29/12/2011

Hans Cassonetto, senzatetto per scelta: «Solo così posso sentirmi libero»

Hans Cassonetto, senzatetto per scelta: «Solo così posso sentirmi libero»

MORTO BRUCIATO A BOLZANO LA NOTTE DI NATALE. Il racconto di un'amica di famiglia: «La madre gli lasciò 250 mila euro, una villa e appartamenti. Lui disse no»

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25/10/2010

La blogosfera degli «invisibili»

La blogosfera degli «invisibili»

Far comunicare i senzatetto e raccontante le loro storie. La missione di un ex consulente di marketing americano che con la crisi economica ha perso tutto

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23/01/2009

Londra, gli squatter nelle case di lusso

Londra, gli squatter nelle case di lusso

 

Due stabili accanto all'appartamento di Madonna occupati da venti giovani. Gli immobili, di proprietà di un duca, si affacciano su Hyde Park.

 


Le case di Park Lane, nel cuore di Londra
Le case di Park Lane, nel cuore di Londra
LONDRA — Martin è uno squatter fortunato. Un po' di tempo fa, non avendo fissa dimora, circolando per la città coi suoi amici e il suo cane, ha messo gli occhi su due magnifiche case che guardano Hyde Park. Il numero 94 e il numero 95 di Park Lane, quattro e cinque piani, elegantissime dimore ma disabitate. A due passi sta il rifugio di Madonna e sempre lì vicino risiedeva Dodi Al Fayed, l'amante della principessa Diana. Poi si divertono miliardari con Aston Martin, Bentley e Rolls parcheggiate in garage. Come poteva immaginare, Martin, che quei due gioielli appartengono a Gerald Cavendish Grosvenor, il sesto duca di Westminster, il nobile più facoltoso di Londra e forse d'Inghilterra se si esclude Sua Maestà? Le ha scrutate, quelle straordinarie magioni, si è accorto che con una semplice spallata all'ingresso si poteva entrare. E in un batter d'ali ha deciso: qui ci vengo a stare. Lui e i suoi amici, una ventina, tutti squatter, hanno così trovato un tetto coi fiocchi. E di un certo valore: si parla di una trentina di milioni sterline. Felici, felicissimi, eccome.


Al tabloid Sun, che ieri ne ha fatto la storia di prima pagina, hanno soavemente dichiarato che «al tramonto la vista su Hyde Park è magica». Il giornale li ha trattati con flemma, specificando in un trafiletto a parte che la loro azione non è affatto illegale. E non lo è per un paio di ragioni. La prima è che gli stabili erano vuoti o abbandonati. La crisi si sente anche nei livelli più alti della società. In

Alcuni degli squatter che hanno occupato le case di lusso
Alcuni degli squatter che hanno occupato le case di lusso
Inghilterra ci sono oggi ben 780 mila case che aspettano di essere vendute o affittate e anche nei quartieri snob londinesi il mercato sta velocemente calando. La seconda è che se non si compiono atti vandalici non vi è giustificazione alcuna ad eventuali atti di sgombero. Ciò che il legittimo proprietario è semmai autorizzato a chiedere è, attraverso il provvedimento di un giudice, la restituzione del maltolto. Ma attenzione, se per un puro caso, gli squatter riescono a scamparla, nel senso che le diatribe si prolungano dieci anni, allora acquistano di diritto il titolo di «proprietari legali». Il duca, che ha in portafoglio mezza Londra, lo sa bene ma per ora preferisce starsene in silenzio. Inorridita è invece l'associazione dei proprietari di Westminster: «Non li vogliamo in questa bellissima zona della città».

Nobili e meno nobili signori che qui abitano s'interrogano: atto di forza o ci tocca sopportare?
Martin e la sua combriccola da due mesi se la godono e attraverso le colonne del popolarissimo Sun chiedono sostegno: «Mandateci mobili e qualche soldarello». Chitarra, musica, un giro al parco e tutto quel lusso attorno. Che c'è di meglio? Anche perché a un tiro di schioppo da Park Lane, e il Sun questo lo ha dimenticato, c'è Mayfair, altro tempio della Londra superchic dove è accaduto qualcosa di simile. Fra squatter la solidarietà è Vangelo. Ebbene, non più tardi di tre settimane fa «The Businessman », soprannome di Stefan, un ventenne appena sbarcato da Parigi, in compagnia di una dozzina di artisti di strada autoproclamatisi collettivo «Ma Da», ha trovato casa — si fa per dire perché è una supercasa — in Grosvenor Street al numero 18. Vicino alle ambasciate, vicino ai
brand della moda, vicino alle case d'asta dove si battono i Picasso e i Monet, vicino alle sartorie d'élite. I ragazzi hanno aperto, hanno srotolato i loro sacchi a pelo e si sono sistemati.
Martin se la deve vedere in Park Lane con qualche nobile arrabbiato ma se finirà male, lui e i compagni di avventura sapranno a chi bussare. «The Businessman», ovvero Stefan, ha trovato in Grosvenor Street dei vicini davvero inglesi. La borghesia di Mayfair ha offerto agli squatter l'accesso internet wi- fi gratis. E naturalmente un bel tè del pomeriggio. Con somma irritazione della società proprietaria della prestigiosa «casetta».

