27/03/2012
Autocisterna investe e uccide bimba di 17 mesi nel napoletano: il conducente scappa
Autocisterna investe e uccide bimba di 17 mesi nel napoletano: il conducente scappaIl camionista stava effettuando una manovra in strada. La tragedia è avvenuta a Marano. La piccola era sfuggita al controllo dei genitori mentre era nel cortile di casa
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10/09/2010
Leone attacca addestratore a Las Vegas: le immagini-choc
Leone attacca addestratore a Las Vegas: le immagini-chocLAS VEGAS - L'esibizione permanente di leoni dentro l’hotel MGM stava per finire in tragedia: all’improvviso un leone si avventa sul proprio istruttore che alla fine riesce a scappare. Un momento di terrore ripreso da due coniugi in viaggio di nozze.
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04/09/2010
Investe cane e non si ferma. Prima multa per omissione di soccorso di un animale
Investe cane e non si ferma. Prima multa per omissione di soccorso di un animaleA Legnaro, in provincia di Padova. Sanzionato con 389 euro un pensionato sessantenne
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10/08/2010
Usa, l'assistente di volo perde le staffe Insulta i passeggeri e scappa: arrestato
Usa, l'assistente di volo perde le staffe Insulta i passeggeri e scappa: arrestatoA scatenare l'ira una passeggera che si è alzata troppo presto dopo l'atterraggio. Ha azionato lo scivolo d'emergenza ed è fuggito via sulla pista d'atterraggio dopo aver afferrato alcune birre
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26/04/2010
Preso a Salò: è finita la fuga dell'uomo che ha fatto la strage nel Mantovano
Preso a Salò: è finita la fuga dell'uomo che ha fatto la strage nel MantovanoSi è costituito con una telefonata: «Sono stanco, venitemi a prendere». Aveva sparato alla sua ex, a un'anziana vicina e a un conoscente che era in auto con moglie e bambini
| Una vecchia foto dell'omicida, Omar Bianchera, 44 anni |
MANTOVA - «Sono stanco, mi arrendo...venitemi a prendere». È finita nei pressi del Lago d'Idro la caccia all'uomo che ha seminato morte e terrore tra Mantova e Brescia. Omar Bianchera, che ha ucciso tre persone nel mantovano e ne ha ferito una quarta, è stato rintracciato ad Anfo, un paese nei pressi del lago di Idro, ed stato poi portato nella caserma di Salò. Secondo quanto riferito dagli stessi inquirenti il killer si è costituito telefonando al 113. La telefonata è stata ricevuta dalla questura di Brescia e sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Salò competenti per Anfo, il comune della Valsabbia dove il fuggitivo era arrivato scappando dopo il triplice omicidio. Il camionista 44enne di Volta Mantovana ha chiamato con un cellulare dalla propria autovettura, parcheggiata in prossimità della Rocca di Anfo, nei pressi del lago di Idro, nel bresciano. A quel punto la polizia ha subito "girato" la segnalazione ai carabinieri della zona, più vicini alla località, e l'omicida è stato raggiunto e quindi ammanettato. Le armi della strage erano nell'auto.
LE VITTIME - Le vittime sono l'ex moglie e due conoscenti con i quali l'omicida, che ha seri problemi psicologici ed è un fanatico di armi, aveva avuto degli screzi. Un'altra persona è rimasta ferita. A quanto si è appreso gli investigatori avevano localizzato, attraverso le celle del suo cellulare, gli spostamenti del killer verso la provincia bresciana che confina con quella mantovana.
L'EX MOGLIE- Il killer, Omar Bianchera, 44 anni, autotrasportatore, noto alle forze dell'ordine per precedenti di droga, sembra aver seguito nel suo delirio un preciso itinerario di «vendetta», spinto dal desiderio di eliminare tutti coloro con i quali sentiva di avere dei conti in sospeso. Domenica mattina si è diretto in auto verso la casa dell'ex moglie, Daniela Gardoni, 38 anni, che abitava in un appartamento in via Risorgimento, la strada principale di Volta Mantovana. I due erano separati da una decina d'anni ed erano in causa appunto per quell'appartamento, in cui avevano vissuto insieme: proprio martedì scorso il Tribunale aveva assegnato la casa alla Gardoni. L'uomo aveva rivolto parecchie minacce all'ex moglie e aveva anche detto a un amico che, prima o poi, l'avrebbe uccisa. L'uomo, arrivato alle 7 di mattina davanti alla casa della donna, un paio d'ore dopo ha esploso alcuni colpi contro le finestre; l'ex moglie è scesa di corsa ed è salita in auto, cercando di andare dai carabinieri, ma l'uomo le ha sparato più volte. L'auto ha percorso circa 200 metri, poi è finita contro un muro. Bianchera, che l'inseguiva, è sceso dalla sua vettura e ha freddato Daniela Gardoni con due colpi di pistola senza dire nulla. Inutilmente un ragazzo, di passaggio in sella a uno scooter, ha cercato di difendere la donna: l'omicida lo ha brutalmente scansato e ha continuato a sparare.
