03/05/2011
Maxi blitz dei Ros: sgominata banda criminale
Maxi blitz dei Ros: sgominata banda criminaleI carabinieri effettuano trentotto arresti nella Capitale. Sgominata un'organizzazione che controllava il traffico di hashish e cocaina. Per assicurarsi il controllo del territorio si erano resi protagonisti di diversi fatti di sangue
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21/12/2010
Accordi politica-'ndrangheta, 12 arresti In manette consigliere regionale del Pdl
Accordi politica-'ndrangheta, 12 arresti In manette consigliere regionale del PdlVoto di scambio e appalti al centro delle indagini. Implicata la cosca di Giuseppe Pelle. Operazione di carabinieri e Dda di Reggio Calabria. Coinvolti anche altri quattro candidati del centrodestra
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09/11/2010
Operazione Ros a Napoli sgominata cellula salafita
Operazione Ros a Napoli sgominata cellula salafitaI carabinieri hanno effettuato 11 arresti e 20 perquisizioni. La struttura multietnica aveva base logistica nella città partenopea. Produceva documenti d'identità falsi favorendo l'immigrazione clandestina
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27/10/2010
Trattativa Stato-mafia, il generale Mori indagato per «concorso esterno»
Trattativa Stato-mafia, il generale Mori indagato per «concorso esterno»Lo confermano in ambienti investigativi. L'inchiesta della procura palermitana
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12/07/2010
Ganzer condannato a 14 anni di reclusione
Ganzer condannato a 14 anni di reclusioneL’ex comandante dei Ros è stato condannato dal tribunale di Milano per aver costituito e favorito traffici di droga, per poi reprimerli presentando i risultati ai suoi superiori. Condannato a sette anni per gli stessi reati anche il colonnello Mauro Obinu
Il generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.
La procura di Milano aveva chiesto la condanna a 27 anni di reclusione . Secondo l'accusa, Ganzer, insieme ad altre 17 persone, con una serie di illeciti, avrebbe creato e favorito traffici di droga per poi poterli reprimere per produrre risultati nella sua attività investigativa.
L'inchiesta, nata a Brescia nel 1997, ha avuto un lungo e complicato iter giudiziario, con oltre 160 udienze.
Per Ganzer è scattata anche l'interdizione perpetua ai pubblici uffici. Condannato anche l'ex colonnello del Ros e attuale membro dell'Aise (servizi segreti) Mauro Obinu, a cui è stata inflitta la pena di 7 anni e 10 mesi di carcere.
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12/06/2010
Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appalto
Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appaltoAppalti - I documenti. Il racconto di un funzionario. «Una nota riservata da Matteoli a Fusi»
| Gli scatti del Ros: Fusi (a destra) con De Santis |
FIRENZE — La piccola West Point toscana era solo un inizio. Leggendo le nuove carte depositate dai magistrati fiorentini sulla Scuola Marescialli si capisce che secondo loro quell'appalto— considerato pilotato dall'inizio alla fine— era il grimaldello che stava portando la procura nel complesso mondo del ministero delle Infrastrutture. Gli atti integrativi di indagine, circa 3.000 pagine, sono divisi in due parti. La prima cerca di cementare le accuse già note ad Angelo Balducci e Fabio De Santis con riscontri e ammissioni. La seconda vuole dimostrare come nessuna fase di quell'appalto, spalmato in un arco temporale che va dal 2001 al 2009, sia stata fatta nell'interesse pubblico.
