17/11/2009

Il colonnello Seno: «Catturavo i br, ora per lo Stato sono un delinquente»

Il colonnello Seno: «Catturavo i br, ora per lo Stato sono un delinquente»

 

Il colonnello Seno è stato condannato per il sequestro Abu Omar: «Ho pianto, non mi vergogno a dirlo», «quella volta che presi franceschini e curcio...»

 

Il colonnello Luciano Seno (Benvegnù-Guaitoli-Lannutti)
Il colonnello Luciano Seno (Benvegnù-Guaitoli-Lannutti)

MILANO — Il luccichio che gli colora gli occhi assomiglia a quello di 35 anni fa, quando, da capitano dei carabinieri, uomo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, balzò dalla sua 124 bianca e afferrò per il collo il brigatista Alberto Franceschini prima che mettesse mano alla pistola appesa alla cintola, col colpo in canna. C'era anche Renato Curcio sull'auto speronata a Orbassano, vicino a Pinerolo. Era l'otto settembre del 1974. I capelli erano di più, scarmigliati e neri. Oggi sono bianchi, ordinati. I tratti del volto, però, sono identici. «Allora era una scarica di adrenalina a muovermi — spiega il capitano nel frattempo diventato colonnello — ora i miei occhi raccontano solo di tanta rabbia e di estrema delusione... Ho servito il mio Paese per quarantacinque anni, venti con la divisa dell’Arma cucita sulla pelle e gli altri venticinque passati nei servizi segreti. A proteggere la gente. Mai avrei immaginato di andare in pensione con una infamante sentenza di condanna a tre anni per favoreggiamento personale in un sequestro, mai... Ho pianto, non mi vergogno a dirlo. Allucinante e inaudito, ciò che è potuto accadere. Ma sono un figlio di questo Stato e in questo Stato di diritto credo, ho lavorato al fianco di eccellenti magistrati e giudici, rispetto dunque il verdetto con la certezza che ho dentro di poterlo sovvertire in appello. Ma non è facile farsene una ragione. Mi si creda... ho speso una vita per la giustizia».

Abu Omar
Abu Omar

Tira finalmente il fiato, questo carabiniere di Dalla Chiesa. La sentenza che l’ha condannato è di mercoledì scorso, il processo è quello ai vertici del Sismi e della Cia per il sequestro a Milano dell’ex imam Abu Omar. L'ombrello di un discusso segreto di stato ha preservato il capo dei capi, Nicolò Pollari, ha preservato il suo diretto superiore, Marco Mancini, ma non lui. Che nell'indagine entra soltanto per avere passato il telefonino di servizio, così come richiestogli da Mancini, a un altro collega del Sismi, il generale Gustavo Pignero, già gravemente ammalato e ora scomparso. Mentre il giudice Oscar Magi leggeva il verdetto, Seno era in fondo all'aula. Solo. Lontano dai fotografi. Una valigetta in mano. «Ho obbedito a un ordine legittimo — ribadisce il colonnello — non ha mai saputo nulla del sequestro di Abu Omar se non dai giornali, e questo è il risultato... una follia del sistema. Chi imputa al Sismi un lavoro sbagliato e malfatto come la vicenda Abu Omar sbaglia di grosso, nessuno di noi avrebbe agito in quel modo...».

Milena Sutter, la ragazza sparita nel nulla il 6 maggio 1971 e restituita due settimane dopo dal mare di Genova
Milena Sutter, la ragazza sparita nel nulla il 6 maggio 1971 e restituita due settimane dopo dal mare di Genova

Abita a Roma, Luciano Seno. Non ha figli. Le sue origini sono piemontesi. E lo dice con un certo orgoglio perché è proprio lì, in Piemonte, che sono nati i carabinieri. Ha arrestato Curcio e Franceschini, ha sgominato la banda XXII Ottobre e catturato i sequestratori di Sergio Gadolla. È stato lui, ancora una volta, a mettere le manette all'assassino di Milena Sutter, la figlia tredicenne dell'industriale della famosa cera per pavimenti sparita nel nulla il pomeriggio del 6 maggio del 1971, all'uscita da una scuola svizzera, e restituita dal mare di Genova due settimane più tardi. «Su qualche libro sta scritto che l'ha preso la polizia — racconta Luciano Seno — ma la verità è che Lorenzo Bozano, il «biondino dalla spider rossa», l'abbiamo acciuffato noi carabinieri. Io e i mie ragazzi». Dalla Chiesa l'aveva visto giovane ufficiale al battaglione carabinieri di Milano, caserma Lamarmora, dietro a Palazzo di Giustizia. E appena lo incontrò quasi per caso a Genova, primi anni '70, se lo portò a Torino per dare vita al primo Nucleo speciale antiterrorismo. «I nostri giorni e le nostre notti non hanno più avuto tempo per noi, per i nostri cari. Nulla che non fosse il lavoro, da battere c'erano le Brigate Rosse. E il mio generale era sempre in mezzo a noi». Ricorda, Seno, di una informativa da mandare al giudice istruttore con urgenza. «Scrivevamo di notte, e alle quattro Dalla Chiesa ebbe un piccolo cedimento... Noi restammo fermi, in silenzio... Dopo tre minuti Dalla Chiesa si risvegliò e ci fissò uno per uno... "Ragazzi- disse - che cosa credete, anche un generale si può abbioccare, forza che finiamo..."».

La foto dell'arresto di Franceschini preso per il collo ha fatto il giro del mondo.

Il br Franceschini arrestato dall'allora capitano Seno
Il br Franceschini arrestato dall'allora capitano Seno

«Pochi sanno che a scattarla fu un carabiniere che dalla Chiesa ci aveva messo alle costole per proteggerci... Incredibile, quel pomeriggio. Io con la mia 124 privata e un collega al volante restai senza comunicazione radio per un maledetto guasto. Ero isolato dietro a Curcio e Franceschini... Li seguii fino a quando arrivammo a un passaggio a livello... ebbi paura di restare dietro alla sbarra e di perderli, allora ordinai al mio carabiniere di tamponarli... scendemmo per constatare il danno ma Franceschini fiutò subito l'odore di trappola e tentò la fuga. Curcio restò immobile alla guida. Agii in fretta. Un balzo... poi vidi spuntare da una siepe una macchina fotografica... Ammanettai anche Curcio e gridai al collega di bloccare quell'uomo oltre il cespuglio... pensai a un brigatista, ora ci spara. Il mio ragazzo corse come una lepre, rovinò sul poveretto e lo stese con un cazzotto in bocca... poi quello si mise a gridare ..."fermati, che fai, sono anche io un carabiniere"... Per dalla Chiesa eravamo tutti come figli da proteggere». E se lo portò anche a Roma, il generale. «Lo aveva chiamato Andreotti e lui volle ancora me e i suoi ragazzi — ricorda il colonnello Seno — eravamo una decina ma facemmo lo stesso il miracolo... un bravo carabiniere riuscì a infiltrarsi nel covo di via Volsci e prese la lista di tutti gli iscritti al "potrop", a Partito operaio. Scoprimmo tutti...». Se gli chiedi se è stato un bravo carabiniere, il colonnello ritrova il sorriso. «Per me parlano le indagini, io non devo dire niente...». Si sfrega il mento, si aggiusta la giacca, il colonnello. E prima di salutare sussurra poche parole. «Fa male vedersi trattare come un delinquente».

Biagio Marsiglia


18/09/2009

Trovato il gene dell’armonia che disattiva i tumori al seno

Trovato il gene dell’armonia che disattiva i tumori al seno

 

Scoperta allo Ieo. La via aperta è talmente importante da meritare la copertina di Cell, autorevole rivista scientifica.


Pier Giuseppe Pelicci (dal web)
Pier Giuseppe Pelicci (dal web)

L’«armonia del cosmo» di Giovanni Keplero (grande astronomo del XVII secolo) e l’armonia del microcosmo cellulare scoperta dai ricercatori italiani. Una svolta nel campo dei tumori, per ora del seno. Le cellule staminali del cancro agiscono innescando la disarmonia tra le cellule sane: rompono il gioco tra simmetrie e asimmetrie dei tessuti sani. Un gene, il p53, sarebbe fondamentale per mantenere l’equilibrio e si può ribattezzare oggi il gene dell’armonia cellulare. Il tumore lo disinnesca, i ricercatori italiani con un farmaco lo hanno riattivato curando il tumore. Per ora sperimentalmente. Ma la via aperta è talmente importante da meritare la copertina di Cell , una tra le più autorevoli delle riviste scientifiche internazionali.

La ricerca è del gruppo coordinato da Pier Giuseppe Pelicci, direttore dell’oncologia molecolare dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo). In sintesi: è stato chiarito come si moltiplicano le cellule staminali del cancro e dimostrato che si può intervenire con particolari farmaci. Si tratta di una pietra miliare per la messa a punto di nuove terapie anti-tumorali rivoluzionarie. «Siamo partiti da due domande fondamentali — spiega Pelicci —: Che cosa hanno di sbagliato le cellule staminali del cancro, rispetto a quelle dei tessuti normali? E perché le staminali normali mantengono i tessuti in un’armonia perfetta, mentre nel cancro si moltiplicano e il tumore cresce continuamente?». Il gruppo milanese ha così individuato la differenza: le cellule staminali normali si dividono in maniera asimmetrica, quelle del cancro in maniera simmetrica. Non è un dettaglio. Le staminali del cancro, pur essendo pochissime all’interno dei tumori, sono le vere responsabili della crescita del tumore e della sua diffusione nell’organismo (le metastasi). Spiega Pelicci: «Quando una staminale sana si duplica, dà origine a due cellule diverse fra loro (divisione asimmetrica): una rimane staminale, l’altra si specializza e dà origine, a sua volta, al tessuto. In questo modo, il loro numero resta costante e il tessuto si rigenera continuamente.

(web)
(web)

Al contrario, la staminale del cancro si duplica in maniera simmetrica, dando origine a due staminali, ciascuna capace di formare tessuto tumorale. In questo modo il loro numero aumenta progressivamente e il tumore si espande in modo geometrico». Anche le staminali normali, però, si possono duplicare in maniera simmetrica? «Sì, ma lo fanno molto raramente — risponde Pelicci —, e solo quando devono riparare un tessuto danneggiato. Quelle del cancro, invece, lo fanno anche quando non serve». Il team milanese ha poi compreso le basi del fenomeno. «L’armonia dei tessuti— continua Pelicci — è garantita da un particolare gene, chiamato p53, che impone alle cellule staminali normali di dividersi in maniera simmetrica. Se manca p53, le cellule staminali perdono le istruzioni, e si dividono in modo simmetrico». P53 è un gene che è perso o inattivato nel 100% dei tumori. I conti tornano: nei tessuti sani p53 mantiene l’asimmetria delle staminali, in quelli malati p53 non funziona. E il tumore cresce. Ma se si riattiva p53 nei tumori? I ricercatori hanno trattato alcuni tumori sperimentali con un farmaco che riattiva p53 e hanno osservato il ripristino dell’asimmetria e il blocco della crescita del tumore. La nuova strada è ora aperta.

Mario Pappagallo


26/05/2009

Praga, seno nuovo gratis per chi accetta di fare l’infermiera

Praga, seno nuovo gratis per chi accetta di fare l’infermiera

 

La clinica: in tre mesi boom di richieste. Praga, benefit per bloccare la fuga: in cambio un contratto di lavoro per tre anni

 

(foto di Marcella Milani)
(foto di Marcella Milani)

PRAGA — Gli infermieri so­no merce rara. In Italia. In Euro­pa. Nel mondo, visto che quelli dei Paesi più poveri migrano in cerca di salari migliori nelle re­gioni più ricche. E così, per fer­mare l’emorragia e reclutare nuove infermiere, una clinica privata di Praga ha offerto un benefit unico nel suo genere: un’operazione di plastica al se­no (cosce e/o pancia) in cambio di un contratto di lavoro per tre anni. «È stato un successo: in tre mesi abbiamo incrementato le domande del 10%», ha esulta­to Jiri Schweitzer, amministra­tore delegato della Iscare, sfi­dando le polemiche nate sul ca­so. «Ovviamente, se la dipen­dente vorrà andarsene prima, dovrà rimborsare i costi dell’in­tervento». Petra Kalivodova, 31 anni, è una delle prime infermiere ad aver firmato il contratto. Tra i benefit proposti — lezioni di te­desco, cinque settimane di va­canza o chirurgia plastica — ha scelto un’operazione estetica al seno. Nella Repubblica Ceca l’in­tervento costa, normalmente, 2.600-2.800 euro. Una spesa, ha dichiarato Petra all’Internatio­nal Herald Tribune, che non avrebbe mai potuto sostenere con i suoi mille euro scarsi al mese di stipendio. «Mi sento meglio quando mi guardo allo specchio», ha detto. «Ci hanno sempre insegnato che se un’in­fermiera è bella, intelligente e ama il suo lavoro, il recupero dei suoi pazienti è più veloce». Dunque, perché no?

Solo nell’ultimo anno 1.200 infermieri hanno lasciato la Re­pubblica Ceca per cercare un impiego all’estero. Germania e Gran Bretagna in primis. Ma an­che in Italia. All’appello, secon­do le associazioni di categoria, mancherebbero a 5.000 dipen­denti. A Brno, per questo moti­vo, un ospedale è stato costret­to a chiudere il suo reparto di terapia intensiva. E pure la pub­blica Na Bulovce di Praga, insie­me a buoni pranzo e assistenza ai figli, ha deciso di offrire co­me benefit ai suoi infermieri «operazioni di estetica a prezzi ridotti».

«Anche nel nostro Paese, so­prattutto le cliniche private, ri­corrono a una serie di benefit per attirare infermieri. Ma que­sti casi, gravissimi, sono l’em­blema di un’emergenza ormai globale», afferma Annalisa Sil­vestro, presidente della Federa­zione nazionale dei collegi infer­mieri. In Gran Bretagna sono state temporaneamente taglia­te decine di letti negli ospedali. Negli Usa il governo ha stimato una carenza di un milione di in­fermieri entro il 2016. «In Italia ne mancano tra i 40.000 e i 60.000», spiega Silvestro. «Con­tiamo 375.000 infermieri e di questi 30.000 sono stranieri. An­che se si inizia a vedere un eso­do all’inverso, questo è un be­ne per noi e un male per i loro Paesi: ecco perché i governi de­vono affrontare il problema a li­vello globale». Concorda Gio­vanni Muttillo, presidente del Collegio Ipasvi di Milano, che ri­lancia: «Noi stiamo cercando di contrastare in tutti i modi que­ste speculazioni, è in corso una vera e propria tratta degli infer­mieri ». E spiega: «I benefit spre­giudicati e le organizzazioni che reclutano infermieri in mo­do irregolare (diplomi falsi, se­questro di documenti) fanno parte di un’unica realtà che tra­valica i confini e fa male alla sa­lute globale».

Alessandra Mangiarotti


07/01/2009

Ferro tocca il seno alla Arcuri in tv

Ferro tocca il seno alla Arcuri in tv

"Fuori programma" durante la trasmissione. Raffaella Carrà: «Boncompagni lo fece 47 volte»

 

 

 

(Ansa)Fuori programma nell'ultima puntata di «Carramba», il programma abbinato alla Lotteria Italia. Raffaella Carrà, Manuela Arcuri e Tiziano Ferro stavano discutendo di consistenza del seno, quando il cantante di Latina si è concesso una toccatina al decolleté della conterranea Arcuri. Ripetendo così un gesto - quasi scaramantico - già fatto in un'altra occasione e che questa sera è sembrato però sorprendere e imbarazzare l'attrice: «Pensavo solo alla battuta (Io mozzarelle, le altre... latte, ndr) e non al resto...», ha detto sorridendo. Scherzosamente, ma tenendosi a debita distanza, ha provato a replicare la toccata anche Dario Vergassola. La gag si è conclusa con una battuta della Carrà: «Boncompagni lo ha fatto 47 volte...» (Ansa)

 

"Fuori programma" nell'ultima puntata di «Carramba», il programma abbinato alla Lotteria Italia. Raffaella Carrà, Manuela Arcuri e Tiziano Ferro stavano discutendo di consistenza del seno, quando il cantante di Latina si è concesso una toccatina al decolleté della conterranea Arcuri. Ripetendo così un gesto - quasi scaramantico - già fatto in un'altra occasione e che questa sera è sembrato però sorprendere e imbarazzare l'attrice: «Pensavo solo alla battuta ("Io mozzarelle, le altre... latte", ndr) e non al resto...», ha detto sorridendo. Scherzosamente, ma tenendosi a debita distanza, ha provato a replicare la toccata anche Dario Vergassola. La gag si è conclusa con una battuta della Carrà: «Boncompagni lo ha fatto 47 volte...»