06/03/2012

Canada, un medico legale risolve il mistero dei piedi mozzati trovati sulle spiagge

Canada, un medico legale risolve il mistero dei piedi mozzati trovati sulle spiagge

BRITISH COLUMBIA. Nella baia di Vancouver una serie di macabri ritrovamenti negli anni: potrebbero essere di donne e uomini morti suicidi

Continua...


27/02/2011

Inchiesta della Procura di Lanusei: «A Salto di Quirra cassette d'uranio »

Inchiesta della Procura di Lanusei: «A Salto di Quirra cassette d'uranio »

Nel Poligono Interforze di Perdasdefogu, in sardegna. Svolta nell'inchiesta della Procura di Lanusei dopo i vari casi di tumore e malformazioni in persone e animali

Continua...


04/03/2010

Il serpente che si mangiava i cuccioli di dinosauro

Il serpente che si mangiava i cuccioli di dinosauro

 

Eccezionale ritrovamento fossile in India. In un nido un rettile lungo tre metri e mezzo stava attaccando un sauropode appena uscito dall'uovo

 

La ricostruzione della scena: il serpente (a sinistra) si appresta ad assalire il dinosauro appena uscito dall'uovo un attimo prima che il nido venga sommerso dal fango (Reuters)
La ricostruzione della scena: il serpente (a sinistra) si appresta ad assalire il dinosauro appena uscito dall'uovo un attimo prima che il nido venga sommerso dal fango (Reuters)

Una straordinaria storia di vita e di morte avvenuta 67 milioni di anni fa, alla fine del Cretacico. Ce la racconta un nido fossile di sauropodi, dinosauri tra i più grandi che da adulti arrivavano a misurare anche 20 metri di lunghezza. È stata trovata infatti nel 1984 nel Gujarat, Stato dell'India occidentale, la prima prova effettiva che i serpenti divoravano i dinosauri, almeno i loro cuccioli, ma lo studio è stato pubblicato solo ora sulla rivista scientifica PLoS Biology.

SOMMERSI DAL FANGO - È un ritrovamento paleontologico eccezionale, sia per la qualità del reperto, sia per il significato. Un serpente lungo circa tre metri e mezzo, di una nuova specie che è stata chiamata Sanejeh indicus, morì all'interno di un nido di dinosauri, probabilmente Titanosauri. Insieme a lui sono stati trovati un cucciolo di dinosauro lungo mezzo metro che stava uscendo da un uovo e altre due uova intatte. Il serpente era avviluppato intorno alle due uova e si preparava ad attaccare il baby-dinosauro, quando una violenta tempesta probabilmente causò lo straripamento di un vicino ruscello che sommerse di fango il nido uccidendo sia il serpente che il dinosaurino. Ma grazie a quel fatto lontano, i loro resti si sono potuti conservare perfettamente per arrivare fino a noi.

Questo è il reperto rinvenuto in India (Ap)
Questo è il reperto rinvenuto in India (Ap)

PREDATORI E PREDE - «Questa scoperta», racconta Jeffrey Wilson, paleontologo dell'Università del Michigan e membro della squadra che ha studiato il reperto, «ci dice quanto poteva essere pericolosa la vita di un cucciolo di dinosauro, anche di quelli più grandi». Gli studiosi già sapevano che le uova di dinosauro potevano essere predate da altri dinosauri e che i cuccioli potevano costituire il pasto anche dei mammiferi. Sospettavano che le uova potessero essere predate anche dai serpenti, ma finora non erano state trovate le prove.

BOCCA ARCAICA - Il Sanejeh indicus era un serpente un po' diverso da quelli attuali. I serpenti infatti sono apparsi sulla Terra solo 98 milioni di anni fa, nel Cretacico Superiore, quasi alla fine del periodo dei dinosauri. Quelli attuali hanno l'articolazione mandibolare posizionata oltre il cranio. Grazie a questa particolarità boa, pitoni e anaconda riescono a spalancare la bocca in modo tale da poter ingoiare prede molto grandi: sono stati più volte osservati serpenti ingoiare pecore intere e anche piccoli vitelli. Il Sanejeh i., invece, era una specie arcaica che non aveva ancora evoluto questa caratteristica. Anche se aveva la forma dei serpenti attuali, la sua bocca era più simile a quella delle lucertole di oggi. Però la mascella superiore del serpente si poteva muovere in modo indipendente da quella inferiore: in questo modo poteva inghiottire la preda prima un po' a sinistra e poi un po' a destra, muovendosi come quando si indossa un paio di jeans troppo aderenti. Il serpente era anche in grado di rompere le uova per leccarne il contenuto.

Paolo Virtuani


20/01/2010

Ecco perchè il personale di sicurezza degli aeroporti non trova le armi

Ecco perchè il personale di sicurezza degli aeroporti non trova le armi

 

RICERCA PUBBLICATA SU CURRENT BIOLOGY. C’è un preciso motivo psicologico: se la probabilità è bassa l’attenzione non può mantenersi ad alti livelli

 

(Ansa)
(Ansa)

C’è un preciso motivo psicologico per il quale al personale di sicurezza degli aeroporti potrebbe sfuggire la rilevazione di armi portate dai viaggiatori: trovare un’arma è un evento estremamente raro, così che l’attenzione del personale di sicurezza non può mantenersi ad alti livelli. Lo indica un nuovo studio realizzato da due ricercatori americani, Jeremy Wolfe e Michael van Wert, rispettivamente di Cambridge e Boston, i quali hanno effettuato un esperimento finalizzato proprio a valutare la persistenza del livello di attenzione delle persone in relazione alla frequenza dell’evento cercato. «Sappiamo che se non lo trovi spesso, spesso non lo troverai, perché gli oggetti rari sfuggono» ha commentato Wolfe. «Questo vuol dire che se cerchi 20 pistole in un mucchio di 40 valige, ne troverai di più che se cercherai le stesse 20 pistole in un mucchio di 2mila valige».

RAGIONI EVOLUZIONISTICHE - L’esperimento, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Current Biology ha messo in luce un fenomeno psicologico che probabilmente ha radici evoluzionistiche. I nostri antenati, quando cercavano cibo nei boschi, aumentavano il livello di attenzione se iniziavano a trovare qualcosa da mangiare, mentre la loro attenzione deviava e si abbassava, quando non si trovava nulla. Un fenomeno simile accade ai medici che si occupano di screening. Un radiologo che legge le lastre delle mammografie effettuate all’interno di un programma di screening ha maggiori probabilità di vedersi sfuggire un nodulo che avrebbe dovuto rilevare, rispetto a un radiologo che esamina la stessa lastra di una paziente visitata al di fuori di un programma di screening, e questo proprio perché il primo si aspetta un numero molto basso di eventi.

È VERO ANCHE IL CONTRARIO - Poi è vero anche il contrario, come lo studio di Wolfe e Van Wert ha dimostrato, ossia che quando ci si aspetta un’alta frequenza di un evento, si finisce per vederlo anche quando non c’è. Per tentare di risolvere il problema, i due ricercatori americani ritengono che potrebbe essere utile sottoporre il personale di sicurezza degli aeroporti (o i radiologi, nel caso della mammografia) a una breve esercitazione all’inizio di ogni turno di lavoro che li rimetta, per così dire, in contatto anche visivo con l’oggetto cercato. Il limite, ovviamente, è che qualsiasi attività routinaria di formazione finisce rapidamente per perdere di efficacia e di significato, come sanno molto bene hostess e steward quando all’inizio di ogni volo ripetono all’infinito l’inutile messa in scena delle misure di sicurezza da adottare in caso si verificasse il rarissimo evento dell’atterraggio o dell’ammaraggio di emergenza. In ogni modo sono progettate ora nuove ricerche da parte dello stesso gruppo, che verranno realizzate direttamente all’interno degli aeroporti, dove i numeri dei viaggiatori e delle valige sono incredibilmente più elevati di quelli riproducibili in laboratorio.