IL RAPPORTO - Lo scorso 7 giugno i carabinieri del Ros di Firenze depositano una ponderosa informativa nella quale elencano le «prove documentali» ovvero i riscontri a quanto desunto dalle intercettazioni. Si tratta di un lavoro certosino che va dalle ricevute e le foto degli orologi che Francesco Piscicelli e il patron della Btp Riccardo Fusi regalano sotto Natale a Fabio De Santis, un Audemars Piquet acciaio da 4.270 euro e un Chopard da 4.063 euro, fino a un verbale di gara relativo a una gara d'appalto per il G8 della Maddalena nel quale Fusi formula un'offerta assolutamente identica a quella che gli suggerisce — «dettare» è il verbo usato dai carabinieri— Piscicelli, l'intermediario di Angelo Balducci. Nelle nuove carte vi sono testimonianze considerate fondamentali, come quella di Claudio Iafolla, capo di gabinetto del ministro Altero Matteoli, che parla della nomina «pilotata» di De Santis (che non aveva i titoli) a provveditore delle Opere pubbliche toscane. Una nomina sponsorizzata da Verdini per conto dell'amico imprenditore Riccardo Fusi e considerata come un favore a Balducci, e quindi una prova di corruzione, che Iafolla racconta così: «Me lo disse il ministro, come fa di solito dice: "ci sarebbe questo De Santis, io vorrei mandarlo al provveditorato di Firenze"». E ancora: nell'informativa ci sono documenti che provano pratiche che potrebbero essere classificate alla voce «do ut des» come l'assunzione, da parte di una azienda che ha appena vinto un appalto, della figlia di Anna Maria Pallavicini, la «zarina» del ministero delle Infrastrutture.
AL MINISTERO - Gerardo Mastrandrea è il capo ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture. Nella sua deposizione dello scorso 17 maggio racconta «in modo leale», parole dei pubblici ministeri, il complesso iter dell'appalto della Scuola. A cominciare dai rapporti tra l'imprenditore Fusi, il suo sponsor Denis Verdini e il ministro Altero Matteoli. «Io non vengo contattato da Verdini. Ho modo di vederlo a un pranzo... a un pranzo, che si svolge... ad ottobre, in cui mi convoca il ministro, si svolge all’Harry's Bar, intorno al 20, 25 ottobre. Dice "mi raggiunga a questo pranzo". Io vado all'Harry's Bar e vedo lì Verdini e Fusi... e il ministro Matteoli. Non sapevo di trovarmi di fronte... Io ho avuto proprio l'impressione che volesse, in qualche modo, dimostrare a Fusi che aveva fatto un lavoro di messa in contatto (...). Mi disse, mi disse il ministro "Mastrandrea, che cosa state facendo?". Ho detto "noi abbiamo avuto questa delibera dell'Autorità, adesso vedremo". Punto. Poi si son messi a parlare, tra l'altro, di politica, poi un pranzo anche molto veloce, insomma». Intorno al 24-25 novembre 2008, ricorda Mastrandrea, arriva la delibera sul cantiere da parte dell'Autorità dei Lavori Pubblici. Il funzionario viene messo in guardia dai consulenti. «Mi dicono "non prenderlo per oro colato, perché ha una visione comunque parziale del problema"». L'illegittimità del cantiere dell’Astaldi, alla quale Fusi vorrebbe fosse revocato l'appalto, non sembra così conclamata. «Mi ero un po' preoccupato perché, devo dire la verità, da giurista quella delibera l'avevo trovata, tra virgolette, un po' troppo di parte, cioè non avevo mai visto un atto in cui si prendono le ragioni di una delle due parti in causa in maniera così evidente, perciò... Però erano ragioni comunque giuridicamente sostenibili per cui alla fine... non me la sono sentita, insomma, di non dar seguito». Le pressioni per bloccare i lavori vanno avanti, dunque. Un funzionario «ribelle», Mercuri, si mette di mezzo. Verrà poi esautorato. Mastrandrea riprende coraggio: «Vado dal ministro e dico al ministro "guardi ministro non ci sono le condizioni per sospendere il cantiere, a mio avviso, perché stanno emergendo dei dati che l'Autorità dei Lavori Pubblici stranamente non sapeva, non lo so, non gliel'hanno detti, non... eccetera per cui non... a quel punto... io ministro non me la sento di farle firmare alcun atto o qualche cosa che comporti la sospensione dei lavori"». Una misura estrema, la giudica il funzionario, «del tutto spropositata». Ma inarrestabile, pare. Intanto De Santis ha ottenuto l'agognata nomina a provveditore delle Opere Pubbliche toscane. «L'ho conosciuto solo una volta che è venuto nella mia stanza assieme a Balducci. Era un appuntamento strano. Mi hanno chiesto questo appuntamento per venire da me quasi per dire... "te l'abbiamo detto"». Arriviamo nel 2009, e Mastrandrea prepara una nota riservata per il ministro, che i magistrati scoprono essere finita nelle mani dell’imprenditore Fusi. Si dimostrano molto interessati a questa fuga di notizie. Mastrandrea: «Non mi voglio sbagliare, ma quel fax è questa nota qui, che io ho dato al ministro. Non posso escludere che il ministro l'abbia data a Verdini. Verdini l'ha girata a Fusi, hanno visto che era quel contenuto e lui, Vinti (il vecchio legale di Fusi ndr), è tornato da me, o m’ha chiamato il 27 per dire “guarda che quella procedura non c’entra nulla con la cosa, perché non riguarda...", insomma era al corrente».
IL COGNATO - Pierfrancesco Gagliardi è il cognato di Piscicelli, con il quale condivide la celebre conversazione nella quale quest'ultimo «ride» davanti alle immagini del terremoto dell’Aquila. Definirlo come un pentito è forse eccessivo. Ma nell'interrogatorio del 21 maggio, il cognato ammette certe pratiche corruttive da parte della presunta «cricca». I pm chiedono se gli orologi fossero un modo per ammorbidire le persone al ministero che «non volevano dare un segnale». Risposta: «Un orologio, un regalo, a Natale, Pasqua e Capodanno come diceva e... i lavori alla villetta o se aveva preso altri accordi in termini di dazione di danaro, questo lui non me lo ha mai esplicitato (...), gli orologi erano per qualcuno lì dell’ufficio della Ferratella, per De Santis o per la dottoressa Forleo». Gagliardi, poi, conferma gli incontri del cognato con Denis Verdini. E racconta di aver consigliato a Fusi di andare a parlare con «il capo dei capi», ovvero Matteoli. Alla domanda se Gagliardi conosca davvero il ministro, la risposta è quasi una confessione di millantato credito. «Io ho preso un caffè con Altero Matteoli, una volta a giocare a calcetto, ma è questa la questione capito... la persona a cui volevamo parlare era Matteoli, ma l’avevo visto cinque minuti a pigliare un caffè in giardino lì alle Mazzette, allora... mi ero fatto bello, ecco, diciamo così...».
Marco Imarisio
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14/04/2010
Comandante dei Ros a processo per droga: chiesti 27 anni di carcere
Comandante dei Ros a processo per droga: chiesti 27 anni di carcereIl PM: «il generale Giampaolo Ganzer creava traffici di stupefacenti per poi reprimerli». L'accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, peculato e falso
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| Giampaolo Ganzer (Ansa) |
MILANO - Una richiesta di condanna a 27 anni di carcere è stata formulata dal pm nei confronti del comandante del Ros Giampaolo Ganzer, imputato a Milano. Il Pm di Milano, Luisa Zanetti, ha chiesto la condanna al termine di una lunga requisitoria la condanna a 27 anni di carcere per il comandante dei Ros (Raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei Carabinieri) con l'accusa di associazione a delinquere (che sarebbe stata da lui «diretta e organizzata») finalizzata al traffico di droga, peculato e falso.
IL PROCESSO - Nel processo, che si svolge davanti ai giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Milano, sono imputate altre 14 persone che, insieme a Ganzer, secondo quanto ricostruito dalla rappresentante della pubblica accusa, «creavano traffici di droga al fine di reprimerli usando le conoscenze investigative e strumentalizzando le risorse dell'Arma, inducendo i trafficanti a importare droga». Si tratta, per il Pm, di «reati gravissimi», dai quali si evince una «deviazione dai compiti istituzionali». L'indagine che ha portato al processo è durata sette anni ed è sfociata in 29 udienze preliminari, coinvolgendo altri ufficiali del Ros. Secondo il Pm, Ganzer avrebbe assicurato «una adesione piena» ai traffici di stupefacenti, «promuovendone l'attività».
