07/05/2011

Schifani e Fini d'accordo: voto di fiducia dopo le amministrative

Schifani e Fini d'accordo: voto di fiducia dopo le amministrative

Nota congiunta: convocazione dei Capigruppo alla ripresa dell'attività parlamentare. Berlusconi smentisce: «Mai espresso giudizi sulla nota del Quirinale». Calderoli:«Nessuna paura sulla fiducia»

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19/04/2011

«Lassini si ritiri», il Pdl lo scarica

«Lassini si ritiri», il Pdl lo scarica

La lettera del coordinatore Mantovani: Necessaria una riflessione politica. La Moratti: incompatibile con la mia candidatura. Schifani: «Prendere le distanza senza se e senza ma»

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26/02/2010

Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»

Il caso Di Girolamo e il voto all'estero Schifani: «Cambiare la legge»

 

Di biagio (pdl): «Il voto all'estero è un diritto, non cancro da estirpare». Polemiche politiche sul sistema elettorale all'estero. Il presidente del Senato: «Scandalo da eliminare»

 

Il presidente del Senato Renato Schifani (Ansa)
Il presidente del Senato Renato Schifani (Ansa)

ROMA - Il caso Di Girolamo, il senatore pdl coinvolto nell'inchiesta su corruzione e riciclaggio che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle, ha scatenato un acceso dibattito politico. Il parlamentare è accusato dai magistrati di essere stato eletto tra gli italiani all'estero con i voti della 'ndrangheta. La questione imbarazza la maggioranza. La decisione del presidente del Senato Renato Schifani di accelerare sulla questione della decadenza di Di Girolamo, convocando l'Aula ancora prima che la Giunta per le autorizzazioni decida sull'arresto o meno del senatore pdl, sembrerebbe dimostrare l'intenzione del Pdl di scaricare il parlamentare coinvolto nell'inchiesta. Alla luce delle accuse mosse al senatore pdl, inoltre, maggioranza e opposizione si interrogano proprio sulla questione più ampia del voto all'estero. Lo stesso Schifani è tornato sull'argomento con parole dure, dicendo che «il voto per corrispondenza è uno scandalo da eliminare. Va cambiata la legge». Sulle intercettazioni Schifani ha poi aggiunto: «Servono nuove regole: urge limite o divieto di pubblicazione». Da parte sua, il presidente della giunta delle elezioni e immunità di Palazzo Madama, Marco Follini (Pd) ci ha tenuto a precisare che «la soluzione da parte della giunta sulla decadenza di Di Girolamo era già stata presa nel gennaio 2009». Secondo Follini tocca ora all'Aula scegliere e non più alla Giunta, che in giornata ha comunque proseguito l'esame della vicenda del senatore inquisito. «Riteniamo che la decisione sul procedimento autorizzativo debba essere celere e debba costituire l'occupazione prioritaria della Giunta. Il possibile revirement sul procedimento che porterebbe alla decadenza del senatore Di Girolamo, che il Presidente del Senato suggerisce di realizzare in tempi egualmente stretti, è in realtà una responsabilità dell'Assemblea, più che della Giunta» ha detto il senatore Francesco Sanna, capogruppo del Pd nella Giunta sulle immunità.

PD - A proposito del voto all'estero, i democratici aprono a Schifani. «È positivo che ci sia accordo nel modificare la legge elettorale per gli italiani all'estero. Il Partito Democratico sostiene da tempo che la modifica è assolutamente improcrastinabile. Noi proporremo un testo in Parlamento e siamo disponibili a confrontarci per arrivare a un ampio consenso» ha dichiarato Francesco Tempestini, capogruppo Pd in commissione Affari Esteri.

