08/04/2012
Le arance rosse snelliscono il giro-vita
Le arance rosse snelliscono il giro-vitaLO STUDIO. Il consumo di succo fresco riduce lo stress ossidativo nei pazienti diabetici e riduce i rischi cardiovascolari
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16/03/2011
Maggio, rientro tra mille difficoltà Ancora 48 ore per tornare in Italia
Maggio, rientro tra mille difficoltà Ancora 48 ore per tornare in ItaliaDa Tokyo a Firenze. Tre aerei tra mercoledì e giovedì porteranno via i lavoratori del Maggio Musicale Fiorentino dal Giappone
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Il caos calmo di Tokyo In fila per fuggire sul treno
Il caos calmo di Tokyo In fila per fuggire sul trenoVia dalla pioggia radioattiva e dai blackout programmati. Qualcuno prova a salire subito ma fermi tutti, non si sgarra: prima devono entrare le addette alla pulizia
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Tokyo, forte scossa di magnitudo 6. Centrale Fukushima, nuova esplosione,evacuati 750 addetti, quattro dispersi
Tokyo, forte scossa di magnitudo 6. Centrale Fukushima, nuova esplosione,evacuati 750 addetti, quattro dispersiNessuna notizia di vittime o danni, nessun allarme tsunami. Nuovo incendio a reattore numero quattro. Le fiamme si sarebbero poi spente da sole. Elicotteri per raffreddare gli impianti. Uno scoppio e due incendi nella centrale.
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07/11/2010
Radio Sca, sfrattata dai blackout (e dai progetti di «Napoliservizi»)
Radio Sca, sfrattata dai blackout (e dai progetti di «Napoliservizi»)ADDIO PARI OPPORTUNITA'?. A rischio l'esistenza dell'emittente tutta al femminile che trasmette dal quartiere partenopeo di Scampia.
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30/08/2010
Messina, degrado e incuria in sala parto
Messina, degrado e incuria in sala partoSu Sky TG24 le immagini del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico che sabato è stato teatro di un episodio di malasanità. Una lite tra due medici durante un'operazione che ha messo a rischio la vita di una donna e del neonato
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26/08/2010
Inizia il campionato. Avanti con la tesseta del tifoso
Inizia il campionato. Avanti con la tesseta del tifosoTessera tifoso, ok alla trasferta di Firenze. Le istruzioni per entrare allo stadio
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13/07/2010
Elettrosmog, perizia del gip sulle onde di Radio Vaticana: nesso con i tumori
Elettrosmog, perizia del gip sulle onde di Radio Vaticana: nesso con i tumoriL'INCHIESTA. Rispetto alle morti avvenute tra il ’90 e il 2003 per le quali erano indagate 6 persone per omicidio colposo: «Rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini»
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| Le antenne e il centro abitato (Foto Ansa) |
ROMA - «Lo studio suggerisce che vi sia stata una associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini, e che le strutture di MariTele, in modo limitato e additivo, abbiano plausimibilmente contribuito all’incremento di quel rischio». Così si legge nella superperizia disposta dal gip del tribunale di Roma, rispetto alle morti da elettrosmog avvenute tra il ’90 e il 2003, nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo, nella quale erano indagate 6 persone.
L'INCHIESTA - L'inchiesta aveva avuto origine dalle denunce presentate nel 2001 dagli abitanti di Cesano, piccolo centro a Nord di Roma, secondo le quali la morte di residenti per leucemia sarebbe legata alle emissioni elettromagnetiche. Tra i documenti presentati con l'esposto al vaglio degli inquirenti, i comitati dei familiari delle vittime avevano presentato un rapporto dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio secondo cui il tasso di mortalità per leucemia infantile a Cesano, situato nei pressi degli impianti di Radio Vaticana, era tre volte superiore rispetto ad altre zone della capitale. I magistrati avevano disposto una perizia. Radio Vaticana si è sempre difesa sostenendo di avere prodotto onde elettromagnetiche entro i limiti fissati a livello internazionale e ha negato la scientificità delle ricerche mediche - prodotte dalle associazioni degli abitanti di Cesano - che mostravano un aumento di tumori nella zona attorno agli impianti.
«CONDIZIONI DI PROVA VERIFICATE» - Le conclusioni del rapporto di 139 pagine sono firmate dal professor Andrea Micheli. L’accertamento è stato disposto dal gip Zaira Secchi nel maggio 2005, ed è stato svolto in sede di incidente probatorio per quel che riguarda l’incidenza della mortalità da leucemia nelle zone di Cesano e La Storta. «Per quanto concerne lo studio di mortalità relativo alle strutture di Radio Vaticana, le condizioni di prova richiesta si sono verificate», si spiega.
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| (Foto Ansa) |
ECCESSO DI LEUCEMIE E LINFOMI NELLA ZONA - Stando alla perizia, poichè la leucemia è una patologia «relativamente rara» negli adulti, l'esposizione di lungo periodo (oltre dieci anni) alle antenne di Radio Vaticana per i bambini sino a 14 anni di età, che hanno abitato nella fascia tra 6 e 12 km, ha determinato un eccesso di incidenze di leucemie e linfomi. Nei casi di decessi di adulti, invece, gli esperti nominati dal giudice hanno evidenziato «un'associazione importante, coerente e significativa» tra i malati e quelli che hanno abitato a poca distanza da Radio Vaticana, associazione che non sembra sia stata supportata da prove decisive nel caso degli impianti della Marina.
LE PERSONE INDAGATE - Nelle pagine della perizia gli esperti danno conto degli aspetti anagrafici della popolazione investigata, della storia di tabagismo (fumo attivo e passivo), dell'esposizione da alcol sulle patologie familiari e sui decessi complessivamente avvenuti negli ultimi anni nelle aree vicine a Radio Vaticana (137 morti) e a Maritele (141). L'inchiesta della procura, prima che venisse affidata la perizia, chiamava in causa Roberto Tucci, Pasquale Borgomeo e Costantino Pacifici (responsabili dell'emittente della Santa Sede) e Gino Bizzarri, Vittorio Emanuele Di Cecco e Emilio Roberto Guarini, della Marina Militare. I primi tre, tra l'altro, erano finiti sotto processo per «getto pericoloso di cose», in relazione all'emissione nociva di onde elettromagnetiche provenienti dagli impianti radiofonici di Santa Maria di Galeria. Pacifici, però, era stato assolto in primo grado, mentre per Tucci e Borgomeo (poi deceduto) la corte d'appello, dopo una prima assoluzione annullata dalla Cassazione, aveva dichiarato il «non doversi procedere» per prescrizione del reato.
Redazione online
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10/07/2010
La Casa Bianca vuole una rete meno anonima
La Casa Bianca vuole una rete meno anonimaUna proposta del governo Usa punta a regolare meglio l’identità e ridurre i rischi legati all’anonimato in rete. Perplessi gli attivisti per la privacy online che criticano l’approccio “da patente di guida obbligatoria per Internet”
“Su Internet nessuno sa che sei un cane” diceva una leggendaria vignetta del settimanale New Yorker. Era il 1993 e già agli albori della rete l’anonimato era individuato come una delle caratteristiche principali dell’universo online. Diciassette anni più tardi, il privilegio della segretezza virtuale è sempre più a rischio. Lo erodono servizi come Facebook, che ci invitano a rivelare il più possibile su di noi, ma anche governi insofferenti rispetto alla possibilità di agire online sotto un costante velo di segretezza. Ultimo esecutivo in ordine di tempo ad agire su questo fronte è quello americano, che il 25 giugno scorso ha presentato una strategia per rendere la rete più sicura che ruota proprio intorno ad un maggiore controllo delle identità degli utenti.
Intitolata “National Strategy for Trusted Identities in Cyberspace”, la bozza di documento getta le basi per un “ecosistema” che, secondo la Casa Bianca, dovrebbe ridurre alcuni dei problemi che inquinano la fiducia degli utenti nella rete, come le frodi online e i furti di identità. Al centro dello schema disegnato da Howard Schmidt, numero uno della cyber sicurezza a stelle e strisce, stanno i concetti di privacy, partecipazione volontaria e interoperabilità. Nello scenario ipotizzato nelle 39 pagine della proposta gli utenti potranno scegliere di ricevere vari tipi di credenziali da parte di alcuni fornitori di identità sicure.
Dalla carta di identità digitale ai certificati inviati direttamente sul telefonino, questi lasciapassare - che potranno essere rilasciati tanto da enti pubblici quanto da aziende private - consentiranno al cittadino di accedere al proprio conto online, ai dati sanitari, o semplicemente alla posta elettronica. Il vantaggio per l’utente è che non dovrà più essere costretto a ricordare, come oggi, differenti nomi utente e password e che una sola certificazione (magari fornita da un popolare fornitore di servizi web) varrà per i vari servizi utilizzati. Quanto che si prefigura è un sistema “federato”, in pratica, un’estensione alla rete nel suo complesso di quello che accade già oggi all’interno delle galassie web di Microsoft, Google o Yahoo! dove l’accesso alla posta elettronica garantisce, per esempio, anche quello alla messaggeria istantanea.
