28/12/2011
Donne e lavoro
Donne e lavoroIl ministro Fornero e la legge sulle dimissioni in bianco delle giovani donne
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29/10/2011
Licenziamenti facili? La disoccupazione sarebbe all'11,1% anziché l'8,2%. «Più forza a part time e apprendistato. Lavoro nel Sud con il credito d'imposta»
Licenziamenti facili? La disoccupazione sarebbe all'11,1% anziché l'8,2%. «Più forza a part time e apprendistato. Lavoro nel Sud con il credito d'imposta»VENEZIA. La simulazione dell'associazione Cgia di Mestre. Le misure - L'intervista a Sacconi: le nostre proposte per la trattativa con le parti sociali
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01/02/2011
Disoccupazione giovanile a livelli record
Disoccupazione giovanile a livelli recordMa diminuiscono nel complesso le persone in cerca di occupazione. L'Istat: a dicembre il tasso per la generazione tra i 15 e i 24 anni è salito al 29%. E' il dato più alto dal 2004
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17/01/2011
Fiat, è a Detroit la vera "Little Italy" americana Sacconi alla Cgil: "L'accordo non sarà riaperto"
Fiat, è a Detroit la vera "Little Italy" americana Sacconi alla Cgil: "L'accordo non sarà riaperto"Il Lingotto punta ad attrarre i suoi fornitori. Brembo è pronta a portare il Centro ricerche negli Usa. Fincantieri dà lavoro a 2.500 addetti di Motor City. Ponti d'oro dalle autorità per chi investe. Sacconi alla Cgil: "l'accordo di Mirafiori non sarà riaperto"
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23/08/2010
«Fiat, i lavoratori partecipino agli utili»
«Fiat, i lavoratori partecipino agli utili»Il ministro del welfare al meeting di C. L. Sacconi: giusto che condividano i risultati delle loro fatiche con un salario collegato ai risultati aziendali
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23/06/2010
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di Marchionne
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di MarchionneSacconi: «Sono fiducioso». Bonanni: «Il lingotto rispetti l'accordo». L'azienda orientata a non trasferire la produzione della Panda dalla Polonia all'impianto campano
| Sergio Marchionne in una foto d'archivio |
MILANO - Dopo il risultato del referendum tra i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano, dove una maggioranza di poco più del 60 per cento ha detto sì all'intesa con l'azienda, la Fiat starebbe ripensando al piano di trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia. Secondo alcune indiscrezioni il Lingotto si aspettava una percentuale di favorevoli più vicina all'80 per cento. In queste ore la Fiat sta valutando tutte le opzioni, non escludendo la rinuncia agli investimenti sullo stabilimento campano. A questo punto il futuro dell'impianto di Pomigliano diventerebbe molto incerto.
SACCONI : «NON VOGLIO NEMMENO PENSARCI...» - «Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea» dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, alla luce del risultato del referendum. «Non ho parlato direttamente con Marchionne, ho sentito l'azienda dopo l'esito e sono fiducioso sugli investimenti su Pomigliano». «Al momento - aggiunge però Sacconi - non è previsto alcun incontro. Il governo opera quando le parti lo chiedono».
BONANNI: «LINGOTTO RISPETTI GLI ACCORDI» - Secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, il Lingotto adesso «deve rispettare gli impegni». «Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - dice Bonanni a margine di una conferenza stampa a Pomigliano - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere, con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro così saremo contro un abbozzo di ripensamento». Il leader sindacale afferma che sulla vertenza c'è stata «una campagna che hanno voluto politicizzare in tutti i modi sia a destra che a sinistra. Tutto sommato i lavoratori hanno preso la posizione giusta». «Ci sono le condizioni per fare gli investimenti - aggiunge - e garantire Pomigliano, anzi per garantire lo stabilimento e anche altri posti di lavoro». Da qui l'appello: «Chiediamo alla Fiat di procedere perché ha potuto contare su un vasto piedistallo su cui poter costruire prospettive». Bonanni invita anche le altre organizzazioni sindacali a guardare avanti. «Sono convinto che anche la Cgil si unirà a noi perché qui stiamo discutendo se la fabbrica debba stare in piedi o meno. Non è un gioco qualsiasi. Qui ci sono 5mila posti di lavoro più l'indotto e c'è l'avvenire industriale del Napoletano. Non è un gioco». Bonanni non ci sta infine a definire l'intesa siglata lo scorso 15 giugno con la Fiat una violazione dei diritti costituzionali: «È una bufala, una fregnaccia paurosa» afferma il segretario Cisl, spiegando di essere rammaricato per il fatto che la valutazione della vicenda si sia proprio fondata su questo assunto.
ANGELETTI: «CONFERMARE L'INTESA» - «Credo che l'opzione per la Fiat sia esattamente una, quella di confermare la validità dell'accordo e quindi l'investimento da realizzarsi nei prossimi mesi per trasferire la Panda a Pomigliano» concorda il segretario della Uil, Luigi Angeletti, a Sky Tg24. Angeletti sottolinea che «se in Italia si dovesse sostenere la tesi che le cose si possono fare soltanto se c'è l'unanimità, allora non si farebbe nulla». Se questa posizione può andar «bene per la politica, per le imprese sarebbe soltanto un pretesto».
AIRAUDO (FIOM): «LA FIAT SI È INCARTATA» - «Temo che la Fiat a Pomigliano si sia incartata e abbia fatto un referendum su se stessa» è il commento di Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom-Cgil, a margine di un presidio dei lavoratori delle aziende in crisi in corso a Torino davanti alla Regione Piemonte. «Siamo di fronte ad un voto coraggioso dei lavoratori che hanno saputo, nonostante le pressioni e il ricatto, esprimere un dissenso sulle condizioni che vengono poste dall’azienda per portare la Panda a Pomigliano». «Non si può gestire il rapporto con il paese e con i lavoratori - prosegue il sindacalista - nello stesso modo in cui si gestisce un consiglio di amministrazione che delibera o meno un investimento». Airaudo ha poi osservato: «La Fiat deve ricordarsi che oltre ad essere una multinazionale è un’azienda italiana. Si comporti secondo le regole e le leggi italiane». Secondo il sindacalista della Fiom «siamo disposti a fare la Panda polacca ma non siamo disposti ad avere contratti polacchi. Siamo in Italia e Marchionne dovrebbe rendersene conto. Sulle regole italiane siamo pronti a riprendere il negoziato non da oggi ma da ieri».
Redazione online
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08/06/2010
Ue: statali in pensione a 65 anni dal 2012 Sacconi: «Non c'è margine di trattativa»
Ue: statali in pensione a 65 anni dal 2012 Sacconi: «Non c'è margine di trattativa»Il ministro del lavoro: possibile recepimento dello slittamento nella manovra. La Reding: le donne che lavorano nel settore pubblico devono andare in pensione di vecchiaia 5 anni dopo
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| Maurizio Sacconi (Ansa) |
MILANO - Una trattativa che era partita in salita. Ma che ora si può definire già chiusa. L'Ue infatti non ammette sconti: l'eta pensionabile di vecchiaia delle dipendenti statali italiane deve essere portata a 65 anni dai 60 attuali a partire dal 2012 e non più dal 2018 come prevede la normativa attuale.
REDING - «Mi sembra ragionevole dare all'Italia tempo fino al primo gennaio 2012» per portare a 65 anni l'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego: ha detto la vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding, dopo l'incontro avuto col ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «In una democrazia - ha aggiunto Reding - le sentenze di una Corte si rispettano sempre». «L’Italia ha avuto 20 anni, da quando sono state adottate le direttive Ue (sulla parità retributiva tra uomini e donne, ndr), per rispettare il diritto comunitario, ora dovranno mettere in ordine il loro sistema» ha aggiunto la Reding.
«La commissaria - ha osservato il suo portavoce Mattew Newman - capisce che l'Italia ha difficoltà ma deve applicare la sentenza della Corte. Il cambiamento della legge può essere combinato con le misure di consolidamento di bilancio del Governo», ha aggiunto riferendosi alla manovra sui conti pubblici annunciata nei giorni scorsi. Al ministro Sacconi, la Reding ha ricordato che «tutti gli Stati devono essere trattati allo stesso modo». La Ue insiste dunque sul fatto che il periodo di transizione «deve essere breve. La nuova legislazione deve entrare in vigore entro il 2012», ha concluso il portavoce. Le norme italiane attuali, messe a punto dal nostro governo e rigettate dalla Commissione europea prevedono di portare l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni entro il 2018. In questi ultimi giorni si stava lavorando ad un compromesso che riduceva il periodo di transizione portandolo al 2015.
SACCONI - Ma alla luce di quanto dichiarato dalla Reding nessun compromesso sembra possibile e anche Sacconi sembra rassegnato ad anticipare la completa entrata in vigore della nuova normativa: «Sull'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego »non c'è alcuno spazio di trattativa con la Commissione Europea»: ha detto Sacconi. A questo punto, ha aggiunto il ministro, «decideremo giovedì in Consiglio dei Ministri cosa fare». Probabile che l'innalzamento dell'età pensionabile dal primo gennaio 2012, così come chiede la commissione Ue, entri nella manovra economica: «È questo il veicolo che attualmente abbiamo a disposizione», ha sottolineato Sacconi. «Nel caso l'Italia dovesse incappare in una procedura di infrazione sull'equiparazione a 65 anni dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, le eventuali sanzioni potrebbero arrivare a 714.000 euro per ogni giorno di ritardo nell'adeguamento» ha concluso Sacconi.
Previdenza. Quando si potrà incassare l’assegno dopo le riforme Sacconi e Tremonti. Pensioni, età per età ecco cosa cambia. Da uno a 4 anni di lavoro in più con l’agganciamento dei requisiti alle speranze di vita e con le nuove finestre. Laureati e donne tra i più colpiti.
Giovanni ha 30 anni, è nato il 1˚ giugno del 1980, è laureato in statistica. E’ fortunato perché ha trovato lavoro subito dopo gli studi, nel 2005. Per lui la pensione, in base all’ultima riforma Prodi, quella che ha introdotto le quote, era lontanissima: primo gennaio 2042. Invece dovrà pazientare quattro anni e tre mesi in più rispetto alle regole attuali. La pensione non arriverà prima dell’aprile 2046, dopo 40 anni, si spera ininterrotti, di attività. Anna ha 40 anni — è nata anche lei il primo giugno e sempre il primo giugno ha iniziato a lavorare. Gestisce un negozio e ha già 15 anni di contribuzione. L’anno scorso ha fatto due conti e ha visto che avrebbe tagliato il traguardo delle pensione nel luglio del 2030 a 60 anni di età. Ma la rendita sarebbe arrivata solo dal gennaio 2031 per via delle finestre. Invece dovrà alzare la saracinesca del negozio per qualche altro anno. Maturerà i requisiti solo nell’ottobre del 2032 e l’assegno Inps arriverà sul conto corrente non prima dell’aprile 2034, tre anni e tre mesi dopo. Luigi, autonomo, ha 50 anni e 25 di contribuzione. Pensava di poter incassare la pensione nel luglio 2023 e invece la potrà percepire solo a Natale 2024, quasi un anno e mezzo dopo.
Le regole
Tre casi, tre generazioni di lavoratori dipendenti o autonomi. Ma lo stesso risultato: rispetto ad oggi la pensione arriverà in ritardo. Colpa delle ultime due riforme. Una in discussione in questi giorni (quella che ha modificato il meccanismo delle finestre), l’altra, più sostanziosa, approvata l’anno scorso (età di pensionamento rivista in base a dati statistici) e passata quasi in silenzio. Due provvedimenti che blindano, quasi definitivamente, i conti pubblici, ma che costringono tutti i lavoratori a rifare i calcoli. Come risulta evidente dalle due tabelle pubblicate qui a fianco dove per i dipendenti privati, uomini e donne, nati dal 1948 al 1980 viene indicato a che età percepiranno la pensione. Ogni casella ha un colore profetico: verde se c’è un peggioramento fino a un anno rispetto ad oggi, giallo se i tempi di attesa aumentano da uno a tre anni, rosso oltre i tre anni. Le due schede sono state elaborate da Progetica, società indipendente di analisi e consulenza . Il primo aggiornamento sulla tabella di marcia delle pensioni, deriva dalla revisione delle finestre, decisa con l’ultima manovra. Con il nuovo meccanismo una volta maturati i requisiti i dipendenti dovranno aspettare 12 mesi per incassare il primo assegno e gli autonomi addirittura dovranno attenderne 18. Già questo fa innalzare l’età effettiva di pensionamento di quasi un anno.
Le conseguenze
Ma il vero giro di vite scatterà dal 2015 quando entrerà in vigore la riforma Sacconi, quella che aggancia l’età pensionabile alle speranze di vita. Proprio in questi giorni sono state delineate le modalità operative con le quali si procederà al calcolo. Si può stimare che in 40 anni la vita media si allungherà di 6. Con conseguente aumento dell’età pensionabile. A farne le spese saranno soprattutto i laureati che sono nati dal 1970 in poi: per loro la pensione non arriverà prima dei 65/66 anni, con un ritardo di circa 3/4 anni rispetto ad oggi. Colpito anche chi ha iniziato a lavorare tardi (rischia di sfiorare i 70 anni). Per molti lavoratori la rendita arriverà solo dopo 40 anni di attività. Il peggioramento più evidente è per le donne: il baluardo dei 60 anni non resisterà a lungo. Oltre ad arrivare più tardi, le pensioni saranno più magre perché contemporaneamente all’innalzamento dell’età pensionabile saranno ridotti anche i coefficienti di calcolo contributivi. E non si tratta di un gioco a somma zero. «Le ultime riforme — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — introducono una sorta di "disintermediazione" delle scelte sul futuro, che passano dalla politica alla statistica. In sostanza gli elementi di calcolo che definiscono il "quando" e il "quanto" della pensione vengono definiti con meccanismi automatici di adeguamento in base all’allungamento della vita media. Riforme generate dalla crisi globale e dalla necessità di rimettere in ordine i conti di una previdenza sempre più a rischio a causa dell'invecchiamento della popolazione e della scarsità di risorse pubbliche da investire nel welfare». Insomma potrebbe non essere finita.
Massimo Fracaro
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14/11/2009
Roma, corteo Cgil contro il governo Epifani: «Il peggio deve ancora arrivare»
Roma, corteo Cgil contro il governo Epifani: «Il peggio deve ancora arrivare»
Sulla Finanziaria: «Non dà nulla al lavoro». Sacconi: «Non legge nostre proposte». Replica: ne vorremmo di diverse, presenti pd e idv. Appello a Cisl e Uil per l'unità
ROMA - Gli effetti negativi della crisi non sono finiti, anzi il peggio per i lavoratori arriverà nelle prossime settimane. La previsione è del segretario Cgil Guglielmo Epifani, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal sindacato di Corso d'Italia contro la politica economica del governo a Roma. «La crisi avrà gli effetti più negativi sull'occupazione nelle prossime settimane e il governo non sta facendo nulla per sostenere il lavoro e i pensionati» spiega Epifani. Un punto su cui il leader della Cgil chiama a raccolta gli altri sindacati confederali, Cisl e Uil.
