30/04/2012

Scarpe cinesi tossiche, Guariniello ordina sequestri nel torinese

Scarpe cinesi tossiche, Guariniello ordina sequestri nel torinese

Le calzature contenevano troppo cromo esavalente. Il negoziante rischia multa e un anno di carcere

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10/10/2010

Mazzoleni rimane senza fischietto

Mazzoleni rimane senza fischietto

Ad Alzano Lombardo (Bergamo). Furto in casa dell'arbitro: i ladri hanno portato via oggetti di valore ma anche i suoi strumenti di lavoro

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02/10/2009

Istanbul: manifestante lancia una scarpa contro Strauss-Kahn, fermato

Istanbul: manifestante lancia una scarpa contro Strauss-Kahn, fermato

 

Il lanciatore ha cercato di raggiungere il palco prima di essere bloccato. Il direttore dell'Fmi, che stava tenendo una lezione all'università Bilgi, è stato costretto ad andarsene

 

Il lancio della scarpa contro Dominique Strauss-Kahn (dalla Cnn)
Il lancio della scarpa contro Dominique Strauss-Kahn (dalla Cnn)

ISTANBUL (TURCHIA) - Come era già accaduto all'ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush in Iraq, un manifestante ha tirato una scarpa all'indirizzo del direttore generale del Fondo Monetario Dominique Strauss-Kahn, che stava tenendo una lezione all'università Bilgi di Istanbul dove sono in corso i lavori del meeting annuale del Fondo. L'uomo è quindi stato fermato dai membri della sicurezza mentre cercava di avvicinarsi al palco. Altri manifestanti che cercavano di srotolare uno striscione sono stati allontanati dalla sala.

LA VICENDA - Strauss-Kahn stava tenendo una lezione agli studenti in una sala dell'ateneo gremita anche di giornalisti. Il direttore del Fondo stava parlando in maniera informale, in piedi sul palco senza giacca, quando è giunta accanto a lui, senza colpirlo, la scarpa da ginnastica di uno studente di circa 25 anni che ha iniziato a scandire slogan all'indirizzo del Fondo e ha cercato di avvicinarsi al palco per essere poi bloccato dai membri della sicurezza. Strauss-Kahn invece, che si è allontanato d'istinto quando la scarpa è piombata sul palco, è stato portato via dalle guardie del corpo. All'esterno dell'ateneo si stava svolgendo una manifestazione di protesta degli studenti fronteggiata dalle forze di sicurezza.


22/08/2009

«Messaggi» sui fili della luce Il mistero delle scarpe sospese

«Messaggi» sui fili della luce Il mistero delle scarpe sospese

 

L’esordio dello «shoefiti», nato a Minneapolis. Il fenomeno Vecchie calzature colorate con i lacci annodati avvistate a Bologna e Caserta. Un’associazione le lancia al Sud: «Sono installazioni creative»

 


Se siete navigatori c’è un sito che vi stupirà, e se non lo siete, pa­zienza, ve lo raccontiamo noi, que­sto sito parecchio bizzarro. Entrare in www.shoefiti.com è come inizia­re un viaggio in una diversa dimen­sione, partire per il giro più pazzo del mondo, attraverso una serie di fotografie strane e stranianti che hanno per protagoniste sempre e solo le scarpe. Ma non quelle che fanno sognare le addict dell’ultima moda, con platform e tacco dodici, no scarpe vecchie e sformate perlo­più da ginnastica, ma anche stivali e stivaletti a patto che siano sem­pre e rigorosamente con lacci. Sì, perché per poter entrare nel surrea­le album fotografico di Shoefiti bi­sogna allacciare le due scarpe insie­me e lanciarle nell’aria con forza e abilità speciali, in modo che vada­no a posarsi sui fili della luce che attraversano l’aria o sui rami più al­ti degli alberi dove vanno a compor­re improvvisati origami (detti albe­ri scarpa). Sotto ogni fotografia c’è un piccolo testo con tag postati da ogni luogo, da Brooklyn a Vancou­ver: «Una serie di scarpe penzola fra due edifici, davvero un fenome­no internazionale», recita la foto­grafia di un vicolo di Madrid, gen­naio 2009 (e dio solo sa come han­no fatto ad arrivare lassù tutte quel­le scarpe senza che nessuno notas­se nulla). Partito in sordina proprio allora e dilagato nel mondo con la capaci­tà che solo le tendenze spontanee hanno, il fenomeno fu battezzato così (crasi di shoe , scarpa, e graffi­ti) da Ed Kohler, blogger di Minnea­polis che è stato anche il fondatore del sito.

A CASERTA E A BOLOGNA - E dopo un lungo viaggio su varie sponde del mondo globa­lizzato è approdato in Italia, compa­rendo a maggio a Caserta e ora a Bo­logna, come riporta il Corriere di Bologna , in via Jacopo della Quer­cia: un paio di All Star nere ciondo­lanti fra i palazzi. È il mistero del­­l’estate, questo delle scarpe volan­ti, specialmente per l’Italia, paese ancora non avvezzo al lancio nel­­l’etere, mentre in Nuova Zelanda è diventato addirittura un nuovo sport per amatori, con campionati, regole e sfida all’ultimo laccio a chi arriva più in alto e con più creativi­tà. Un graffito nell’aria, un modo di esprimersi da parte degli adolescen­ti più libero e più sicuro di quello di imbrattar muri nelle città. Lega­to probabilmente a riti di passag­gio, tanto che la sua origine ufficia­le viene fatta risalire ai lanci cele­bratori che segnavano la fine del servizio di leva.

