20/09/2011

Lampedusa, rivolta nel Cie

Lampedusa, rivolta nel Cie

Immigrati tunisini protestano contro i rimpatri. Nel centro di accoglienza è scoppiato un vasto incendio. Durante il rogo in fuga 800 persone. Decine di intossicati

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01/08/2011

Rivolta degli immigrati del Cara. Bloccati binari, Ss16 bis e complanari

Rivolta degli immigrati del Cara. Bloccati binari, Ss16 bis e complanari

Traffico in tilt. cancellati dieci treni regionali. I migranti armati di spranghe attaccano forze dell'ordine

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13/06/2011

Amina, mistero svelato: un americano dietro la blogger gay

Amina, mistero svelato: un americano dietro la blogger gay

La trentacinquenne omosessuale di Damasco diventata simbolo delle proteste in Siria non esiste. A creare la falsa identità Tom MacMaster, statunitense, durante una vacanza a Istanbul. Scoperto, l’uomo ha chiesto scusa ai suoi lettori in tutto il mondo

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13/05/2011

Titolo del post«Gheddafi via da Tripoli , ma è in Libia Cessate il fuoco? No a un Paese diviso»

Titolo del post«Gheddafi via da Tripoli , ma è in Libia Cessate il fuoco? No a un Paese diviso»

«Uccidere il colonnello? NOn è previsto dalla risoluzione Onu. Ma sarà incriminato» Il ministro degli Esteri, Frattini, a Corriere Tv: «La pressione internazionale sta disgregando il regime»

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25/04/2011

Nuovi scontri in Siria, almeno 25 vittime

Nuovi scontri in Siria, almeno 25 vittime

Le forze di sicurezza irrompono a Deraa e Douma e sparano sulla folla. Damasco chiude il confine con la Giordania accusata da Bashar al-Assad di sostenere le rivolte anti-governative

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20/02/2011

Non cessano gli scontri nel norafrica

Non cessano gli scontri nel norafrica

Centinaia di feriti e morti negli scontri avvenuti in Libia dovuti agli strascichi rivoluzionari della Tunisia ed Egitto. La Farnesina in un comunicato esorta a recarsi nelle zone di guerra mentre il ministro Frattini chiama Hillary Clinton.

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19/11/2010

Treviso, aeroclub cita Auschwitz Si muove la procura: la toglieremo

Treviso, aeroclub cita Auschwitz Si muove la procura: la toglieremo

LA POLEMICA. L'associazione protesta contro l'Enac mutuando la scritta posizionata dai nazisti all'ingresso del campo di concentramento. Rivolta della comunità ebraica

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11/10/2010

Cagliari: rivolta dei migranti nel Cpa, chiuso l'aeroporto

Cagliari: rivolta dei migranti nel Cpa, chiuso l'aeroporto

Un centinaio di immigrati clandestini hanno preso il controllo della palazzina nei pressi dello scalo che ospita il centro di prima accoglienza. Alcuni nordafricani hanno invaso la pista. Traffico bloccato fino alle 22

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01/05/2010

«Secessione da Roma» Frosinone e Latina giurano a Fossanova

«Secessione da Roma» Frosinone e Latina giurano a Fossanova

Referendum insieme con i «ribelli» di Rieti e Viterbo

 

ROMA — Il passo fino al santuario del Doctor Angelicus è lungo, forse troppo. «Ma noi lo faremo, sì, faremo il giuramento ». Certo suona bene, il Giuramento di Fossanova, però ha un retrogusto leghista, no? «Embè? Bossi sta combattendo per il suo territorio! Bravo! Noi per il nostro», dice intrepido Antonello Iannarilli, Pdl di tendenza forzista, presidente della Provincia di Frosinone: «Berlusconi non mi caccia, ma se mi caccia prenderò altre strade...». A parole sono decisi, decisissimi: basta con Roma padrona, se non ladrona. Il 17 maggio i consigli provinciali di Frosinone e Latina, in seduta comune, firmeranno un’intesa per far partire un referendum assieme agli altri «secessionisti» delle Province di Rieti e Viterbo. L’obiettivo sembra quasi una bestemmia: una Regione senza Roma, la Regione delle Province. «Si chiamerà la Ventunesima », anticipa Iannarilli, anche se detta così più che una regione sembra una legione, manco a dirlo, romana. Lo scenario del giuramento dovrebbe essere suggestivo, uno dei più carichi di senso e storia del basso Lazio. Fossanova. L’Abbazia. Dove morì Tommaso d’Aquino, mentre spiegava il Cantico dei cantici ai monaci cistercensi. Sarà duro e vagamente blasfemo star lì, sette secoli e spiccioli più tardi, a spiegare ai congiurati consiglieri provinciali come e quando bisognerà staccarsi dall’odiata capitale che «dati di Unioncamere alla mano, è cresciuta solo lei negli ultimi quarant’anni, a scapito di Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti », insomma, a sbrogliare una faccenda di conti e spartizioni a pochi metri dalla stanza dove spirò il Dottore Angelico.

