09/07/2010

Usa, licenziata una giornalista della Cnn dopo un messaggio pro-imam su Twitter

Usa, licenziata una giornalista della Cnn dopo un messaggio pro-imam su Twitter

Octavia Nasr aveva espresso «rispetto» per Hussein Fadlallah, noto per la sua vicinanza agli Hezbollah

 

Octavia Nasr su Twitter
Octavia Nasr su Twitter

NEW YORK - Ha espresso su Twitter il suo «rispetto» per il Grande Ayatollah Mohammed Hussein Fadlallah, morto domenica in Libano dopo una lunga malattia. Un messaggio che ha però suscitato aspre polemiche, visto che il personaggio in questione - una delle figure più famose del mondo sciita - negli anni Ottanta era considerato vicino agli Hezbollah libanesi ed era noto per le posizioni anti-americane e anti-israeliane. Per questo motivo, Octavia Nasr, una delle massime esperte di Medio Oriente della sua emittente, è stata licenziata dalla Cnn.

LA FRASE
- La Nasr ha lasciato mercoledì il suo ufficio alla Cnn di Atlanta: «Abbiamo deciso che non poteva più lavorare in questa azienda», ha annunciato Parisa Khosravi, vice-presidente della rete per gli affari internazionali. La giornalista era alla Cnn da 20 anni: domenica aveva scritto su Twitter di aver appreso della morte di Fadlallah, «uno dei giganti di Hezbollah che rispetto molto». Il micro-messaggio era stato immediatamente attaccato da difensori di Israele: «È anche lei una simpatizzante di Hezbollah?», si era chiesto il sito Honest Reporting. In un altro messaggio su Twitter la Nasr aveva cercato di correggere il tiro: «Sembrava che appoggiassi tutte le opinioni di Fadlallah. Non è così». La giornalista ha spiegato inoltre che il «rispetto» per l'Ayatollah era legato alla sua «unica» posizione tra gli imam sciiti a favore dei diritti delle donne. La giustificazione non è bastata alla Cnn: «La sua credibiltà per occuparsi di affari mediorientali è compromessa», ha detto la Khosravi, che l'ha messa alla porta

Redazione online


24/05/2010

Cagliari, collisione sfiorata tra velivoli

Cagliari, collisione sfiorata tra velivoli

Nessun danno ai passeggeri, che non si sono accorti di nulla. Un aereo Ryanair non ha seguito la segnaletica e ha rischiato lo scontro con un mezzo Alitalia in partenza

 

Un aereo Ryanair
Un aereo Ryanair

CAGLIARI - Collisione sfiorata sulla pista dell'aeroporto Elmas di Cagliari tra un aereo della Ryanair proveniente da Roma Ciampino e un aereo dell'Alitalia in partenza per Fiumicino.

SEGNALETICA - È successo poco dopo le 9: il velivolo della compagnia irlandese low cost, in fase di rullaggio, non avrebbe seguito le indicazioni della segnaletica del piazzale effettuando una manovra che avrebbe potuto provocare una collisione con l'aereo Alitalia, posizionato regolarmente al punto indicato dalla torre di controllo. Nessun danno ai passeggeri, che non si sono accorti di nulla. Poco dopo il volo per Roma Fiumicino è partito regolarmente.

Redazione online


18/05/2010

Tremonti: «Taglio del 5% dello stipendio dei parlamentari? E' solo l'aperitivo»

Tremonti: «Taglio del 5% dello stipendio dei parlamentari? E' solo l'aperitivo»

Il ministro dell'Economia sulla manovra: «Dovranno preoccuparsi solo i falsi invalidi e gli evasori», «rispetteremo gli impegni presi con la ue sui conti pubblici, ma non aumenteremo le tasse»


 

Giulio Tremonti (Eidon)
Giulio Tremonti (Eidon)

MILANO - «È ora di ridurre effettivamente il peso della mano pubblica»: così, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha parlato a Bruxelles in riferimento alla manovra di bilancio a cui il Tesoro sta lavorando. Il ministro - nel corso della conferenza stampa seguita alla riunione dell'Ecofin - non è entrato nel dettaglio delle misure a cui si sta lavorando, limitandosi a dire, «dovranno preoccuparsi solo i falsi invalidi e gli evasori».

