14/01/2010
Clochard ucciso nell’acqua gelata
Clochard ucciso nell’acqua gelata
Un marocchino di 37 anni è stato trovato senza vita. «Rimasto ore con gli abiti bagnati». La denuncia dei volontari che si occupano dei senzatetto: è stato aggredito da un gruppo di giovani
NAPOLI - Non è stato soltanto il freddo a uccidere Yussuf Errahali, marocchino di 37 anni trovato morto martedì mattina su una panchina nella centralissima piazza Cavour, davanti alla stazione della metropolitana. Anzi, per quanto la temperatura della notte fosse stata gelida, Yussuf probabilmente l’avrebbe sopportata: non era la prima volta che dormiva in strada, ci dormiva sempre, come ci dormono in tanti in quella piazza di Napoli e in molte altre piazze e strade, soprattutto in prossimità delle stazioni ferroviarie. Però Yussuf la temperatura vicina a zero gradi l’ha affrontata inzuppato d’acqua gelata, dopo che un gruppo di balordi l’aveva buttato in una fontana lì a due passi e lui, intontito cronico per una vita consumata a scolare bottiglie e a cercare i soldi per la droga (fino all’altro giorno era in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio di disintossicazione), non ha saputo reagire, e nemmeno è stato capace di tirarsi su in fretta. È rimasto lì chissà per quanto tempo, e anche quando ne è uscito non aveva certo un posto dove andare a asciugarsi, cambiarsi e prendere calore.
L’inedita ricostruzione di quella che sembrava una tragedia della miseria (nella stessa notte a Napoli ce n’è stata un’altra: un uomo di 45 anni è stato trovato morto nei pressi di un’altra stazione della metropolitana) è di Stefano Piedimonte del Corriere del Mezzogiorno, che ha rintracciato testimoni e particolari. Ad accorgersi delle particolari condizioni di Yussuf sono stati i medici del 118 intervenuti tra le nove e le dieci di martedì su segnalazione di alcuni passanti. Hanno visto che l’uomo aveva i vestiti inzuppati, ma in quel momento hanno cercato di rianimarlo, hanno fatto tutte le manovre possibili, prima di arrendersi e rassegnarsi all’idea di essere intervenuti troppo tardi. Ma il racconto di quello che era successo la notte lo si deve ai volontari dell’associazione «Il Camper», operatori sociali che, per conto del Comune, girano la città cercando di portare assistenza a chi ne ha bisogno. È stato con loro che si sono confidati quelli che durante la notte avevano assistito all’aggressione subita da Yussuf. È gente che vive in strada, abituata alla diffidenza di molti: comprensibile che cercassero qualche faccia amica per raccontare quello che avevano visto. Non lo hanno fatto con i vigili urbani né con la polizia, ma con i volontari sì. E tutti hanno riferito la stessa scena: a buttare il marocchino nella fontana sarebbe stato un gruppetto composto per lo più da giovani e giovanissimi che già in altre occasioni si erano fatti vivi da queste parti e sempre per insultare e aggredire. Stavolta hanno fatto di peggio, al pari di quelli (sempre che non siano gli stessi) che nel settembre scorso diedero fuoco a un anziano che dormiva davanti alla stazione: non lo uccisero, ma da allora quell’uomo non è mai più uscito da un ospedale, in un infinito calvario tra il centro grandi ustionati del Cardarelli, la rianimazione dello stesso ospedale, e una riabilitazione difficilissima.
Probabilmente si tratta di balordi che vengono dal vicino rione Sanità, un posto che è il simbolo delle contraddizioni di Napoli, dove avvengono scene come quelle riprese in un video che pochi mesi fa ha fatto il giro del mondo (l’omicidio in pieno giorno del pregiudicato Mariano Bacioterracino), ma dove vive e opera da anni un sacerdote come don Antonio Loffredo, che è riuscito a offrire ai giovani del quartiere opportunità di lavoro che in altre parti di Napoli se le sognano, e lo ha fatto utilizzando soprattutto il patrimonio artistico e culturale della zona, come le antichissime catacombe che portano al tesoro di San Gennaro.
Che siano venuti dalla Sanità o da qualche altra parte, comunque, agli aggressori di Yussuf Errahali sta dando la caccia la polizia, informata dagli operatori de «Il camper»: e rintracciare una banda di balordi non dovrebbe essere un’impresa troppo difficile.
Fulvio Bufi
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17/10/2009
Caso Vandenbroucke: tre arresti
Caso Vandenbroucke: tre arresti
In manette in Senegal una donna e due uomini, con l'accusa di furto e ricettazione, la ragazza è quella che era con lui poco prima della morte
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| Frank Vandenbroucke (Ansa) |
DAKAR (SENEGAL) - Il mistero si infittisce. Tre persone sono state arrestate nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa di Frank Vandenbroucke, 34enne ex corridore belga, trovato morto lunedì in una stanza di un albergo a Saly in Senegal. Tre persone, tra cui la donna con cui Frank Vandenbroucke si era accompagnato in albergo, sono state arrestate e rinviate a giudizio per furto e ricettazione in seguito alla morte del corridore belga, lunedì scorso in una camera di un piccolo hotel della località balneare di Saly in Senegal.
LE ACCUSE - A finire agli arresti, con l'accusa di furto e ricettazione, due uomini e una donna la ragazza con cui l'ex corridore si era allontanato dal ristorante in cui si trovava insieme all'amico Fabio Polazzi. «Tre persone sono state deferite martedì alla procura di Thies (70 km ad est di Dakar). C'è una donna, che era con lui e due uomini, i ricettatori», ha detto un responsabile della polizia coperto da anonimato. «La ragazza ha preso uno o due telefoni cellulari e del denaro. Ma quando l'ha lasciato lunedì mattina, lei ha detto che era ancora vivo».
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13/10/2009
Ciclismo choc, è morto Vandenbroucke
Ciclismo choc, è morto Vandenbroucke
LA TRAGEDIA. L'atleta belga è stato ritrovato senza vita in una stanza d'albergo in Senegal: aveva 34 anni
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| Vandenbroucke festeggia una vittoria di tappa alla Vuelta (Ap) |
Frank Vandenbroucke è morto. Il corpo del ciclista belga, che aveva 34 anni, è stato trovato in una camera d'hotel in Senegal. Non sono ancora chiare le cause del decesso. Secondo alcuni media del suo Paese, VDB sarebbe stato ucciso da un'embolia polmonare.
TALENTO - All'inizio della sua carriera Vandenbroucke era considerato dagli osservatori come uno dei ciclisti di maggior talento della sua generazione. Ma dopo aver vinto la Liegi-Bastogne-Liegi nel 1999, entrò in una spirale negativa di doping e problemi privati che lo tennero lontano dai grandi risultati. Nel 2005 aveva tentato il suicidio. In questi ultimi giorni, alla ricerca di una squadra, Vandenbroucke aveva assicurato di voler tornare a correre ed essere ancora in grado di vincere.
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26/03/2009
Cadavere nelle acque del Ticino: segni di violenza sul corpo nudo
Cadavere nelle acque del Ticino: segni di violenza sul corpo nudo
Ritrovato mercoledì sera, il corpo aveva diverse ecchimosi soprattutto sul volto, è di carnagione chiara e dall'apparente età di 50-60 anni. Ignota l'identità
PAVIA - Il cadavere di un uomo, dall'apparente età tra i 50 e 60 anni e dalla carnagione chiara, ma di cui non si conosce ancora l'identità, è stato ritrovato mercoledì sera nelle acque del Ticino all'altezza del ponte della Becca, dove il Ticino confluisce nel Po. Il corpo era completamente nudo e, all'altezza del viso, presentava ecchimosi e altri segni che lasciano supporre che l'uomo abbia subito violenza. Nei prossimi giorni verrà effettuata l'autopsia.
SCOPERTO DA DUE DONNE - C'è da stabilire anche se i segni sono dovuti al trascinamento e se l'uomo sia stato gettato ancora vivo nel fiume dove è stato estratto dai vigili del fuoco. Sul caso indagano i carabinieri che, al momento, non escludono nessuna ipotesi. A scoprire il corpo, che affiorava dalle acque del fiume, sono state due donne.
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