16/07/2010

iPhone 4 e i problemi di ricezione: Apple corre ai ripari

iPhone 4 e i problemi di ricezione: Apple corre ai ripari

Continuano a montare le polemiche, tanto da rendere indispensabile un intervento per arginare la situazione. E l'azienda di Cupertino convoca i giornalisti per annunciare le prossime mosse: stasera la conferenza stampa

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Gli utenti sono sempre più indispettiti, la bibbia dei consumatori Usa dà il suo parere negativo, voci parlano di un richiamo del dispositivo e il titolo cede in Borsa, mentre aleggia lo spettro di una class action che potrebbe costare centinaia di milioni.
Lungi dal placarsi, le polemiche sull'iPhone 4 continuano a montare. E dopo le risposte poco convincenti delle scorse settimane Apple ha convocato i giornalisti e nella conferenza stampa di venerdì 16 luglio annuncerà cosa intende fare per risolvere i problemi di ricezione del nuovo melafonino.

Lanciato il 24 giugno in cinque mercati, l'iPhone 4 ha avuto un esordio fortunato, con 1,7 milioni di unità vendute in tre giorni. Parallelamente agli acquisti, però, sono cresciuti anche i guai, a causa di un problema di ricezione legato al design dell'antenna.
Di fronte all'aumentare dei reclami Apple sembra aver preso la situazione alla leggera. Da principio ha consigliato usare una custodia protettiva o di cambiare impugnatura del telefono, evitando di toccare l'angolo in basso a sinistra della scocca. In seguito ha parlato di un algoritmo sbagliato che indicherebbe meno 'campo' di quello realmente disponibile e ha promesso un aggiornamento del software in grado di risolvere l'inconveniente.

Secondo Bloomberg, però, che cita una fonte interna all'azienda, Steve Jobs era a conoscenza dei possibili problemi con l'antenna.
L'anno scorso, scrive l'agenzia, Ruben Caballero, uno degli ingeneri ed esperto antennista di Apple, nella fase iniziale di progettazione avrebbe informato i piani alti della società che il design dell'antenna avrebbe potuto causare la caduta delle chiamate. E stando a quanto riferito da un'altra fonte, anche un operatore partner della società avrebbe manifestato preoccupazioni sull'antenna prima del lancio del 24 giugno.
L'ultimo modello del melafonino ha un'antenna metallica che circonda la parte esterna del dispositivo che, sempre secondo quanto riferito dalla fonte, sarebbe stato meglio dividere in sezioni separate per creare delle antenne individuali in grado di gestire le diverse frequenze radio delle reti wireless. Se si tocca con le dita una delle linee di congiunzione tra le sezioni, ha aggiunto, si può interferire con il segnale.

Massimo Morando, direttore di Cellulare Magazine, spiega a Sky TG24Mattina qual è il problema che interessa Iphone4.


21/05/2010

Rai, politici, giornali: Santoro contro tutti «Volete che resti? Chiedetemelo»

Rai, politici, giornali: Santoro contro tutti «Volete che resti? Chiedetemelo»

«TRENT'ANNI DI BATTAGLIE NON POSSONO ESSERE CANCELLATI, IL MIO PUBBLICO CAPIRÀ». Il giornalista apre il programma rivolgendosi a Zavoli e Bersani: «Pensate che questo non sia servizio pubblico?»

 

Michele Santoro (Ansa)
Michele Santoro (Ansa)

MILANO - «Volete che rimanga in Rai? Chiedetemelo». Michele Santoro apre Annozero con un lungo intervento, affrontando tutti i punti della polemica scoppiata dopo l'annuncio della possibile separazione consensuale dall'azienda di viale Mazzini e le polemiche sull'ipotetico contratto da 10 milioni di euro. La puntata del programma, che andrà in onda come previsto fino al 10 giugno, è stata poi dedicata allo scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa cattolica.

