15/03/2009

Luna di miele nel letto di Saddam

Luna di miele nel letto di Saddam

 

Il Governatorato di Babil lancia l'idea: 140 euro la stanza doppia con vista sulle rovine. Il suo ex palazzo a Babilonia diventa hotel. E gli archeologi protestano

 

Il palazzo che fu di Saddam Hussein a Babilonia, sulle rive del Tigri (Ansa)
Il palazzo che fu di Saddam Hussein a Babilonia, sulle rive del Tigri (Ansa)

Sognare nel letto di Saddam? Letto kingsize, naturalmente. Prezzo: 140 euro la doppia, colazione esclusa. E camera con vista su quel che resta di Babilonia. Chi può essere interessato? Storici? Nostalgici del partito Baath? Seguaci del turismo macabro (Saddam è morto impiccato nel 2006)? L'offerta dell'Ufficio del Turismo di Babil punta «alle coppie in luna di miele». Il fiume Eufrate anziché il Mar Rosso, prime notti di nozze nelle stanze private di uno tra i più sanguinari dittatori del '900. Quanti sposini proveranno l'ebbrezza (o l'orrore)? Per ora nessuno. Forse nella città di Al-Hillah, 100 chilometri a sud di Bagdad, hanno voglia di scherzare. O forse anche questo è un segno che l'Iraq sta lentamente uscendo dall'emergenza. E' la prima volta che un luogo simbolo del passato regime apre al turismo. Ne dà notizia il quotidiano Asharq Al-Awsat. Il direttore del «Presidential Palace Resort» di Al-Hillah (dove la settimana scorsa una bomba ha fatto 10 morti) informa che si accettano prenotazioni: «Sono disponibili 32 suites». La più economica: 50 euro. Prezzi a prova di crisi. Anche se andarci non è consigliabile: la strada da Bagdad attraversa quello che è stato ribattezzato «Triangolo della Morte».

Passa di lì il turismo religioso dei pellegrini diretti a Sud, nella città santa sciita di Najaf. Ma nessuno pensa a Babilonia come meta di vacanza. E nel recente clima da guerra civile per le coppie irachene un «tour saddamita» (vuoi nostalgico vuoi di vendetta «noi siamo vivi tu no») sembrava improponibile. Fino a ieri. Il palazzo-resort sta sulla «Saddam Hill», collina artificiale tra le verdi campagne in riva all'Eufrate. Uno dei 40 palazzi appartenuti al Raìs: costruito negli anni '80 da lavoratori sudanesi (gli iracheni erano al fronte iraniano), doveva essere la versione moderna della reggia di Nabucodonosor, il re che distrusse Gerusalemme. Ne uscì un tempio (mediocre) all'ego del capo: ogni mattone ha inciso il nome di Saddam. L'edificio fu vandalizzato nella rivolta sciita del '91 (il governatore fu punito per non aver difeso la collina con la vita). Saddam ci mise piede soltanto due o tre volte. Ma ogni giorno, come in tutte le residenze, tutto era preparato per un suo eventuale arrivo: dalla colazione alla cena, con gli assaggiatori pronti a immolarsi per il sovrano. Pazienza se il sovrano preferiva stare al sicuro nel «palazzo repubblicano» di Bagdad, a curarsi il mal di schiena nella grande piscina con l'acqua a temperatura controllata. La reggia di Al-Hillah venne più spesso utilizzata da dignitari governativi e ospiti internazionali in visita alle rovine dell'Antica Babilonia, «ricostruite » in malo modo per volere dello stesso presidente.


saddam_b1.jpg









Uno scempio archeologico a cui «i liberatori» hanno aggiunto del loro. Quando il Corriere visitò l'area nel 2003, Babilonia era la base di una forza multinazionale che non aveva tra le sue priorità la salvaguardia di un «patrimonio dell'umanità». Nel palazzo di Saddam non c'erano dorati letti a baldacchino ma le brande e i computer dei soldati americani. E adesso che i militari stranieri se ne sono andati? Al telefono dalla sua casa di Diwaniya il dottor Habbas, il maggiore archeologo iracheno che oggi lavora all'università, dice che il sito è chiuso, in attesa che una commissione dell'Unesco valuti i danni (i soldati avrebbero costruito pure un eliporto in una zona di resti millenari). E la casa del dittatore? «Un gran problema, questa storia dell'hotel. Nel 2006, quando ero a capo del Dipartimento di Archeologia, avevo dato parere negativo. Non ha senso, e non è moralmente corretto, trasformarlo in albergo come vuole il governatorato di Al-Hillah. Meglio sarebbe farne un museo con i reperti di Babilonia». Se lo dice lui. Il dottor Habbas è un grande (suo fratello è morto torturato nelle carceri di Saddam, per riavere il corpo andò lui stesso a pagare la tangente ai torturatori). Coppiette in luna di miele, boicottate «Saddam Hill».

Michele Farina


26/10/2008

In vendita il superyacht (kitsch) che appartenne a Saddam Hussein

In vendita il superyacht (kitsch) che appartenne a Saddam Hussein

Lungo 82 metri, è ora di proprietà del governo iracheno. Chi lo vorrà, dovrà sborsare 25 milioni di euro. Oro, argento tappeti sgargianti e abbinamenti di colori di dubbio gusto

 

 

 

 

 
MILANO - Nel corso degli ultimi anni i diversi proprietari gli hanno più volte cambiato nome, ma fino ad adesso non ha ancora trovato un vero acquirente. L'ex superyacht di Saddam Hussein, oggi di proprietà del governo iracheno e ribattezzato «Basra Breeze» la settimana scorsa è stato rimesso in vendita per oltre 25 milioni di euro. Quello che un tempo si chiamava «Qadisiyah Saddam» (dal nome della vittoria degli arabi sui persiani nel VII seolo D.C) e che dopo la caduta del dittatore iracheno divenne «Ocean Breeze» è una lussuosa imbarcazione di 82 metri, ricca di decorazioni in oro e argento, con marmi antichi e legno di mogano e secondo alcuni appassionati di yacht vale molto di più del prezzo richiesto. Tuttavia i critici più maliziosi affermano che a tenere lontani i magnati internazionali dal superyacht non è l'attuale crisi finanziaria, ma il suo stile kitsch e fuori moda

ARREDAMENTO DI DUBBIO GUSTO - Costruito in gran segreto nel 1981 nei cantieri navali di «Helsingor Vaerft» dell’omonima città danese, quest'imbarcazione è dotata di numerose stanze arredate in modo sgargiante e dotate tutte di vetri antiproiettile: molte delle camere sono piene di tappeti di diversi colori sui quali sono disegnati alcuni panorami delle città sacre arabe mentre nei bagni vi sono gli immancabili rubinetti d'oro. Nella principale camera da letto il pavimento di color blu convive con un baldacchino color rosa salmone. Anche nelle altre stanze da letto gli abbinamenti dei colori sono così improbabili e forti che, secondo il Times, è «davvero difficile immaginare che qualcuno riesca a dormirci». Anche se vi sono diverse saune e piscine, un eliporto e una sala da party che può ospitare fino a 200 persone, quest'imbarcazione è priva di una palestra, lusso a cui nessuno degli odierni supericchi sa rinunciare.

 
DA SADDAM AL GOVERNO IRACHENO - Saddam Hussein non passò nemmeno un giorno su questa monumentale imbarcazione, ancorata per 20 anni a Gedda sul Mar Rosso e più tardi a Nizza. Dal 1979, anno in cui conquistò il potere, il dittatore iracheno lasciò raramente il suo paese e fece solo qualche occasionale viaggio in Egitto. Una sola volta restò lontano dall’Iraq per diversi giorni e fu quando si trasferì a Cuba per incontrare l’altro grande nemico degli Stati Uniti, Fidel Castro. Tuttavia lo yacht fu costruito seguendo i precisi ordini di Saddam ed alcune stanze sono una chiara testimonanza delle due principale paure che ossessionava il dittatore: le malattie e la sicurezza. Sull'imbarcazione infatti vi sono due sale operatorie e un ambulatorio, mentre un autentico gioiello è considerato il passaggio segreto costruito per raggiungere un mini-sottomarino e sfuggire a eventuali aggressori. Per diversi mesi lo yacht è rimasto sotto sequestro preventivo, conteso in una battaglia legale tra il governo iracheno e «Sudeley», società delle isole di Cayman presieduta dal Re Abdullah di Giordania. La società si è considerata per alcuni anni la legittima proprietaria dell'imbarcazione sostenendo che Saddam le aveva venduto lo yacht prima di essere impiccato nel 2006. Siccome non vi era alcun documento che provasse questa compravendita, quando il governo iracheno ha sollevato il caso e ha fatto causa alla società, la lussuosa imbarcazione è tornata al suo legittimo proprietario che l’ha subito rimessa in vendita. Negli ultimi quattro giorni diverse agenzie hanno dichiarato che alcuni magnati internazionali si sono fatti avanti per supervisionare il «Basra Breeze», ma fino ad adesso nessuna reale proposta è stata fatta: «Il fatto che l'abbia posseduto un personaggio come Saddam Hussein può rendere più facile la sua vendita» dichiara Vesa Kaukonen, noto mediatore di Monaco specializzato nella vendita d'imbarcazioni di lusso. Meno ottimista la dichiarazione di un anonimo collega di Kaukonen al Times: «Sarebbe ingenuo nascondere che il mercato soffre di questo particolare clima economico. Tuttavia per adesso le vendite dei superyacht continuano ad essere solide».

 


23:52 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: saddam hussein, yacht, vendita, kitsch, oro, argenti, tappeti | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook