12/07/2011

La denuncia della sorella della Fallaci: «Firma falsa sul testamento di Oriana»

La denuncia della sorella della Fallaci: «Firma falsa sul testamento di Oriana»

Paola Fallaci ha presentato un esposto alla procura di Firenze. Indagato il nipote di Oriana, figlio di Paola, ed erede universale, rigetta le accuse: sono addolorato

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11/11/2010

Le lingue antiche per lo sviluppo intellettivo

Le lingue antiche per lo sviluppo intellettivo

Marta Cassieri, professoressa del Liceo Montessori di Perugia , esalta le lingue antiche  come strumenti fondamentali per lo sviluppo intellettivo dei giovani.

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06/03/2010

Come si diventa perfetta webcam-girl

Come si diventa perfetta webcam-girl

 

L'INTERVISTA. Helen, milanese 27enne, ha scritto un manuale con i consigli per chi vuole fare questo lavoro

Corriere della Sera

 

 

«Tranquillizzatevi mamme, non dispenserò consigli alle vostre bambine portandole sulla cattiva strada, perché a quello ci pensano già molte famiglie». Siamo a pagina 8 del «Manuale della perfetta webcam girl», appena uscito nelle librerie per la casa editrice Mursia. A scrivere è Helen, nickname dietro cui si nasconde una giovane milanese di 27 anni, che da quando ne aveva 22 si guadagna da vivere sulle chat erotiche. Una, per intenderci, che nessuna mamma vorrebbe mai come amica delle proprie figlie. Lei lo sa, ma dal 2007, anno di pubblicazione del «Diario di una webcam girl», ha deciso di uscire allo scoperto e diventare la paladina delle tante ragazze che fanno il suo mestiere. «Solo sul portale dove lavoro io siamo in tremila, fare i bacchettoni è inutile».

