06/08/2009
Sindaci divisi sulle ronde
Sindaci divisi sulle ronde
Il padovano Zanonato (Pd): noi partiamo. Bologna: non servono
| Ronde di volontari a Padova (Agf) |
MILANO — «Ronde? Le faccio già io, in moto...». Scherza ma non troppo il sindaco di Bari, Michele Emiliano. «Non c'era bisogno di questo pasticcio — dice —. E a noi le ronde non credo serviranno». Ma per un amministratore pd contrario, eccone un altro possibilista: a Padova Flavio Zanonato si prepara a incontrare il nuovo prefetto, Ennio Mario Sodano, per stabilire criteri di azione. «Bisogna togliere di mezzo un po' di ideologia — ha spiegato —. Invece di polemizzare e non far nulla, penso sia mio dovere applicare al meglio la nuova disposizione. Se segnalare i reati è obbligo di tutti, i gruppi organizzati possono dare anche notizia di problemi e situazioni di disagio, tenendosi in contatto con Croce Verde o servizi sociali. Una sorta di ronda, ma solidale». A parte il cosiddetto modello-Verona, città apripista, a due giorni dal varo del decreto attuativo sulle ronde — «sabato si parte» ha detto il ministro Maroni — da Nord a Sud si avanza in ordine sparso. A Treviso si celebra una vittoria politica: «Ci adegueremo subito. Del resto, siamo tra i precursori: Maroni istituzionalizza un servizio che qui c'è già» dice Enrico Chinellato dell'associazione «Veneto Sicuro», operativa in città da tempo. Nel Trevigiano sono pronti anche i corsi per rondisti «Giubbe azzurre», idea del consigliere regionale di Forza Italia Remo Sernagiotto: «Chiederemo al prefetto se il nostro formatore, Antonio Romeo, ex carabiniere agli ordini del generale Dalla Chiesa, può operare o serve qualche certificato particolare». Ma le amministrazioni di grandi città come Roma e Milano presentano posizioni più sfaccettate. «Le ronde non ci piacciono» diceva il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, ieri dalle colonne del Secolo d'Italia.
Questo, però, non significa rinunciare alla partecipazione dei cittadini in tema di sicurezza. E quindi: fratino giallo con scritto «Roma Sicura», turni di 4 ore, gruppi di tre persone con precedenza ad ex membri delle forze dell'ordine, età 18-70 anni. Potrebbe essere l'identikit dei romani chiamati, in autunno, a vigilare su scuole e parchi. Solo che Alemanno alla parola «ronda» preferisce la locuzione «volontariato cittadino». A Milano il vicesindaco Riccardo De Corato, anche lui scuola An, ferma tutto fino a settembre e sottolinea i problemi economici della nuova norma: «Siamo sorpresi dalla severità: l'impossibilità di contribuire al servizio con aiuti pubblici ci ha costretto a congelare convenzioni consolidate come con i City Angels e i Blue Berrets». In effetti, come a Milano, associazioni di cittadini impegnati nel controllo del territorio ce ne sono da tempo in varie città. I City Angels appunto, i «nonni vigile» davanti alle scuole, o i «tutor d'area» al lavoro a Genova da un anno: agenti in pensione (e pure in attività) che dedicano tempo libero a pattugliare i parchi contro spaccio e pedofili. Nel capoluogo ligure tra un mese esordiranno le guardie ecologiche: cittadini che potranno fare multe a chi getta rifiuti, lascia a terra le deiezioni del cane o non lo porta al guinzaglio. E il sindaco Marta Vincenzi (Pd) manda a dire al Viminale: «Per noi questa è la sicurezza partecipata. Diciamo no alle ronde. Sono grata al presidente Napolitano per aver influito nel far modificare il decreto, che pare impostato sul modello Genova».