LA CONOSCENTE - Subito dopo Bianchera è risalito sulla sua auto e si è diretto verso la località Piccard, sulla via per Monzambano. Qui ha ucciso una sua lontana parente, Maria Bianchera, 71 anni, con la quale aveva avuto screzi a proposito dei confini: le loro abitazioni, in località Piccarda, distano una decina di metri. L'uomo ha fatto fuoco almeno 5 volte, uccidendo la donna e ferendo il marito. Proseguendo nel suo itinerario di «vendicatore», sempre in auto è andato in località Pile, a poca distanza. A quanto si è appreso voleva regolare i conti con il capofamiglia Luigi Platter, al quale qualche tempo fa aveva affittato dei locali in cui era stata aperta una birreria.
UCCISO DAVANTI AI BAMBINI - Nella corte si è imbattuto invece nel figlio di Luigi Platter, Walter, 35 anni, che stava partendo per una gita in auto con la moglie e i due bambini. Bianchera ha fatto scendere dalla macchina la donna e i piccoli e poi ha fatto fuoco su Platter, che era rimasto in auto, e lo ha ucciso. La moglie Virginia Deidonè, nel tentativo di difendere il marito, è rimasta ferita di striscio. Poi è fuggita in strada per chiedere aiuto. L'omicida ha quindi abbandonato l'auto per darsi alla fuga tra campi e boschi, dove i carabinieri lo stanno cercando.
LA CACCIA ALL'UOMO - Bianchera inizialmente si era nascosto nei boschi attorno alla zona collinare dell'alto Mantovano, vicino al lago di Garda. Le forze dell'ordine hanno organizzato posti di blocco in tutta la zona e hanno svolto battute per rintracciarlo, anche con l'ausilio di elicotteri. L'uomo era armato con un fucile a pompa e due pistole calibro 38, una delle quali regolarmente denunciata.
ALLA MADRE: «HO FATTO UN MACELLO» - «Ho fatto un macello...». Queste le parole pronunciate al telefono, parlando con la madre, da Omar Bianchera, il camionista 42enne di Volta Mantovana che stamani ha compiuto una strage uccidendo tre persone. L'uomo è ancora in fuga nelle campagne tra il bresciano e il mantovano. La telefonata è stata intercettata dai carabinieri, che avevano provveduto a mettere sotto controllo i telefoni dei congiunti dell'uomo nella speranza che questi provasse a contattarli, come in effetti poi è stato con la madre. È stata così localizzata la zona da dove è partita la chiamata. Ora ingenti forze dell'ordine si stanno muovendo verso quell'area, nel tentativo di chiudere ogni via di fuga all'uomo, ritenuto estremamente pericoloso.
«NESSUNO POTEVA IMMAGINARE» - Il sindaco di Volta Mantovana, Giuseppe Adami, che è anche il medico del paese, è sconvolto. «Bianchera? Qui in tanti lo conoscono, eccome, ma nessuno avrebbe mai immaginato una cosa simile. Si sa che è orfano di padre, che si era separato da anni. Ha ancora la mamma, una sorella». «Proprio questa mattina - racconta il sindaco - mi sono recato a deporre una corona ai caduti. Con me c'era il maresciallo del posto. E tra di noi commentavamo quanto fosse tranquilla la nostra cittadina. Poi è arrivata una telefonata, all'inizio sembrava per un incidente stradale. E invece...». In qualità di medico, è stato tra i primi ad arrivare a casa di Maria Bianchera, che era sua paziente.
LE TESTIMONIANZE - «Ho sentito gli spari mentre ero in casa con mia moglie, sono sceso e ho visto tutto e mi sono detto: 'Non è possibile". Me lo diceva sempre, "voglio ucciderla", ma non pensavo che l’avrebbe fatto davvero», racconta un vicino di Daniela Gardoni. «Era un tipo introverso, senza amici - racconta un altro conoscente di Omar Bianchera -. So che aveva spesso discussioni. Forse si è autocaricato fino a scoppiare».
Redazione online
25/04/2010
Terrore nel Mantovano, uccide tre persone e fugge
Terrore nel Mantovano, uccide tre persone e fuggeUn uomo armato ha seminato il panico tra Mantova e Brescia. Ha ucciso la ex compagna e altre due persone, poi ha fatto perdere le sue tracce nei boschi della zona. Paura tra gli abitanti
Si chiama Omar Bianchera, ha 42 anni e risiede a Volta Mantovana l'uomo che questa mattina ha ucciso la ex moglie, Daniela Gardoni, di circa 40 anni, e altre due persone prima di far perdere le sue tracce nei boschi che attorniano la zona collinare dell'alto mantovano, vicino al lago di Garda. Le forze dell'ordine hanno organizzato battute e posti di blocco in tutta la zona per rintracciarlo, ma l'uomo sembra aver fatto perdere le proprie tracce lungo i declivi che arrivano sino al Garda, tra le province di Brescia, Mantova e Verona. Sarebbe armato di tutto punto. Avrebbe con sé due pistole e un fucile e si teme possa uccidere ancora.
A Volta Mantovana, appena si è saputo quello che era accaduto, si è diffuso il panico. Le strade ora sono deserte e la gente è chiusa in casa. "Ha già ucciso tre volte - ha detto la titolare di un bar alla periferia del paese - potrebbe farlo ancora". L'uomo, Omar Bianchera è infatti armato.
Secondo quanto si apprende, la strage di questa mattina tra Mantova e Brescia, sarebbe stata un evento annunciato. Il killer, Omar Bianchera, negli ultimi mesi aveva rivolto continue minacce alla ex moglie, Daniela Gardoni, 40 anni. La loro era stata una separazione travagliata.
Proprio martedì scorso, la donna aveva vinto una causa riguardante la casa in via Risorgimento in cui la coppia aveva vissuto. Stamani l'uomo si è presentato sotto la casa in cui viveva la moglie ed è scoppiata una lite. Bianchera ha sparato alcuni colpi di pistola alla ex moglie che era salita in auto cercando di andare dai carabinieri. Circa 200 metri dopo la vittima ha perso il controllo dell'auto ed è finita contro un muro.
Bainchera, che l'inseguiva, è sceso dalla sua vettura e ha freddato Daniela Gardoni con due colpi di pistola senza dire nulla. Un ragazzo, in sella a uno scooter, ha cercato di difendere la donna, ma è stato brutalmente spostato dall'omicida che ha poi sparato all'ex moglie, uccidendola. Subito dopo Bianchera è salito sulla sua auto e si è diretto verso la località Piccard. Qui ha ucciso un'altra donna, Maria Bianchera, 71 anni, con la quale sembra avesse problemi riguardanti dei terreni e ha ferito il marito. Sempre in auto è andato in località Pile, a poca distanza, dove ha ucciso un altro uomo, Walter Platter, 35 anni, al quale, qualche tempo fa, aveva affittato dei locali in cui era stata aperta una birreria, e ferito sua moglie Virginia. Ha quindi abbandonato l'auto per darsi alla fuga nei campi, dove i carabinieri lo stanno cercando.
I due feriti sono ricoverati in ospedale ma non risultano essere gravi.
05/02/2010
Raptus di follia nel Salernitano, pensionato uccide nuora e nipote
Raptus di follia nel Salernitano, pensionato uccide nuora e nipote
A pagani, un diverbio sfociato in violenza. L'uomo ha esploso numerosi colpi di fucile contro le donne: arrestato mentre vagava tra le campagne

SALERNO - In preda a un raptus di follia ha ucciso nuora e nipote, poi ha preso a vagare tra le campagne come in trance, lì dove è stato arrestato in evidente stato confusionale. Un semplice diverbio è sfociato in duplice omicidio a Pagani, comune a 15 chilometri da Salerno. È accaduto in via Fontana, intorno alle 9.30, quando Giuseppe Comunale, un 74enne, ha ucciso a colpi di fucile la compagna del figlio, Rosaria Vanacore, e la nipote, Renata Maria, che abitavano con lui. La tragedia si è consumata in una villetta rustica al confine con Nocera Inferiore, in una zona di campagna abitata prevalentemente da agricoltori alla periferia della città.
