24/01/2011

Stop caporalato: per vincere la "schiavitù" serve una legge

Stop caporalato: per vincere la "schiavitù" serve una legge

Gli intermediari di manodopera, ad oggi, rischiano 50 euro di multa se colti in flagrante. Da qui nasce la proposta di Cgil, Fillea e Flai per far sì che il caporalato diventi un reato.

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11/01/2010

A Bari oltre 300 immigrati. Rosarno, ruspe ancora al lavoro

A Bari oltre 300 immigrati. Rosarno, ruspe ancora al lavoro

 

Dopo i violenti scontri dei giorni scorsi, oltre trecento extracomunitari sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza del capoluogo pugliese. A Rosarno va avanti la demolizione degli accampamenti

 

Il centro di prima accoglienza di Bari ha accolto, tra la tarda serata di sabato e le prime ore di ieri, 324 immigrati provenienti da Rosarno, dopo i violenti scontri di giovedì e venerdì scorsi. Solo due le donne. Degli extracomunitari, per la maggior parte ghanesi, quelli in regola sono un centinaio e, dunque, nella possibilità di lasciare il cpa, com'è stato già fatto da cinquanta di essi. I clandestini potranno comunque richiedere lo status di rifugiato politico, qualora siano nelle condizioni di farlo. Gli altri, invece, saranno costretti al rientro coatto in patria, anche se si tratta, al momento, di un'eventualità lontana dal realizzarsi.

Continuano invece a Rosarno i lavori di demolizione delle baracche in località Rognetta, cui seguiranno quelli dell'ex "Opera Sila".


10/01/2010

Rosarno, demoliti gli accampamenti Il Papa: «Rispettare gli immigrati»

Rosarno, demoliti gli accampamenti Il Papa: «Rispettare gli immigrati»

 

Maroni: «situazione esplosiva, Purtroppo è avvenuto quello che temevamo». Ruspe in azione nelle ex fabbriche e nei casolari dove vivevano gli immigrati. In 1.300 hanno lasciato la zona



Già nella notte tra venerdì e sabato inizia lo sgombero degli immigrati da Rosarno, diretti ai centri di accoglienza del Crotonese (Ansa)

ROSARNO - «L'immigrato è un essere umano, differente per cultura e tradizione ma comunque da rispettare e la violenza non deve essere mai per nessuno il modo per risolvere le difficoltà». È un duro monito quello del Papa all'Angelus in piazza san Pietro, riferendosi ai fatti accaduti nei giorni scorsi a Rosarno. Benedetto XVI ha ricordato che gli extracomunitari hanno gli stessi diritti delle altre persone e che la diversità religiosa non può mai giustificare la violenza, riferendosi anche alla strage di cristiani copti in Egitto di pochi giorni fa. «Occorre che le istituzioni - ha concluso - non vengano meno alle proprie responsabilità».

MARONI: BOMBA INNESCATA - Delle violenze nella cittadina calabrese ha parlato anche il ministro dell'Interno Maroni: «Purtroppo a Rosarno è avvenuto quello che temevamo» ha detto in un'intervista a Maria Latella a Sky Tg24. Il titolare del Viminale ha attaccato le «autorità locali e territoriali»: dopo dieci anni senza far nulla, spiega, sono nate comunità di extracomunitari che erano delle vere e proprie «bombe innescate». «Queste situazioni le abbiamo ereditate e sono frutto di tolleranza sbagliata, ma ci sono responsabilità diffuse che non intendiamo più tollerare. In Calabria lo Stato c'è: interverremo nel Sud per supplire alle mancanze locali». Maroni ha infine spiegato che, come prevede la legge, gli immigrati trasferiti nei centri di Crotone e Bari, se risulteranno clandestini, verranno espulsi.

VIA ALLE DEMOLIZIONI - Intanto sono iniziate questa mattina, su disposizione della prefettura di Reggio Calabria, le demolizioni degli accampamenti occupati fino a due giorni fa dagli immigrati protagonisti della rivolta di giovedì sera. Le ruspe dei vigili del fuoco sono in azione nella ex Rognetta, già deposito alimentare alla periferia di Rosarno: vengono abbattute le strutture realizzate dagli immigrati all'esterno della fabbrica e nelle prossime ore verrà demolito anche il capannone principale dove gli stranieri hanno realizzato decine di baracche con cartone, plastica e lamiera. Dentro la struttura gli immigrati, partiti in tutta fretta, hanno lasciato tutto quel poco che avevano: biciclette con cui raggiungevano i campi per raccogliere arance e mandarini, vestiti, pentole e utensili da cucina, bombole del gas. Nelle baracche ci sono ancora letti, coperte, resti di cibo, scarpe e in qualche caso anche valige che gli immigrati non hanno fatto in tempo a prendere.

NOTTE TRANQUILLA - Dopo tre giorni di tensioni e violenze, la notte è stata tranquilla. Intorno all’una la polizia ha spostato 67 immigrati, che vivevano nella località Le Colline nel territorio di Rizziconi. In tutto, dall’inizio delle operazioni di sfollamento, sono quasi 1.300 gli immigrati che hanno lasciato volontariamente o accompagnati la zona, per dirigersi verso il nord Italia o in centri di accoglienza calabresi e pugliesi. Nella zona di Rizziconi ci sono ancora 50 extracomunitari, che non hanno voluto lasciare la zona perché impegnati nella raccolta di agrumi. E altri potrebbero essersi nascosti nelle campagne o dagli stessi datori di lavoro, dunque la vigilanza delle forze dell’ordine è molto forte.

350 IMMIGRATI A BARI - Oltre 350 immigrati sono arrivati nel corso della notte nel Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Bari-Palese. In molti hanno detto di essere andati via spontaneamente da Rosarno. Sono stati identificati, hanno avuto la possibilità di parlare con interpreti che hanno spiegato loro le condizioni di permanenza del centro, che si trova nell'area dell'aeroporto militare e può accogliere sino a un massimo di 900 persone. L'arrivo degli immigrati e le procedure per la loro sistemazione si sono svolti con regolarità.

 

(Ap)

PARTITI DA LAMEZIA - Altri 400 stranieri sono partiti dalla stazione di Lamezia Terme. Negli occhi di tanti di loro delusione e tristezza. «La Calabria non è tutta uguale - ha detto uno -. A Sibari, come in altre parti della regione, è meglio che a Rosarno dove sin dall'inizio ci hanno trattato male». «Si parla di Calabria terra di accoglienza - gli fa eco un altro - ma, mi chiedo: dove sta l'accoglienza? State perdendo tutti i vostri valori». Hanno preso treni diretti a Milano, Napoli, Foggia, Palermo.

 

 

(Ap)



09/01/2010

Maroni: «Clandestini troppo tollerati» Bersani: «Il ministro fa lo scaricabarile»

Maroni: «Clandestini troppo tollerati» Bersani: «Il ministro fa lo scaricabarile»

 

Napolitano: «Fermare ogni violenza a rosarno». L'Idv: «Parole molto gravi». Bernini (Pdl) : «È una nuova schiavitù». Touadi: «Pronto a un incontro»

 

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni (Fotogramma)
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni (Fotogramma)

REGGIO CALABRIA - «Fermare senza indugio ogni violenza». L'appello di Giorgio Napolitano arriva in serata, dopo i nuovi disordini di Rosarno, in Calabria. Il presidente della Repubblica, informa il Quirinale, «ha acquisito informazioni sui gravi episodi e segue con attenzione l'evolversi della situazione. Anche allo scopo di discutere e affrontare i problemi che interessano la cittadinanza è indispensabile fermare senza indugio ogni violenza».

POLEMICHE - Le tensioni tra immigrati e cittadini hanno provocato numerose reazioni politiche. Secondo il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, c'è stata «in tutti questi anni troppa tolleranza» verso l'immigrazione. Frasi che hanno scatenato le critiche dell'opposizione. Primo fra tutti, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «Mi dispiace molto che il ministro dell'Interno non abbia perso l'occasione, anche questa volta, di fare lo scaricabarile sulla famosa immigrazione clandestina». Ma anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, la pensa come Maroni: «Troppa tolleranza verso i clandestini. Lo Stato ha il dovere di fare rispettare le leggi, di fare rispettare le regole. Non può esserci tolleranza, specie per chi usa la violenza in maniera così evidente, per il solo fatto che è un immigrato».

LOIERO - Una visione distante da quella del presidente della regione Calabria, Agazio Loiero: «Non può essere giustificata la reazione violenta degli extracomunitari che ha creato tensioni e problemi a Rosarno, sebbene essi vivano in condizioni subumane. Faccio un appello alla calma da parte di tutti, soprattutto da parte degli immigrati». Loiero denuncia la mancanza di intervento da parte dello Stato: «Avevamo chiesto per tempo l'intervento del Ministero dell'Interno. Ma niente è stato fatto per eliminare la causa di questo malessere sociale, ora esploso in maniera virulenta. Non si può risolvere tutto con un'operazione di polizia. Chi doveva intervenire non ha mosso un dito. Dei 200 mila euro promessi dal Ministero non è arrivato nulla». Il ministro Maroni riferirà su quanto sta accadendo a Rosarno martedì alle 17 al Senato.

