27/04/2012
Scudo fiscale su 400 mila euro. Il leghista Pini sotto inchiesta
Scudo fiscale su 400 mila euro. Il leghista Pini sotto inchiestaL'onorevole votò per la normativa, poi la usò per far rientrare soldi da San Marino. La sua operazione di rientro di capitali all'estero finita nel mirino della Banca d'Italia
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13/03/2012
Sequestrati 1,5 milioni di euro a falso nullatenente
Sequestrati 1,5 milioni di euro a falso nullatenentePer il fisco non guadagnava quasi nulla. Ma grazie allo scudo fiscale stava tentando di far rientrare in Italia capitali guadagnati con attività illecite. La Guardia di Finanza di Torino, su segnalazione della Banca d'Italia, ha bloccato l'operazione
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12/07/2010
Nullatenenti in affitto a Porto Cervo
Nullatenenti in affitto a Porto CervoIn Italia l’imponibile che sfugge al fisco è di circa 300 miliardi. Il 47% si dichiara senza reddito, persino con la social card
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| Una veduta di Porto Cervo (Ansa) |
ROMA — Se vedete un signore a bordo di una fiammante fuoriserie varcare il cancello di una lussuosa villa che ha appena affittato a Porto Cervo, Capri, Forte dei Marmi, Positano, oppure, perché no, Portofino e Taormina, farete bene a compatirlo: nel 47% dei casi, secondo Contribuenti.it. è nullatenente o pensionato con la social card nel portafoglio. Accanto, s'intende, a una carta di credito oro ben fornita, trattandosi evidentemente di evasori o loro prestanome. Ma è possibile che in questo Paese la faccia tosta sia una caratteristica tanto diffusa? Purtroppo lo è anche di più. Diversamente quello del «finto povero» non sarebbe diventato uno sport nazionale. Basta scorrere le notizie che finiscono in due righe in fondo a una pagina di giornale. Una volta la Guardia di finanza ha pizzicato a Siena un signore che aveva chiesto il contributo per pagare la pigione spettante agli indigenti: aveva due ville e quattro appartamenti. Proprio così. In un'altra occasione è stato sufficiente controllare a fondo il parco macchine di un caseggiato popolare per scoprire fra gli assegnatari degli alloggi i proprietari, rispettivamente, di una Porsche Carrera, una Jaguar e un Suv Volkswagen Tuareg. E questo a Padova, non a Napoli, dove il 59,9% degli occupanti abusivi delle abitazioni Iacp e addirittura il 78% di quelli comunali dichiara di vivere d'aria.
D'altra parte, come si spiegherebbero le stime, probabilmente vere per difetto, che qualificano l'Italia come la Patria degli evasori: dove 300 miliardi di euro l'anno di imponibile sfuggono completamente alla Finanze, con il risultato di veder sfumare incassi per almeno 100 miliardi? Per inciso, si tratta di una volta e mezzo la somma che ogni dodici mesi paghiamo per interessi sul nostro gigantesco debito pubblico. Una situazione, sia chiaro, che il fisco conosce fin troppo bene. Basta ricordare le parole con cui il ministro dell'Economia Giulio Tremonti denunciò nel maggio 2004 durante una infuocata riunione della maggioranza di centrodestra la scandalosa contraddizione fra le appena 17 mila persone che allora dichiaravano un reddito superiore a 300 mila euro e le 230 mila auto di lusso uscite ogni anno dai concessionari: 13 volte e mezzo di più. Il fatto è che da allora le cose non sono certamente migliorate in modo radicale. Non è questa la sede per indagare sulle ragioni. Ma è un fatto che nel 2007 il numero dei contribuenti con un reddito superiore a 200 mila euro non superava 76 mila, cioè lo 0,18% del totale. Esattamente, 75.689. E il 56,8% di loro, ossia più di 43 mila, erano lavoratori dipendenti, mentre il 25% era rappresentato da pensionati: 18.811. Sapete quanti invece fra i due milioni e passa di «percettori di reddito d'impresa» dichiaravano di aver incassato oltre 200 mila euro? Soltanto 6.253. Per non dire delle società. A guardare i numeri verrebbe da pensare che fra gli imprenditori italiani ci siano eserciti di masochisti. Le società di capitali che hanno chiuso il bilancio 2007 (quello prima della grande crisi) le perdite sono state addirittura il 45% del totale. Tutti sfortunati, incapaci, sprovveduti? Oppure furbacchioni?
Fatevi un giro nelle banche dati delle Camere di commercio, e scoprirete che l'Italia è anche la Patria delle società di comodo. Quelle che vengono create da privati cittadini per custodire dietro uno schermo societario la proprietà della barca, della casa, della villa al mare. E chiudere il bilancio in perdita, in questi casi, è un toccasana fiscale mica da ridere. Senza parlare delle scatole costituite al solo scopo di rastrellare falsi crediti Iva: ma questa non è evasione, è truffa. Va da sé che una società già non particolarmente predisposta, anche per ragioni storiche, alla fedeltà fiscale, di tutto avrebbe bisogno tranne che di ulteriori incentivi a non rispettare le regole. I quali però, negli ultimi trent'anni, sono stati assai frequenti. I condoni fiscali, per esempio. Dal 1982 ce ne sono stati tre di quelli tombali, senza che l'effetto positivo tanto decantato ogni volta, quello di «far emergere base imponibile» sia stato tangibile. Anzi. Che gli evasori, una volta regolate le pendenze passate con il fisco, ovviamente senza nemmeno subire le sanzioni che avrebbero meritato, si «immergano» di nuovo aspettando il prossimo condono, è ormai accertato. Guardiamo la vicenda del cosiddetto scudo fiscale. La prima opportunità offerta nel 2002-2003 a chi aveva illegalmente esportato capitali all'estero senza pagarci le tasse diede un risultato clamoroso: vennero regolarizzati circa 70 miliardi di euro, che per il 60% erano stati portati in Svizzera da cittadini residenti in Lombardia. «Pochi giorni e poi partiranno controlli severissimi», proclamò il fisco. Per dissuadere gli evasori nostrani e i finti poveri con la mania delle banche offshore dal riprendere l'odioso traffico, Tremonti minacciò di installare le telecamere davanti alle frontiere elvetiche. Trascorsi appena sei anni, ecco un nuovo scudo fiscale, con risultati ancora più clamorosi. I miliardi di euro regolarizzati, questa volta, sono stati ben 106: molti di questi, è prevedibile, usciti dall'Italia dopo il 2003. Per andare da dove a dove? Ancora una volta in gran parte dalla Lombardia verso la Svizzera. Ancora... alla faccia delle telecamere.
Sergio Rizzo
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09/06/2010
Scudo fiscale, rientrati in Italia 104,5 miliardi di euro
Scudo fiscale, rientrati in Italia 104,5 miliardi di euroLo rendo noto il ministero del Tesoro. La riapertura dello scudo fiscale, che ha comunicato inoltre che la riapertura dei termini dello scudo ha consentito di regolarizzare 9,2 miliardi. L'incasso complessivo per l'erario sarà di 5,6 miliardi
La riapertura dei termini dello scudo fiscale, che ha consentito di regolarizzare attività italiane detenute illecitamente all'estero, ha fatto emergere 9,2 miliardi ulteriori con un gettito di 649 milioni di euro.
Lo si legge in una nota del ministero del Tesoro.
Secondo il documento, il 95% di questi 9,2 miliardi è stato rimpatriato in Italia, anche se non viene fatta la distinzione tra rimpatri fisici e giuridici (quest'ultimo riguarda attività che fisicamente restano all'estero).
In totale, l'operazione in due tempi dello scudo fiscale ha fatto recuperare 104,5 miliardi di euro (98% dei quali costituiti da rimpatri in Italia) e un incasso per l'erario di 5,6 miliardi, ha spiegato il Tesoro nella nota
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29/12/2009
Scudo fiscale, rimpatriati 95 mld di euro
Scudo fiscale, rimpatriati 95 mld di euro
Dubbi della Corte dei conti: «Mancano affidabili meccanismi e verifiche a posteriori». Il ministero del Tesoro: «Straordinario successo segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia»
ROMA - Lo scudo fiscale ha permesso il rimpatrio di 95 miliardi di euro, «ben oltre i 6 punti di Pil». Lo rende noto il ministero dell'Economia, spiegando che «il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia, pari a 93 miliardi». Per sanare la propria posizione si doveva pagare un'aliquota del 5%, quindi il gettito per lo Stato ammonta a 4,75 miliardi di euro, di cui 3,7 già impegnati in Finanziaria, dice la nota.
SUCCESSO - «Sono numeri che marcano uno straordinario successo - afferma la nota - segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia. E anche di intelligenza. L'impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che: 'Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre'. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, né economicamente né fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo». Il termine di riapertura delle operazioni di rimpatrio sino alla fine di aprile - sottolinea quindi il comunicato - è «ultimo e definitivo». Il bilancio dell'operazione è superiore alle previsioni inserite in Finanziaria (circa 80 miliardi), ma inferiore alle indicazioni fornite da fonti della maggioranza, che ipotizzavano oltre 100 miliardi.
PROROGA - In base al decreto legge Milleproroghe, lo scudo fiscale quater prevede un'aliquota al 6% fino al 28 aprile, che salirà al 7% il 29 e 30 aprile. Fonti ministeriali indicano in altri 30 miliardi i capitali sanabili con la riapertura dei termini.
DUBBI DALLA CORTE DEI CONTI - Lunedì però la Corte dei conti ha espresso dubbi sul gettito derivante dalla lotta all'evasione, affermando che «sussiste il problema dell'incertezza sugli effetti di gettito ascrivibili alla lotta all'evasione, a causa dell'assenza di affidabili meccanismi e metodologie di verifica a posteriori». In particolare le norme sul contrasto ai paradisi fiscali, gli arbitraggi fiscali internazionale e sullo scudo fiscale «appaiono insistere sulla stessa base imponibile», sostiene ancora la Corte, e «sono legate tra loro da un rapporto di alternatività».
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17/12/2009
Scudo fiscale, sì alla proroga fino ad aprile Via libera della Camera alla finanziaria
Scudo fiscale, sì alla proroga fino ad aprile Via libera della Camera alla finanziaria
LE MISURE. La manovra approvata con 307 sì e 267 no. L'Mpa non partecipa al voto. Il testo passa ora al Senato
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| La Camera (foto d'archivio) |
ROMA - Via libera della Camera alla Finanziaria. Il testo è stato approvato in seconda lettura con 307 voti favorevoli, 267 voti contrari e 2 astenuti. Hanno votato a favore Pdl e Lega, contro Pd, Idv e Udc. L'Mpa, in segno di protesta, non ha partecipato al voto, ritenendo che le misure per il Sud siano insufficienti. Il testo, che mercoledì aveva incassato la fiducia al governo, torna in terza lettura al Senato per l'approvazione definitiva. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, era in aula al momento del voto.
L'ULTIMA - Si avvicina dunque al varo definitivo, previsto a Palazzo Madama il 22 dicembre, l'ultima «Finanziaria» così denominata. Dal prossimo anno si parlerà di «legge di stabilità».
SCUDO - Il Consiglio dei Ministri ha intanto deciso la proroga dei termini per lo scudo fiscale, che slittano così al 30 aprile 2010. Il provvedimento rientra nel decreto "milleproroghe". La riapertura dello scudo fiscale, spiega Tremonti, prevede «due scadenze e due aliquote». Dall'entrata in vigore del decreto "milleproroghe" fino a fine febbraio si pagherà il 6%, dall'inizio di marzo fino alla fine di aprile il 7%. Nessuna previsione sui possibili nuovi capitali sanabili e relativo gettito: la riapertura «è cifrata un euro», ha aggiunto Tremonti sorridendo e confermando che non c'è una stima ufficiale del governo.
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12/10/2009
Epifani: abbassare le tasse ai dipendenti
Epifani: abbassare le tasse ai dipendenti
Il leader della Cgil contro lo scudo fiscale: «Troppi condoni, come facciamo a rendere credibile la lotta all'evasione?», poi lancia una manifestazione: il 14 novembre in piazza per il lavoro
MILANO - Lo scudo fiscale «mina la credibilità della lotta all'evasione». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, secobndo cui il governo dovrebbe invece abbassare le tasse ai lavoratori dipendenti. «Ogni 4-5 anni c'è un condono o uno scudo. Come facciamo a rendere credibile la lotta all'evasione e contemporaneamente condonare gli errori fatti? I lavoratori e i pensionati sono quelli che proporzionalmente pagano di più le tasse. Occorre dunque ridurre le imposte sul lavoro e sui redditi da pensione e tassare di più i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Il governo con la crisi finora ha galleggiato invece di effettuare interventi».
