04/02/2011

In scena l'omicidio di Meredith Il padre furioso: immagini orribili

In scena l'omicidio di Meredith Il padre furioso: immagini orribili

IL DELITTO DI PERUGIA. Pellicola americana su Amanda Knox, in Rete le scene contestate. La famiglia: rimuovetele

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09/02/2010

Paranormal activity, malori in sala Il Codacons : «Vietiamolo ai minori»

Paranormal activity, malori in sala Il Codacons : «Vietiamolo ai minori»

 

Scene di Panico, vomito e persino un ricovero a Napoli: la mussolini scrive a Bondi. L'associazione dei consumatori farà azioni legali per ottenere lo stop per chi ha meno di 18 anni

 

Una scena di «Paranormal activity» (Ipp)
Una scena di «Paranormal activity» (Ipp)

MILANO - Terrore nelle sale, gioia alla cassa. «Paranormal activity» sbarca nei cinema italiani e, a causa del suo grande successo (è al secondo posto nella classifica degli incassi in Italia questa settimana) attira nel buio della sala anche molti minori. Che ne escono terrorizzati. Causando l'ira delle associazioni dei genitori e di quelle dei consumatori per il fatto che la pellicola non sia stato vietata a chi ha meno di 18 anni. Tanto che il Codacons sta «studiando azioni legali a tutela degli spettatori minorenni del film, attualmente in programmazione nel nostro Paese».

LA NOTA - «I casi accertati di attacchi di panico e gli altri effetti psicologici registrati nei minorenni, legati alla visione della pellicola - spiega il Codacons in una nota - dimostrano chiaramente l'esigenza di vietarne la visione ad un pubblico di età inferiore ai 18 anni». «Ma c'è anche un altro scenario che potrebbe aprirsi», aggiunge il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi. «I minorenni che in questi giorni hanno subito effetti legati alla visione del film, quali attacchi di panico, tremori, vomito, stato di choc, ecc..., potrebbero richiedere il risarcimento dei danni in tribunale». L'associazione ricorda come già nel 2007, proprio grazie ad un ricorso del Codacons, il Tar del Lazio dispose che il film di Mel Gibson «Apocalypto» fosse immediatamente vietato ai minori di anni 14, allo scopo di evitare conseguenze negative per i più giovani.

LA RUSSA: «STOP AL TRAILER IN TV» - Sulla vicenda si è espresso anche il ministro della Difesa che ha chiesto di vietare il passaggio del trailer del film in tv, almeno nelle fasce non protette e che comprendono un pubblico di minorenni. «Ho visto mio figlio che aveva paura di quello spot, di quel trailer passato in tv - ha detto Ingnazio La Russa. La tv dice tante parole, si fa un gran parlare di fasce protette, di programmi e poi infilano in una fascia oraria "frequentata" da bambini 10 trailer di quel film, che poi credo facciano più paura del film stesso».

MUSSOLINI - Anche Alessandra Mussolini, presidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, lancia in una nota «un allarme al ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi» sul film. L’esponente del Pdl spiega infatti che si tratta di un «film ad alto contenuto ansiogeno e non vietato ai minori, che sta provocando numerosi casi di attacchi di panico e di problemi psicologici tra i giovani».

I CASI - Certo una pubblicità migliore di questa «Paranormal acttivity» non se la poteva aspettare. Un film del terrore che fa veramente paura, di questi tempi, è merce rara. Ma cosa è successo veramente in questi giorni nelle sale italiane? Le cronache raccontano di gente che lascia la sala e addirittura di una ragazzina ricoverata a Napoli. «Sabato notte - riferisce un infermiere del 118 partenopeo - si sono verificati diversi episodi di attacchi di panico durati più di mezzora, cosa insolita in questi casi, e talora neanche l'arrivo dell'ambulanza è servito a calmare i soggetti colpiti da crisi. Altri spettatori sono stati colpiti da vomito e da tremore. Il caso più grave quello di una ragazzina di 14 anni che, in evidente stato catatonico, è stata portata in ospedale».
Una cosa però è certa. La polemica manderà ancora più gente nelle sale. E il film, che, costato 15.000 dollari (circa 11.000 euro), ha incassato solo negli Usa 48 milioni di dollari (oltre 35 milioni di euro), promette di continuare a fare ottimi risultati al botteghino anche nel nostro Paese.

