13/12/2010

Fuentes: «Se parlassi non ci sarebbero più i Mondiali e neanche gli Europei di calcio»

Fuentes: «Se parlassi non ci sarebbero più i Mondiali e neanche gli Europei di calcio»

Il ginecologo aveva detto in passato che la rete di suoi pazienti andava oltre il ciclismo. Il medico spagnolo accusato di aver praticato il doping avrebbe parlato con i compagni di cella

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10/12/2010

«Le mie ore in cella da innocente. Adesso l'Italia mi ridia l'onore»

«Le mie ore in cella da innocente. Adesso l'Italia mi ridia l'onore»

L'intervista/«A un certo punto ho pensato: non mi crederanno mai, meglio farla finita». Parla Fikri, accusato per la scompars

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07/12/2010

Yara, scarcerato il marocchino sospettato

Yara, scarcerato il marocchino sospettato

A suo favore la parola del datore di lavoro e la scoperta di un errore nelle trascrizioni. Mohammed Fikri, il giovane operaio extracomunitario fermato nei giorni scorsi, è stato liberato

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25/11/2010

Stefania Nobile ai domiciliari

Stefania Nobile ai domiciliari

La figlia di Vanna Marchi scarcerata per motivi di salute. Condannata con la madre a 9 anni di carcere nel 2009

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23/08/2010

Torna in libertà Maniero, l'ex boss della mala del Brenta

Torna in libertà Maniero, l'ex boss della mala del Brenta

"Faccia d'angelo" a 55 anni torna ad essere un uomo come tutti gli altri. Era stato condannato a 17 anni di reclusione: 11 per associazione per delinquere di stampo mafioso, con rapine, traffico di droga e sequestri, e 14 per sette omicidi

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18/01/2010

Ali Agca, dall'attentato al Papa alla scarcerazione

Ali Agca, dall'attentato al Papa alla scarcerazione

 

Il 13 maggio del 1981 il terrorista turco sparò due colpi di pistola a Giovanni Paolo II. Arrestato e rinchiuso nel carcere di Rebibbia ottenne la grazia nel 2000. Ma in Turchia ha trascorso dieci anni di carcere per l'omicidio di un giornalista. Ora è tornato in libertà.


Attentato Ali Agca contro Papa

 

 

ANKARA (Turchia) - Mehmet Alì Agca, l'uomo che attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II, è libero. E' stato scarcerato lunedì mattina. E dopo tanti anni, 29, trascorsi in prigione, Agca non smentisce il proprio personaggio contraddittorio e in qualche modo misterioso. In una lettera consegnata agli avvocati e da questi diffusa ai giornalisti, si proclama «Gesù Cristo», annuncia rivelazioni sulla fine del mondo e proclama le sue verità mistiche teologiche su Dio e la Trinità (Leggi: ecco la lettera di Alì Agca).

 

Ali Agca


IL RILASCIO - «La procedura per il rilascio è stata completata», ha annunciato l'avvocato Yilmaz Abosoglu all'esterno del carcere di massima sicurezza nei pressi di Ankara dove era rinchiuso il 52nne attentatore di Papa Wojtyla. Il legale ha spiegato che Agca è stato immediatamente portato in un centro di reclutamento dell'esercito dove le autorità hanno esaminando la sua posizione rispetto al servizio militare ed è stato dichiarato non idoneo al servizio di leva. Secondo l'emittente Ntv, Agca dovrebbe essere successivamente trasferito all'ospedale militare di Istanbul. In ogni caso, subito dopo il confronto con i medici dell'esercito, è stato accompagnato in una stanza dell'hotel Sheraton senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti che lo stavano aspettando. Già nelle settimane scorse si era però parlato di un'intervista già concessa in esclusiva ad un'emittente tv americana per un compenso di circa due milioni di euro. E questo potrebbe giustificare la riservatezza a cui lo hanno indotto i suoi legali.

«PROCLAMO LA FINE DEL MONDO» - La lettera aperta consegnata agli avvocati è destinata ai giornalisti perché divulghino il suo «messaggio» al mondo. Un messaggio che contiene una serie di affermazioni riferite alle basi teologiche del cristianesimo. Agca scrive: «Io proclamo la fine del mondo. Avverrà in questo secolo». Si definisce il «Cristo», «incarnato e reincarnato», e precisa: «Non sono figlio di Dio», ma «il supremo servitore di Dio in eterno». Afferma che «Dio è unico in eterno», «non esiste alcuna Trinità», «lo Spirito Santo è soltanto un angelo» affermando che «il Vangelo è pieno di errori». E alla fine annuncia: «Io riscriverò il vero Vangelo».

Redazione online

corriere.it

 


13/06/2009

Scarcerato figlio del boss Badalamenti

Scarcerato figlio del boss Badalamenti

 

Mafia. Leonardo rimesso in libertà su ordine del tribunale del Riesame di Palermo

 

PALERMO- Il figlio del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, Leonardo, è stato rimesso in libertà su ordine del tribunale del Riesame di Palermo che ha annullato l'ordine di custodia cautelare emesso nell'ambito dell'operazione «Mixer-Centopassi» dello scorso 22 maggio. L'uomo era detenuto in Brasile.

RICHIESTE ACCOLTE - I giudici, che non hanno ancora depositato le motivazione del provvedimento hanno accolto le richieste dei difensori, gli avvocati Carmelo Franco e Antonella Basile. Badalamenti jr, che aveva sempre negato la propria identità sostenendo di essere un uomo d'affari brasiliano, ('Carlos Massettì) era indagato per truffa e corruzione, aggravate dall'avere agevolato Cosa nostra.

TRUFFE PER UN MILIARDO DI DOLLARI - Secondo la Dda di Palermo, per favorire l'organizzazione avrebbe realizzato una serie di operazioni finanziarie fraudolente con bond venezuelani ai danni di filiali della Hong Kong Shanghai Bank, della Lehman Brothers e di una banca d'affari britannica, per un importo complessivo di oltre un miliardo di dollari Usa. La procura valuterà adesso se proporre ricorso in Cassazione.


28/03/2009

Niente posto di lavoro per Racz:

Niente posto di lavoro per Racz:

 

PROTESTA IN ODORE DI RAZZISMO. Lo chef Filippo La Mantia, che si era offerto di assumere il romeno, si è visto costretto a fare retromarcia

 


Karol Racz a «Porta a Porta» (Insidefoto)
Karol Racz a «Porta a Porta» (Insidefoto)

ROMA — Non impasterà il pane per Filippo La Mantia, non imparerà a fare cannoli e cassate per i clienti dello chef palermitano. Il sogno di Karol Racz sfuma nel giro di 48 ore: una protesta in odore di razzismo costringe il cuoco ad abbandonare il progetto di assumere il romeno. L'annuncio della possibilità di un contratto per l'ex «faccia da pugile» è di mercoledì, ieri La Mantia ha dovuto fare retromarcia di fronte ai reclami: tre cameriere si sono «licenziate» prima ancora di firmare, una ditta di facchinaggio ha sostenuto che i colleghi italiani senza lavoro hanno più diritti di Racz a un contratto e un'agenzia turistica (non italiana, ma il cuoco non vuole dire di quale Paese) ha minacciato via fax di non mandare più clienti.

Fra le cameriere una, in particolare, non ha digerito la presenza del romeno: «Ha telefonato — racconta lo chef — e ha spiegato che non le va di lavorare con Racz perché è stato accusato di stupro. Era brava, ma non la assumerò più: non mi piace questa mentalità». L'«incidente» ha turbato La Mantia. «Sono avvilito — ammette —, depresso. Racz è stato già giudicato, per la gente è e resterà "faccia da pugile". Non importa a nessuno che non abbia un letto. Il mostro non è lui, siamo noi». Lo chef, che ha vissuto sulla sua pelle una carcerazione ingiusta molti anni fa, racconta di aver ricevuto in due giorni «centinaia» di mail a sostegno della sua iniziativa e una decina di protesta, per lo più da parte di disoccupati: «Perché assume il romeno? Perché è andato in tv?». «Ho risposto a tutti — dice il cuoco — e ho spiegato che è stato un gesto istintivo. Qualcuno mi ha anche accusato di volermi fare pubblicità». Ora per Racz inizia un periodo difficile.

Sembra che anche l'azienda agricola abruzzese abbia ritirato l'offerta di lavoro: resta solo la cooperativa romana che si occupa di manutenzione del verde. «Maledetta la sera in cui ho mandato a Porta a Porta il messaggio con cui dicevo di essere disponibile. Doveva avvenire tutto in sordina»: La Mantia, però, non è sicuro che il progetto si sia arenato per razzismo. «Forse ho scoperto un mondo. Ma per me questa parola è fantascienza: a Palermo — sottolinea — abbiamo sempre convissuto con altre nazionalità».

Lavinia Di Gianvito 


26/03/2009

Offerte di lavoro per Karol Racz

Offerte di lavoro per Karol Racz

 

Dopo la testimonianza a «Porta a porta» il romeno scarcerato riceve tre offerte di lavoro

 

Karol Racz a Porta a Porta (Eidon
Karol Racz a Porta a Porta (Eidon

 

 

ROMA - Dopo la testimonianza in televisione Karol Racz riceve offerte di lavoro. Una arriva dallo chef Filippo La Mantia per il suo ristorante nella Capitale, una seconda dal presidente di «Coop 29 giugno», Salvatore Buzzi per un lavoro nell’ambito della manutenzione del verde che la cooperativa svolge per conto del comune di Roma e una terza da Giuseppe Muzi, titolare di una azienda agricola a Tocco Casauria, in provincia di Pescara, come bracciante agricolo.

