23/12/2009
«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge
«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge
Riforma Urbani applicata alla commedia con De Sica. Rischi per i piccoli cinema. Le nuove norme e le scelte del ministero. Il riconoscimento anche a «Winx Club 2»
![]() |
| Christian De Sica, Sabrina Ferilli e Michelle Hunzicker: sono nel cast di «Vacanze a Beverly Hills» (Ansa) |
MILANO — Nemmeno nei suoi sogni più azzardati Christian De Sica aveva osato tanto: il cinepanettone dichiarato ufficialmente «film d’essai». E non per un qualche colpo di mano dei fan del supertrash o una resa incondizionata del fronte unito Critici & Castigamatti, ma per «merito» della legge italiana sul cinema. Per aggirare i deprecati cedimenti ideologico-consociativi (leggi: favori ai fanigottoni del cinema sempre pronti a autofinanziarsi coi soldi dello Stato), la riforma dell’allora ministro della Cultura Urbani istituiva precisi parametri matematico-quantitativi per valutare i meriti di un film. Era il reference system che dava punti alla solidità produttiva, alla ricchezza del cast, al valore dei registi o dei direttori della fotografia, eccetera eccetera.
Quei punteggi servivano, e servono, per ottenere finanziamenti «bipartisan» oppure per accedere alla qualifica di «film d’interesse culturale e nazionale». Naturalmente le domande si presentano prima che il film sia girato (per ottenere le sovvenzioni) o comunque prima dell’uscita (per avere la qualifica) e la commissione che li concede si riserva poi di confermarli «previa visione della copia campione». Ma salvo improbabili colpi di scena, nessuna qualifica viene mai revocata. Da qualche mese, poi, questa qualifica è diventata vitale per ottenere i tanto agognati «crediti d’imposta»: per ridare fiato all’industria del cinema senza ricadere nelle sovvenzioni d’antica memoria, sono stati introdotti dei meccanismi di riduzione fiscale (i crediti d’imposta, appunto) capaci di favorire il reimpiego di capitali nella produzione. Ma per evitare che diventassero finanziamenti indiscriminati (e quindi fuori legge), la Comunità europea ha imposto che ne potessero usufruire solo i film di qualità, quelli cioè dichiarati «di interesse culturale e nazionale».
E qui si torna a «Natale a Beverly Hills», che ha chiesto e ottenuto la qualifica in questione per aver diritto ai sacrosanti crediti d’imposta ma che si è conquistato in sovrappiù una «qualifica di film d’essai» che per la legge Urbani spetta di diritto a tutti i film di interesse culturale e nazionale. E qui le cose si complicano. E in peggio. Perché diventare film d’essai vuol dire permettere al cinema che ti programma di ottenere quegli aiuti (fiscali e monetari) che sostengono gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli cioè che dovrebbero dare spazio ai film più difficili, controversi, stimolanti e culturalmente validi. Non certo a quelle megastrutture che magari riempiono tutte le sale con tre o quattro blockbuster e non si preoccupano di far quadrare le logiche del botteghino con quella della qualità. Invece «trasformando» in cinema d’essai anche i multiplex che proiettano opere come «Natale a Beverly Hills» (nella stessa riunione ha già ottenuto lo stesso riconoscimento «Winx Club 2») si finisce solo per sottrarre ulteriori finanziamenti a quei piccoli esercenti che, con un pubblico più attento alla qualità dei film che del pop corn, sono l’ultimo baluardo per la difesa di un cinema degno di questo nome. Altrimenti rischiano di diventare pura demagogia tutte le richieste di maggior efficienza e moralizzazione che la Politica rivolge a questo settore: se non si cambia al più presto questa legge, le occasioni per essere orgogliosi della nostra cinematografia diventeranno ogni giorno più esigue. Con o senza il marchio d’essai.
Paolo Mereghetti
12:58 Scritto in CINEMA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cinema, riforma, urbani, applicata, commedia, rischi, piccoli cinema, nuove norme, scelte, ministero, riconoscimento, winx club, cinepanettone | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
15/12/2009
Bush, ritrovate 22 milioni di email
Bush, ritrovate 22 milioni di email
Non esisteva un sistema di archiviazione. Serviranno a far luce su alcune scelte controverse dell'amministrazione repubblicana
![]() |
| George W. Bush (Ap) |
MILANO - Alcune associazioni americane, che per prime scoprirono nel 2007 che non esisteva di fatto un sistema di archiviazione delle email dello staff presidenziale, hanno rivelato di aver recuperato 22 milioni di email inviate dall’amministrazione Bush negli ultimi anni. Inizialmente si pensava che il numero di comunicazioni andate perdute fosse molto inferiore, attorno ai 5 milioni, ma con la scoperta inquirenti e storici sperano ora di far luce su alcuni punti dell'era Bush.
SCELTE CONTROVERSE - «Molte scelte controverse furono prese in quel periodo e c’èra preoccupazione circa la disponibilità di documenti che avevano il dovere legale di conservare», ha detto Meredith Fuchs, consigliere generale del National Security Archive, una delle organizzazioni che ha chiesto di cercare i documenti. Gli americani però dovranno aspettare molto tempo prima di spulciare la corrispondenza di Bush perché la documentazione sarà catalogata dagli Archivi di Stato prima di poter essere resa pubblica. «Sembra che non volessero che quelle email venissero conservate», ha commentato Melanie Sloan della Citizens for Responsability and Ethics in Washington, «potremmo non sapere mai del tutto cosa successe in quegli anni».
12:49 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: usa, amministrazione, bush, ritrovate, email, indagini, scelte, controverse, repubblicani, documenti, archiviazione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
13/12/2009
La regina Elisabetta sceglie A William i primi incarichi pubblici
La regina Elisabetta sceglie A William i primi incarichi pubblici
Potrebbe saltare la successione naturale che prevederebbe carlo come futuro re. La decisione sembra confermare l'ipotesi che la monarca avrebbe intenzione di cedere lo scettro al nipote
![]() |
| Il principe William (Reuters) |
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Forse è il segnale di una svolta nel mondo della monarchia britannica. La regina Elisabetta II si prepara a delegare al nipote William una gran parte delle sue attività pubbliche, per prepararlo al giorno in cui salirà al trono: è quanto pubblica il settimanale britannico «The Independent on Sunday» costola dell'omonimo quotidiano, citando fonti governative.
LA SCELTA - A partire dal prossimo anno il principe William «trascorrerà la maggior parte del suo tempo in attività ufficiali in rappresentanza della Regina», si legge in un documento preparato dal Tesoro, nel quale si stima il conseguente aumento delle spese pubbliche e di rappresentanza del 27enne primogenito del principe di Galles, Carlo. Il quale però secondo l'organo di informazione britannico potrebbe però dedurre dalle tasse le spese di rappresentanza di William. La notizia sembrerebbe confermare l’ipotesi che l’83enne monarca avrebbe intenzione di cedere lo scettro al nipote, saltando quindi una generazione.
12:23 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: inghilterra, regina, regno, successione, principe, elisabetta, william, monarchia, scettro, scelte, nipote, futuro | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook








