14/12/2010
Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla Marcegaglia
Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla MarcegagliaRISPOSTA ALLE BATTAGLIE CONTRO IL RACKET. Senza proiettili, è stato spedito nella sede dell'associazione
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14/01/2010
Cina, risposta a Google: la censura serve
Cina, risposta a Google: la censura serve
Il motore di ricerca aveva minacciato di andarsene dal Paese. La portavoce del governo: sia rispettata la nostra legge. E un funzionario: dobbiamo guidare l'opinione pubblica
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| Il palazzo che ospita la sede di Google a Pechino (Ansa) |
Pechino ha emesso la propria sentenza. E, salvo clamorosi dietrofront rispetto alle dichiarazioni rilasciate mercoledì, Google dovrà presto fare le valigie e lasciarsi alle spalle l'esperienza all'ombra della Grande Muraglia. I vertici della compagnia di Mountain View avevano infatti spiegato di non volere più sottostare alla censura imposta dal governo cinese, che sostanzialmente limita le ricerche di informazioni pretendendo l'introduzione di filtri che evitino la circolazione di notizie considerate scomode. La portavoce governativa Jang Yu oggi ha annunciato la versione ufficiale dell'esecutivo guidato da Wen Jiabao: le imprese straniere «sono le benvenute» su Internet se «agiscono in accordo con la legge» cinese. Come dire: potete stare, ma solo se fate come diciamo noi. Ovvero, se i filtri imposti alle ricerche degli utenti restano.
«MA NOI INCORAGGIAMO INTERNET» - Google aveva minacciato di chiudere le sue operazioni in Cina dopo aver subito attacchi di «pirati informatici» cinesi che cercavano informazioni riservate sui suoi utenti, in particolare cittadini cinesi oppure aziende straniere che utilizzano i server di posta Gmail. Parlando in una conferenza stampa a Pechino, Jiang Yu ha aggiunto che «in Cina Internet è aperta, noi incoraggiamo lo sviluppo di Internet». La portavoce non ha però chiarito cosa succederà in futuro con Google, che da ieri non usa i «filtri» richiesti dal governo cinese consentendo dunque l'accesso ad una serie di siti web considerati «proibiti».
«GUIDARE L'OPINIONE PUBBLICA» - Non è stata solo la portavoce del governo a prendere posizione sulla querelle avviata dalla compagnia americana. Il ministro dell'Ufficio informazioni del consiglio di Stato, Wang Chen, ha detto che pornografia online, frodi e «rumours» rappresentano una minaccia. E ha aggiunto che i media su Internet devono contribuire a «guidare l'opinione pubblica» in Cina, che conta il maggior numero al mondo di utenti Web, attualmente a quota 360 milioni. Un mercato dunque importantissimo per gli operatori internazionali, che tuttavia, accettando la censura imposta da Pechino, si espongono a dure critiche negli Usa e nel resto del mondo libero. Nelle sue dichiarazioni Wang non ha mai citato espressamente Google. Ma sono parole che pesano, soprattutto la pretesa di «guidare l'opinione pubblica», che si scontra con uno dei caposaldi della democrazia, ovvero la libertà di opinione. Difficile dunque immaginare un'intesa attorno ad un qualsivoglia compromesso.
LA POSIZIONE DEGLI USA - E ora che succederà? Google terrà fede al proposito di non restare in un mercato soggetto a vincoli democratici tanto ingombranti? Il presidente degli Usa, Barack Obama, ha fatto sapere, proprio in concomitanza con il braccio di ferro avviato da Mountain View, che lui e la sua amministrazione sono «convinti sostenitori della libertà per internet». Gibbs ha ricordato che lo stesso Obama aveva affrontato il tema con le autorità cinesi durante il suo viaggio a Pechino l'anno scorso.
I POSSIBILI SCENARI - Resta ora da vedere se la possibile ritirata di Google verrà vista dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti civili a cui far seguire sanzioni o ritorsioni. Per ora, nonostante la presa di posizione di mercoledì, quella del ritiro è solo un'eventualità. Già in diverse occasioni i principali motori di ricerca erano stati messi sul banco degli imputati per la decisione di assecondare le autorità cinesi nell'imposizione dei filtri alle ricerche, ovvero limitando la libertà di espressione e di opinione degli individui. Un funzionario dell' ufficio informazioni governativo cinese ha detto all' agenzia Nuova Cina che le autorità «stanno cercando di ottenere maggiori informazioni» sulle intenzioni della compagnia americana.
