21/12/2011

Il prezzo è giusto, il ristorante si svuota. E al Senato i camerieri perdono il posto

Il prezzo è giusto, il ristorante si svuota. E al Senato i camerieri perdono il posto

Dopo gli aumenti è cambiata anche la dieta: dai filetti al riso all'inglese. Finita l'era del quasi gratis, lavoratori in cassa integrazione

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02/12/2011

Senato, fuga dal ristorante. I prezzi sono triplicati e i pasti calano del 70%

Senato, fuga dal ristorante. I prezzi sono triplicati e i pasti calano del 70%

Equità. Gestori verso l’addio, venti richieste di cassa integrazione

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12/08/2011

Pasta, patate e zucchine: 2 euro a deputato

Pasta, patate e zucchine: 2 euro a deputato

I PRIVILEGI DELLA CASTA. Ora tocca al menu di palazzo Montecitorio dopo che Schifani è intervenuto per frenare l'ira del web

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14/10/2010

Napoli, lite fra bimbi: scatta il raid punitivo

Napoli, lite fra bimbi: scatta il raid punitivo

Napoli, lite fra bimbi: scatta il raid punitivo. Una discussione fra bambini per l’uso delle giostre diventa il pretesto per uno scontro tra i rispettivi padri. Di mezzo ci si è messa la camorra: per punire un genitore è intervenuto un commando di sei persone armate con due pistole. Una discussione fra bambini per l’uso delle giostre diventa il pretesto per uno scontro tra i rispettivi padri. Di mezzo ci si è messa la camorra: per punire un genitore è intervenuto un commando di sei persone armate con due pistole.

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31/03/2010

«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»

«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»

 

Scoppiata domenica sera in un ristorante di Roma. Il racconto di Luca Cieri l'imprenditore presente alla lite con Bertolaso: inveiva, tirava piatti, poi è scappato

 

Massimiliano Fuksas
Massimiliano Fuksas

ROMA - «Non mi ero nemmeno accorto che c’era Massimiliano Fuksas. Ero a cena con mio figlio, mia madre, mio padre, i miei fratelli e mio nipote». Insomma, una normale cena di famiglia al ristorante. Normale fino a quando la porta della Nuova Fiorentina si è aperta ed è entrato Guido Bertolaso. «All’improvviso Fuksas ha iniziato a inveire» racconta Luca Cieri, ovvero il «bullo che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci» come lo ha definito l’architetto della «Nuvola» dell’Eur, protagonista domenica sera di una lite furibonda scoppiata in un ristorante del quartiere Prati, a due passi dalla Rai, finita con l’arrivo della polizia e qualche contuso.

INSULTI - «Ha cominciato a urlare "pezzo di m..., ’sto c.... di Bertolaso ancora va in giro". E poi di nuovo "pezzo di m...." e alzava sempre di più la voce», racconta Cieri, 43 anni, che non è «un bullo», ma l’amministratore delegato della Ecofim, un’impresa di costruzioni di Roma che «non fa né appalti pubblici né privati, ma solo sviluppo», precisa. Alla Nuova Fiorentina, uno dei più classici ritrovi della domenica sera romana per una pizza o una tagliata prima del cinema, c’erano un centinaio di persone e «molte famiglie». E così, all’ennesimo insulto l’imprenditore si è alzato: «Sono andato al tavolo di Fuksas, che era con la moglie e una coppia di amici, per dirgli di abbassare la voce e soprattutto moderare i termini visto che c’erano dei bambini e poi credo che il capo della Protezione Civile meriti rispetto. La risposta? "Fascista squadrista" ed è partita una formaggiera».

URLA - Che Cieri non è riuscito del tutto ad evitare: «Mi hanno medicato al Gemelli, ma non è niente». Alla formaggiera, però, sono seguiti «piatti, posate, bicchieri, è volata anche una bottiglia d’olio. Sembrava un invasato». A dargli una calmata ci ha pensato il nipote di Cieri, 16 anni, un metro e novanta e tanto canottaggio nelle braccia, il quale vista l’evoluzione dell’alterco nel frattempo si era avvicinato al tavolo dell’architetto. L’archistar «ha ripreso a urlare "squadristi, fascisti. Siete tutti dei fascisti", ma non rivolto a Bertolaso o a me, ma al ristorante. E a quel punto è scoppiata la rissa». Fuksas ha rimediato «un paio di pizze» ha raccontato la moglie Doriana «ed è scappato via — aggiunge Cieri — altrimenti l’avrebbero linciato». Due minuti dopo è arrivata la polizia. E Bertolaso? Il capo della Protezione Civile non ha reagito: «Ha fatto finta di niente, Fuksas urlava ma lui non sembrava curarsene. Ha raggiunto il suo tavolo insieme alle persone che lo accompagnavano. Però quando il clima è diventato pesante si vedeva che era imbarazzato, anzi direi mortificato».

