05/10/2011
«Hai vinto una tv al plasma». E lo sceriffo cattura 102 latitanti
«Hai vinto una tv al plasma». E lo sceriffo cattura 102 latitantiArrestati tutti quelli che, attratti dall'ipotetico premio, si sono consegnati agli agenti. Funziona il trucco escogitato dalla polizia di Chicago che ha convocato in un grande magazzino 10 mila malfattori
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20/03/2010
Demi Moore salva un aspirante suicida
Demi Moore salva un aspirante suicida
Per la seconda volta - via Twitter
NEW YORK – Per la seconda volta nel giro di un anno, l’attrice Demi Moore ha usato Twitter per salvare un giovane che aveva minacciato di suicidarsi. Quando alle due di ieri notte - le sette del mattino in Italia - Jeremy Lynch, un diciottenne di Casselberry, in Florida, ha rivelato sulla sua pagina di Twitter l'intenzione di togliersi la vita impiccandosi, la regina incontrastata della popolarissima rete di microblogging è immediatamente intervenuta.
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"R U rlly asking 4 help?", stai davvero chiedendo aiuto?”, ha subito chiesto al ragazzo dalla sua sua pagina di profilo mrskutcher, che conta oltre due milioni e mezzo di seguaci. "Ho incasinato troppo la mia vita e sto per impiccarmi all'albero fuori dalla mia casa", le ha replicato Jeremy, "Non ho più motivo di vivere", ha aggiunto l'aspirante suicida, "manderò in diretta sul Web la scena della mia impiccagione".
E' a questo punto che la star di “Proposta indecente” e “Soldato Jane” ha realizzato che non si trattava di una bufala. Nel giro di pochi minuti, insieme alla protagonista di “Il mio grosso, grasso matrimonio greco” Nia Vardalos, con cui stava twittando in quel momento, Demi ha avvertito lo sceriffo della contea di Seminole County il quale è intervenuto, salvando il giovane.
Non è la prima volta che l’attrice finisce sui giornali grazie a Twitter. Basti pensare a Sandie Guy, la donna che nell’aprile dello scorso anno Demi riuscì a convincere a desistere da propositi di suicidio, proprio grazie al suo intervento sulla rete di microblog.
Dopo aver ricevuto sul social network il messaggio della Guy che minacciava di tagliarsi i polsi con un coltello, la star era intervenuta personalmente riuscendo a dissuadere la donna dal compiere il tragico gesto.
Ancora una volta, il Web - e Twitter - hanno mostrato la loro grande forza. "Grazie Universo di Twitter per il tuo aiuto nel soccorrere una persona disperata, la notte scorsa", ha commentato Demi Moore al termine della drammatica vicenda.
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23/05/2009
Poliziotto lo scambia per ricercato e lo sbatte contro il muro: 29enne in coma
Poliziotto lo scambia per ricercato e lo sbatte contro il muro: 29enne in coma
SEATTLE. La scena ripresa da un videocamera di sicurezza ha creato indignazione. Era uno scambio di persona
SEATTLE - Nuove polemiche per le brutalità della polizia negli Stati Uniti: un uomo è finito in coma a Seattle dopo essere stato spintonato contro un muro da un agente che lo riteneva, erroneamente, un ricercato. La vicenda, rivelatasi po uno scambio di persona, è stata ripresa da una telecamera fissa e il filmato adesso è stato reso pubblico, creando indignazione.Il vicesceriffo Matthew Paul viene mostrato nel video mentre corre verso un uomo e lo scaraventa contro una parete, provocandogli una frattura alla scatola cranica. Christopher Harris, questo il nome del 29enne colto di sorpresa dall' attacco, ha sbattuto rovinosamente la testa finendo immediatamente in coma. A scatenare la furia dello sceriffo, che dopo aver spintonato l'uomo ha anche trascinato il corpo inerme per qualche metro, è stata la segnalazione di un passante che diceva d'aver riconosciuto in Harris un ricercato. L'ufficio dello sceriffo ha dichiarato che si è trattato «solamente di un tragico incidente», ma la famiglia del giovane ha sporto denuncia, forte anche delle immagini video.
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14/03/2009
Joe da Avellino, lo sceriffo più duro Fa sfilare i clandestini in slip rosa
Joe da Avellino, lo sceriffo più duro Fa sfilare i clandestini in slip rosa
Sotto accusa dopo 16 mila arresti in 18 mesi. Tendopoli nel deserto come carcere. Democratici e associazioni contro l'italoamericano. Lui: «Non mi piegherò, continuerò a far rispettare la legge
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| Lo sceriffo Joe Arpaio |
WASHINGTON — Tempi duri per «lo sceriffo più duro del West». Forse perché in città — intesa come Washington — è arrivato un nuovo presidente che non è proprio un patito dei metodi spicci. O forse perché Joe con le sue mosse ha superato il limite. Ma quello che conta è che Joseph «Joe» Arpaio, 77 anni, sceriffo della Contea di Maricopa, stato dell'Arizona, è finito sotto tiro. Il Dipartimento della Giustizia ha deciso di aprire un'indagine dopo una serie di denuncie contro l'uomo della legge. L'ultima, sostenuta da parlamentari democratici e associazioni per i diritti civili, accusa lo sceriffo di aver fatto marciare 200 detenuti incatenati nel deserto. In più non piacciono i suoi pattuglioni «indiscriminati». Da tipo tosto quale è Arpaio ha reagito sfoderando fermezza: «Non mi piegherò. Sto solo facendo il mio dovere. Nessuno mi costringerà a voltare le spalle al giuramento che ho fatto quando ho assunto il mio incarico ».
Un giuramento alla stella scintillante che porta sul petto prestato per la prima volta nel 1992 e poi ripetuto nel 1996, nel 2000, nel 2004 e nel 2008. La Contea lo ha, infatti, confermato nell'incarico con una buona dose di voti. Segno che ai confini dell'Arizona i suoi sistemi non disturbano. Anzi. Sono visti come rimedi estremi a mali estremi. E ieri la stampa locale è insorta in sua difesa sostenendo che è «vittima di una caccia alla streghe». Di origini italiane — il padre era di Avellino —, dopo una breve parentesi passata a fare il garzone nella drogheria di famiglia, Joe ha trascorso una vita da piedipiatti. Prima nella polizia militare, quindi con i Dipartimenti di Washington e Las Vegas, infine è arrivato in Arizona. E non ci ha messo troppo a farsi notare in una terra selvaggia, affascinante e pericolosa. C'è il problema dell'immigrazione clandestina dal Messico — anche se oggi è in ribasso a causa della crisi economica —, i cartelli della coca compiono scorrerie come ai tempi di Pancho Villa, esiste un fiorente traffico che alimenta le bande messicane. Invece degli Apaches, là fuori ci sono i coyetoros — mercanti di uomini senza scrupoli — e i Los Zetas, sicari pronti a riempirti di piombo. Allora, «in nome dell'ordine», Joe-io-sono-la-legge ha imposto le sue regole ferree. A cominciare da quelle nei riguardi dei detenuti. Invece delle tute arancioni o blu, ne indossano un tipo strisce bianco- nere che li fa somigliare ai celebri fratelli Dalton. Poi li ha costretti a portare biancheria di colore rosa: un'idea che si è trasformata in iniziativa commerciale. Un comune mortale può acquistare i capi con il logo dello sceriffo. Quindi ha bandito dalle prigioni qualsiasi rivista «porno », a partire da «Playboy». Per distrarre gli ospiti della galera ha aperto un canale radio che trasmette musica classica, canti patriottici e qualche canzone di Frank Sinatra. Infine, non contento, ha creato una sezione speciale della sua prigione nel deserto.
Un campo di tende, molto spartano, dove d'estate si arrostisce. Quando picchia il Sole la temperatura può superare tranquillamente i 45 gradi. L'ultima trovata è stata quella di lanciare un reality tv dove mostra la cattura di criminali latitanti. Una specie di «scherzi a parte». Infatti, i banditi sono attirati in trappole architettate dallo Sceriffo. Ma c'è poco da ridere. L'estremo rigore adottato nella Contea di Maricopa hanno provocato nel tempo commenti indignati. Soprattutto tra quanti ritengono che Arpaio si accanisca sui criminali incalliti e sui disperati che cercano fortuna oltre il Rio Grande — basti dire che dall'aprile del 2007 su 106 mila interrogatori condotti sui detenutisi è scoperto che 16 mila erano immigrati clandestini — ed è così arrivata l'inchiesta. Lo Sceriffo però non si mostra intimorito. E scommette su quanto sta accadendo lungo tutto il confine. A Washington c'è una preoccupazione costante per la minaccia dei narcos messicani e in queste ore non è stato escluso lo schieramento della Guardia Nazionale. Una militarizzazione della frontiera che non dispiacerà allo «sceriffo più duro del West».
Guido Olimpio
12:20 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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01/03/2009
Seattle, sceriffo picchia 15enne detenuta
Seattle, sceriffo picchia 15enne detenuta
La ragazza era stata arrestata con l’accusa di avere rubato l’automobile dei propri genitori, l'incidente a novembre 2008. l'uomo accusato di uso eccessivo della forza
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| Un'immagine registrata dalla videocamera |
SEATTLE - Un vice sceriffo di Seattle è stato accusato di aggressione nei confronti di una ragazza quindicenne in carcere sulla base di alcune immagini registrate da una videocamera. Paul Schene, 31 anni, ha preso a calci l’adolescente, l’ha scaraventata per terra e l’ha afferrata per i capelli. All'aggressione era presente un secondo agente, che a quanto sembra dal video cercava di fermare il collega. L’incidente è avvenuto nel novembre del 2008, dopo che la giovane era stata arrestata con l’accusa di avere rubato l’auto dei suoi genitori. Schene, 31 anni, è stato accusato di un uso eccessivo della forza, dopo che la quindicenne aveva lanciato una scarpa contro il vice sceriffo. Il video registrato dalla telecamera di sorveglianza è stato reso pubblico nonostante la strenua opposizione dell'avvocato difensore dello sceriffo, e ora è visibile anche su YouTube. L'uomo si era appena dichiarato innocente.
11:16 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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19/09/2008
Hooligans convertiti: in Argentina diventano gli sceriffi degli stadi
Hooligans convertiti: in Argentina diventano gli sceriffi degli stadiIl progetto ha coinvolto decine di capi della tifoseria. In 160 hanno firmato un decalogo di comportamento e ora seguono le partite per assicurare l'ordine
WASHINGTON – Da hooligans a spettatori per bene, anzi a sceriffi privati che mantengono l’ordine negli stadi di calcio. Questa la improvvisa metamorfosi compiuta da decine di leader dei gruppi di tifosi più violenti in Argentina. Il miracolo - che chissà non si possa ripetere in Italia – è dovuto a Fabiana Rubeo, un’avvocatessa di 40 anni. La bionda ed elegante signora, una malata di football, è riuscita a fare firmare a circa 160 capi hooligans un “Decalogo del buon comportamento”. E a dispiegare in due partite una loro polizia, con walkie talkie e in giacche a vento azzurre, che ha mantenuto un perfetto ordine. La storia di Fabiana ha attratto l’attenzione degli Stati Uniti, dove la violenza negli stadi è peraltro inferiore che in Argentina e in Italia, e in particolare del Wall Street Journal, che le ha dedicato un articolo intitolato “La signora Rubeo insegna agli hoolingans a essere gentili”.
250 VITTIME NEGLI STADI - In realtà in Argentina, dove secondo il giornalista Amilcar Romero la violenza negli stadi ha fatto circa 250 vittime negli ultimi 50 anni, l’iniziativa di Fabiana Rubeo è oggetto di polemiche: non tutti i gruppi di tifosi armati, quelli del River Plate a esempio, hanno firmato il suo “Decalogo”; i sanguinosi scontri sugli spalti e fuori non sono finiti; numerosi giornali la hanno accusata di scavalcare le forze dell’ordine; e alcuni parlamentari hanno chiesto una indagine definendola “ingenua”. Ma Fabiana, che è figlia di un ex senatore, sostiene di essere sulla strada giusta: "I risultati parlano da soli” ha dichiarato al Wall Street Journal. “Il governo ha vietato a molti hoolingans l’ingresso negli stadi facilitando il mio compito. I più stanno imparando che per vedere le partite devono essere disarmati, pacifici e rispettosi della legge”. Inizialmente, l’iniziativa dell’avvocatessa, soprannominata dai seguaci “L’angelo del calcio”, stentò a decollare.
IL DECALOGO - Nel 2006 Fabiana fondò un’associazione, Nuovi orizzonti per il mondo, con un capitale di 100 mila dollari, ma ha potuto varare il suo ”Decalogo” solo lo scorso agosto. I comandamenti sono semplici, da non provocare scontri con i tifosi avversari e con la polizia a non rubare i palloni, e dal tenere lontano gli spacciatori di droga a non sventolare striscioni offensivi. Per sincerarsi che li osservino, la Rubeo, descritta dal Wall Street Journal come una donna energica e senza paura, si reca allo stadio con i tifosi. E prima di ogni partita, si consulta con il club di casa e la polizia. “La questione è semplice” ha spiegato. “Chi si comporta male viene punito, chi si comporta bene premiato. Lo capiscono anche i più violenti”. In che cosa consiste il premio? Due esempi, non necessariamente da imitare in Italia. L’anno scorso, Fabiana pagò tutte le spese a 20 capi hooligans che avevano tenuto a bada i tifosi dell’Indipendent durante il campionato perchè assistessero a un torneo in Venezuela. E questo mese ne ha reclutati altri in funzione di sceriffi privati pagandoli 50 dollari a volta: ha riferito il Wall Street Journal che a una partita i vandali convertiti hanno salvato un tifoso caduto nella fossa d’acqua che separa il campo di calcio dagli spettatori. La prossimo missione della Rubeo: spezzare i legami che esistono tra i club e i facinorosi, chiamati in Argentina “barras bravas”.
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