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| L'home page di Baidu.com, il concorrente asiatico di Google |
SOCIAL NETWORK BLOCCATI - Dall'altra parte del mondo, negli Usa, il New York Times, cita «fonti vicine all' indagine» condotta da Google, e spiega che gli attacchi oggetto della presa di posizione sono stati condotti la scorsa settimana contro 34 «compagnie o entità» che si trovano nella Silicon Valley in California, sede dei server di Google usati da molti cinesi che vogliono sfuggire alla censura. Che non colpisce solo i motori di ricerca, ma anche social network e siti di condivisione come Youtube, Facebook e Twitter. Rebecca MacKinnon, esperta di Internet in Cina, afferma che «Google ha subito negli ultimi mesi ripetute prepotenze e rischia di non poter garantire agli utenti la sicurezza delle sue operazioni». Google, che è la principale concorrente del più popolare motore di ricerca cinese, Baidu.com, è stata messa sotto accusa in Cina per motivi che vanno dalla «diffusione di materiale pornografico», all' uso senza autorizzazione dei testi di autori cinesi.
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12/10/2009
Quirinale: nessun patto su Lodo Alfano
Quirinale: nessun patto su Lodo Alfano
Napolitano risponde al «giornale» di feltri. Per la bocciatura della legge sull'immunità la Consulta si sarebbe ispirata alla sentenza sul caso Previti del 2005
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| Giorgio Napolitano (Lapresse) |
MILANO - Nessun patto sul Lodo Alfano o sulla Consulta. Così il Quirinale risponde a ricostruzioni pubblicate sul Giornale diretto da Vittorio Feltri («parti di testo del lodo Alfano furono scritte da un consigliere giuridico di Napolitano»). «È del tutto falsa l'affermazione che al Quirinale si siano "stipulati patti" su leggi la cui iniziativa, com'è noto, spetta al governo, e tanto meno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta» si legge nella nota diffusa dalla presidenza della Repubblica.
INDIPENDENZA DELLA CORTE - «Una volta rilevata, da parte del presidente della Repubblica, la palese incostituzionalità dell’emendamento "blocca processi" inserito in Senato nella legge di conversione del decreto 23 maggio 2008, il Consiglio dei Ministri - si legge nel comunicato - ritenne di adottare il disegno di legge Alfano in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica ne autorizzò la presentazione al Parlamento, e successivamente, dopo l’approvazione da parte delle Camere, promulgò la legge. Tale promulgazione, comunque motivata, non poteva in nessun modo costituire "garanzia" di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso». Dal Quirinale si sottolinea che «il rispetto dell’indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici, doveroso per tutti, ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi presidente della Repubblica. La collaborazione tra gli uffici della presidenza e dei ministeri competenti - è la conclusione - è parte di una prassi da lungo tempo consolidata di semplice consultazione e leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità».
CASO PREVITI - Per quanto riguarda la sentenza sul Lodo Alfano, la Corte Costituzionale avrebbe individuato nella propria sentenza n. 451 del 2005 sul «caso Previti» una strada per stabilire un equilibrio tra le esigenze pubbliche da parte delle alte cariche dello Stato e quelle di un corretto svolgimento di un eventuale processo penale a loro carico. La notizia, trapelata in ambienti vicini alla Consulta (che affronterà l'argomento nella motivazione scritta), viene riportata dall'agenzia Ansa. In quella sentenza si stabilì che, nel caso un imputato sia anche componente di un ramo del Parlamento, il giudice ha «l'onere di programmare il calendario delle udienze in modo da evitare coincidenze con i giorni di riunione degli organi parlamentari».
BERLUSCONI - Muovendo dalla sentenza di quattro anni fa il conflitto tra esigenze processuali ed extraprocessuali nel caso di alte cariche dello Stato potrebbe essere risolto senza violare il principio di uguaglianza: i processi a Berlusconi andrebbero avanti, ma i giudici avrebbero l'obbligo di fissare, d'intesa con il premier, un calendario delle udienze che tenga conto degli impegni istituzionali del presidente del Consiglio, in modo da evitare coincidente e non compromettere il diritto di difesa.
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01/09/2009
Influenza A, i pediatri: «No al rinvio anno scolastico, sì a chiusure mirate»
Influenza A, i pediatri: «No al rinvio anno scolastico, sì a chiusure mirate»
Influenza A: dieci domande e dieci risposte
Con il primo caso grave in Italia, cresce l'ansia per l'evolvere del contagio dell'influenza «A», cioè la nuova influenza che secondo gli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità colpirà tra il 30 e il 40 per cento della popolazione europea.
In questa pagina cerchiamo di dare risposte a tutte le domande, a tutti i quesiti, a tutti i dubbi. La nuova influenza, infatti, fa paura. Nonostante il virus H1N1 non sia particolarmente pericoloso e somigli a quello dell'influenza «classica», è la contagiosità del morbo che può causare decisioni anche drastiche, come quella di Londra che qualche mese fa decise di prendere alcuni provvedimenti particolari come quello riguardante gli aeroporti: in Inghilterra i passeggeri «sospettati» di avere la malattia non vengono fatti salire sugli aerei.
L'Italia, almeno per il momento, non è indicata dall'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità) come Paese a rischio. Entro il mese di marzo la possibilità che nella penisola si verifichino 4 milioni di casi è concreta, ma dal ministero della Salute fanno sapere che entro l'autunno arriverà il vaccino. Per ora le scorte di antivirali per la nuova influenza dovrebbero bastare, ed è attivo anche un numero verde (1500) per avere tutte le informazioni del caso.
Proviamo a fornire una risposta alle dieci domande che subito vengono alla mente:
- Quando la pandemia colpirà il nostro Paese?
Il direttore generale dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) Margaret Chan ha dichiarato che «il virus dell'influenza A viaggia a una velocità incredibile, quattro volte più rapido di altri virus. In sei settimane ha percorso una distanza che altri virus coprono in sei mesi». Secondo le stime dell'Oms l'ondata principale del virus arriverà in autunno sia in Europa sia negli Usa, nello stesso periodo in cui arriveranno sugli scaffali degli ospedali le prime dosi del vaccino. «Non si può dire con certezza se il peggio sia passato o se debba ancora venire - ha sottolineato la Chan -. Come tutti i virus influenzali – ha aggiunto - l'AH1N1 ha il vantaggio di cogliere di sorpresa, mentre noi dalla nostra, abbiamo quello della scienza e della ricerca».
- Qual è la mortalità dell'influenza suina?
L'ultimo rapporto dell'Oms parla di 2.200 morti nei 177 Paesi colpiti dalla pandemia. Secondo gli esperti «il 30% degli abitanti dei Paesi a più alta densità di popolazione - inclusa l'Italia - rischiano di essere contagiati». La direttrice dell'Oms ha spiegato anche che «il 60% delle morti hanno riguardato persone con problemi di salute. Questo vuol dire che il 40% delle vittime sono giovani adulti in buona salute che muoiono di febbre suina in 5-7 giorni». Se il virus peggiorerà le strutture ospedaliere rischiano il collasso, visto che le complicazioni polmonari provocano lunghe e costose degenze ospedaliere. In Australia, per esempio, i contagiati ufficiali sono oltre 34mila, 150 i morti e 83 i casi di pazienti ricoverati in terapia intensiva.
- Quali sono le vie di infezione?
Basta un colpo di tosse o uno starnuto, senza ripararsi la bocca con la mano o il fazzoletto, perché il virus passi da un soggetto a un altro. Oppure un bacio. Oppure un colloquio a pochi passi uno dall’altro. Il cavalli su cui viaggia il virus sono le gocce di saliva e le secrezioni di naso, gola e polmoni. Ci sono anche forme di contagio indiretto, come per esempio bere dallo stesso bicchiere e toccare superfici contaminate portandosi poi le mani alla bocca o al naso. Il rischio di contagio inizia già durante il periodo di incubazione della malattia: da un giorno prima dell'inizio dei sintomi a sette giorni dopo la comparsa della febbre. I bambini possono essere contagiosi fino a 10 dieci giorni dopo la comparsa della febbre.
- Quali sono i sintomi da non sottovalutare?
È basata solo sui sintomi. Perché si tratti di influenza A, come di normale influenza, deve esserci un’infezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di almeno 38 gradi accompagnata da almeno uno di questi campanelli: mal di testa, dolori muscolari, brividi, debolezza, perdita di appetito. E da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori: tosse, mal di gola, raffreddore. Nei bambini, altri segnali possono essere: irritabilità, pianto e inappetenza; occhi arrossati e congiuntivite con febbre alta; laringotracheite e bronchite sempre con febbre; diarrea e vomito, anche senza febbre, nei lattanti. Il tampone nasale o faringeo, che serve in laboratorio per identificare il tipo di virus, viene fatto solo su indicazione del medico
- Come distinguerla dalla solita influenza?
- Cosa si può fare per evitare il contagio?
- Quali cure vengono somministrate?
Le stesse che vengono utilizzate nell’influenza stagionale e che mirano a ridurre i sintomi, cioè antipiretici, antinfiammatori, balsamici. Importante è rimanere a casa (anche per evitare il propagarsi dell’infezione), a riposo e aspettare che passi. I medici di famiglia raccomandano di non andare al pronto soccorso perché inutile e neppure nei loro ambulatori: non si farebbe altro che propagare il virus. In caso di dubbi o di improvvise complicanze, come per esempio un forte dolore al petto, bisogna prima di tutto telefonare al proprio curante. I medici si stanno organizzando per dedicare del tempo apposito per rispondere ai propri assistiti. A dare una mano ci saranno anche i camici bianchi delle guardie mediche, quelli che di prassi sono disponibili i giorni festivi e la notte.
- Il virus si è evoluto in un nuovo ceppo?
- I classici antivirali hanno efficacia?
Sì, ma secondo l’Oms i farmaci antivirali devono essere somministrati solo ai malati d'influenza suina le cui condizioni di salute sono già debilitate. Gli esperti hanno sottolineato infatti come gli effetti collaterali del farmaco (nausea o problemi di stomaco) possono superare facilmente i benefici, sopratutto per le persone in buone condizioni di salute. Al contrario la terapia a base di Tamiflu (o Relenza) deve essere iniziata il prima possibile in quei soggetti con malattie gravi preesistenti o le cui condizioni mostrano un grave deterioramento. Particolare attenzione ai soggetti dei «gruppi di rischio», come donne in gravidanza o soggetti affetti da diabete che devono ricevere un trattamento prioritario.
- La carne di maiale resta sempre sicura?
Queste dieci domande-risposte non contengono la soluzione del problema, ma aiuteranno ad affrontare con cognizione di causa il prossimo autunno, il periodo che gli esperti sono concordi nell'indicare come il più problematico, quando la pandemia si farà sentire in tutta la sua forza.
21/07/2009
Superenalotto, vincere è più difficile che avere per figlie tre gemelle-conigliette
Superenalotto, vincere è più difficile che avere per figlie tre gemelle-conigliette
Scrive Hacking: «chi acquista una schedina, compra anche un’emozione, una fantasia». Scienza e probabilità: perché si è portati a giocare anche se la possibilità di centrare il sei è bassissima
Nelle sue lezioni di filosofia della probabilità del 1979 il grande Bruno de Finetti amava ricordare che «Corrado Gini (che è stato fondatore e presidente dell’Istituto Centrale di Statistica) osservava ironicamente: poiché il verificarsi di un evento di probabilità molto piccola è sempre poco credibile, il vincitore della lotteria dovrebbe venire arrestato!». Il motivo era che, essendo la probabilità che il vincitore fosse proprio lui così piccola — diciamo uno su un milione — si poteva sempre sospettare che ce l’avesse fatta grazie a un imbroglio.
Gli esperti ci assicurano che nella lotteria della vita uno su un milione è approssimativamente la probabilità di un parto trigemellare monozigote (se poi volete che siano tutte femmine e bellissime come le ragazze-conigliette della famiglia Dahm, «vincere» è ancora più difficile, si arriva a una probabilità all’incirca sui 200 milioni). Ma tutto questo è poca cosa rispetto all’imbroccare la sestina del SuperEnalotto, dove si stima che la probabilità di successo sia almeno tre volte più piccola, cioè inferiore a uno diviso seicento e rotti milioni. Durissima la sfida, altissimo il premio: mi dicono, attorno ai cento milioni di euro! Chissà che pena avrebbe comminato Gini all'incauto vincitore!
Scherzi a parte, Bruno de Finetti usava questo «paradosso del lotto» per mostrare come lo studio delle probabilità e le stesse componenti psicologiche soggettive che ci portano all’azzardo possano fornirci un’utile guida nella vita, purché si rinunci a cercarvi un’infallibile «ricetta» per domare la dea Fortuna. Del resto, «quante cose facciamo per l’incerto», diceva nel Seicento il matematico, filosofo e teologo Blaise Pascal: viaggi per terra e per mare, investimenti commerciali, persino guerre e rivoluzioni. Perché non tenerne conto anche quando è in gioco «la salvezza della nostra anima»? Scommettere si deve, anche su Dio. E per Pascal era meglio puntare sul Signore, in quanto il guadagno infinito che si sarebbe ottenuto se Dio esiste sarebbe stato sempre superiore alla perdita finita dei beni mondani che si sarebbe subito se Lui non fosse esistito! E persino Dio ha fatto delle scommesse: almeno stando ai cosmologi, per i quali «in un tempo molto lontano» avrebbe imbroccato i valori giusti delle costanti fisiche che hanno consentito l’espansione dell’universo, l’emergere della vita e persino la comparsa di alcuni soggetti capaci di porsi domande (si spera) intelligenti sul mondo e su se stessi, cioè noi esseri umani.
Tutto perché gli eventi in questione sono altamente improbabili, ma non impossibili: a meno che non si voglia gettare in galera persino l'Onnipotente (ma lui saprebbe come spezzare ogni catena). Dunque, anche se i teorici delle probabilità, che usano come esempi gli «Enalotto» di tutto il mondo, ci ammoniscono che la speranza di farcela è «praticamente vana», non sono affatto da biasimare coloro che ci provano. Come ha scritto recentemente Ian Hacking, uno dei più brillanti esperti internazionali di logica, «chi acquista una schedina, compra non solo la remota possibilità di vincere tanto denaro, ma anche un’emozione, una fantasia… Semmai è da biasimare un mondo in cui per molti questo è l’unico modo di far entrare un po’ di speranza nella propria vita».
11:27 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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23/05/2009
Berlusconi e l'attacco al Parlamento, il Pd mobilita tutta l'opposizione
Berlusconi e l'attacco al Parlamento, il Pd mobilita tutta l'opposizione
Lettera di Finocchiaro e Soro ai gruppi di Udc e Idv: serve una risposta adeguata, uniamo le forze, «Incontriamoci e definiamo le iniziative per difendere Camera e Senato»
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| Anna Finocchiaro (Lapresse) |
MILANO - Il Pd chiama a raccolta le altre forze di opposizione in Parlamento per definire una risposta comune a quello che viene considerato un attacco del premier alle «prerogative del Parlamento». I capigruppo democratici Antonello Soro e Anna Finocchiaro hanno scritto una lettera ai colleghi di Idv e Udc sollecitando un incontro al più presto: «Le recenti dichiarazioni di Berlusconi all’assemblea di Confindustria costituiscono un fatto di straordinaria gravità», scrivono Soro e Finocchiaro.
«SERVE RISPOSTA ADEGUATA» - A non essere piaciuto è stato soprattutto il riferimento al Parlamento come ad un'assemblea pletorica, inutile e dannosa» buttato lì dal premier nel corso del suo invervento a braccio all'assemblea degli industriali e che aveva indotto lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, a prendere le distanze ribadendo la centralità del dibattito parlamentare. Berlusconi, dal canto suo, aveva cercato di sminuire la portata delle sue dichiarazioni spiegando di aver parlato solo di assemblee pletorica, senza riferimenti alla loro presunta inutilità. «La reiterata manifestazione di ostilità e disprezzo verso le prerogative del Parlamento meritano una risposta adeguata - scrivono in ogni caso Finocchiaro e Soro -. Siamo pertanto a proporvi di incontrarci per stabilire le modalità della nostra iniziativa». Intanto, Soro ha già convocato per martedì mattina la riunione dei deputati del Pd proprio per definire le «iniziative politiche» da intraprendere «per difendere il ruolo del Parlamento».
DI PIETRO E LA SFIDUCIA - Ma la strategia suggerita dai democratici non sembra convincere il capo dell'Idv, Antonio Di Pietro: «La giusta risposta a Berlusconi non sono le solite riunioni e le sterili parole, ma azioni e provvedimenti determinanti. Per questo l`Italia dei Valori ha promosso una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio che non riteniamo moralmente e politicamente degno di rappresentare questo Paese». Per l'ex pma «Berlusconi vuole sfuggire alla giustizia, nonostante sia emerso chiaramente nel processo Mills il suo ruolo di corruttore. E la gravità dei suoi comportamenti è emersa anche nei precedenti processi che ha voluto inquinare. Presenteremo martedì prossimo, alla riapertura del Parlamento, la mozione di sfiducia per portare il dibattito in Aula e informare i cittadini. Ci auguriamo che tutti i parlamentari dell'opposizione la firmino e non si concentrino soltanto sulle vuote parole: gli attacchi al Parlamento e alla magistratura hanno bisogno di una risposta adeguata e di una forte e compatta opposizione».
L'INTERVENTO DI NAPOLITANO - Sulla questione è giunta indirettamente anche la parola del Colle. Giorgio Napolitano ha parlato di equilibri costituzionali nel corso del suo intervento per la commemorazione di Giovanni Falcone nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo: «Conta la crescita della coscienza civica e della fiducia nello stato di diritto - ha detto il capo dello Stato -. Fiducia che costituisce un vero e proprio capitale sociale e che può rafforzarsi solo in un clima di rispetto, in ogni circostanza, degli equilibri costituzionali da parte di tutti coloro che sono chiamati ad osservarli».
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08/05/2009
Il volo con Benedetto XVI: «Sì alla pace: noi forza spirituale e non potere politico»
Il volo con Benedetto XVI: «Sì alla pace: noi forza spirituale e non potere politico»
IL VIAGGIO PASTORALE. Il Papa risponde ai giornalisti durante il viaggio verso la Giordania:«Con gli ebrei facciamo grandi progressi»
| Benedetto XVI (Afp) |
DAL VOLO PAPALE - «Buongiorno, vorrei anzitutto ringraziarvi per il lavoro che fate! Ci auguriamo tutti insieme un buon viaggio, un buon pellegrinaggio, un buon ritorno…». Volo AZ 4000 Roma-Amman, Benedetto XVI raggiunge i giornalisti in fondo all’aereo mentre l’Airbus A320 sorvola Crotone. Il viaggio verso la Giordania e Israele è iniziato da meno di un’ora, «vengo tra voi come pellegrino di pace», aveva detto alla vigilia. È la missione più impegnativa e delicata del suo pontificato ma Benedetto XVI, l’aria serena, non si sottrae alle domande preparate dai giornalisti.