DONADI (IDV) - Il capogruppo di Idv alla Camera, Massimo Donadi, attacca il ministro: «Le parole di Maroni sono molto gravi. Il ministro dell'Interno afferma che la rivolta di Rosarno è stata determinata solo dall'eccesso di tolleranza verso l'immigrazione clandestina. Noi non vogliamo negare che esista un problema legato all'immigrazione clandestina, il punto, semmai, è che questo governo non fa nulla di serio per contrastarlo. Ma questo problema è l'equivalente di una pagliuzza rispetto alla trave che Maroni ha nell'occhio ma non vede: i clandestini sono carne da lavoro nelle mani delle mafie che li sfruttano ai limiti del disumano per la prostituzione, per lo spaccio della droga e nel Sud come semischiavi di un nuovo caporalato» «È ora che il governo la smetta di fare solo demagogia elettorale e che cominci a concentrarsi sulla trave della 'ndrangheta e non sulla pagliuzza che è rappresentata dall'immigrazione clandestina che in questo caso -sottolinea- è solo una conseguenza».

BERNINI (PDL) - In una nota Anna Maria Bernini, portavoce nazionale vicario del Pdl, punta il dito contro il fenomeno dello sfruttamento: «La nuova schiavitù di "materiale umano" costretto a vivere sotto la soglia di ogni possibile, umana sopportazione». «Questo - osserva Bernini - genera violenza, rottura della pace sociale e guerre di povertà tra chi parla una lingua diversa ma è afflitto dagli stessi problemi. La ricetta per una buona immigrazione - conclude l'esponente Pdl - deve essere, nell'interesse di chi accoglie come di chi è accolto, europea, legale, trasparente e sostenibile».

L'APPELLO - Jean-Léonard Touadi, parlamentare del Pd, ha lanciato un appello ai rivoltosi: «Lancio un appello ai migranti sudanesi, ivoriani, senegalesi, congolesi presenti a Rosarno: i motivi della vostra sofferenza non devono portarvi a compiere gesti di violenza urbana». «Così facendo otterrete il risultato opposto, impedendo di capire le ragioni del vostro disagio. Quanto accaduto giovedì sera a Rosarno - aggiunge Touadi - non deve più ripetersi. Mi ritrovo nelle parole del Presidente Loiero, il quale giustamente mette in evidenza che le vittime sono sia gli abitanti di Rosarno, allarmati per la situazione che si è determinata giovedì sera, che gli immigrati sfruttati e vessati dalla criminalità organizzata. Inoltre - conclude Touadi - mi metto a disposizione delle autorità locali calabresi per stabilire un contatto dialettico con le comunità di immigrati presenti in zona e chiedo al Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, di non sottovalutare la drammatica condizione di sfruttamento dei lavoratori stranieri».


Rosarno, altri quattro immigrati feriti Spari e scontri in strada: è battaglia

Rosarno, altri quattro immigrati feriti Spari e scontri in strada: è battaglia

 

Due migranti gambizzati e due colpiti da spranghe: uno di loro è in gravi condizioni. Ronde e sassaiole in città

 

La protesta degli immigrati a Rosarno
La protesta degli immigrati a Rosarno

ROSARNO (Reggio Calabria) - È altissima la tensione a Rosarno, in Calabria, per gli scontri tra immigrati e residenti. All'indomani della rivolta degli extracomunitari, due stranieri sono stati «gambizzati» da ignoti e altri due sono stati feriti a colpi di spranghe e bastoni. L'ultimo bilancio degli incidenti, fornito dal prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, parla dunque di 37 feriti: 19 extracomunitari e 18 uomini delle forze dell'ordine. Nella serata di venerdì è iniziato il trasferimento dei circa 200 immigrati che erano ospitati nell'ex fabbrica Rognetta. Gli immigrati, la maggior parte dei quali hanno chiesto loro stessi di essere portati via da Rosarno, sono stati trasferiti in pullman nel cpa di Isola Capo Rizzuto. Non si è invece ancora sbloccata la situazione dell'ex Opera Sila, l'altra struttura dove sono ospitati circa 600 immigrati. Lì, secondo quanto si apprende, sono in corso delle trattative ma è probabile che la situazione non si sblocchi prima della mattinata di sabato.

