05/11/2011

Un pirata lo investe, ma gli «salva la vita» La storia a lieto fine di un bimbo di 4 anni

Un pirata lo investe, ma gli «salva la vita» La storia a lieto fine di un bimbo di 4 anni

Incidente provvidenziale. Il piccolo era stato travolto da un automobilista. Durante le cure in ospedale gli hanno scoperto una grave malattia

Continua...


05/10/2010

Così mi sono salvato per un soffio dal monossido di carbonio

Così mi sono salvato per un soffio dal monossido di carbonio

Milano, 2 ottobre: una fuga di veleno inodore in una palazzina uccide due persone e ne intossica altre sette. Tra loro, ricoverato in gravi condizioni, c'era anche un giornalista di Sky.it. Che racconta la sua esperienza e come ha potuto uscirne vivo

Continua...


03/10/2010

Incendio in casa, muore bimbo di 6 anni genitori nel panico salvano gli altri due figli

Incendio in casa, muore bimbo di 6 anni genitori nel panico salvano gli altri due figli

Con un accendino ha dato fuoco a un foglio di carta. Poi, spaventato dalle fiamme, lo ha lanciato verso alcuni mobili e gli elettrodomestici di casa provocando lui stesso l'incendio

Continua...


23/03/2010

Bimbo di 5 anni in overdose da metadone

Bimbo di 5 anni in overdose da metadone

 

Nel tarantino. Il piccolo, arrivato in coma all'ospedale di Manduria, salvato dai medici. La mamma è un'ex tossicodipendente

 

Somministrazione di metadone in un Sert

 

TARANTO - Un bimbo di cinque anni è stato trasportato d’urgenza in ospedale perché in overdose da metadone che aveva ingerito a casa. E’ successo ieri sera a Manduria in provincia di Taranto. Quando i genitori lo hanno portato al pronto soccorso dell’ospedale «Marianna Giannuzzi» di Manduria il suo cuore batteva appena mentre non respirava già più. E’ stata la prontezza dei medici a salvargli la vita: prima lo hanno rianimato poi gli hanno somministrato l’«antidodo». Ora il piccolo si trova ricoverato nell’ospedale di Brindisi ed è in prognosi riservata, ma secondo i medici non corre pericolo di vita.

LA BOTTIGLIETTA - A raccontare tutto ai sanitari e alla polizia che li ha interrogati, sono stati gli stessi genitori. Pare che il figlio abbia trovato la bottiglietta di metadone in un armadio e l’avrebbe quasi svuotata. Per stessa ammissione della coppia, la sostanza si trovava lì da almeno due anni periodo in cui la mamma del piccolo, ex tossicodipendente, ne faceva uso per disintossicarsi. Ad accorgersi che il figlio aveva bevuto il prodotto è stata la stessa madre che in quel momento era intenta ad accudire il secondogenito di pochi mesi.

Nazareno Dinoi


06/01/2010

Speronato il trimarano degli «ecopirati»

Speronato il trimarano degli «ecopirati»

 

Il comandante di Sea Shepherd: «Le baleniere giapponesi ci hanno attaccato». Verso l'affondamento l'«Ady Gil», il mezzo d'assalto dell'associazione che combatte la caccia alle balene

 

L'«Ady Gil» dopo lo speronamento. Sullo sfondo, la baleniera giapponese che lo ha colpito (Ansa)
L'«Ady Gil» dopo lo speronamento. Sullo sfondo, la baleniera giapponese che lo ha colpito (Ansa)

Il trimarano ultra-rapido utilizzato dagli ecologisti australiani per inseguire le baleniere giapponesi è stato semi-distrutto in seguito a uno scontro con i pescatori nell’Antartico. Lo hanno denunciato gli ambientalisti di Sea Shepherd, l'associazione che cerca di contrastare la caccia ai cetacei, oggetto di una moratoria internazionale in vigore dal 1986 che le autorità nipponiche continuano a ignorare con il pretesto della cattura di esemplari a scopi scientifici. Una posizione isolata, quella di Tokyo, che gli è valsa dure critiche soprattutto da Australia e Nuova Zelanda, nazioni che hanno fatto della difesa dei santuari marini una priorità.