UNITÀ SINDACALE - «Avevano detto che avrebbero fatto uno sciopero generale nel caso in cui non ci fossero stati interventi nei confronti delle categorie dei lavoratori e dei pensionati, aspetto il loro giudizio e attendo di vedere se confermeranno lo sciopero - dice Epifani -. Lavorerò ancora per l'unità sindacale ma bisogna avere volontà da tutte le parti. Spero sempre di riuscire a fare una cosa che nel passato abbiamo sempre fatto, manifestazioni insieme». Parlando della Finanziaria e della questione dei fondi destinati ai giovani ricercatori dell'università (confermati dal ministro Gelmini), il leader della Cgil ha detto: «È una manovra che non dà nulla al lavoro, agli investimenti e al Mezzogiorno e non c'è soluzione neanche per i precari dell'università. Gli interventi del governo vanno contro il mondo del lavoro». Epifani commenta poi il differimento del taglio sull'acconto Irpef: «Tra le cose che abbiamo chiesto c'è un intervento per ridurre il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati, però nella sostanza non c'è nulla: ancora una volta non si è data una risposta al mondo del lavoro e degli anziani».
BERSANI - Un argomento, quello del sostegno al lavoro, che affronta anche un assente al corteo della Cgil, Pierluigi Bersani. «Il governo ha perso 18 mesi preziosissimi - scrive il segretario del Pd in un messaggio a Epifani, spiegando di non esserci a causa di «impegni presi da tempo» -. È l'ora di una svolta, il Parlamento deve varare una vera manovra anti-ciclica a sostegno della domanda aggregata, quindi dei consumi delle famiglie e, per tale via, degli investimenti delle imprese, dell'occupazione, dei profitti». Bersani parla dell'«aspetto peggiore della difficilissima fase in corso, che è l'occultamento dei problemi, la forzata rappresentazione di una normalità inesistente. Si continua a ripetere che il peggio è alle nostre spalle: non è così per l'economia reale». Sull'argomento si è spesa anche la vicepresidente della Camera Rosy Bindi: «Il lavoro è un'emergenza nazionale e una questione centrale nella agenda del Pd. La crisi è ancora molto pesante e il governo non può continuare a minimizzare gli effetti drammatici, sociali e occupazionali che si scaricano su milioni di famiglie italiane».
SACCONI-EPIFANI - Sulla Finanziaria c'è stato anche un botta e risposta a distanza tra il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e Guglielmo Epifani. Il ministro ha accusato il segretario della Cgil di opporsi in modo aprioristico ai provvedimenti del governo: «Mi pare che si possa dire che le nostre proposte non le ha lette e non gli sono piaciute». Replica di Epifani: «L'unica cosa che non può dire è che non leggiamo le proposte del governo. È che vorremmo leggere cose diverse. Non ce l’abbiamo con il governo, ma con quello che il governo fa».
IN PIAZZA PD E IDV - La Cgil scende in piazza a Roma per la seconda volta, dopo la manifestazione nazionale del 4 aprile al Circo Massimo, per protestare contro le politiche economiche e per la tutela del reddito, chiedendo «risposte concrete per l'Italia che lavora». Al corteo, partito alle 14 da piazza della Repubblica e che terminerà in piazza del Popolo, partecipano oltre 100mila persone secondo gli organizzatori. Davanti a tutti lo striscione «Il lavoro e la crisi: esigiamo le risposte». Tante le bandiere della Cgil e della pace, ma anche di partiti: Pd, Idv, Comunisti Italiani. Presenti diversi esponenti politici: Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, Enrico Letta per il Pd. Ci sono anche i lavoratori di diverse aziende in crisi, tra cui l'Eutelia.
CENTINAIA DI STUDENTI - Nel corteo è comparso anche un fantoccio di Berlusconi in gommapiuma: sorriso smagliante, banconote da 500 euro che escono dalle tasche e coda da diavolo. In piazza con la Cgil anche centinaia di studenti, perché - sottolinea l'Unione degli Universitari - «con questo indirizzo il governo intende fare una scelta molto precisa, quella di eliminare l'istruzione universitaria dalla spesa pubblica, scelta che contestiamo profondamente perché l'università pubblica non può chiudere».