Ma c’era bisogno di una guida?
«Dopo il “Diario di una webcam girl” ho ricevuto tante critiche, ma sono stata anche contattata da molte ragazze che mi chiedevano i trucchi del mestiere, perché magari non sapevano a che siti rivolgersi, si vergognavano o avevano paura di ritrovarsi qualche cliente fuori di testa sotto casa. Con la mia guida sapranno come muoversi».
Lei scrive che l’unico modo per evitare rogne è mantenere l’anonimato, ma tra libri, interviste e fotografie non è che si sia attenuta granché a questa regola.
«C’è un limite, l’essenziale è non svelarsi troppo quando si chatta: io per esempio in quei momenti non faccio mai vedere il mio viso, non voglio che circolino video porno su Internet a mia insaputa».
Com’è diventata una webcam girl?
«Cinque anni fa me ne ero andata di casa, per mantenermi facevo la commessa part-time. Non riuscivo a trovare altri lavori né a pagare le bollette. Un giorno nella posta elettronica trovo il messaggio di un sito di chat erotiche, mi incuriosisco, inizio a provare. Nel contempo vengo licenziata. Così eccomi qua, webcam girl di professione».
I suoi genitori lo sanno?
«Certo, non hanno festeggiato alla notizia, ma dato che sono sempre la stessa di prima, una ragazza tranquilla, con dei valori, mi hanno capita. Idem il mio ragazzo: sono fidanzatissima da 7 anni, lui sa che online recito solo una parte, un personaggio».
È il suo unico mestiere?
«Sì, con quattro ore di lavoro al giorno metto via in media duemila euro al mese. Ma non era così all’inizio, ora ho un buon giro».
Lo fa solo per soldi?
«No, mi diverto, sono un’esibizionista e mi piace parlare, conoscere gente nuova».
Come avvengono i pagamenti?
«Ogni ragazza decide la propria tariffa: sul portale a cui sono registrata si va da un euro a 3,50 euro per ogni minuto di chat, il 50 per cento va al sito, l’altra metà a me. In più si possono vendere foto, video, contatti e-mail, numeri di cellulare, biancheria intima».
È qui che il gioco diventa pericoloso?
«Diciamo che non bisogna essere ingenue: mai dare il numero di cellulare che si usa nel quotidiano, meglio averne uno ad hoc, così se qualcuno inizia ad assillarti puoi cambiarlo».
Le è capitato?
«Capita che degli utenti mi dicano che si sono innamorati di me: iniziano a fare i gelosi, mi cercano di continuo, scrivono online che siamo fidanzati per rovinarmi la piazza. Ma basta fargli capire che non c’è trippa per gatti e la smettono. Solo una volta mi sono spaventata».
Che cos’è successo?
«Il deejay di una nota emittente radiofonica nazionale ha iniziato ad essere ossessivo, mi tempestava di sms, mi diceva che sarebbe venuto a prendermi sotto casa. Non sapeva dove abitavo, ma ero lo stesso in ansia. Poi si è stufato».
Nel libro dedica un capitolo, «Viplandia», ai personaggi famosi che frequentano le chat erotiche.
«Sono molti, un celebre conduttore televisivo, qualche calciatore di serie A… La cosa assurda è che a differenza degli altri utenti non vedono l’ora di mostrarsi a viso scoperto, di farti vedere chi sono. Ti chiedono di andare a letto con loro, che poi chissà quali favori potranno farti. Ma a me queste cose non interessano».
Questo non l’ha messa al riparo dalle critiche.
«Tanti giornalisti mi hanno dato della prostituta, anche usando termini più volgari, ma se lo sono io allora lo sono tutte le modelle e le veline che sfruttano la loro immagine per fare soldi».
Le si potrebbe obiettare che loro non lo fanno al fine di eccitare…
«Che ipocrisia! Viviamo in un paese di perbenisti. Sa quanti ne ho visti in tv che davanti alle telecamere mi insultavano e una volta spente mi chiedevano dove trovarmi in Rete? Del resto i numeri parlano chiaro: il sito per cui lavoro attira dai 200 ai 300 mila utenti».
Chi sono?
«Perlopiù uomini timidi, che per un motivo o per l’altro non hanno rapporti sessuali nella vita reale. E poi mariti e fidanzati che hanno fantasie erotiche che non soddisfano con le loro compagne. Molti amano travestirsi da donna di fronte a me».
Che cosa prova per loro?
«Mi sono riproposta di non giudicare. Mi fanno ridere, però, quelli che pensano di farti godere in due secondi».

FOTOGALLERY, SE NE CONSIGLIA LA VISIONE AD UN PUBBLICO ADULTO


Raffaella Oliva


09/02/2010

La scrittrice prodigio tedesca confessa: «Il mio libro? Ho copiato tutto dal web»

La scrittrice prodigio tedesca confessa: «Il mio libro? Ho copiato tutto dal web»

 

La casa editrice, la Ullstein Verlag, ha preso le distanze dalla teenager. Tradita da un blogger la 17enne Helene Hegemann. Con il suo «Axolotl Roadkill» ha conquistato i tedeschi

 

Helene Hegemann
Helene Hegemann

Maledetta fu la combinazione CRTL+C: la giovane promessa tedesca Helene Hegemann, di soli 17 anni, ha conosciuto in breve tempo l'ascesa e la caduta dall'olimpo letterario. Con il suo romanzo di debutto Axolotl Roadkill ha fatto furore in Germania, è stata lodata dalla critica e i suoi libri sono andati subito a ruba. Tuttavia, quella che inizialmente era stata ribattezzata la «nuova stella» del panorama letterario berlinese si è ben presto dovuta cospargere il capo di cenere: «Ho copiato tutto dal web», ha ammesso ora l'adolescente. E a scovare il plagio è stato proprio il web.

BESTSELLER - Le prime esperienze col sesso, il consumo di droga, la ricerca dell'amore: questi gli ingredienti del libro che ha scalato in poche settimane le classifiche in Germania - è attualmente primo nella lista dei bestseller della rivista Der Spiegel e Die Zeit. L'autrice è finita in tutti i feuilleton, elogiata come la giovane «voce radicale della letteratura». Ora Helene Hegemann ha dovuto scusarsi pubblicamente ed ammettere l'innammissibile: ha copiato, saccheggiato il web. La sua casa editrice, la Ullstein Verlag, ha preso le distanze dalla teenager berlinese. Ma la figuraccia è fatta, non solo dalla giovane, ma anche dalla schiera degli illustri critici che hanno incoronato, forse troppo frettolosamente, la nuova star della letteratura pop.

AUTENTICITÀ - A scoprire che quei passaggi nel libro non erano tutti farina del suo sacco è stato un altro blogger, tale Deef Pirmasen. L'internauta si accorto dei molti parallellismi tra Axolotl Roadkill e Strobo, un libro uscito lo scorso anno del blogger berlinese che si firma con lo pseudonimo di Airen. Parti nel libro sono trascritte parola per parola, frutto di un semplice copia-e-incolla, l'accusa. E infatti, le similitudini sono più che evidenti. Anche Hegemann, dopo il tam tam su forum di discussione e blog, non contesta le critiche, ma ribatte: «L'originalità in ogni caso non esiste più, solo l'autenticità». E aggiunge: «Arien, dal quale ho copiato complessivamente una pagina, senza doverla modificare molto, è uno scrittore grandioso». Ciononostante, Helene Hegemann si dice dispiaciuta per aver agito distrattamente, essere stata «troppo egoista» e «non aver citato adeguatamente tutte le persone i cui pensieri e testi l'hanno aiutata».

ISPIRAZIONE - Siv Bublitz, direttrice della casa che ha pubblicato il libro sulle vicissitudini di una 16enne berlinese prende le distanze: «Abbiamo chiesto alla nostra autrice se e quali fonti ha usato, ma ci ha risposto che l'unica citazione era di David Foster Wallace». La 17enne, forse per giustificarsi, fa infine riferimento anche al mondo 2.0 nel quale è cresciuta: «Credo che il mio comportamento e il modo di lavorare sia stato del tutto legittimo; non mi faccio rimproveri, ciò può dipendere anche dall'ambiente dal quale provengo e nel quale si cerca l'ispirazione un po' dappertutto».

Elmar Burchia


25/10/2009

Carrie Fisher a teatro, come in confessionale: anni di droga anche per colpa di Liz Taylor

Carrie Fisher a teatro, come in confessionale: anni di droga anche per colpa di Liz Taylor

 

L’attrice e scrittrice, celebre per il personaggio della principessa Leila. «La mia vita distrutta dalla saga di Star Wars»


NEW YORK - Lo show inizia con la storia—vera—di un amico gay (Gregory Stevens, consulente del Partito Repubblicano) morto di overdose nel suo letto nel 2005. «Come si è accorta che era morto?», chiede una spettatrice quando Carrie Fisher incoraggia la platea a farle delle domande. «Hai mai visto un cadavere?» risponde lei, «sono blu e gialli: i colori internazionali della morte. E poi sono pessimi conversatori».

«No, non ero nuda a letto con lui», replica ad un altro, «non lo sono da 15 anni e da 20 non vado in giro sbracciata». Il pubblico esplode in un boato di applausi e risate. La magia si ripete ogni notte al Roundabout Theatre (un tempo sede della leggendaria discoteca Studio 54) dove fino al prossimo 3 gennaio la 53enne attrice, sceneggiatrice e scrittrice americana porta in scena Whishful Drinking, ispirato all’omonimo memoir: uno degli show più caldi della nuova stagione teatrale newyorchese. Sono due ore di confessionale a metà fra cabaret, commedia stand-up e sit-com, durante le quali la Fisher, sola sul palco che fa il verso a Guerre Stellari, mette in piazza gli innumerevoli scandali e gossip di un’esistenza da sempre alla mercé dei tabloid. «La mia vita è stata rovinata da Star Wars, dai miei genitori, dalla fama, dalla droga, da Hollywood e da Paul Simon» scherza, presentandosi a piedi scalzi, gli occhi attorniati da stelline argentee. È molto appesantita da quando, nel lontano 1977, appena 19enne, conquistò il mondo nei panni della provocante principessa Leila nel classico di fantascienza di George Lucas. Anche in Italia divenne un trionfo senza precedenti di merchandising. C’erano e ci sono tuttora bamboline di plastica, candele, statuette da giardino e sexy doll gonfiabili. Trent’anni più tardi, Carrie è ancora inseguita dall’ombra troppo ingombrante di quel successo.

Ma oggi ci ride sopra, con un’onestà ben più devastante di quella che aveva sfoderato in Cartoline dall’Inferno, il romanzo semi-autobiografico, ispiratore di un film di Mike Nichols sul difficile rapporto tra una madre, attrice in declino ed alcolizzata (Shirley MacLaine) e la figlia, anch’essa attrice con problemi di tossicodipendenza (Meryl Streep). In Whishful Drinking niente e nessuno sono off-limit. E così si ride quando Carrie rammenta di aver avuto solo due anni quando il padre (il cantante Eddie Fisher, famosissimo negli anni 50) divorziò dalla madre (l’attrice Debbie Reynolds, l’ex «fidanzatina d’America ») per sposare Elizabeth Taylor. «I miei erano il Brad Pitt e la Jennifer Aniston dei loro tempi, solo più pazzi e disfunzionali », ironizza, «Liz Taylor era Angelina Jolie e io sono il tragico prodotto dell’incestuosità hollywoodiana. Ecco cosa succede quando due celebrità si riproducono». Molte delle sue storie sono surreali, come la terapia antidroga che ricevette da Cary Grant o il divieto di indossare il reggiseno impostole da Lucas «perché», le spiegò il regista, «nello spazio non esistono indumenti intimi». Carrie non risparmia frecciate ai suoi due ex mariti: Paul Simon («l’ho sposato perché è un cantante nano ebreo come mio padre») e Bryan Lourd, noto agente hollywoodiano e padre della sua unica figlia (oggi 17enne), che la lasciò per un uomo. «Ho il potere magico di rendere gay o calvi tutti i miei amanti», se la ride.

Prima del debutto a Broadway, l’attrice ha inviato il copione a tutte le persone citate nello show, offrendosi di tagliare le parti che avessero trovato offensive. «Non volevo mettere in imbarazzo nessuno», spiega, «non sono una velenosa arpia, anche se lo sembro». Ma non tutti apprezzano la sua onestà senza peli sulla lingua e infatti i critici teatrali si sono spaccati in due, con le testate più prestigiose a suo favore. Il New York Times lo definisce «un’esperienza estremamente ilare»; Usa Today «pieno di vitalità e gioia di vivere» mentre per Variety è addirittura «delizioso». Ma il New York Post lo boccia senza appello come «il bordello pacchiano e da quattro soldi di una travestita logorroica che non sa chiudere il becco». «È come un orrendo incidente d’auto», gli fa eco l’influente blogger Steve on Broadway «è impossibile distogliere lo sguardo». Alla recita del 21 ottobre, giorno del suo compleanno, una coppia abbandona il teatro dopo l’intervallo «perché ne abbiamo abbastanza del narcisistico autocompiacimento di un’ex drogata convinta che i suoi casini interessino a qualcuno».

Gli attacchi più feroci sono venuti dagli ex fan di Star Wars che sulla blogosfera le rimproverano di aver tradito principessa Leila, ingrassando troppo. «Scusatemi tanto se dopo Guerre Stellari non ho mangiato solo lattuga e semi di girasole», ribatte lei dal sito carriefisher. com, «se proprio insistete smetterò di nutrirmi e di prendere gli psicofarmaci per il mio disturbo bipolare, così potrete venire tutti a trovarmi in manicomio. Dove mi troverete ultra magra nel mio bikini metallico, proprio come allora».

Alessandra Farkas


03/05/2009

Castellitto, autospot dal palco per libro e poesia della moglie

Castellitto, autospot dal palco per libro e poesia della moglie

 

AL CONCERTONE DEL PRIMO MAGGIO. L’attore cita la consorte Margaret Mazzantini

 

Margaret Mazzantini
Margaret Mazzantini

Quante volte avete sentito leggere, in prima serata Rai, una pagina e mezza tratta da un romanzo? E non si parla dei Promessi sposi o di Guerra e pace ma di un libro appena uscito. Il miracolo si è rea­lizzato durante il concertone del Primo Maggio, ma non si trattava di un brano sulle morti bianche o sul precariato. Era un dialogo su Vasco Rossi, la star della se­rata, che si apprestava a salire sul palco di San Giovanni. Lo leggeva, a mo’ di in­troduzione del Blasco, Sergio Castellitto te­nendo distrattamente tra le mani l’ultima fatica (è o non è Primo Maggio?) di sua moglie, Margaret Mazzantini, Venuto al mondo. In quella pagina, il protagonista Pietro è al fianco di un ex poeta bosni­aco, Gojko. Ha le cuffie dell’iPod e ascolta Vasco: «È un poeta che riempie gli stadi» dice. «Secondo te che cos’è la poesia?» gli chiede l’altro. Pietro farfuglia qualcosa, tipo: la poesia racconta «le cose che ti fanno male... però se le sen­ti ti fanno anche bene... ti lascia­no con la fame». Conclusione: «Vasco lascia affamati d’amo­re ». A quel punto, a libro chiuso, ir­rompe sul palco lui, Vasco in carne e ossa, in un delirio di applausi. È vero che la colonna sonora del film (diretto da Castellitto) tratto dal preceden­te romanzo della Mazzantini era proprio di Vasco Rossi, ma nessuno sentiva la co­gente esigenza che la triangolazione venis­se replicata davanti agli 800 mila in piaz­za e ai diversi milioni davanti agli scher­mi. Castellitto sì.

Si è ricordato delle pagi­nette di sua moglie e le ha spiattellate al pubblico, senza remore. Eppure, se pro­prio voleva un panegirico sul rocker più amato d’Italia, poteva ricorrere alle paro­le di altri autorevoli scrittori, almeno al­trettanto efficaci, anche se non così poeti­camente ispirate. Che so, Tondelli, Palan­dri, Fernanda Pivano, che a suo tempo ha celebrato il Blasco in occasione di una lau­rea ad honorem. Niente di meno. Il fatto è che, nel giorno dei lavoratori, il conduttore Castellitto ha voluto aggiun­gere, al primo articolo della Costituzione (fatto ripetere più volte alla piazza in apertura del concertone), una postilla poe­tica subliminale. Ricordando che l’Italia è sì una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma il lavoro è spesso e volentie­ri fondato sulla famiglia nel suo senso più furbesco e meno sacrale. Più italiano, in­somma. Ce n’eravamo accorti ben prima che venisse così poeticamente presentato il Blasco.

Esattamente quando Paola Tur­ci e Paolo Fresu hanno intonato le note del­l’Alleluja di Leonard Cohen, che si alterna­vano a un componimento poetico: versi de­dicati ai figli e letti dallo stesso Castellitto in coppia con una Gerini in dolce attesa. In effetti, Castellitto, l’aveva annunciato prima: «Voglio portare sul palco di San Giovanni tanta poesia...». L’ha portata. Ma di chi erano quei versi sui figli? Di Jacopone, del profeta Gibran, di Kipling, di Caproni? No, no, inediti del­la Mazzantini. E i figli? Di Margaret e di Sergio, si suppone. Insomma, Primo Mag­gio, Festa dei Lavoratori in Famiglia. Due grandi lavoratori, una sola famiglia. Pri­mo Maggio, Festa della Famiglia Castellit­to- Mazzantini.