Il romeno tornato in libertà dopo oltre un mese di carcere per gli stupri avvenuti nel parco della Caffarella a Roma e nel quartiere Primavalle, era stato alla trasmissione «Porta a porta» a raccontare di sè. «Ho intenzione di mettermi a disposizione di questa persona: ma prima devo parlare con tutta una serie di persone a partire da lui. Gli voglio parlare, guardarlo negli occhi, sentire quali sono i suoi desideri» ha detto Filippo La Mantia, chef tra i piu famosi nel mondo, che sta per aprire in questi giorni il ristorante «La Mantia» all' interno del Majestic di Roma. Lo chef che in passato è stato lui stesso vittima di un errore giudiziario ed era finito in carcere perchè aveva affittato un appartamento che venne usato dai killer del vicequestore Cassarà, ha detto di voler aiutare Karol Racz per l'ingiustizia ricevuta. «Voglio parlare con lui, lo voglio incontrare, sentire i suoi desideri. Certo, avere in comune un arresto ingiusto ha pesato in questa decisione mi farebbe davvero molto piacere dargli questa possibilità».

 


16/10/2008

La figlia di Guido Rossa ai giudici: liberate il killer di papà, è cambiato

La figlia di Guido Rossa ai giudici: liberate il killer di papà, è cambiato

Genova La figlia dell’operaio ucciso: ci diamo del tu. L’appello di Sabina Rossa, figlia dell'uomo ucciso dalle Br nel 1979. «Guagliardo si è ravveduto»

 

 

Sabina Rossa (Ansa)
Sabina Rossa

 
 
GENOVA — Ventinove anni fa Vincenzo Guagliardo sparò, per primo, nell’agguato mortale delle Br a Guido Rossa. Oggi Sabina Rossa, figlia del sindacalista, chiede che gli sia concessa la libertà condizionale: «Avergliela rifiutata — dice — è un’ingiustizia ». Sabina, deputato del Pd, chiede di parlare con il giudice che ha respinto la richiesta perché l’ergastolano avrebbe dimostrato «un’assenza di reale attenzione» per le vittime. «Non è vero—dice Rossa —. Io ho incontrato Guagliardo nella cooperativa dove lavora in semilibertà, credo nel suo ravvedimento e lo voglio testimoniare. Ha scelto il silenzio, per tanti anni, perché non si pensasse che chiedeva perdono per tornaconto, per ottenere dei vantaggi. Me lo ha spiegato. Anzi, la prima volta che per telefono gli ho chiesto di incontrarlo mi ha detto di no per questo motivo».

Sabina Rossa ripercorre quei giorni di novembre del 2004, da quella prima telefonata di rifiuto cui lei fece seguire una lettera: «Gli ho scritto che me lo doveva, che non poteva tirarsi fuori: con me, ho scritto, non te lo puoi permettere. Mi richiamò lui». Sabina racconta del tempo passato a leggere «venti faldoni sull’omicidio di mio padre. Per la prima volta vidi le fotografie. Dopo tanto tempo in cui non avevo voluto sapere, ora volevo sapere tutto. Nei dettagli, chi aveva sparato, i fori di entrata e di uscita dei proiettili...». Guagliardo aveva sparato per primo: «Volevo sapere perché quello che doveva essere un ferimento era diventato un omicidio. Ma su questo non mi seppe rispondere ». Un incontro apparentemente piano, ma crudo, senza finzioni: «Ci siamo dati del tu. Mi ha detto: io sono quello che ha sparato alle gambe. Gli ho risposto: non ti preoccupare, lo so».

Sabina Rossa è chiara nel giudizio e nelle parole: «Io non cerco vendetta, né mi compiaccio della sofferenza degli altri. Per me gli ex brigatisti sono persone e non reati. Sono contraria al fine pena mai, il carcere deve mirare alla riabilitazione e credo che Guagliardo abbia pagato, con 28 anni di carcere, il debito con la società. Quello che ha fatto ame è un’altra cosa, è su un altro piano e appartiene a me. Non abbiamo parlato di perdono, è una parola che mi infastidisce, riduce tutto a vuote formule e spettacolo, lui non l’ha chiesto né io l’avrei dato. Mi ha detto: davanti a te mi sento in colpa». E ora, per lui, la figlia del sindacalista ucciso chiede la libertà. Eppure due giorni fa si è dichiarata offesa dalla decisione di Sarkozy di non estradare l’ex terrorista Petrella: «Non c’è contraddizione—risponde —. È necessario riconoscere le responsabilità, anche individuali, e ognuno deve pagare il suo debito. Guagliardo l’ha fatto. Io... io rispetto il suo percorso umano ».

Rossa non approva la legge che prevede l’incontro delle vittime con gli ex terroristi prima di concedere certi benefici: «Trovo che sia una forzatura. È qualcosa di molto pesante chiederci una cosa simile. Ma visto che la legge c’è, allora è giusto che ci stiano a sentire e il nostro parere deve contare. Non lo penso soltanto per Guagliardo. Sono già andata a parlare con un giudice perché concedesse la libertà condizionale a un altro ex terrorista». Ha ottenuto un risultato? «Sì». Si trattava di Luca Nicolotti, uno dei capi della colonna Br di Genova, ex responsabile dell’Italsider, la fabbrica dove Guido Rossa era delegato sindacale. Sabina Rossa lo ha incontrato. «Voglio la verità—dice—soltanto così, con la verità e la giustizia si potranno superare quegli anni».


11:46 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: killer, liberato, scarcerato, cambiamento, brigate rosse | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook