14/01/2012

Due detenuti evadono da Regina Coeli

Due detenuti evadono da Regina Coeli

VIA DELLA LUNGARA. Sono un cittadino romeno e uno albanese. I due sono riusciti a segare le sbarre e calarsi con le lenzuola. I sindacati: «Presenti solo due agenti, dovevano essere otto»

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12/07/2011

Beffa del truffatore romeno: in cella a fare truffe.

Beffa del truffatore romeno: in cella a fare truffe.

Arrestato per aver clonato carte di credito il carcere di San Vittore di Milano lo fa lavorare al call center delle donazioni Telethon. E lui ne approfitta... Un agente della polizia penitenziaria si è insospettito per la solerzia con cui il romeno trascriveva i dati che gli arrivavano al telefono

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18/02/2011

Turista Usa violentata a Villa Borghese Alemanno: «Accendiamo il Colosseo»

Turista Usa violentata a Villa Borghese Alemanno: «Accendiamo il Colosseo»

Arrestato un 30enne. La ragazza, 28 anni, è stata portata da un romeno senza fissa dimora in una cabina elettrica: lì l'aggressione. Il sindaco: luci sull'Anfiteatro in segno di solidarietà

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15/11/2010

«Io, pestato perché romeno e i carabinieri non intervenivano»

«Io, pestato perché romeno e i carabinieri non intervenivano»

Nel video choc il pestaggio di un 62enne, che ha riportato fratture al volto. Denunciato l'aggressore, autista di carroattrezzi. «Frutto di un clima avvelenato»

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14/06/2010

Sedicenne tenta violenza su tredicenne arrestato nel campo nomadi di via Salone

Sedicenne tenta violenza su tredicenne arrestato nel campo nomadi di via Salone

ALLE PORTE DI ROMA. Il giovane romeno, che si era invaghito della ragazzina l'ha portata in un luogo isolato, la piccola si è difesa

 

ROMA - Un sedicenne avrebbe violentato una ragazzina di 13 anni alla periferia Est di Roma. E' accaduto nei dintorni di Tivoli, dove i carabinieri hanno fermato domenica un ragazzo romeno con l'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una connazionale.

RICOVERATA IN OSPEDALE - La centrale operativa dell'Arma si è mossa dopo che, intorno alle 18 di domenica 13 giugno, il personale del pronto soccorso dell'ospedale «San Giovanni Evangelista» aveva allertato i carabinieri - come da protocollo - in merito all'arrivo, poco prima, di una ragazza di 13 anni, accompagnata dalla madre, che denunciava di essere stata violentata da un suo connazionale.
Subito sono partiti i primi accertamenti che hanno consentito di risalire al sedicenne, un ragazzo che si era invaghito della ragazzina. Le ricerche hanno permesso di individuare il giovane nel campo nomadi di Roma, via di Salone.

PORTATA VIA IN AUTO - La ragazzina ha riferito ai militari di essere stata obbligata a salire su un'automobile di grossa cilindrata e di essere stata portata in un luogo isolato, dove il sedicenne, dopo averla immobilizzata, le ha usato violenza, senza però riuscirvi completamente, a causa della forte reazione della vittima che se l'è cavata con un po' di lividi.
Il ragazzo ha cercato, in un secondo momento, di comprare il silenzio della 13enne, offrendole dei soldi. Alla luce dei gravi indizi di colpevolezza e del fondato pericolo di fuga, il violentatore è stato sottoposto a fermo ed è stato accompagnato presso il centro di prima accoglienza di Roma, a disposizione dell'autorità giudiziaria, davanti alla quale dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata. (fonte Agi)


07/02/2010

Pirata della strada minorenne uccide padre di famiglia e fugge

Pirata della strada minorenne uccide padre di famiglia e fugge

 

AD ARTENA. Grave la moglie e il figlio dell'uomo. Il 17enne romeno rintracciato e arrestato dai carabinieri

 

 

ROMA - Un ragazzo romeno di 17 anni, alla guida di un furgone, ad alta velocità, ha investito e ucciso un padre di famiglia di 41 anni e ferito gravemente la moglie, di 42, e il figlio di 12, che viaggiavano su un'auto. È accaduto nella serata di sabato ad Artena, un paese in provincia di Roma. Il pirata della strada, che è fuggito senza prestare soccorso, è stato preso qualche ora dopo alla stazione Termini a Roma dove cercava di prendere un treno dai carabinieri della stazione di Artena. È stato bloccato anche un suo connazionale di 36 anni, fuggito con lui, che era a bordo del furgone nel posto del passeggero.

LA DINAMICA - Il ragazzo, secondo i primi accertamenti, non era né ubriaco né drogato. Secondo una prima ricostruzione il giovane, insieme al suo connazionale, stava viaggiando a bordo di un furgone Fiat lungo la strada provinciale 600 Ariana, ad Artena, quando all'altezza del chilometro 5+900, ha invaso la corsia opposta della carreggiata scontrandosi contro una Ford Fiesta a bordo della quale viaggiava la famiglia. Il padre è morto sul colpo, mentre madre e bambino sono stati soccorsi e ricoverati in prognosi riservata nell'ospedale di Velletri. Dopo lo scontro i due sono fuggiti a piedi ma sono stati rintracciati dai militari dell'Arma, uno alla stazione Termini e l'altro alla stazione ferroviaria di Labico. Entrambi sono stati arrestati per omicidio colposo, omissione di soccorso e il ragazzo anche per guida senza patente. Il diciassettenne ora si trova in un centro di prima accoglienza a Roma, mentre il suo connazionale è stato portato nel carcere di Velletri.

STRADA PERICOLOSA - La strada provinciale 600 Ariana è considerata dai residenti delel località limitrofe molto pericolosa, spesso si verificano incidenti.. Il limite di velocità di 50 km orari è rispettato da pochi.

VITTIME DELLA PIRATERIA - Solo nei primi 26 giorni di gennaio 2010 in Italia ci sono stati 38 episodi di pirateria stradale, con 11 morti e 42 feriti. I dati sono quelli dell’Osservatorio del Centauro dell’Asaps, l’associazione sostenitori e amici della polizia stradale. Nel 2009, sono stati 482 gli episodi di pirateria stradale. Il bilancio - secondo le rilevazioni dell’Oesservatorio - lo scorso anno è stato 91 vittime e di 592 feriti. Chi investe e poi fugge, però, nel 75,5% dei casi viene smascherato e solo nel 24,5% dei casi rimane ignoto e resta impunito. Secondo i dati raccolto dall’Osservatorio il Centauro dell’Asaps, l’associazione sostenitori e amici della polizia stradale, migliorano le tecniche investigative alla pirateria stradale. In effetti, su 482 inchieste, 364 hanno condotto all’identificazione del responsabile, arrestato in 173 occasioni (47,5% delle individuazioni) e denunciato a piede libero in altre 191 (52,5%). Su tutti questi eventi pesa l’ombra dell’alcol e delle droghe: in ben 134 casi (36,8%) ne è stata accertata la presenza.

Redazione Online


26/01/2010

Padova, stupro su 13enne: un fermo

Padova, stupro su 13enne: un fermo

 

L'uomo è accusato anche di sequestro di persona. Un cittadino romeno di 33 anni è sospettato di aver abusato della ragazzina in un casolare abbandonato

 

PADOVA - I carabinieri della compagnia di Cittadella (Padova) hanno fermato con l'accusa di violenza sessuale aggravata su una minorenne di 13 anni un cittadino romeno di 33 anni. In manette è finito Fanica Tandara, indiziato di aver abusato della ragazzina in un casolare abbandonato nel dicembre scorso.

SEQUESTRO - Tandara, che si trova nel carcere circondariale di Padova, a disposizione del pm Vartan Giacomelli, deve rispondere anche del reato di sequestro di persona.

(fonte: Ansa)


03/11/2009

Sicilia: ospedali pieni, morto a 4 anni

Sicilia: ospedali pieni, morto a 4 anni

 

Il calvario di Mirko da Messina a Catania dopo un incidente. Il piccolo romeno di un campo nomadi rifiutato da tre strutture. La procura apre un’inchiesta

 

MESSINA — È morto in eli­cottero mentre veniva trasferi­to a Catania perché in tutta la città di Messina non c'era un solo posto di rianimazione di­sponibile. Un calvario quello del piccolo Mirko, 4 anni, ro­meno, deceduto dopo essere stato travolto da un'auto e do­po aver peregrinato da un ospedale all'altro senza che si riuscisse a trovare un posto let­to per tentare di salvargli la vi­ta. Ora la magistratura ha aper­to un'inchiesta per stabilire quanto abbia pesato tutta quel­la perdita di tempo prezioso. «Stiamo raccogliendo elemen­ti che ci permettano di capire ­si limita a dire il procuratore di Messina Guido Lo Forte - dob­biamo innanzitutto accertare la tempistica dei soccorsi e ca­pire se eventuali ritardi hanno influito».

Sulla vicenda indaga anche la procura di Catania a cui è stata già consegnata una prima relazione del medico le­gale. «Stando a quel che ci è stato riferito - afferma il procu­ratore Enzo D'Agata - il bambi­no aveva un trauma cranico de­vastante ed è probabile che non sarebbe stato comunque possibile salvargli la vita. Tan­to che il medico legale ha esclu­so la necessità dell'autopsia. In ogni caso le indagini vanno avanti d'intesa con i colleghi di Messina». Al di là di quello che diranno gli accertamenti medi­co-legale e l'indagine della ma­gistratura resta il dato dram­matico di una città come Mes­sina in cui non si riesce a trova­re un posto letto in rianimazio­ne. «Siamo molto dispiaciuti per la morte del bambino - di­ce il direttore generale degli ospedali Papardo e Piemonte, Armando Caruso - noi stiamo attivando tutte le procedure e stiamo acquistando gli stru­menti sanitari necessari per ampliare entro un mese a otto i posti riservati in rianimazio­ne al Piemonte, che attualmen­te sono tre».

L'incidente in cui è stato coinvolto Mirko è avvenuto do­menica mattina. Il bambino è stato colpito alla testa dallo specchietto retrovisore di una Renault Twingo guidata da Giuseppina La Rocca, 54 anni, che stava attraversando un in­crocio nel cuore di Messina. Mirko viveva in un campo no­madi e quando è stato investi­to era con i genitori, ma anco­ra non si capisce se sia sfuggi­to al loro controllo e se fosse lì a chiedere l'elemosina. Sul mo­mento non sembrava nulla di grave. A bordo della stessa Twingo il bambino è stato tra­sportato all'ospedale «Piemon­te» dove si pensava di dover medicare solo un taglio alla te­sta. Ma i medici l'hanno co­munque sottoposto alla Tac che ha evidenziato il gravissi­mo trauma cranico. A quel pun­to si è reso necessario ricove­rarlo in rianimazione in attesa di decidere come procedere e si è scoperto che in tutta Messi­na non c'era un solo posto di­sponibile. Non c'era al Piemon­te: «Da tre giorni - dicono i me­dici - abbiamo il reparto pieno e non potevamo ospitare il bambino». Da lì Mirko è stato trasferito al «Papardo» che si trova dalla parte opposta della città. Ma anche qui non era li­bero nessuno degli otto posti letto. E visto che non c'era di­sponibilità neppure al Policlini­co si è deciso di trasferirlo in elicottero all'ospedale «Canniz­zaro» di Catania dove però è giunto cadavere. Al momento l'unica indagata per omicidio colposo è la donna che era alla guida dell'auto. Resta da vede­re se qualcuno verrà chiamato a rispondere per la mancanza di posti in rianimazione. «Una situazione drammatica - dice il sindaco Giuseppe Buzzanca ­- che si trascina da anni».

Alfio Sciacca


16/06/2009

Montesanto, orrore di camorra e omicidio in diretta: così muore un innocente

Montesanto, orrore di camorra e omicidio in diretta: così muore un innocente

 

Alla stazione della cumana di napoli. Spari nel quartiere affollato e la fine del musicista romeno Petru ripresi dalle telecamere a circuito chiuso

 

Un frame del filmato

Un frame del filmato

 

NAPOLI - La morte in diretta per mano dei sicari della camorra. Le drammatiche immagini della sparatoria alla fermata del treno di Montesanto sono tutte impresse nel nastro delle telecamere a circuito chiuso della ferrovia Cumana. I sicari arrivano in moto, contromano, in via Pignasecca (uno dei più affollati mercati della città) con il casco in testa. Sono le 19.47 del 26 maggio: i killer, otto, sembrano giovani, entrano nella stazione di Montesanto a Napoli della Cumana impugnando mitragliette e sparano ad altezza d’uomo.

