23/09/2009
Scudo fiscale allargato al falso in bilancio
Scudo fiscale allargato al falso in bilancio
Si chiude a dicembre. Escluse le segnalazioni antiriciclaggio. Franceschini: è una vergogna. Tremonti: in linea con l'Ocse
ROMA - Via libera della Commissione Finanze del Senato, con il parere favorevole del governo, allo scudo fiscale allargato. Il pagamento della sanzione del 5% per il rientro o la regolarizzazione dei capitali e dei patrimoni illeciti all’estero renderà non punibili anche alcuni reati penali fiscali e societari, compreso il falso in bilancio. Lo scudo resterà invece precluso per i contribuenti nei cui confronti fossero stati già avviati gli accertamenti da parte del fisco e per chi avesse a carico procedimenti penali già avviati.
L’emendamento che modifica lo scudo fiscale, che sarà oggi stesso al voto nell’Aula di Palazzo Madama, anticipa inoltre la chiusura della sanatoria al 15 dicembre e solleva gli intermediari incaricati delle procedure di rimpatrio e regolarizzazione dall’obbligo di segnalazione ai fini dell’antiriciclaggio. «Il nuovo scudo fiscale è in piena linea con lo schema dell’Ocse» ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, respingendo le critiche molto dure dell’opposizione. Secondo Dario Franceschini, candidato alla segreteria del Pd, lo scudo «si chiama condono ed è una vergogna», mentre per Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, non è nient’altro che «riciclaggio di Stato». «Il nostro sistema è molto simile a quello inglese e a noi risulta che il costo dello scudo britannico per i contribuenti sia più basso rispetto a quello dello scudo italiano. Poi quella è un’amnistia assoluta che non guarda a nessun reato che ci può essere dietro la costituzione illecita di patrimoni all’estero» ha detto ancora Tremonti, senza sbilanciarsi più di tanto sul possibile gettito dell’operazione. «La lotta all’evasione sta dando risultati positivi e questo ci fa pensare a un gettito consistente » ha aggiunto il ministro ricordando che, dopo le modifiche approvate in Senato, la sostanza del provvedimento «ricalca in pieno quella dello scudo fiscale degli anni passati».
Rispetto ad allora resta esclusa la possibilità di accedere alla sanatoria da parte delle società, ma le garanzie giuridiche offerte dallo scudo saranno più o meno le stesse. La copertura, che prima delle modifiche riguardava solo l’omessa o infedele dichiarazione fiscale, si estenderà a una serie di reati tributari, come la dichiarazione fraudolenta, ad esempio con l’uso di fatture inesistenti, e l’occultamento o la distruzione di documenti contabili. La stessa norma prevede la non punibilità di altri reati commessi per eseguire oppure nascondere i reati precedenti. Tra questi i reati di falsità materiale, falsità ideologica in atto pubblico, falsità nelle scritture private, soppressione e occultamento di atti, fino alle false comunicazioni sociali. Visto che lo scudo è accessibile solo alle persone fisiche, la non punibilità del falso in bilancio, nella versione attuale della norma, sarebbe in sostanza circoscritta alla contestazione del falso in bilancio commesso dal contribuente nelle vesti di amministratore della società. Dopo il voto atteso per oggi dal Senato, le modifiche allo scudo fiscale contenute nel decreto correttivo del provvedimento anticrisi dello scorso luglio dovranno passare al vaglio della Camera dei Deputati. Dove partirà una corsa contro il tempo, visto che il decreto dovrà essere convertito in legge entro sabato 3 ottobre.
Mario Sensini
Fonte: Corriere della Sera
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| Tag: economia, commissione, finanze, senato, aula, scudo fiscale, palazzo madama, roma, seduta, emendamento | OKNOtizie |
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17/09/2009
Parlamento in lutto, «la politica sia unita» Berlusconi: «Sono là per la democrazia»
Parlamento in lutto, «la politica sia unita» Berlusconi: «Sono là per la democrazia»
Le reazioni della politica. L'appello di Capezzone (Pdl): le istituzioni si mostrino vicine alle famiglie delle vittime. L'Idv: serve exit strategy
| Uno dei feriti dell'attentato a Kabul (Reuters) |
MILANO - Appena giunta la notizia dell'attentato di Kabul in cui hanno perso la vita almeno 6 militari italiani, l'Aula della Camera ha sospeso i suoi lavori «in segno di lutto e solidarieta» con i soldati, «in attesa - ha spiegato la vicepresidente dell'Assemblea, Rosy Bindi - che il governo riferisca». «La Camera si stringe attorno alle famiglie - ha detto il presidente Gianfranco Fini, proponendo poi un minuto di silenzio prima di togliere definitivamente la seduta, riaggiornandola al tardo pomeriggio per le comunicazioni del ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Il quale, intervenendo al Senato, ha confermato le sei vittime e i quattro feriti. «Non ci sono mai parole adeguate in questi momenti - ha detto La Russa - ma alle famiglie dei caduti esprimiamo il cordoglio di tutto il Paese. Agli infami, vigliacchi aggressori che hanno colpito ancora nella maniera più subdola diciamo con convinzione che non ci fermeremo». «Il sacrificio di questi eroi - ha poi detto il presidente del Senato, Renato Schifani - costituisce un ulteriore doloroso contributo che i nostri militari, con grande coraggio e professionalità, continuano a dare per difendere la democrazia, la pace e la sicurezza internazionale. L’Italia si inchina davanti a questi nostri ragazzi e si stringe commossa intorno alle loro famiglie».
Anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha espresso il suo profondo cordoglio personale e quello dell'intero governo al Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Camporini e al generale Castellano che comanda il nostro contingente a Kabul. «Il governo italiano - si legge in una nota- è vicino alle famiglie delle vittime, condivide il loro dolore in questo tragico momento ed esprime la sua solidarietà a tutti i componenti della missione italiana in Afghanistan impegnata a sostegno della democrazia e della libertà in questo sfortunato Paese». E' poi intervenuto il ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Dobbiamo fare di più per conquistare il cuore degli afghani - ha detto in un'intervista al Tg1 -, quelli che chiamiamo alleati, per fare terra bruciata di ogni complicità e omertà verso i terroristi».
Con il passare dei minuti sono arrivate le prime reazioni dal mondo della politica. Per Fabrizio Cicchitto, presidente dei parlamentari del Pdl, la morte dei soldati è avvenuta «nell'adempimento del loro dovere» perché i militari italiani sono «impegnati in Afghanistan per la difesa della democrazia in quel Paese e della libertà del popolo afghano e per la lotta al terrorismo islamico». Il portavoce del partito, Daniele Capezzone, ritiene invece che «in un momento così tragico, è auspicabile che la politica sia unita, e che i familiari delle vittime e tutti gli altri soldati in missione sentano che le istituzioni e le forze politiche sanno davvero essere vicine a tutti loro».
Un appello che sembra condiviso dai centristi. «Ci inchiniamo al sacrificio di questi sei eroi della pace, caduti per difendere la popolazione afghana dalla furia cieca del terrorismo - ha affermato Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc -. I nostri soldati operano in Afghanistan in condizioni di grande pericolo, e lo fanno sempre con coraggio e abnegazione. Non è il momento delle divisioni, ma quello dell'unità: stringiamoci tutti intorno ai nostri militari, senza tentennamenti. Non si badi a spese per garantire loro tutti i mezzi e le risorse perchè possano svolgere al meglio questo difficile ma irrinunciabile lavoro».
«In Afghanistan, lo diciamo da tempo bisogna pensare ad un'exit strategy - ha sostenuto invece Felice Belisario, presidente dei senatori dell'Italia dei valori -. Come Idv non abbiamo fatto mancare il nostro sì al rifinanziamento della missione, ma vogliamo che i nostri militari siano in piena sicurezza». Per Belisario, comunque, «la domanda è sempre la stessa: siamo lì per garantire la pace o per partecipare a una guerra? Dobbiamo discutere dello scopo della nostra missione».
A nome del Pd ha espresso «dolore e solidarietà» il segretario Dario Franceschini. L'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha invece manifestato «tutta la mia vicinanza alle famiglie dei militari uccisi» e «solidarietà alle nostre Forze Armate impegnate contro il terrorismo e per la pacificazione dell'Afghanistan». Il senatore democratico Mauro Del Vecchio, già generale alla guida degli italiani in Kosovo, ha commentato invece come «l'opera di pace dei nostri soldati per garantire ed accompagnare il processo di stabilizzazione di un Paese, in bilico tra democrazia e caos, è ancora una volta tragicamente segnata dalla perdita di vite umane». «Profondamente addolorati e indignati» si dicono Achille Serra e Gianpiero Scanu, vice presidente e capogruppo Pd della Commissione Difesa del Senato, che parlano di «attentato vile e tragico».
Duro il commento di Jacopo Venier, dei Comunisti italiani: «Prima che cominci il solito diluvio di lacrime di coccodrillo per i soldati italiani morti a Kabul, vogliamo ricordare a tutti che in guerra si muore. L'Italia in Afghanistan sta combattendo una guerra sporca. Speriamo che questa volta assieme alle bare ritornino anche i vivi. Lo ripetiamo ancora una volta: serve il ritiro immediato».