 

 


15/10/2008

Caritas, emergenza povertà per 15 milioni di italiani

Caritas, emergenza povertà per 15 milioni di italiani

Il Rapporto elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan. Non ci sono solo i 7,5 milioni di persone sotto la soglia della povertà: altrettanti «si collocano poco sopra»

 

 

Un clochard dorme (Ansa)
Un clochard dorme
                                     

 

 

CITTA' DEL VATICANO - In Italia «l'emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone», quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà, ma altrettanti che «si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio». Lo afferma il Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan.

COME COMBATTERLA - «Si può dare risposta alla povertà senza aumentare la spesa pubblica complessiva per la protezione sociale (366.878 milioni di euro) e senza aumentare la spesa per l'assistenza sociale (circa 47 miliardi di euro nel 2007)». In proposito, durante una conferenza stampa, il direttore della Fondazione Zancan ha indicato alcune direttici: «è possibile - ha spiegato - destinare ad un diverso utilizzo parti rilevanti della spesa per assistenza sociale, oggi destinata alla persone non autosufficienti e alle famiglie di lavoratori con figli». Anche se, sottolinea Vecchiato, «non è per niente facile, perché chi oggi beneficia dei trasferimenti pubblici e ne ha fatto una fonte di reddito non è disposto a rimettere in discussione i diritti acquisiti, anche se ragioni di equità portassero a riconoscere il contrario».


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30/09/2008

Allarme povertà, in aumento i senza tetto

Allarme povertà, in aumento i senza tetto

Settimo rapporto della Caritas ambrosiana. Sono 5mila in città. Disoccupazione e redditi bassi i problemi di chi è in difficoltà: per il 70 per cento donne, tre quarti stranieri



In aumento i senza tetto
 

Cresce la povertà nella Diocesi di Milano, un territorio che comprende il capoluogo lombardo, Lecco e Varese oltre alle rispettive province. E' quanto emerge dal settimo rapporto della Caritas ambrosiana presentato martedì mattina. Ricerca che «non ha la pretesa della completezza» - è stato spiegato - ma che punta su un solido campione: quasi 16 mila persone che si sono rivolte a 61 centri di ascolto nel 2007. Fra le principali preoccupazioni di chi è in difficoltà permangono l'occupazione e l'abitazione e in questo senso si parla proprio di «precari della casa», tanto che il rapporto è stato chiamato «Case senza abitanti e abitanti senza casa». Nella sola Milano - ha spiegato il direttore di Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo - circa 5.000 persone non hanno abitazione e si avvalgono di strutture di accoglienza e 85 mila, secondo una ricerca dell'Università Bicocca, sono da considerare vulnerabili, cioè basta poco per precipitarli in una condizione di bisogno.

Presentato il rapporto sulla povertà 2008 (Salmoirago)
Presentato il rapporto sulla povertà 2008
Le criticità sono note: le giovani coppie non trovano alloggi a prezzi accessibili e si scontrano con la carenza di case in locazione, le famiglie non riescono a sostenere l'aumento delle rate del mutuo, i separati, soprattutto uomini, hanno difficoltà a trovare una nuova abitazione. E poi gli stipendi inadeguati e instabili. In due parole: la precarietà esistenziale. «Il problema della casa non riguarda solo gli stranieri, è una difficoltà trasversale - ha sottolineato Davanzo - tanto che si è ridotta significativamente la popolazione milanese, si è scesi a 1 milione e 200 mila abitanti da 1,9 milioni 20 anni fa. Siamo ormai una città senza abitanti, perchè la casa è diventato un bene speculativo. C'è un pendolarismo, il capoluogo si riempie di giorno e si svuota di sera». «Il problema abitativo - ha concluso - o viene governato a livello di pubblica amministrazione con la collaborazione del privato e del privato sociale oppure non se ne esce».

I poveri del territorio sono per il 70% donne, hanno in media 40 anni e per i tre quarti sono rappresentati da stranieri. «La forte rappresentanza femminile - spiega Angela Signorelli dell'Osservatorio Caritas Ambrosiana - si spiega col fatto che sempre più spesso sono le donne a farsi carico dei problemi della famiglia: dietro una donna che si rivolge a noi molto spesso c'è un intero nucleo familiare in difficoltà». Il 75% di chi si è rivolto ai centri Caritas lo scorso anno sono stati stranieri: Perù, Romania, Ecuador, Marocco e Ucrania le nazionalità maggiormente rappresentate. Gli stranieri hanno un'età media di 37 anni (contro i 48 degli italiani) e un livello d'istruzione più alto (sono laureati il 7,2% e hanno un diploma il 26,2%), ma spesso i loro titoli di studio non sono riconosciuti nel nostro Paese.

Tra i bisogni che hanno spinto i componenti del campione a rivolgersi alla Caritas il problema dell'occupazione (58,9%) è al primo posto seguito da un redditto non sufficiente (33,3%) e, come già ricordato, dal disagio rispetto all'abitazione (15%). A fronte della difficoltà in cui versano sempre piu famiglie, Caritas e Fondazione San Carlo (che ha contribuito all'indagine) denunciano la presenza a Milano di moltissime case di proprietà tenute vuote. «Sappiamo che non sono i privati a poter rispondere all'emergenza - ha detto Giuseppe Sala della Fondazione San Carlo - ma se molte famiglie cogliessero l'invito del Cardinale Tettamanzi nella sua lettera pastorale a "mettere a disposizione le loro proprietà dandole in locazione a prezzi accessibili", qualcosa potrebbe cambiare».

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