CORREZIONE DEL SISTEMA - La manovra che l'Italia si accinge a varare «deve essere una correzione non solo dei conti, ma del sistema» ha aggiunto Tremonti. «Se si costruisce bene una correzione, c'è anche una cifra etica», sostiene Tremonti, ribadendo l'impegno dell'Italia a «ridurre il debito pubblico perchè rappresenta un fattore di distorsione, ma noi non vorremmo che gli altri continuassero con gli antichi vizi di debito privato».

«RISPETTEREMO IMPEGNI UE» - «L'Italia ha ricevuto nel dicembre scorso indicazioni dalla Ue per la correzione dei propri conti pubblici. Noi intendiamo rispettare quegli impegni e quei numeri. Non c'è stato chiesto nient'altro». Esistono in Italia «margini di taglio della spesa pubblica tanto ampi da poter intervenire senza creare effetti distorsivi» sull'economia ha aggiunto il ministro dell'economia. «L'area della spesa pubblica è talmente ampia - ha sottolineato Tremonti - che può essere ridotta senza produrre un effetto recessivo».

PENSIONI - Poi Tremonti si è soffermato sul tema delle pensioni, una delle voci a cui potrebbe ricorrere il governo per migliorare i conti pubblici: «Se lei mi chiede (risponde a un giornalista in conferenza stampa ndr) se stiamo stravolgendo il sistema pensionistico le dico di no, perchè funziona bene. Abbiamo il sistema previdenziale più stabile d'Europa».

GLI STIPENDI DEI POLITICI - Il ministro dell'Economia si è anche detto d'accordo a una decurtazione dello stipendio per i parlamentari: «Ho sentito parlare di tagli agli stipendi dei parlamentari dell'ordine del 5%. Mi viene da sorridere. Per me è solo un aperitivo».

TASSE - «Non aumenteremo le tasse e non ci saranno interventi sui più deboli»: ha aggiunto ancora Tremonti. «Non metteremo le mani in tasca ai cittadini - ha sottolineato il ministro dell'Economia - ma ridurremo la spesa pubblica lì dove è meno produttiva e dove non ha un effetto recessivo».

Redazione online


27/04/2010

Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»

Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»

Nuove regole per la videosorveglianza. Da sei mesi ad un anno per adeguarsi. Appositi cartelli per segnalare la loro presenza e verifica dell'authority prima della loro attivazione

 

Due telecamere per la videosorveglianza nel centro Milano (Ansa)
Due telecamere per la videosorveglianza nel centro Milano (Ansa)

Sistemi integrati di videosorveglianza solo nel rispetto di specifiche garanzie per la libertà delle persone. Appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere collegate con le sale operative delle forze di polizia. Obbligo di sottoporre alla verifica del Garante della privacy, prima della loro attivazione, i sistemi che presentino rischi per i diritti e le libertà fondamentali delle persone, come i sistemi tecnologicamente avanzati o «intelligenti».

I TEMPI - Queste, in sostanza, le nuove regole varate dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti pubblici o privati. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno. Il provvedimento generale, che sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità, si è reso necessario - spiega il Garante - non solo alla luce dell'aumento massiccio di sistemi di videosorveglianza per diverse finalità ma anche in considerazione dei numerosi interventi legislativi adottati in materia: tra questi, quelli più recenti che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze, in particolare in materia di sicurezza urbana, così come le norme, anche regionali, che hanno incentivato l'uso di telecamere. Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell'interno e dall'Anci.

LE REGOLE - Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante. Principi generali Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati siano collegati alle forze di polizia è necessario uno specifico cartello, sulla base del modello del Garante. Le telecamere istallate a fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l'utilizzo di cartelli che informino i cittadini. Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante. Settori di particolare interesse Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l'obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza. La conservazione dei dati non può superare i 7 giorni. Sistemi integrati: per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza «in remoto» da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza. Per alcuni sistemi è necessaria la verifica preliminare del Garante. Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza dotati di software che permettono l'associazione di immagini a dati biometrici (es. «riconoscimento facciale») o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli è obbligatoria la verifica preliminare del Garante. Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo. Deposito rifiuti: lecito l'utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed «eco piazzole». Settori specifici Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all'interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli). Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. È ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l'accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati. Istituti scolastici: ammessa l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura. Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida. Trasporto pubblico: lecita l'installazione ma rispettando limiti precisi come l'angolo visuale circoscritto. Web cam a scopo turistico: la ripresa deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone. Soggetti privati Tutela delle persone e della proprietà: si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante. (Fonte: Ansa)


14/01/2010

Cina, risposta a Google: la censura serve

Cina, risposta a Google: la censura serve

 

Il motore di ricerca aveva minacciato di andarsene dal Paese. La portavoce del governo: sia rispettata la nostra legge. E un funzionario: dobbiamo guidare l'opinione pubblica

 

Il palazzo che ospita la sede di Google a Pechino (Ansa)
Il palazzo che ospita la sede di Google a Pechino (Ansa)

Pechino ha emesso la propria sentenza. E, salvo clamorosi dietrofront rispetto alle dichiarazioni rilasciate mercoledì, Google dovrà presto fare le valigie e lasciarsi alle spalle l'esperienza all'ombra della Grande Muraglia. I vertici della compagnia di Mountain View avevano infatti spiegato di non volere più sottostare alla censura imposta dal governo cinese, che sostanzialmente limita le ricerche di informazioni pretendendo l'introduzione di filtri che evitino la circolazione di notizie considerate scomode. La portavoce governativa Jang Yu oggi ha annunciato la versione ufficiale dell'esecutivo guidato da Wen Jiabao: le imprese straniere «sono le benvenute» su Internet se «agiscono in accordo con la legge» cinese. Come dire: potete stare, ma solo se fate come diciamo noi. Ovvero, se i filtri imposti alle ricerche degli utenti restano.

«MA NOI INCORAGGIAMO INTERNET» - Google aveva minacciato di chiudere le sue operazioni in Cina dopo aver subito attacchi di «pirati informatici» cinesi che cercavano informazioni riservate sui suoi utenti, in particolare cittadini cinesi oppure aziende straniere che utilizzano i server di posta Gmail. Parlando in una conferenza stampa a Pechino, Jiang Yu ha aggiunto che «in Cina Internet è aperta, noi incoraggiamo lo sviluppo di Internet». La portavoce non ha però chiarito cosa succederà in futuro con Google, che da ieri non usa i «filtri» richiesti dal governo cinese consentendo dunque l'accesso ad una serie di siti web considerati «proibiti».

«GUIDARE L'OPINIONE PUBBLICA» - Non è stata solo la portavoce del governo a prendere posizione sulla querelle avviata dalla compagnia americana. Il ministro dell'Ufficio informazioni del consiglio di Stato, Wang Chen, ha detto che pornografia online, frodi e «rumours» rappresentano una minaccia. E ha aggiunto che i media su Internet devono contribuire a «guidare l'opinione pubblica» in Cina, che conta il maggior numero al mondo di utenti Web, attualmente a quota 360 milioni. Un mercato dunque importantissimo per gli operatori internazionali, che tuttavia, accettando la censura imposta da Pechino, si espongono a dure critiche negli Usa e nel resto del mondo libero. Nelle sue dichiarazioni Wang non ha mai citato espressamente Google. Ma sono parole che pesano, soprattutto la pretesa di «guidare l'opinione pubblica», che si scontra con uno dei caposaldi della democrazia, ovvero la libertà di opinione. Difficile dunque immaginare un'intesa attorno ad un qualsivoglia compromesso.

LA POSIZIONE DEGLI USA - E ora che succederà? Google terrà fede al proposito di non restare in un mercato soggetto a vincoli democratici tanto ingombranti? Il presidente degli Usa, Barack Obama, ha fatto sapere, proprio in concomitanza con il braccio di ferro avviato da Mountain View, che lui e la sua amministrazione sono «convinti sostenitori della libertà per internet». Gibbs ha ricordato che lo stesso Obama aveva affrontato il tema con le autorità cinesi durante il suo viaggio a Pechino l'anno scorso.

I POSSIBILI SCENARI - Resta ora da vedere se la possibile ritirata di Google verrà vista dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti civili a cui far seguire sanzioni o ritorsioni. Per ora, nonostante la presa di posizione di mercoledì, quella del ritiro è solo un'eventualità. Già in diverse occasioni i principali motori di ricerca erano stati messi sul banco degli imputati per la decisione di assecondare le autorità cinesi nell'imposizione dei filtri alle ricerche, ovvero limitando la libertà di espressione e di opinione degli individui. Un funzionario dell' ufficio informazioni governativo cinese ha detto all' agenzia Nuova Cina che le autorità «stanno cercando di ottenere maggiori informazioni» sulle intenzioni della compagnia americana.

