06/04/2012
Sciolte le giunte comunali di Gomorra
Sciolte le giunte comunali di GomorraDecisione del consiglio dei ministri. il candidato sindaco: «la camorra sarà contenta». Tre nel Casertano (Casal di Principe, Castelvolturno, Casapesenna) e altre due in Calabria
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02/12/2011
Senato, fuga dal ristorante. I prezzi sono triplicati e i pasti calano del 70%
Senato, fuga dal ristorante. I prezzi sono triplicati e i pasti calano del 70%Equità. Gestori verso l’addio, venti richieste di cassa integrazione
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21/09/2011
I Rem annunciano lo scioglimento
I Rem annunciano lo scioglimento31 anni di carriera. Comunicato a sorpresa sul sito ufficiale della band
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13/07/2010
Polo Nord: si scioglie il ghiaccio e la pesca distrugge l'ambiente marino
Polo Nord: si scioglie il ghiaccio e la pesca distrugge l'ambiente marinoGreenpeace ha chiuso la missione di due mesi nell'oceano artico. Le flotte industriali approfittano dell'innalzamento delle temperature per salire sempre più a nord
SVALBARD (Norvegia) – Dopo due mesi di ricerche scatta un nuovo allarme sul Polo Nord: mentre il cambiamento climatico sta causando lo scioglimento dei ghiacci e l'acidificazione delle acque l'Oceano Artico è sempre più minacciato dall'espandersi di attività industriali, tra cui la pesca e le esplorazioni per idrocarburi liquidi e gassosi. Sono queste le prime conclusioni, dopo due mesi di navigazione al Polo Nord, della spedizione “Arctic Under Pressure” di Greenpeace. Durante la spedizione, a bordo del rompighiaccio “Esperanza”, l'associazione ambientalista è andata a investigare i problemi che minacciano il fragile ecosistema dell’Oceano Artico. Ed ha documentato con immagini l’incredibile vita marina dei fondali a nord delle Isole Svalbard, ricchi di coralli molli, anemoni di mare e tunicati, che potrebbe essere distrutta dall’espandersi della pesca a strascico.
LE FLOTTA DA PESCA APPROFITTANO DELLO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI - «Permettere alle flotte da pesca industriali di sfruttare lo scioglimento dei ghiacci per espandersi verso nord – avverte Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace - mette a rischio gli incredibili habitat dell’Oceano Artico, ancor prima che possano essere propriamente studiati». A bordo dell’Esperanza una troupe di scienziati dell’istituto di ricerca tedesco IFM-GEOMAR ha svolto il più grande esperimento mai condotto prima sull’acidificazione degli oceani, un processo causato dall’aumento dei livelli di CO2 dovuto all’utilizzo di combustibili fossili e alla distruzione delle foreste. «L’esperimento - afferma il Professor Ulf Riebesell, a capo del progetto - è stato un successo. Adesso non solo siamo in possesso del più completo set di dati mai avuto rispetto agli impatti dell’acidificazione sulle acque artiche, ma da questo esperimento abbiamo anche imparato che l’acidificazione degli oceani in queste acque ha un preciso impatto sulla base della catena alimentare, che potrebbe avere delle implicazioni per l’intero ecosistema».
IMPEDIRE NUOVI DISASTRI COME NEL GOLFO DEL MESSICO - I ricercatori dell'associazioni chiedono con urgenza che le lezioni apprese
dal collasso di specie ittiche, come il merluzzo dell’Oceano Atlantico, o dalla devastazione causata dal disastro del Golfo del Messico, siano usate per proteggere l’Oceano Artico. «L’Artico, un ambiente polare ancora selvaggio e incontaminato, deve essere protetto dalla doppia minaccia del cambiamento climatico e dello sfruttamento delle risorse. I Governi - continua Monti - devono stabilire controlli più severi per proteggere quest’area, includendo una moratoria internazionale su ogni attività industriale».
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09/10/2009
Fondi (LATINA), il governo commissaria ma non per infiltrazioni mafiose
Fondi (LATINA), il governo commissaria ma non per infiltrazioni mafiose
POLITICA & 'NDRANGHETA. Il prefetto aveva chiesto lo scioglimento del Comune. Di Pietro: «Maroni si dimetta e Napolitano non firmi»
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| Manifestaione dell'Idv davanti Palazzo Chigi nello scorso settembre (Fotogramma) |
FONDI - Ci si aspettava un pronunciamento definitivo da parte del consiglio dei ministri in merito alla richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose nel comune di Fondi. Ma la decisione dell'esecutivo si è limitata a ratificare il commissariamento - già in atto da lunedì- a seguito delle dimissioni di sindaco e consiglieri avvenute sabato scorso. Il ministro dell'Interno ha reiterato la proposta di un commissariamento per infiltrazioni mafiose, ma la relazione è stata bocciata da alcuni membri dell'esecutivo.
ELEZIONI A MARZO - Il Consiglio dei Ministri, ha spiegato il ministro per l'Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, ha scelto «la via ordinaria» del commissariamento per il comune di Fondi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha dichiarato che per il comune di Fondi si voterà a marzo, persumibilmente in contemporanea alle regionali. Maroni su Fondi afferma: «Abbiamo scelto di ridare la parola al popolo sovrano piuttosto che imporre un commissariamento di 18 mesi».
«COLLUSIONE MAFIA E POLITICA» - «Chiediamo le dimissioni del ministro Maroni. È vergognoso che questo governo non abbia sciolto il comune di Fondi. È un atto gravissimo che conferma la collusione fra la politica e la mafia». Lo afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la decisione del Consiglio dei ministri di commissariare e non di sciogliere il comune di Fondi. «La legalità, la trasparenza e il rispetto delle istituzioni sono un optional per questo esecutivo- aggiunge Di Pietro- che continua a calpestare le più elementari regole di civiltà. L'Italia dei Valori che sin dal primo giorno ha denunciato le connivenze pericolose dell'amministrazione di Fondi, certificate anche dal Prefetto, sta dalla parte dei cittadini onesti e continuerà a battersi, senza se e senza ma, a difesa della legalità». L'ex pm conclude: «Non ci si nasconda dietro una foglia di fico: con la decisione presa oggi il governo Berlusconi dà il via libera alla candidatura, per le prossime elezioni, al sindaco e ai consiglieri dimissionari». Il senatore dipietrista Pedica che ha potuto assistere alla riunione dell'esecutivo su invito del segretario generale Manlio Strano aggiunge: «Il Prefetto Frattasi e il ministro Maroni hanno perso, ha vinto la camorra. A questo tutti i comuni prenderanno questo caso ad esempio: si dimetteranno un giorno prima dello scioglimento». L'iter dello scioglimento per infiltrazioni mafiosi sarebbe dunque decaduto, il senatore invita il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «a non firmare il provvedimento di commissariamento».
«DECISIONE VERGOGNOSA» - «Decisione vergognosa nel metodo e nel merito», la definisce Luisa Laurelli del Pd, presidente della commissione di sicurezza della Ragione Lazio. «Una manovra - dice Laurelli - che consentirà, di fatto, agli amministratori uscenti, alcuni dei quali indagati, di potersi ricandidare alla guida del Comune alle prossime elezioni senza che, nel frattempo, il commissario designato abbia ricevuto il mandato di agire in profondità per liberare l'amministrazione comunale dalle infiltrazioni che la infestano. Commissariare il Comune per motivi di mafia avrebbe significato, infatti, il riconoscimento da parte del Governo della gravità della situazione in tutto il sud pontino, dove la criminalità organizzata è ormai una presenza stanziale.
MAFIA, L'ITER DECADE POSSIBILITA' DI CANDIDARSI - A questo punto gli amministratori che hanno presentato le dimissioni pochi giorni fa, potranno ricandidarsi alle amministrative di marzo.
