11/07/2010
La sonda Rosetta sfiora l’asteroide
La sonda Rosetta sfiora l’asteroideIl robot dell’Esa europea a 450 milioni di chilometri dalla terra
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| L'asteroide Lutetia |
Rosetta ha incontrato Lutetia, il più grande asteroide che un robot cosmico abbia finora avvicinato. Alla velocità di 15 chilometri al secondo la sonda dell’Esa europea è passata a 3.126 chilometri dalla superficie grigia del corpo celeste con il diametro presunto di circa cento chilometri e simile ad una patata. Presunto perché le ricognizioni da Terra con i radar e i telescopi ottici lasciano un margine di incertezza data la lontananza a cui orbita 21-Lutetia, questo il suo nome completo dato dagli astronomi. E stabilire la sua taglia è proprio uno dei motivi per cui si è scelta la distanza dell’incontro: a tre chilometri si riesce bene a coglierne l’insieme e a valutarne le caratteristiche naturali che la superficie mostra.
L'AVVICINAMENTO - Il momento del maggiore avvicinamento è avvenuto alle 18.10 ma la conferma che tutto è andato per il meglio è avvenuta alle 18.45 quando la sonda ha ripreso a trasmettere con l’antenna ad alto guadagno, la parabola orientata verso la Terra. Alle 18.05 queste comunicazioni erano state interrotte perché la sonda doveva iniziare una manovra di rotazione continua per inseguire con i suoi strumenti l’asteroide. Dalle 15.10, tra l’altro Rosetta aveva iniziato una navigazione completamente autonoma governata dai computer di bordo. Tutte le operazioni sono state governate dal centro Esoc di Darmstadt, in Germania, che è il centro di controllo delle missioni spaziali dell’agenzia spaziale europea. A gestire l’incontro ci ha pensato Paolo Ferri, responsabile di tutte le missioni interplanetarie. Lutetia pur essendo il più grande asteroide incontrato da una sonda spaziale è considerato il più piccolo della fascia di asteroidi presente tra Marte e Giove. Lo scoprì il 15 novembre 1852 Hermann Goldschmidt dall’Osservatorio di Parigi e il suo nome è il termine latino della capitale francese scelto da Francois Arago direttore dell’Osservatorio. Da allora è rimasto un corpo tutto sommato misterioso ma ora sono gli strumenti di Rosetta a rivelarcelo nei dettagli. Per arrivare a Darmstadt i segnali impiegano 25 minuti perché il meeting cosmico è avvenuto ad una distanza di 450 milioni di chilometri dalla Terra. Nella notte la sonda trasmetterà le foto e i dati scientifici raccolti e dunque Lutetia avrà finalmente un volto. Uno degli strumenti, il sistema di imaging Osiris, è stato progettato e costruito con il contributo dei ricercatori dell'Università di Padova nei vari dipartimenti (Astronomia, Dim, Dei, Fisica, Geoscienze) e dell'Osservatorio Astronomico riuniti nel Cisas Per questo l’incontro è stato seguito anche dall’università patavina dall’Aula Rosino del Dipartimento di astronomia. I dati inviati saranno analizzati anche dal gruppo di scienziati veneti diretti dal professor Cesare Barbieri. Ora Rosetta continuerà il suo viaggio verso l’obiettivo per cui è stata costruita. Nel 2014 infatti dovrà incontrare la cometa 67P/Churyomov-Gersimenko lasciando cadere sulla sua superficie un lander dal quale uscirà una trivella costruita sotto la supervisione di Amalia Ercole Finzi del Politecnico di Milano e capace di analizzare per la prima volta direttamente un nucleo cometario. L’avventura, dunque, continua.
Giovanni Caprara
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23/02/2010
L'esercito Usa arruola il mulo-robot
L'esercito Usa arruola il mulo-robot
Avviata la costruzione su progetto sviluppato al Mit. Può trasportare 180 chili per 32 chilometri su ogni tipo di terreno e riconosce il soldato da seguire
Perfetti muli da soma: obbedienti e mai testardi. Li vuole l'esercito americano per il trasporto di materiale bellico durante le ricognizioni di terra e l'impresa Boston Dynamics glieli costruisce. Ovviamente muli robot. Tutti bulloni, circuiti, software e motori. Queste macchine a quattro zampe si chiamano LS3 (Legged Squad Support System) e sono state commissionate dalla Darpa (Defense Advanced Research Project Agency) con un finanziamento di 32 milioni di dollari per 30 mesi. Sono appetibili per la Difesa statunitense perché possono trasportare carichi da 181 chili per circa 32 chilometri, su ogni tipo di terreno: scosceso, innevato e scivoloso. Una pista di ghiaccio, una montagna fangosa, un cumulo di macerie o un bosco fitto di alberi non rappresentano un problema. Insomma, i quadrupedi artificiali possono camminare accanto ai soldati in ambienti difficili, inaccessibili a moto e auto. A sviluppare l'LS3 è Marc Raibert, già professore del Mit di Boston e oggi a capo dell'industria con la commessa, che progetta robot con le zampe dagli anni 80.
