12/04/2012
Maria Carmela Lanzetta ci ripensa. Il sindaco pronta a ritirare le dimissioni
Maria Carmela Lanzetta ci ripensa. Il sindaco pronta a ritirare le dimissioniLA CONFERENZA DEI SINDACI DELLA LOCRIDE. Minacciata aveva annunciato l'addio alla politica. La visita della commissione Antimafia e di Bersani
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15/03/2011
Nucleare, nel mondo riparte il dibattito. E sullo stop Berlino adesso accelera
Nucleare, nel mondo riparte il dibattito. E sullo stop Berlino adesso acceleraL'India verifica la sicurezza. stop della svizzera. Martedì riunione di esperti Ue. La Merkel: chiuderemo i due impianti più vecchi. In Italia il governo va avanti
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29/07/2010
Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »
Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »UFFICIO DI PRESIDENZA DEL PARTITO CONVOCATO PER LE 20 DI QUESTA SERA. Pronto documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl
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| Fini e Berlusconi (Ansa) |
ROMA - Notte insonne e di passione per il Pdl alla fine della quale, dopo un lungo confronto al quale ha preso parte anche Giuliano Ferrara, si è deciso che l'offerta di tregua di Gianfranco Fini, «resettiamo tutto e onoriamo l'impegno con gli italiani» (fatta con un'intervista su Il Foglio) è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice durato oltre quattro ore a Palazzo Grazioli, il premier Silvio Berlusconi e gli altri partecipanti alla riunione, secondo quanto riferito da diversi presenti, non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta al mattino e messa nero su bianco in nottata in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.
UFFICIO DI PRESIDENZA ALLE 19 - Il documento verrà discusso questa sera da un ufficio di presidenza del Pdl convocato per le 19. Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono considerati fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati.
LA VISITA NOTTURNA DI FERRARA - A Palazzo Grazioli era arrivato anche il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che aveva raccolto in un «colloquio-intervista» l'appello del presidente della Camera a ribadire le ragioni dell'unità. Quando era da poco passata la mezzanotte Giuliano Ferrara, in camicia di lino e sandali francescani, lasciava Palazzo Grazioli dove era ancora in corso il vertice chiamato a decidere sulle sorti del partito e sul controverso rapporto tra i due cofondatori: «Ero qui solo per una chiacchierata con un vecchio amico», ha detto Ferrara sorridendo prima di inforcare la sua Vespa rossa.
Redazione online
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21/07/2010
Mancino: «P3? Cono d'ombra sul Csm Ma non ha inciso sulla sua attività»
Mancino: «P3? Cono d'ombra sul Csm Ma non ha inciso sulla sua attività»Plenum a Palazzo Marescialli: «Il Consiglio ha sempre tutelato l'autonomia delle toghe». Il vicepresidente dell'organo di autogoverno dei giudici: «Votai per Marra in autonomia e indipendenza»
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| Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino (Ansa) |
ROMA - Il Consiglio superiore della magistratura ha sempre tutelato l'autonomia e l'indipendenza delle toghe: è quanto ha voluto sottolineare il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, in apertura del plenum di questa mattina. «L'interferenza sulla libera attività del magistrato non è mai stata posta in discussione - ha detto - il lavoro della sezione disciplinare dimostra con quanta attenzione ci siamo posti il problema di garantire l'indipendenza e l'autonomia».
LA QUESTIONE MORALE - Il numero due di palazzo dei Marescialli, aprendo la riunione, ha riferito pubblicamente ai consiglieri della lettera inviatagli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei giorni scorsi, nella quale il capo dello Stato sottolineava che sarà la prossima consiliatura ad affrontare il tema della questione morale. Il togato del movimento per la giustizia, Ciro Riviezzo, ha voluto dunque sottolineare che in questi giorni sui giornali «si rappresenta una magistratura fatta di faccendieri», mentre «ci sono tanti magistrati con la schiena dritta che svolgono onestamente il loro lavoro e resistono a qualunque pressione». Questa osservazione è stata condivisa dal vicepresidente Mancino, il quale ha osservato che «sia nelle situazioni di emergenza, sia nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali, il magistrato è parte di un ordine che tocca interessi generali e li risolve nell'interesse dell'ordinamento. L'esperienza di questi 4 anni - ha ricordato Mancino - dimostra la validità di un impianto istituzionale che rende il giudice obbligato ad assumere la legge come guida nell'esercizio della sua attività».