LA MAGGIORANZA - La maggioranza è pressoché compatta. «Noi abbiamo detto per primi - ha ricordato il sottosegretario Paolo Bonaiuti -,Maurizio Gasparri, la revisione del sistema elettorale all'estero «si rende indispensabile perché evidentemente quella legge non ha funzionato e va quindi corretta» ma «senza negare la rappresentanza degli italiani all'estero in Parlamento». Va rivista la legge sul sistema elettorale all'estero anche secondo Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, e secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, che in una intervista parla di «esperimento fallito» e si dice convinto che «gli italiani all'estero devono poter votare, qui o per corrispondenza, ma per deputati e senatori che stanno in Italia». dopo le politiche del 2006, che nelle elezioni degli italiani all'estero è avvenuto di tutto e di più: le schede, per esempio». Per il presidente dei senatori di maggioranza,

«IL VOTO ALL'ESTERO È UN DIRITTTO» - Nella maggioranza però c'è anche chi dissente da Gasparri e Giovanardi. «Il voto all'estero è un diritto, certamente non è un problema nè un cancro da estirpare» ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del Pdl. «Da come si sta parlando in queste ore, - ha aggiunto - tutti sapevano e tutti preannunciano il marcio nelle elezioni degli italiani nel mondo, un eccesso di saccenza che delude e sposta l'epicentro del problema attuale. Siamo dinanzi ad un presunto reato grave e deplorevole compiuto da un signore, e di conseguenza è necessario ed opportuno che la giustizia faccia il suo corso, ma da qui a condannare tutto il comparto degli italiani nel Mondo e le loro modalità di esercizio di voto mi sembra qualcosa detto giusto per aprire bocca».

«MANTENERE ALL'ESTERO LE CIRCOSCRIZIONI» - Il tema non interessa solo la maggioranza. Secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini «bisogna mantenere le circoscrizioni elettorali fuori dall'Italia perché gli italiani all'estero sono una grande risorsa, tuttavia bisogna rivedere la normativa in senso garantista per evitare rischi di manipolazione dei voti». Al contrario il segretario del Pri Francesco Nucara ritiene che «il voto degli italiani all'estero andrebbe abolito, perché non controllabile». «Se non lo si vuole abolire perlomeno si impedisca il voto per corrispondenza» ha detto Nucara.

IDV - «Da tempo Italia dei Valori insiste sulla necessità di cambiare la legge elettorale per l'elezione dei parlamentari italiani all'estero. In tempi non sospetti è stata depositata una mia proposta di legge per introdurre il voto elettronico e abolire quello per corrispondenza» ha ricordato Antonio Razzi, deputato Idv eletto nella circoscrizione Europa. «Il voto elettronico - ha aggiunto Razzi - è l'unica modalità che permette di scongiurare i brogli elettorali, irregolarità che si sono sistematicamente ripetute sia nelle elezioni del 2006 e quelle del 2008. Se il centrodestra ha intenzione seriamente di modificare il sistema di voto all'estero calendarizzi la nostra proposta di legge e la porti subito in Parlamento».

Redazione online


27/01/2010

Giornata della Memoria, il premio Nobel Eli Wiesel oggi alla Camera. Benedetto XVI: fu odio razzista e nazista

Giornata della Memoria, il premio Nobel Eli Wiesel oggi alla Camera. Benedetto XVI: fu odio razzista e nazista

 

Schifani con la stella gialla: «Oggi sono ebreo anche io». Scritte antisemite a Roma, «Ricordare il passato, serve ai vivi». Napolitano: «Una tragedia che insegna»


L'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz, simbolo dell'olocausto. Nel giorno che ricorda la sua liberazione, avvenuta 65 anni fa ad opera dell'Armata Rossa, si celebra la Giornata della Memoria (Ansa)
L'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz, simbolo dell'olocausto. Nel giorno che ricorda la sua liberazione, avvenuta 65 anni fa ad opera dell'Armata Rossa, si celebra la Giornata della Memoria (Ansa)

MILANO - Appuntamenti, celebrazioni, mostre, commemorazioni. Un programma variegato che ruota attorno ad un unico grande obiettivo: non dimenticare gli orrori del nazismo, le deportazioni nei campi di concentramento e lo sterminio di massa compiuto nei lager con sistematica ferocia. Tutta l'Europa celebra il Giorno della Memoria. Lo fa nei luoghi simbolo della tragedia, le baracche di Auschwitz e degli altri campi - tra cui la Risiera di San Sabba a Trieste - dove furono concentrati gli uomini e le donne destinati alla morte o ad una lunga prigionia fatta di stenti e sofferenze. Lo fa nelle capitali delle nazioni che hanno vissuto in prima persona il dramma delle deportazioni. Lo fa nel giorno in cui avvenne, 65 anni fa, la liberazione proprio del campo di Auschwitz Birkenau, che della tragedia è diventato il tragico e più noto emblema.

«ESPERIENZA CHE INSEGNA» - Al Quirinale è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a presiedere le celebrazioni. La Shoah, ha detto il capo dello Stato, è «una tragica esperienza carica di insegnamenti e di valori». Questa pagina di storia «é ancora" piena di insegnamenti» ha detto il presidente rivolgendosi in modo particolare ai giovani presenti all’iniziativa e dicendosi «confortato dall’aver ascoltato le riflessioni degli studenti sulla Shoah». Napolitano ha anche ricordato la «lotta per la libertà e il pieno riconoscimento dei diritti dei popoli, e in particolare per il diritto dello Stato di Israele di vivere in sicurezza».

«ODIO RAZISTA E NAZISTA» - Papa Benedetto XVI, parlando in tedesco nel corso dell'udienza generale del mercoledì, ha invece parlato di «orribile crimine», di «megalomania disumana» e di «odio razzista dell’ideologia nazista». «Il ricordo di questi fatti, in particolare la tragedia della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, così come la testimonianza di tutti coloro che si sono opposti a questa follia a rischio della propria vita - ha detto il pontefice -, ci ricorda sempre più all’assoluto rispetto della dignità della persona e della vita umana».

«OGGI SONO EBREO» - Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha invece preso parte alle commemorazioni alla risiera di San Sabba, a Trieste, indossando una stella gialla come quella che era appuntata sugli abiti dei deportati: «Ogni uomo oggi è ebreo. Anche io oggi sono ebreo - ha detto il numero uno di Palazzo Madama -. Mai più Shoah per gli ebrei, ma anche per coloro che, ancora adesso, alcuni di noi si ostinano a ritenere diversi. La diversità deve essere bandita. L'odio razziale, la xenofobia che purtroppo albergano in taluni sono veicolo di pericolosi pregiudizi, di falsi convincimenti che possono degenerare in violenza morale e fisica».

«PRESIDIO MORALE E CIVILE» - Alla Camera la cerimonia protocollare è stata incentrata sull'intervento di Eli Wiesel, ex internato a Auschwitz e premio Nobel per la pace nel 1986. A Montecitorio al fianco del presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono presenti il premier Silvio Berlusconi e lo stesso Giorgio Napolitano. Fini ha esortato a «guardare con viva preoccupazione all'indifferenza che ancora in questi giorni circonda il rinnovarsi di fenomeni antisemiti, razzisti, xenofobi, e anche, sembra incredibile ma è vero, il rinnovarsi di minacce di sterminio». Per Fini «rendere testimonianza dello sterminio del popolo ebraico non è solo il doveroso ricordo di milioni di nomi e di storie» ma anche «un presidio morale e civile, affinchè mai più accada che l'aberrante logica di un potere totalitario si abbatta sugli inermi, sugli innocenti, su interi popoli contro i quali decretare le discriminazioni più odiose per motivi di razza, di religione, di genere, di condizione sociale, in una folle progressione criminosa capace di raggiungere il genocidio». In precedenza Silvio Berlusconi aveva spiegato che le istituzioni hanno «il compito di rendere omaggio alle vittime e di proteggere le future generazioni da deliranti ideologie ispirate dall'odio razziale».

«RICORDARE PER I VIVI» - «Non dobbiamo consentire che il nostro passato diventi il futuro dei nostri figli» ha invece detto Elie Wiesel, concludendo il suo intervento nell'Aula di Montecitorio. In un passaggio del suo discorso, Wiesel ha espresso anche un certo rammarico: «I testimoni hanno parlato, ma il mondo si è rifiutato di ascoltare, altrimenti non si spiegherebbero i genocidi che sono avvenuti nel dopoguerra. Se Auschwitz non ha guarito il mondo dall'antisemitismo, cosa potrà guarirlo?». Il Premio Nobel per la Pace ha poi spiegato che «il razzismo è stupido, e l'antisemitismo un'infamia». Inaugurando la mostra su Auschwitz Birkenau al Vittoriano aveva invece spiagato che «per i morti ormai è troppo tardi, ma non lo è per vivi» e che «la memoria è per loro e ricordare è l'unica cosa che ci può aiutare a vivere con dignità, onore e magari anche gioia».

SCRITTE ANTISEMITE A ROMA - Ma il pericolo è anche il rigurgito di antisemitismo. A Roma nella notte sono comparse scritte antisemite davanti a un ex luogo di tortura trasformato in Museo della Liberazione. «Olocausto propaganda sionista» hanno scritto, in particolare, ignoti su un muro di via Tasso, a pochi passi dalla Basilica di San Giovanni. La scritta, vergata con spray nero, è stata firmata con due croci celtiche e una svastica, dice la polizia, che è intervenuta sul posto all'1.50 di oggi.

Redazione Online


18/11/2009

«Se la maggioranza non è compatta si deve andare a elezioni anticipate»

«Se la maggioranza non è compatta si deve andare a elezioni anticipate»

 

Bersani: «Hanno seri problemi». Il "finiano" granata: «Clima irrespirabile». Schifani: «Se viene meno la compattezza sul programma del governo, la parola deve tornare agli elettori»

 

Renato Schifani
Renato Schifani

ROMA - Adesso ne parla anche la seconda carica dello Stato. Renato Schifani interviene all'inaugurazione dell'anno accademico del collegio universitario «Lamaro Pozzani» ed evoca l'ipotesi di «elezioni anticipate». Secondo il presidente del Senato, se viene meno «la compattezza» della maggioranza «il giudice ultimo non può che essere il corpo elettorale». Frasi che vanno lette alla luce delle recenti fibrillazioni all'interno della coalizione di governo e dello stesso Pdl. Dice Schifani: «Compito del governo è lavorare per realizzare il programma concordemente definito al momento delle elezioni. Compito dell'opposizione è esercitare il proprio ruolo di critica e di proposta alternativa, in coerenza con il proprio mandato elettorale. Compito della maggioranza è garantire che in Parlamento il programma del governo trovi la compattezza degli eletti per approvarlo. Se questa compattezza viene meno, il risultato è il non rispetto del patto elettorale. Se ciò si verificasse, giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale».

ATTO DI CORAGGIO - Per Schifani «è sempre un atto di coraggio, di coerenza e correttezza verso gli elettori. Molti ordinamenti costituzionali da tempo accettano questi fondamentali principi di una democrazia matura. La scelta dei cittadini non va tradita, va rispettata fino in fondo, senza ambiguità e incertezze. La politica non può permettersi di disorientare i propri elettori». La seconda carica dello Stato sottolinea poi che «il venire meno di questi presupposti di corretta politica può determinare la fuga dei giovani dalla diretta partecipazione al governo del Paese. Questo allontanamento può fare spegnere la speranza del cambiamento, genera sfiducia nell'avvenire, provoca risentimenti».

PD E IDV - Frasi destinate a lasciare il segno. Anche perché arrivano mentre dai palazzi della politica filtrano indiscrezioni sull'umore nero di Silvio Berlusconi: il premier, sfibrato dalle polemiche sul processo breve e dalle recenti posizioni assunte da Fini («Le riforme siano condivise», ha ammonito il presidente della Camera), non avrebbe intenzione di scartare nessuna ipotesi. Neanche quella di giocarsi la carta a sorpresa del voto anticipato. «Mi limito a considerare che questa dichiarazione di Schifani equivale a dire: 'il centrodestra ha grossi problemi'» afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Vogliamo credere - aggiunge Bersani - che il centrodestra assieme alla seconda carica della Repubblica non si sentano padroni della conduzione della legislatura. Questo sarebbe davvero singolare». Antonio Di Pietro non ha dubbi. «La dichiarazione del presidente del Senato Renato Schifani non è una dichiarazione di distensione ma oserei dire che ha gli estremi del ricatto politico alla maggioranza», afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori. «Non vogliono andare alle elezioni - aggiunge - perché non ne hanno nessuna voglia, né lui, né Berlusconi. Vogliono piegare quel poco di libertà che c'è ancora nel Pdl per asservire la funzione istituzionale agli interessi del sultano nostrano». Caustico il commento di Massimo Donadi: «La posizione culturale e politica del presidente della Camera difende le prerogative del Capo dello Stato - dichiara il capogruppo Idv alla Camera - mentre Renato Schifani mi sembra più il ragazzo di bottega di Berlusconi che non la seconda carica dello Stato».

I GIORNALI - Il dibattito sul voto anticipato, insomma, è aperto. Tanto che 'Libero' dedica il titolo della prima pagina proprio a questa eventualità: «Silvio, chiudi il teatrino» è l'esortazione che campeggia sopra l'articolo a firma del direttore Maurizio Belpietro. Il sommario spiega: «Il presidente del Consiglio deve rompere gli indugi e chiedere le elezioni politiche. I suoi nemici e presunti amici lo stanno rosolando a fuoco lento...». 'Il Giornale' se la prende invece con Fini al punto da invitarlo alle dimissioni se non cambia linea. Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, in prima e sotto l'occhiello: «La partita contro il premier», titola a tutta pagina: «Ecco il doppio gioco di Fini». Nel sommario si spiega: «Come presidente della Camera fa il superpartes e mette i bastoni tra le ruote alla maggioranza. Ma dietro le quinte tira i fili su governatori e testamento biologico. E fa politica contro il suo partito».

I FINIANI - Articoli che non contribuiscono a rasserenare gli animi. «C'è un clima irrespirabile, ma non per colpa nostra - afferma Fabio Granata, uno dei deputati più vicini a Gianfranco Fini. - Da parte nostra non c'è una volontà di arrivare alla rottura o alle elezioni, ma nessuno può pensare di evitarle riportando tutto a un pensiero unico. La compattezza non è essere fedeli alla linea come se fossimo in una caserma, ma rispettare i patti sulla giustizia e anche avere compattezza su questioni come quella di Cosentino». «Se c'è la volontà si può ricucire - prosegue Granata - ma per farlo bisogna rispettare i patti» a cominciare dal ddl sul processo breve: «Noi vogliamo un provvedimento equilibrato che permetta a Berlusconi di finire la legislatura da premier come è giusto che sia, senza essere stoppato attraverso l’azione giudiziaria, ma senza demolire il sistema giustizia». Certo, «se tutto questo viene visto come un complotto, si vede che c’è un pregiudizio dell’altra parte».

I FEDELISSIMI DEL PREMIER - «Nel Pdl c'è un brutto clima - conferma invece Giorgio Stracquadanio, fedelissimo del premier - Granata ha chiesto una mozione contro Cosentino ed è stato accontentato... dal Pd». «La maggioranza va avanti se è compatta, non se c'è frazionismo interno. Io non penso che le elezioni anticipate siano il fallimento del Pdl, è esattamente il contrario: è il fallimento del Pdl che porta alle elezioni, di cui io temo l'esito». Per Stracquadanio «il silenzio del premier di questi giorni significa che sta elaborando quello che si deve fare. A questo punto è chiaro che il ddl sul processo breve sta diventando una vera trappola per il premier. Non tanto a causa delle 'ghedinate', come ha detto qualcuno, ma forse delle 'bongiornate', cioè le parti inserite dall'avvocato di Fini».

LA RUSSA - Tocca a Ignazio La Russa provare a gettare acqua sul fuoco: «Ci vogliono nervi saldi e idee chiare - afferma il ministro della Difesa - cose che non mancano al Pdl, utilizziamoli».


27/03/2009

Nasce il Pdl, la parola ai giovani Applausi e standing ovation per il premier

Nasce il Pdl, la parola ai giovani Applausi e standing ovation per il premier

 

Seimila delegati e un Maxi-palco con «sorpresa». Al via il congresso alla nuova Fiera di Roma. In prima fila Berlusconi con Schifani, Fini e Bossi

 

Silvio Berlusconi saluta la platea di delegati al congresso del Pdl alla Fiera di Roma (Ansa)
Silvio Berlusconi saluta la platea di delegati al congresso del Pdl alla Fiera di Roma (Ansa)

ROMA - Prima l’Inno alla Gioia di Beethoven e l’Inno di Mameli, cantati da un coro di cento voci sul palco, poi l'intervento di Anna Grazia Calabria, 26 anni, la più giovane deputata del Pdl. È iniziato così il congresso di fondazione del Popolo delle Libertà, in programma da venerdì fino a domenica alla Fiera di Roma. Attraverso la baby-deputata, il congresso ha salutato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «il garante supremo della Costituzione - ha detto la Calabria - dell'unità nazionale e della solidarietà tra i cittadini». «Un punto di riferimento - ha aggiunto - al quale l'intera comunità nazionale guarda con fiducia e rispetto». Poi la parola è passata a Gianni Alemanno. Il sindaco della Capitale ha dato il benvenuto a nome suo e della città ai seimila delegati presenti, venuti da ogni parte d'Italia.

IL PREMIER CON SCHIFANI, FINI E BOSSI - Applausi e standing ovation per Silvio Berlusconi, al suo arrivo alla nuova Fiera di Roma. Il premier è rimasto in attesa vicino a un paravento, ascoltando il discorso del primo cittadino di Roma, poi è andato a sedersi nella prima fila della platea accanto al presidente del Senato Renato Schifani e del presidente della Camera Gianfranco Fini. Anche il leader della Lega Umberto Bossi è al congresso. Annunciato dal palco, il ministro delle Riforme si è alzato in piedi e la platea gli ha dedicato un lungo applauso. È «il nostro alleato più importante», ha detto Anna Grazia Calabria svolge il ruolo di speaker al congresso. Bossi ha preso posto in prima fila accanto al presidente della Camera.

«BERLUSCONI E FINI SONO EROI» - Dopo Alemanno, hanno preso la parola sul palco quattro giovani del Pdl. «Vogliamo e possiamo dare molto al partito e al Paese» ha detto Giada. «Noi non siamo bamboccioni - ha detto la ragazza - come ci ha definiti un grigio tecnocrate di sinistra (Padoa Schioppa, ndr) che faceva parte del peggior governo della storia della Repubblica italiana». Sul palco anche un giovane di Acerra, che ha ringraziato Berlusconi per aver «risolto il problema dei rifiuti in Campania». Il premier e Gianfranco Fini, ha aggiunto «sono i nostri eroi e noi siamo piccoli eroi». Proprio i più giovani hanno scelto di essere i protagonisti del congresso: hanno scalzato i parlamentari dalle prime file, occupando la parte della platea più vicina al palco degli oratori. Il padiglione 8 del nuovo Palafiera di Roma è quasi completamente pieno. Anche l'allestimento è dedicato «ai giovani», con un «linguaggio giovane», per un partito che «vuole parlare ai giovani». Tutto deciso da Silvio Berlusconi in persona (come ha spiegato l’architetto Mario Catalano, già autore delle scenografie di tutti gli eventi più significativi della storia di Forza Italia), che pochi giorni fa ha compiuto un sopralluogo al padiglione 8 della Fiera.

CODE E KIT - Già dalle prime ore di venerdì pomeriggio si erano formate lunghe code all'ingresso della Fiera di Roma, dove sono arrivati delegati e giornalisti. Ognuno dei delegati ha ritirato poi il suo "kit": una valigetta contenente una spilla del Pdl, una chiavetta Usb con il logo del congresso, un'edizione patinata della Carta dei valori del nuovo partito e una medaglia dorata con il simbolo dell'evento.


Uno dei seimila presenti alla nuova Fiera di Roma mostra il kit del delegato (Ansa)

Uno dei seimila presenti alla nuova Fiera di Roma mostra il kit del delegato (Ansa)

 

Il contenuto della valigetta-kit: una spilla del Pdl, una chiavetta Usb con il logo del congresso, un'edizione patinata della Carta dei valori del nuovo partito e una medaglia dorata con il simbolo dell'evento (Ansa)

Il contenuto della valigetta-kit: una spilla del Pdl, una chiavetta Usb con il logo del congresso, un'edizione patinata della Carta dei valori del nuovo partito e una medaglia dorata con il simbolo dell'evento (Ansa)


MEGA PALCO - Il reggente di An, Ignazio La Russa, e il coordinatore di Fi, Denis Verdini, hanno presentato in anteprima ai giornalisti la scenografia del congresso: un enorme palco di 600 metri quadrati che richiama l'immagine di un ponte, sovrastato da un videowall di 500 metri quadrati: uno schermo centrale da 100 metri quadri su cui andranno le immagini dell’oratore di turno, e due schermi laterali da 200 metri quadri l’uno su cui scorreranno immagini evocative.

SORPRESA - Solo dopo le 18 prenderà la parola Silvio Berlusconi, e prima Ignazio La Russa promette "una sorpresa" assolutamente top secret. Sabato l’intervento clou sarà quello di Gianfranco Fini, previsto per le 12,30, mentre il presidente del Senato Renato Schifani interverrà alle 17,30. Sempre sabato prenderanno la parola i capigruppo parlamentari e i ministri. Domenica la conclusione sarà ovviamente di Silvio Berlusconi, dopo essere stato eletto alla presidenza del partito.

 


06/03/2009

Ponte sullo Stretto, via libera dal Cipe

Ponte sullo Stretto, via libera dal Cipe

 

Complessivamente il pacchetto ammonta a 18 miliardi. Schifani: strategico per il Sud. Impegnati 1,3 miliardi, sui 6 necessari per l'intera opera. Ciucci (Anas): completeremo la Salerno-Reggio

 

ROMA - Il ponte sullo Stretto di Messina si farà e per i lavori sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro sui 6,1 del costo complessivo dell'opera. Il via libera all'impegno delle risorse è arrivato dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che si è riunito oggi a Palazzo Chigi.

Auto incolonnate sulla Salerno-Reggio Calabria (Ansa)
Auto incolonnate sulla Salerno-Reggio Calabria (Ansa)

LA SALERNO-REGGIO - Quella del ponte - che subito dopo il via libera del Cipe è stato definito un «progetto strategico per l'intero Mezzogiorno» dal presidente del Senato, Renato Schifani - è solo una delle opere inserite in un pacchetto complessivo che prevede interventi per quasi 18 miliardi di euro nel campo delle infrastrutture (a cui sono destinati 16,6 miliardi) e per l'edilizia scolastica e carceraria (1,2 miliardi). Tra i grandi cantieri finanziati, un altro particolarmente significativo è quello per il il completamento della Salerno-Reggio Calabria. Le risorse stanziate per quest'opera, secondo quanto ha dichiarato il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci in un'intervista a Sky Tg24, «saranno sufficienti a completarla entro il 2012-2013». «Finora la Salerno-Reggio Calabria è costata circa 9 miliardi - ha precisato Ciucci -. Dei 450 Km 190 sono stati ricostruiti con i criteri più moderni di sicurezza e servizio 180 sono in costruzione. I tempi non sono lunghi come qualcuno afferma: i lavori sono partiti nel 2002 in maniera decisa e se riusciremo a rispettare la scadenza del 2012-2013 per completarli, 20 anni sarebbero un risultato molto apprezzabile».

 

Il progetto del Mose, contro l'acqua alta a Venezia
Il progetto del Mose, contro l'acqua alta a Venezia

LE ALTRE OPERE - Sono stati stanziate risorse anche per infrastrutture legate all'Expo 2015 (che non riguardano solo la città di Milano: sono infatti citati la Linea C della metropolitana Roma, la rete metropolitana regionale campana, le reti metropolitane di Palermo e Catania, i sistemi urbani e metropolitani di Bari e di Cagliari, l'adeguamento dei sistemi metropolitani di Parma, Brescia e Bologna, l'aeroporto di Vicenza, i sistemi di trasporto lacuale), al tunnel del Frejus, alla Pedemontana Lecco-Bergamo, al Mose (la barriera contro l'acqua alta a Venezia). Tra i contributi privati messi in campo con la delibera ci sono quelli che riguardano il potenziamento delle reti autostradali e in particolare la Cisa, la Brescia-Padova, la Cecina-Civitavecchia e la tangenziale est di Milano.