02/05/2012
Il governo: segnalate sprechi via web. Taglio della spesa, l'obiettivo è evitare di innalzare l'Iva
Il governo: segnalate sprechi via web. Taglio della spesa, l'obiettivo è evitare di innalzare l'IvaE ALFANO REPLICA A MONTI: «TOGLIERE ICI SCELTA CHE RIFAREMMO DOMANI». Il modulo «Esprimi la tua opinione». Catricalà: «Entro 15 giorni il piano di Bondi». Fassina: «Nomine senza senso». Il piano Giarda: da recuperare 4 miliardi
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04/04/2011
Come laurearsi in otto mesi: tutto (o quasi) regolare
Come laurearsi in otto mesi: tutto (o quasi) regolareLA VIDEOINCHIESTA dopo le segnalazioni dei lettori. Sconti, bonus, agevolazioni, facilitazioni, convenzioni: le ombre del sistema universitario italiano
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16/09/2010
Televoto, l'Antitrust a Rai e Mediaset: «escludete le chiamate dei call center»
Televoto, l'Antitrust a Rai e Mediaset: «escludete le chiamate dei call center»Ultimatum per la trasparenza. L'attuale meccanismo rende possibile l'effettuazione di un numero rilevante di telefonate con scelte prestabilite
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27/07/2010
Calci e pugni a un’anziana, arrestata la badante
Calci e pugni a un’anziana, arrestata la badanteFinisce in manette una donna italiana accusata di maltrattamenti aggravati ai danni di una 75enne malata di Alzheimer. Le indagini scattate dopo la segnalazione dei parenti della vittima. Nelle immagini della Polizia le prove delle violenze.
Schiaffi, calci, probabilmente anche insulti. Non hanno bisogno di commento le brutte immagini registrate dalla Polizia di Stato (e che vedete qui in alto) che mostrano una badante italiana maltrattare un’anziana di 75 anni per cui lavorava.
Gli agenti di Massa Carrara l’hanno arrestata in flagranza di reato. L'operazione è iniziata dopo la segnalazione effettuata dai parenti della anziana donna al personale della Polizia Stradale che, con la collaborazione della locale Squadra Mobile, ha provveduto a svolgere le indagini, utilizzando anche delle micro-telecamere installate nell’abitazione.
Le immagini, particolarmente crude, hanno evidenziato diversi episodi di maltrattamenti ai danni dell'anziana signora, malata di Alzheimer, inflitti dalla giovane badante che non esitava a colpirla, senza motivo, con schiaffi e colpi in varie parti del corpo, anche mentre mangiava e riposava.
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27/04/2010
Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»
Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»Nuove regole per la videosorveglianza. Da sei mesi ad un anno per adeguarsi. Appositi cartelli per segnalare la loro presenza e verifica dell'authority prima della loro attivazione
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| Due telecamere per la videosorveglianza nel centro Milano (Ansa) |
Sistemi integrati di videosorveglianza solo nel rispetto di specifiche garanzie per la libertà delle persone. Appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere collegate con le sale operative delle forze di polizia. Obbligo di sottoporre alla verifica del Garante della privacy, prima della loro attivazione, i sistemi che presentino rischi per i diritti e le libertà fondamentali delle persone, come i sistemi tecnologicamente avanzati o «intelligenti».
I TEMPI - Queste, in sostanza, le nuove regole varate dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti pubblici o privati. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno. Il provvedimento generale, che sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità, si è reso necessario - spiega il Garante - non solo alla luce dell'aumento massiccio di sistemi di videosorveglianza per diverse finalità ma anche in considerazione dei numerosi interventi legislativi adottati in materia: tra questi, quelli più recenti che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze, in particolare in materia di sicurezza urbana, così come le norme, anche regionali, che hanno incentivato l'uso di telecamere. Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell'interno e dall'Anci.
LE REGOLE - Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante. Principi generali Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati siano collegati alle forze di polizia è necessario uno specifico cartello, sulla base del modello del Garante. Le telecamere istallate a fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l'utilizzo di cartelli che informino i cittadini. Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante. Settori di particolare interesse Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l'obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza. La conservazione dei dati non può superare i 7 giorni. Sistemi integrati: per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza «in remoto» da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza. Per alcuni sistemi è necessaria la verifica preliminare del Garante. Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza dotati di software che permettono l'associazione di immagini a dati biometrici (es. «riconoscimento facciale») o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli è obbligatoria la verifica preliminare del Garante. Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo. Deposito rifiuti: lecito l'utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed «eco piazzole». Settori specifici Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all'interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli). Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. È ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l'accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati. Istituti scolastici: ammessa l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura. Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida. Trasporto pubblico: lecita l'installazione ma rispettando limiti precisi come l'angolo visuale circoscritto. Web cam a scopo turistico: la ripresa deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone. Soggetti privati Tutela delle persone e della proprietà: si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante. (Fonte: Ansa)
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21/08/2009
Tolta la gestione ai privati dell'autovelox
Tolta la gestione ai privati dell'autovelox
Stop del Viminale alla gestione affidata ai privati degli autovelox
La direttiva affida ai prefetti il compito di monitorare sul territorio il fenomeno della velocità e di pianificare le attività di controllo. In particolare, dovranno essere individuati i punti critici per la circolazione dove si registrano più incidenti (con riferimento al biennio precedente) e dovrà essere previsto il diffuso impiego della tecnologia di controllo remoto, che consente il controllo di tutti i conducenti che passano in un determinato tratto di strada con contestazione successiva della violazione.
La Polizia stradale attuerà il coordinamento operativo dei servizi con il compito anche di monitorare i risultati dell'attività di controllo svolta da tutte le forze di polizia e dalle polizie locali.
Poche settimana fa 29 comuni del Casertano sono finiti nella bufera per la gestione degli autovelox sul proprio territorio
14:41 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/08/2009
Cellulari e suonerie, i costi nascosti
Cellulari e suonerie, i costi nascosti
Focus Telefoni e servizi. Migliaia di segnalazioni all’Authority Abbonamenti-virus da cinque o venti euro
Nel trabocchetto estivo possono cadere anche persone smaliziate come gli esperti di mass media. Ci è caduto ad esempio Peppino Ortoleva, storico della comunicazione, che segnala la sua disavventura al Corriere della Sera: «Sono stato vittima di una tipica truffa da telefonia cellulare — scrive in una mail —. È un abbonamento da 5 euro settimanali che non ho mai sottoscritto ma che in qualche modo mi è stato inoculato nella sim come un virus, credo attraverso un sms che mi prometteva l’invio di un altro sms, per ricevere il quale dovevo dare l’okay».
Prosegue la lettera: «Avendo un figlio minorenne in giro per il mondo, e immaginando che potesse essere un suo messaggio, ho accettato. Poi però mi sono accorto che in realtà era un servizio di suonerie a pagamento e mi sono rivolto alla Tim chiedendo che venisse disattivato. Cosa che è avvenuta. Tuttavia, quando ho fatto notare che la società di servizi mi aveva acceso un abbonamento senza che ne fossi praticamente consapevole, al call center di Tim hanno tagliato corto dicendo che quell’abbonamento, consapevole o no, l’avevo attivato io». «Gli sms di questo tipo—rispondono a Telecom Italia — vengono inviati da Tim solo a clienti che hanno dato consenso al trattamento dei dati personali esprimendo la volontà di ricevere informazioni pubblicitarie legate ai servizi. In alternativa, i messaggi possono essere mandati autonomamente dal content provider a cui il cliente ha rilasciato il consenso in altri ambiti (per esempio con la navigazione wap e web)».
Ma il punto è che troppo spesso, checché ne dica Telecom, il consenso viene ottenuto in modo subdolo. La segnalazione di Peppino Ortoleva è una delle migliaia che arrivano sui tavoli dell’Authority per le Comunicazioni, l’Agcom, o vengono inviate alle organizzazioni dei consumatori. La sola Autorità presieduta da Corrado Calabrò ogni anno ne riceve 40mila e di queste una su cinque riguarda l’attivazione di servizi non richiesti, tra i quali abbonamenti a loghi e suonerie da parte di cosiddetti content provider. Malgrado la multa di un milione di euro data ai quattro operatori mobili (Tim, Vodafone, Wind e 3) dieci mesi fa dall’Antitrust, l’affare dei «servizi a sovrapprezzo» prospera più che mai, favorito dal relax agostano. Anche perché molti non sanno che per disattivare il servizio basta una telefonata al proprio operatore. «Se il content provider non dà seguito alla richiesta di disattivazione—dice Telecom Italia — abbiamo introdotto una procedura di controllo che gli assegna un codice autorizzativo per ogni cliente e per ciascun servizio richiesto. In questo modo, su richiesta, il 119 di Telecom Italia può intervenire direttamente, bloccando il codice autorizzativo e stoppando definitivamente l’invio di messaggi da parte del content provider».
Ma come scatta la trappola dell’abbonamento- virus? Il meccanismo è diabolicamente banale. Il più delle volte bastano una visita a un sito di musica, un clic distratto per ascoltare un brano, la non lettura di una clausola microscopica, l’invio del proprio numero di cellulare o di un sms con un certo testo a un certo numero e ci si ritrova — senza saperlo — a pagare fino a 20 euro al mese per ricevere settimanalmente una suoneria, com’è capitato a un altro lettore finito per caso nel sito di Flycell. Ai danni dell’utente congiurano gli spot televisivi quando promettono loghi e suonerie in regalo, inducendo lo spettatore disattento a pensare che si tratti di servizi gratuiti. «Spesso—dicono all’Agcom — ci imbattiamo in autentici esempi di pubblicità ingannevole». Se le cose stanno così è anche perché il quadro delle responsabilità di controllo non è chiaro.
Con il decreto Landolfi del 2006, i servizi a sovrapprezzo sono regolati dal sottosegretariato alle Comunicazioni, che oggi fa parte del ministero dello Sviluppo economico. Mentre numerazione e normativa «a tutela dell’utenza » competono all’Agcom. Il che crea non poca confusione. Il risultato di questo garbuglio di poteri è che non si riescono a definire—almeno per la vendita in abbonamento di news, loghi e suonerie — regole più stringenti sull’attivazione dei servizi. Le misure più efficaci — imposte dall’Agcom o adottate in autodisciplina — riguardano infatti il momento successivo, quello in cui il servizio è già stato attivato. Si tratta di misure quali appunto la disattivazione del servizio a richiesta oppure l’invio periodico di messaggi che ricordano all’utente i costi dell’abbonamento in corso e le modalità di recesso. Tra i content provider c’è chi ha scelto di «autodisciplinarsi»: Buongiorno, Dada, David 2, Neomobile e M-Platform si sono date un codice di comportamento che riguarda la trasparenza commerciale. Alcune ad esempio mandano al cliente un messaggino di benvenuto nel quale gli ricordano che «sta pagando» un certo servizio.
Altre gli inviano un estratto conto a fine mese. Più che da spinta etica assoluta, sono mosse dal desiderio di migliorare la propria reputazione relativa, distinguendosi dai marchi più opachi, con vantaggi in termini di credibilità e di quote dimercato. Ma, quale che sia la spinta, l’utente ne riceve comunque un beneficio. Legittimo dunque chiedersi perché l’Agcom non abbia ancora reso obbligatorio per tutti questo codice di comportamento oggi adottato solo da pochi. Tra queste aziende un caso a parte è Dada, controllata da Rcs, che da due anni non vende più le suonerie ed è invece attiva soprattutto nel campo della musica via Internet, in particolare con il download di canzoni a prezzi convenienti. Un altro non chiarissimo confine di responsabilità è quello che separa l’operatore mobile e l’azienda che fornisce il contenuto del servizio. Una cosa è sicura: entrambi ci guadagnano.
Fino ad oggi e per molto tempo gli operatori hanno cercato di prendersi i vantaggi rifiutando le responsabilità. Ma Agcom e Antitrust non hanno mai accettato questa logica, come dimostra il fatto che le multe le hanno date a loro, non a chi offre i contenuti; e gli operatori, a loro volta, si sono rifatti sui content provider. Anzi, oggi chi vuol offrire servizi attraverso gli operatori mobili deve sottoscrivere un codice in cui si impegna a rispettare certe regole. Manca però — lo ripetiamo — la regola più importante, quella che dovrebbe imporre procedure chiare nell’attivazione degli abbonamenti. Come spiega il caso citato all’inizio, le modalità di «acquisizione del cliente» sono ancora piuttosto furbastre, per non dire di peggio.
Edoardo Segantini
Fonte Corriere della Sera
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14/04/2009
Multe a Telecom per 735mila euro: «Scorretta sui servizi Internet veloce»
Multe a Telecom per 735mila euro: «Scorretta sui servizi Internet veloce»
L'Antitrust sanziona la società per Alice 7 Mega e le due promozioni «Tim Sogno» e «Chiara di Tim», a Wind multa di 165.000 euro per segnalazioni sul mantenimento del canone Telecom
ROMA - L'Antitrust ha multato Telecom e Wind per pratiche di mercato scorretto. In particolare, Telecom dovrà pagare tre multe per un totale di 735.000 euro mentre a Wind è stata comminata una sanzione di 165.000 euro.
TELECOM - Per Telecom, la prima multa da 285.000 euro riguarda i servizi Alice 7 Mega: la società è stata ritenuta colpevole di non aver correttamente informato i clienti finali circa le effettive caratteristiche dei servizi di collegamento Internet mediante la rete adsl, promettendo una velocità di navigazione «che non è in grado di garantire neanche come valore apicale». Altri 235.000 euro di multa sono stati poi previsti per la stessa Telecom per la diffusione di un messaggio pubblicitario sulla promozione tariffaria denominata "Tim Sogno" diretta a sollecitare la portabilità verso Tim di numeri di telefonia mobile attivi presso altri gestori. La terza multa, da 215.000 euro, è relativa alla pubblicità delle tariffa "Chiara di Tim".
WIND - Quanto a Wind, è stata multata per 165.000 euro a causa di segnalazioni circa il mantenimento del canone Telecom nonostante il fatto che Infostrada, nella sua comunicazione commerciale, prospettasse la possibilità di sottoscrivere abbonamenti che avrebbero permesso di cessare il rapporto con l'operatore incumbent.
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13/03/2009
La Cassazione: autovelox da segnalare 400 metri prima, altrimenti è una truffa
La Cassazione: autovelox da segnalare 400 metri prima, altrimenti è una truffa
DECISIONE DELLA SUPREMA CORTE. La sentenza ribadisce il principio di una circolare del ministero: no ad apparecchiature nascoste
ROMA - Gli autovelox devono sempre essere segnalati. E quanto stabilisce una sentenza della Cassazione che mette uno stop agli autovelox utilizzati in maniera scorretta - solo al fine di rispondere alle esigenze di cassa dei Comuni o delle società private che hanno in appalto il servizio - e sottolinea che gli apparecchi devono essere segnalati agli automobilisti almeno 400 metri prima dal punto della loro collocazione. In caso contrario gli stessi autovelox possono venire sequestrati dall'autorità giudiziaria e i titolari della società di rilevamento rischiano l'incriminazione per truffa.
SEQUESTRO - La Cassazione con la sentenza 11131 ha confermato il sequestro di alcuni veicoli e autovelox della società Speed Control attiva nei comuni calabresi di Fiumefreddo Bruzio, Belmonte Calabro e Longobardi (Cosenza). Gli apparecchi erano stati messi in funzione senza essere segnalati con chiarezza e in anticipo. Ad avviso della cassazione, è corretta la tesi accusatoria della Procura di Cosenza in base alla quale l'attività di rilevamento così svolta «era intenzionalmente preordinata a trarre in inganno gli automobilisti, in contrasto con lo spirito della normativa in materia diretta a reprimere incidenti più che a reprimere». I giudici ricordano che la circolare del Ministero dell'Interno - del 3 agosto 2007 - prescrive «la segnalazione almeno 400 metri prima del punto di collocamento» dell'autovelox. Invece la società, che riceveva un compenso per ogni multa riscossa, occultava gli apparecchi a bordo di macchine di sua proprietà in modo che nessun automobilista potesse accorgersi della presenza di autovelox.
MULTE DA ANNULLARE - Esulta il Codacons, una delle associazioni di consumatori che ha sostenuto varie battaglie su questo tema. «Con la decisione di oggi la Cassazione ha stabilito che gli apparecchi devono essere segnalati agli automobilisti almeno 400 metri prima dal punto della loro collocazione. E' una decisione sacrosanta - dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi - perchè limita il malcostume delle amministrazioni comunali di utilizzare tale strumento di controllo della velocità unicamente con lo scopo di fare cassa e non con la finalità di garantire la sicurezza stradale. Ora i Comuni devono annullare d'ufficio tutte le contravvenzioni elevate da autovelox non segnalati almeno 400 metri prima. In caso contrario, si preannunciano migliaia di ricorsi, tutti accolti, da parte degli automobilisti, che potrebbero mettere in crisi le casse comunali»
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