08/11/2010

Imprenditore scomparso, trovata l'auto in un lago

Imprenditore scomparso, trovata l'auto in un lago

La svolta nelle ricerche a Sambuca Pistoiese. Carlo Generali, titolare della catena di negozi «Carla G.», non dà notizie di sè dalla notte tra mercoledì e giovedì. Era stato a una cena a Prato e si era messo in viaggio sulla Porrettana verso casa, nel Bolognese

Continua...


30/09/2010

Bancario scappa con quattro milioni La lettera: ho fatto beneficenza

Bancario scappa con quattro milioni La lettera: ho fatto beneficenza

Stefano Berton, 57 anni, è capogruppo del Pd in Comune a Este. Scomparso dal 27 settembre, ha annunciato che si consegnerà l'11 ottobre

Continua...


06/08/2010

Si costituisce la guardia giurata che era fuggita con 900mila euro

Si costituisce la guardia giurata che era fuggita con 900mila euro

Aniello Pastore si era dileguato mercoledì scorso. La somma di denaro non è però ancora stata recuperata

 

NAPOLI - Aniello Pastore, il vigilante di 44 anni che mercoledì scorso si era dileguato con 900 mila euro in contanti che trasportava sul furgone portavalori della società Ipervigile, si è costituito davanti al colonnello Fabio Cagnazzo, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna (Napoli). L'uomo, accompagnato dal suo legale, l'avvocato Rosario Pagliuca, ha motivato il suo gesto spiegando che è stato spinto , nè ha ancora indicato il luogo dove si trovino i 900 mila euro. Ai carabinieri, che continuano le indagini, ha consegnato la pistola d'ordinanza.


14/07/2010

Intrigo Usa-Iran, lo scienziato Amir: “Così mi hanno rapito”

Intrigo Usa-Iran, lo scienziato Amir: “Così mi hanno rapito”

Parla Shahram Amiri, il fisico nucleare misteriosamente scomparso nel 2009 e riapparso lunedì a Washington. L’Iran ha accusato la Cia di averlo prelevato con forza. Stati Uniti: nessun sequestro, era in America di sua volontà

 

 

“Ho attraversato due strade, un furgone bianco si è fermato davanti a me. C’erano tre persone nel veicolo: un autista, un’altra persona con la barba vestita in modo formale e una terza sul sedile posteriore. Anche questa era vestita in modo formale. In lingua Farsi mi hanno detto di far parte di un gruppo di pellegrini e hanno aggiunto: andiamo verso una moschea e saremo felici di portare anche te”. Così Shahram Amiri, lo scienziato nucleare iraniano misteriosamente scomparso nel 2009 e riapparso lunedì a Washington dicendo di esser stato rapito dalla Cia durante un pellegrinaggio in Arabia Saudita e trattenuto per 14 mesi, racconta a una televisione danese alcuni dettagli del suo sequestro.

E continua: “Stavo per entrare nel furgone e quando ho aperto la porta per sedermi la persona sul sedile posteriore mi ha puntato una pistola e mi ha detto: stai tranquillo non fare rumore. Il governo israeliano vuole assumersi tutte le responsabilità di questa vicenda. Hanno detto: se non l’obbligate a cooperare siamo pronti a prenderci le responsabilità di questo rapimento, prendere in custodia questa persona e obbligarla a parlare. Se non parla lo terremo nelle nostre prigioni segrete e daremo informazioni false a suo nome ai media, che verranno usate per danneggiare la repubblica islamica dell’Iran”.


Lo scienziato iraniano nucleare, Shahram Amiri, ha lasciato ora gli Stati Uniti e ha annunciato che al suo arrivo a Teheran racconterà ai media iraniani tutti i particolari del suo "sequestro". Amiri è partito da Washington con un volo diretto verso un Paese terzo, da cui prenderà una coincidenza per l'Iran. La repubblica islamica ha accusato gli Stati Uniti di aver rapito lo scienziato, che ha lavorato per l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, ma secondo altre fonti avrebbe scelto liberamente di collaborare con Washington fornendo informazioni sul programma atomico iraniano e in questo ultimo anno avrebbe vissuto in Arizona, prima di decidere il rimpatrio per le pressioni ricevute dalla sua famiglia. Per il Dipartimento di Stato Usa Amiri non è stato né rapito dalla Cia, né imprigionato negli Usa né torturato. Amiri era negli Stati Uniti "di sua volontà ed è libero di andarsene se vuole", ha detto il segretario di stato Hillary Clinton. E il portavoce del Dipartimento ha sottolineato: "Non posso dire se Amiri abbia dato informazioni sul programma nucleare iraniano”.