L'home page di Baidu.com, il concorrente asiatico di Google
L'home page di Baidu.com, il concorrente asiatico di Google

SOCIAL NETWORK BLOCCATI - Dall'altra parte del mondo, negli Usa, il New York Times, cita «fonti vicine all' indagine» condotta da Google, e spiega che gli attacchi oggetto della presa di posizione sono stati condotti la scorsa settimana contro 34 «compagnie o entità» che si trovano nella Silicon Valley in California, sede dei server di Google usati da molti cinesi che vogliono sfuggire alla censura. Che non colpisce solo i motori di ricerca, ma anche social network e siti di condivisione come Youtube, Facebook e Twitter. Rebecca MacKinnon, esperta di Internet in Cina, afferma che «Google ha subito negli ultimi mesi ripetute prepotenze e rischia di non poter garantire agli utenti la sicurezza delle sue operazioni». Google, che è la principale concorrente del più popolare motore di ricerca cinese, Baidu.com, è stata messa sotto accusa in Cina per motivi che vanno dalla «diffusione di materiale pornografico», all' uso senza autorizzazione dei testi di autori cinesi.

 

Alessandro Sala


13/01/2010

Scontro tra due tram, 12 feriti leggeri

Scontro tra due tram, 12 feriti leggeri

 

Uno dei due mezzi è uscito dai binari. Probabile il mancato rispetto della precedenza,  l'incidente poco prima delle 18 di martedì in piazza Firenze


 

L'incidente in piazza Firenze (Photoviews)
L'incidente in piazza Firenze (Photoviews)

MILANO - Dodici contusi, tra cui una donna al quinto mese di gravidanza: è il risultato dello scontro fra due tram - l'1 e il 14 - avvenuto nel pomeriggio di martedì in piazza Firenze a Milano. Si tratta dell'ennesimo incidente che ha coinvolto tram nel capoluogo lombardo, il primo del 2010, mentre nel 2009 se ne erano verificati almeno una decina. Il conducente dell’1 è rimasto contuso, illeso quello del 14. Entrambi saranno sottoposti a esami del sangue per accertare la presenza o meno di alcol o stupefacenti.

IL SEMAFORO - Sarebbe il mancato rispetto di una precedenza la causa più probabile dello scontro. A fare luce sulla dinamica dello scontro saranno le telecamere del Comune. Secondo la polizia municipale, uno dei due tram sarebbe deragliato investendo con la parte anteriore il fianco sinistro dell'altro. Un'ipotesi contestata dall'Azienda trasposti milanese, secondo cui «un tram della linea 1 che si trovava all'incrocio di piazza Firenze, a causa di una manovra le cui dinamiche sono in via di accertamento, ha urtato un tram della linea 14 che proveniva da destra. Nell'urto un carrello del tram 14 è uscito dai binari». Il deragliamento sarebbe quindi una conseguenza dell'urto e non la causa. In piazza Firenze non ci sono né scambi sui binari né semafori a regolare la circolazione dei mezzi Atm. I feriti sono stati trasportati dalle ambulanze del 118 in diversi ospedali di Milano per essere medicati. La signora cinese incinta è stata sottoposta ad accertamenti per una contusione addominale e poi dimessa. La circolazione dei tram sulle linee interessate è rimasta interrotta per circa un'ora e mezza, per poi riprendere regolarmente alle 19.30.

I PRECEDENTI - L'ultimo incidente fra tram a Milano si era verificato il 28 novembre 2009: 7 feriti lievi - cinque passeggeri e i due autisti - nel tamponamento tra due mezzi. In precedenza il 30 ottobre, altro scontro fra due tram con tre feriti, anche in quel caso non particolarmente gravi. La serie di episodi ha provocato forti polemiche sulla gestione del trasporto pubblico, sull'addestramento degli autisti e sul ricorso agli straordinari, da alcuni ritenuto eccessivo. Oggi il Codacons ha accusato il sindaco di Milano: secondo l'associazione dei consumatori, Letizia Moratti avrebbe dovuto licenziare il presidente e amministratore delegato di Atm Elio Catania. Il Codacons ha preannunciato che chiederà l'intervento della Procura della Repubblica «perchè sospenda il servizio di tram fino a che non saranno garantite le condizioni minime di sicurezza. Nessuna città al mondo, infatti - si legge in una nota - ha un numero così spropositato di incidenti: scontri tra tram, tra auto e tram, scambi che non funzionano, deragliamenti».


