad entrare in azione


 

 

MOMBASA – I pirati somali si sono fatti vivi e hanno chiesto un riscatto di 35 milioni di dollari al governo keniota per rilasciare il cargo Faina, catturato con un carico di 33 carri armati e una montagna di armi leggere e pesanti (si calcola valgano almeno 30 milioni di dollari). La richiesta è stata avanzata dal portavoce dei pirati, Januna Ali Jama, intervistato dal servizio somalo della Bbc sabato mattina. «La nave contiene armi di tutti i generi - ha detto Januna -. Il governo keniota deve negoziare. Abbiamo trovato documenti interessanti a bordo. Assieme a 20 membri dell’equipaggio c’è un ragazzino di 14 anni». Non ha voluto dire dove la Faina è stata catturata. «Il mondo lo saprà domenica pomeriggio – ha sostenuto -. Avvertiamo francesi e americani di non tentare nessuna azione militare. Qualunque cosa accada sarà solo loro responsabilità. L’equipaggio della Faina ha tentato di resistere ma i nostri uomini hanno compiuto alcune manovre che hanno permesso l’arrembaggio». Infine Januna ha giustificato l’attacco: «Non stiamo sbagliando. Il nostro Paese è stato distrutto degli stranieri che hanno spedito qui i loro rifiuti tossici».

La nave cargo Faina
La nave cargo Faina
RUSSIA PRONTA A INTERVENIRE - Il mercantile si sta dirigendo verso sud, mentre teste di cuoio russe sono pronte a intervenire. I satelliti hanno mostrato che il mercantile, dopo essersi fermato a Garahd, un porto somalo a più o meno 600 chilometri a nord di Mogadiscio, ha ripreso a navigare verso sud e si è fermato a Obbia (la vecchia Itala). Durante la sosta i pirati hanno scaricato parte del loro prezioso bottino, ma non i carri armati. La Somalia è soggetta a un embargo sulle armi decretato dall’Onu. Intanto domenica mattina, tanto per non sementirsi, i pirati hanno sequestrato un’altra nave greca (la terza in due settimane). A Mombasa Andrew Mwangura, che coordina il monitoraggio delle acque dell’Oceano Indiano attraverso l’organizzazione East African Seafarers Assistance Programme, è certo che si stia preparando un blitz per sottrarre la Faina e il suo carico ai pirati e liberare l’equipaggio: «I russi sono agitatissimi e hanno fatto sapere che sono pronti a intervenire con tutti i mezzi. Oltre alla fregata Neustrashimy, che ha lasciato il Baltico un paio di giorni fa, Mosca ha altre navi nell’area». Fermento anche nelle basi francesi e americana a Gibuti alle quale i russi hanno chiesto ospitalità. Forse neanche i pirati si aspettavano un bottino così ricco ma anche così scottante. Chissà che faccia avranno fatto quando hanno aperto la stiva del cargo ucraino e hanno trovato 33 carri armati di concezione sovietica T-72, e poi mitra, lanciagranate, armi pesanti e leggere in genere e le loro munizioni.

CARICO DESTINATO AL SUDAN - Il carico era partito da Odessa diretto a Mombasa, in Kenya, e destinato probabilmente al governo autonomo del sud Sudan. Almeno a quanto sostiene Andrew Mwangura: «Non era mai accaduto. Quest’affare ha implicazioni politiche assai rilevanti – spiega -. Una fornitura di 20 carri armati destinati in Sudan era stata sequestrata a Mombasa in febbraio». Dall’Ucraina hanno assicurato che il carico era diretto in Kenya e a Nairobi Alfred Mutua, portavoce del governo, ha confermato che il materiale bellico è destinato all’esercito del suo Paese. Ma spesso le dichiarazioni di Mutua si sono rivelate non conformi alla realtà. Il mercantile, 2320 tonnellate, di proprietà della Redrick (Belize) e noleggiato dall’ucraina Tomex Team, battente bandiera del Belize e con 21 membri d’equipaggio (non 20 come ha detto Januna: tre russi, un lettone e il resto ucraini), è un Ro/Ro, cioè è dotato di una rampa che ribaltandosi facilita la salita e la discesa dei veicoli nella e dalla stiva. Sabato pomeriggio aveva gettato le ancore a Garahad. I pirati non avevano infatti potuto attraccare a Eyl perché la popolazione inferocita temendo un attacco li aveva cacciati. Garahad è un centinaio di chilometri più a sud.

15 NAVI SEQUESTRATE - In questo momento i pirati hanno in mano 15 navi (sulle 62 sequestrate dall’inizio dell’anno) e almeno trecento marittimi in ostaggio. Un numero difficile da gestire. Il timore è che rivendano le armi di cui si sono impadroniti, ai ribelli islamici che combattono il Governo Federale di Transizione e l’Etiopia sua sostenitrice e alleata. Certo i carri armati sono complicati da pilotare e, probabilmente, anche da portar giù dalla rampa di una nave, comunque in poco tempo si può rimediare un training. Alcuni degli ufficiali degli insorti islamici, infatti, comandavano le unità blindate ai tempi del dittatore Siad Barre e all’epoca hanno frequentato corsi di istruzione militare nell’Unione Sovietica. Non si esclude inoltre che tra i 21 membri dell’equipaggio ci sia qualcuno in grado di manovrarli e quindi di portarli a terra. Il rischio che il carico d’armi finisca in mani sbagliate ha messo in allerta il Pentagono. A Washington il suo portavoce, Bryan Whitman, citato dalla Reuters, ha confermato che gli americani seguono la situazione attentamente: «Stiamo considerando tutte le opzioni per rispondere al sequestro. È chiaro che la natura del cargo riveste un interesse particolare».

PROFUGHI IN FUGA - Per combattere la pirateria che spadroneggia al largo delle coste somale sono già presenti nell’area navi da guerra francesi, americane, canadesi e malesi e stanno arrivando spagnoli e tedeschi, oltre ai russi. Qualche mese fa anche l’Italia aveva una fregata da quelle parti. Nonostante la Somalia sia una nostra ex colonia noi non abbiamo più nessuno in quelle acque. Giovedì il comando della marina canadese ha fatto sapere che ha esteso di un altro mese la scorta alle navi del World Food Programme, l’agenzia dell’Onu che si occupa di distribuire cibo alla popolazione somala a causa della guerra minacciata dalla fame e dalle carestie. La missione avrebbe dovuto finire all’inizio di questa settimana. Attraversato da più di 20 mila mercantili all’anno, che trasportano il dieci per cento del traffico merci del pianeta, quel braccio di Oceano Indiano è considerato il più pericoloso in assoluto del mondo. A Mogadiscio l’ennesima battaglia dei giorni scorsi si è conclusa con gravissime perdite per i civili, si calcola un centinaio di morti. L’Onu ha lanciato l’allarme: un’ondata di 16 mila profughi è in fuga dalla capitale.

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