«CONTINUO IL MIO LAVORO» - Il generale Ganzer risponde ai cronisti che lo sollecitano a un commento dopo la richiesta del pm di Milano: «Nessun commento. L'unica cosa che posso dire è che continuo con la serenità e l'impegno di sempre a fare il mio lavoro. I commenti fateli voi».
CHE COSA È - Il Ros è un organo investigativo dell'arma dei carabinieri, nato nel 1990, e ha competenza sui reati della criminalità organizzata e sui reati di terrorismo. La sua organizzazione è alle dirette dipendenze del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri. I carabinieri del Ros sono estremamente specializzati soprattutto nell'infiltrarsi nelle bande criminali e il loro punto di forza sono pedinamenti e osservazioni durante le investigazioni relative a sequestri, riciclaggio oppure traffico di stupefacenti. E proprio da quest'ultima tipologia di reato sono nati i guai giudiziari del comandante Giampaolo Ganzer.
Redazione online
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29/03/2010
Lombardo indagato per concorso esterno in assoc iazione mafiosa
Lombardo indagato per concorso esterno in assoc iazione mafiosa
Il governatore della Regione sicilia: «Accusa non sta né in cielo né in terra». Ambienti giudiziari catanesi confermano l'anticipazione di Repubblica
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| Raffaele Lombardo (Ansa) |
CATANIA - Ha trovato conferma in ambienti giudiziari catanesi l'indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del governatore siciliano Raffaele Lombardo, anticipazione riportata lunedì da Repubblica. Agli atti dell'indagine ci sarebbero intercettazioni telefoniche e ambientali dei carabinieri del Ros e le dichiarazioni di un pentito.
INCHIESTA - L'inchiesta riguarderebbe anche il fratello Angelo, parlamentare dell'Mpa. Indagati pure il consigliere regionale Fausto Fagone (Udc), sindaci e amministratori della provincia di Catania. Alla base ci sarebbe un rapporto di 3 mila pagine che farebbe riferimento alle relazioni dei fratelli Lombardo con il capomafia catanese Vincenzo Aiello, arrestato il 9 ottobre scorso nel corso di un vertice e indicato come vicino al boss ergastolano Benedetto Santapaola. Il dossier parla di appoggio e impegno elettorale delle cosche a favore dei politici. Nelle conversazioni intercettate anche le critiche che il capomafia faceva al presidente della Regione per avere voluto in giunta il magistrato antimafia Massimo Russo, e gli altri magistrati Giovanni Ilarda, ex assessore alla Presidenza, e Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nel 1983. Una parte dell'inchiesta riguarderebbe anche gli affari dei fratelli Lombardo e di esponenti politici e funzionari regionali che farebbero a loro riferimento e che hanno preso il posto dei burocrati legati all'ex governatore Salvatore Cuffaro, condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia e a giudizio per concorso esterno.
«ACCUSA NON STA NÉ IN CIELO NÉ IN TERRA» - «È un'accusa che non sta né in cielo né in terra», ha commentato Lombardo. «Non conosco Aiello, e non so chi sia. Posso soltanto ribadire che non ho mai fatto affari con la mafia», ha affermato all'Ansa il governatore, il quale ha detto di «non avere avuto notificato alcun avviso di garanzia» e di «avere appreso la notizia da un amico che ha letto il giornale» e gli ha telefonato. Il leader dell'Mpa ha annunciato che adirà «le vie legali» nei confronti di chi lo accusa per «difendersi da queste accuse infamanti e false. Non lancio proclami e chiedo giustizia agli stessi magistrati presentando un esposto dopo avere letto di cosa mi si accusa». Sui contatti con Giuseppe Liga, ritenuto il successo del boss Lo Piccolo, il presidente della Regione siciliana ribadisce che «sono stati di natura politica» e di «averlo incontrato così come tanti altri hanno fatto».
Redazione online
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28/08/2009
Che cosa si fa per le donne
Che cosa si fa per le donne
Si finge capitano dei carabinieri per gestire le sue due amanti: denunciato
LECCO - Mostrava un falso tesserino dei Ros con la foto di Enrico Montesano. Un uomo di 49 anni, S. L., originario di Marianopoli (Caltanissetta) ma residente in Brianza, è stato scoperto e denunciato dai Carabinieri della compagnia di Merate (Lecco) con l'accusa di essersi a lungo spacciato per capitano dei carabinieri al fine di poter gestire contemporaneamente due relazioni sentimentali con altrettante donne della provincia di Lecco.
L'uomo era in possesso di quattro portatessera con distintivo metallico in uso a carabinieri, polizia, guardia di finanza e marina militare, una pistola scacciacani che portava in una fondina ascellare e due finti tesserini con la scritta «capitano dei carabinieri» e i suoi dati anagrafici ma con una foto in divisa dell'attore Enrico Montesano, probabilmente presa dal film «I due Carabinieri», che mostrava velocemente e da lontano.
Secondo la ricostruzione dei militari (quelli veri), il finto carabiniere, per interrompere la convivenza con una delle donne e riprenderla con l'altra, raccontava di essere impegnato in continue e rischiose missioni da infiltrato per conto dei servizi segreti. In realtà lavorava anche come cuoco in provincia di Como.
È stato così denunciato per sostituzione di persona, porto di armi o oggetti atti ad offendere e possesso di distintivi contraffatti in uso ai corpi di polizia. Rischia una condanna fino a 4 anni e ingenti richieste di danni.
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22/07/2009
'Ndrangheta, sequestrati a Roma beni
'Ndrangheta, sequestrati a Roma beni
MAXI OPERAZIONE CONTRO LA CRIMINALITA'. Anche il «Cafè de Paris» di via Veneto nella lista dei locali chiusi dai carabinieri e dalla guardi di finanza
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| I tavoli del «Cafè de Paris» (foto presa dal sito) |
Il «Cafè de Paris» il noto locale di via Veneto, a Roma, è stato sequestrato dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di finanza nell'ambito di una operazione che è in corso nella capitale contro la 'ndrangheta, perchè collegato alla cosca Alvaro. Lo storico locale della «Dolce Vita», fu svenduto nel 2005 per 250mila euro a un barbiere calabrese che in realtà, secondo gli inquirenti, sarebbe un uomo della cosca Alvaro-Palamara. Il «Cafè de Paris» è stato sequestrato, insieme ad altri beni sempre a Roma, società, attività commerciali, abitazioni e automobili di lusso per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro.
I sequestri sono stati disposti dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria su proposta della Dda reggina e riguardano, in particolare, investimenti della cosca Alvaro nel settore della ristorazione. E' in corso nella Capitale una vasta operazione contro i patrimoni delle cosche della 'ndrangheta: la conducono i carabinieri del Ros e dello Scico e del Gico della Guardia di finanza, che stanno procedendo al sequestro di società, attività commerciali, abitazioni ed autovetture di lusso..
IL BAR RESTA APERTO - «Il bar ha riaperto la sua attività, anzi ci scusiamo con i clienti per il ritardo di dure ore e anche per questa pubblicità». È quanto ha affermato il vice direttore del «Cafè de Paris», Marcello Scofano, in merito all'operazione della Guardia di finanza e dei carabinieri del Ros che ha portato al sequestro dello storico locale di via Veneto perchè risultato nella disponibilità della cosca Alvaro della 'ndrangheta. «Le forze dell'ordine - ha aggiunto - stanno facendo i dovuti accertamenti, ma il caffè è aperto ai clienti». Molti avventori sono infatti già all'interno del locale, riaperto verso le 10 invece che alle 8 come è consuetudine, e i dirigenti dell'esercizio hanno dato disposizione ai fornitori di scaricare il materiale. Sul posto diverse auto della Guardia di finanza e dei carabinieri.
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