MULO-ROBOT- Il suo mulo-robot non è altro che l'evoluzione di Big Dog, una specie di cavallo meccanico dalla stazza di 75 chilogrammi, ma più sofisticato: ogni volta che si trova su un terreno difficile mette in azione i sensori di equilibrio per non cadere. «E' in grado di eseguire camminate instabili come quelle dell'uomo — spiega Giulio Sandini, direttore del dipartimento di robotica dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) — vuol dire che i suoi motori non si fermano mai e reagiscono istantaneamente agli squilibri. Un esempio per capire meglio? Pensiamo a quando corriamo, c'è un istante in cui tutti e due i piedi sono sollevati da terra e se in quel preciso istante ci fermassimo, cadremmo. La stessa cosa succede alla macchina». A pieno carico il mulo robot deve pesare circa 570 chili (disposizioni del cliente) e camminare in maniera autonoma. «Può seguire un capo con addosso un dispositivo elettronico — dice Raibert — come un cane fedele, oppure essere guidato da un Gps». Al momento la velocità al trotto e al galoppo è limitata, al massimo viaggia a 16 chilometri all'ora. Nessuna difficoltà invece nelle uscite in pattuglia: «Individua fino a cinque persone vicine in movimento e così evita di scontrarsi con loro» dice Sandini. La tecnologia dei motori a benzina che azionano i sistemi idraulici è da perfezionare — Big Dog ne monta uno da 18 cavalli mentre LS3 ne avrà uno da 40 cavalli — cercando di aumentare l'autonomia fino a 24 ore. «Un fattore importante è l'affidabilità: se una parte meccanica si rompe, il robot cade» dice Claudio Semini dell'Iit che sta assemblando HyQ (Hydraulic Quadruped), un cyber-San Bernardo sui 90 chili, progettato per trovare le persone da soccorrere dopo terremoti, tsunami e valanghe. Il prossimo passo per migliorare LS3? Darli la capacità di evitare un numero maggiore di ostacoli in movimento e soprattutto dotarlo di motori non rumorosi, altrimenti addio effetto sorpresa. twitter@paolacars
Paola Caruso
Fonte: corriere.it
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28/02/2009
Il robot che replica Einstein. Ma solo per la faccia
Il robot che replica Einstein. Ma solo per la faccia
Gli manca solo il cervello
La preoccupazione degli scienziati che si occupano di robotica è di arrivare a essere in grado di costruire macchine dall'aspetto sempre più umano, capaci di trasmettere e - almeno apparentemente - ricevere emozioni. E così andare oltre l'immaginario tenebroso alla Matrix, di un mondo popolato da macchine "brutte e cattive". In questa direzione è impressionante il costrutto con l'aspetto del fisico premio Nobel Albert Einstein, progettato e assemblato dalla texana Hanson Robotics e incredibilmente espressivo con i suoi movimenti facciali e delle spalle grazie al software sviluppato dal California Institute for Telecommunications and Information Technology.
Come si può vedere bene nel filmato, quello che più impressiona al di là della grande somiglianza fisica - spesso ritenuta inquietante a sua volta -, è la capacità come dicevamo di trasmettere emozioni. Proprio perché è sulla supposta empatia di questi robot che secondo gli scienziati si gioca l'accettabilità futura da parte della gente delle macchine. Da qui la scelta del soggetto, Einstein, ritenuto un modello "gradevole e emozionalmente accessibile". In grado dunque di interagire in modo naturale con gli esseri umani e dunque utilizzabile, per esempio, per aiutare i bambini autistici a percepire e fare proprie le emozioni.
I modelli come il robot in questione costano al momento cifre alte, seppur non più astronomiche: un po' più di 50 mila euro a prototipo. Ma la resa è altrettanto alta. Grazie a 31 motori facciali e all'uso del Frubber, un polimero elastico di proprietà della Hanson in grado di replicare la pelle umana fino, letteralmente, all'ultimo poro.