EQUIPAGGIO IN SALVO - I sei membri dell’equipaggio dell’«Ady Gil» - così battezzato in onore del mecenate che lo ha donato agli «ecowarrior» - sono stati soccorsi e sono usciti indenni dall’imbarcazione. «Sembra che l’Ady Gil stia affondando e le possibilità di recuperarlo sono molto labili», ha aggiunto Sea Shepherd, che ha definito «non provocata» l’aggressione delle baleniere giapponesi e sostiene di averla ripresa in un filmato. «Lo Shonan Maru numero 2 si è improvvisamente messo in movimento e ha deliberatamente colpito l’Ady Gil sfondando otto piedi (2,4 metri) di prua», si precisa nella nota.

IL MEZZO D'ASSALTO - L’«Ady Gil» è un trimarano futuristico nero in carbonio e kevlar che può raggiungere i 93 chilometri orari. Doveva servire a ostacolare l’avanzata dei pescatori giapponesi con operazioni di disturbo. Prima di oggi, l’equipaggio dell’Ady Gil aveva lanciato bombolette maleodoranti contro la baleniera nipponica. «Le baleniere giapponesi si sono macchiate di un’escalation molto violenta del conflitto» ha dichiarato Paul Watson, responsabile della campagna condotta annualmente dall’associazione Sea Shepherd. La distruzione dell’Ady Gil rappresenta «una perdita sostanziale per la nostra organizzazione», ha affermato Watson, che ha quantificato la perdita economica in circa due milioni di dollari.

LA REPLICA DEI GIAPPONESI - I giapponesi hanno accusato a loro volta i militanti di Sea Shepherd, cinque neozelandesi e un olandese, di aver tentato di ostacolare le eliche della loro barca con una fune e di aver utilizzato un «indicatore laser verde» in direzione dell’equipaggio.


12/10/2009

Emanuele Filiberto: «Ho provato la droga, mi ha salvato la famiglia»

Emanuele Filiberto: «Ho provato la droga, mi ha salvato la famiglia»

 

Confessione durante un'intervista a Domenica Cinque da Barbara D'Urso

 

 

Emanuele Filiberto (LaPresse)
Emanuele Filiberto (LaPresse)

MILANO - «Ho conosciuto la droga, ho conosciuto chi si drogava, ho conosciuto i miei migliori amici che sono morti di questa vera merda»: lo ha detto Emanuele Filiberto di Savoia, intervistato a Domenica Cinque da Barbara D'Urso.

LA FAMIGLIA - «Mentre lo stai facendo - ha detto ancora Emanuele Filiberto - non ti rendi conto di dove ti può portare questa cosa. Io non sono mai stato dentro; ho frequentato persone che prendevano droga. L'ho provata, ma quello che mi ha salvato è il grande rispetto che ho per la mia famiglia, che mi ha impedito di cadere da questo grande marciapiede da cui ti puoi fare davvero molto male».


18/08/2009

Salva un uomo che tenta il suicidio poi scappa: rischia l'espulsione

Salva un uomo che tenta il suicidio poi scappa: rischia l'espulsione

 

È un marocchino 22enne: il permesso di soggiorno non gli è stato rinnovato perché in passato ha rubato un'auto. L'uomo si era impiccato a un ponteggio in via inama: ora è fuori pericolo

 

MILANO - Ha salvato dalla morte un uomo che si era impiccato a un ponteggio del suo palazzo in via Inama, zona Città Studi. Poi si è dileguato, non prima di aver chiamato i soccorsi: il benefattore, un marocchino di 22 anni, ha il permesso di soggiorno non in regola e un decreto di espulsione a carico. Il fatto risale alla sera del 12 agosto ed è raccontato sulle pagine del quotidiano Avvenire. Mohamed è in Italia da quando aveva 15 anni e il suo permesso di soggiorno è scaduto da oltre un anno.