IL «CONO D'OMBRA» - Intervistato da Sky Tg24 Mancino aveva anche parlato espressamente dell'inchiesta sull'associazione segreta ribattezzata «P3»: «Gli ultimi avvenimenti - ha detto - gettano un cono d'ombra, ma non credo che possano incidere sulla sostanza dell'attività che abbiamo svolto al Csm». «Peraltro - ha aggiunto - è in corso un’inchiesta da parte della Prima commissione e lo stesso procuratore generale presso la Cassazione avverte la necessità di avviare un procedimento disciplinare. Vediamo cosa succederà».
«MARRA? VOTAI IN AUTONOMIA» - Mancino, sempre ai microfoni di Sky, è poi tornato a ribadire la propria autonomia nella scelta di votare a favore di Alfonso Marra per la presidenza della Corte d’Appello di Milano e ha sottolineato di «non aver potuto immaginare che esistesse una loggia P3: non ne conosco la consistenza, non so se esista o no e sarà la magistratura a fare chiarezza su questo punto. Non potevo mai immaginare - dice Mancino a Sky Tg24 - che un geometra (Pasquale Lombardi, ndr) potesse convincermi a votare Marra. Io ho esercitato la mia funzione di elettore in autonomia e indipendenza». «Tengo inoltre a ricordare - ha aggiunto - che all’epoca in cui il Parlamento ha trattato le conseguenze dell’appartenenza alla P2 io ho fatto dichiarazioni di voto a favore dell’entrata in vigore di una legge che punisse quelli che ne facevano parte».
IL CSM E LA QUESTIONE MORALE - Mancino ha poi parlato dell'esigenza di affrontare la «questione morale» all'interno del Csm, divenuta impellente dopo la notizia del coinvolgimento di alcuni magistrati nell'inchiesta sulla P3. «Certo va fatta non solo al termine del quadriennio - ha sottolineato - ma anche all'inizio di quello successivo». Mancino ha spiegato che «se per questione morale intendiamo il complesso delle attività che hanno un rilievo di carattere etico e morale allora la questione va affrontata perchè qui è l'organizzazione stessa che viene messa in discussione».
Redazione online
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15/06/2010
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”Dopo il no della Fiom all’accordo con la Fiat sullo stabilimento campano, il segretario della Cgil fa un appello all’azienda dalle pagine di Repubblica. Intanto oggi alle 14 nuovo incontro tra i dirigenti del Lingotto e le rappresentanze sindacali
“Marchionne ci ripensi, non contrapponga lavoro a diritti. Pomigliano non può diventare una fabbrica-caserma". Questo l'appello che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, rivolge all'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dopo il no di ieri della Fiom al piano presentato ai sindacati. Secondo Epifani, intervistato da Repubblica, anche il cosiddetto “Piano B” "sarebbe una sconfitta".
In particolare ciò che la Cgil critica sono i profili di incostituzionalità contenuti nella proposta della Fiat in materia di malattia e sciopero. "C'è un capitolo del documento della Fiat - spiega Epifani - che apre problemi molto gravi. Riguarda la malattia e lo sciopero. Abbiamo consultato insigni giuristi e ci dicono che, senza chiarimenti e correzioni, quelle clausole appaiono illegittime o addirittura incostituzionali, Mi domando: si può sottoscrivere un accordo con questi profili di illegittimità?".
Secondo Epifani anche i metalmeccanici di Cisl e Uil avevano sollevato lo stesso tipo di perplessità "ma poi ha prevalso lo spirito di chiudere. Ma c'è il rischio di un fiorire di iniziative giudiziarie se non vengono chiariti quegli aspetti perché le nostre preoccupazioni sono molto fondate".
Intanto la Fiom si prepara a fermare le braccia: per il 25 giugno, alle 4 ore di sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra economica, ne aggiungerà altre quattro a sostegno della vertenza su Pomigliano. Mentre il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fa appello ai vertici della Cgil per indurre le tute blu ad accettare l'intesa e, allo stesso tempo, invita il Lingotto a considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda come nel territorio circostante come nell`intero Paese sull`ipotesi di accordo".