Danilo di Diodoro


30/07/2009

Napoli, suicida la console di Germania Sulla scrivania una lettera di scuse

Napoli, suicida la console di Germania Sulla scrivania una lettera di scuse

 

Tragedia. Si è lanciata dal secondo piano della sua casa in via Petrarca: aveva 61 anni. Il corpo trovato dal portiere

 

 

 

 

NAPOLI - La console di Germania a Napoli, Angelika Völkel, secondo quanto si apprende dalla polizia, si è suicidata lanciandosi dal secondo piano dell’abitazione di via Petrarca, 203. La donna, 61 anni, è finita sulle rampe del garage sottostante. Il portiere dello stabile ha scoperto il cadavere alle 5,30. La Völkel non era sposata, la sua famiglia vive in Germania mentre un fratello lavora negli Usa.

IL BIGLIETTO - Sulla sua scrivania la console ha lasciato un biglietto di scuse ai familiari e ai suoi collaboratori del consolato. Un messaggio breve in cui ha parlato genericamente di un «malessere» che l'affliggeva ma non è ancora chiaro a cosa si riferisse: se ad una grave malattia oppure ad problema depressivo. Poi ha lasciato un numero di telefono, quello del fratello, invitando chi l'avesse ritrovato a contattarlo per dargli la notizia della sua morte.

GENEROSA - Sotto choc i dodici collaboratori del consolato. «Angelika era una persona buona e generosa, che amava Napoli e l'Italia», dicono tra le lacrime. «Era molto contenta del rinnovo del suo contratto, per un altro anno fino alla pensione, perché voleva stare qui a Napoli». Una persona attenta sempre ai rapporti con le comunità locali, tanto da visitare, in modo incessante, scuole, istituti e tenere seminari e incontri. «Una donna, inoltre, molto elegante - aggiunge una persona che la conosceva bene -. Mi chiedeva sempre: questo è adatto all'eleganza italiana?».

DA TRE ANNI - La Völkel era console a Napoli dal 2006. Dal 1978 al 2005 ha partecipato a missioni presso le rappresentanze diplomatiche tedesche a Belgrado, Vienna, Kuala Lampur, Niamey (Niger) e Dakar. La sede consolare a Napoli con i suoi 12 collaboratori è competente sul territorio dell’Italia meridionale, dal Molise a tutta la Sicilia.


28/04/2009

Un messaggio ritrovato ad Auschwitz

Un messaggio ritrovato ad Auschwitz

 

É rimasto nascosto nella terra per più di mezzo secolo. Nel campo di concentramento è stata rinvenuta una bottiglia con uno scritto di sette deportati

 

(Ansa)

MILANO - Per oltre 65 anni sono rimaste nascoste nella terra. Ora, grazie all’inaspettata scoperta di alcuni operai che stavano demolendo un tramezzo della Scuola Superiore di Auschwitz, le parole scritte con una matita, da sette deportati sono emerse alla luce.

IL MESSAGGIO E LE FIRME - L’edificio sotto il quale era custodita la bottiglia fu utilizzato durante la guerra dalle milizie tedesche come deposito del campo di concentramento di Auschwitz-Birchenau, dove i sette firmatari - il francese Albert Veissid e i polacchi Bronislaw Jankowiak, Stanislaw Dubla, Jan Jasik, Waclaw Sobczak, Karol Czekalski e Waldemar Bialobrzeski, all’epoca tutti tra i 18 e 20 anni - erano impegnati nella costruzione di un rifugio anti-atomico. La lettera risale al settembre del 1944. Jerzy Mensfelt, portavoce del museo di Auschwitz, diffondendo la notizia del ritrovamento, ha dichiarato che ulteriori dettagli potrebbero emergere nei prossimi giorni. «Siamo certi che almeno due delle persone che compaiono in calce alla lettera sono sopravvissute alla deportazione, ma non sappiamo cosa ne sia stato di loro né se siano ancora in vita. Come del resto per tutti gli altri».

LA TESTIMONIANZA - Secondo quanto riportato sul sito della testata francese Le Point , Albert Veissid non ha alcun ricordo di quel messaggio affidato alla bottiglia. «Eppure non ho dimenticato nessun particolare del campo e quel maledetto numero (12063, ndr) affianco al mio nome è proprio quello che ho tatuato sul braccio», ha dichiarato l’ottanquattrenne signor Veissid all’agenzia di stampa francese AFP. E avanza anche un’ipotesi su chi potrebbe aver scritto la lettera: «Mi ricordo, tuttavia, di aver stretto amicizia con un gruppo di polacchi cristiani che lavoravano per il rifornimento del campo. Potrebbero essere stati loro a siglare il messaggio con il mio nome e il mio numero di matricola».