Santità, questo viaggio avviene in un periodo molto delicato per il Medio Oriente. Vi sono forti tensioni. In occasione della crisi di Gaza si era anche pensato che lei forse vi rinunciasse. Allo stesso tempo, pochi giorni dopo il suo viaggio i principali responsabili politici di Israele e dell’Autorità palestinese incontreranno anche il presidente Obama. Lei pensa di poter dare un contributo al processo di pace che ora sembra arenato?
«Certamente cerco di contribuire alla pace, non come individuo ma in nome della Chiesa cattolica, della Santa Sede. Noi non siamo un potere politico ma una forza spirituale. E questa forza spirituale è una realtà che può contribuire a far progredire i processi di pace. Io vedo tre livelli. Primo, da credenti siamo convinti che la preghiera è una vera forza e apre il mondo a Dio, siamo convinti che Dio ci ascolta e può agire nella storia. Se milioni di persone credenti pregano è realmente una forza che influisce e può contribuire ad andare avanti con la pace. Secondo, noi cerchiamo di aiutare nella formazione delle coscienze. Coscienza è la capacità dell’uomo di percepire la verità, ma questa capacità è spesso ostacolata dagli interessi particolari. Liberare da questi interessi, aprire alla verità con i veri valori è un impegno grande. È un compito della Chiesa aiutare a conoscere i veri criteri, i valori veri, e liberarci da interessi particolari. E così, terzo punto, parliamo anche alla ragione. Proprio perché non siamo parte politica possiamo poi più facilmente, anche nella luce della fede, vedere i veri criteri, aiutare nel capire quanto contribuisce alla pace e parlare alla ragione, appoggiare le posizioni realmente ragionevoli. Questo abbiamo già fatto e vogliamo farlo anche adesso e in futuro».
Lei come teologo ha riflettuto in particolare sulla radice unica che accomuna cristiani ed ebrei. Come mai, nonostante gli sforzi di dialogo, si presentano spesso occasioni di malintesi? Come vede il futuro del dialogo fra le due comunità?
«È importante che in realtà abbiamo la stessa radice, gli stessi libri dell’Antico Testamento che sono sia per gli ebrei sia per noi Libro di rivelazione. Ma naturalmente ci sono duemila anni di storie distinte, anzi separate, e non c’è da meravigliarsi che ci siano malintesi, perché si sono formate tradizioni e interpretazioni di linguaggio e di pensiero molto diverse, per così dire un cosmo semantico molto diverso, così che le stesse parole nelle due parti significano cose diverse. Lo stesso uso di parole che nel corso della storia hanno formato significati diversi fa nascere ovviamente malintesi. Dobbiamo fare di tutto per imparare l’uno il linguaggio dell’altro. Facciamo grandi progressi: oggi i giovani, i futuri insegnanti di teologia, possono studiare a Gerusalemme, nell’università ebraica, e gli ebrei hanno contatti accademici con noi. Se c’è un incontro di questi cosmi semantici diversi, andiamo avanti nella strada del vero dialogo e impariamo l’uno dall’altro. Sono sicuro e convinto che faremo progressi e questo aiuterà anche la pace, anzi l’amore reciproco».
Santità, questo viaggio ha due dimensioni essenziali di dialogo interreligioso: con l’Islam e con l’ebraismo. Sono due direzioni completamente separate tra loro o vi sarà anche un messaggio comune che riguarda le tre religioni che si richiamano ad Abramo?
«Certo esiste anche un messaggio comune. Ci sarà l’occasione di farlo. Nonostante la diversità delle origini abbiamo radici comuni perché, come già detto, il cristianesimo nasce dall’Antico Testamento e la scrittura del Nuovo Testamento senza l’Antico non esisterebbe perché vi si riferisce in permanenza. Anche l’Islam è nato in un ambiente dove erano presenti dalle origini sia l’ebraismo sia i diversi rami del cristianesimo, e tutte queste circostanze si riflettono nella tradizione coranica, così che abbiamo insieme tanto nelle origini e nella fede nell’unico Dio. Perciò è importante da una parte avere dialoghi adeguati con gli ebrei e con l’Islam, ma anche il dialogo trilaterale. Io stesso ero cofondatore di un fondazione per il dialogo fra le tre religioni. Questa fondazione ha fatto anche una edizione dei libri delle tre religioni, Corano, Nuovo Testamento e Antico Testamento. Quindi il dialogo trilaterale deve procedere ed è importantissimo per a pace e per vivere bene ognuno la sua religione».