PERLA DEL SERVIZIO PUBBLICO - «L'accordo non è stato ancora firmato, se volete che rimanga chiedetemelo, ma Annozero deve essere considerato la perla del servizio pubblico» afferma Santoro, rivolgendosi poi a Zavoli (presidente della commissione di Vigilanza Rai), a Bersani e ai consiglieri del Pd: «Se pensate che Annozero sia un prodotto proibito, scabroso del servizio pubblico, che non prevede quel tasso di libertà, di spregiudicatezza, di senso critico, allora lasciatemi andare via. Posso ritrovare recuperare quel respiro di libertà che ha caratterizzatoRaiperunanotte e non restare accerchiato come il generale Custer e restare vittima degli amici e dei nemici».

GLI SPETTATORI GIUDICANO - «Trenta anni di battaglie non possono essere cancellati e il mio pubblico capirà - afferma il conduttore -. Gli unici ad avere sicuramente ragione sono gli spettatori, perché un programma come il nostro non crea partito, ma crea comunità in cui si investono passioni, dialoghi. La tv non è un frigo, è un'estensione del cervello, qualcosa che ci serve per interpretare la realtà. Se qualcosa ci viene tolto, lo spettatore si incazza. Un autore televisivo deve vedere dove vanno i gusti dei suoi spettatori ed è portato sempre a cambiare. Quando lui torna ecco che gli spettatori lo giudicano, e possono dire "ecco, valeva la pena, possiamo applaudire di nuovo"».

GRANDISSIMI PROFITTI - Santoro respinge l'accusa di essersi arreso a Berlusconi: «Non sono né stanco né provato, è stato scritto che mi sono arreso a Berlusconi ma non è così. Quale giornalista della Rai, di Repubblica o del Corriere della Sera avrebbe mandato in onda una puntata con Patrizia D'Addario con una diffida arrivata dieci minuti prima sul suo tavolo?«. E sempre suAnnozero: «La Rai ha realizzato grandissimi profitti, cosa succedeva mentre la Rai incassava questi profitti? Contratti bloccati, punizioni, regole e regolamenti». Infine il giornalista ha attaccato Bruno Vespa (che ha commentato: «Essere perseguitati è un affare»): «Stiamo prendendo lezioni da tutti, prendiamo lezioni perfino da Bruno Vespa. Ora, che Bruno Vespa possa fare lezioni di morale e di contratti a noi, lui che viene pagato come l'ultimo Oscar da protagonista per fare un programma in crisi, be' questo è veramente troppo...».

Redazione online


20/05/2010

Lo sfogo di Santoro con i suoi «Ho voluto evitare tre anni di mobbing»

Lo sfogo di Santoro con i suoi «Ho voluto evitare tre anni di mobbing»

Addio alla rai: il retroscena: «Ero accerchiato come Custer»

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ROMA — «Ragazzi, non potevo continuare a lavorare accerchiato come il generale Custer. Non si può vivere bene in un’azienda che ti considera un nemico interno. Se digito il mio nome sulla banca dati Rai esce fuori l’espressione "in causa"». Michele Santoro, il giorno dopo. È ieri mattina, mercoledì, quando si fa il punto in vista della serata di oggi su Raidue e si esaminano tutti i dettagli di «Annozero». L’atmosfera è tesa. Santoro spiega le sue ragioni. A farlo decidere definitivamente per la fine del suo rapporto con la Rai, racconta, è stata la decisione dell’azienda di ricorrere in Cassazione contro la famosa sentenza con cui il 26 gennaio 2005 il giudice del lavoro obbligava la tv pubblica e restituire al conduttore un programma di prima serata (sentenza poi confermata successivamente). Santoro butta lì: «Scelta condivisa da tutti. La sinistra nel Consiglio Rai non si è opposta... E nemmeno il presidente Paolo Garimberti...».

Quando dice «azienda» indica tutti, inclusi i consiglieri di area pd e il presidente di garanzia. Ragionamento di Santoro: «Annozero» va benissimo, l’ascolto quest’anno supera largamente il 20,3%, ci sono state punte del 30%, la trasmissione viene considerata merce pregiata dalla Sipra, cioè la concessionaria della pubblicità Rai, perché la prima serata di Raidue raramente supera il 10-12%. Una prova? Chiede retoricamente Santoro. Lui la fornisce subito. La stagione è cominciata con due blocchi di pubblicità, adesso siamo a quattro: in un periodo in cui la pubblicità latita ovunque, insiste Santoro, è la riprova che «Annozero» funziona bene. Quanto? L’azienda non svela cifre. Ma i Centri Media calcolano che ogni puntata di «Annozero» vale sui 350.000 euro (1 milione e 200.000 euro al mese). E che di questi 350.000, circa 100.000 sono ascrivibili al valore aggiunto di «Annozero» poiché Raidue venderebbe comunque due spot in prima serata. In quanto al quarto, c’è chi in azienda fa notare come il conduttore di «Annozero» calcoli anche quello di coda. Che tecnicamente non «apparterrebbe» a lui. Torniamo a Santoro. E allora? «Allora, invece di avere appoggio, aiuti, sostegno dai vertici Rai ti arriva il ricorso in Cassazione. Io mi sarei aspettato ben altro. Cioè la proposta di trovare un accordo e chiudere il contenzioso giudiziario, dopo un’annata così. Al contrario, dovrei aspettare altri tre anni...». Cioè almeno altri tre anni di una nuova causa in attesa della sentenza: «Come posso lavorare così?».

Tre anni in cui, ha confidato Michele ai suoi, la Rai avrebbe «continuato a farmi oggetto di mobbing. Altri tre anni di immobilità professionale». Meglio altre avventure. Meglio docu-fiction da sperimentare. Meglio proseguire nel solco di «Rai per una notte» e vedere se esiste uno spazio alternativo, tra web e satellite, alla tv generalista. E i soldi? E l’accordo milionario? Santoro ricorda di avere un contratto da direttore, di avere altri sei anni di Rai davanti a sé, di aver chiuso con uno scivolo di tre anni di retribuzione «così come avviene con i dipendenti che raggiungono certi accordi». Vespa (che non consegna «Porta a porta» chiavi in mano, come avverrà con le docu-fiction di Santoro, ma ha solo un contratto di collaborazione) ridacchia: «E dire che io, nel 2001, dopo 39 anni di azienda, ebbi una liquidazione di 300 milioni, pari a 150.000 euro di oggi...».

Paolo Conti


18/05/2010

Sorpresa Santoro, addio alla Rai

Sorpresa Santoro, addio alla Rai

La decisione del Cda su proposta del Direttore Generale Mauro Masi. Decisa la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente ma continuerà la collaborazione

 

ROMA - Santoro e la Rai, altro capitolo, per ora non ancora del tutto chiaro. Il Consiglio di Amministrazione ha approvato (7 voti a favore e 2 astenuti) su proposta del Direttore Generale Mauro Masi un accordo quadro con il giornalista Michele Santoro per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente. La notizia è stata diffusa da Viale Mazzini. L'accordo consensuale, che deve essere implementato attraverso contratti applicativi che saranno messi a punto nei prossimi giorni, prevede la realizzazione di nuovi progetti editoriali che verranno realizzati da Michele Santoro nei prossimi due anni. Rai continuerà quindi ad avvalersi della collaborazione di Michele Santoro che, in questo modo, avrà la possibilità di sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso professionale.

LE RAGIONI SOLO DOPO LA FIRMA - Finchè l'accordo non sarà firmato Michele Santoro non ne spiegherà le ragioni. Solo dopo la firma il conduttore probabilmente convocherà una conferenza stampa per chiarire le motivazioni alla base della decisione di di lasciare l'azienda come dipendente e di rimanere soltanto per sperimentare nuovi programmi. Lo ha fatto sapere lo stesso giornalista.

LE REAZIONI - Una ridda di reazioni di colleghi e di politici si è scatenata dopo la notizia della «separazione». «L’assenza di Santoro cambierà il volto della Rai» ha detto Lucia Annunziata. «Sono profondamente dispiaciuta per questo passo, credo che l’azienda perda qualcosa di importante. Santoro è sempre stato ed è il giornalista più forte dove va fa cose buone», aggiunge. Tra i colleghi ha parlato anche Lerner: «Mi auguro che questo non significhi l'abbandono della conduzione di "Annozero" o comunque la chiusura di uno spazio prezioso di pluralismo culturale». «L'Italia non ha certo bisogno che si restringano ulteriormente gli spazi di pluralismo in televisione», ha aggiunto il conduttore de "L'infedele". Bruno Vespa lancia una stoccata al collega: «Si conferma che per Michele essere perseguitato si è rivelato un ottimo investimento». Poi aggiunge: «Sono molto contento che lui resti da noi, perché è un giornalista che conosce molto bene la televisione - aggiunge il conduttore di 'Porta a porta' -. Ero convinto e l'avevo detto da tempo che sarebbe stata trovata una soluzione con le docufiction. Per me è quindi tutto scontato». Roberto Rao capogruppo Udc in commissione di vigilanza Rai ha lasciato ad una nota il suo commento: «La Rai in buona parte è finanziata con i soldi del contribuente attraverso il pagamento del canone, per questo i telespettatori e tutti gli italiani hanno diritto di sapere subito, senza aspettare altro tempo, con la massima trasparenza e fin nei dettagli, le modalità e i termini economici che hanno portato alla clamorosa decisione della risoluzione consensuale del contratto di lavoro di Santoro con la Rai».

Redazione online


23/03/2010

Il genio russo della matematica e il premio da un milione di dollari. «Ci penserò su»

Il genio russo della matematica e il premio da un milione di dollari. «Ci penserò su»

 

Nel 2006 rifiutò la Medaglia Fields, una specie di Nobel istituito nel 1936. A Grigori Perelman il riconoscimento dell'istituto Clay ma forse rifiuterà: ha risolto la congettura di Poincaré

 

Grigori Perelman
Grigori Perelman

MOSCA - Questa volta Grigori "Grisha" Perelman, il monacale genio russo della matematica che ha dimostrato la congettura di Poincaré (frutto di un'intuizione avanzata nel 1904 dal matematico francese Henri Poincaré) rifiutando finora soldi e onorificenze, non ha risposto "niet" ma si è riservato di riflettere se ritirare il prestigioso premio da un milione di dollari messo in palio dall'Istituto di matematica Clay di Cambridge, negli Usa. La fondazione privata ha già organizzato una conferenza l'8 giugno a Parigi per celebrare la soluzione della congettura e assegnare il riconoscimento, il primo dei sette problemi matematici irrisolti del Millennio individuati dal Clay.

MEDAGLIA FIELDS - Il presidente dell'istituto, James Carlson, è riuscito a mettersi in contatto con Perelman per informarlo del premio: «Mi ha detto di esserne onorato e mi ha assicurato che rifletterà se accettare». Non è poco, considerando i precedenti rifiuti e l'eremitico stile di vita del matematico russo, ma i suoi colleghi sono convinti che rinuncerà per l'ennesima volta. Perelman, 46 anni, ha avuto fin dall'adolescenza una fobia per i premi e per la ribalta: nel 1982, quando in Ungheria vinse con il punteggio massimo una medaglia d'oro alle Olimpiadi di matematica, gli fu proposta una borsa di studio per New York ma declinò. Il gesto più clamoroso risale all'agosto del 2006, quando a Madrid rifiutò la Medaglia Fields, una specie di Nobel della matematica istituito nel 1936. Volevano assegnarglielo proprio per la soluzione della congettura di Poincaré, e cioè sul perché in uno spazio tridimensionale una forma a ciambella si spezza durante la trasformazione in sfera.

VITA EREMITICA - Una svolta che apre nuove prospettive anche per lo studio dell'universo e della sua forma. Perelman pubblicò la sua ricerca su internet nel 2002 diventando una leggenda nel mondo della matematica. Ma nel 2005 si dimise dal prestigioso istituto di matematica di Steklov di San Pietroburgo, dove era ricercatore, e l'anno successivo rifiutò la Medaglia Fields: «Per me è del tutto irrilevante. Se la soluzione è quella giusta, non c'è bisogno di alcun altro riconoscimento» spiegò, ritirandosi a vivere con l'anziana madre in uno squallido monolocale alla periferia sud dell'antica capitale degli zar, dove si racconta che si nutra solo di rape e cavolo nero. Da allora è senza lavoro fisso e senza amici, non risponde alle mail né ai giornalisti, e veste da barbone, con giacche sbrindellate, jeans sporchi, scarpe da basket sformate e barba alla Rasputin.

Cosè la congettura di Poncarè

Redazione online