Ognuno la vede a modo suo. Bergamo (da anni) e Como (da un mese) l'esperienza di cittadini-vigilantes la conoscono già e proseguiranno. Bologna dice no alle ronde: «Non servono» ha ribadito il sindaco Flavio Delbono di fronte all'insistenza leghista. Ma si tiene i City Angels e i pensionati del gruppo Primavera di Borgo Panigale. «Napoli aspetta il testo del decreto — dice l'assessore alla Sicurezza Luigi Scotti —. Anche se siamo convinti che la sicurezza sia responsabilità dello Stato». Il sindaco di Firenze Matteo Renzi parla da un po' di «sentinelle della bellezza: giovani, italiani e stranieri, in giro per la città a controllare strade e monumenti». A Torino l'assessore Domenico Mangone annuncia: «Valutiamo l'idea di allargare il servizio dei City Angels a tutta la città. Ma non ha niente a che vedere col decreto Maroni». Da Venezia il vicesindaco Michele Vianello rilancia una battuta di Cacciari: «Ronde? Se arriva qualcuno che supera il test di sanità mentale...». Poi spiega: «Vengo dalla riunione per l'uso di soldati in città: ne mandano 30, dieci fanno logistica, non ne avremo più di 4 in strada. Ecco a cosa si riduce la sicurezza: un po' di slogan».
Mario Porqueddu
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14/06/2009
L'Msi lancia le «ronde nere» Sul basco l'aquila imperiale
L'Msi lancia le «ronde nere» Sul basco l'aquila imperiale
Presentate a milano le «camicie grigie» di Gaetano Saya. Pattuglieranno le strade nell'ambito del ddl sicurezza. Minniti (Pd): delirio. Donadi: «Ricordano le SS»
| Un delegato in divisa al convegno (Ansa) |
MILANO - Sono pronte a debuttare le ronde della «Guardia nazionale italiana», già ribattezzate «ronde nere», pronte a pattugliare le strade 24 ore su 24, affiancando le «ronde padane» non appena sarà in vigore il disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Parlamento. L'Associazione onlus «Guardia nazionale italiana» è stata presentata sabato mattina a Milano durante il primo convegno nazionale del Movimento sociale italiano - Destra italiana. Per ora, spiegano i vertici nazionali dell’Msi, ci sono a disposizione 2.100 volontari in tutto il Paese, concentrati soprattutto in Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. La Guardia nazionale è un’iniziativa apolitica, precisano, nell’ambito dell’attività del nascente Partito Nazionalista italiano guidato da Gaetano Saya, rinviato a giudizio nel 2004 per propaganda di idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale, diffuse attraverso il sito Destranazionale.org.
LA DIVISA - In un'intervista realizzata da «Peacereporter» l'ispiratore politico Gaetano Saya, ha detto: «Abbiamo superato ampiamente le duemila adesioni. Ogni giorno ne arriva una valanga di nuove, soprattutto ex appartenenti alle forze dell'ordine». Saya ha descritto la divisa che indosserà chi farà le ronde: camicia grigia con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale, basco o kepì grigio con il simbolo dell'aquila imperiale romana. Il loro equipaggiamento completo prevede elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero.
«LA POLITICA NON C'ENTRA» - «La nostra funzione sarà esclusivamente di segnalazione, per comunicare qualsiasi problema alle forze dell'ordine - spiega Giuseppe Giganti, coordinatore nazionale delle Guardie -. Costituiamo una Onlus, inquadrata come Protezione civile, a cui tutti possono accedere, anche chi è di sinistra perché la politica non c'entra». Dei volontari finora raccolti, circa il 30% sono ex appartenenti alle Forze dell'ordine, dislocati in tutto lo Stivale, dalla Lombardia alla Sicilia, con un'ottantina di iscritti fra Milano e Provincia. Assicurano di non avere alcun pregiudizio razziale perché «che sia un italiano o un extracomunitario a creare problemi non fa differenza», né simpatie verso il fascismo, «un'ideologia anacronistica che fa parte della storia», dice Giganti. Simboli e divisa «dicono chi siamo, allo stesso modo di polizia e carabinieri, e servono a essere riconosciuti come ronde, non per spaventare, altrimenti siamo pronti a modificare l'abbigliamento» precisa Roberto Guerra, coordinatore delle Guardie di Genova. A livello politico, l'Msi (insieme al nascente Partito Nazionalista Italiano che rimarrà però legato solo al Nord Italia) punta ad affermarsi come «la nuova destra conservatrice di Berlusconi che in Italia è tutta da rifare» spiega la neo-presidente nazionale Maria Antonietta Cannizzaro, moglie di Saya. «Sosteniamo il Pdl e manteniamo buoni rapporti con la Lega, con cui condividiamo tante idee e speriamo di collaborare» ha concluso la Cannizzaro.