Michele Marangon
Fonte: Corriere.it
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03/10/2009
Fondi, sindaco e consiglieri dimissionari: «Siamo logorati, non reggiamo il peso»
Fondi, sindaco e consiglieri dimissionari: «Siamo logorati, non reggiamo il peso»
INFILTRAZIONI MAFIOSE. Si va verso il commissariamento. Il Consiglio dei ministri ieri aveva rinviato la decisione sullo scioglimento
| L'allontamento del senatore dell'Idv Stefano Pedica, da Palazzo Chigi il 2 settembre. Il senatore ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi (Ansa) |
FONDI - Sedici consiglieri comunali di maggioranza ed il sindaco Luigi Parisella hanno presentato in blocco le dimissioni nelle mani del segretario generale dell'amministrazione fondana che le ha comunicate alla prefettura di Latina. «Abbiamo concordato la nostra condotta in una riunione che ha raccolto tutta la maggioranza del Comune di Fondi. Il consiglio comunale ora è formalmente decaduto, da lunedì ci sarà un commissario». Il sindaco Parisella (Pdl) ha spiegato così le dimissioni, ma non ha chiarito se la decisione della maggioranza servirà a bloccare la decisione del governo sulla richiesta di scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose inviata oltre un anno fa dal prefetto di Latina Bruno Frattasi. «Non ci interessa - ha detto Parisella - Per noi le dimissioni rappresentano solo la liberazione da una vicenda che ci ha logorato».
L'EPILOGO - E' l'epilogo di una vicenda lunga tredici mesi, cioè da quando il prefetto di Latina Bruno Frattasi ha inoltrato al ministro dell'Interno la richiesta di scioglimento dell'amministrazione per infiltrazioni mafiose, sulla base di un lungo dossier stilato dalla commissione d'accesso che ha passato al setaccio la macchina amministrativa. In questi mesi - costellati dal rinvio della decisione da parte del consiglio dei ministri - diverse operazioni della Dda si sono concentrate sui funzionari pubblici e su un ex assessore fondano, oltre ad aver portato agli arresti di due esponenti della 'ndrangheta – Carmelo e Venanzio Tripodo. E' stata anche necessaria una seconda relazione del Prefetto, maggiormente dettagliata rispetto alla prima, sulla scorta del nuovo pacchetto sicurezza.
VERSO LO SCIOGLIMENTO - Proprio venerdì il consiglio dei ministri, ha aggiornato la discussione sullo scioglimento per approfondire la notizie delle possibili dimissioni di Sindaco e maggioranza, divenute oggi irrevocabili. Ma questa mossa, suggerita a Parisella ed ai suoi uomini dai vertici del Pdl locale, secondo fonti prefettizie non fermerà l'eventuale decisione sullo scioglimento per mafia all'ordine del giorno nella prossima riunione dell'esecutivo. Qualsiasi possa essere il pronunciamento finale del consiglio dei ministri, il Comune verrà comunque commissariato.
IL COMMENTO DI PEDICA - «Le dimissioni del sindaco e della giunta del Comune di Fondi rappresentano solo l'ennesimo atto mafioso. Sulla indubbia moralità di certi personaggi basta leggere le relazioni del prefetto Frattasi. Sanno di mentire e continuano a farlo, sanno che questa mossa, mafiosa, serve a loro per non sciogliere ma per commissariare un comune mafioso, con un prefetto in pensione già contattato dai Fazzone-Parisella per potersi ricandidare ancora una volta, cosa che non potrebbero fare se fosse sciolta dal governo in base all'ultima legge del luglio 2009», dichiarail senatore Idv Stefano Pedica, che ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi. «Tutto ciò, fa supporre che è in atto un'azione camorristica criminale nei confronti dello Stato e contro un prefetto che con le sue relazioni, ha smascherato e colpito la politica locale e nazionale del sud pontino. Chiederò al mio partito di farmi aderire alla commissione antimafia per vederci chiaro».
Michele Marangon
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19/09/2009
Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci
Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci
Al duomo Il cardinale striglia la politica:«Il Sud è uscito dall'agenda politica, ma non ci dobbiamo rassegnare»
Il prodigio di San Gennaro
NAPOLI - Si ripete il prodigio del sangue di San Gennaro, ma il cardinale Sepe «striglia» la politica, nazionale e locale. Alle ore 9.57 il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha annunciato che nella cattedrale di Napoli si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro. La teca, con le due ampolle contenenti il sangue del patrono di Napoli, è stata mostrata ai fedeli dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. Lo sventolio del fazzoletto bianco dall’altare è stato accolto da un lungo applauso dai fedeli.
IL MONITO DI SEPE - Parole dure del cardinale, nel corso dell'omelia di San Gennaro. «I problemi del sud sono scomparsi, per lungo tempo, da un’agenda politica troppo impegnata a turare le altre falle che via via si aprivano». ha detto. «Ma il Mezzogiorno non può continuare a essere la falla permanente della storia d’Italia; così come Napoli non può rassegnarsi a tenere saldamente il titolo della città dell’emergenza». «La mancanza di lavoro è forse il primo dei problemi che tengono in ostaggio Napoli», ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale. «Lavoro significa un guadagno onesto, lavoro significa la possibilità di rendersi utile e di esprimere le proprie competenze. In una parola, lavoro è dignità, ciò a cui tutti gli uomini hanno diritto». Sepe ha poi fatto riferimento ai temi dell’integrazione con gli immigrati: «Siamo, nonostante le poche risorse, la città dell’accoglienza. Le porte di Napoli sono aperte a tutti e il volto della comunità esprime ora una multiculturalità diffusa e accettata». Poi l'ultimo colpo alla politica, ma anche al ceto intellettuale e alla gente comune: «Non possiamo restare immobili di fronte all’inevitabile, non possiamo restare vittime della nostra commiserazione, sperando di commuovere qualcuno e spronarlo a porre attenzione alla nostra storia futura».
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01/09/2009
Veltroni fa il commissario antimafia ma chiude gli occhi sul vero "delitto"
Veltroni fa il commissario antimafia ma chiude gli occhi sul vero "delitto"
L’ex sindaco di Roma, in campo per lo scioglimento del Comune di Fondi, si dimentica dei guai ben peggiori di un paese campano. Guidato dal Pd

C’è consiglio comunale e consiglio comunale. Per Walter Veltroni, disoccupato della politica diventato professionista dell’antimafia, quello «mafioso» è solo quello di Fondi, a guida centrodestra, di cui da settimane chiede lo scioglimento «per l’evidente intreccio tra poteri criminali e politica». Un attivismo senza precedenti per la legalità, che ovviamente sta a sinistra e mai a destra. Mai una parola su un altro comune poco distante, a guida Pd, che vanta il non invidiabile record di esser stato il primo consiglio comunale ad essere stato sciolto dall’attuale governo, per conclamate infiltrazioni camorristiche. Parliamo di Castello di Cisterna, 7mila anime in provincia di Napoli. Pochi chilometri quadrati ma con un fitto grumo d’interessi edilizi su cui hanno messo le mani le due potenti cosche locali: Rega e Ianuale. A guidare la giunta, prima del ciclone del 3 luglio, erano il sindaco dello Sdi, Aniello Rega, e il suo vice del Pd, Clemente Sorrentino. La Commissione d’accesso antimafia non aveva perso tempo per insediarsi dopo le elezioni comunali vinte dal centrosinistra nel maggio del 2006. Pochi mesi dopo arriva la richiesta di scioglimento approvata dal governo poche settimane fa.
«Una decisione politica, questo non è un comune condizionato dalla camorra. Aspettiamo le motivazioni del decreto, poi agiremo anche con ricorsi e, se serve, azioni legali con richieste di risarcimenti», sostiene Sorrentino. Non la pensa così il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, componente della Commissione antimafia, che per mesi ha chiesto di mandare a casa il sindaco e i suoi consiglieri «colpevoli» di non aver saputo respingere le richieste della camorra.
Le dettagliate interrogazioni del deputato riguardavano, ad esempio, l’informativa antimafia del prefetto, ignorata, che invitava il sindaco a revocare le autorizzazioni a favore del ristorante della moglie del boss Giovanni Rega; la direzione dei lavori, da parte del vicesindaco, per la costruzione di una sopraelevazione del palazzo della madre del boss Ianuale; o le spese del matrimonio di un assessore pagate con danaro pubblico da un ex consigliere regionale inquisito per mafia. Al centro del lavoro dei commissari ci sono in particolare le presunte connivenze tra alcuni esponenti della maggioranza e i parenti di due boss della malavita su atti amministrativi e interessi edilizi.
I commissari hanno spulciato i documenti su appalti pubblici, concessioni edilizie e politiche ambientali. Setacciati gli atti sugli affidamenti diretti dall’ente a varie ditte. «Le conclusioni della commissione di accesso agli atti amministrativi e quelle di vari organismi di polizia andavano nella stessa direzione - afferma Laboccetta - quella delle infiltrazioni mafiose nel comune». Ma per il centrosinistra locale, quello del deputato Pdl era «sciacallaggio politico». A giugno, nonostante il lavoro della Commissione, il sindaco Rega non ha esitato ad avviare i preparativi per candidarsi alle provinciali di Napoli. La marcia indietro è arrivata probabilmente con le voci di un imminente scioglimento della giunta. Che l’amministrazione di Rega navigasse in acque poco limpide lo si era capito anche da un’altra inchiesta, che ha coinvolto l’assessore Giosafatte Nocerino, che nel 2004, quando era nella Margherita, si fece pagare, questa è l’ipotesi della procura di Napoli, il pranzo nuziale con 20mila euro provenienti dai fondi della Regione. I soldi li avrebbe ricevuti dall’ex consigliere regionale Roberto Conte, ex Margherita poi Pd, arrestato nel 2008 e condannato il 4 giugno per concorso esterno in associazione mafiosa. Non c’è solo Fondi. Qualcuno lo faccia presente al commissario Veltroni.
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24/07/2009
Blitz di un dipietrista, la Gelmini lascia la sala stampa
Blitz di un dipietrista, la Gelmini lascia la sala stampa
MOTIVO DELL'IRRUZIONE IL MANCATO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI FONDI. Pedica irrompe a Palazzo Chigi. Il ministro, interrotto, va via: «L'Idv forza democratica, complimenti.. »
ROMA - Blitz del parlamentare Stefano Pedica a Palazzo Chigi. L’esponente dell'Italia dei Valori ha preso la parola in sala stampa subito dopo l’arrivo del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che intendeva illustrare l’approvazione del pacchetto università in Consiglio dei ministri. Scopo del blitz di Pedica avere delucidazioni dalla Gelmini sui motivi del mancato via libera del Consiglio dei ministri allo scioglimento del Comune di Fondi, in provincia di Latina, per infiltrazioni mafiose.
«DOBBIAMO PARLARE ANCHE SE OSCURATI» - Di fronte all’insistenza di Pedica, il ministro Gelmini, pur assicurando che della questione si occuperà «uno dei prossimi Consigli dei ministri», ha preferito comunque lasciare la sala stampa, «occupata» dal senatore Idv, senza nemmeno iniziare la prevista conferenza stampa. «L'Idv è sempre una forza molto democratica, complimenti...» ha detto ironicamente il ministro rivolgendosi al senatore dipietrista. La conferenza è stata così trasferita presso la sala verde di Palazzo Chigi, mentre Pedica ha «occupato» la sala stampa, dove sono state spente le luci. «Ci oscurano - ha detto il senatore Idv - ci tolgono la voce in Parlamento e in televisione. Noi siamo come in Iran, dobbiamo parlare anche se oscurati, dobbiamo fare come Mousavi». Mentre raggiungeva la sala verde con i giornalisti per la conferenza stampa, il ministro Gelmini ha sdrammatizzato l'episodio con una battuta: «Dopo aver toccato il fondo con Fondi - ha detto scherzando - ora parliamo di altri fondi... dell'università». Intanto, Palazzo Chigi nel consueto comunicato stampa al termine del Cdm ha confermato che la decisione di rinviare alla prossima riunione la decisione sullo scioglimento del consiglio comunale di Fondi.