«NON CHIUDEVANO MAI IL CANCELLO» - L'uomo ha esploso contro le due donne di 47 e 23 anni numerosi colpi di fucile calibro 12, un'arma semi-automatica detenuta legalmente. All'origine del duplice omicidio una discussione degenerata sull'apertura del cancello dell'abitazione. Le vittime stavano rincasando quando il pensionato, ex archivista dell'ospedale locale, è comparso sull'uscio di casa e ha cominciato a inveire contro le donne. Poi ha imbracciato il fucile a pallettoni ferendo mortalmente prima la nuora, ammazzata con un solo colpo, e poi la nipote, con due spari a bersaglio, inseguita e poi finita in un disperato tentativo di fuga. Incredulità nel vicinato, sono stati i carabinieri della compagnia di Nocera Inferiore a fermare Comunale, allertati da una telefonata che segnalava l'eplosione di alcuni colpi di arma da fuoco. «Non chiudevano mai il cancello» ha ripetuto l'uomo una volta bloccato.
LENZUOLA BIANCHE A NASCONDERE LA SCENA - Il pm Elena Guarino si occupa delle indagini sul duplice delitto, mentre non lontano la scena del crimine recintata dai militari sono state rinvenute e classificate altre armi, anche queste regolarmente denunciate, in vista dell'interrogatorio al quale sarà sottoposto il pensionato nel primo pomeriggio. Nel frattempo i corpi esanimi delle due donne giacciono sul selciato, davanti l'ingresso dell'abitazione poco più in là dell'inferriata sul cui utilizzo è nata l'ultima disputa familiare. Cancellata nera coperta da lenzuola bianche a nascondere i cadaveri delle due donne.
Rosa Coppola
23/01/2010
Da Salerno fino a Pisa Rocky trova il suo padrone
Da Salerno fino a Pisa Rocky trova il suo padrone
Il pastore tedesco era stato rubato da un gruppo di nomadi. E poi adottato da una famiglia campana. E' scappato per tornare da Ibrahim che ora vive a Carrara
PISA - Ha percorso oltre 600 chilometri a quattro zampe per tornare dal suo padrone, da Salerno a Pisa. È arrivato arruffato, stanco e con i polpastrelli laceri e sanguinanti. È la storia di Rocky, cinque anni, un pastore tedesco preso quando era cucciolo, al canile, da Ibrahim Fwal, un siriano che vive da tempo a Carrara e che lo aveva fatto tatuare. Proprio quel simbolo indelebile che ha permesso ai due «amici» di ritrovarsi. I due, come racconta La Nazione, erano inseparabili e durante l’estate il padrone portava Rocky alla spiaggia, in motorino e con casco da bambini agganciato sotto il muso. Fu proprio in una di quelle gite, tre anni fa, che, mentre Ibrahim faceva il bagno, un gruppo di zingari lo portò via. Da allora, il siriano non ha mai smesso di cercarlo, mettendo annunci sui giornali e affiggendo volantini.
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| Rocky e Ibrahim |
DA SALERNO A PISA - Nel frattempo, Rocky, forse abbandonato dai nomadi, era stato adottato da una famiglia di Salerno che, vista la propensione del cane a fuggire, gli aveva attaccato una targhetta al collare con nome e numero telefonico di riferimento. Due mesi fa Rocky scappa di nuovo e corre verso nord. Nei giorni scorsi, Rocky è stato trovato a Pisa da alcuni volontari: dopo aver chiamato la famiglia salernitana e aver ottenuto conferma del fatto che il cane era fuggito due mesi prima, si sono accorti del tatuaggio risalendo così al suo vero padrone: un siriano di Carrara che viene subito avvisato. A Rocky sono stati così risparmiati gli ultimi 100 chilometri di strada. Ibrahim ha le lacrime agli occhi quando sente il suo cane guaire di gioia. E finalmente i due possono abbracciarsi ancora.
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18/08/2009
Salva un uomo che tenta il suicidio poi scappa: rischia l'espulsione
Salva un uomo che tenta il suicidio poi scappa: rischia l'espulsione
È un marocchino 22enne: il permesso di soggiorno non gli è stato rinnovato perché in passato ha rubato un'auto. L'uomo si era impiccato a un ponteggio in via inama: ora è fuori pericolo
MILANO - Ha salvato dalla morte un uomo che si era impiccato a un ponteggio del suo palazzo in via Inama, zona Città Studi. Poi si è dileguato, non prima di aver chiamato i soccorsi: il benefattore, un marocchino di 22 anni, ha il permesso di soggiorno non in regola e un decreto di espulsione a carico. Il fatto risale alla sera del 12 agosto ed è raccontato sulle pagine del quotidiano Avvenire. Mohamed è in Italia da quando aveva 15 anni e il suo permesso di soggiorno è scaduto da oltre un anno.