Oggi, il Lingotto ha convocato alle ore 14 i sindacati per fare il punto sulla situazione
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08/06/2010
Ddl intercettazioni, Berlusconi: «Testo blindato alla Camera»
Ddl intercettazioni, Berlusconi: «Testo blindato alla Camera»Il premier nel corso della riunione del Pdl di martedì mattina a Palazzo Grazioli. A Montecitorio non si faranno ulteriori modifiche. Il testo al presidente Fini solo mezz'ora prima del vertice
| Il presidente della Camera Gianfranco Fini (Imagoeconomica) |
ROMA - Sulle intercettazioni «è stato trovato un punto di equilibrio», c'è stato «un lungo lavoro di mediazione» all'interno del partito, ma ora «non dobbiamo perdere più tempo e bisogna votarlo senza ulteriori modifiche». È questo il giudizio che Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da diversi presenti, ha dato nel corso dell'Ufficio di Presidenza del Pdl al testo sulle intercettazioni. «Avrei preferito un testo più incisivo per impedire abusi nell'utilizzo delle intercettazioni, ma il compromesso raggiunto dimostra che il Pdl è un partito democratico in cui le decisioni vengono prese con il contributo di tutti». Poi avrebbe aggiunto: «Sono due anni che stiamo lavorando su questo punto. Ora basta. Ci sono gli emendamenti studiati insieme poi ci sarà l'ok del Senato e il testo non verrà modificato più alla Camera». Silvio Berlusconi, durante l'ufficio di presidenza del Pdl, ha ribadito che «il lavoro sul provvedimento è stato ultimato» e non bisognerà più intervenire. Il presidente del Consiglio, riferiscono alcuni presenti all'incontro, ha fissato tempi stretti e soprattutto ha rispedito al mittente le accuse di voler mettere il bavaglio all'informazione: «continuano a criminalizzarci, è una cosa assurda», ha ripetuto il Cavaliere. Poi lui stesso, al suo arrivo alla convention di Federalberghi, svela che nel corso della riunione c'è stata «una sola astensione, la mia e me ne spiaccio ma il programma del Pdl è vincolante e questa legge non adempie a tutte le promesse». Poi attacca: «Lobby dei magistrati e dei giornalisti ci hanno impedito di giungere ad un testo che difenda al 100% il nostro diritto di libertà».
I PRESENTI - Il premier ha comunque sottolineato che si tratta di un passo importante verso una migliore regolamentazione dello strumento di indagine. «Nel programma avevamo scritto una cosa dai principi molto più forti. Ora il testo è stato modificato ma non va più cambiato» ha detto il premier prima che il vertice del pdl votasse all'unanimità il via libera al provvedimento. Il premier ha ringraziato il Guardasigilli, Angelino Alfano, per il lavoro svolto. Nel parlamentino di via del Plebiscito, oltre al premier, c'erano i ministri del Pdl, tra cui il guardasigilli Angelino Alfano. Presenti, tra gli altri, capigruppo e vice del partito alla Camera e al Senato, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e altri esponenti del partito.
VERSO SÌ FINIANI - Intanto sul provvedimento i finiani confermano un sostanziale sì, continuando però a nutrire dubbi sul meccanismo delle 48 ore che di volta in volta andrebbero ad aggiungersi ai tempi limite stabiliti per la possibilità di intercettare. Infatti in una nota il senatore finiano e sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli afferma che «l'esame degli emendamenti conferma alcuni passi avanti soprattutto in tema di intercettazioni ambientali, ricusazione e astensione. Positiva è la volontà di superare il limite rigido dei settantacinque giorni anche se le modalià indicate necessitano di un'ulteriore riflessione per evitare un impatto negativo sull'organizzazione giudiziaria». Intanto lunedì il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è salito al Quirinale per illustrare al Capo dello Stato il testo definitivo del provvedimento. Secondo quanto si apprende solo martedì presto il testo è arrivato ai finiani e alle 8.30, a mezz'ora dall'inizio del vertice, Gianfranco Fini ha potuto valutarlo.
Redazione online
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04/05/2010
Finale Roma-Inter, massima sicurezza: 600 steward sugli spalti con gli agenti
Finale Roma-Inter, massima sicurezza: 600 steward sugli spalti con gli agentiSOTTO OSSERVAZIONE ANCHE LIVORNO-LAZIO DEL 9 MAGGIO. Riunione del Comitato al Viminale in vista della partita di mercoledì allo stadio Olimpico
ROMA - Rafforzamento delle misure di sicurezza e della presenza degli steward sugli spalti. È quanto ha deciso il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazione sportive del Viminale, al termine della riunione di questa mattina, dedicata alla finale di Coppa Italia fra Roma e Inter, in programma domani allo stadio Olimpico.
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| La Curva Sud giallorossa dello stadi Olimpico di Roma (Eidon) |
PIU' CONTROLLI - Per la partita, si legge in una nota del Casms, è stato deciso di «suggerire alle autorità di pubblica sicurezza competenti l’attuazione di ulteriori misure organizzative» tese a rafforzare i servizi di controllo degli spettatori con l’impiego di almeno 600 steward: saranno incaricati, nell’ambito dei consueti ed accurati servizi di filtraggio insieme con le forze di polizia, di verificare la regolarità dei biglietti nominativi.
LIVORNO-LAZIO - Analoghe misure sono state decise per la gara in programma domenica 9 maggio a Livorno, dove la si gioca con la Lazio. Ciascun tifoso laziale potrà acquistare un solo tagliando, che sarà incedibile. Rafforzati anche i servizi di polizia per entrambe le gare. Per l'incontro di Livorno, vista anche la rivalità politica tra le due tifoserie, è stato predisposto un rafforzamento sia dei servizi di polizia all'esterno dello stadio sia della presenza degli steward per le operazioni di filtraggio.
Redazione online
15:44 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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15/03/2010
Regionali francesi, affluenza a picco L'Ump sconfitto, avanzano i socialisti
Regionali francesi, affluenza a picco L'Ump sconfitto, avanzano i socialisti
Il presidente riunisce subito i leader della maggioranza all'Eliseo. Il Partito socialista prima forza di Francia con il 29,1%, il partito di Sarkozy al 27,3%, Verdi 13%, Le Pen 11%
| Elettori francesi al voto |
PARIGI - Il primo dato sicuro è che hanno vinto gli astensionisti. Alle 20, dopo la chiusura dei seggi per le regionali in Francia (su Le Monde, i risultati regione per regione), risulta che più di un elettore su due si è astenuto dalle urne: tra il 52 e il 55 per cento degli aventi diritto non è infatti andato a votare. L'astensione più alta mai registrata in Francia. Tra chi ha votato, secondo le prime proiezioni, il Partito socialista ha superato con il 29,1% la destra di governo dell'Ump (27,3%) diventando la prima forza politica francese in proporzione, anche se bisogna considerare che in Francia si vota con il maggioritario a doppio turno (come in Italia per le comunali e le provinciali).
La sconfitta del partito del presidente Nicolas Sarkozy appare netta dalle prime proiezioni. L'Ump arretra in quasi tutte le regioni e nonostante negli ultimi giorni Sarkozy abbia smorzato i toni del valore «nazionale» del voto, lo scarto con i socialisti di Martine Aubry - che raddoppiano rispetto al 16% delle europee dell'anno scorso - è tale da costituire una vittoria per la gauche dopo anni di sconfitte brucianti. Il secondo turno, domenica prossima, dovrà decidere quali coalizioni guideranno le 26 regioni di Francia (comprese quelle d'oltremare), 24 delle quali già appartenevano alla sinistra. La destra governa infatti solo in Alsazia e in Corsica.
PROIEZIONI - Le prime proiezioni danno il Ps in testa con il 29,1%, mentre l'Ump è fermo al 27,3%. Terzi i verdi con il 13,1%. Ottimo risultato per l'estrema destra del Front National di Le Pen accredita dell'11,2%. I i centristi di MoDem di François Bayrou escono fortemente ridimensionati totalizzando meno del 5%.