Simone D’Ambrosio


03/02/2009

Scoperta la prima tazza di cioccolato

Scoperta la prima tazza di cioccolato

 

A Chaco Canyon, nel Nuovo Messico nord-orientale, residui erano su un barattolo risalente al 1000 d.C.:, è la testimonianza più antica dell'uso del cacao negli Usa

 

 

Semi di cacao (Afp)
Semi di cacao
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
MILANO - Il cacao non ha fatto il suo ingresso in Nord America nel 15esimo secolo, come si è sempre pensato, ma ci è arrivato circa 400 anni prima, passando da sudovest. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista «Proceedings of the National Academy of Sciences», in cui viene illustrato il ritrovamento di tracce di cacao su cocci di vasellame risalenti al 1000 d.C.

LA SCOPERTA – I reperti sono stati scoperti durante gli scavi archeologici in un antico pueblo (un villaggio) di Chaco Canyon, nel Nuovo Messico nord-orientale, e sembrano legati a un rituale propiziatorio. Le tracce di teobromina (alcaloide naturale presente nella pianta del cacao) dentro i recipienti portano gli studiosi a ritenere che l'uso di bevande a base di cacao si fosse diffuso dal Messico attuale alle regioni più settentrionali circa mille anni fa.

ANTICHI TRAFFICI – Poiché quella del cacao è una pianta tropicale, gli scienziati ritengono che per raggiungere il Nuovo Messico le fave utilizzate a Chaco Canyon abbiano viaggiato per non meno di 2mila chilometri, partendo dalle regioni dell'America centrale.

 

 


 


17:36 Scritto in ARCHEOLOGIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: scoperta, tazza di cioccolata, ritrovamento | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

15/01/2009

I PERSIANI FURONO PRIMI USARE ARMI CHIMICHE

I PERSIANI FURONO PRIMI USARE ARMI CHIMICHE

 

LONDRA - Le tensioni tra Oriente e Occidente, si sa, sono vecchie quanto il mondo. Ne sapevano qualcosa gli antichi romani che sul 'limes' mediorientale condussero decine di guerre. Ora, però, un gruppo di archeologi britannici ha scoperto un dettaglio sorprendente: i persiani, durante l'assedio a Doura Europos (256 dopo Cristo), usarono armi chimiche per sterminare i legionari asserragliati nella città. I moderni, dunque, possono tirare un sospiro di sollievo.

Non è stato - contrariamente a quanto si pensava sino ad oggi - il 'secolo breve' a dare i natali alla guerra chimica. Secondo gli studiosi dell'università di Leicester, infatti, le tracce rilevate durante gli scavi non lasciano dubbi: le truppe sassanidi usarono un mix di zolfo e bitume per 'gassare' i difensori romani. Il sito di Doura Europos, scoperto nei pressi della cittadina siriana di Salhieh negli anni Venti, ha finalmente svelato i suoi segreti.

E racconta uno scontro aspro, senza esclusione di colpi. I persiani, per minare le fondamenta delle mura di cinta, decisero di scavare dei tunnel sotterranei. Ma i romani, che di assedi se ne intendevano parecchio, compresero subito cosa stava accadendo e si misero a scavare dei contro-tunnel. "E' evidente", ha detto all'Independent il professor Simon James, "che quando i due plotoni s'incontrarono furono i romani ad avere la peggio".

Gli archeologi hanno infatti riportato alla luce 20 legionari in completo assetto di battaglia. Ma cosa accadde di preciso? Far fuori un intero manipolo romano in un tunnel largo meno di due metri non era infatti cosa semplice. "I persiani - ha spiegato James - devono aver sentito i romani intenti a scavare. E gli hanno preparato un brutta sorpresa". "Nella loro sezione di tunnel - ha concluso - interrarono dei bracieri e dei mantici.

E quando i romani abbatterono le pareti aggiunsero le sostanze chimiche: i soldati, in pochi secondi, caddero incoscienti. In qualche minuto sopraggiunse la morte". Ed ecco spiegati i cristalli di zolfo e le tracce di bitume scoperte dagli archeologi nei tunnel di Doura Europos.