16/10/2009

Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»

Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»

 

Vilipendio, il quirinale auspica l'abolizione. «Libertà d'espressione richiede analisi in sede europea, i giornalisti non sottovalutino responsabilità del lavoro»

 

Napolitano (Lapresse)
Napolitano (Lapresse)

ROMA - Rispettare l'insostituibile valore del pluralismo nella stampa e nella tv, in particolare quella pubblica. È l'invito lanciato dal presidente Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata dell'informazione celebrata al Quirinale con promotori e vincitori dei premi giornalistici che hanno ottenuto l'adesione della presidenza della Repubblica. Il capo dello Stato ribadisce «il carattere discriminante che l'esistenza di una stampa e di una informazione pluralistiche e libere assume, per distinguere la democrazia dal dispotismo».

TEMPI DIFFICILI - Napolitano ha sottolineato che la libertà d'espressione e il suo uso richiedono analisi e proposte in sede europea, invitando i giornalisti a non sottovalutare i limiti e le responsabilità del proprio lavoro. Il presidente spiega che «i giornalisti vivono oggi tempi difficili in Italia e nel mondo occidentale, per effetto di accelerate trasformazioni tecnologiche, di ricadute della crisi finanziaria economica globale e di processi più a lungo termine di ristrutturazione del potere economico anche in campo editoriale».

VILIPENDIO - Il capo dello Stato ha parlato anche del reato di vilipendio, auspicandone l'abolizione. Napolitano ha invitato chiunque abbia titolo per esercitare l'iniziativa legislativa a proporre l'abrogazione dell'art. 278 del Codice penale. Il presidente fa questa «postilla telegrafica», come la definisce, alla fine del suo discorso per la cerimonia al Quirinale per la Giornata nazionale dell'informazione. «Giudichino i cittadini che cosa è libertà di critica e che cosa non lo è nei confronti delle istituzioni - ha concluso -, che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica». Il riferimento al vilipendio è di stretta attualità dopo che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e del direttore di Libero Maurizio Belpietro. Il presidente della Repubblica ha ricordato che il vilipendio «non è stato toccato dalla riforma dei reati di opinione di pochi anni fa».

SENSO DELLA MISURA - Infine Napolitano ha invocato «senso della misura», per se stesso e in maniera implicita anche per gli altri attori della politica e delle istituzioni. «A conclusione di una settimana incredibilmente densa, che mi ha visto impegnato in più occasioni di intervento pubblico - ha detto -, non mi soffermo, anche per senso della misura, su temi generali di carattere politico-istituzionale».


25/09/2009

Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione

Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione

 

Approvato all'unanimità il testo presentato dagli Usa. La riunione presieduta da Barack Obama

 

Obama, Brown e Hatoyama (Reuters)
Obama, Brown e Hatoyama (Reuters)

NEW YORK - Via libera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla risoluzione sul disarmo e la non proliferazione nucleare. Il testo, proposto dagli Stati Uniti, è stato approvato all'unanimità. Ad annunciarlo è stato il presidente Usa, Barack Obama.

STORICO - Si è trattato di un vertice storico. È la prima volta, infatti, che un vertice del Consiglio di sicurezza viene guidato da un presidente degli Stati Uniti da quando è stato costituito, nel 1946. E si è trattato inoltre del quinto meeting del Consiglio di sicurezza riunito a livello di capi di Stato, ed il primo a concentrarsi esclusivamente sulla proliferazione e il disarmo nucleare. «Ho convocato questo (vertice) per poter affrontare al più alto livello una minaccia fondamentale alla sicurezza di tutte le nazioni: la diffusione e l'utilizzo delle armi nucleari», ha detto Obama. «Questa importante istituzione è stata fondata agli albori dell'era nucleare, in parte perché la capacità umana di uccidere deve essere limitata, e nonostante abbiamo evitato un incubo nucleare nel periodo della Guerra Fredda, oggi affrontiamo una proliferazione di una complessità che richiede nuove strategie e nuovi approcci». Obama ha sottolineato che l'anno prossimo sarà «assolutamente critico» per determinare l'efficacia degli sforzi per fermare la diffusione e l'uso delle armi nucleari.