LEGGENDE METROPOLITANE - Ma da subito co­minciarono anche a nascere teorie e supposizioni più oscure sulla na­tura di shoefiti: «La leggenda me­tropolitana vuole che siano segnali per i trafficanti di droga» scriveva al sito già nel settembre 2005 una signora dal deserto di Flagstaff. E da lì fu un crescendo di sospetti (bullismo, avviso di perdita della verginità) e tesi complottarde (mi­cro devianza urbana, linguaggio criptato di poteri paralleli). Aldilà di ogni dietrismo, a Caser­ta sembra fenomeno spontaneo e indipendente: lo assicura l’architet­to Vittoria Merola che una mattina ha notato quelle scarpe dalla fine­stra dello studio in via Unità d’Ita­lia. Poi, dopo il clamore mediatico, il Comune le fece sparire, ma pre­sto sono ricomparse in punti diver­si della città, anche ai semafori, opera — si è scoperto — di un gruppo di giovanissimi del labora­torio sociale Millepiani: «Gli abbia­mo chiesto se volevano collaborare con noi, fare qualcosa di più strut­turato ma hanno risposto che prefe­riscono restare indipendenti. Non credo siano un fenomeno allarman­te » conclude Merola, ribadendo quello che aveva detto a maggio al Corriere del Mezzogiorno : «Mi pia­ce pensarle come delle installazioni creative, oppure un gesto di 'viral marketing', utilizzate per pubbliciz­zare, chissà, l’apertura di un nego­zio o il lancio di un nuovo prodot­to ». Di fronte a fenomeni espressivi di micro tribù urbane nel mondo globalizzato, è più facile porsi delle domande che trovare definitive ri­sposte. Chissà che alla fine la spie­gazione più accettabile non sia quella che a caldo si diede Kohler: «È il modo più creativo di mandare in soffitta delle scarpe vecchie a cui siamo affezionati». Ma, se volete provarci, attenti/e a non farsi pren­dere la mano, nell’ansia della comu­nicazione creativa. E se avete una scarpa firmata, da Prada a Jimmy Choo, pensateci bene prima di lan­ciarla nell’etere.

Maria Luisa Agnese

Fonte Corriere della Sera


26/09/2008

Quasi due milioni di scarpe contraffatte fabbricate con cromo esavalente

Quasi due milioni di scarpe contraffatte fabbricate con cromo esavalente

 

 

 

I finanzieri del comando provinciale di Firenze hanno sottoposto a sequestro 1.700.000 calzature in pelle con marchio contraffatto

 

 
Molte dei campioni esaminati - stando alle analisi di laboratorio - sarebbero fabbricati con cromo esavalente. La Finanza ha sequestrato 1.700.000 articoli in pelle, in particolare scarpe, con marchi contraffatti sequestrati, molti dei campioni contenenti sostanze nocive; 45 perquisizioni, 28 imprenditori denunciati all’Autorità Giudiziaria, di cui 21 cinesi e 7 italiani, 4 le regioni coinvolte, Toscana, Lazio, Lombardia e Puglia. È l’esito dell’operazione «Toxic shoes», una delle più importanti in Italia, condotta dal Comando Provinciale di Firenze della Guardia di Finanza. Oltre 20 milioni di euro il valore della merce sequestrata, gran parte scarpe per bambini; il 95% era importata dalla Cina, il 5% di origine italiana. Tra i capi di imputazione, hanno spiegato il Comandante Provinciale Gaetano Mastropierro e il Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria Giuseppe Grassi, oltre alla frode nell’esercizio del commercio, la vendita di prodotti con marchi falsi e la ricettazione, anche quello di delitti colposi contro la salute pubblica.
L'INCHIESTA. Le indagini sono partite nel maggio scorso con il sequestro, a Firenze nella zona dell’Osmannoro, di oltre 200 mila prodotti tra calzature e borse, con marchi contraffatti «Vero Cuio» e «Vera Pelle», scoperti in depositi di vendita all’ingrosso. Da successive analisi di laboratorio, effettuate in base ai criteri fissati dall’Unione Nazionale Industriali Conciaria, titolare dei due marchi, è stato riscontrata, nella maggior parte dei campioni, la presenza di cromo esavalente, una sostanza nociva per la salute dell’uomo, la cui assunzione provoca un eczema che può degenerare anche in forme tumorali. A questo punto le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Firenze, hanno portato a nuove perquisizioni in altri depositi in Toscana a Empoli (Fi), Capannori e Massarosa (Lu), Pieve a Fievole (Pt), Calcinaia (Pi); nel Lazio a Roma e a Guidonia Montecelio, Zagarolo, Montecompatri e poi a Milano e Taranto. I pezzi sequestri sono stati questa volta 1.500.000. In 84 mila casi c’era il falso marchio ’Made in Italy’. Sequestrati, infine, anche 97 punzoni e 2 macchine per l’applicazione dei falsi marchi.
L'APPELLO. L’avvocato Carlo Ciraudo dell’Unione Nazionale Industria Conciaria, che ha messo a disposizione della Finanza i laboratori per gli analisi, ha spiegato: «Da parte nostra rafforzeremo i controlli, ma il problema di quei punzoni resta. E sono punzoni fabbricati artigianalmente». Il prefetto di Firenze ha dichiarato: «Faccio un appello ai cittadini non acquistate articoli contraffatti o che non abbiano tutte le garanzie di sicurezza. In gioco c’è anche la salute. La straordinaria operazione della Guardia di Finanza, a cui va il mio ringraziamento, oltre ad aver scoperto un’importante filiera nella produzione illegale e sequestrato ingenti quantitativi di materiale, ha messo in luce che molti prodotti, soprattutto scarpe e in particolare quelle per bambini, contengono sostanze cancerogene».

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