10/05/2010

L'appello di Terence Hill: «Ridatemi i ricordi di mio figlio»

L'appello di Terence Hill: «Ridatemi i ricordi di mio figlio»

AVEVA APPENA RICEVUTO IL PREMIO DAVID ALLA CARRIERA INSIEME CON BUD SPENCER. L'attore è stato derubato del portafoglio in via Condotti: dentro le foto del ragazzo scomparso nel '90

 

ROMA - Stava tornando dal Quirinale. E stava andando dal suo amico Ermanno Olmi. Aveva appena ricevuto il David di Donatello alla carriera insieme al suo storico amico-collega Bud Spencer. E mai immaginava che quel giorno lo avrebbe ricordato per un altro motivo. È disperato Terence Hill. O Mario Girotti.

Bud Spencer e Terence Hill ricevono il Premio David alla carriera (Ansa)
Bud Spencer e Terence Hill ricevono il Premio David alla carriera (Ansa)

IL FURTO - Due giorni fa è stato derubato in via Condotti, a Roma. Gli hanno sfilato il portafoglio, racconta al Messaggero, «non mi sono accorto di niente, è incredibile, non riesco a spiegarmi come possano aver fatto». Ma non è il furto del portafoglio a renderlo triste. Perché l'ex «Trinità» oggi «Don Matteo» lì ci conservava qualcosa di più prezioso delle banconote. «Ci tenevo una foto cui tenevo molto - spiega - e delle lettere, non mi preoccupo per i soldi, ma per quei ricordi che per me hanno un valore inestimabile».

Ross Hill e suo padre Terence in una scena del film «Renegade»
Ross Hill e suo padre Terence in una scena del film «Renegade»

IL FIGLIO SCOMPARSO - E subito viene in mente quel ragazzo scomparso in un incidente stradale nel 1990. Si chiamava Ross ed era il suo figlio adottivo. Avevano anche recitato insieme in Don Camillo (1983) e Renegade - Un osso troppo duro (1987). Erano molto legati. Ma il 15 gennaio 1990, il ragazzo, appena 17enne, muore in un incidente stradale a Stockbridge (Massachusetts) insieme con un amico. La morte di Ross provoca in Terence Hill una profonda crisi depressiva, cui riesce ad uscire verso la fine degli anni '90 con la partenza della serie tv «Don Matteo», di cui l'attore veneziano è protagonista. Quelle foto e quei biglietti conservati nel portafoglio sono per Hill un legame a quel figlio scomparso troppo presto. Perciò si appella ai ladri: «Dei soldi non m'importa, ma ridatemi i ricordi di Ross».

Redazione online


09/03/2010

Addio a Tonino Carino, che fu un mito di 90° minuto

Addio a Tonino Carino, che fu un mito di 90° minuto

 

Scompare ad appena 65 anni dopo una grave malattia uno dei più popolari volti della storica trasmissione Rai. Fra gli anni '70 e '80 raccontò, in collegamento da Ascoli, tante indimenticabili domeniche di calcio.

 

 

 

Se ne va un personaggio che ha accompagnato tante domeniche di calcio italiane. Un volto popolare, con la sua vocina e l'espressione modesta di chi non voleva essere protagonista. E' scomparso ieri sera, nella sua casa ad Ancona, Tonino Carino, soli 65 anni, uno dei giornalisti Rai protagonisti della trasmissione televisiva Rai '90° minuto', condotta  all'epoca da Paolo Valenti. Fra gli anni Settanta e Ottanta, Carino ha raccontato le vicende dell'Ascoli Calcio, presieduta da Costantino Rozzi, diventando anche un personaggio televisivo grazie alla sua  verve e al suo inciso 'Tonino Carino da Ascoli'.