Redazione online


20/09/2009

Il mondo visto dal 2055: «Attenti a non ridurlo così»

Il mondo visto dal 2055: «Attenti a non ridurlo così»

 

Lancio in diretta mondiale del film "The Age of Stupid" alla presenza di Kofi Annan. Un uomo del futuro si interroga sulle occasioni mancate per evitare la crisi ambientale. Proiezioni anche in Italia

 

 


Uno sguardo di allarme sul mondo d'oggi, visto dal futuro. Per la precisione dal 2055, anno in cui Pete Postlethwaite, attore candidato all'Oscar per Nel nome del padre e I soliti sospetti, è nei panni di un uomo che vive in solitudine in un mondo ormai devastato e riguarda vecchi filmati del 2008, chiedendosi «Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?». Il film è scritto e diretto da Franny Armstrong (McLibel,Drowned Out) e prodotto da John Battsek (Vincitore dell’ Oscar per Un giorno a settembre). Il titolo, anche se in inglese, è chiaro: The Age of Stupid. E' un film "manifesto" sui cambiamenti climatici, un preciso messaggio in vista della Conferenza di Copenhagen dove - il prossimo dicembre - dovrà essere ratificato il nuovo trattato sul clima, che aggiornerà il Protocollo di Kyoto.

IL LANCIO MONDIALE ALLA PRESENZA DI KOFI ANNAN - Il lancio mondiale del film avverrà a New York alla presenza dell'ex segretario dell'Onu Kofi Annan. La Premiere mondiale è prevista per il 22 settembre, il giorno successivo all’evento centrale di New York, con proiezioni in simultanea in centinaia di cinema in più di 40 paesi dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa. L’evento mira a diventare la premiere più vista della storia del cinema grazie alla tecnologia satellitare. Questo aspetto, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole e sulla loro distribuzione, abbatte notevolmente le emissioni di Co2. In Italia le proiezioni sono previste in cinema di diverse città in grado di supportare questa tecnologia:


11/08/2009

Si salvi chi può: nei cinema sta arrivando la fine del mondo

Si salvi chi può: nei cinema sta arrivando la fine del mondo

 

Catastrofe suprema: in «2012» crollano i simboli della civiltà

 

 Addio a Los Angeles. Una delle scene-clou del film di Emmerich: la fine della metropoli
Addio a Los Angeles. Una delle scene-clou del film di Emmerich: la fine della metropoli

LOS ANGELES — Tra terremoti, inondazioni, uragani e maremoti crollano la cupola di San Pietro, il Golden Gate di San Francisco, il Big Ben di Londra, la Tour Eiffel, il Cristo Redentore di Rio de Janeiro. E Los Angeles, c'era da immaginarselo, sprofonda nel sottosuolo: i quartieri sul mare scivolano rovinosamente nel Pacifico, gli anelli autostradali a cinque corsie si accartocciano come fuscelli, trascinando in voragini migliaia di automobili, di esseri umani e tutte le palme di Hollywood. Tra tutti i film apocalittici o post-apocalittici che da qui alla fine dell'anno semineranno catastrofi ambientali realistiche o fantascientifiche per gli schermi di tutto il mondo, 2012 di Roland Emmerich è sicuramente il più atteso.

Gli incontri con il regista e con i protagonisti hanno confermato alla settimana di anteprime di Cancun che la Sony punta tutto su questo film, la cui uscita è prevista ovunque il 16 novembre. La concorrenza sarà comunque agguerrita: Denzel Washington ha raccontato al Comic-Con che in The Book of Eli (Warner Bros) interpreta un guerriero solitario in un mondo devastato e che questo ruolo ha rappresentato per lui la sfida più stimolante della sua carriera. Tim Burton è invece il produttore del cartoon apocalittico 9 in cui un gruppo di sopravvissuti deve fare i conti con macchine assassine decise a sterminare i superstiti della razza umana. E se a Venezia si vedrà il post apocalittico The Road (tratto dal libro di Corman McCarthy) con Viggo Mortensen, Nicolas Cage debutterà sugli schermi italiani il 4 settembre con Segnali dal futuro di Alex Proyas, che gli ha già fatto conquistare nei mesi scorsi il box office americano. Roland Emmerich è un esperto del genere avendo già diretto L'alba del giorno dopo e Independence Day, ma ha avuto a disposizione oltre 200 milioni di dollari per l'impressionante film che prende l'avvio da una profezia Maya e per questo il regista tedesco che da vent'anni vive in Usa ha voluto incontrare con i suoi attori, John Cusack, Tandie Newtn, Woody Harrelson, Chiwetel Ejiofort, la stampa a Cancun, non lontano dai templi e dalle piramidi di Tulum e di Chichen Itza dove fu profetizzata su antiche pergamene la fine del mondo nel 2012 e... la sua resurrezione con una nuova umanità e codici all'insegna di una purezza ritrovata.

Dopo aver nascosto il pericolo della catastrofe con l'alibi di non voler generare una isteria collettiva, il Presidente degli Stati Uniti (interpretato da Danny Glover) ordina la costruzione di grandi arche per cercare di salvare esseri umani, animali, capolavori dell'Arte. Racconta Emmerich: «La catastrofe del mondo è il plot spettacolare del film e gli effetti speciali costituiscono la metà della pellicola, ma a me interessava soprattutto raccontare il viaggio disperato verso la sopravvivenza dei diversi protagonisti. Volevo creare un rapporto diretto tra gli attori e la platea facendo riferimento a tante problematiche ambientali e sociali di oggi. Tutto il film ha un sottotesto di denuncia e molti sono i riferimenti e gli elementi politici, religiosi e filosofici nella sceneggiatura che ho scritto con Harold Kloser. John Cusack è stato sin dall'inizio del progetto il mio interprete ideale. Ambientalista sempre in prima fila e studioso di tornadi, John — nei panni dello scrittore Jackson Curtis — cerca di salvare la sua famiglia prendendo un aereo mentre alla Casa Bianca il Presidente, il suo consigliere scientifico (Chiwetel Ejiofor) e il capo dello staff (Oliver Platt) tentano ancora di nascondere alla gente molte notizie». Sarà una gigantesca nave, che ha il nome di John Fitzgerald Kennedy sulla fiancata ed è portata da un'onda immane sino a Washington DC, a distruggere la Casa Bianca in una metafora che, secondo il regista «ripristina ideali perduti, calpestati in nome del profitto, colpevole in primis della catastrofe ambientale del nostro pianeta».

«Ci penso io — dice sardonico Woody Harrelson — a informare il popolo sugli sviluppi sempre più apocalittici che giorno dopo giorno stanno portando alla fine del mondo. Sono Charlie Frost, conduco un programma radio e come un profeta faccio le mie previsioni a tutti quelli che vogliono ascoltarle. Sono stato felice di accettare questo ruolo da ambientalista visto che nella vita sono andato a vivere con mia moglie, le nostre figlie e tutti i nostri animali in un angolo incontaminato delle Hawaii. Sono davvero convinto che questo mondo sbagliato stia andando verso la catastrofe e non sarà certo la moda dei pannelli solari impiantati da tante star d Hollywood a salvare la Gomorra nella quale ormai viviamo». «Quando ho letto la sceneggiatura — interviene Cusack — ho pensato che sarebbe stato impossibile rendere visivamente le catastrofi globali che descriveva. Al di là dell'aspetto spettacolare che supera in 2012 ogni immaginazione, ho firmato il contratto benché di solito non ami interpretare kolossal e film d'azione perché questa volta gli spettatori sono richiamati a una presa di coscienza non solo sula morte, ma anche sulla vita che calpestiamo».

Giovanna Grassi

Fonte C.d.S.