Ma ecco un contrattempo che dà alla rivolta un vago profumo di pochade. All’Abbazia cadono dalle nuvole. Tra i chiostri dove per la prima volta si sposarono gotico e romanico, i secessionisti laziali sono dei perfetti sconosciuti. «Chi viene? Noi non ne sappiamo nulla! », ride soave fratel Marco, uno dei quattro francescani polacchi che hanno preso il posto dei monaci. Beh, magari il superiore sa... «Macché. Noi a pranzo ci diciamo tutto, nemmeno lui sa nulla. E poi qui è tutto vincolato dalla Soprintendenza». «I frati non ne sanno nulla? Beh, tocca a Cusani organizzare », replica Iannarilli senza un plissé. Logico. Fossanova è nel territorio di Latina e Armando Cusani è il presidente della Provincia di Latina. Ma nel pomeriggio prefestivo l’organizzatore è introvabile. Che i congiurati si riuniscano nell’Abbazia o nel parcheggio dei pullman turistici lì tra i boschi pontini, la questione politica, anticipata ieri dal Tempo, non cambia. E crea imbarazzi. In soldoni, l’idea dei nuovi poteri capitolini previsti dalla legge su Roma ha generato gelosie e malumori. Inoltre la giunta appena sfornata dalla Polverini ha scontentato tanti, troppi. Specie nelle province. «A Roma ha vinto la Bonino. Noi l’abbiamo fatta eleggere, Renata: con 160 mila voti. E a Frosinone manco un assessore?», sbottano i rivoltosi. Francesco Storace, uno che ha il dono di dire pane al pane, la spiega così: «Idea eccellente. Era di Andrea Mondello prima del mio governo regionale, io la rilanciai. Nella prima stesura la devolution prevedeva la Regione di Roma, e la Regione delle Province è la salvezza del resto del Lazio. Peccato però che, ci fosse stato un assessore ciociaro nella giunta Polverini, della salvezza del Lazio non ne avrebbero mai parlato!».

Cauto, molto cauto Maurizio Stirpe, presidente di Confindustria Lazio: «La prospettiva di una secessione affascina sempre la gente. E io capisco l’amarezza degli amministratori di Frosinone che chiedono più attenzione. Ma noi, come industriali, stiamo lavorando in senso opposto: vogliamo fondere le associazioni territoriali». Non dev’essere un pomeriggio facile nel palazzo della Regione sulla Colombo. La Polverini è immersa nelle trattative con l’Udc, ballano poltrone (in gergo politichese: si valorizzano le competenze...). Una sua portavoce avvisa durissima che la governatrice non parla da due giorni di questa storia delle Province («ma che fa, mica lo scrive?»). «Toni sbagliati», dirà molto più tardi lei, Renata, a margine di un evento sportivo: «Un posto in giunta per il Pdl di Frosinone? Lavoreremo...». Curiosamente, viene mandato avanti un consigliere uscente, Donato Robilotta: «La Polverini non c’entra con la protesta delle Province, è polemica vecchia ». Mica vero. I ribelli rincarano: «Noi, traditi dai partiti. Ma Renata non ci ha difeso». Il vaso di Pandora degli egoismi sembra aperto, spiega Giuseppe De Rita: «Ognuno va per proprio conto, pensi alle vicende dell’Olimpiade di Torino, dell’Expo’ di Milano e all’infelice idea della Formula Uno a Roma ». Alemanno è comunque l’unico politico di rango a tirar fuori subito la testa: «Roma non se ne va dal Lazio. La Regione è l’area vasta della Capitale». Ma ormai le lingue sono imbrogliate. «Area vasta? Area metropolitana? Il sindaco di Roma ci offende», tuona Iannarilli: «Basta elemosina’ da questi. Ma che, stamo a scherza’?». E già tremano le volte che diedero riparo all’Aquinate.

Goffredo Buccini


13/02/2010

Milano, ucciso 19enne egiziano Dopo la rissa è rivolta nelle strade

Milano, ucciso 19enne egiziano Dopo la rissa è rivolta nelle strade

 

Il ragazzo è stato accoltellato da un gruppo di etnia latino-americana in viale Padova. Gruppi di nordafricani hanno capovolto auto e danneggiando negozi gestiti da sudamericani

 

I vigili urbani tengono a stento la folla (Fotogramma)

MILANO - Almeno un centinaio di stranieri hanno dato vita a Milano a una rivolta nella zona periferica di via Padova, uno dei quartieri più multietnici del capoluogo lombardo dopo l'omicidio di un giovane egiziano da parte di sudamericani. Dopo l'omicidio gruppi di nordafricani hanno cominciato a spaccare auto e danneggiando negozi prevalentemente gestiti da sudamericani. I nordafricani infuriati non sono limitati ai danneggiamenti ma hanno aggredito anche alcune persone, prevalentemente di etnia latino-americana. Poi un folto gruppo si è riunito in un corteo improvvisato e si è diretto verso il Consolato egiziano sito in via Porpora. Il quartiere si è subito riempito di volanti della polizia.

L'OMICIDIO - L'omicidio, avvenuto alle 17,40 per strada in via Padova all'altezza del numero civico 80, secondo una prima ricostruzione della Questura, è nato da un diverbio per motivi banali fra tre africani e cinque latino-americani su un autobus. I gruppi, scesi dal mezzo pubblico, si sono affrontati. L'egiziano di 19 anni, raggiunto da una coltellata al torace è morto quasi all'istante. Gli altri due sono stati feriti, ma non sono in pericolo di vita. Quando medici e polizia, terminati i rilievi, stavano rimuovendo il corpo sono iniziate le proteste che si sono fatte sempre più violente tanto da richiedere l'intervento delle forze dell'ordine.

A GRUPPI - Successivamente la situazione in via Padova è stata riportata sotto controllo nonostante gli evidenti segni dei disordini. Nel frattempo i tafferugli si eranoo spostati nelle vie laterali. Nei vicoli, infatti, almeno quattro o cinque gruppi di venti-trenta nordafricani ciascuno si spostavano e si raggruppavano compiendo ulteriori danni in una specie di caccia al sudamericano. Poi 25 giovani sudafricani sono stati fermati, mani in alto e faccia al muro, controllati e perquisiti da una cinquantina di agenti in assetto antisommossa. Tutti intorno ai vent’anni. Alcuni sono stati caricati nei cellulari per controlli in Questura.

Redazione online