18/05/2011
I mal di pancia della Lega: «Colpa del Pdl» E Salvini: «Chiediamo scusa ai milanesi»
I mal di pancia della Lega: «Colpa del Pdl» E Salvini: «Chiediamo scusa ai milanesi»Tosi (Verona): «Ci fanno perdere». Fontana (VARESE): «Paghiamo una campagna troppo soft». L'uomo simbolo del Carroccio a Milano: «La Moratti ha sbagliato, Pisapia ha fatto bene il suo lavoro»
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23/09/2010
I movimenti sospetti sui conti dello Ior
I movimenti sospetti sui conti dello IorLe carte. Il mistero di una riunione tra i vertici degli istituti di credito
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21/09/2010
Ior, indagato Gotti Tedeschi. Sequestrati 23 milioni di euro
Ior, indagato Gotti Tedeschi. Sequestrati 23 milioni di euroL'inchiesta riguarda presunte omissioni legate alla violazione delle norme antiriciclaggio. E' la prima volta in Italia che viene attuata una iniziativa del genere nei confronti della banca vaticana. La Santa Sede: "Perplessità e meraviglia"
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13/09/2010
Il monito del Papa: «No a leggi per alternative al modello della famiglia»
Il monito del Papa: «No a leggi per alternative al modello della famiglia»Ricevendo a Castel Gandolfo il nuovo ambasciatore di Germania presso la Santa Sede. Il Pontefice: «Attenti a biotecnologie, non c'e vita indegna. I media? Tutto per far notizia»
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11/07/2010
La crisi si fa sentire anche in Vaticano
La crisi si fa sentire anche in VaticanoI conti della Santa Sede migliorano ma restano in rosso per il secondo anno consecutivo. Aumentano le offerte dei fedeli al Papa, l'obolo di San Pietro. Dallo Ior 50 milioni
Il bilancio consuntivo 2009 della Santa Sede, dei dicasteri e del Governatorato della Citta' del Vaticano sono ancora in rosso. Ma i conti sono in netto miglioramento rispetto al 2008. Lo afferma una nota dopo la riunione del Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici. Il bilancio consuntivo consolidato 2009 registra un disavanzo di esercizio di 4 mln 102mila e il Governatorato della Citta' del Vaticano di quasi 8 mln.
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01/05/2010
Il Vaticano: «Gravi delitti da parte del fondatore dei Legionari di Cristo»
Il Vaticano: «Gravi delitti da parte del fondatore dei Legionari di Cristo»Dopo i colloqui con i vescovi incaricati della «visita apostolica». Padre Marcial Maciel Degollado e le accuse di pedofilia: «Testimonianze incontrovertibili, vita priva di scrupoli»
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| Marcial Maciel Degollado (Epa) |
CITTÀ DEL VATICANO - Una vita priva di scrupoli. È una durissima presa di posizione quella della Santa Sede contro il sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo morto nel 2008 e accusato di numerosi abusi sessuali, anche su minorenni. «I gravissimi e obiettivamente immorali comportamenti confermati da testimonianze incontrovertibili, si configurano talora in veri delitti e manifestano una vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso» si legge nella nota diffusa dal Vaticano dopo le riunioni con i cinque vescovi incaricati della "visita apostolica" ai legionari di Cristo. La condotta di padre Degollado, viene detto, «ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione».
INATTACCABILE - «Di tale vita - prosegue la Santa Sede - era all'oscuro gran parte dei Legionari, soprattutto a motivo del sistema di relazioni costruito da padre Maciel, che abilmente aveva saputo crearsi alibi, ottenere fiducia, confidenza e silenzio dai circostanti e rafforzare il proprio ruolo di fondatore carismatico». Marcial Maciel Degollado (1920-2008) aveva una doppia vita, con almeno due mogli e tre figli. «Non di rado - si legge nel comunicato - un lamentevole discredito e allontanamento di quanti dubitavano del suo retto comportamento, nonché l'errata convinzione di non voler nuocere al bene che la Legione stava compiendo, avevano creato attorno a lui un meccanismo di difesa che lo ha reso per molto tempo inattaccabile, rendendo di conseguenza assai difficile la conoscenza della sua vera vita». «Lo zelo sincero della maggioranza dei Legionari, emerso anche nelle visite alle case della Congregazione e a molte loro opere, non da pochi assai apprezzate, ha portato molti in passato a ritenere che le accuse, via via divenute più insistenti e lanciate qua e là, non potessero essere che calunnie» ed è per questo che «la scoperta e la conoscenza della verità circa il fondatore ha provocato, nei membri della Legione, sorpresa, sconcerto e profondo dolore, distintamente evidenziati dai Visitatori (i vescovi incaricati dell'inchiesta, ndr)».
SISTEMA DI POTERE - Benedetto XVI ha assicurato pensiero e preghiera a quanti sono stati «vittime degli abusi sessuali e del sistema di potere» messo in atto da Degollado. Il Santo Padre - spiega il Vaticano - «intende rassicurare tutti i legionari e i membri del movimento Regnum Christi che non saranno lasciati soli: la Chiesa ha la ferma volontà di accompagnarli e di aiutarli nel cammino di purificazione che li attende. Esso comporterà anche un confronto sincero con quanti, dentro e fuori la Legione, sono stati vittime degli abusi sessuali e del sistema di potere messo in atto dal fondatore: ad essi - prosegue la nota - va in questo momento il pensiero e la preghiera del Santo Padre, insieme alla gratitudine per quanti di loro, pur in mezzo a grandi difficoltà, hanno avuto il coraggio e la costanza di esigere la verità».
INDAGINE DURATA MESI - I cinque visitatori apostolici che hanno condotto dal 15 luglio 2009 fino alla metà del marzo scorso un'accurata indagine sulla Congregazione nei cinque continenti: al termine hanno avuto un lungo colloquio con il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, quindi si sono intrattenuti brevemente anche con Benedetto XVI. Nei giorni scorsi è circolata la voce di un possibile commissariamento dei Legionari di Cristo: la decisione della Santa Sede è attesa in tempi abbastanza brevi. Il Vaticano indaga anche sull'enorme patrimonio finanziario dei Legionari e sulle regole interne che prevedevano una sudditanza assoluta ai superiori e una sorta di culto del fondatore. Questi ultimi elementi sono entrati da tempo in discussione e anche all'interno della congregazione religiosa è in corso un aspro dibattito su quanto avvenuto in passato e su quale dovrà essere il profilo dei Legionari di Cristo in futuro. La congregazione controlla inoltre istituti formativi e università in molte città del mondo. I cinque visitatori apostolici che hanno condotto l'indagine sono monsignor Ricardo Watty Urquidi, vescovo di Tepic (Messico); monsignor Charles Joseph Chaput, arcivescovo di Denver (Stati Uniti); monsignor Giuseppe Versaldi, vescovo di Alessandria; monsignor Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Concepcion (Cile); monsignor Ricardo Blazquez Perez, vescovo di Bilbao (Spagna).
Redazione online
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04/04/2010
Il Papa: «L'umanità sta vivendo una crisi profonda»
Il Papa: «L'umanità sta vivendo una crisi profonda»
Il cardinale sodano a benedetto XVI: «La chiesa è con lei». Il Messaggio di Pasqua del pontefice: «Servono cambiamenti profondi, a partire dalle coscienze»
| Benedetto XVI arriva all'altare sul sagrato della Basilica di S. Pietro per celebrare la Messa di Pasqua |
CITTA' DEL VATICANO - «Tutta la Chiesa» è accanto a Papa Benedetto XVI, oggetto di attacchi per lo scandalo dei preti pedofili. Prima della messa di Pasqua, il decano del Collegio cardinalizio, card. Angelo Sodano, rivolge al pontefice gli auguri e parole di sostegno a nome di tutta la Chiesa. Un'aggiunta al protocollo della cerimonia: mai, in passato, la messa di Pasqua era stata preceduta da un messaggio di augurio al pontefice. «È con lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal 'chiacchiericcio' del momento - ha affermato Sodano - e dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti».
IL MESSAGGIO - Dopodiché Benedetto XVI, davanti a circa 100 mila persone, rivolge ai fedeli il suo messaggio di Pasqua: «Anche ai nostri giorni l'umanità ha bisogno della salvezza del Vangelo - afferma - per uscire da una crisi che è profonda e come tale richiede cambiamenti profondi, a partire dalle coscienze». C'è bisogno, ha spiegato, «di un 'esodo', non di aggiustamenti superficiali, ma di una conversione spirituale e morale».
