19/10/2011

Marchionne: «Alfa Negli Usa nel 2013». In Italia Fiat ha perso 210 mila auto in tre anni. Nuovo schiaffo alla Marcegaglia: "Fiat non avrà più a che fare con Confindustria"

Marchionne: «Alfa Negli Usa nel 2013». In Italia Fiat ha perso 210 mila auto in tre anni. Nuovo schiaffo alla Marcegaglia: "Fiat non avrà più a che fare con Confindustria"

FIAT. Marchionne conferma il ritorno del marchio in America e sottolinea la crisi del mercato italiano. Confindustria, il gruppo torinese non arretra. Il presidente John Elkann ha già dato le dimissioni. E Marchionne non vuole nemmeno parlare della Marcegaglia: "La Fiat non c’entra con Confindustria, quindi lasciamola fuori per favore". E sugli scioperi: "Sono una cattiva idea".

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17/11/2010

Aggredito il sindaco di Boscoreale Arrestato un manifestante 47enne

Aggredito il sindaco di Boscoreale Arrestato un manifestante 47enne

Una pietra ha rotto i vetri dell'auto di servizio su cui viaggiava il primo cittadino. L'auto di Langella circondata dopo il consiglio comunale «Ferma i camion che portano i rifiuti a Terzigno»

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01/08/2010

Il premier: i finiani? Li credevo di meno. Ma non andremo al voto anticipato

Il premier: i finiani? Li credevo di meno. Ma non andremo al voto anticipato

L'ANALISI DEL CAVALIERE. Deluso dal ddl intercettazioni: se non fosse un piacere all'opposizione, lo ritirerei

 

(d. ma.) La tentazione l'ha avuta, ma l'ipotesi di andare a elezioni anticipate Silvio Berlusconi ora la respinge con forza. Nel primo weekend di quiete (forse) trascorso a Torre Crescenza, nella residenza Borghese, il premier ha cercato di misurare, a mente più fredda, la reale forza della sua maggioranza dopo la rottura con Fini. Precaria. Non nasconde qualche delusione: pensava che i deputati di Futuro e Libertà non superassero le ventisei, al massimo ventisette unità e non arrivassero a quota trentatré, come in realtà è accaduto. Ma non dubita sulla loro lealtà al governo e si aspetta che la prima prova si possa avere con la votazione sulla mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia Caliendo, indagato dalla procura di Roma per violazione della legge Anselmi sulle società segrete.

Il premier Berlusconi
Il premier Berlusconi

Tranquillo? Non proprio. Berlusconi deve essersi accorto che il costo d'immagine per il suo governo, specialmente all'estero, è tutt'altro che trascurabile. E si propone di correre subito a ripari. Vacanze di lavoro e l'annuncio che il cammino delle riforme, a cominciare dal federalismo fiscale, che preme alla Lega, refrattaria al voto anticipato, riprenderà deciso alla ripresa autunnale. Però, c'è qualcosa che turba in modo particolare il premier ed è probabilmente una preoccupazione che deve avergli trasmesso il ministro dell'Economia Tremonti. Va bene il regolamento dei conti con i finiani, andato peraltro non esattamente nel modo sperato, ma stiamo attenti ad altri conti. Più importanti. Quelli con i mercati internazionali. La speculazione è sempre in agguato. Lo spread, un termine inglese che usa anche il premier, e stranamente, ovvero la differenza fra i rendimenti dei nostri titoli di Stato e quelli dei principali Paesi europei, indicatore sensibile della credibilità nell'onorare le scadenze del proprio debito pubblico, è tenuto costantemente sotto controllo. È bene dire subito che non vi sono motivi immediati di preoccupazione. Lo spread con il bund tedesco è stabile a 130, quello con la Spagna a 28. L'approvazione della manovra e i segnali di ripresa dell'economia reale completano un quadro difficile ma nemmeno così critico nel confronto con le altre economie europee.

Berlusconi non vuole passare per un'anatra zoppa, o come un premier orgoglioso ma ferito dal fuoco amico e con una maggioranza a rischio. No, non ci sta. Lui si considera il numero uno in Europa: snocciola i gradimenti, bassi, degli altri leader, Merkel e Sarkozy a testimonianza del grado di tenuta del proprio governo. Non vi sarà alcuna crisi, afferma con decisione. Non c'è il rischio di un ricorso anticipato alle urne e l'ipotesi che si possa formare un governo tecnico è semplicemente fuori dalla realtà. Eppure i numeri, glielo ricordiamo, soprattutto alla Camera, suonano amari. Berlusconi spiega le adesioni alla truppa finiana, superiori al previsto, con qualche delusione personale di troppo, e con una forma sottile di ricatto che sarebbe stata esercitata da chi, leggi il presidente della Camera, avrebbe reso possibile la candidatura di molti dei fuoriusciti. Insiste nel sottolineare che ha parlato e parlerà con ognuno di quei trentatré. Hanno firmato il documento di costituzione al nuovo gruppo ponendo tre condizioni. La certezza che gli "esagitati", Bocchino, Briguglio e Granata non avrebbero ricoperto incarichi direttivi, la fedeltà al governo e il voto in sintonia con le sue leggi. Spiegata così, la frattura sembra il distinguo blando di una corrente della maggioranza. Le parole di Fini? Non hanno importanza o almeno non sembrano averne. Il premier è felice dell'ipotesi che il sottosegretario Roberto Menia, che mostra di apprezzare, possa diventare capogruppo. Lo ha sentito ieri al telefono. D'ora in poi sarà lui il suo interlocutore privilegiato. Fini non esiste o si fa in modo che sembri non esistere. Il suo gruppo vale elettoralmente, secondo le proiezioni dei suoi esperti, tra l'1,2 e l'1,4 per cento, se si presenta da solo, e tra il 3 e il 4 per cento se si apparenta con il Popolo della Libertà. Quando aderì al nuovo partito, An non andava, sempre secondo le parole del premier, al di là del 6 per cento. E fu questa una ragione per entrare nel Pdl, da solo Fini avrebbe avuto paura di una debacle elettorale.

E al Senato, Cavaliere? Cinque dei dieci senatori che si appresterebbero a formare il gruppo di Futuro e Libertà a palazzo Madama sarebbero, nelle sue parole, sul punto di tornare indietro. E lo avrebbero fatto, o starebbero per farlo, dopo una sua telefonata. E dunque addio al gruppo finiano al Senato e un colpo definitivo all'ipotesi di un governo tecnico che non avrebbe i numeri per costituirsi. Staremo a vedere. Un ragionamento di questo tipo è stato fatto ieri, in una lunga telefonata, anche al capo dello Stato, il quale ha ribadito al premier di essere soltanto un osservatore dell'evoluzione assai caotica e confusa del quadro politico. Napolitano ha precisato ancora una volta di avere un'unica preoccupazione: che una sorta di guerriglia politica non metta in discussione il ruolo istituzionale del presidente della Camera. Il parallelo con Pertini non ha senso. Se il governo è forte e la maggioranza stabile siano i fatti a dimostrarlo. Il rifinanziamento delle missioni all'estero, il voto sulla riforma universitaria, il via definitivo alla manovra (quando la Germania l'ha rinviata a settembre!) sono avvenuti in pochi giorni. Governo e Parlamento avrebbero tutto il diritto di vantare una prova di efficienza non disprezzabile delle istituzioni del Paese, è stato in sintesi il pensiero del capo dello Stato. Dunque: no ad elezioni anticipate. Sollecitazioni in questo senso sarebbero arrivate al premier anche da settori dell'opposizione e dello stesso Pd. L'offerta di allargare la coalizione all'Udc rimane sempre valida. Il posto di Scajola è libero, anche perché l'ipotesi di Romani si è scontrata con i dubbi, legati alla legge sul conflitto d'interessi, del Quirinale. Ma i ripetuti no di Casini non sono piaciuti a Berlusconi il quale parla dell'ex alleato come di un modesto calcolatore di convenienze politiche e di consenso di breve respiro. Ma se ci fosse lui, la Lega sarebbe di più facile contenimento o meglio esonderebbe di meno. Il premier fa l'esempio delle ronde, che lui non voleva. E che sono state un autentico fallimento. Ecco, se ci fosse stato Casini, l'avremmo contrastata meglio la Lega, dice il premier. Già, ma allora perché fu deciso, dopo il famoso discorso del predellino e la nascita del Pdl, di lasciarlo fuori il leader centrista?

Il disegno di legge sulle intercettazioni non sembra interessare più al premier. Lo considera svuotato (per fortuna aggiungiamo noi) e inefficace. Se non finisse per fare un piacere all'opposizione, lo ritirerebbe. Sarà votato alla ripresa. E se è necessario ne sarà fatta un'altra di legge sulle intercettazioni. Il cammino delle riforme, nelle intenzioni del premier, dovrebbe riprendere dopo le ferie con una forte accelerazione del federalismo fiscale che si pone come obiettivo anche un concreto risparmio sul versante della spesa, specie sanitaria. L'eventuale beneficio potrebbe andare per metà a riduzione del deficit e per l'altra metà a favorire l'adozione sul versante fiscale del quoziente familiare e il contenimento dell'Irap. Poi toccherà alla giustizia e alla riforma istituzionale. Se ci sarà il tempo, e se me lo faranno fare, conclude il premier.

Voto anticipato, governo tecnico, maggioranza a rischio oppure forte di possibili e nuove alleanze? Le incognite sul futuro del governo occupano le prime pagine dei quotidiani edicola. E' ancora lo strappo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini al centro del dibattito politico.
Gli scenari sono i più diversi, e l'incertezza regna sovrana. Basta guardare i tiolo di apertura de La Repubblica e il Corriere della Sera.
"Berlusconi minaccia il voto" scrive il quotidiano di Ezio Mauro.
"Berlusconi: no al voto anticipato" dicono invece da via Solferino.

Il
Corriere della Sera parla di un Berlusconi che non ha intenzione di trattare con Fini e che, allo stesso tempo, di ce no al voto anticipato.
“Incognite di un divorzio” titola per l’appunto l’editoriale di Sergio Romano. “Ciò che non sappiamo e non possiamo prevedere è molto più di ciò che sappiamo” scrive il giornalista.

Repubblica,
invece, precisa con l’articolo a firma di Francesco Bei: “Berlusconi cerca di rassicurare i suoi”.

Il premier, infatti, ostenta sicurezza e lo fa illustrando risultati concreti. “Il governo è forte - ha dichiarato – Lo provano le "
quattro riforme realizzate in questa settimana". Per ora, dunque, il presidente del Consiglio punta ad abbassare i toni, a passare l’estate. E poi si vedrà.

A puntate il dito contro il presidente della Camera ci pensa
Libero: “Con Silvio già 25 finiani” titola a prima pagina e poi, rispolverando vecchie ma non sopite polemiche aggiunge: “La Rai gira 2 milioni a Fini”. L’articolo di Franco Bechis parla di Fini “bamboccione” e pubblica lo stato di famiglia della terza carica dello Stato: “Elisabetta (Tulliani, compagna di Fini, ndr) è il capofamiglia”.

Stessi toni anche per il quotidiano il
Giornale: “Così è diventata ricca Lady Fini” scrive il quotidiano di Vittorio Feltri. E pubblica le carte dell’accusa di Luciano Gaucci contro la ex fidanzata Elisabetta Tulliani, ora compagna del presidente della Camera.

Quando il caimano ordina distruggete Fini”. E’ il titolo a tutta pagina del
Il fatto Quotidiano. "Primo: indebolirlo con campagna acquisti nel suo campo Secondo: sputtanarlo con dossier sul suo patrimonio Terzo: non dargli tregua sulle tv di regime, anche ad agosto".

Non ha invece dubbi
il Manifesto che strilla: “Al voto, al voto”.
Secondo l’Unità, invece "Silvio è ostaggio di Bossi”.

E la
Padania, intanto, rassicura i suoi: “Il federalismo si farà”.


28/07/2010

Marea Nera, nuovo incidente nelle acque della Louisiana

Marea Nera, nuovo incidente nelle acque della Louisiana

Una chiatta ha urtato un pozzo petrolifero nella baia di Barataria in Louisiana rompendo le tubature da cui esce un getto di gas e greggio ad altissima pressione che si aggiunge alla Marea Nera della falla più a largo della Deepwater Horizon

 

 

Piove sul bagnato nel Golfo del Messico. C'è stato un incidente in un pozzo di petrolio, pochi chilometri a nord rispetto all'area dove era situata la piattaforma Bb, danneggiata da un'esplosione lo scorso aprile. Secondo la Guardia Costiera, un peschereccio di piccole dimensione è finito contro il pozzo, danneggiandolo. Ancora non si hanno stime precise sulla quantità di petrolio fuoriuscita. L'incidente è avvenuto nel Mud Lake, un piccolo lago sulla costa della Louisiana. Nessuna persona è rimasta ferita.


13/07/2010

Corona rompe definitivamente con Belen E scarica le sue valigie sul marciapiede

Corona rompe definitivamente con Belen E scarica le sue valigie sul marciapiede

SU NOVELLA 2000. L'autista ha portato bagagli e effetti personali davanti alla vecchia abitazione della showgirl argentina

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Fabrizio Corona e Belen Rodriguez (Fotogramma)
Fabrizio Corona e Belen Rodriguez (Fotogramma)

MILANO - Fabrizio Corona ha cacciato di casa Belen e affinché il messaggio fosse chiaro ha fatto scaricare le valigie davanti all'ex abitazione della showgirl argentina mentre lei si trovava all'estero per lavoro. Lo racconta Novella 2000 nel numero in edicola da giovedì 15 luglio. Il settimanale diretto da Candida Morvillo racconta che l’autista factotum di Fabrizio Corona ha scaricato le valigie della Rodriguez davanti alla sua ex casa: alcuni trolley rossi e neri, delle shopping bag (da una delle quali, la cui carta risulta strappata, si intravedono delle scarpe), una chitarra e perfino una cornice con un'immagine di lei lasciata in bella vista sopra ai bagagli.

LA LITE AD IBIZA - Sarebbe questo l’esito dell’ennesima lite tra i due, lite cominciata a Formentera nel weekend: dopo una scenata di gelosia, Belen ha piantato il fidanzato nella casa presa in affitto sull’isola e se n’è andata a Ibiza, dove ha rivisto Marco Borriello, il calciatore già suo ex fidanzato, che era lì con la mamma. Belen, però, è poi tornata in Italia con Corona e quindi ripartita per un impegno professionale. Poche ore dopo, Fabrizio ha deciso di rompere definitivamente.

IL TATUAGGIO DELL'ADDIO - Novella racconta i particolari e i retroscena sulla rottura tra i due e offre anche un ulteriore fotodocumento: le immagini dell’ultima notte di Belen e Corona nel loro appartamento di Milano, con un tatuatore a domicilio che ha inciso su Belen il “tattoo dell’addio”.


05/06/2010

Frattura a tibia e perone, Rossi operato: Mondiale a rischio

Frattura a tibia e perone, Rossi operato: Mondiale a rischio

Valentino è caduto al Mugello durante il secondo turno di prove ufficiali: frattura alle ossa inferiori della gamba destra. Verrà sottoposto a intervento chirurgico nel pomeriggio al Cto di Firenze. L'esperto: "Ci vorrano almeno 3-4 mesi".

 

 

 

Finisce decisamente male il week end del Gp d'Italia per Valentino Rossi. Il pilota-mito del motociclismo aveva iniziato il suo sabato, come di consueto da qualche stagione a questa parte, con un nuovo casco che, in questa edizione, reca una carta jolly nella parte superiore.  Rossi era all'attacco, per confermare, nonostante il fastidio alla spalla - causato da una caduta in allenamento con la moto da cross - la sua supremazia sul compagno di squadra, lo spagnolo Jorge Lorenzo, attuale leader della classifica iridata. Le prove libere dovrebbero servire per finire la messa a punto della moto in vista del turno di prove ufficiali del pomeriggio, ma il livello era già molto elevato.

Rossi a circa 15 minuti dalla fine del turno era terzo, davanti a tutti c'era Jorge Lorenzo. Rossi passa sul rettilineo, stacca forte, va verso la prima curva, sale sulla collina. Il suo compagno di squadra sembra migliorare il suo tempo e Valentino arriva dentro le due curve "Biondetti", via la prima, mentre nel cambio di direzione non si capisce bene cosa sia successo. Sullo schermo il blu e il giallo che fanno la livrea di Rossi si mischiano. Poi l'immagine che ogni motociclista non vorrebbe mai vedere. Valentino è a terra, si tiene la gamba destra. Da sotto il casco si vede la smorfia di dolore. Ecco cosa è successo: nel cambio di direzione, la moto di Vale si 'intraversa', perdendo aderenza sulla gomma posteriore. Inevitabilmente, la stessa gomma, con l'abbassarsi della velocità di rotazione, riacquista la presa sull'asfalto trasformandosi in una balestra per Rossi che viene proiettato in aria per cadere pesantemente sulla gamba destra.

I soccorsi, tempestivi ed efficaci del circuito del Mugello, trasferiscono Vale nel centro medico della pista della Ferrari. Tra i medici che si precipitano da Rossi c'è Claudio Costa della Clinica Mobile e Claudio Macchiagodena, medico responsabile della Dorna. Le condizioni non sono buone, i due sanitari lo capiscono subito. Tra i primi a uscire dal centro medico c'è Katie Baines, addetta stampa del Team Yamaha che avverte i giornalisti della lesione di Valentino. Rossi ha una frattura esposta della tibia e del perone della gamba destra e come se non bastasse l'osso è uscito dalla gamba, fortunatamente senza ledere vasi sanguigni o nervi. Vale viene quindi sedato.

Nel frattempo la notizia si sparge nell'autodromo e una folla di tifosi difficile da contenere, arriva al centro medico. Il dolore deve essere atroce per Rossi, che ha accanto a se Claudio Costa, vero angelo custode per i piloti della Motogp. "La frattura è più seria di quello che ci aspettavamo - dice Costa - per il fatto di essere esposta e scomposta. Speriamo che Vale riesca a risorgere da questa frattura e dal dolore". Costa è visibilmente commosso e alla domanda riguardo al decorso clinico della guarigione, riusciva a dire: "Adesso non riesco a rispondere, non ce la faccio". E' Claudio Macchiagodena a ribadire: "Ci vorranno dalle 6 alle 8 settimane dipende da molti fattori". Immediatamente si organizza il trasferimento di Valentino, con l'elicottero, al CTO di Firenze dove il centauro di Tavullia è arrivato per le 12.50 e nel pomeriggio verrà operato dal primario, il prof. Buzzi. Nel frattempo per Rossi, tifoso interista, arrivano anche gli auguri di pronta guarigione della società nerazzurra
attraverso il proprio sito internet.

Il parere dell'esperto -
Normalmente una frattura esposta, quando cioè l'osso fuoriesce dalla pelle, come accaduto a Valentino Rossi, richiede, in assenza di complicazioni, sei mesi di tempo per il recupero, ma un bravo sportivo se la può cavare in 3-4 mesi. Lo dice all'Agi il primario di Ortopedia dell'Istituto Neurotrautomatologico Italiano (Ini) di Grottaferrata Francesco Bove, riferendosi all'infortunio capitato a Valentino Rossi. "L'unico pericolo è costituito dall'infezione perché l'osso - avverte Bove - si è esposto, è uscito dalla pelle venendo a contatto con il terreno e l'asfalto ricco di germi". In casi del genere "immediatamente va fatta una profonda pulizia - spiega Bove - dei monconi ossei: e adesso, giustamente, bisogna aspettare alcuni giorni perché la situazione sia ottimale per favorire l'intervento chirurgico, in quanto il campo operatorio deve esser pulito. Ovvio che la prognosi resti riservata perché lo sviluppo della situazione si vedrà nei prossimi giorni".

In presenza di una frattura esposta, per il cui trattamento "è preferibile - aggiunge il Primario dell'Ini - impiegare fissatori esterni", i tempi di recupero arrivano fino a sei mesi, "sempre - precisa - in assenza di complicazioni". E per la riabilitazione? "E' rapida e comunque per riprendere il tono muscolare serve pur sempre qualche mese - risponde Bove - Le nostre previsioni sul recupero molto dipendono dagli eventi e vengono fatte per step successivi: se tutto va bene, come mi auguro, credo che Valentino Rossi, che è un bravo sportivo, ce la possa fare in 3-4 mesi".


06/04/2010

Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidio

Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidio

L'INCIDENTE NELL'IMPIANTO DI TORREVALDALIGA. La decisione nel giorno dello sciopero degli operai per ricordare Sergio Capitani, 34 anni, morto sabato

 

La centrale Enel di Civitavecchia (Ansa)
La centrale Enel di Civitavecchia (Ansa)

ROMA - Il sindaco Giovanni Moscherini ha deciso la chiusura della centrale di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia. Nel giorno dello sciopero dei lavoratori per commemorare Sergio Capitani, il collega 34enne morto nell'incidente avvenuto sabato scorso il primo cittadino ha preso un provvedimento che rende omaggio alle morti bianche. Gli operai riuniti nella sala consiliare hanno accolto con soddisfazione la decisione del sindaco facendo un lungo applauso anche come segno di solidarietà per il collega scomparso. L'Enel prende atto della decisione del primo cittadino e intanto la Procura di Civitavecchia indaga per omicidio colposo 10 dirigenti dell'azienda. La procedura è un atto dovuto in quanto la magistratura ora deve accertare se ci sono responsabilità penali e chi debba risponderne.

Il sindaco Giovanni Moscherini (Ansa)
Il sindaco Giovanni Moscherini (Ansa)

CHIUSURA PER LE VERIFICHE - Il sindaco Moscherini ha spiegato che l’ordinanza di chiusura della centrale Enel di Torrevadaliga è condivisa dal sindaco di Tarquinia e dalla Provincia di Viterbo insieme con i rappresentanti della Provincia di Roma che hanno partecipato all’incontro di martedì pomeriggio. L’ordinanza dunque porterà ad un periodo di chiusura dell’impianto per il tempo necessario alle verifiche, che il sindaco ha definito «a freddo»: i controlli che saranno fatti mentre la centrale non è in funzione. Lo stabilimento sarà poi riaperto con decisione che spetterà anche all’Inail e all’Asl quando i tecnici istituzionali «avranno finito il loro lavoro e avranno tutto il tempo per farlo». Successivamente partirà una seconda fase «a caldo» con riattivazione della produzione. Moscherini ha poi spiegato che da mercoledì partiranno inoltre tutte le procedure necessarie per venire incontro ai lavoratori, tra cui anche la cassa integrazione, che saranno predisposte con accordo sindacale. «Qualora l’indagine dovesse accertare - ha aggiunto Moscherini - una responsabilità diretta di Enel il Comune, insieme al Comune di Tarquinia, ha deciso di costituirsi parte civile».

Gli operai in sciopero (Ansa)
Gli operai in sciopero (Ansa)

LO SCIOPERO -Braccia incrociate, cartelli e striscioni di protesta. In silenzio. Lo sciopero di otto ore dei lavoratori è iniziato la mattina di martedì. Gli operai della centrale, tra il dolore e la rabbia, hanno protestato per le carenze della sicurezza con uno sciopero proclamato dalle segreterie territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. I sindacati si dicono «stanchi di denunciare le situazioni di pericolo. Queste tragedie devono essere evitate mediante una completa riorganizzazione del lavoro e delle relative procedure di sicurezza».

LA CHIUSURA E LA CASSA INTEGRAZIONE - Gli operai coinvolti dalla chiusura della centrale sono circa 1.500 di cui 1.100 lavorano per le ditte appaltatrici e circa 350 direttamente per Enel. Il sindaco ha spiegato che proprio sul versante ditte subappaltatrici sarà condotta una verifica parallela per accertare che non ci siano abusi e per verificare anche se il livello salariale sia adeguato. Nel periodo di chiusura della centrale «utilizzeremo gli ammortizzatori sociali, probabilmente la cassa integrazione, per garantire un reddito ai lavoratori» ha detto il sindaco.

GLI ALTRI OPERAI FERITI - Per giovedì invece è stata disposta l'autopsia sul corpo della vittima che dovrebbe aiutare a chiarire la dinamica dell'accaduto sulle cui cause è in corso l'indagine disposta dalla Procura di Civitavecchia e condotta dai carabinieri. Per quanto riguarda gli altri tre operai rimasti feriti, per fortuna in maniera non grave ma che comunque hanno riportato lievi ustioni, uno è stato dimesso dall'ospedale martedì, gli altri due torneranno a casa a breve. Nei giorni di ricovero i tre uomini sono stati costantemente assistiti dai familiari che, insieme ai medici, li hanno aiutati a superare le conseguenze psicologiche dell'incidente e della morte del loro giovane collega.

LA RICOSTRUZIONE DELL'INCIDENTE - Come sosteneva l'Enel - che ha avviato un'indagine interna - l'incidente «non è stato causato dallo scoppio di una tubazione» bensì «da una fuoriuscita di acqua e ammoniaca. Il flusso è uscito da un tubo aperto da entrambi i lati sul quale la squadra di tecnici stava intervenendo per rimuovere una ostruzione». Gli inquirenti, infatti, avrebbero escluso qualsiasi esplosione della condotta di portata dell'ammoniaca. La ricostruzione della dinamica dell'incidente costato la vita a Capitani, dipendente della ditta Guerrucci, ribadisce che si sarebbe verificata un'apertura improvvisa della tubazione che ha prodotto la fuoriuscita con violenta pressione l'ammoniaca mista ad acqua. Il getto ha colpito direttamente la vittima togliendogli, per la potenza, le protezioni da dosso (la maschera tipo maschera anti-gas) e scaraventandola addosso ad un palo sul quale ha battuto la testa. Scartata, dunque, l'ipotesi di uno scoppio: l'incidente sarebbe legato al cedimento di una giuntura della tubazione che sembra fosse parzialmente otturata.
Le indagini devono fare luce anche sul rispetto delle procedure e degli standard di sicurezza e su eventuali responsabilità di terzi. Alcuni indizi potrebbero venire dall’esame autoptico della vittima disposto dal magistrato, che si terrà giovedì 8 aprile a Roma. Intanto i carabinieri hanno fatto i primi rilievi, iniziato ad ascoltare i testimoni e a raccogliere elementi utili all’inchiesta. Questa è la terza morte bianca registrata nella centrale.

Redazione online


03/04/2010

Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati

Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati

 

Per la rottura di una tubatura è fuoriuscita ammoniaca. Sergio Capitani, 34 anni, è deceduto. Gli altri feriti non sono in gravi condizioni

 

CIVITAVECCHIA - Incidente sul lavoro all'interno dell'impianto Enelgreenpower del Gruppo Enel a Torrevaldaliga Nord presso Civitavecchia, all'interno del polo industriale della città portuale sul litorale a nord di Roma. Sergio Capitani, 34 anni, è morto e tre altri operai sono rimasti intossicati a causa dell'ammoniaca che è fuoriuscita per la rottura di una tubatura. Sul posto sono intervenuti cinque squadre dei vigili del fuoco e l'impianto è stato messo in sicurezza. L'Enel riferisce che i feriti sono stati subito soccorsi dagli operatori del presidio medico presente nell'impianto e che l'operaio deceduto dopo il suo trasporto in ospedale era dipendente di una ditta esterna.

INCIDENTE - Gli operai rimasti intossicati sarebbero in condizioni stabili: ad alcuni è stato applicato un respiratore, altri avrebbero già ripreso le normali attività respiratorie. Uno, invece, colpito agli occhi dai vapori, sarà trasportato in ambulanza all'Oftalmico di Roma per consulenza. Secondo la prima ricostruzione dell'accaduto, gli operai stavano lavorando su un'impalcatura a 15 metri d'altezza a una condotta a pressione che trasporta acqua e ammoniaca per abbassare le emissioni del monossido di azoto che si sviluppano durante il processo produttivo. Gli operai avrebbero aperto una valvola della condotta e sarebbero stati investiti dal getto delle esalazioni. L'operaio deceduto, di Tarquinia, è stato investito al volto e sbalzato su un palo contro cui ha sbattuto violentemente la testa.

ENEL: «CAUSE DA ACCERTARE» - L'Enel ha avviato un'indagine interna. Secondo un comunicato dell'azienda l'incidente si è verificato «per ragioni ancora da accertare, in prossimità di alcune tubazioni contenenti ammoniaca, nell'area del quarto gruppo di generazione. Sono stati coinvolti quattro lavoratori, di cui un dipendente Enel e tre di una impresa esterna. Uno di questi è deceduto poco dopo l'incidente. I feriti sono stati immediatamente soccorsi dal presidio medico dell'impianto ed è stato anche richiesto l'intervento di un'eliambulanza». Enel «ha immediatamente costituito un comitato di crisi e ha attivato un'indagine interna per chiarire le dinamiche dell'accaduto. Sul posto si sono recati i responsabili della direzione produzione, generazione e safety di Enel».

Redazione online


22/01/2010

Internet e diritti, Pechino protesta: «Rapporti a rischio con gli Stati Uniti»

Internet e diritti, Pechino protesta: «Rapporti a rischio con gli Stati Uniti»

 

E dal web spariscono gli articoli critici. Dura replica dopo la presa di posizione del segretario di Stato Clinton sulla rottura tra Cina e Google

 

La sede di Google a Pechino (Ap)
La sede di Google a Pechino (Ap)

PECHINO - Continua il braccio di ferro tra Pechino e Washington. Il governo cinese ha replicato duramente all'intervento di Hillary Clinton contro la censura su internet, definendolo «dannoso» per i rapporti tra i due Paesi, anche se - viene sottolineato - Pechino è disposta a proseguire nel dialogo.

«ACCUSE IRRAGIONEVOLI» - In una nota pubblicata sul sito, il ministero degli Esteri afferma che gli «irragionevoli» attacchi degli Usa negano la realtà: «Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare i fatti e smettere di utilizzare la cosiddetta libertà su internet per formulare accuse senza fondamento. Internet in Cina è aperta e siamo il Paese più attivo nello sviluppo della rete - viene affermato -. Alla fine dell'anno scorso i netizens cinesi hanno raggiunto la cifra di 384 milioni e ci sono 3,68 milioni di siti e 180 milioni di blog. Pechino gestisce internet in accordo con le sue leggi e con le pratiche internazionali». La nota si conclude esprimendo la speranza che gli Usa rispettino gli impegni presi dai rispettivi leader per lo sviluppo delle relazioni bilaterali.

INTRUSIONI E CENSURA - Un discorso, quello del segretario di Stato, che ha sollevato una controversia sulla politica informatica dopo che Google ha minacciato di ritirarsi dalla Cina lamentando intrusioni di hacker ed episodi di censura. La Clinton ha chiesto a Pechino di indagare in modo «trasparente e approfondito» su quanto denunciato dal motore di ricerca. «Una nuova cortina sta scendendo sull'informazione in buona parte del mondo. I Paesi che limitano il libero accesso alle informazioni o violano i diritti basilari degli utenti di internet rischiano di tagliarsi fuori dal progresso del secolo» ha detto il segretario di Stato citando - oltre alla Cina - Iran, Tunisia, Uzbekistan, Arabia Saudita e Vietnam e minacciando «conseguenze» per chi vuole limitare la libertà nel cyberspazio. Una situazione che la Clinton ha paragonato al muro di Berlino. L'accusa di censura è stata respinta dal governo e dai media cinesi: ma, a dimostrazione che il problema esiste, gli articoli critici sono stati ancora una volta eliminati dalla rete.

COMMENTI ELIMINATI - Pechino ha inizialmente tentato di spostare l'attenzione dalla vicenda Google sollecitando l'amministrazione Obama ad affrontare temi più urgenti: il commercio, Taiwan e Tibet. Alcuni media cinesi tuttavia sono stati rapidi nel criticare i rilievi della Clinton, senza citare alcun commento ufficiale. Il Global Times ha condannato Washington per l'abitudine di fare prediche alle altre nazioni. Ma a riprova che il tema ha toccato un nervo scoperto, molte delle reazioni cinesi sono state eliminate dal web nel giro di poche ore dalla pubblicazione. Non è chiaro perché siano state rimosse, ma i siti spesso adattano o eliminano i contenuti in base alle istruzioni delle autorità.

Redazione online


02/07/2009

Cristiano Ronaldo aggredisce fotografo Ferita una 17enne, scatta la denuncia

Cristiano Ronaldo aggredisce fotografo Ferita una 17enne, scatta la denuncia

 

NEL PARCO DAS NACOES, A LISBONA. Con un calcio ha rotto un finestrino dell'auto, le schegge hanno colpito la ragazza. «Mi hanno teso un'imboscata»


Cristiano Ronaldo (Afp)
Cristiano Ronaldo (Afp)

LISBONA - Cristiano Ronaldo ha perso il controllo di fronte all'ennesimo inseguimento da parte di un paparazzo. È successo domenica notte, a Lisbona, e la notizia sta facendo il giro del mondo. Perché il "Pallone d'oro" acquistato dal Real Madrid per bellezza di 93 milioni avrebbe aggredito il fotografo, ferendo però una ragazza di 17 anni, che lo ha denunciato. Ha preso a calci l'auto del reporter, Hugo Martins, rompendo un finestrino le cui schegge hanno lievemente ferito la giovane che lo accompagnava, tanto che è stata ricoverata in ospedale. Una volta dimessa, senza farsi intimidire dalla sua notorietà, lo ha denunciato.

RONALDO: «UN'IMBOSCATA» - Il calciatore, attraverso la società di relazioni pubbliche Gestifute, ha confermato l'incidente dandone però una versione diversa. Ronaldo ha detto di essere caduto in una «imboscata» del fotografo mentre era in auto con la madre Dolores e di avere reagito «in modo impulsivo». «Deploro il mio gesto, ma non posso giurare di agire diversamente se le stesse circostanze si ripresentassero - ha aggiunto -. Questa persecuzione ha causato a mia madre un tale stato di turbamento e angoscia che mi sono sentito costretto a fermare la mia automobile e convincerlo a lasciarci in pace. Quando si tratta solo di me, cerco di rimanere indifferente. Ma quando viene coinvolta mia madre... Mi scuso, ma non posso permettere a nessuno, ripeto nessuno, di disturbarla». Secondo il quotidiano popolare portoghese 24 Horas, Martins e la ragazza hanno seguito l'auto di Ronaldo dopo uno spettacolo di Elton John nel Parco das Nacoes della capitale portoghese, fotografandolo e filmandolo. Prima la giovane aveva anche suonato alla porta dell'appartamento di Ronaldo per chiedergli un autografo. Lui a un tratto «è uscito dall'auto furibondo e con un calcio ha colpito il finestrino dalla parte dove era seduta la ragazza - spiega il quotidiano -. Le schegge hanno ferito leggermente al braccio la giovane, che ha subito chiamato la polizia». Accompagnata dal padre, è stata medicata all'ospedale San Josè e poi ha sporto denuncia nel commissariato di Olbias.