Nonostante le ampie rassicurazioni sul carattere volontario dell’adesione all’ecosistema, la proposta ha sollevato perplessità tra i difensori della riservatezza personale che non vedono di buon occhio un intervento governativo su questi temi. Lauren Weinstein, attivista, l’ha definita “da brividi” e ispirata da una mentalità “da patente di guida obbligatoria per Internet”. Sul fronte opposto, l’approccio della Casa Bianca è stato criticato come troppo morbido. Stewart Baker, che in passato ha lavorato per la National security agency, ha detto al New York Times, che gli standard adottati dall’amministrazione preludono ad un sistema “macchinoso, meno efficace e non buono per la sicurezza”.
Intanto, anche gli utenti della rete possono esprimere il proprio parere sulla proposta che fino al 19 luglio sarà aperta ai commenti. Per ora le osservazioni che raccolgono maggiore consenso suggeriscono un approccio “leggero” al problema: chiedono la massima decentralizzazione delle iniziative di controllo e gestione dell’identità e invitano a promuovere migliori abitudini ed educazione in materia di privacy.
Raffaele Mastrolonardo
16:18 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, usa, casa bianca, washington, presidente degli stati uniti, barack obama, proposta, governo, regolamentazione, identità, rischi, anonimato, rete | OKNOtizie |
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09/07/2010
Una libertà che è di tutti
Una libertà che è di tuttiIL DIRITTO A ESSERE INFORMATI. Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare. Una giornata senza radio, televisioni, giornali e siti Internet per far sì che siano i cittadini a rivendicare il proprio diritto a essere informati.
Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare. Una giornata senza radio, televisioni, giornali e siti Internet per far sì che siano i cittadini a rivendicare il proprio diritto a essere informati. Perché la protesta indetta dalla Federazione nazionale della stampa non è la difesa corporativa dei giornalisti, ma il grido di allarme di chi si preoccupa per gli effetti che avrà la nuova legge sulle intercettazioni: limiti forti alla possibilità di diffondere notizie; di fare informazione.
Decine di parlamentari, non soltanto dell’opposizione, si sono espressi sui rischi delle nuove norme. Ma è stato soprattutto il presidente della Repubblica, fatto non usuale, ad evidenziare più volte le «criticità» del provvedimento che riscrive le regole per imagistrati ancor prima di quelle per la stampa. Sullo sfondo rimane lo scontro politico che di fatto sta trasformando questa legge in un trofeo per uno degli schieramenti - ormai trasversali - che riuscirà a farla approvare oppure a farla finire su un binario morto.
Si parla di intercettazioni, ma quello che riguarda le conversazioni telefoniche e ambientali è soltanto uno dei tanti divieti di pubblicazione. Nessun colloquio registrato potrà mai più essere reso noto fino alla celebrazione del processo, così come gli atti di indagine anche non più segreti, perché ormai conosciuti dalle parti. «Bisogna salvaguardare la privacy dei cittadini », ripetono i sostenitori della legge. Principio sacrosanto, è vero, ma che va salvaguardato senza intaccare il diritto-dovere dell’informazione.
La scelta di imporre ai giornalisti di poter soltanto riassumere le carte processuali in realtà aumenta il pericolo che il contenuto di ogni documento possa essere riportato in termini lacunosi o strumentali. E priva persino gli indagati o gli arrestati della possibilità di utilizzare, per far valere le proprie ragioni, quanto affermato dal giudice o dalla pubblica accusa. Almeno fino al dibattimento. In quella sede la privacy evidentemente non si deve più tutelare, visto che anche le intercettazioni potranno comunque diventare pubbliche.
La corsa all’approvazione della legge, con la possibilità che si proroghino addirittura le sedute della Camera fino a metà agosto come se ci si trovasse di fronte ad un’emergenza, non sembra giustificata. A questo punto dovrebbe essere la stessa maggioranza, di fronte a una mobilitazione forte e a un dibattito politico tanto acceso, a comprendere che il momento di fermarsi è ormai arrivato. Nessuno deve avere paura delle regole, tantomeno i giornalisti. Ma questo non può trasformarsi in una limitazione o addirittura in una censura preventiva. Esistono già leggi che puniscono gli abusi, anche per quanto attiene agli aspetti deontologici. Nulla vieta che si possano cambiare in alcune parti per renderle ancora più efficaci. Tenendo però sempre presente che conoscere quanto sta accadendo è un diritto primario dei cittadini. Il diritto alla riservatezza e il diritto di cronaca possono convivere, come avviene in tante altre democrazie. Perché da noi no?
Fiorenza Sarzanini
12:14 Scritto in INFORMAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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