22/05/2011

Tentata violenza, la fidanzata di Masini salvata da un tunisino

Tentata violenza, la fidanzata di Masini salvata da un tunisino

A FIRENZE. La ragazza è stata rapinata da due persone che hanno cercato di portarla dietro una siepe per abusarne

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10/02/2011

Violenze su una 11enne, arrestati 5 minori

Violenze su una 11enne, arrestati 5 minori

Ordinanza di custodia in carcere per tutti i giovani membri del «branco». Hanno età comprese tra i 14 e i 16 anni: hanno bloccato la ragazzina e iniziato ad abusarne. Salvata dai passanti

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02/11/2010

Bimba di 18 mesi cade dal settimo piano Presa al volo da un passante: salva

Bimba di 18 mesi cade dal settimo piano Presa al volo da un passante: salva

PARIGI. La piccola è rimbalzata sulla tenda di un bar ed è stata afferrata da un uomo. Denunciati i genitori

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21/04/2010

Le bruciarono l'auto dopo il derby, Roma e Lazio gliela ricomprano

Le bruciarono l'auto dopo il derby, Roma e Lazio gliela ricomprano

LA SERA DI DOMENICA SUL LUNGOTEVERE. Alla fine della partita la donna e i due figli si trovarono in mezzo agli scontri. Il Comune: «Le due squadre e Cisco Roma risarciranno la mamma e suoi figli»

 

ROMA - Il Comune di Roma, grazie anche all'aiuto di Roma, Lazio e Cisco Roma, interverrà perché la signora Suad, la donna coinvolta negli incidenti di domenica dopo il derby, possa di nuovo avere una automobile. La sua macchina è andata a fuoco e lei e i due figli di 11 e 9 anni si sono salvati in extremis.

L'auto in fiamme (Ansa)
L'auto in fiamme (Ansa)

LA DECISIONE - «Sia il presidente Sensi della Roma, che il presidente Lotito della Lazio hanno dato la disponibilità di restituire alla signora un mezzo di locomozione - dice Luca Panariello, responsabile delle relazioni del sindaco del Comune di Roma con le associazioni dei cittadini- C'è un profondo rammarico del sindaco per l'accaduto, stiamo valutando in che modo intervenire, se restituire un mezzo alla signora oppure una somma di denaro corrispondente, sembra strano ma come Comune avremmo avuto problemi ad intervenire». «Questa mattina chiedendo il consenso al presidente della Cisco Roma, saremmo in grado di dare anche una somma di denaro, grazie alla partita del 2 gennaio il cui incasso era stato devoluto in beneficenza, per riparare la perdita di denaro che la signora aveva in macchina- conclude Panariello- Dobbiamo dire grazie alle tre squadre di Roma che hanno reso possibile il tutto».

IL RACCONTO - La signora Suad ha raccontato la sua avventura ai microfoni di Centro Suono Sport nel corso della trasmissione «Te La Do Io». «Stavamo ritornando da Viale Marconi, nella zona dello stadio c'era traffico, la partita era finita da poco e i tifosi stavano lasciando l'Olimpico, ad un certo punto si sono bloccate le macchine e la gente apriva gli sportelli e scappava. Mi sono chiesta cosa stesse succedendo, poi ho visto persone con il volto coperto e dei guanti che camminavano, si sono iniziati a vedere petardi e tanto fumo, una pioggia di bottiglie che si rompevano, io non avevo capito niente. Un signore vicino a me mi diceva di scappare, a quel punto ho preso i miei figli e ho cercato di farli uscire, mentre dal finestrino è entrato del fuoco che si è acceso sul sedile. Mentre correvamo volavano bottiglie incendiate, una mi ha presa sulla spalla e a mio figlio sul ginocchio. Per fortuna un ragazzo mi ha aiutata a scendere, mi sono buttata con i miei bambini insieme ad una signora anziana, ci siamo fatti male per lanciarci sotto il Lungotevere. C'era un ragazzo che era medico e ci ha tranquillizzato. Dopo un po' si è sentita la polizia, quando si è calmata la situazione siamo risaliti a carponi e ci siamo ricordati della macchina, sono arrivata lì ed era completamente mangiata dalle fiamme, volevo avvicinarmi, ma non ho potuto. Tremavamo dalla paura».

Redazione online


15/01/2010

Rimane chiusa otto giorni in ascensore Disidratata e sotto choc, ma sta bene

Rimane chiusa otto giorni in ascensore Disidratata e sotto choc, ma sta bene

 

A Sitges, località balneare vicino a Barcellona. Tragedia sfiorata per una spagnola, bloccata nella villetta dove vive da sola. Nessuno ha sentito le sue grida

 

MADRID - Per otto giorni una donna di 35 anni è rimasta chiusa, senz'acqua né cibo, nell’ascensore della sua casa, a causa di un black out elettrico. È accaduto a Sitges, graziosa località balneare vicino a Barcellona, in Catalogna. Durante le feste d’inizio d’anno, prima dell’Epifania, che in Spagna è importante quanto il Natale in Italia, la donna è rimasta bloccata nell’ascensore all’interno della villetta nel quartiere di Les Boutigues, in cui abita da sola. Nessuno ha sentito le sue grida d’aiuto, nessuno ha notato la sua scomparsa, complice anche il periodo festivo. Soltanto dopo otto giorni, i suoi famigliari, che vivono a Madrid, si sono preoccupati del fatto che non rispondesse al telefono e non si facesse più viva.

SOTTO CHOC - Hanno avvertito la Guardia Civil della cittadina e gli agenti si sono presentati all’indirizzo della donna con i vigili del fuoco. Forzata la porta, hanno udito subito i lamenti della prigioniera, intrappolata nell’ascensore, fermo tra i due piani. È bastato riattivare l’interruttore dell’energia elettrica perché l’ascensore si rimettesse in moto: cosciente, sebbene disidratata, debolissima e disorientata, la prigioniera non era ancora in pericolo di vita, ma è stata comunque trasportata subito all’ospedale di Viladecans per essere curata e per riprendersi dallo stato di choc. La donna non è ancora in grado di raccontare come abbia vissuto quegli otto giorni, e altrettante notti, da incubo, ma gli agenti hanno verificato che anche il campanello d’allarme era fuori uso.

 

Elisabetta Rosaspina


30/12/2009

Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino

Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino

 

Il responsabile descritto come un immigrato di carnagione scura. Tentato stupro martedì sera in zona Cenisio. Forse in azione lo stesso uomo degli stupri di Affori e Isola

 

MILANO - Una donna di 32 anni è stata aggredita martedì sera da un uomo di colore che ha tentato di spogliarla e l'ha baciata. L'aggressore è stato messo in fuga da un condomino che si è avvicinato. L'episodio è avvenuto in zona Cenisio a Milano. Gli investigatori non escludono che questo episodio possa essere stato commesso dallo stesso uomo che ai primi di novembre ha aggredito un'altra donna in zona Affori con le stesse modalità: sorprendendola nel box di casa e riuscendo a portare a termine una violenza sessuale dopo averla rapinata. La descrizione combacia anche con quella dell'aggressore che ha colpito per strada al quartiere Isola.

L'AGGRESSIONE - La donna è rientrata a casa con la sua auto e, secondo quanto ha raccontato alla Polizia, è stata aggredita da un uomo alto circa 1.70, dalla carnagione scura, all'apparenza africano, che le ha strappato la catenina d'oro, un bracciale d'argento, e si è fatto consegnare 100 euro. Dopo averla rapinata l'ha spinta nell'auto e l'ha palpeggiata e baciata. La giovane ha gridato e chiesto aiuto colpendo il vetro della macchina. Un condomino, Francesco R., 45 anni, è stato attirato dalle urla e da uno zainetto abbandonato dall'aggressore nel box. Nella fuga l'uomo ha spintonato il condomino, è riuscito a recuperare lo zaino e poi si è dileguato scavalcando un cancello. Sul posto è stato chiesto l'intervento del 113. La vittima non ha riportato lesioni, ma si è rivolta al centro antiviolenze del Policlinico Mangiagalli di Milano per un aiuto psicologico.

I PRECEDENTI - Secondo gli inquirenti, l'aggressore potrebbe essere lo stesso responsabile di due episodi analoghi avvenuti a novembre, in via Pellegrino Rossi (Affori) e in via Borsieri (Isola). Nel primo caso la vittima, aggredita nello scantinato in casa, aveva attirato l'attenzione dei condomini spegnendo i contatori della luce, mentre in via Borsieri angolo via Pepe una ventunenne era stata rapinata, trascinata in un parcheggio e costretta a un rapporto orale dal suo aggressore.


15/07/2009

Gb, guarisce la ragazzina con due cuori

Gb, guarisce la ragazzina con due cuori

 

Oltre ai problemi al cuore, la giovane ha avuto anche un tumore. La piccola affetta da una cardiomiopatia aveva vissuto con un organo «in più» per 10 anni, poi il suo ha ripreso


Hanna Clark, la ragazzina britannica «portatrice» di due cuori
Hanna Clark, la ragazzina britannica «portatrice» di due cuori

LONDRA - Per più di dieci anni ha vissuto con due cuori. Uno suo, affetto da una grave cardiomiopatia, l'altro di un donatore, aggiunto nel suo torace per non far affaticare il muscolo originario. E alla fine è guarita. È successo ad Hannah Clark, una 16 enne inglese, salvata da un trapianto quando aveva due anni e mezzo. Sir Magdi Yacoub, il pioniere di questa tecnica e che la operò, si è detto «sorpreso e deliziato» dal risultato, descritto sulla rivista The Lancet.

LA MALATTIA - La sindrome di cui si ammalò Hannah colpisce un bambino su 100 mila. L'intervento è stato eseguito nel 1995. Il cuore nuovo era stato in grado di fare quasi tutto il lavoro necessario a pompare il sangue nell'organismo della piccola, permettendo per anni al muscolo cardiaco originario di fare il resto. Dieci anni dopo però, al compimento del dodicesimo anno di età della giovane paziente, sono subentrati problemi legati ai farmaci immunosoppressori che era stato necessario somministrarle per evitare il rigetto del cuore trapiantato. Il cocktail di medicine, 17 in tutto, ha, come previsto (e desiderato, date le circostanze) ridotto «la guardia» del sistema immunitario e ha esposto la bambina a un tumore, che ha reso necessaria una chemioterapia e una riduzione degli immunosoppressori, che ha portato al rigetto del secondo cuore. Gli specialisti del Great Ormond Street Hospital di Londra non hanno avuto scelta: asportare l'organo.

LA SORPRESA - Una volta rimosso il cuore del donatore, i medici hanno scoperto che quello originario di Hannah aveva però recuperato. Insomma, Hannah a distanza di tre anni è stata protagonista di una ripresa completa, assicurano Magdi Yacoub e Victor Tsang, i suoi due chirurghi. Secondo Magdi Yacoub la risposta del cuore della piccola Clark è stata «magica», come riferisce la Bbc news online. «Non ci aspettavamo che recuperasse così, ma quando ha iniziato a farlo siamo stati assolutamente felici. Un cuore che non si contraeva ora funziona normalmente. Questo mostra le possibilità di recupero del muscolo cardiaco», aggiunge il celebre chirurgo.


12/10/2008

La «brutta architettura» va demolita o salvata?

La «brutta architettura» va demolita o salvata?

Il critico del New York Times propone di abbattere gli edifici che contrastano con l'estetica. Il dibattito da New York arriva in Italia

 

A chi non è venuto qualche volta in testa, passando per Piazza Venezia, di pensarla senza quella specie di torta nuziale che è l'Altare della Patria? E chissà quante volte, passeggiando per i giardini del Lussemburgo, un parigino abbia desiderato veder sparire il profilo minaccioso della Tour Montparnasse, il grattacielo che si staglia in lontananza. Benché abbia poco più di dieci anni di vita, molti londinesi vedrebbero volentieri sparire l'inutile profilo del Millennium Dome. Anche a Berlino, posto dove non ci si pensa più tanto a muovere le ruspe, si discute da tempo se abbattere l'orrendo tartarugone della Messe, l'edificio in metallo con cui alla fine degli Anni Settanta venne ampliata l'area della fiera.

Che fare con le architetture brutte? Come comportarsi con gli orrori edilizi, che anche la più maestosa delle metropoli alberga nel suo cuore pulsante? Nicolai Ouroussoff, urticante critico architettonico del New York Times, un'idea semplice e forte ce l'ha. «Abbattiamole», ha scritto senza troppi giri di parole sul quotidiano newyorkese. «È vero, la città è vicino alla bancarotta. Ma anche con Wall Street che contempla la fine e con il blocco della costruzione di nuovi grattacieli di lusso, perché cedere alla disperazione? Invece di piangere su ciò che non possiamo costruire, perché non concentriamo le nostre energie nel buttar giù le strutture che non solo non ci danno gioia, ma ci mettono anche di cattivo umore?». Una provocazione, naturalmente. Ma non priva di senso. Anche perché Ouroussoff, nello stilare la sua lista di proscrizione edile, ha cura di spiegare che il criterio della scelta non è solo quello estetico, «la bruttezza non basta».

Nel centro del suo mirino sono piuttosto edifici che a suo parere nuocciono alla città, hanno su New York «un effetto traumatico, mostrano un completo disprezzo per ciò che vi è intorno o distruggono una bella visuale». Rimuoverli «farebbe respirare lo spirito e aprire nuove possibilità immaginative». È per questo che, pur non amandolo, il critico risparmia l'ex grattacielo Pan Am, oggi MetLife, uno degli oggetti più invisi ai newyorkesi, che incombe su Park Avenue come un'incudine bloccando un'antica prospettiva del Grand Central Terminal: «Potremmo restaurarlo», concede magnanimo. In compenso, Ouroussoff non ha pietà per il Madison Square Garden e la sottostante Pennsylvania Station, che aprono il suo catalogo: «Uno degli spazi più disumanizzanti della città: un dedalo di angusti corridoi e sale d'attesa seppellite sotto il mostruoso tamburo del Garden». Le molte proposte formulate negli anni per migliorare lo snodo ferroviario, realizzando una nuova entrata, sono rimaste senza seguito. La lezione? Demolite il Garden e fate della stazione «l'ingresso monumentale alla città del Ventunesimo secolo».

La lista continua con il Trump Place, grattacielo di lusso nell'Upper West Side di proprietà del paperone palazzinaro Donald Trump: «Un contributo miserabile a un'area che avrebbe bisogno di essere risanata, attraente come una barriera per il pedaggio autostradale. Ricorda l'edilizia popolare sovietica». Fra le vittime sacrificali, anche l'Annenberg Building del Mount Sinai Medical Center, più simile a una «fortezza militare o alla sede di un'agenzia spionistica, che a un ospedale»; lo Jacob K. Javits Convention Center, che pure ha tra i suoi autori il maestro I.M. Pei; il grattacielo Verizon ex AT&T su Pearl Street e l'ex Galeria d'Arte Moderna, ora restaurata e riconvertita in Museum of Arts and Design, su Columbus Circus. «Ma chi stabilisce quale sia un edificio brutto e quale no?», si chiede l'architetto milanese Mauro Galantino, recente vincitore del concorso per il nuovo ingresso di Venezia, secondo il quale «le città sono un palinsesto che dura nel tempo e non si può sottoporle a referendum».

È fin troppo facile, in altre, individuare un capro espiatorio e proporne la demolizione. Ma «la lista maccartista dei cattivi non va affatto bene». Galantino fa un esempio italiano: «È chiaro che Punta Perotti andava demolita, ma quell'atto non può essere la catarsi che ci permette di ignorare il degrado urbanistico di Bari. Lo stesso vale per Palermo, Napoli e altre città». A suo avviso, bisognerebbe rovesciare il ragionamento: «Non dieci cose da demolire per demolirle, ma dieci idee forti per valorizzare e riqualificare i luoghi dove sorgono. Allora quegli oggetti cadrebbero da soli». A New York, per esempio «la priorità non è disfarsi del Madison Square Garden, ma è la riconquista dell'acqua da parte di una città che tocca l'acqua ma non la usa, rimanendo isolata sia dall'Hudson che dall'East River».