02/12/2011

Senato, fuga dal ristorante. I prezzi sono triplicati e i pasti calano del 70%

Senato, fuga dal ristorante. I prezzi sono triplicati e i pasti calano del 70%

Equità. Gestori verso l’addio, venti richieste di cassa integrazione

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24/11/2011

Basta vitalizi per i senatori, ma non per chi è in carica o gli «ex »

Basta vitalizi per i senatori, ma non per chi è in carica o gli «ex »

COSTI DELLA POLITICA. Approvato il provvedimento a Palazzo Madama. Alla Camera era passato il 21 luglio: allo studio soluzioni per il «dopo»

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21/10/2011

La Consulta: no a parlamentari-sindaci

La Consulta: no a parlamentari-sindaci

LA SENTENZA. Alt al doppio incarico. All'origine della pronuncia il caso Stancanelli, deputato Pdl e primo cittadino di Catania

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12/08/2011

Pasta, patate e zucchine: 2 euro a deputato

Pasta, patate e zucchine: 2 euro a deputato

I PRIVILEGI DELLA CASTA. Ora tocca al menu di palazzo Montecitorio dopo che Schifani è intervenuto per frenare l'ira del web

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18/06/2011

Per i costi dei partiti la crisi non esiste: +1.110% di rimborsi

Per i costi dei partiti la crisi non esiste: +1.110% di rimborsi

Il caso clamoroso dei Ristoranti italiani all'estero. Boom nell’uso degli aerei di Stato. Ogni componente del governo vola 97 ore l’anno

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15/09/2010

Il senatore che dirige l’aeroporto nominato anche con il voto del figlio

Il senatore che dirige l’aeroporto nominato anche con il voto del figlio

La Famiglia e L'impero nel settore dei materiali edilizi: serviranno a rifare lo scalo. Il caso di Speziali del Pdl. Su Lamezia in arrivo 60 milioni di fondi pubblici

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21/07/2010

Stipendi ridotti per deputati e senatori

Stipendi ridotti per deputati e senatori

NELLE TASCHE DEL PARLAMENTO. La manovra prevede anche il taglio di 550 euro al mese per i parlamentari. Sarà deciso la prossima settimana

 

ROMA - Dopo due lunghe riunioni congiunte di Camera e Senato, tenutesi tra mercoledì pomeriggio e giovedì mattina, i questori del Parlamento sono anche giunti alla decisione di tagliare del 10% alle indennità di deputati e senatori. Si tratta di una misura stabilita in relazione alla riduzione delle spese prevista dalla manovra economica. La proposta prevede anche il blocco triennale dei meccanismi di adeguamento automatico degli stipendi. Mentre il limite pensionistico è stato elevato a 60 anni per le pensioni di anzianità.

UNA VOCE DI STIPENDIO- L'indennità dei parlamentari, prevista dalla Costituzione all'art. 69, come spiega il sito del Parlamento, è la prima voce del trattamento economico per i parlamentari ed è quella «che nel linguaggio comune è definita "stipendio"» a cui seguono altre voci: la diaria e i rimborsi: per le "spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori", per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all'estero, per le spese telefoniche. A completamento del trattamento economico dei parlamentari ci sono le voci sull'assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti. La legge n. 1261 del 31 ottobre 1965 fissa l'indennita «in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate». Tale misura era già stata ridotta (dall'art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266) durante la finanziaria del 2006. L'importo mensile - che, a seguito della delibera dell'Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% - è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).

IN ATTESA DI CONFERMA - La misura dovrà essere ratificata dagli uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama la prossima settimana. Il taglio, è stato deciso, verrà calcolato sull'indennità. Per i deputati l'indennità ammonta a 5.486,58 euro nette al mese per 12 mensilità: il che vuol dire che ai deputati il taglio costerà circa 550 euro al mese

Redazione Online


11/06/2009

Ciancimino, indagati 4 politici

Ciancimino, indagati 4 politici

 

Accuse per Vizzini (Pdl) e gli udc Cuffaro, Cintola e Romano. Il figlio di «don Vito»: presero soldi per favorire gli affari di mio padre

 

 

L’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino viene scarcerato nel 1991 dall’Ucciar­done. Ad attenderlo c’è il figlio Massimo (Fotogramma)
L’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino viene scarcerato nel 1991 dall’Ucciar­done. Ad attenderlo c’è il figlio Massimo (Fotogramma)

ROMA — L’accusa è concor­so in corruzione aggravata dal­l’aver favorito l’associazione mafiosa. I senatori inquisiti Car­lo Vizzini (Popolo della Libertà, presidente della commissione Affari costituzionali), Salvatore Cintola, Saverio Romano e Sal­vatore Cuffaro (Udc) saranno chiamati a risponderne nei prossimi giorni davanti ai magi­strati della Procura di Palermo che indagano sul cosiddetto «te­soro » di Vito Ciancimino, l’ex sindaco della città condannato per mafia e morto nel 2002. L’inchiesta è scaturita dalle più recenti dichiarazioni del­l’ultimogenito di Ciancimino, Massimo, già condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi di carcere per riciclaggio dei soldi del padre.

S’è definito una capro espiatorio, ha parla­to di altri personaggi ben più importanti di lui coinvolti nel­la gestione dei soldi lasciati dal padre, compresi uomini politi­ci. Di loro si occupava — ha ri­ferito — il tributarista Giorgio Lapis, condannato anche lui nel processo per riciclaggio, di­stribuendo il denaro prelevato dal conto «Mignon Sa» presso la Banca di Ginevra, in Svizze­ra, da un altro imputato con­dannato: l’avvocato Giorgio Ghiron, titolare di studi a New York, Londra e Roma. Secondo quanto raccontato da Massimo Ciancimino, che gli inquirenti ritengono riscon­trato da altri elementi di prova, tra gli «ingenti quantitativi di denaro» elargiti da Lapis per conto di Ciancimino una buona fetta sarebbe finita a Vizzini, ex leader socialdemocratico poi entrato in Forza Italia. Secondo i calcoli degli inquirenti, nel corso del tempo, avrebbe rice­vuto almeno un milione di eu­ro. Tramite la mediazione di Cintola (ex assessore regionale, già inquisito per concorso in as­sociazione mafiosa in indagine archiviata nel settembre 2007, senatore dal 2008), altri soldi sarebbero finiti a Saverio Roma­no e Salvatore Cuffaro; il primo è stato appena eletto al Parla­mento europeo, l’altro è l’ex presidente della Regione, di­messosi dopo una condanna in primo grado per favoreggia­mento, approdato lo scorso an­no a palazzo Madama.

I milioni del «tesoro» di Cian­cimino, in parte già sequestra­to nel 2005 perché considerato di «provenienza mafiosa» vista la condanna riportata da Vito e i suoi rapporti con capimafia del calibro di Bernardo Proven­zano, stavano sul conto «Mi­gnon » e sono serviti a liquidare i soci palesi e occulti della socie­tà «Gas», una sorta di conteni­tore creato dall’ex sindaco do­po la vendita a un gruppo spa­gnolo. Secondo Ciancimino jr., e ora anche secondo l’ipotesi ac­cusatoria formulata dai pubbli­ci ministeri Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, a una quota di liquidazione avrebbe avuto di­ritto anche il senatore Vizzini. Di qui i pagamenti a lui e ad al­tri politici che, nella storia rac­contata dal figlio dell’ex sinda­co, sono serviti negli anni pas­sati a «oliare i meccanismi» del­le concessione per la distribu­zione del gas in Sicilia, un affa­re gestito proprio da Ciancimi­no attraverso le sue società. In pratica il denaro veniva da­to ai capi-partito o ai capi-cor­rente dei partiti, che poi aveva­no il compito di agevolare l’ag­giudicazione degli appalti e la concessione dei lavori nei vari centri dell’isola. A riscontro del­le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, ci sarebbero parzia­li ammissioni (seppure con giu­stificazioni diverse e molto me­no compromettenti) dell’anzia­no tributarista Lapis, documen­ti e intercettazioni telefoniche che però, per essere contestate ai senatori indagati, dovranno prima essere trasmesse al Parla­mento insieme alla richiesta di utilizzazione. Qualche mese fa, dopo la pubblicazione di indiscrezioni sul coinvolgimento di Vizzini nell’inchiesta, il senatore aveva replicato con una denuncia per calunnia contro il figlio dell’ex sindaco: «Non conosco il si­gnor Massimo Ciancimino — disse Vizzini —, dal quale dun­que non posso mai avere ricevu­to nulla, così come non ho mai avuto rapporto alcuno con suo padre. Ho però dedicato buona parte della mia vita e della mia attività parlamentare prima a demolire il sistema politico-ma­fioso costruito dal signor Vito Ciancimino, e poi a combattere la mafia e tutti i detentori di pa­trimoni mafiosi». L’onorevole Romano parlò di «vicenda che non ha alcun fondamento».

Giovanni Bianconi


12/04/2009

Parlamentare e sindaco: ecco il popolo del doppio incarico

Parlamentare e sindaco: ecco il popolo del doppio incarico

 

Dai comuni alle province: Come vengono aggirate le norme. Hanno altre mansioni 68 tra deputati e senatori

 

Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania e senatore della Repubblica, due incarichi non compatibili
Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania e senatore della Repubblica, due incarichi non compatibili

ROMA - Era la sera dell’11 no­vembre 2008. Il Senato era alle pre­se con il decreto che avrebbe potu­to salvare il dissestato Comune di Catania: per il sindaco Raffaele Stan­canelli era questione di vita o di morte. Poteva allora il senatore Raf­faele Stancanelli far mancare il pro­prio voto favorevole a un finanzia­mento di 140 milioni per la città et­nea? Non poteva. Votò a favore e si congratulò con se stesso esprimen­do «soddisfazione» per com’era an­data a finire. Perché il sindaco di Ca­tania e il senatore del Popolo della libertà sono la medesima persona. Domanda legittima: come fa Stanca­nelli a conciliare l’incarico parla­mentare con quello, ancora più gra­voso, di amministrare quella città di 313.110 abitanti nello stato in cui si trova? Non è semplice, come dice chiaramente il suo curriculum par­lamentare di un anno. Un solo inter­vento in assemblea, il compito di re­latore a un disegno di legge sulle pensioni dei militari, e nove dise­gni di legge: ma li ha soltanto firma­ti.

Eppure i due incarichi sarebbero incompatibili. Le norme attualmen­te in vigore stabiliscono che chi oc­cupa un seggio in Parlamento non possa fare il sindaco di una città con più di 20 mila abitanti, né il pre­sidente di una giunta provinciale, né l’assessore, né il consigliere re­gionale. Ma si tratta di norme che si prestano a varie interpretazioni, co­sì è facilmente possibile aggirarle. Di fatto, l’unica incompatibilità ri­spettata più o meno alla lettera è quella con gli incarichi nei consigli e nelle giunte regionali, grazie an­che, al Senato, al limite tassativo di tre giorni per optare fra Parlamento e Regione che venne fissato dal pre­sidente di palazzo Madama Renato Schifani e dal presidente della giun­ta delle elezioni Marco Follini. Per il resto, tutti o quasi hanno fatto spal­lucce. Anche di fronte al semplice buonsenso. Con il risultato che ora si contano 68 parlamentari che han­no altri incarichi istituzionali. Una quarantina fra sindaci e vicesinda­ci, e poi assessori, consiglieri comu­nali, consiglieri provinciali e perfi­no due presidenti di giunte provin­ciali: i deputati del Pdl Maria Teresa Armosino e Antonio Pepe, presiden­ti delle Province di Asti e Foggia.

Di fronte a questa situazione sur­reale, perché mai Stancanelli avreb­be dovuto dimettersi? Tanto più se non l’hanno fatto nemmeno i suoi colleghi di Senato e di partito, Vin­cenzo Nespoli a Antonio Azzollini, rispettivamente sindaci di Afragola e Molfetta, entrambe città con oltre 62 mila abitanti. Considerando pu­re che Azzollini non è un senatore qualsiasi, ma addirittura il presiden­te di una commissione permanente di palazzo Madama, la commissio­ne Bilancio. In quella veste, a febbra­io, ha sollecitato per iscritto il mini­stro dell’Agricoltura, Luca Zaia, a mettere mano al portafoglio per da­re sostegni al settore ittico. Per la gioia dei pescatori molfettesi.

Non che alla Camera non ci siano casi simili. Eletto contemporanea­mente sindaco di Brescia (187.567 abitanti) e deputato, il 18 aprile del 2008 Adriano Paroli ha dichiarato: «Se sarà utile alla città, resterò sin­daco e parlamentare». Così è stato. C’è da dire che anche come deputa­to del Pdl s’è dato piuttosto da fare. Ha presentato otto sue proposte di legge, fra cui una per istituire un ca­sinò stagionale nei comuni di San Pellegrino Terme (Bergamo) e Gar­done Riviera (Brescia). Il suo colle­ga deputato Giulio Marini, invece, si è concentrato (legislativamente parlando) sul personale delle Came­re di commercio dopo aver conqui­stato insieme un seggio a Monteci­torio e la poltrona di sindaco di Vi­terbo (59.308 abitanti), sconfiggen­do un altro parlamentare: il tesorie­re diessino Ugo Sposetti.

I parlamentari che sono contem­poraneamente sindaci di Comuni con oltre 20 mila abitanti sono cin­que. Ma guidano un plotone di pri­mi cittadini ben più numeroso, con­siderando i centri più piccoli. Fra Camera e Senato se ne contano 36. Di ogni schieramento, ma moltissi­mi della Lega Nord. Come per esem­pio il sindaco di Pontida, il deputa­to Pierguido Vanalli, e il primo citta­dino di Varallo, Gianluca Buonan­no, che si è reso protagonista nel­­l’estate del 2007 di una stravagante iniziativa: l’istituzione dell’assesso­rato alla dieta, con premi in denaro pubblico fino a 500 euro per i citta­dini che avessero perso cinque (le donne) o sei chili (gli uomini). Sen­za trascurare il centrosinistra. Il se­natore Claudio Molinari, eletto nel 2005 sindaco di Riva del Garda (15.693 abitanti), è approdato nel 2006 e nel 2008 in Senato, conser­vando sempre lo scranno da primo cittadino con l’affermazione, risolu­ta, che non lascerà in anticipo ri­spetto alla scadenza naturale del 2010. C’è addirittura un senatore che somma all’incarico di parlamen­tare e primo cittadino anche quello di governo: il ministro delle Infra­strutture Altero Matteoli, sindaco di Orbetello, città di 14.607 abitan­ti. Ci sono poi quattro vicesindaci: quelli di Roma (il senatore del Pdl Mauro Cutrufo), Milano (il deputa­to dello stesso partito Riccardo De Corato), Lecce (la senatrice Adriana Poli Bortone) e Caravaggio (il leghi­sta Ettore Pirovano). A questi si sa­rebbe dovuta aggiungere, fino a qualche settimana fa, la senatrice Angela Maraventano, vicesindaco di Lampedusa alla quale a gennaio 2009 il sindaco Bernardino De Ru­beis ha revocato le deleghe.

Non mancano gli assessori comu­nali. Ce ne sono tre. Uno di loro è Vittoria D’Incecco, deputata del Par­tito democratico, che amministra la sanità nella città di Pescara (116.286 abitanti). Restando nei Co­muni, si contano altri 17 consiglieri comunali, alcuni dei quali in grandi città. Gian Luca Galletti (Udc) a Bo­logna, Alessandro Naccarato (Pd) a Padova, Gaetano Porcino (Idv) a To­rino, Gabriele Toccafondi (Pdl) a Fi­renze) e Matteo Salvini, capogrup­po leghista a palazzo Marino, Mila­no. Caso singolare, quello del consi­glio comunale di Borgomanero, in Provincia di Novara, che ospita ben due parlamentari donne: la deputa­ta leghista Maria Piera Pastore, pre­sidente del consiglio, e la senatrice democratica Franca Biondelli. Non meno singolare la situazione in cui si trova il deputato Armando Valli, detto Mandell, senatore della Lega Nord e componente di ben quattro commissioni parlamentari, consi­gliere comunale del suo paese d’ori­gine, Lezzeno, e anche consigliere della Provincia di Como.

Si dirà che sono cariche non in­compatibili e che comunque la pre­senza degli amministratori locali in Parlamento assicura il necessario le­game con il territorio. Ma la questio­ne è sempre la stessa: anche ammet­tendo che amministrare un comu­ne di 19.999 abitanti e uno di 20.001 siano due mestieri diversi, dove trovano il tempo?

Sergio Rizzo