I FERITI - Uno dei feriti a colpi di spranga sulla statale 18 è in gravi condizioni, sottoposto a intervento chirurgico e ricoverato in codice rosso, in neurochirurgia a Reggio Calabria. Grave anche un altro extracomunitario ferito a colpi di spranghe, mentre il Prefetto ha confermato che gli ultimi feriti a colpi di arma da fuoco caricati a pallini non destano preoccupazioni. Secondo quanto riferisce l'Ansa, almeno cinque immigrati sono rimasti feriti in modo non grave dopo essere stati investiti da auto guidate da italiani. Secondo fonti investigative, gli incidenti sarebbero avvenuti in prossimità dei posti di blocco attuati dagli abitanti del posto. In un caso i responsabili dell'investimento sono stati fermati dai carabinieri. Otto gli arresti: sette cittadini extracomunitari accusati di devastazione, rissa e violenza a pubblico ufficiale, e uno degli italiani che ha tentato di investire gli stranieri con l'escavatore, ferendone uno. L’accusa per lui è di tentato omicidio. Ulteriori momenti di tensione si sono vissuti, in serata, in località Bosco di Rosarno quando alcuni abitanti della zona hanno cercato di avvicinarsi e accerchiare la struttura ex Esac dove sono accampate centinaia di immigrati e cercando di arrivare allo scontro con loro. Ne è scaturita una fitta sassaiola.

LA BARRICATA - La situazione resta comunque molto tesa. Per questo il capo della polizia Antonio Manganelli, sentito il ministro Maroni, sta inviando in Calabria un «consistente contingente di uomini delle forze di polizia, per assicurare il miglior controllo del territorio e garantire serenità a tutta la popolazione presente». Serenità che un centinaio di abitanti, armati di bastoni e spranghe di ferro, sta minando dopo aver tirato su una barricata sulla statale 18 all'altezza del km 474, a poche centinaia di metri dai locali dell'ex Opera Sila dove si trovano molti degli stranieri che la scorsa notte hanno dato vita agli scontri. Il blocco dei cittadini è tutt'altro che pacifico: quasi tutti hanno bastoni, stecche da biliardo, spranghe di ferro e mazze. E tra loro sono circolate anche alcune taniche di benzina.

LA RIVOLTA - I disordini in questa città che conta 15mila residenti, pochissimi centri di ritrovo, e quasi nessuna piazza, sono iniziati con la rivolta degli immigrati per il ferimento di due stranieri in un agguato e continuati dai residenti. Anche se secondo le forze dell’ordine chi ha sparato colpi ad aria compressa e usato anche spranghe è «gente che viene da fuori». Forse cani sciolti della criminalità organizzata. In ogni caso la tensione è alta: le scuole sono rimaste chiuse e così come i i negozi.

LA TASK FORCE - Il Viminale ha costituito una task force tra i ministeri dell'Interno, del Welfare e della Regione Calabria con il compito di «affrontare la questione non solo dal punto di vista dell'ordine pubblico, ma anche per quanto riguarda gli aspetti legati allo sfruttamento del lavoro nero e all'assistenza sanitaria». In città gruppi di giovani hanno organizzato ronde spontanee: «Difendiamo la nostra città e le nostre case. Siamo a caccia degli africani: se vogliono lavorare restino, ma se non c'è lavoro, devono andare via», dice qualcuno.

INCONTRO - Nel primo pomeriggio centinaia di extracomunitari, tra i quali alcuni giunti dalle zone vicine, scortati in testa e in coda dalle forze dell'ordine hanno raggiunto in corteo il municipio scandendo slogan di protesta. Una loro delegazione è stata ricevuta dal commissario prefettizio, in quanto il Comune è stato sciolto nel 2008 per infiltrazioni mafiose. Dopo l'incontro, i migranti sono tornati nelle strutture di ricovero in cui sono ospitati («ai limiti del sopportabile», secondo molte testimonianze). Il commissario ha poi ricevuto anche una delegazione di cittadini di Rosarno, i quali chiedono l’immediato allontanamento degli stranieri.

SPARI E SASSAIOLA - In precedenza alcuni abitanti di Rosarno avevano raggiunto la zona antistante il municipio. Erano venuti a contatto con gli immigrati e avevano provato a inseguirli e malmenarli. Un uomo ha sparato dal terrazzo della sua casa due colpi di fucile in aria per difendere la moglie e le figlie che guardavano dal balcone e contro le quali erano stati lanciati sassi da alcuni immigrati che stavano transitando in corteo. Dopo i colpi, alcuni stranieri sono entrati nell'abitazione ma per protestare vivamente. Sassi anche contro una troupe del Tg2 e il giornalista Francesco Vitale, senza conseguenze. Ci sono stati momenti di tensione tra un gruppo di abitanti e le forze dell'ordine dopo che un giovane era stato fermato perché stava litigando con un immigrato davanti al municipio. Gli animi si sono calmati dopo che il giovane è stato rilasciato.

REAZIONI POLITICHE - Molte le reazioni politiche sugli avvenimenti di Rosarno, tra le quali quelle del ministro dell'Interno, Roberto Maroni: «In questi anni è stata tollerata l'immigrazione clandestina che ha alimentato la criminalità e ha generato situazioni di forte degrado». Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha invece lanciato un appello per mettere fine alle violenze.


08/01/2010

A Rosarno la rivolta degli immigrati

A Rosarno la rivolta degli immigrati

 

Dopo il ferimento di alcuni di loro con un'arma ad aria compressa. Distrutti auto e cassonetti, scontri con polizia. Una donna colpita alla testa. Loiero: «È frutto della xenofobia»

 

Rivolta degli immigrati a Rosarno, in Calabria: alcuni braccianti agricoli, che vivono in condizioni di estrema povertà, hanno distrutto auto e cassonetti dopo aver subito un attacco da parte di anonimi con un'arma ad aria compressa (Ansa)

ROSARNO - Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e svuotati sull'asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate. Scene di guerriglia urbana a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, per la rivolta di alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati in condizioni inumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un'altra struttura abbandonata. A fare scoppiare la protesta il ferimento da parte di persone non identificate di alcuni cittadini extracomunitari con un'arma ad aria compressa. I feriti, tra i quali c'è anche un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno, non destano particolari preoccupazione, ma la volontà di reagire che probabilmente covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella struttura di Rosarno in condizioni ai limiti del sopportabile, e di altri nelle stesse condizioni a Gioia Tauro in locali dell'Ex Opera Sila, era pronta ad esplodere. In totale circa 1.500 extracomunitari.

IL CORTEO - Armati di spranghe e bastoni, gli extracomunitari, in gran parte provenienti dall'Africa, hanno attraversato la cittadina distruggendo centinaia di auto, in qualche caso anche con delle persone a bordo (ma non risultano feriti), abitazioni, vasi e cassonetti dell'immondizia. Questo nonostante l'intervento di polizia e carabinieri schierati in assetto antisommossa davanti ai più agguerriti, un centinaio di persone tenute sotto stretto controllo. Nel corso della serata sono arrivati rinforzi e, in un clima di forte tensione, si è intavolata una trattativa nel tentativo di fare rientrare la protesta. Ma poi la tensione è tornata a salire: polizia e carabinieri hanno fatto una carica di alleggerimento e alcune persone, cinque o sei, sono state fermate. Alcuni immigrati sono rimasti contusi in un contatto con le forze dell'ordine dopo che dal gruppo di stranieri era partita una sassaiola. I feriti sono stati portati in ospedale a Polistena. Anche un gruppo di giovani di Rosarno, un centinaio, è sceso in strada per seguire la situazione. Sul posto è arrivato il commissario prefettizio Francesco Bagnato che regge il Comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose avvenuto alla fine del 2008. Erano stati gli immigrati a chiedere di parlare con Bagnato.

FERITA UNA DONNA - Dopo la fine della protesta, la tensione non è scesa e alcuni stranieri hanno organizzato un'altra manifestazione sulla strada statale 18 a Gioia Tauro, al confine con il territorio di Rosarno. Hanno bloccato un'auto con a bordo una donna e i due figli. La donna è stata colpita alla testa ed ha riportato una ferita lacero contusa e costretta a scendere insieme ai figli. Quindi la vettura è stata incendiata. Lungo la strada sono stati accesi dei focolai. La zona è presidiata dalle forze dell'ordine.

LOIERO - Il presidente della Calabria Agazio Loiero ha espresso forte preoccupazione: «Quello che sta avvenendo è il frutto di un clima di intolleranza xenofoba e mafiosa che non riguarda ovviamente la popolazione di Rosarno, giustamente allarmata per la situazione di tensione che si è determinata con la rivolta degli extracomunitari sfruttati, derisi, insultati e ora, due di loro, feriti con un'arma ad aria compressa. Auspico che dal ministero dell'Interno arrivi una forte iniziativa che tutelando i cittadini di Rosarno tuteli anche quei tanti disperati contro cui per la seconda volta si è indirizzata la violenza criminale».