PERMESSO DI SOGGIORNO - «Sono rientrato in casa e l'ho visto appeso a un ponteggio, allora mi sono arrampicato e l'ho tenuto sollevato mentre un altro vicino tagliava la corda» ha spiegato il ragazzo, che non conosceva il suicida. Cesare P., 55 anni, è stato ricoverato al Niguarda ed è fuori pericolo. «Ancora un attimo e sarebbe morto - dice la moglie - Perché non vogliono dargli il permesso di soggiorno? Se non ci fosse stato Mohamed io adesso sarei vedova». Il marito penzolava a una decina di metri dal suolo e il giovane maghrebino non ha avuto dubbi: si è immediatamente arrampicato sul ponteggio, a mani nude. Della vicenda, confermata da diverse testimonianze, si è interessata l'associazione Sos racket e usura che ha scritto un appello al prefetto e al questore di Milano perché concedano al 22enne il rinnovo del permesso di soggiorno. A Mohamed, di professione elettricista, sarebbe anche stata promessa l'assunzione da parte di un'impresa edile, ma solo se risolverà la sua situazione legale. Il suo avvocato, Roberto Falessi, ha detto che il permesso di soggiorno non è stato rinnovato a gennaio del 2008, perché tre anni fa il ragazzo ha rubato una macchina. «Una sciocchezza - sostiene l'avvocato -, commessa per leggerezza ma pagata fin troppo cara: aveva preso un'auto parcheggiata per rientrare a casa una sera tardi, quando la metropolitana era già chiusa, ma aveva anche risarcito il danno al proprietario, tanto che è stato riabilitato dal Tribunale di Sorveglianza rispetto al reato di furto».
«HO FATTO UNA CRETINATA» - Nato in una famiglia di 11 fratelli, Mohamed è arrivato a Milano sette anni fa come «minore non accompagnato». Ha studiato, fino a ottenere una specializzazione da elettricista: in attesa che il Tar decida sulla sua espulsione continua a lavorare con un contratto regolare con cui paga regolarmente i 263 euro di canone d'affitto del monolocale concesso dall'ente delle case popolari. Con il suo stipendio Mohamed ha fatto assistere, studiare e laureare in legge un fratello disabile costretto in carrozzina. A 19 anni il furto: è il 13 aprile 2004, ha fatto tardi a lavoro e non sa come tornare a casa. «Ho fatto una cretinata, me lo ripeto ogni giorno da cinque anni» dice il 22enne. Sulla strada c'è una vecchia Ford. «Mi serviva solo per tornare a casa, pensavo che l'avrei fatta trovare io stesso, sono stato un cretino». È stato sorpreso in flagrante, mentre cercava di aprire l'auto, che peraltro non ha riportato danni. Per lui cinque mesi di reclusione e 400 euro di multa, pena poi sospesa. Mohamed si è presentato dal proprietario dell'auto per risarcirlo, un gesto non richiesto dalla legge e dalla sentenza.
CONDOTTA IRREPRENSIBILE - In Questura viene respinto il secondo rinnovo del permesso di soggiorno, nonostante lo scorso 14 luglio Mohamed abbia ottenuto la piena riabilitazione dal Tribunale, basata su una relazione di un Commissariato che, in un atto di tre pagine firmato da un vicequestore aggiunto e da un commissario, di Mohamed traccia un profilo dettagliato: «Dall'arrivo in Italia (anno 2000 circa) al 2006, sempre in regola con le norme sul soggiorno, non ha commesso reati e ha mantenuto una condotta irreprensibile». Eccezion fatta per il tentato furto d'auto, di altri precedenti penali Mohamed non ne ha. Per anni il ragazzo è stato volontario presso la fondazione Fratelli di San Francesco. Negli stessi giorni in cui il Tribunale trasmetteva l'avvenuta riabilitazione, il ragazzo salvava la vita al 50enne che, superati due giorni di coma, potrà tornare a casa tra qualche settimana.
