21/10/2009

Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte

Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte

 

L'IDV DENUNCIA: «PRESSIONI AD ALTISSIMO LIVELLO». All'Europarlamento non passano due risoluzioni presentate dal centrodestra e dal centrosinistra

 

La seduta dell'Europarlamento sulla libertà di stampa (Afp)
La seduta dell'Europarlamento sulla libertà di stampa (Afp)

STRASBURGO - Il Parlamento europeo, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha respinto due risoluzioni di segno opposto sulla libertà di stampa in Italia e in altri Stati membri (i documenti in italiano sul sito dell'Europarlamento). Nella prima, presentata dai gruppi di centrodestra - Ppe in testa - e appoggiato da conservatori ed euroscettici, si afferma che in Italia non esiste alcuna minaccia alla libertà d'informazione. La risoluzione ricorda le parole del presidente Napolitano, che ha invitato a non usare l'Europarlamento come «istanza di appello» delle decisioni nazionali, e conclude che «la libertà di stampa è un valore fermamente stabilito in Italia». Il Ppe ha anche presentato un pacchetto di 11 emendamenti per modificare la risoluzione del centrosinistra, inserendo appunto un riferimento al monito di Napolitano e il suo ruolo di garante della Costituzione. Su 644 votanti, 297 hanno votato a favore, 322 contro e 25 si sono astenuti.

Gli eurodeputati verdi con un fazzoletto azzurro per ricordare il 'caso Mesiano' (Reuters)
Gli eurodeputati verdi con un fazzoletto azzurro per ricordare il 'caso Mesiano' (Reuters)

SCARTO DI TRE VOTI - Il testo era stato avanzato in risposta alla risoluzione preparata da Pd e Idv (e frutto dell'intesa tra socialisti e democratici, liberaldemocratici, verdi e sinistra unitaria), che hanno invece lanciato un allarme sulla situazione della libertà di stampa nel Paese, denunciando in particolare l'anomalia del conflitto di interessi di Berlusconi e pressioni da parte del governo contro i media italiani ed europei e chiedendo alla Commissione europea di emanare una direttiva sul pluralismo. Anche questa seconda mozione è stata bocciata a sorpresa dall'Europarlamento, con uno scarto di soli tre voti: su 686 votanti i favorevoli sono stati 335, i contrari 338, gli astenuti 13. La sorpresa nasce soprattutto dal fatto che l'aula plenaria di Strasburgo aveva in precedenza bocciato con una discreta maggioranza sia le risoluzioni del centrodestra (quella comune e quelle dei singoli gruppi) sia gli undici emendamenti presentati dal Ppe al testo del centrosinistra. Inoltre, ancor più sorprendente, la bocciatura della risoluzione del centrosinistra è arrivata dopo che il Parlamento aveva approvato le singole parti del testo. L'esito del voto è stato accolto con esplosioni di giubilo dei parlamentari del Pdl, che davanti all'aula hanno definito la sinistra italiana «drogata dalla cultura dell'odio contro Berlusconi».

GLI ALTRI TESTI - Dopo aver bocciato le due risoluzioni, il Parlamento europeo ha sottoposto a votazione anche i testi dei singoli gruppi politici. Tutti sono stati rigettati con il caso particolare della risoluzione firmata dal gruppo dei liberlademocratici, in cui milita l'Idv, che ha ottenuto pari voti: 338 favorevoli, 338 contrari e 8 astensioni. Il pareggio equivale comunque a una bocciatura. La risoluzione dei socialisti e democratici è stata invece rigettata per 12 voti, 333 sì contro 345 no, e quella dei popolari con uno scarto maggiore, 297 sì e 322 no. In conclusione il Parlamento europeo resta senza una risoluzione sulla libertà di informazione in Italia e in altri Stati membri.

IDV: «PRESSIONI E MINACCE» - Quello dell'Europarlamento è stato un voto determinato da «pressioni e minacce ad altissimo livello». Lo denuncia Pino Arlacchi, eurodeputato dell'Italia dei Valori (gruppo Alde), che accusa il Ppe di aver influito in maniera irregolare sul risultato delle votazioni. Arlacchi fa anche il nome di due colleghi di gruppo, gli irlandesi Pat the Cope Gallagher e Liam Aylward, che avrebbero votato contro i dettami del gruppo liberaldemocratico per le pressioni ricevute. «Vedevo che il mio vicino (Gallagher, ndr) votava regolarmente in maniera diversa dalla mia - ha spiegato Arlacchi -. Gli ho chiesto se si stava sbagliando, mi ha risposto imbarazzatissimo "we got pressure", ho ricevuto pressioni». Secondo Arlacchi anche Aylward gli avrebbe confidato di aver «subito pressioni dal governo» per votare contro la posizione del proprio partito. «Ognuno usa le armi che gli sono proprie - ha affermato Arlacchi durante una conferenza stampa dell'Idv -: noi la trasparenza mentre loro si muovono sul piano delle pressioni e delle minacce. Senza, il risultato sarebbe stato completamente diverso. È difficile lavorare in queste condizioni - ha concluso Arlacchi -. Il "berlusconismo" come metodo di lavoro si è allargato su tutta l'Europa».


28/05/2012

Clinton: «Gli Usa da soli non possono risolvere i problemi del mondo»

Clinton: «Gli Usa da soli non possono risolvere i problemi del mondo»

Al Congresso per la ratifica dell'incarico a segretario di Stato. «La politica estera dell'amministrazione Obama sarà basata sul pragmatismo e non sull'ideologia»

 

Hillary Clinton e la figlia Chelsea all'audizione al Congresso Usa (Rpa)
Hillary Clinton e la figlia Chelsea all'audizione al Congresso Usa
WASHINGTON - «Gli Stati Uniti da soli non possono risolvere i problemi più pressanti del mondo. Ma il mondo non può risolverli senza gli Usa. Dobbiamo lavorare per avere più alleati e meno avversari». Lo ha detto Hillary Clinton al Congresso nel corso dell'audizione per la ratifica dell'incarico a segretario di Stato. «Penso che la potenza americana ha lasciato a desiderare ma resta desiderata», ha affermato l'ex first lady, 61 anni, accompagnata solo dalla figlia Chelsea. Secondo Clinton gli Usa dovranno utilizzare l'unione di ciò che lei ha definito «smart power», la versione moderna del bastone e della carota, ossia la miscela «intelligente di diplomazia e difesa. Il successo americano non è mai stato il frutto della potenza del Paese, ma dei suoi valori», ha affermato inoltre citando «verità, disciplina e creatività».

PALESTINA - La senatrice dello Stato di New York ha affermato che l'amministrazione Obama farà di tutto per raggiungere un accordo di pace tra Israele e i palestinesi. «Non ci dimentichiamo dei tragici costi umanitari del conflitto in Medio Oriente che hanno provocato sofferenze ai civili palestinesi e israeliani. Gli Stati Uniti», ha riferito Clinton, «continueranno ad appoggiare le esigenze di sicurezza di Israele e le legittime aspirazioni dei palestinesi per un proprio Stato».

IRAN - La politica estera della prossima amministrazione americana sarà basata sul pragmatismo e non sull'ideologia, ha assicurato Clinton, che ha promesso che lavorerà per «far abbandonare a Iran e Siria i loro comportamenti pericolosi», e in particolare per far terminare i programmi nucleari di Teheran. «Nessuna opzione verrà tolta dal tavolo, ma si cercherà un approccio nuovo e diverso».

CINA E ONU - Secondo Clinton il miglioramento dei rapporti con la Cina non dev'essere «uno sforzo a senso unico, ma dipende anche dall'atteggiamento di Pechino». Clinton ha anche sottolineato l'importanza del «coinvolgimento delle Nazioni Unite e di altre istituzioni laddove è possibile e appropriato farlo, perché quando funzionano bene aumentano l'influenza degli Stati Uniti» nel mondo.

CLIMA - Infine il prossimo segretario di Stato ha affermato che Washington deve prendere la guida degli sforzi comuni per combattere i cambiamenti climatici.

CONFLITTO D'INTERESSI - Il senatore repubblicano Richard Lugar ha sollevato il problema del conflitto d'interessi tra Hillary e la Fondazione Clinton (un'organizzazione senza fini di lucro che ha raccolto almeno 492 milioni di dollari in donazioni), gestita del marito Bill. «Governi stranieri potrebbero vedere la Fondazione Clinton come un modo per ottenere favori dal segretario di Stato», ha detto Lugar. «Il problema dev'essere affrontato con trasparenza, anche se non dovrebbe rappresentare un ostacolo al lavoro del segretario di Stato».