IL TESTO - La risoluzione presentata dagli Usa chiede «ulteriori sforzi nell'ambito del disarmo nucleare» ed esorta tutti i paesi che non hanno ancora firmato il trattato di non proliferazione nucleare del 1970 (Npt) a sottoscriverlo al più presto. La risoluzione chiede inoltre di porre fine alla proliferazione di armi nucleari, e ricorda ai membri dell'Npt di rispettare la promessa di non sviluppare armi atomiche. I cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza -- Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia -- sono tutti dotati di bombe atomiche. La risoluzione non menziona Paesi specifici, ma l'esortazione agli Stati che non hanno firmato il Tnp a partecipare allo sforzo per giungere al disarmo è un riferimento a India e Pakistan (mentre Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere ordigni atomici). La risoluzione, senza nominare direttamente Iran e Corea del Nord, menziona anche le «grandi sfide esistenti al regime di non proliferazione nucleare».


24/09/2009

Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»

Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»

 

Il leader usa: «Non possiamo fare da soli, serve l'impegno di tutti». Il presidente americano all'Assemblea generale dell'Onu: «La democrazia non sia imposta dall'esterno»

 

Barack Obama durante il suo intervento (Reuters)
Barack Obama durante il suo intervento (Reuters)

NEW YORK - Esordisce rispolverando il tema vincente della sua esaltante campagna elettorale: «La speranza e il cambiamento sono possibili». Lancia i «quattro pilastri» della politica americana: «Disarmo, pace, clima ed economia». E chiede a tutti i Paesi «una nuova era di impegno». Barack Obama interviene per la prima volta da presidente Usa davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed elenca le sfide che il mondo si trova a dover affrontare: «Estremisti che stanno cercando di seminare il terrore, conflitti che si protraggono all'infinito, genocidi e atrocità di massa, sempre più nazioni con armi nucleari, calotte polari che si sciolgono, persistente povertà e malattie pandemiche». «Dico tutto questo - afferma il leader Usa - non per seminare la paura ma per affermare un fatto: le nostre azioni non sono state ancora alla altezza della vastità delle sfide esistenti».

DIREZIONE NUOVA - Per questo, secondo Obama, «è giunto il momento che il mondo si muova in una direzione nuova. Dobbiamo impegnarci per il reciproco rispetto e dobbiamo farlo da subito. Sono consapevole dell'aspettativa che circonda il mio incarico, ma so che non ha radici in quello che io rappresento, ma nel fatto che il mondo è scontento dello stato e vuole cambiare. L'America è pronta a guidare questo cambiamento». Il leader Usa ribadisce che il suo Paese non può fare da solo: «Tutti devono cooperare contro il terrorismo e per il clima. I nostri destini sono condivisi. Chi ha criticato l'America in passato per avere agito da sola non può adesso aspettare che sia l'America da sola a risolvere i problemi del mondo». Obama rilancia dunque il multilateralismo: «È il momento di condividere le responsabilità nella risposta globale alle sfide globali».

DISARMO - A proposito del disarmo, Obama afferma che bisogna «fermare la diffusione di armi nucleari». Il presidente americano tende la mano a Iran e Corea del Nord perché accettino la via negoziale e rinuncino alla proliferazione nucleare. Nel suo appello rivolto dalla tribunetta dell'Assemblea generale, Obama dice che «il futuro non appartiene alla paura» e riconosce il diritto di Pyongyang e Teheran di garantire «il benessere e la ricchezza dei loro popoli», ma senza che questo rappresenti «una minaccia alla sicurezza internazionale». E sulla questione mediorientale il leader americano lancia una provocazione. «Non sono ingenuo, so che questo è un obiettivo difficile, ma dobbiamo chiederci se vogliamo seriamente la pace, o se invece la vogliamo solo a parole. È il momento di rilanciare il negoziato senza precondizioni, nell’ottica di una soluzione permanente delle questioni in gioco: la sicurezza di israeliani e palestinesi, i confini, i profughi e Gerusalemme».

 

ECONOMIA - Non manca l'impegno sulla crisi economica. Al vertice del G20 di Pittsburgh dei prossimi giorni, assicura, «lavoreremo insieme con le più grandi economie per disegnare una struttura per la crescita che sia equilibrata e sostenibile».