DALL'IRAQ AD HAITI - «Alle comunità cristiane, che, specialmente in Iraq, conoscono prove e sofferenze, il risorto ripeta la parola carica di consolazione e di incoraggiamento che rivolse agli Apostoli nel Cenacolo: "Pace a voi!". Nel messaggio, Benedetto XVI ha menzionato i paesi Latino-americani e dei Caraibi «che sperimentano una pericolosa recrudescenza dei crimini legati al narcotraffico», auspicando che la Pasqua «segni la vittoria della convivenza pacifica e del rispetto per il bene comune». Quanto alle zone colpite dal terremoto, «la diletta popolazione di Haiti, devastata dall'immane tragedia del terremoto - ha detto il Papa - compia il suo "esodo" dal lutto e dalla disperazione ad una nuova speranza, sostenuta dalla solidarietà internazionale. Gli amati cittadini cileni, prostrati da un'altra grave catastrofe, ma sorretti dalla fede, affrontino con tenacia l'opera di ricostruzione». Il Papa ha anche citato l'Africa, auspicando che «si ponga fine ai conflitti che continuano a provocare distruzione e sofferenze e si raggiunga quella pace e quella riconciliazione che sono garanzie di sviluppo».
65 LINGUE - «La luce e la grazia del Risorto sostengano i progetti di sviluppo e di bene che l'intera Comunità Nazionale è chiamata ad attuare nella concordia operosa e nella pace» ha detto infine in italiano aprendo la serie degli auguri in 65 lingue. «Buona Pasqua - ha scandito - a voi, uomini e donne di Roma e d'Italia! Il Signore Risorto benedica le famiglie, i giovani e gli anziani, in particolare i malati e quanti soffrono nel corpo e nello spirito».
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03/04/2010
"Odio contro il Papa ricorda gli attacchi degli antisemiti"
"Odio contro il Papa ricorda gli attacchi degli antisemiti"Il predicatore della Casa Pontificia Cantalamessa cita lettera dell'amico ebreo: l’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità personale a quella collettiva mi ricordano la Shoah. La Santa Sede frena: "Nessun paragone"
Sul caso della pedofilia dei sacerdoti e' in atto una campagna di odio e di aggressione contro il Papa e la Chiesa che ricorda il peggiore antisemitismo messo in pratica contro gli ebrei. E' questo il duro attacco sulla questione degli abusi sessuali del clero pronunciato nel pomeriggio di oggi dal predicatore della Casa pontificia, padre Ranieri Cantalamessa, nel corso della celebrazione della Passione presieduta da Benedetto XVI nella basilica di San Giovanni in Laterano. Padre Cantalamessa, che ha esplicitamente detto di non voler toccare la questione degli abusi da parte dei preti ''perche' gia' se ne parla abbastanza fuori di qui'', si e' poi richiamato al clima di questi giorni nella parte finale della sua predica. Nell'omelia, infatti, ha prima citato la Lettera agli Ebrei di Matteo, poi ha dato voce al messaggio di un amico ebreo che ha solidarizzato con il Pontefice proprio in virtu' delle critiche che stanno piovendo sulla Chiesa da ogni parte del mondo.
A stretto giro arriva la precisazione della Santa Sede. "Smentisco nel modo più assoluto che ci sia un paragone di iniziativa vaticana tra l’antisemitismo e la situazione attuale relativa alla pedofilia", dice il portavoce vaticanopadre Federico Lombardi inteprellato dall'agenzia Apcom in seguito alle critiche di una parte della comunità ebraica per la frase di Cantalamessa.
Nella Via Crucis, il Papa non ha fatto cenno allo scandalo pedofilia. Ha però richiamato al più autentico significato del Venerdì Santo, quello della più profonda sofferenza a cui segue però la rinascita e il riscatto.
"Nasca in noi un rinnovato desiderio di convertire il nostro cuore all'amore, che è l'unica forza capace di cambiare il mondo". Con questa invocazione Benedetto XVI ha concluso la Via Crucis da lui preseduta al Colosseo e trasmessa in mondovisione in 60 paesi del mondo.
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31/07/2009
La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano
La Ru486 arriva in Italia Dura condanna del Vaticano
La Santa Sede: «scomunica per chi la usa e per chi la prescrive». Via libera a maggioranza dall'Agenzia del farmaco alla commercializzazione della pillola abortiva
| Il ginecologo Silvio Viale mostra una confezione di Ru486 (Emmevi) |
ROMA - La Ru486 arriva in Italia. Dopo una riunione durata più di quattro ore, è arrivato giovedì in tarda serata il via libera a maggioranza (quattro contro uno) dall'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse altre Nazioni. Nel Cda dell'Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha spiegato l'assessore Bissoni, c'è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all'utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco - ha aggiunto - entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l'uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell'aborto chirurgico, ha concluso l'assessore.
LA CONDANNA DEL VATICANO - Ancora prima che l'Aifa si pronunciasse, il Vaticano era tornato all'attacco contro la pillola abortiva. L'Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione - secondo il sottosegretario, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486. Sulla sicurezza della pillola, dunque, "persistono molte ombre"», ha scritto il quotidiano vaticano. È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico. «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo». «Rimango allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero - ha aggiunto - che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale».
«L'AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE» - La pillola«ha effetto abortivo, quindi valgono - prosegue Sgreccia - tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre - prosegue il vescovo - si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna».
«SULL'AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE» - Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».
Fonte corriere della sera
10:01 Scritto in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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05/04/2009
La studiosa vaticana: «Ho le carte, i Templari adoravano la Sindone»
La studiosa vaticana: «Ho le carte, i Templari adoravano la Sindone»
LA SCOPERTA. L'autrice lavora nell'Archivio segreto della Santa Sede. «L'idolo per cui furono condannati era Cristo»
CITTÀ DEL VATICANO — Ora lo sappiamo: i Templari, in effetti, adoravano un «idolo barbuto». Però non era Bafometto, come volevano gli inquisitori che li processarono per arrivare a sciogliere nel 1314 l'ordine più potente e illustre del medioevo cristiano, il «grande complotto innescato nel 1307 dal re di Francia Filippo IV il Bello». E non era neanche un idolo, in verità, per quanto senza dubbio fosse barbuto: l'oggetto della loro venerazione era la Sindone, il telo di lino che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù e ne reca impressa l'immagine. Furono i Cavalieri a custodire in gran segreto la Sindone nel secolo e mezzo in cui se ne perdono le tracce, dal saccheggio di Costantinopoli del 1204 alla ricomparsa in Europa a metà del Trecento. Si tratta di argomenti sui quali fioccano le bufale e il 99 per cento di ciò che si racconta, Umberto Eco docet, è «spazzatura».
Ma qui la fonte è più che affidabile: lo scrive l'Osservatore Romano, anticipando alcune pagine de «I templari e la sindone di Cristo», il nuovo libro di Barbara Frale che il Mulino pubblicherà entro l'estate. L'autrice è una giovane e serissima ricercatrice dell'Archivio segreto vaticano che da anni studia e scrive dei Templari. Attingendo ai documenti del processo, cita tra l'altro la testimonianza della «prova d'ingresso», nel 1287, di «un giovane di buona famiglia del meridione francese», Arnaut Sabbatier: «Il precettore condusse il giovane Arnaut in un luogo chiuso, accessibile ai soli frati del Tempio: qui gli mostrò un lungo telo di lino che portava impressa la figura di un uomo e gli impose di adorarlo baciandogli per tre volte i piedi».
Nel 1978 fu lo storico di Oxford Ian Wilson, ricorda la studiosa, il primo a sostenere la tesi che il misterioso «idolo» barbuto dei Templari fosse in realtà il telo rubato dalla cappella degli imperatori bizantini nel 1204, durante la quarta crociata, e che i Cavalieri l'avessero custodito in segreto. Ora Barbara Frale spiega di aver trovato «molti tasselli mancanti» a sostegno della teoria. Fonti inedite che spiegano anche le ragioni dell'adorazione e della segretezza. «I Templari si procurarono la sindone per scongiurare il rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale che stava affliggendo gran parte della società cristiana al loro tempo: era il miglior antidoto contro tutte le eresie», scrive. «I catari e gli altri eretici affermavano che Cristo non aveva vero corpo umano né vero sangue, che non aveva mai sofferto la Passione, non era mai morto, non era risorto». Che l'avessero trafugata i Templari o fosse stata comprata, doveva rimanere celata: sui responsabili del saccheggio pendeva la scomunica di Papa Innocenzo III. Ma era una reliquia potente e ne valeva la pena: «L'umanità di Cristo che i catari dicevano immaginaria, si poteva invece vedere, toccare, baciare. Questo è qualcosa che per l'uomo del medioevo non aveva prezzo».
Gian Guido Vecchi
17:44 Scritto in MISTERO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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