MINNITI: «SCONCERTANTE DELIRIO» - «Come volevasi dimostrare. Adesso arrivano le camicie grigie promosse dall'Msi che si affiancano alle camicie verdi. Si sta rivelando del tutto esatta la previsione di una cattiva partitizzazione della sicurezza nel nostro Paese», afferma in una nota il responsabile Sicurezza del Pd Marco Minniti. «L'idea che il controllo del territorio possa essere affidata ad associazioni, milizie che si identificano con un colore politico, è un colpo al cuore ai principi di ogni democrazia liberale. La previsione era sin troppo facile. Ora si faccia qualcosa per fermare questo sconcertante delirio».
DONADI: «RICORDANO LE SS» - Per il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, «a Milano è avvenuto un fatto gravissimo e pericoloso: le camicie grigie presentate dall'Msi ricordano le camicie nere e quelle di Ernst Rohm, che fondò le Sa, da cui nacquero le Ss. Le ronde dell'Msi rievocano la più terribile pagina della storia europea dell'ultimo secolo. Un'offesa alla nostra storia ed alla democrazia. Questo episodio rende ancor più evidente che il testo sulla sicurezza che legittima le ronde è sbagliato e che si sta avverando quanto avevamo previsto: il proliferare di gruppi d'azione di ispirazione politica». Alla luce di questo episodio «il governo deve fare marcia indietro: la sicurezza dei cittadini deve essere garantita dalle forze dell'ordine, cui vanno destinati più fondi. Le ronde sono inutili per tutelare i cittadini e pericolose».
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20/02/2009
Via libera al decreto anti-stupri Gli ex agenti nelle ronde
Via libera al decreto anti-stupri Gli ex agenti nelle ronde
Clandestini, sale a 6 mesi la permanenza nei centrI di identificazione ed espulsione. Sì alla norma che consente ai sindaci di avvalersi di volontari non armati. Maroni: da Napolitano niente veti
| Una ronda organizzata a Genova dall'associazione «Genova sicura» in collaborazione con i volontari della Lega nord |
EX AGENTI ED EX MILITARI - Sulle ronde il governo ha accolto le proposte di An, apportando alcune modifiche alla norma: ai sindaci è concessa la possibilità di avvalersi di associazioni di cittadini non armati, in coordinamento con i prefetti. Le ronde «non saranno armate, ma dotate solo di telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell'ordine». Inoltre, saranno formate prevalentemente da associazioni di ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato. Sarà data precedenza, ha spiegato il ministro dell'Interno Roberto Maroni ad associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo, «persone che sanno quello che fanno», ha aggiunto il titolare del Viminale. Ma solo nel caso in cui non faranno parte forze dell'ordine in congedo il dl prevede che saranno senza oneri a carico delle finanze pubbliche. Gli elenchi dei volontari verranno tenuti dalle Prefetture e il modello è quello dei volontari per i vigili del fuoco o quello dei "City Angels", volontari che a Milano operano «da 15 anni», ha detto il ministro. L'obiettivo, ha voluto precisare a tal proposito Maroni, è quello di passare «dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati». Sarà un decreto del ministro dell'Interno, da emanare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, a determinare gli «ambiti operativi» del provvedimento. Una specifica che sarebbe stata richiesta dal Quirinale.
«SICUREZZA PARTECIPATA» - «Non chiamiamole ronde, ma "sicurezza partecipata", l’unica ricetta possibile oggi, io la chiamo sicurezza civica» ha detto il capo della Polizia, Antonio Manganelli. «L’obiettivo della tranquillità sociale si può realizzare attraverso la partecipazione del cittadino allo svolgersi della vita sociale. Dobbiamo cercare di fare squadra», ha aggiunto.
BERLUSCONI: «STRUMENTO ESSENZIALE» - Il decreto «è uno strumento essenziale perché il governo possa legiferare» ha spiegato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando che già il governo aveva approvato dei disegni di legge sulla sicurezza ma specificando anche «che i tempi con cui il Parlamento approva le norme sono sotto gli occhi di tutti» («così anticipiamo di circa 100 giorni gli effetti giuridici di norme già presenti o approvate in precedenza dal Parlamento» ha aggiunto il Guardasigilli Angelino Alfano). Il premier a tal proposito ha voluto anche precisare che il governo ha fatto ricorso alla decretazione d'urgenza con le misure per la prevenzione e il contrasto delle violenze sessuali «in seguito al grande clamore suscitato da recenti episodi» di cronaca. Tuttavia, «rispetto agli anni 2006 e 2007, nel 2008 c'è stato un calo intorno al 10% degli episodi di violenza, anche nella città di Roma, perchè c'è stato un pattugliamento più diffuso delle zone pericolose anche con l'utilizzo dei militari», ha detto il Cavaliere.
CONTROLLO DEL TERRITORIO - Nel decreto varato è previsto un "piano straordinario di controllo del territorio" per il quale è prevista l’assegnazione immediata al ministero dell’Interno delle risorse oggetto di confisca versate all’entrata in bilancio dello Stato fino a 100 milioni di euro. Inoltre si stabilisce di procedere entro il 31 marzo 2009 all’assunzione di circa 2.500 unità di personale delle forze di polizia.
I CENTRI DI ESPULSIONE - Quanto ai centri di identificazione ed espulsione, l'articolo 5 del decreto anti-stupri prevede che la permanenza degli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione sarà estesa da due a sei mesi. In questo modo, ha detto Maroni, «potremo garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei Centri per immigrati, in particolari quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa». «L’idea del ministro Maroni è apprezzabile» ha detto Bernardino De Rubeis, sindaco di Lampedusa, sottolineando però la difficoltà di applicare le nuove norme nell'isola. «Questa scelta di Maroni dimostra, di fatto, che il Cie è equiparato ad un carcere. Pertanto - ha detto il primo cittadino di Lampedusa - vanno garantite tutte quelle norme di sicurezza, igiene e ordine pubblico che nel territorio di Lampedusa viene difficile garantire, in base alle esperienze vissute».
LO STALKING - Nel decreto anti-stupri, ha spiegato il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, sono «previste, circa lo stalking, sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate prima che possano degenerare in condotte più gravi: le pene vanno da sei mesi a 4 anni, con aggravanti se il reato è commesso da un ex partner o marito o ai danni di soggetti particolarmente deboli». Previsto, ha aggiunto, «che la vittima si possa rivolgere al questore che può "ammonire" il colpevole, nonchè il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa».
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| Tag: decreto, antistupri, legge, via libera, governo, presidente della repubblica, ronde | OKNOtizie |
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Via libera al decreto anti-stupri Gli ex agenti nelle ronde
Via libera al decreto anti-stupri Gli ex agenti nelle ronde
Tra le misure approvate la norma che consente ai sindaci di avvalersi di «sentinelle» non armate
ROMA - Sul decreto anti-stupri, contenente misure urgenti in materia di sicurezza e contrasto alla violenza sessuale, c'è il via libera del Consiglio dei ministri. Tra le norme del decreto figura anche quella largamente prevista delle ronde, ma «con modifiche», come sottolinea il ministro Ignazio La Russa. La norma sulle ronde approvata consente ai sindaci di avvalersi di associazioni di cittadini non armati, in coordinamento con i prefetti.
EX AGENTI E MILITARI FARANNO DA «SENTINELLE» - «Il decreto è stato approvato all’unanimità» ha detto La Russa, aggiungendo che proprio An ha proposto alcune modifiche accolte dal governo. La principale è quella che prevede che a «fare le cosiddette "ronde" siano prevalentemente associazioni di ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato». Inoltre, ha aggiunto La Russa, «ci sarà un coinvolgimento rafforzato del comitato provinciale sulla sicurezza».
STUPRATORI, NO AI DOMICILIARI - Il decreto è stato approvato con delle lievi modifiche rispetto alle anticipazioni e fra le misure principali contiene il divieto degli arresti domiciliari per chi è accusato di violenza sessuale.
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