PACE - Obama cita poi Roosevelt: «La pace non è il lavoro di un uomo solo - dice - di un partito, di una Nazione. Non c’è una pace delle nazioni grandi o piccole, la pace è il frutto della cooperazione di tutto il mondo». «L'Onu - continua Obama - è fatta di Stati sovrani e purtroppo questo organismo troppo spesso diventa un forum di discordia, piuttosto che di consenso, è un teatro per giochi politici e per fare sfogo a tensioni piuttosto che risolvere problemi. Dopo tutto, è facile salire su questo podio e puntare il dito contro gli altri, alimentare divisioni. Quello sono capaci tutti a farlo». E poi aggiunge: «La democrazia non può essere imposta dall'esterno. Ogni società deve trovare la sua strada e nessuna strada è perfetta. Gli Stati Uniti - osserva - sono stati troppo spesso selettivi nella loro promozione della democrazia«. Secondo Obama, però, «ci sono alcuni principi di base che sono universali» e l'America «non vacillerà mai negli sforzi di far rispettare il diritto dei popoli in ogni angolo del mondo di determinare il loro destino».

GHEDDAFI - Subito dopo l'intervento di Obama, è toccato al leader libico, Muhammar Gheddafi, che si è congratulato con il presidente Usa (che però non è rimasto in sala ad ascoltarlo ed è uscito insieme al segretario di Stato, Hillary Clinton): «È un raggio di luce nel buio - ha dichiarato Gheddafi - Nessuno potrà dire cosa sarà l'America dopo Obama, saremmo contenti se fosse presidente per tutta la vita», ha aggiunto il colonnello. Gheddafi, vestito con una tunica marrone, con un berretto scuro sulla testa, si è poi scagliato contro la Carta dell'Onu, contro il Consiglio di sicurezza («dovrebbe essere chiamato Consiglio del terrore») e si è detto contrario a nuovi seggi permanenti. Il colonnello ha poi detto che nessuna nazione ha il diritto di interferire negli affari di altri Paesi, neanche in caso di dittature. E a proposito del virus dell'influenza A ha affermato che «potrebbe essere stato prodotto in un laboratorio militare ed essere uscito fuori controllo». Gheddafi, al suo primo intervento davanti all'Assemblea generale, ha parlato per un'ora e 35 minuti, ben oltre il quarto d'ora previsto per i leader della Terra.


07/06/2009

Graffiti sul sacrario del Risorgimento tra disegni osceni e invettive politiche

Graffiti sul sacrario del Risorgimento tra disegni osceni e invettive politiche

 

Nell’ossario ci sono resti di milanesi, veneti, trentini, toscani, e giovani del Sud. Tra i combattenti anche Collodi, l’inventore di Pinocchio. A fine mese Napolitano e Sarkozy a San Martino della Battaglia

 


SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA (Brescia) — La Francia considera sacra Verdun, l’America non permetterebbe mai che fosse profanato il no­me di George Washington, l’Inghilterra tiene al villaggio belga di Waterloo al punto da aver chia­mato così la stazione dove arrivavano i treni da Parigi. Anche noi abbiamo una battaglia fondati­va. Un luogo, San Martino, e una data, 24 giugno 1859, un secolo e mezzo fa: prima l’Italia non c’era, e dopo sì. Ma non si può dire che noi italia­ni ne abbiamo rispetto.

«Se Garibaldi se ne stava a casa era meglio per tutti»
«Se Garibaldi se ne stava a casa era meglio per tutti»

L’affresco racconta che fu re Vittorio Emanue­le a comandare le cariche, e la scritta a fianco che Maurizio ama Sonia (o almeno la amava il 2/3/89). Qui Garibaldi guida i Mille, e accanto Lu­ciano ha inciso la data delle nozze con Patrizia (25/10/2008). Lassù Cadorna e i bersaglieri apro­no la breccia di Porta Pia, e «la famiglia Sala gri­da: forza Inter!». Decine, centinaia, migliaia di scritte, graffiti, incisioni si sono accumulati da più di vent’anni nel sacrario che celebra San Mar­tino, dove Napolitano e Sarkozy verranno tra due settimane per il centocinquantesimo anni­versario della battaglia che vide italiani e france­si sconfiggere gli austriaci e dare a un popolo una patria.