PERMESSO DI SOGGIORNO - «Sono rientrato in casa e l'ho visto appeso a un ponteggio, allora mi sono arrampicato e l'ho tenuto sollevato mentre un altro vicino tagliava la corda» ha spiegato il ragazzo, che non conosceva il suicida. Cesare P., 55 anni, è stato ricoverato al Niguarda ed è fuori pericolo. «Ancora un atti­mo e sarebbe morto - dice la moglie - Perché non vogliono dar­gli il permesso di sog­giorno? Se non ci fosse stato Mohamed io adesso sarei ve­dova». Il marito penzolava a una decina di metri dal suolo e il giovane maghrebino non ha avuto dubbi: si è immediatamente arrampicato sul ponteggio, a mani nude. Della vicenda, confermata da diverse testimonianze, si è interessata l'associazione Sos racket e usura che ha scritto un appello al prefetto e al questore di Milano perché concedano al 22enne il rinnovo del permesso di soggiorno. A Mohamed, di professione elettricista, sarebbe anche stata promessa l'assunzione da parte di un'impresa edile, ma solo se risolverà la sua situazione legale. Il suo avvocato, Roberto Falessi, ha detto che il permesso di soggiorno non è stato rinnovato a gennaio del 2008, perché tre anni fa il ragazzo ha rubato una macchina. «Una sciocchezza - sostiene l'avvocato -, commessa per leggerezza ma pagata fin troppo cara: aveva preso un'auto parcheggiata per rientrare a casa una sera tardi, quando la metropolitana era già chiusa, ma aveva anche risarcito il danno al proprietario, tanto che è stato riabilitato dal Tribunale di Sorveglianza rispetto al reato di furto».

«HO FATTO UNA CRETINATA» - Nato in una famiglia di 11 fratelli, Mohamed è arrivato a Milano sette anni fa come «minore non accompa­gnato». Ha studiato, fino a ottenere u­na specializzazione da elettricista: in at­tesa che il Tar decida sulla sua espul­sione continua a lavorare con un contratto regolare con cui paga re­golarmente i 263 euro di canone d'af­fitto del monolocale concesso dal­l'ente delle case po­polari. Con il suo stipendio Moha­med ha fatto assiste­re, studiare e laurea­re in legge un fratel­lo disabile costretto in carrozzina. A 19 anni il furto: è il 13 a­prile 2004, ha fatto tardi a lavoro e non sa come tornare a casa. «Ho fatto una cretinata, me lo ripeto ogni giorno da cinque anni» dice il 22enne. Sulla strada c'è una vecchia Ford. «Mi serviva solo per tornare a casa, pensavo che l'a­vrei fatta trovare io stesso, sono sta­to un cretino». È stato sorpreso in flagrante, mentre cercava di aprire l'auto, che peraltro non ha riportato danni. Per lui cinque mesi di reclusione e 400 eu­ro di multa, pena poi sospesa. Mohamed si è presentato dal proprietario del­l'auto per risarcirlo, un gesto non richiesto dalla legge e dalla sentenza.

CONDOTTA IRREPRENSIBILE - In Questura viene respinto il secondo rinnovo del permesso di soggiorno, nonostante lo scorso 14 luglio Mohamed abbia otte­nuto la piena riabilitazione dal Tri­bunale, basata su una relazione di un Commissariato che, in un atto di tre pagine firmato da un vicequestore aggiunto e da un commissario, di Mohamed traccia un profilo det­tagliato: «Dall'arrivo in Italia (anno 2000 circa) al 2006, sempre in regola con le norme sul soggiorno, non ha commesso reati e ha mantenuto u­na condotta irreprensibile». Eccezion fatta per il tentato furto d'auto, di al­tri precedenti penali Mohamed non ne ha. Per anni il ragazzo è sta­to volontario presso la fondazione Fratelli di San Francesco. Negli stessi giorni in cui il Tribunale trasmetteva l'avvenuta riabilitazio­ne, il ragazzo salvava la vita al 50enne che, superati due giorni di coma, potrà tornare a casa tra qualche settimana.


23/06/2009

Mamma uccisa a coltellate dall'ex marito davanti al nido

Mamma uccisa a coltellate dall'ex marito davanti al nido

 

In via Cova angolo via don carlo San Martino, periferia est. La donna è stata colpita quattro volte. Il bambino di due anni, che aveva in braccio, salvato da un'educatrice

 

(Photomasi)

 

MILANO - Aveva ancora il suo piccolo in braccio, aggrappato al collo, quando è stata affrontata da suo marito davanti all'asilo comunale «Cova», nell'omonima via della periferia est di Milano, all'angolo con via Don Carlo San Martino. Un'educatrice l'ha salvato, quel bambino, strappandolo alle braccia della madre poco prima che l'uomo estraesse il coltello e si scagliasse contro di lei, fra il terrore delle altre mamme e dei bambini presenti.

È morta così Monica Marra, 33 anni, uccisa da Massimo Merafina, 45 anni, impiegato alle Poste, l'uomo che aveva sposato e dal quale da quattro mesi era separata. Tutto è iniziato poco prima delle nove di martedì, e si è concluso poche ore dopo con la morte della donna in ospedale, durante un disperato tentativo da parte dei medici, e l'arresto dell'uomo, fermato mentre cercava di salire su un tram, la camicia bianca sporca di sangue e la mente obnubilata dall'alcol.

IL BRACCIO FASCIATO - Sono le 8.50 quando Monica porta suo figlio all' asilo. Arrivata davanti alla scuola materna, però, trova Massimo che l'aspetta, elegante nell'abito gessato, una camicia bianca, il braccio sinistro stranamente fasciato. Massimo affronta Monica, che tiene il piccolo in braccio. Iniziano a litigare. Il cellulare di Monica squilla, lei risponde e Massimo perde la testa: comincia a picchiare la donna. Schiaffi, calci. Le urla delle mamme fuori dall'asilo costringono le educatrici a uscire dall'asilo.

SALVATO DALLA MAESTRA - Una di loro comprende che la lite sta degenerando: corre, strappa il bimbo dalle braccia della madre e lo porta dentro il nido, mentre Massimo Merafina perde completamente il controllo. L'uomo estrae dalla fasciatura un coltello da cucina e vibra quattro fendenti. La lama tocca il cuore della donna che crolla a terra: lui infierisce ancora su di lei, mentre dall'asilo qualcuno chiede l'aiuto dei carabinieri e del 118. Massimo scappa, lasciando Monica a terra agonizzante. L'ambulanza la porta in pochi minuti all'ospedale San Raffaele, dove i medici tentano l'impossibile con un intervento chirurgico. Monica muore mentre Massimo scappa, liberandosi della fasciatura e del coltello.

LA BREVE FUGA - I carabinieri diramano la segnaletica: Massimo ha molti precedenti penali, ha un passato di tossicodipendenza e alcolismo e la sua foto è negli archivi. Qualcuno lo vede in un bar, mentre beve una birra. I carabinieri in moto lo avvistano più tardi seduto su una panchina, alla fermata del tram di viale Corsica. Si avvicinano, parcheggiano le moto. Merafina capisce che i militari sono lì per lui: cerca di saltare sul tram 27, ma l'autista comprende che sta succedendo qualcosa di brutto e non apre le porte. I carabinieri bloccano Merafina, lo identificano, lo arrestano. Non sa, Merafina, che intanto Monica è morta. Il bambino è stato temporaneamente affidato ai servizi sociali. Il pm di Milano Ester Nocera chiederà mercoledì la convalida del fermo; l'accusa è di omicidio. L'uomo non ha spiegato il motivo del gesto, probabilmente legato alle liti familiari, alla separazione e a problemi per l'affidamento del piccolo.


24/05/2009

Cina, tenta il suicidio da un ponte Automobilista sale e lo butta giù : è salvo

Cina, tenta il suicidio da un ponte Automobilista sale e lo butta giù : è salvo

 

L'uomo che tentava il gesto estremo ha riportato Fratture alla schiena e ad un gomito. Il conducente aveva perso la paziente per il blocco stradale provocato dall'aspirante suicida: «Un egoista»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PECHINO - Azione rabbiosa: con la forza, un uomo in Cina ha messo fine ad un blocco stradale causato da un aspirante suicida. Per farlo lo ha buttato giù da un ponte. La sua motivazione: il potenziale suicida ha agito con egoismo.

TRAFFICO BLOCCATO - Chen Fuchao è rimasto per cinque ore in cima al ponte di Haizhu nella città di Guangzhou, a sud della Cina. Voleva farla finita perchè indebitato fino al collo - circa 2 milioni di yuan (210.000 euro) a causa di un fallimento di un progetto edilizio, scrive il quotidiano China Daily". Tuttavia, il suo gesto estremo, o meglio il suo tentativo di compiere un gesto estremo, è stato interrotto bruscamente: Lian Jiansheng, un passante spazientito perché bloccato nel traffico, ha superato il cordone di polizia, si è arrampicato fino alla cima del ponte di Haizhu dove si trovava l'aspirante suicida, gli ha stretto la mano e lo ha spinto nel vuoto. L'uomo ha fatto un volo di qualche metro atterrando su un materasso di emergenza parzialmente gonfiato da vigili del fuoco e soccorritori in attesa. Jiansheng, un soldato in pensione di 66 anni, ha poi ancora salutato la folla. L'intera sequenza è stata ripresa dalle telecamere.

«EGOISTA» - L'automobilista esasperato si è giustificato dicendo che: «Quelle come Chen sono persone molto egoiste». Il traffico sul ponte è rimasto bloccato per diverse ore e l'intera zona è stata transennata dalla polizia. «Questi non hanno veramente il coraggio di uccidersi. Vogliono solo attirare l'attenzione delle autorità», ha aggiunto, prima di essere portato via dalla polizia per poi essere rilasciato su cauzione. Chen Fuchao ha riportato fratture alla schiena e ad un gomito. Il ponte di Haizhu è divenuto una macabra meta turistica dopo essere stato scelto da ben 12 aspiranti suicidi dall'aprile scorso, scrive China Daily". Tutti hanno rinunciato a buttarsi, solo però dopo ore di trattative con la polizia che ha avuto come conseguenza continui problemi di viabilità.

Elmar Burchia


13/04/2009

Venti ore in mare, salvo surfista tedesco

Venti ore in mare, salvo surfista tedesco

 

Tutta la notte sulla tavola. Lo stavano cercando vigili del fuoco e capitaneria di porto. Si era ritrovato in balia della corrente al largo di Andora. Salvato da una piccola barca di passaggio

 

ANDORA (Savona) - Stephan H., 37 anni, tedesco, Professore di educazione fisica a Colonia, può dirsi un miracolato. Per quasi 20 ore è rimasto a cavalcioni della sua tavola da windsurf, spinto dalle onde e dalla corrente per decine e decine di chilometri. Ha rischiato grosso, ma è sopravvissuto dopo aver trascorso una notte in mezzo al mare davanti alle coste savonesi. Non una notte qualsiasi, ma una di quelle della sua luna di miele.

COLPA DEL GRECALE - Dato per disperso il pomeriggio di Pasqua, è stato ritrovato da un diportista torinese che era uscito con la sua pilotina per una battuta di pesca davanti al porticciolo di Andora. Il turista, in viaggio di nozze in Italia con la moglie, il giorno di Pasqua aveva deciso di prendere il largo davanti a Capo Noli. Vento ottimo, ma corrente forte, non certo ideale per chi non è pratico del posto. Per tutta la giornata di ieri il mare è stato spazzato da forti raffiche di grecale, che rendevano difficile la navigazione anche per i velisti esperti.

RICERCHE E SALVATAGGIO - È successo tutto all'improvviso: Stephan H. è caduto in mare dopo una forte raffica di vento, si è aggrappato alla tavola e non è più riuscito a tornare a riva. Preoccupati la moglie e gli amici che si trovavano con lui hanno dato l'allarme. Nell'emergenza sono stati mobilitati i vigili del fuoco, la Capitaneria di Porto, i sommozzatori e un elicottero. Avvisate anche le navi mercantili in transito sulla rotta Genova-Barcellona. I soccorritori lo hanno cercato sino al tramonto. Quindi le perlustrazioni sono riprese stamane. Alle 9 di questa mattina il surfista ha incrociato la pilotina del diportista torinese al largo di Andora. Per il professore di Colonia l'odissea era finita. Accompagnato al porticciolo è stato preso in cura dai medici del 118 quindi trasferito all'ospedale. I medici lo hanno trovato molto affaticato, ma le sue condizioni non destano comunque gravi preoccupazioni.