IN PIAZZA - Epifani ha quindi annunciato per il 14 novembre una manifestazione nazionale a difesa dell'occupazione, spiegando di voler «portare al centro dell’attenzione la condizione del lavoro in questa fase e dare un segno di visibilità forte di cosa vuol dire avere la fabbrica chiusa, lavoratori licenziati e precari che non sanno dove sbattere la testa». La manifestazione, ha aggiunto durante un'intervista a Maria Latella su Sky, nasce dalla valutazione che «il governo non fa tutto quello che bisogna fare e abbiamo problemi enormi nei settori, nel Mezzogiorno e in molte aziende. I lavoratori si sentono soli perché la politica e giornali non parlano dei loro problemi come un tempo». Epifani ha riconosciuto che talvolta i cortei disturbano i cittadini, ma ha concluso che «riportare al centro anche dell’opinione pubblica la situazione di chi perde il lavoro è necessario. Deve diventare il punto fondamentale in questa stagione».
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03/10/2009
Sì allo scudo fiscale, domani la firma di Napolitano
Sì allo scudo fiscale, domani la firma di Napolitano
La Camera ha approvato il decreto anticrisi con 270 sì contro 250 no. Molti gli assenti, bagarre in Aula. Il Capo dello Stato promulgherà il provvedimento al suo rientro a Roma, intanto il Quirinale spiega: non è un'amnistia
Passa solo con 20 voti di scarto in Aula alla Camera il decreto correttivo che contiene lo scudo fiscale (270 i sì, 250 i no, 2 gli astenuti): significa che se l'opposizione fosse stata al completo, la norma tanto contestata da Pd, Idv e Udc e su cui il governo ha ottenuto la fiducia non sarebbe passata. Domani, al suo rientro a Roma, il presidente della Repubblica, firmerà la legge promulgandola. Per il capo dello Stato, le norme sullo scudo fiscale sarebbero state più consone all'interno del decreto anticrisi. Ma, in ogni caso, non si configurerebbero come una amnistia secondo quanto precisa un comunicato del Quirinale. «La previsione di ipotesi di non punibilità subordinata a condotte dirette ad ottenere la sanatoria di precedenti comportamenti - si legge nella nota -, non è ritenuta qualificabile come amnistia in base a ripetute pronunce della Corte costituzionale, da ultimo con ordinanza 9 aprile 2009, n. 109».
GLI ASSENTI DELLA MINORANZA - Quanto al voto, continuano le polemiche soprattutto all'interno della minoranza che ora recrimina sull'occasione sfumata di far naufragare il provvedimento. Sono 279 infatti i deputati dell'opposizione. La maggior parte delle assenze non giustificate si registrano nel Pdl (213 presenti su 269 appartenenti al gruppo), ma subito dietro è il Partito democratico che "guadagna" la maglia nera: sono 23 i deputati che non hanno partecipato al voto (su un gruppo che al completo conta 216 componenti); 6 su 37 sono i deputati dell'Udc assenti, uno solo tra le file dell'Idv (qui la lista completa).
Tolti i deputati in missione, nel gruppo Idv c'era un assente (pari al 3,8%), nel gruppo Pd 22 (10,6%) e nel gruppo Udc 6 (16,2%). Nel Pdl gli assenti erano 31 (11,5%) , nella Lega 4 (6,6%). Nel voto finale i sì sono stati 270, i no 250.
LA LISTA - Tra gli assenti, l'Idv Aurelio Misiti, i Pd Ileana Argentin, Paola Binetti, Gino Bucchino, Angelo Capodicasa, Enzo Carra, Lucia Coldurelli, Stefano Esposito, Giuseppe Fioroni, Antonio Gaglioni, Dario Ginefra, Oriano Giovanelli, Gero Grassi, Antonio La Forgia, Marianna Madia (assente perché si è dovuta sottoporre ad un importante accertamento medico), Margherita Mastromauro, Massimo Pompili, Fabio Porta, Giamomo Portas, Sergio D'Antoni (quest'ultimo ha reso noto che la sua assenza era dovuta alla necessità di sottoporsi a ricovero urgente per accertamenti medici presso la clinica universitaria Sant'Orsola Malpighi di Bologna) e Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Lapo Pistelli (tutti e tre impegnati a Madrid per seguire, per conto del Partito Democratico e del gruppo parlamentare che aveva autorizzato la missione, i lavori del Convegno «Global Progress Conference» promosso dal Center of American Progress e dalla Fundacion Ideas para el progreso. Furio Colombo, che sul tabulato distribuito ai deputati, risultava assente, è intervenuto in aula per annunciare che era presente ed aveva votato contro. Nell'Udc gli assenti erano Francesco Bosi, Amedeo Ciccanti, Giuseppe Drago, Mauro Libè, Michele Pisacane, Salvatore Ruggeri. Nelle fila della maggioranza tra gli assenti Luca Barbareschi, Giulia Bongiorno, Manlio Contento, Manuela Di Centa, Elvira Savino, Maurizio Scelli, Denis Verdini.
PD E UDC: «SANZIONI» - Immediata scoppia la polemica sui non presenti. La presidenza del gruppo del Pd alla Camera annuncia «immediate sanzioni» per i deputati che erano assenti ingiustificati al momento del voto finale sul decreto. Undici parlamentari erano assenti per malattia e due in missione per la Camera, ma «per gli assenti ingiustificati, che comunque non sarebbero stati determinanti ai fini del voto, la presidenza del gruppo prenderà immediate sanzioni» Pier Ferdinando Casini, dal canto suo, ha inviato una dura lettera ai deputati centristi che non erano presenti: «La tua assenza, in alcun modo giustificata né preannunciata, rappresenta una grave mancanza di responsabilità nell'esercizio del mandato parlamentare e nella disciplina di gruppo. Casini annuncia che sottoporrà «agli organi del gruppo la questione per l'eventuale applicazione di sanzioni pecuniarie per le assenze ingiustificate e ti richiamo per il futuro -si legge nella lettera - ad un maggior rispetto dei tuoi doveri».
BAGARRE IN AULA - Assenze a parte, le operazioni di voto sono state piuttosto tumultuose. E l'intera seduta è stata caratterizzata dalla bagarre tra le varie forze politiche. A un certo punto il vicepresidente di turno, Rosy Bindi, è stata costretta a sospendere la seduta dopo che i deputati dell’Italia dei Valori hanno esposto in Assemblea le "agende rosse" di Paolo Borsellino usate sabato scorso durante la manifestazione antimafia organizzata da Salvatore, il fratello del magistrato ucciso dalla mafia. Ma sono state le parole di Francesco Barbato, deputato dell'Idv, a scatenare la ressa.
SEDUTA SOSPESA - L'esponente dipietrista ha accusato la maggioranza e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di essere dei «mafiosi». Secondo il vicepresidente del gruppo del Pdl Italo Bocchino questo «è reato: siamo nell’aula della Camera e chiedo al vicepresidente di intervenire usando il Regolamento. Bindi ha il dovere di espellere Barbato dall’Aula. Ha fatto affermazioni gravi che violano le elementari norme comportamentali. Non possiamo accettare che si possa dire in un’Aula del Parlamento che il premier è mafioso, che la maggioranza è mafiosa». Il vicepresidente della Camera ha sottolineato di aver «espressamente richiamato all’ordine Barbato». Quindi la bagarre: l’Idv ha protestato mostrando le agende rosse e la Bindi si è vista costretta a sospendere la seduta.
FINI INTERVIENE - Poco dopo è intervenuto in aula il presidente della Camera, Gianfranco Fini, spiegando che le affermazioni di Barbato sono «oggettivamente gravi» e «saranno oggetto di valutazione da parte dell'Ufficio di presidenza» che «deciderà gli eventuali provvedimenti disciplinari da prendere».
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01/10/2009
Scudo fiscale, la Camera vota la fiducia
Scudo fiscale, la Camera vota la fiducia
Ma Fini: anomalie nell’iter, oggi si chiude. Berlusconi in aula. La Cgil: in piazza a novembre
ROMA — Dopo un aspro dibattito la Camera ha votato la fiducia richiesta dal governo sul decreto che estende l’applicabilità dello scudo fiscale. I sì sono stati 309 (Pdl, Lega, Mpa), i no 247 (Pd, Idv, Udc). L’iter parlamentare si concluderà oggi entro le 15 con il voto finale sul provvedimento. Il termine è stato fissato ieri dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha annunciato il ricorso, se necessario, allo strumento regolamentare della «ghigliottina». Con la ghigliottina, finora mai utilizzata, il presidente può in ogni momento sospendere il dibattito e passare al voto. Fini, pur riconoscendo «oggettive anomalie procedurali nella complessiva vicenda dell’iter del decreto, trasmesso dal Senato a 10 giorni dalla sua scadenza », ha motivato la decisione di chiudere la partita entro le 15 di oggi con la necessità di dare al presidente della Repubblica un tempo sufficiente a valutare il testo prima della promulgazione. Il decreto deve infatti essere convertito in legge entro sabato, altrimenti decade.
Per le dichiarazioni di voto, trasmesse in diretta dalla Rai, si sono mobilitati i big dei partiti e il presidente del Consiglio è arrivato ieri sera in aula per votare. In mattinata Silvio Berlusconi aveva difeso lo scudo per regolarizzare i capitali nascosti all’estero dietro il pagamento di un’aliquota del 5% e facendo salvi tutta una serie di reati, compreso il falso in bilancio: «Bisogna essere realisti questi soldi sono sfuggiti al controllo dell’erario». Con lo scudo, ha aggiunto, entreranno nelle casse dello Stato, «alcuni miliardi da spendere per lo sviluppo».
Ma secondo Antonello Soro, che ha annunciato ieri sera il voto contrario del Pd, si tratta dell’ «ennesimo condono», che sta «trasformando l’Italia in un vero e proprio paradiso fiscale». Soro si è quindi appellato a Fini perché non usi la ghigliottina. Ma il presidente della Camera ha ribadito in serata la sua posizione: «Ho il dovere di rendere possibile l’esercizio di voto», col quale «ogni deputato si assumerà la sua responsabilità». Nel pomeriggio quindi il testo arriverà al Quirinale.
Assolutamente contrario allo scudo anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che ha parlato di «vergognosa sanatoria di reati odiosi perpetrati alle spalle dei lavoratori onesti». Il capo dell’Idv, Antonio Di Pietro, si è nuovamente appellato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché «rimandi indietro questa norma incostituzionale, fatta per i criminali». Parole che hanno scatenato la reazione del capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto: «Le deprecazioni di Di Pietro sono spazzatura verbale». Per l’esponente del Pdl il decreto si inquadra in una politica più ampia che vede «la lotta decisa ai paradisi fiscali ». Contro lo scudo si mobilita la Cgil, che ieri ha annunciato una manifestazione nazionale a Roma per il 14 novembre contro tutta la politica economica del governo.
Enrico Marro
Fonte: Corriere della Sera
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29/09/2009
Scudo fiscale: «Potrebbero essere rimpatriati 300 miliardi di euro»
Scudo fiscale: «Potrebbero essere rimpatriati 300 miliardi di euro»
La stima in base ai dati ocse. Di pietro: «e' riciclaggio di stato». Lo rivelano Guardia di Finanza e Agenzia delle entrate. Tremonti: «I capitali criminali non rientreranno»
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| Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Ansa) |
MILANO - La consistenza dei patrimoni degli italiani detenuti all'estero «che potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale è di quasi 300 miliardi di euro». Lo rilevano, citando dati Ocse, la Guardia di finanza e l'Agenzia delle entrate in un convegno sui paradisi fiscali. Dei 300 miliardi di euro di tesori italiani oltre confine, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo.
LA STIMA - Guardia di finanza e Agenzia delle entrate ricordano che l'Ocse stima come cifra di denaro che orbita nei paradisi fiscali 7.000 miliardi di dollari, di questi 1.600 sono riconducibili ad attività criminali. Lo scudo fiscale è «l'ultima opportunità di mettersi in regola» sottolineano in una nota congiunta la Guardia di finanza e l'Agenzia delle entrate durante il convegno.
CIRCOLARE - L'Agenzia delle entrate sta «esaminando in questi giorni le osservazioni che sono state inviate valutandone il recepimento nella circolare che contiamo di diffondere la prossima settimana» ha detto il direttore, Attilio Befera, intervenendo al convegno.
TREMONTI - Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è convinto da parte sua che «i capitali criminali non saranno rimpatriati». «Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento - afferma. - I capitali criminali o sono in Italia perfettamente sbiancati o continueranno la loro attività all'estero». Sulle cifre che riguardano i capitali detenuti illegalmente all'estero ci vuole «una valutazione estremamente cautelativa» spiega ancora Tremonti. «La stampa italiana e internazionale- continua Tremonti- riferisce di quote importanti di capitali detenuti nei paradisi fiscali ma il 60% del pil del mondo mi sembra una cifra eccessiva». Tremonti crede che in queste stime «ci sia un grande caveat perchè quelle cifre comprendono anche i capitali frutto della criminalità che non credo usufruiranno del rimpatrio».
DI PIETRO - Non si placano però le polemiche sul provvedimento che dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni e che introdurrà, per l'appunto lo «scudo fiscale». Il più critico verso la norma è il il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro per il quale «lo scudo fiscale è riciclaggio di Stato. Fino ad oggi i proventi di reati nascosti all'estero costituivano riciclaggio, come era previsto dalla legge. Da domani, da parte di questa maggioranza, di questo Parlamento e di questo governo ci sarà un lavaggio industriale e si renderanno responsabili di un vero e proprio riciclaggio di Stato».
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