Una sola cosa manca, e trattandosi di un robot-Einstein è inevitabile notarla: una mente umana, magari non geniale come quella del fisico tedesco, ma in grado di pensiero proprio e consapevolezza di sé. Per questa, dicono dal Texas, serviranno altri 10 anni di lavoro. Poi si potrà dare il via a una produzione di massa, con singoli pezzi dal costo non superiore ai 150 euro.
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19/10/2008
Due robot italiani in finale nella Champions di automi
Due robot italiani in finale nella Champions di automiIl «Lunar Robotics Challenge» dell’Esa si conclude nella notte tra il 24 e il 25 ottobre. Due compagini, entrambe di Pisa (Università statale e Scuola superiore S. Anna) con progetti all’avanguardia
PISA – E’ la Champions della robotica lunare, la più prestigiosa competizione europea dedicata a ricercatori e studenti costruttori di automi. Lunar Robotics Challenge dell’Esa (l’agenzia spaziale europea) quest’anno si conclude nella notte tra il 24 e il 25 ottobre con una finale super all’interno del cratere di un vulcano spento a Tenerife, isole Canarie. All’ultima gara, superando i progetti di decine di team arrivati da 17 paesi dell’Ue, si sono qualificate otto squadre e l’Italia è riuscita a piazzare due compagini, entrambe di Pisa (Università statale e Scuola superiore Sant’Anna) che hanno costruito due robot all’avanguardia. Il primo, realizzato dalla squadra del Centro di ricerca Piaggio della facoltà di Ingegneria dell’università di Pisa, si chiama David ed ha una peculiarità che lo rende unico nel mondo.
«DAVID» (Foto sotto)- «L’automa è attrezzato con un braccio robotico che viene lanciato da un cavo telecomandato – spiega Antonio Bicchi, ordinario di robotica all’ateneo pisano che ha coordinato la ricerca – e permette all’organo di presa di raggiungere un oggetto lontano diversi metri anche in assenza di gravità». Insomma, un robot Tiramolla (come il famoso fumetto), che è anche attrezzato con ruote speciali in grado di muoversi senza problemi su superfici sabbiose e superare ostacoli con grande facilità. «Abbiamo pensato a una macchina capace di muoversi in condizioni ambientali proibitive – spiega Adriano Fagiolini, dottorando all’ateneo pisano e team manager della squadra -. David è stato progettato per muoversi su terreni impervi e in luoghi privi di luce, pervasi dalla sabbia lunare, che è molto abrasiva e potenzialmente dannosa per i meccanismi del veicolo, esposti anche alle radiazioni dovute all’assenza di atmosfera».
«PESAPOD» (Foto sotto) - Il secondo robot italiano, realizzato da studenti e ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna (i laboratori sono quelli diretti dai professori Paolo Dario e da Maria Chiara Carrozza, rettore della scuola), è stato battezzato Pesapod, complesso gioco linguistico tra «hexapod», l'acronimo (Esa) che contraddistingue l'agenzia spaziale europea e la pronuncia Pisapod che richiama alla mente la città di provenienza della squadra, Pisa, appunto. Pesapod è un robot a sei zampe. Il suo punto di forza? «Il meccanismo che contraddistingue una delle zampe anteriori dell’automa – spiega Stefano Roccella, ricercatore della Scuola – e che agisce come una benna per scavare, raccogliere e proteggere il materiale lunare prima che venga depositato nell'alloggiamento del lander». Come Pollicino il robot è stato programmato per lasciare sul percorso alcuni piccoli ma potenti ripetitori per rendere il segnale di comando più stabile. «Se uno dei nodi della rete alla quale è collegata la macchina dovesse smettere di funzionare – continua Roccella – sarà così possibile riconfigurare la rete senza interrompere la comunicazione. Una stereocamera e due telecamere di prossimità permettono infine una manipolazione precisa del materiale». Gli otto robot in gara sulla «luna spagnola» dovranno entrare all’interno di un cratere di un vulcano spento (che simula un cratere lunare) e compiere alcune operazioni, tra le quali la raccolta di materiale, roccia e sedimenti. Che poi dovranno trasportare al «campo base» muovendosi in un ambiente estremamente ostile.
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| Tag: robot, italiani, campionati, robotica, automi, finale, vincitori | OKNOtizie |
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