Carino, che era malato da tempo, era originario di Offida (Ascoli Piceno). Ha lavorato al
Resto del Carlino, al Corriere Adriatico e, dal 1976, nella sede regionale Rai di Ancona, dove, negli ultimi anni prima della pensione, nel 2007, è stato caporedattore.

 

 


04/02/2010

La ricostruzione dell'omicidio nel racconto di Arrighi: «Due colpi alla nuca, poi sono andato al poligono»

La ricostruzione dell'omicidio nel racconto di Arrighi: «Due colpi alla nuca, poi sono andato al poligono»

 

Como, Il caso dell'armiere che ha ucciso l'imprenditore. «Aveva offeso la mia famiglia. L'ho decapitato con un seghetto»

 

La polizia scientifica lascia la pizzeria Conca d'Oro di Senna Comasco dove è stata trovata la testa dell'imprenditore Giacomo Brambilla, ucciso dall'armiere comasco Alberto Arrighi (Ansa)
La polizia scientifica lascia la pizzeria Conca d'Oro di Senna Comasco dove è stata trovata la testa dell'imprenditore Giacomo Brambilla, ucciso dall'armiere comasco Alberto Arrighi (Ansa)

COMO - «Signor giudice, quando ho sentito quella frase sulla mia famiglia, non ci ho visto più. E ho sparato...». Quale frase può aver mai fatto perdere completamente il senno ad Alberto Arrighi, l’armiere comasco che ha ucciso Giacomo Brambilla, l’ha decapitato bruciandone la testa in un forno e ne ha abbandonato il corpo in una sperduta località a 150 chilometri da Como?

Questa: «Ho detto al Brambilla che non stava rovinando solo me, ma anche mia moglie e le mie figlie. Lui mi ha risposto: "Bello, di tua moglie e delle tue figlie non me ne frega niente!". Poi è successo tutto». «Tutto» è contenuto nel verbale di interrogatorio, il primo sostenuto da Arrighi negli uffici della questura di Como, davanti al pm Antonio Nalesso e all’avvocato difensore Ivan Colciago e dal quale è scaturito il fermo dell’uomo. Per due ore l’armiere, incensurato, consulente della procura, amico di tanti poliziotti e carabinieri, racconta con lucidità i dettagli raccapriccianti del delitto. Uno riguarda la decapitazione: «Ho usato un seghetto, ho fatto tutto da solo, mio suocero non c’entra». Arrighi, nella confessione, tenta in tutti i modi di scagionare Emanuele La Rosa, il suocero che assieme a lui è sottoposto a fermo (ma solo per distruzione di cadavere, non per l’omicidio).

Alberto Arrighi nella sua armeria a Como
Alberto Arrighi nella sua armeria a Como

Il magistrato concentra tuttavia la sua attenzione sui rapporti tra Arrighi e la vittima: lì è contenuto il movente del delitto, i cui contorni sono ancora da definire. Così li ha raccontati il fermato: «Conoscevo il Brambilla perché in passato era stato mio cliente. Verso settembre si è ripresentato da me e pareva che fosse al corrente delle difficoltà economiche che sto attraversando. "Non capisco come un negozio come questo, nel centro di Como, non riesca a sfondare" e si è proposto di aiutarmi nella gestione». Il primo aiuto consiste in un prestito di 70-80 mila euro. Da lì in avanti la presenza del creditore nella vita di Arrighi si fa via via più costante. «Era un incubo. Mi telefonava anche 10-15 volte al giorno, mi impartiva ordini, voleva spadroneggiare». E si giunge alla stretta finale: Brambilla propone all’interlocutore di diventare socio nel negozio con una quota del 99 per cento. Alla famiglia, proprietaria dell’esercizio dal 1938, restano solo le briciole.

È di questo che si parla nell’appuntamento fatale di lunedì. «La lite si è accesa, ho visto il Brambilla che metteva mano alla cintola, temevo mi stesse sparando. Poi ha pronunciato quella frase sulla mia famiglia. Si è girato e ha fatto due passi verso il retro. Ho preso una calibro 22 dal tavolo e gli ho sparato due colpi alla nuca». La sequenza è ripresa anche dalle telecamere del negozio. In seguito Arrighi compie una serie di atti senza logica e senza speranza: «Ho lasciato il cadavere in negozio e sono partito sul Cayenne del Brambilla. Arrivato a Nova Milanese l’ho abbandonato a un distributore della Shell e ho buttato via le chiavi. Sono tornato a Como in taxi e sono andato al poligono a sparare».

E poi lo scempio sul cadavere: «La decisione di bruciare la testa nel forno della pizzeria? Volevo rendere il corpo irriconoscibile». Polizia e procura ora metteranno al vaglio questa confessione con alcuni elementi oggettivi di cui nel verbale non ci sarebbe traccia. Ad esempio: Arrighi parla di due colpi. Dall’esame del cadavere gli spari risultano invece tre, uno dei quali esploso dall’armiere con una calibro 40 che il Brambilla aveva con sé al momento del delitto. C’è poi il mistero di 100 mila euro in contati sequestrati nella pizzeria del suocero: non sono di Arrighi né di La Rosa, forse appartenevano alla vittima.

Claudio Del Frate



02/02/2010

Como, armiere uccide e fa a pezzi il socio. Si indaga su un grosso debito

Como, armiere uccide e fa a pezzi il socio. Si indaga su un grosso debito

 

Lunedì sera in pieno centro cittadino. Agghiacciante delitto compiuto dal gestore di un negozio di armi. Il cadavere ritrovato vicino a Domodossola

 

 

COMO - Ha dato un appuntamento al benzinaio, socio in affari, nel suo negozio di armi, per parlare. Gli doveva dei soldi, tanti soldi: si parla di 200 mila euro. Ma qualcosa è andato storto, e l'armiere ha fatto fuoco. Poi si è disfatto del corpo, facendolo a pezzi. Ma gli è servito a poco, perché le forze dell'ordine hanno scoperto il delitto e lo hanno fermato per omicidio volontario. Il corpo mutilato della vittima è stato trovato dopo alcune ore dalla polizia nei pressi di Domodossola, in Piemonte, su indicazioni date dall'assassino.

IL DELITTO - L'omicidio è stato commesso lunedì sera nel retro dell'armeria Arrighi di via Garibaldi, nel centro storico di Como. Il gestore, ora in stato di fermo, è Alberto Arrighi, 40 anni. La sua fedina penale è perfettamente pulita; l'uomo lavorava addirittura come consulente balistico per la Procura. Pare assodato che da qualche tempo versasse in notevoli difficoltà economiche: nel novembre scorso aveva licenziato il personale del negozio di armi e articoli per cacciatori. La vittima è un imprenditore comasco, Giacomo Brambilla, 43 anni, pure incensurato, titolare di vari distributori di benzina Shell della zona. Secondo quanto si è potuto apprendere i due, che erano in rapporti di affari, avrebbero avuto una discussione, sino al tragico epilogo: Arrighi avrebbe ucciso Brambilla a colpi di pistola, utilizzando un'arma che la polizia questa mattina ha rinvenuto nella vetrina dell'armeria, sembra su indicazione dello stesso Arrighi. Da qui il fermo per omicidio volontario.

LA DENUNCIA - Il provvedimento è scattato dopo che la convivente di Brambilla, durante la notte, ne aveva denunciato la scomparsa. La donna ha parlato di un appuntamento che il compagno aveva con l'Arrighi nel suo negozio. Entrati nell'armeria, gli agenti della polizia hanno trovato tracce di sangue, ma non il cadavere. In mattinata è scattato il fermo di Arrighi, che è stato portato in questura per essere interrogato dalla squadra mobile e dal magistrato di turno. L'uomo ha ammesso il delitto e ha dato agli agenti le indicazioni per ritrovare il cadavere. Nel primo pomeriggio di martedì il corpo, mutilato e decapitato, è stato trovato nei pressi di Domodossola, in Piemonte, a circa 140 chilometri di autostrada da Como.

Claudio Del Frate


29/11/2009

Cuoco italiano sparito dalla nave durante la crociera

Cuoco italiano sparito dalla nave durante la crociera

 

Sulla tratta di mare tra Aruba e Cartagena. Lavorava su una delle navi più belle del mondo. La famiglia non riceve sue notizie dal 25 novembre scorso

 

 

Stava lavorando su una delle più belle navi del mondo, di fatto il sogno della sua vita: cucinare viaggiando. Perché Angelo Faliva, 32 anni, cremonese, ci era riuscito. Diploma alberghiero, gavetta nei piccoli ristoranti, fino ad approdare a Londra e nelle isole Bermuda. Secondo cuoco, appena sotto il grado di chef, era poi arrivato a imbarcarsi sulle linee Princess, le crociere di lusso. Ci lavorava dal 2006.

Ci è rimasto fino al 25 novembre scorso. Quando, sulla tratta di mare tra Aruba e Cartagena (Colombia), Angelo è sparito. Del cuoco viaggiatore si sono perse le tracce dalle 20,15, quando il giovane è uscito dalla cucina per scomparire nel nulla. Che cosa è successo ad Angelo Faliva? Se lo chiede la famiglia in contatto con lui via mail. «Ho ricevuto sue notizie il 24 — racconta la sorella Chiara —, era contento, sereno, scriveva che stava per arrivare ad Aruba, e mi chiedeva di salutare tutti». Adesso sembra iniziato un incubo. «Il 26 ci hanno avvertito che Angelo era scomparso— spiega Chiara —, lo hanno cercato a bordo, hanno setacciato la nave, ma di lui nessuna traccia». La Farnesina sta seguendo il caso: «È un mistero, dobbiamo capire che fine ha fatto». Le ricerche della polizia locale continuano anche oggi.

Gra. Mot.


14/10/2009

Pizzul: «Io morto sul web? Ridiamoci su»

Pizzul: «Io morto sul web? Ridiamoci su»

 

La falsa notizia e quel messaggio su yahoo! Bufala sulla Rete: «Il telecronista è scomparso». Poi arriva la smentita: «Mi hanno chiamato in centinaia»

 

TRIESTE - Stava giocando a scopa. A un certo punto il telefono ha iniziato a squillare insistentemente. Volevano capire se fosse morto davvero, come qualcuno aveva scritto su Internet. E invece, per fortuna, Bruno Pizzul è vivo e vegeto. «Però ho dovuto spegnere il cellulare per la quantità di chiamate che ho ricevuto - racconta il telecronista. - Stavo facendo la mia consueta partita a scopa al mattino e mi distraevano continuando a chiedermi notizie». Ma com'è successo, secondo lei? «Non vorrei che nonostante la preoccupazione che c'è per l'utilizzo del palloncino anti-alcol da parte delle forze dell'ordine - scherza Pizzul - qualcuno abbia esagerato e si sia lasciato andare a questa boutade».

BUFALA - Una "bufala" nata sulla Rete, quella sulla morte di Pizzul. E che, attraverso la Rete, in poche ore, si diffonde in tutta Italia. Rimbalzando tra siti, forum, blog... e bar: «Ma è vero che Pizzul è morto»?. Qualcuno conferma, assicurando che sui campi di calcio sarà osservato un minuto di silenzio in suo onore. Anche Wikipedia ci casca in pieno, tanto da aggiornare la pagina dedicata al telecronista: «Il 13 Ottobre 2009, all'età di 71 anni, muore nella sua abitazione di Udine colto da un infarto». Ma la celebre enciclopedia online è costretta ben presto a correggere l'errore. Perché di questo si tratta.

QUEL MESSAGGIO - Spulciando in Rete, c'è un messaggio "sospetto" che appare tra le pagine di "Yahoo! Answers" (data: 13 ottobre). «Mamma mia... è morto Bruno Pizzul! - scrive un utente - Abito nella zona di casa sua.. Mezz'ora fa l'hanno portato via in ambulanza! La voce è che sia morto.. mamma mia sono sconvolto... era un grande». Tra gli utenti il dibattito si fa acceso: c'è chi dà credito alla notizia, chi la smentisce seccamente. Fatto sta che la "bufala" ci mette poco a diffondersi sul Web: da Facebook, dove gli ammiratori del giornalista pubblicano le loro commosse frasi di addio, a Google News, che "pesca" in automatico l'articolo (poi rimosso e rettificato) del "Giornale del Friuli libero". «Non ho la più pallida idea di chi possa aver messo in rete questa notizia - commenta - ridiamoci su!». Ah, un'ultima cosa: «Ringrazio coloro che si erano già preoccupati di mandare le condoglianze...». Per chiuderla con un sorriso.

corriere.it