06/03/2010
Inchiesta riciclaggio: nella gioielleria di Mokbel 4 milioni di diamanti
Inchiesta riciclaggio: nella gioielleria di Mokbel 4 milioni di diamanti
Il progetto prevedeva l'apertura di una catena di negozi per il traffico illegale. La compravendita delle pietre era uno dei canali usati dal gruppo criminale guidato dall'imprenditore romano
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| Gennaro Mokbel (Proto) |
ROMA - Un tesoro di diamanti trovato a Roma, nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio. La compravendita di queste pietre era infatti uno dei canali usati - insieme ad opere d'arte, dipinti e sculture - per il riciclaggio da parte del gruppo criminale di Gennaro Mokbel, l'imprenditore romano arrestato nei giorni scorsi e ritenuto l'uomo chiave dell'inchiesta - denominata "Broker" - avviata dalla procura di Roma. Nell'ambito dell'inchiesta sono state sequestrate due gioiellerie, in una delle quali i carabinieri del Ros hanno fatto un maxisequestro di diamanti per un valore stimato di circa 4 milioni di euro. I diamanti, per oltre 150 carati, sono stati rinvenuti insieme ad altri preziosi ed a denaro contante per alcune migliaia di euro. Le indagini del Ros avevano infatti accertato come gli ingentissimi capitali illegali riciclati all’estero dal sodalizio, venissero recuperati attraverso istituti di credito svizzeri, lussemburghesi e sammarinesi per essere reinvestiti nel settore dei diamanti. Le pietre preziose, in particolare - si spiega in una nota - venivano estratte in Uganda, lavorate in laboratori dell’estremo Oriente e commercializzate nella Capitale attraverso una serie di gioiellerie controllate, con la completa reintegrazione dei cespiti nel circuito economico legale.
IL PROGETTO PER RICICLARE IL DENARO - Il progetto di Mokbel era quello di aprire una catena di gioiellerie, canale ideale per riciclare il denaro sporco. Nell'ordinanza del gip si parla di diamanti - chiamati "serci" dagli arrestati nelle conversazioni intercettate - da comprare per poi rivendere. C'è in particolare una dialogo intercettato in cui Marco Toseroni, uno degli arrestati, spiega a due persone, Silvio Fanella e Giorgia Ricci, come sta operando a livello internazionale per iniziare il commercio dei diamanti: «ma te spiego pure per fare questo... allora io ho fatto fare dai giapponesi (identificati in Mr Lee e Iwasawa Takeshi) due società cinesi ... "cinese uno" e "cinese due". Sono cinesi... non riconducibili...con questi qui, ho fatto contratti di ... consignment agreement... come i contratti di conto vendita, per cui loro ... noi mettiamo ... non gli interessa a loro il carico di diamanti.., cioè non possono prendere così... nessuno gli chiede il bilancio prima ...». Si evince, rileva il gip, che si tratta di un sistema anche per far transitare diamanti anziché soldi: «Noi c'abbiamo una società di... c'avemo 13 milioni di diamanti... dobbiamo trovare una gemma di pari valore ovvero più gemme di pari valore ad Hong Kong... a quel punto non paghiamo un ca... circolano i diamanti».
Redazione online
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24/02/2010
Tlc e 'ndrangheta, riciclaggio da 2 mld Il gip: «La più colossale frode di sempre»
Tlc e 'ndrangheta, riciclaggio da 2 mld Il gip: «La più colossale frode di sempre»
La 'ndrangheta avrebbe messo il nome del senatore pdl Di Gerolamo sulle schede bianche. Chiesto l'arresto per gli ex ad di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, Scaglia e Mazzitelli. Indagati Parisi e Ruggiero
Una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale": l'ha definita il Gip di Roma Aldo Morgigni nell'ordinanza di custodia cautelare emessa oggi nell'ambito dell'inchiesta su un caso di riciclaggio e frode per 2 miliardi di euro. Tra le richieste di arresto spiccano quelle nei confronti di Silvio Scaglia, ex amministratore delegato e fondatore di Fastweb, e di Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl. Nell'ordinanza il magistrato arriva a questa conclusione valutando "l' eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte la loro protrazione negli anmi e la qualità di primari operatori di borsa e mercato di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, controllata da Telecom Italia.
La difesa di Telecom e Fastweb - Le due società risultano indagate e la procura di Roma ne ha chiesto l'interdizione all'attività - con il suo attuale ad Stefano Parisi. Sia Fastweb che Telecom Italia, con due distinte note stampa, si sono dichiarate estranee alle contestazioni e "parti lese" dei reati eventualmente commessi dagli indagati. Fastweb precisa che i fatti in esame risalgono al 2005-2006, già oggetto di contestazioni, e riguardano una presunta evasione dell'Iva derivante "da attività truffaldine di terzi" che si sono avvalsi della rete di Fastweb.
Telecom Italia, invece, comunica che si tratta di una "vicenda nota" e che nelle note al bilancio consolidato 2007 "ebbe a rappresentare" che Telecom Italia Sparkle aveva ricevuto "richieste di informazioni da parte dell'autorità giudiziaria" e che Telecom Italia Sparkle "interruppe i rapporti commerciali con i soggetti indagati".
Di diverso avviso il parere il gip di Roma che nell’ordinanza scrive come le modalità operative di Telecom Italia Sparkle (Tis) "pongono con solare evidenza il problema delle responsabilità degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene Tis, ossia Telecom Italia Spa".
I reati contestati - Le due società di telecomunicazione risultano indagate "per il reato di associazione a delinquere transnazionale pluriaggravata, in quanto operanti in più Paesi, sia nella Ue sia extra Ue; fungevano consapevolmente da cassa dalla quale estrarre le somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio in cambio dell'aumento dei crediti Iva verso l'erario, dell'aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell'Iva".
La procura ha chiesto per entrambe le società indagate la misura cautelare dell'interdizione dall'esercizio delle loro attività, in base alla legge 231 del 2001, quella sulla responsabilità amministrativa delle società per i reati eventualmente commessi dai proprio funzionari. Misura che - qualora venisse accolta - comporterebbe la nomina di un commissario giudiziale per le due aziende. Sarà il gip a decidere in una camera di consiglio fissata il 2 marzo prossimo.
Nicola Di Girolamo e Silvio Scaglia - Scaglia - che si dice "estraneo a qualunque reato" - in una nota ha riferito di essere all'estero per lavoro ma di aver dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. Per Di Girolamo - eletto nella circoscrizione estera "Europa" - è stata inoltrata al Senato la richiesta di autorizzazione all'arresto. Il senatore risulta indagato perché ritenuto colluso con l'organizzazione per costituire società internazionali di comodo funzionali al riciclaggio, ma anche per violazione della legge elettorale, in quanto gli investigatori ipotizzano brogli a suo favore nel distretto di Stoccarda, Germania, in occasione delle elezioni politiche del 2008. Di Girolamo ha commentato "Stanno cercando di mettermi sulla croce. E' roba da fantascienza. Sono trasecolato. Mi sento paracadutato in territorio di guerra. Mi sento nel frullatore". Il senatore ha annunciato una conferenza stampa nei prossimo giorni per chiarire la sua posizione.
Il coinvolgimento della 'ndrangheta nelle elezioni - Per gli investigatori, sponsor dell'elezione di Di Girolamo sarebbe stato l'imprenditore Gennaro Mokbel, già segretario del movimento Alleanza federalista nel Lazio e poi del Partito federalista. Secondo le indagini, Mokbel sarebbe riuscito ad appropriarsi di un cospicuo numero di schede elettorali del distretto di Stoccarda sulle quali era stata apposta la preferenza per Di Girolamo, poi consegnate al consolato italiano. Secondo gli inquirenti questo traffico di schede elettorali sarebbe stato organizzato dalla famiglia della 'Ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e avrebbe coinvolto cittadini calabresi residenti in Germania.
Un giro di soldi internazionale - Alcuni indagati sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo - emesso dal gip di Roma - in Usa, Inghilterra e Lussemburgo. Per gli inquirenti, "la colossale operazione di riciclaggio si articolava su tre fasi": introduzione dei capitali illeciti nel circuito finanziario legale, accreditando il denaro su conti di società offshore, accesi in Italia, Austria e Inghilterra con operazioni commerciali fittizie. Poi stratificazione, dissimulandole l'origine illegale attraverso una serie di operazioni per eludere i controlli anti - riciclaggio previsti dalla normativa internazionale, con il denaro che veniva depositato presso istituti bancari di Hong Kong, Singapore, Emirati Arabi, Seichelles, Svizzera e Cipro, dove l'organizzazione aveva accumulato nel tempo enorme liquidità.
La terza fase era quella del reintegro, col recupero di parte dei capitali illeciti attraverso istituti di credito svizzeri, lussemburghesi e sanmarinesi, con investimenti in Italia nell'acquisto speculativo di diamanti, immobili, gioielli, auto di lusso, ora sequestrati dalle forze dell'ordine.
Le reazioni politiche alla richiesta di arrest per De Girolamo
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