Lei ha richiamato spesso il problema della diminuzione dei cristiani nel Medio Oriente e in particolare nella Terra Santa. È un fenomeno con diverse ragioni di carattere politico, economico e sociale. Che cosa si può fare concretamente per aiutare presenza cristiana nella regione? Quale contributo spera di dare con il suo viaggio? Ci sono speranze per questi cristiani nel futuro? Avrà un messaggio particolare anche per i cristiani di Gaza che verranno a incontrarla a Betlemme?
«Certamente ci sono speranze, perché è un momento difficile ma anche un momento di speranza, di nuovo inizio, di un nuovo slancio nella via verso per la pace. E vogliamo soprattutto incoraggiare i cristiani di Terra Santa e in tutto il Medio Oriente a rimanere, a contribuire nel loro modo. Sono una componente importante della cultura e della vita di questa regione. In concreto come Chiesa, oltre alla parola di incoraggiamento, alla preghiera comune, abbiamo soprattutto scuole e ospedali. In questo senso siamo presenti con realtà molto concrete. Le nostre scuole formano una generazione che avrà la possibilità di essere presente nella vita pubblica; stiamo creando una università cattolica di Giordania, mi sembra una grande prospettiva nella quale giovani sia musulmani sia cristiani si incontrano e imparano assieme, dove si forma una élite cristiana che è preparata proprio a lavorare per la pace. Certamente le nostre scuole sono molto importanti per aprire il futuro ai cristiani. Anche gli ospedali mostrano la nostra presenza. Inoltre ci sono molte associazioni cristiane che sostengono in diversi modi i cristiani e con aiuti concreti li incoraggiano a rimanere. Così spero che realmente i cristiani possano trovare il coraggio, l’umiltà e la pazienza di stare in questi Paesi e di offrire il loro contributo per il futuro di questi Paesi».
Gian Guido Vecchi
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01/04/2009
Notte in fabbrica per i manager rapiti Sarko: «Difenderò operai Caterpillar»
Notte in fabbrica per i manager rapiti Sarko: «Difenderò operai Caterpillar»
Il presidente francese: «Salverò lo stabilimento». Hanno dormito sulla moquette i 4 dirigenti bloccati dai dipendenti, che protestano contro i licenziamenti
| (Ap) |
GRENOBLE (Francia) - Sono ancora nelle mani dei lavoratori i quattro dirigenti di Caterpillar Francia, sequestrati martedì mattina da un gruppo di dipendenti dell’azienda. I manager hanno trascorso la notte nello stabilimento di Grenoble, dormendo sulla moquette, in vista della ripresa del negoziato in programma mercoledì mattina. I lavoratori chiedono che venga rimessa mano al piano di ristrutturazione della filiale francese del gruppo statunitense, che prevede il licenziamento di 733 persone su un totale di 2.800. Questione sulla quale è intervenuto Nicolas Sarkozy: il presidente ha promesso che «salverà lo stabilimento» di Caterpillar in Francia e si è detto disponibile ad incontrare la delegazione sindacale dell’azienda, come gli è stato chiesto.
APPELLO AL PRESIDENTE - Le sigle sindacali CGT-FO-CFTC-CFDT di Caterpillar Francia hanno lanciato proprio mercoledì mattina un appello al presidente e ai parlamentari perché sia sbloccato il «fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione» per tutelare i posti i lavori nelle due filiali francesi del gruppo americano, situate a Grenoble e a Echirolles.
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31/03/2009
Francia: Caterpillar, operai sequestrano 4 dirigenti dopo 733 licenziamenti
Francia: Caterpillar, operai sequestrano 4 dirigenti dopo 733 licenziamenti
I lavoratori dello stabilimento di Grenoble vogliono che si sblocchino i negoziati, nelle mani dei dipendenti il direttore della fabbrica e quello del personale
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| Operai della Caterpillar davanti alla fabbrica di Grenoble (Ap) |
GRENOBLE (FRANCIA) - Una risposta estrema agli effetti della crisi. Operai della Caterpillar, gruppo americano produttore di macchine per costruzioni, che ha annunciato il licenziamento di 733 persone su un totale di 22.000 tagli in tutto il mondo, hanno sequestrato quattro dirigenti dell'azienda nei locali della direzione a Grenoble. Lo ha riferito ai giornalisti un sindacalista.