Il luogo è bellissimo, una torre su un colle che guarda il Garda, e lungo la scala grandi affreschi che ricordano tutte le guerre d’indipendenza, e anche il conflitto ’15-‘18. Ma è divenuto il ricetta­colo d’ogni bizzarria di generazioni di visitatori. Scritte vagamente politiche: «Le guerre fanno tut­te schifo», «se Garibaldi se ne stava a casa sua era meglio per tutti», e ovviamente «Padania libe­ra » (più volte). Ma anche insulti, profferte ses­suali, disegni osceni, motti di spirito — «qui De­borah e Marco tentarono di fare un figlio ma fu­rono disturbati da un visitatore» —, citazioni An­ni ’80 di Bob Marley e recentissime di Jovanotti, una firma di Renato Zero si spera apocrifa, e una grande statua di re Vittorio Emanuele II con una ragnatela sulla spada, un’altra sull’orecchio de­stro, una terza lungo i calzoni… L’altoparlante che diffonde il Va pensiero e l’Inno di Mameli rende il quadro se possibile più surreale.

La colpa è di tutti, quindi di nessuno. Certo non dell’associazione «Solferino e San Martino» e del comune di Desenzano, che anzi hanno appe­na restaurato le lapidi del viale che porta all’ossa­rio, con le iscrizioni in cui le cariche sono ovvia­mente «impetuose» e le fanterie «eroiche» (qui si intravede «strenua artiglieria», qui «indomito valore»). Non dell’amministrazione provinciale e regionale che certo hanno cose più urgenti cui badare, così come il ministero della Difesa. Ma neppure le migliaia di grafomani probabilmente hanno creduto di profanare qualcosa di sacro, o almeno di importante. Devono aver pensato che in fondo lo fanno tutti, e che il loro nome non vale meno di quelli dei generali sabaudi o dei vo­lontari napoletani incisi nella pietra; loro, oltre­tutto, sono vivi.

Il Risorgimento non è di moda. Lo sono molto di più i briganti, i Borboni, il Papa Re. Cavour è stato ribattezzato Cavour in mezza Italia. Vengo­no rivalutate le insorgenze, si cita spesso la Napo­li- Portici prima ferrovia della penisola (ometten­do di ricordare che serviva a portare i cortigiani da una reggia all’altra), si piange sugli zuavi pon­tifici. Degli 846 caduti di San Martino — cui van­no aggiunti i 375 morti nei giorni successivi per le ferite, i 3707 mutilati, i 774 prigionieri o disper­si — non sembra importare quasi a nessuno.

Peccato, perché è una storia affascinante, di quelle da raccontare ai bambini. Due imperatori in campo, di là Francesco Giuseppe, di qua Napo­leone III (molti visitatori sono francesi, che van­no ancora giustamente fieri della prova offerta dall’Armée, piene le città di vie dedicate a Solferi­no, a San Martino, a Mac Mahon). Un re popola­no, Vittorio Emanuele II, che alle esangui dame dell’aristocrazia europea preferisce la figlia di un tamburino. Brigate che portano nomi piemonte­si — la Casale, la Pinerolo, la Acqui, la Cuneo, la Savoia, la Aosta, oltre ai granatieri di Sardegna — ma rafforzate da volontari venuti da tutta Ita­lia. L’ossario custodisce resti di milanesi, veneti, trentini, toscani e anche giovani del Sud, che for­se non afferrarono tutte le parole che Vittorio Emanuele gridò in dialetto — «o gli prendiamo San Martino o ci fanno fare sanmartino» (san­martino in piemontese è il trasloco, dal giorno in cui scadevano i contratti dei mezzadri) —, ma che dovettero aver compreso benissimo quel che il re intendeva dire. Tra i volontari toscani c’era Collodi, l’inventore di Pinocchio. E tra i testimo­ni ci fu lo svizzero Henri Dunant, che — impres­sionato dai lamenti dei feriti lasciati senza soccor­so, qui e a Solferino — disse a se stesso che quel­la sarebbe stata l’ultima battaglia tanto crudele. Così il 24 giugno 1859 nasceva, con l’Italia, la Cro­ce Rossa.

Più che il Risorgimento, forse è l’idea di patria a essere ancora fuori moda, o comunque non del tutto rivalutata. Ciampi in particolare ha lavora­to molto sui simboli dell’unità nazionale: il trico­lore, l’inno di Mameli, il Vittoriano. Quel che con­tinua a sfuggirci è l’idea del bene comune, di una storia condivisa, di un valore che ci riguarda tut­ti e nello stesso tempo ci trascende. Perciò, per un governo che ha dichiarato guerra ai graffiti, i primi da cancellare sono quelli di San Martino.

Aldo Cazzullo