16/04/2009

Domino’s Pizza in crisi per colpa di un video

Domino’s Pizza in crisi per colpa di un video

 

Scene disgustose in cucina. La grande catena di pizzerie fast-food in difficoltà per le immagini di due dipendenti postate su YouTube

 

STATI UNITI – Non si scherza con il cibo nell'epoca dei media sociali. Soprattutto se sei una multinazionale del fast food. Per informazioni chiedere a Domino's Pizza, catena americana da 1 miliardo e 400 milioni di dollari di fatturato, presente in 60 paesi del mondo che, dal punto di vista dell'immagine, sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Tutta colpa di due dipendenti che hanno pubblicato su YouTube un video con le loro imprese, per così dire, “goliardiche” nella cucina di una pizzeria Domino's di Conover, cittadina di 7.500 abitanti in North Carolina. Potenza della rete, mercoledì sera, prima che il file venisse rimosso dalla popolare piattaforma, era già stato visto più di un milione di volte. E mentre la notizia rimbalzava su blog, Twitter e magazine online, fa notare il New York Times, una ricerca su Google per il termine “Dominos” restituiva un link alla vicenda in 5 dei primi 12 risultati.

DISGUSTO IN CUCINA – Una crisi di reputazione in piena regola ai tempi dei new media, dunque. Nel video incriminato, infatti, uno dei due dipendenti (Michael Setzer, 32 anni) si infila pezzi di formaggio nel naso prima di guarnire i panini che sta preparando, ripete la stessa operazione con un peperone (che però, magnanimamente, getta nella spazzatura), starnutisce su alcuni alimenti e, dulcis in fundo, emette flatulenze su una fetta di salame. Il tutto accompagnato dai commenti e dalle risate della collega Kristy Hammonds, 31 anni, che registra la sequenza e parla di “ingredienti speciali”. In un'altra sequenza, Setzer lava le pentole con una spugna da cucina dopo essersela passata tra le natiche.

CICLONE NEW MEDIA – I due sono stati prontamente licenziati. Accusati di contaminazione di cibo rischiano ora da 4 mesi a 1 anno di prigione, mentre il locale è stato chiuso e sottoposto a una trattamento igienizzante. Azioni doverose che non cancellano però le conseguenze per la reputazione per l'azienda, sorpresa dall'uragano alimentato dai nuovi media sociali. Da lunedì, secondo la società di analisi di mercato YouGov, la percezione degli utenti sulla catena è passata da positiva a negativa. Nel tentativo di gestire l'ondata, Domino's ha anche aperto su Twitter, popolare servizio di microblogging, un account dedicato alla vicenda. Mentre Patrick Doyle, presidente di Domino's Usa, ha pubblicato un video su YouTube in cui si scusa sentitamente con i clienti e ringrazia la comunità virtuali per la tempestiva collaborazione. Online, tuttavia, c'è chi si chiede se questa sia stata una buona mossa. Doyle non sembra a suo agio sul mezzo e molti i commenti al video risultano tutt'altro che lusinghieri.

LENTA REAZIONE – Nel complesso, la vicenda è un'altra dimostrazione della rapidità e della peculiarità dei meccanismi di diffusione delle notizie nell'ecosistema dei nuovi media. Un ambiente a cui le aziende faticano ancora ad adattarsi. Tra i primi a fare emergere la notizia è stato il sito The Consumerist i cui utenti, lunedì 13, hanno localizzato la pizzeria in oggetto. Martedì 14, dopo che il video era stato segnalato all'azienda, Domino's ha licenziato i due dipendenti. Mercoledì 15 la news, già rilanciata da importanti testate online come HuftingtonPost, ha raggiunto i media locali e grandi testate nazionali come il New York Times. Per stessa ammissione dei rappresentanti di Domino's, la reazione della multinazionale è stata intempestiva. Come riporta il New York Times, gli alti dirigenti della catena hanno preferito non rispondere in modo aggressivo. “Abbiamo trascurato l'effetto delle sensazioni virali che si propagano in modo esponenziale [mushroom effect, ndr]”, ha ammesso Tim McIntyre, portavoce dell'azienda.

Raffaele Mastrolonardo