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14/05/2009
Sicurezza e lavoro, fischi per Sacconi «Fareste meglio a risparmiare ossigeno»
Sicurezza e lavoro, fischi per Sacconi «Fareste meglio a risparmiare ossigeno»
Stati generali delle costruzioni. Contestato il ministro del Welfare: «Come al solito ho il consenso di tutti, ma non della Cgil»
| Il ministro Sacconi (Graffiti Press) |
ROMA - La platea degli «Stati generali delle costruzioni», dove erano presenti anche i sindacati di settore, ha interrotto con i fischi l'intervento del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, quando ha parlato del testo unico per la sicurezza approvato dal precedente governo. Il ministro stava sottolineando che è stato varato praticamente a Camere sciolte e nonostante la posizione contraria delle associazioni delle imprese.
«CONTESTATO DALLA CGIL» - «Invito chi fischia a risparmiare l'ossigeno per il cervello, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza per rendere effettive le norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro», ha risposto il ministro dal palco. Più tardi il ministro è tornato a parlare della contestazione: «Non ho diviso la platea. Nella platea c'è la Cgil. Come al solito ho il consenso di tutti ma non quello della Cgil». «Io stavo dicendo - ha spiegato Sacconi - che il vecchio decreto sulla sicurezza era stato prodotto dal vecchio governo a camere sciolte, ed a mio avviso molto discutibilmente, con il solo consenso delle organizzazioni sindacali e con il dissenso di tutte le organizzazioni dei datori di lavoro incluse quelle del commercio dell’artigianato e della cooperazione legate alla sinistra».
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24/11/2008
Sacconi: «Aiuti cash alle famiglie»
Sacconi: «Aiuti cash alle famiglie»Le misure anticrisi del governo. Il premier: spazio ai consumi, 16 miliardi subito per le infrastrutture. Cgil: 400 mila precari a rischio
ROMA — Il governo è pronto a varare il pacchetto anti-crisi con le misure per garantire il credito all'economia, gli investimenti nelle infrastrutture, gli aiuti per le imprese e le famiglie più povere da distribuire in «denaro », che oggi sarà presentato alle parti sociali ed approvato in settimana. Un pacchetto che potrebbe fare fronte anche all'allarme lanciato dalla Cgil ieri sulla possibilità che 400 mila precari restino senza lavoro entro l'anno.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tuttavia, è convinto che il vero fattore determinante per l'esito della crisi sarà l'atteggiamento dei consumatori. E attacca l'opposizione e la tv che diffondono pessimismo. «Sono i consumatori gli arbitri della situazione. Abbiamo visto che con la crisi per le banche non cambia niente e per le imprese non cambia niente, ma se le famiglie si fanno prendere dall'atmosfera di catastrofe che il centrosinistra propugna e di cui si parla continuamente in tv, allora si avrà davvero la crisi» ha detto ieri il presidente del Consiglio, tornando a sollecitare misure per frenare la speculazione in Borsa.
L'asse portante del piano del governo saranno gli investimenti nelle infrastrutture. «Ci sono 16 miliardi da spendere e abbiamo trovato il sistema per cominciare subito i lavori — ha detto il premier — saltando tutte le lentezze della burocrazia». Per le imprese, ha annunciato ieri il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ci sarà anche una «riduzione dell'Ires relativamente all'incidenza del costo del lavoro», quindi la deducibilità di parte dell'Irap. Sacconi non ha escluso manovre sull'Iva per rilanciare i consumi, ma ha aggiunto che su questo tema è necessaria, prima, una concertazione a livello europeo. Per le famiglie, ha aggiunto Sacconi, l'intervento sarà concentrato sui nuclei familiari numerosi, sui pensionati con unico reddito e i disoccupati. «Non sarà un bonus fiscale» ha detto Sacconi lasciando intendere che degli aiuti beneficeranno anche gli "incapienti", ovvero chi ha redditi talmente bassi che già non paga tasse. «Sarà un trasferimento, un contributo al reddito. Insomma, denaro fresco».
12:14 Scritto in famiglia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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