«ESCALATION DI ARROGANZA» - Il Pdl ha duramente condannato l'irruzione di Pedica, accusando l'Italia dei Valori di «prepotenza». «Il blitz contro la Gelmini è solo l'ultimo atto di una escalation di arroganza che, fra girotondi intorno al Quirinale, offese quotidiane, appelli inverosimili lanciati all'estero, dimostra la chiara volontà di porsi fuori dal sistema e dalle civili regole democratiche» ha detto in una nota Barbara Saltamartini, deputata e responsabile delle Pari opportunità del Pdl.
18:14 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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28/05/2009
C’è la crisi, e le città americane si "suicidano"
C’è la crisi, e le città americane si "suicidano"
Di solito quando un comune non ce la fa più, dichiara la bancarotta, come fanno molti privati. Il che permette di annacquare le perdite e ripartire. Ma la recessione è così pesante da rendere inefficiente, in molti casi, anche questa sofferta soluzione. E allora non resta che giocare l'ultima opzione consentita dalle leggi statunitensi, quella dello scioglimento, e considerata fino a poco tempo fa poco più che folkloristica.
La usavano, infatti, solo villaggi sperduti e quasi disabitati. Sconfitti dalla demografia, non dalle finanze. Storie che piacevano tanto alle televisioni, a caccia di storie amarcord. Che romantico il paesino sperduto nella natura che, tagliato dalle grandi rotte economiche, era costretto ad arrendersi alla modernità. In California l'ultimo caso, quello di Cabazon, risaliva al 1972.
Ma ora è diverso e il contesto tutt'altro che nostalgicamente romantico. Le cittadine quasi svenate sono numerose nella stessa California, nello Stato di Washington, in Colorado; perché la crisi riduce le entrate dei comuni e moltiplica le uscite; anche quando sono abitate da milionari, che anziché contribuire alle difficoltà comunali preferiscono trasferire la residenza.
Per circa sei mesi, da quando il fallimento della Lehman Brothers ha fatto precipitare le Borse, i sindaci hanno tentato di resistere, ad esempio emettendo titoli municipali, che sono stati classificati come «obbligazioni spazzatura» e nessuno li ha comprati. Poi hanno deciso di gettare la spugna. Le case restano, le vie anche, ma spariscono il municipio, il consiglio comunale, qualunque ente pubblico. I cittadini continuano a pagare le tasse, ma il gettito non finanzia più i bisogni della collettività e viene usato per ripianare i debiti, per quanto possibile. Il vantaggio è che la Contea o, in caso di impossibilità, lo Stato, è tenuto a garantire alcuni servizi essenziali, come la fognatura o le forniture d'acqua, e a rilevare i fondi pensioni dei dipendenti pubblici.
Nello Stato di Washington il passo è già stato compiuto da Mesa, un villaggetto, in California da Rio Vista, una cittadina con 8mila abitanti, fondata nel 1893; la prossima nella lista è Vallejo, che di residenti ne ha ben 126mila. E così la faccenda si fa seria; perché le dimensioni sono considerevoli. Nell'Ottocento fu per ben due volte capitale dello Stato e oggi è famosa per i suoi Parchi di divertimento. È la più grande città della California ad aver proclamato la bancarotta e ora rischia di sparire, perlomeno nominalmente.
Sempre che lo Stato o la Contea accetti di “adottare” la città morente. Diversi giuristi, infatti, contestano l'obbligo di garantire i servizi essenziali; soprattutto di questi tempi. La California è a sua volta sull'orlo del fallimento e non può accollarsi nuovi oneri, né, d'altronde, contare sul governo federale, il cui debito pubblico è alle stelle. Obama ha già fatto sapere di non poterla salvare. Si profila così uno scenario inimmaginabile, quello che le città muoiano davvero, trasformandosi in borghi privi di autorità e dove nulla funziona. Città senza identità, senza volto, senza futuro.
09:26 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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