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30/05/2009
Imprenditrice picchiata a morte in hotel Caccia al milionario fuggito in Porsche
Imprenditrice picchiata a morte in hotel Caccia al milionario fuggito in Porsche
Lui inglese, lei di origine polacca, erano ospiti dell’esclusivo Bristol. Prima di involarsi è passato alla concierge dell'albergo e ha premurosamente avvertito: «Non disturbatela»
| Ian Griffin (Photomasi) |
LONDRA — Chi ha massacrato la ricchissima Kinga? Il suo boyfriend è scappato con la Porsche 911 grigia e chissà dove scorrazza. Forse in Costa Azzurra. O forse sullo yacht che Kinga si era tolta lo sfizio di comperare. O forse, alla chetichella, è rientrato in Inghilterra per nascondersi. Prima di involarsi è passato alla concierge del Bristol Hotel di Parigi, cinque stelle lusso con uno dei ristoranti preferiti dal presidente Sarkozy, e ha premurosamente avvertito: «Non disturbatela». Tranquillo, elegante in giacca e cravatta come sempre, Ian Griffin, mezzo playboy mezzo imprenditore con qualche burrascosa bancarotta alle spalle, ha salutato e lasciato sul bancone una mancia. Un lieve smorfia e ha girato le spalle. Ha dato fiato al motore, uno scatto ed è partito a razzo. Gli è sempre piaciuto schiacciare il piede sull’acceleratore. Anche negli affari corre a tutta birra. Fin troppo, perché è andato a sbattere contro 28 catastrofi finanziarie e una frode per la quale ha trascorso qualche tempo nelle prigioni spagnole. Dalle catastrofi e dai guai, però, si è sempre risollevato. Un tycoon speciale.
Pieno di soldi, di debiti, di donne, di fuoriserie che sono una passione. Gentile e un po’ spaccone, eccentrico al punto di piazzare una Mercedes in mezzo a una piscina. Ha case sparse nel mondo e il rifugio preferito è una dimora-castello, nella contea del Cheshire, in mezzo a un parco, dove però si fa vedere di rado e che, per la verità, ha deciso di vendere. Valore stimato sei, sette milioni di euro. Gli saranno finiti in malora certi affari, ma il patrimonio è rimasto intatto. Nella stanza del Bristol Hotel, mobili stile Ottocento, per tutta la notte, fra lunedì e martedì, il personale ha servito champagne. In abbondanza. Kinga Legg è una bella signora bionda di 36 anni che ha mollato la Polonia e si è costruita una fortuna importando ed esportando pomodori o vendendoli a catene della ristorazione e ai supermarket. La sua base operativa è nel Sussex. Adora i bei vestiti, i gioielli, i viaggi. A Parigi si è concessa una breve parentesi con Ian. Per lui, ha mollato il marito e ha dato una svolta alla vita.
È arrivata sola, sabato. E si infilata in camera. Più tardi è comparso il quarantenne che le ha fatto perdere la testa. «Vado dalla mia ragazza» dice Ian ai portieri. E non lo vedono più se non nella mattinata di martedì quando esce dall’ascensore e si assicura, con uno dei portieri, che nessuno vada a bussare di sopra. «Kinga sta riposando». Poi, paga il conto. C’è un gran silenzio ai piani dell’albergo. Ed è ora di risistemare i letti. Due ragazze delle pulizia, rompono la consegna, aprono la porta. Sulle pareti non possono passare inosservate le macchie di sangue, grumi, strisce rosse, un tavolo è rovesciato, le bottiglie vuote sono sparse per terra. E nella vasca del bagno Kinga è nuda. Morta. Nessuna arma da fuoco. Nessun coltello. I gioielli sono ancora al loro posto. I contanti pure. Chi l’ha uccisa? Perché? L’ispettore HenryMoreau della Gendarmeria non ha dubbi: «L’assassino l’ha presa a pugni, il corpo è pieno di lividi». I clienti del Bristol non hanno sentito rumori, urla, invocazioni d’aiuto. La polizia cerca Ian Griffin ma l’hotel conferma che quel «gentile signore» ha già saldato. «No, non era nervoso o di fretta». È partito da Rue du Faubourg Saint Honoré dando gas, ma era così sempre, una sua abitudine. Kinga aveva uno yacht ormeggiato in Costa Azzurra. Forse la Porsche 911 si è diretta lì. Ma la barca è ancora in porto. Ian, invece, non c’è più. Alla sua caccia si è mobilitata anche Scotland Yard. Chissà perché da qualche tempo agli amici andava dicendo di volersi trasferire in Australia. Poi si era appiccicato un soprannome: «Bond». Un mistero. È lui il killer della bella e miliardaria Kinga?
Fabio Cavalera
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