RIFLESSI E COMMENTI - Sarkozy ha subito riunito a Parigi i principali rappresentanti della maggioranza. I primi a raggiungere l'Eliseo sono stati il premier, François Fillon, il segretario generale dell'Eliseo, Claude Gueant, e il ministro dell'Interno, Brice Hortefeux. Successivamente si sono uniti altri ministri, fra i quali Michele Alliot-Marie (Giustizia) e Luc Chatel (Istruzione). «Il voto di oggi rappresenta l'adesione a un progetto, che è quello di proteggere i francesi e preparare il loro futuro», ha commentato il segretario socialista, Maritine Aubry. «È un incoraggiamento per noi, e la dimostrazione che quando il Partito socialista è unito e rivolto ai francesi, ritrova la loro fiducia». Parlando in tv al primo canale nazionale Tf1 poco dopo la diffusione dei primi risultati, Le Pen ha mostrato in diretta un cartello con la scritta «No all'islamismo». Il leader verde di Europe Ecologie, Daniel Cohn-Bendit, ha dichiarato che «la sinistra può vincere in tutte le regioni. I verdi sono la terza forza politica del Paese», pur se hanno preso tre punti i meno rispetto alle europee dell'anno scorso, ma alcuni sondaggi davano Europe Ecologie in calo maggiore. «È un risultato che ci soddisfa, ma in un contesto di astensionismo eccezionalmente elevato», ha detto l'ex segretario socialista François Hollande. Minimizza invece il premier Fillon dopo il vertice con Sarkozy all'Eliseo: «Nulla è deciso per il secondo turno. Lancio un appello alla mobilitazione degli elettori della maggioranza presidenziale». François Bayrou, leader di MoDem: «È una brutta giornata». Il partito alle europea era già precipitato all'8,4% dopo l'exploit delle presidenziali del 2007 dove ottenne il 18,57%.
ROYAL - L'ex candidata socialista Ségolène Roya alle presidenziali 2007 ha ottenuto il 40% per la presidenza della regione Poitou-Charentes, contro il circa 30% di Dominique Bussereau, capolista dell'Ump e attuale ministro dei Trasporti.
11:01 Scritto in POLITICA ESTERA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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21/12/2009
Juve, oggi il Cda. Entra Bettega, ma Ferrara rischia grosso
Juve, oggi il Cda. Entra Bettega, ma Ferrara rischia grosso
Giornata delicata in casa bianconera: c'è attesa per il consiglio d'amministrazione che ratificherà il rientro di Roberto Bettega. Ma sul tavolo c'è anche la questione tecnica: i tifosi sono in fermento, meglio cambiare guida?

Si svolgerà nel pomeriggio il Cda della Juventus che approverà il ritorno di Roberto Bettega in società con le funzioni di uomo di collegamento tra la squadra e la dirigenza. Nel contesto, verranno discusse anche la posizione di Ciro Ferrara e le eventuali contromosse in caso di fiducia a tempo. Era previsto anche un altro tema di discussione, la riduzione del budget dopo l'eliminazione dalla Champions, che ha causato una perdita di 4,5 milioni di ricavi.
Doveva essere una riunione solo tecnica (appunto riguardante temi economici), mentre a questo punto diventa un appuntamento delicatissimo e di fondamentale importanza per l'immediato futuro bianconero, anche perché la tifoseria è in fermento e ieri si è sfiorata l'invasione di campo, con i tifosi della Scirea Nord scesi a pochi centimetri dal campo. Per fortuna si sono fermati, ma le contestazioni non lasciano dubbi sulla spaccatura ormai netta ed evidente anche nei confronti della dirigenza. Ieri il ds Alessio Secco ha incontrato una delegazione di tifosi per garantire il massimo impegno della società per uscire dalla crisi e per chiedere di abbassare i toni del dissenso.
13:01 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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15/12/2009
Duro scontro alla Camera su Tartaglia Parla Di Pietro, escono i deputati del Pdl
Duro scontro alla Camera su Tartaglia Parla Di Pietro, escono i deputati del Pdl
Il ministro: legge per oscurare siti che inneggiano a odio nel prossimo cdm. Maroni: «Campagna contro premier provoca spirale emulativa». Il leader dell'Idv: non ci faremo intimidire
ROMA - Alta tensione alla Camera durante l'informativa di Maroni sull'aggressione contro Silvio Berlusconi. Al termine del suo intervento ha preso la parola Di Pietro («Non ci faremo intimidire») e i deputati del Pdl hanno lasciato l'Aula.
DI PIETRO - «Noi non facciamo opposizione in odio a Berlusconi ma per amore del nostro Paese - ha detto il leader dell'Italia dei Valori -. Da quindici anni ci battiamo contro provvedimenti che offendono le coscienze. Questo crea odio, questo arma la mano istigata da problemi di una maggioranza e un governo che piegano il Parlamento a proprio uso». L'intero gruppo del Pdl è uscito dall'Aula prima dell'intervento di Di Pietro. E questi, ironico: «Rispettiamoli, non vorrei rovinare loro le orecchie con le mie parole». L'idv Barbato, commentando l'uscita dei deputati, ha parlato di «popolo della mafia».