Federico De Rosa


30/03/2010

Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante

Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante

 

Lancio di piatti e pugni nel locale di roma. Interviene la polizia. L’architetto: ladro. Un costruttore lo difende

 

Guido Bertolaso
Guido Bertolaso

ROMA — Peggio di una missione. Peggio di un terremoto. Una cena finita con piatti lanciati da un tavolo all'altro, con i bambini in lacrime e la gente che urla. Centro di Roma, domenica sera. Guido Bertolaso da una parte, ad assistere sbigottito alla rissa tra un omone che lo accusava di essere «un ladro », Massimiliano Fuksas, archistar, grande progettista, e altri clienti che lo difendevano, incassando insulti, spintoni e schiaffoni. «Possibile che adesso non si è nemmeno liberi di commentare un fatto al proprio tavolo con degli amici?», sbotta seccata Doriana Mandrelli, moglie di Massimiliano, che era al tavolo con il marito e altre persone.

Quello che loro hanno riferito agli amici, vorrebbe ridimensionare l'accaduto, ma chi c'era racconta ben altro. Le nove di sera passate da poco. Nel ristorante che si affaccia sul vialone che parte da piazza Mazzini c'è il solito pienone della domenica sera: niente stelle Michelin, ma buona cucina di tradizione toscana, carne, paste, gente della Rai, attori, produttori, volti noti della politica e dello spettacolo. Fuksas è già seduto quando entra Guido Bertolaso con un piccolo gruppo di persone. Viene riconosciuto e in sala corre un mormorio. Rotto dalla voce possente di Fuksas, fisico imperioso, testa pelata, Mascella volitiva, che sovrasta decisamente il tintinnio di piatti e bicchieri: «Dove deve sedere quel ladro, pezzo di m....». Ed è l'inizio della fine. Il mormorio si alza di nuovo e di nuovo viene interrotto da un signore che si alza e lascia il tavolo con la moglie e due bambine. «Qui ci sono dei ragazzini, vogliamo moderare i termini. E quell'uomo non è un ladro. Non ti permettere di insultarlo».

Massimiliano Fuksas
Massimiliano Fuksas

Fuksas sa usare testa e mani, Roma attende la conclusione della «Nuvola», tempio alla genialità creativa e adeguato alle necessità di ospitare grandi eventi congressuali. Fuksas anche ora sa usare testa e mani e impugna una «formaggiera», si legge perfino nel verbale della polizia, e la tira contro il difensore del capo della Protezione Civile. Che nel frattempo era rimasto al suo tavolo, senza capire esattamente cosa stesse accadendo. La formaggiera, nel frattempo, fa il suo percorso aereo di guerra, ma finisce in terra, senza colpire nessuno. Per fortuna. Perché a questo punto succede il vero parapiglia. Volano piatti, cadono sedie, la gente urla. Peggio di una rapina. C’è chi porta via i bambini. Chi li nasconde dietro un angolo. Chi scappa. «Bertolaso, nel frattempo, si era tutto rannicchiato sotto il tavolo. Io non capisco come certa gente abbia ancora il coraggio per andare in giro...», racconta Doriana Mandrelli Fuksas.

Secondo lei non sarebbe volata alcuna formaggiera, ma ci sarebbero state soltanto «due belle pizze», e non di quelle che si preparano nel forno, finite sulla faccia del difensore di Bertolaso. Ed è proprio su quest’uomo che c’è ancora mistero. Secondo alcuni sarebbe un costruttore romano, secondo altri un commercialista. «Un bullo - secondo la Fuksas - che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci, proprio come un teppista, classico atteggiamento che dilaga nei talk show. Insomma è stata una provocazione e noi ci siamo difesi». Pochi minuti dopo, il locale era diventato quasi deserto. Qualche sirena che annuncia l’arrivo della polizia, qualche testimonianza, molta riservatezza. Ieri, lunedì, giorno di riposo del ristorante, serrande abbassate. Guido Bertolaso fa sapere che non presenterà alcuna denuncia. Per lui, soltanto una serataccia da dimenticare.

Flavia Fiorentino


23/02/2010

Torino: arrestati dalla Digos sette anarco-insurrezionalisti

Torino: arrestati dalla Digos sette anarco-insurrezionalisti

 

Sei uomini e una donna, perquisita anche Radio Blackout. Contestato il lancio di letame in un ristorante storico del centro, gli assalti ai banchetti della Lega e al Cie

 

TORINO - Sei uomini e una donna ritenuti appartenenti all'area anarco-insurrezionalista sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari a Torino. Tre le misure cautelari in carcere, tre gli arresti domiciliari, per una settima persona è stato disposto il divieto di dimora. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a vari reati. La procura ha disposto anche 23 perquisizioni a Torino, Mantova, Trento e Cuneo, coinvolta anche Radio Blackout, storica radio di riferimento dell'autonomia. Sono contestati episodi commessi negli ultimi due anni, tra cui l'incursione con lancio di letame al ristorante Il Cambio, i danneggiamenti in piazza Castello ai banchetti della Lega Nord, numerose incursioni nelle sedi di partito e le proteste davanti al Centro identificazione espulsione di Torino e alla Croce Rossa.

Redazione online


27/01/2010

Ferran Adrià vuole ritrovare l'ispirazione Il ristorante molecolare chiude per 2 anni

Ferran Adrià vuole ritrovare l'ispirazione Il ristorante molecolare chiude per 2 anni

 

El Bulli, 3 stelle Michelin per tre anni consecutivi, È sulla costa brava. Lo chef catalano è stressato («Lavoro 15 ore al giorno»), ma promette: «Dal 2014 il menù non sarà più lo stesso»

 

Ferran Adrià davanti a El Bulli (Afp)
Ferran Adrià davanti a El Bulli (Afp)

MILANO - Ferran Adrià, guru della cucina molecolare, ha perso l'ispirazione e ha deciso di prendersi due anni per ritrovarla. Senza badare a spese. D'altra parte lo chef catalano è noto in tutto il mondo (tanto amato quanto discusso) e il suo ristorante sulla Costa Brava, El Bulli, è meta di buone forchette e spericolati acrobati del gusto. «Ho bisogno di tempo per decidere come sarà il 2014 - ha detto in una conferenza stampa durante il congresso di gastronomia "Madrid Fusion" -. Non saranno due anni sabbatici: ho bisogno di tempo per riorganizzare il menù. Quando tornerò non sarà più come prima». Il problema è che Adrià lavora troppo («15 ore al giorno») e non ha tempo per la fantasia: «Nel formato attuale di El Bulli è impossibile continuare a creare». Dunque chiuderà i battenti nel 2012 e 2013. Chi non l'avesse provato è ancora in tempo, ovviamente previa prenotazione (di mesi). E per i nostalgici, in attesa del 2014, lo chef ha messo in vendita un kit di ingredienti e additivi per la cucina molecolare fatta in casa.

Un piatto di Adrià (da www.elbulli.com)
Un piatto di Adrià (da www.elbulli.com)

TRE STELLE MICHELIN - Le 3 stelle Michelin per tre anni consecutivi, dal 2006 ad oggi (in Italia i tre stelle sono 5), e l'elezione a miglior ristorante del mondo da parte della rivista inglese Restaurant hanno fatto di Adrià una specie di leggenda. Che forse ora è diventata un peso. El Bulli, nella città di Roses, è aperto da aprile a settembre. Un pasto costa in media 200 euro. D'inverno Adrià mette a punto nuovi piatti nel suo laboratorio a Barcellona. La sua storia ha del romanzesco: dopo un inizio di carriera in salita (faceva il lavapiatti), negli anni '90 ha lanciato la sua cucina molecolare ottenendo un grande successo. Dice di voler creare «un inaspettato contrasto di sapori, temperature e colori dove niente è quel che sembra. L'idea è di provocare, sorprendere e deliziare». E in effetti le portate non sono mai banali, a volte impressionano. Come dice Adrià: «Il cliente ideale non viene a El Bulli per mangiare, ma per provare un'esperienza».

 

 

Redazione online


01/11/2009

Pranzo da record per Abramovich: a New York spende 52mila dollari al ristorante

Pranzo da record per Abramovich: a New York spende 52mila dollari al ristorante

 

Il magnate russo ha dato una mancia di 5000 dollari dopo averne pagati 7000 di servizio. Spesa eccezionale per un pranzo per 10 persone da «Nello's»: solo di vini ha pagato 35mila dollari

 

Roman Abramovich (Afp)
Roman Abramovich (Afp)

NEW YORK (USA) - Un pranzo indimenticabile. Almeno per il felice ristoratore. Pranzo da record per il patron del Chelsea, il miliardario russo, Roman Abramovich, che in un ristorante italiano di New York ha speso ben 52.221 dollari (circa 35.300 euro). A rivelarlo è il sito di gossip «Tmz» che ha pubblicato in esclusiva la ricevuta, a cui vanno aggiunti altri 5 mila dollari di mancia, oltre agli oltre 7.000 dollari già pagati di servizio.

IL PRANZO - Il miliardario russo ha pranzato nel noto ristorante «Nello's», al 696 di Madison Avenue, insieme ad altre nove persone. Ma a far schizzare il conto, più che i tagliolini al tartufo e gli spaghetti mari e monti, sono stati gli alcolici. Abramovich e i suoi ospiti hanno pasteggiato con due bottiglie magnum di champagne «Cristal rosè» (per la modica cifra di 10.0000 dollari), nonchè due «Chateau Petrus» (10.000 dollari) e tre di «La Tache Romanee Contì» (15.000 dollari). E al servizio già incluso nel conto da 47.221,09 dollari, Abramovich, come detto, ha aggiunto una mancia di altri 5.000.


17/10/2009

Test dell’alcol al ristorante Etilometro, nuovo gadget

Test dell’alcol al ristorante Etilometro, nuovo gadget

 

C’è quello da borsetta e quello che blocca l’auto. I dubbi dello chef. Proposta di legge: «Così in gruppo si decide chi guida»

 

MILANO — Metti una sera a cena, compagnia bella, una bot­tiglia di rosso. Arriva il conto, e il pavimento trema un atti­mo sotto i piedi. Un bicchiere di troppo. Varrà la pena metter­si alla guida? No, naturalmen­te. Per levare il dubbio, baste­rebbe l’etilometro. Almeno è questa la proposta bipartisan che la commissione lavori pub­blici del Senato sta valutando: test alcolemici gratuiti e volon­tari nei ristoranti. «L’idea è di rafforzare gli strumenti di pre­venzione », ha spiegato Marco Filippi (Pd). E Luigi Grillo (Pdl): «È un modo per stabilire l’obbligo per i ristoranti di do­tarsi dei precursori, che costa­no tra i 40 e i 50 euro e posso­no costituire un valido aiuto». I più lungimiranti, in realtà, ci hanno già pensato. Dando una lettura un po’ troppo scru­polosa della legge numero 160 del 2007, che obbliga «i gestori dei locali di intrattenimento in cui si somministrano bevande alcoliche (...) di assicurarsi che all’uscita sia possibile effettua­re, in maniera volontaria da parte dei clienti, una rilevazio­ne del tasso alcolemico». L’arti­colo è pensato per le discote­che, più che per trattorie e ri­storanti. «Ma noi ci siamo sen­titi chiamati in causa e da allo­ra ci siamo attrezzati con un Al­coolix. Gli ospiti sono conten­ti. Con un euro si levano il pen­siero, soffiano dentro una can­nuccia e in base al responso de­cidono a chi lasciar guidare l’auto», racconta Fabrizio Fa­biano, figlio dei titolari del Bra­ciere di Serramazzoni, 45 co­perti di cucina montanara nel Modenese.

E neppure uno chef stellato come Moreno Cedroni storce il naso di fronte all’iniziativa, an­zi si dice disposto ad accoglier­la nella sua Madonnina del Pe­scatore, a Senigallia. A poche condizioni: «Può essere inte­ressante per chi poi vuole met­tersi in viaggio garantito. Ma va fatto con eleganza, magari in una saletta a parte, lontano dalla curiosità. Serve per misu­rare se stessi, lo proverei an­che su di me, la salvaguardia è importante. Comunque non può essere a carico del ristoran­te né del cliente». Non tutti so­no così aperti. Edi Sommariva, direttore generale del Fipe, la Federazione dei pubblici eserci­zi, neanche ci pensa: «Queste prove sono un placebo, non ha senso farle senza un apparec­chio certificato. Però potrem­mo valutarle se in cambio i le­gislatori togliessero il divieto di vendere alcolici dopo le due».

L’etilometro a tavola è l’ulti­mo avamposto della battaglia per la guida sicura. Dopo esse­re entrato in macchina e in bor­setta, non fa quasi più notizia ai posti di blocco o fuori dalle discoteche (a parte quella vol­ta che il sindaco di Milano Leti­zia Moratti, due anni fa, volle premiare con un nuovo ingres­so omaggio i primi cinquanta ragazzi usciti indenni al test dai locali). La Volvo ha inventa­to quello di bordo, che blocca il motore se il tasso alcolemico supera lo 0,5. Saab, altro co­struttore svedese, ha elaborato un sistema simile. I giapponesi hanno testato sofisticati rileva­tori del respiro, sul cambio e sullo schienale, per calcolare immediatamente il livello alco­lico. Ed esistono navigatori sa­tellitari, come il Geosat 6 Drive di AvMap, che insieme con la cartografia include l’etilome­tro.
Paola Matera, amministrato­re unico della Veritest Srl, ven­de su Internet apparecchi per misurare l’alcol nel corpo. Rac­conta: «È un mercato in conti­nua ascesa, ogni anno il volu­me d’affari raddoppia. Lavoria­mo con aziende di tutti i setto­ri: dall’armatore che li vuole ac­quistare per le sue navi a chi vende Tir o macchine e decide regalarlo con il mezzo. Ma ci sono anche i produttori di be­vande alcoliche. Loro fanno questo ragionamento: chi non sa quanto può bere, non beve; allora io gli do uno strumento con il quale lui sa che può bere in modo consapevole».

Elvira Serra

Corriere.it