REGOLAMENTI DI CONTI - È la guerra di camorra tra i Sarno-Ricci ed i Mariano. Nel mirino finisce, però, per errore, un musicista romeno, innocente, che si guadagna da vivere suonando sui treni la fisarmonica. Si chiama Petru Birlandeanedu, colpito a una gamba e al torace mentre cerca riparo nella stazione sotto gli occhi terrorizzati della moglie. La donna cerca di aiutarlo a scappare da quella pioggia di fuoco: Petru arriva ai tornelli e cade al suolo. Accanto ci sono altri viaggiatori che scappano per la paura. Alcuni mostrano indifferenza: c’è chi parla al telefonino, si vede addirittura un passeggero che si preoccupa di obliterare il biglietto. È un attimo, poi tutti in fuga, lontano dall'orrore e dalla morte. La moglie di Petru grida cercando aiuto, attorno è il deserto. L’ultima immagine è quella della donna in lacrime. I fotogrammi sono stati acquisiti dalla polizia e trasmessi nel fascicolo d’inchiesta coordinato dai pm della Dda.

 

VIDEO


28/03/2009

Niente posto di lavoro per Racz:

Niente posto di lavoro per Racz:

 

PROTESTA IN ODORE DI RAZZISMO. Lo chef Filippo La Mantia, che si era offerto di assumere il romeno, si è visto costretto a fare retromarcia

 


Karol Racz a «Porta a Porta» (Insidefoto)
Karol Racz a «Porta a Porta» (Insidefoto)

ROMA — Non impasterà il pane per Filippo La Mantia, non imparerà a fare cannoli e cassate per i clienti dello chef palermitano. Il sogno di Karol Racz sfuma nel giro di 48 ore: una protesta in odore di razzismo costringe il cuoco ad abbandonare il progetto di assumere il romeno. L'annuncio della possibilità di un contratto per l'ex «faccia da pugile» è di mercoledì, ieri La Mantia ha dovuto fare retromarcia di fronte ai reclami: tre cameriere si sono «licenziate» prima ancora di firmare, una ditta di facchinaggio ha sostenuto che i colleghi italiani senza lavoro hanno più diritti di Racz a un contratto e un'agenzia turistica (non italiana, ma il cuoco non vuole dire di quale Paese) ha minacciato via fax di non mandare più clienti.

Fra le cameriere una, in particolare, non ha digerito la presenza del romeno: «Ha telefonato — racconta lo chef — e ha spiegato che non le va di lavorare con Racz perché è stato accusato di stupro. Era brava, ma non la assumerò più: non mi piace questa mentalità». L'«incidente» ha turbato La Mantia. «Sono avvilito — ammette —, depresso. Racz è stato già giudicato, per la gente è e resterà "faccia da pugile". Non importa a nessuno che non abbia un letto. Il mostro non è lui, siamo noi». Lo chef, che ha vissuto sulla sua pelle una carcerazione ingiusta molti anni fa, racconta di aver ricevuto in due giorni «centinaia» di mail a sostegno della sua iniziativa e una decina di protesta, per lo più da parte di disoccupati: «Perché assume il romeno? Perché è andato in tv?». «Ho risposto a tutti — dice il cuoco — e ho spiegato che è stato un gesto istintivo. Qualcuno mi ha anche accusato di volermi fare pubblicità». Ora per Racz inizia un periodo difficile.

Sembra che anche l'azienda agricola abruzzese abbia ritirato l'offerta di lavoro: resta solo la cooperativa romana che si occupa di manutenzione del verde. «Maledetta la sera in cui ho mandato a Porta a Porta il messaggio con cui dicevo di essere disponibile. Doveva avvenire tutto in sordina»: La Mantia, però, non è sicuro che il progetto si sia arenato per razzismo. «Forse ho scoperto un mondo. Ma per me questa parola è fantascienza: a Palermo — sottolinea — abbiamo sempre convissuto con altre nazionalità».

Lavinia Di Gianvito