CICCHITTO - Replica di Cicchitto: «La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità». Il riferimento è a «un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L'Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, da quel terrorista mediatico di nome Travaglio, da alcuni pm che vanno in tv a parlarne, da un partito, Italia dei Valori e dal suo leader Di Pietro, da qualche settore giustizialista, onorevole Bersani, del suo partito».
PREMEDITAZIONE - Maroni nella sua informativa ha parlato della premeditazione del gesto di Massimo Tartaglia: «Dice di aver agito per rabbia, ma la premeditazione del suo gesto risulta provata». Era in piazza Duomo già dalle 11 di domenica e «aveva con sé altri oggetti atti a offendere, tra cui un crocefisso in materiale resinoso». Quindi Maroni ribadisce il corretto comportamento delle forze dell'ordine e sottolinea che «i dispositivi attuati hanno consentito di sventare una violenta contestazione al presidente del Consiglio proprio sotto il palco». La responsabilità della sicurezza e della protezione istituzionale del premier, spiega, «compete direttamente all'Aisi», il servizio segreto civile. «È auspicabile che le misure sulla sicurezza delle alte cariche dello Stato non costituiscano motivo di polemica politica». Ma su questo punto Bersani e Casini hanno chiesto chiarimenti al responsabile del Viminale.
I DUE TESTIMONI - Maroni ha poi citato un servizio trasmesso da Striscia la Notizia secondo cui due testimoni avrebbero avvisato la polizia di un possibile attentato al premier senza essere presi in considerazione: «Ho chiesto al capo della polizia e al questore di Milano di contattare immediatamente le due persone che sono state portate in Questura dove hanno reso una testimonianza che si sono rifiutati di firmare». I due hanno confermato di avere contattato la polizia segnalando una matto che disturbava i passanti ma senza far riferimento a parole pronunciate da Tartaglia contro Berlusconi.
SPIRALE EMULATIVA - Il ministro attacca l'«asprezza dei toni assunta dalla dialettica politica»: «La crescente campagna contro la persona del premier, che in molti casi travalica le regole del confronto democratico - spiega -, finisce per provocare una spirale emulativa». Quindi un nuovo attacco contro i social network e l'annuncio di una prossima iniziativa legislativa: «La creazione di gruppi su Internet che inneggiano all'aggressore del premier costituiscono una vera e propria istigazione a delinquere. Stiamo valutando l'oscuramento, con soluzioni che intendo sottoporre al prossimo Consiglio dei ministri». Infine gli auguri al premier: «Voglio rinnovare lo sdegno mio personale e di tutto il governo per la gravissima aggressione. A Berlusconi va la mia solidarietà e vicinanza con l'augurio che torni presto a svolgere la sua preziosa attività». Segue un applauso dei deputati.
LA SICUREZZA DEL PREMIER - Quindi ha preso la parola Pierluigi Bersani: «I discorsi sul famoso clima nell'immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l'incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno». Il segretario del Pd ha detto di non condividere le affermazioni di Cicchitto e ha chiesto al governo di dare delle risposte: «Pensiamo di andare avanti tutta la legislatura con 26 voti di fiducia all'anno? Parlo di qualcosa ce non c'entra con questi fatti, ma che riguarda un processo democratico che dobbiamo garantire. Credo che oggi dovremmo fermarci qui e chiedere al ministro dell'Interno una risposta più convincente su che cosa non vada nei sistemi di sicurezza e di tutela del presidente del Consiglio: ci sono stati altri episodi che hanno riguardato anche le residenze del premier. Vogliamo essere sicuri che sia ben tutelato».
CASINI: NO A CENSURA DEL WEB - Per Casini, «la solidarietà è doverosa, ma diciamo no alle strumentalizzazioni o alle intimidazioni che rischiano di alimentare nuove campagne di odio». Il leader dell'Udc si oppone all'ipotesi di censura del web: «Sarebbe sbagliatissimo e ancora più sbagliata sarebbe la censura sui giornali». «Occorre isolare i violenti senza se e senza ma e - conclude -, doppiopesismi e ambiguità non sono consentiti. Occorre riprendere a lavorare con sobrietà». E sulla sicurezza del premier: «Ribadiamo la fiducia nel ministro Maroni e siamo fiduciosi che approfondirà questi aspetti».
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