NEGOZIATI - «Li tratteniamo nell’ufficio del direttore e discutiamo con loro perché fissino una riunione coi rappresentanti del personale per sbloccare i negoziati» ha detto il sindacalista aggiungendo «non li lasceremo andar via». Oltre al direttore dell’ufficio di Grenoble, Nicolas Polutnick, sono tenuti in ostaggio il direttore del personale, un responsabile del servizio del personale e il responsabile dei prodotti europei. Secondo il sindacalista, «Sono un po’ sotto choc. Pare che non abbiano margine negoziale perché non hanno tutti i poteri ma penso che arriveremo a qualcosa». E’ solo l’ultimo episodio in Francia nelle ultime settimane di sequestri di dirigenti da parte dei lavoratori in aziende in crisi.
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| Tag: francia, lavoro, caterpillar, operai, sequestro, dirigenti, licenziamenti, risposte, crisi, macchine per costruzioni, fabbrica, stabilimento, grenoble | OKNOtizie |
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04/03/2009
Londra: la supersecchiona Gail diventa un caso nazionale
Londra: la supersecchiona Gail diventa un caso nazionale
Stravince l'University Challenge. E ora si discute: meglio belle o colte? Dei 1.200 punti totalizzati dalla sua squadra, lei ne ha conquistati 800 dimostrando una memoria eccezionale
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| Gail Trimble (da Bbc) |
LONDRA — «Belle o intelligenti: cosa preferite?». Il titolo del sondaggio proposto ai lettori qualche giorno fa dal Daily Mail riassume in poche parole il dibattito che impazza in Gran Bretagna da quando un quiz televisivo della Bbc ha messo in luce un'eroina le cui qualità più spiccate sono un cervello superfine e una memoria praticamente infallibile. Se per giorni la sua foto ha dominato le prime pagine dei giornali — Times, Telegraph e Guardian oltre ai tabloid — non è stato per via di minigonne, labbra rifatte e scollature. Gail è bella, ma «in sordina».
Non si dà arie. Sta finendo un dottorato in filosofia all'università di Oxford. Le piacciono i pantaloni larghi, i golf, gli occhiali dalla montatura semplice. Sarebbe forse passata inosservata, come è successo a migliaia di concorrenti di University Challenge prima di lei, se non fosse per la velocità e l'esattezza con le quali ha risposto alle domande del conduttore Jeremy Paxman, spesso senza neanche lasciarlo finire. Dalla lirica alla matematica, dalla chimica all'arte, nessun argomento è fuori dalla portata di Gail, che ha ammesso di aver sempre adorato i quiz, sin da quando era bambina.
«Un blitzkrieg intellettuale», ha detto ammirato Paxman, noto come giornalista dotato di intelletto e lingua supersonici e capace di ammutolire politici di ogni rango. Dei 1.200 punti totalizzati dalla sua squadra, il Corpus Christi College di Oxford, Gail — ormai definita da tutti la «super secchiona» — ne ha conquistati 800 da sola. E se dopo la vittoria in finale contro l'università di Manchester il suo team è stato squalificato perché uno dei quattro membri al momento della registrazione delle ultime tre puntate non era più uno studente, l'onore di Gail ne è uscito intatto. Tanto che una grossa fetta dell'opinione pubblica ora chiede un secondo duello. Che squalifichino chi non ha rispettato le regole, ma permettano a Gail di dimostrare quanto vale. Sicuramente incollati davanti al televisore ci sarebbero ancora più dei 5,2 milioni di telespettatori che hanno seguito la finale.
Con l'intelligenza dimostrata durante il gioco, Gail si è detta sorpresa e allo stesso tempo leggermente amareggiata da tanta attenzione: «Se fossi stata un maschio — ha sottolineato — nessuno si sarebbe interessato a me, sicuramente non sarebbe stato tirato in ballo il mio aspetto fisico». Già: perché la povera Gail, che il giorno di San Valentino si è ufficialmente fidanzata con l'aspirante avvocato che frequenta da cinque anni (finendo, chiaramente, ancora una volta in prima pagina), è stata contattata anche da Nuts, una rivista per uomini un po' osé che le ha offerto «un servizio fotografico di buon gusto». Un make-over, in pratica.
No grazie, ha risposto Gail. Senza trucco, i lunghi capelli castani raccolti sulla nuca con una molletta, è affascinante così com'è: nei suoi piani futuri non c'è una nuova carriera in televisione, bensì la conclusione del dottorato. Dopo, spera, un posto all'università. È l'anti-Jade Goody, l'anti-Paris Hilton. Come ha titolato il Telegraph: «Evviva l'intelligenza».
Paola De Carolis
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| Tag: quiz televisivi, supersecchiona, londra, caso nazionale, sondaggio, lettori, concorso, quiz, intelligenza, risposte | OKNOtizie |
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