17/11/2010
Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti sigilli all'impianto Riso Scotti Energia
Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti sigilli all'impianto Riso Scotti EnergiaAi domiciliari c'è anche il presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda, Giorgio Radice. Nella struttura, secondo gli inquirenti, venivano bruciate anche materiali pericolosi per l'ambiente
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11/11/2010
«Maltrattavano i bambini» Sequestrato asilo nido a Pinerolo
«Maltrattavano i bambini» Sequestrato asilo nido a PineroloI piccoli sarebbero stati picchiati e rinchiusi al buio. Emessi tre avvisi di garanzia
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08/10/2010
Sequestrato laboratorio tessile cinese Sulle giacche il logo della polizia
Sequestrato laboratorio tessile cinese Sulle giacche il logo della poliziaGli operai irregolari realizzavano anche i capi della linea d'abbigliamento approvata dal ministero
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22/09/2010
Container con esplosivo: maxi-sequestro
Container con esplosivo: maxi-sequestroÈ del tipo «T4» ed era nascosto tra confezioni di latte in polvere. Intercettato nel porto di Gioia Tauro. Gli investigatori privilegiano la pista di uun traffico internazionale
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12/08/2010
Morta per le lasagne, indagato il titolare della rosticceria
Morta per le lasagne, indagato il titolare della rosticceriaAttesi per oggi i risultati dell'autopsia. L'esercizio nel quale è stato venduto il cibo è sotto sequestro. Ricoverati sei persone
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07/06/2010
La mail che incastra Briatore
La mail che incastra BriatoreL’avvocato sconsigliava di denunciare il capitano dello yacht. Intercettato un messaggio del legale. Il pm: colloquio tra amici, si può utilizzare
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| Lo yacht «Force Blue» di Flavio Briatore (archivio Corriere) |
GENOVA — Quando, al termine dell’udienza davanti al Tribunale del riesame di Genova, il pm Walter Cotugno ha prodotto la trascrizione di un messaggio tra Flavio Briatore e uno dei suoi avvocati, c’è stato un attimo di gelo. In discussione era il sequestro del mega-yacht Force Blue, fatto dalla Guardia di Finanza di Genova il 20 maggio, con l’accusa— per Briatore ed altre tre persone— di aver evaso le tasse sullo yacht e sul carburante per un valore di quasi 5milioni di euro, un reato che si configura anche come contrabbando. Il punto — per sostenere l’accusa— è che lo yacht di sessanta metri sia in realtà di proprietà di Briatore e non di una società di charter con sede nelle isole Vergini Britanniche che l’avrebbe noleggiato anche ad altri. E per dimostrare che il Force Blue — stesse iniziali dell’imprenditore del «Billionaire» — è proprio di esclusiva proprietà di Briatore il pm ha esibito un messaggio elettronico (sembra, una mail mandata su cellulare) che esordisce: « Caro Flavio... ma sei matto? Vuoi che alla fine un pm si occupi della società e della gestione della barca?»
L’avvocato risponde all’intenzione di Briatore di presentare una denuncia penale contro il capitano dello yacht e lo sconsiglia con foga: in questo modo attirerai l’attenzione dei magistrati. L’episodio si riferisce a cinque anni fa, il capitano — accusato di comportamenti sleali — fu veramente licenziato, ma senza denunce di sorta. Quel messaggio— forse— non ha pesato troppo sulla decisione del tribunale e sulla discussione tutta in punta di diritto sulla sequestrabilità dello yacht da parte della Guardia di Finanza e sulla posizione di Briatore. Certamente però ha creato un certo scompiglio. In conclusione il Riesame — come anticipato dal Secolo XIX — ha respinto il ricorso degli avvocati e confermato il sequestro del Force Blue, un vero gioiello di lusso ora ancorato nel porticciolo di Sestri Ponente.
«Non so niente di questa storia — ha detto Massimo Pellicciotta, uno degli avvocati di Briatore— sono all’estero e non ho potuto leggere il provvedimento. Prima leggeremo le carte poi vedremo i passi da intraprendere». A sostegno dell’utilizzabilità del colloquio fra Briatore e uno dei suoi legali il pm Cotugno ha prodotto una sentenza della Cassazione: al momento dell’intercettazione fra i due non c’era rapporto professionale bensì un vincolo di amicizia, è la tesi, quindi i colloqui non sono protetti come quelli fra difensore e assistito. Come un colloquio avvenuto cinque anni fa sia arrivato sotto la lente della Guardia di Finanza tanto da essere depositato agli atti del pm è, per ora, alquanto oscuro. Al momento del sequestro del Force Blue nelle acque liguri a bordo si trovava la moglie di Briatore, Elisabetta Gregoraci con il figlioletto di pochi mesi Falco Nathan. Entrambi sono stati sbarcati dalla Guardia di Finanza e la Gregoraci ha detto di aver perso il latte per la paura e lo choc dell ’«abbordaggio». Briatore si è lamentato della «spettacolarizzazione» del sequestro: «Io sono perfettamente in regola» ha ripetuto. Ma lo yacht — per ora — rimane sequestrato e rischia la confisca.
Erika Dellacasa
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| Tag: cronaca, sequestrato, yacht, briatore, accuse, contrabbando, frode fiscale | OKNOtizie |
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25/05/2010
Gregoraci: «Fuori dal nostro yacht Nathan Falco non è più sereno»
Gregoraci: «Fuori dal nostro yacht Nathan Falco non è più sereno»L'imbarcazione è stata sequestrata dalla guardia di finanza. La ex showgirl parla del «terribile incubo»: «Il bambino ha risentito più di tutti di questo brusco cambiamento»
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| Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore |
MILANO - «Da quando siamo stati costretti ad abbandonare il nostro yacht il piccolo Nathan Falco piange spesso, non è più tranquillo e sereno come prima». Elisabetta Gregoraci, in un'intervista al settimanale Diva e donna, parla di quello che definisce un «terribile incubo» vissuto dopo il sequestro da parte della Guardia di finanza dello yacht "Force Blue" sul quale viveva con il figlio di due mesi e il marito Flavio Briatore, ora indagato per contrabbando e frode fiscale.
NOSTALGIA - «Il nostro bambino è quello che ha risentito di più di questa situazione, di questo brusco cambiamento - spiega la ex showgirl -. Da quando siamo usciti dalla clinica di Nizza dove ho partorito, ha vissuto a bordo dello yacht: ora non è più tranquillo e sereno come prima, sente la mancanza della sua cameretta bianca, dei suoi spazi, che lo hanno protetto fin dai primi giorni».
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| Tag: cronaca, sequestrato, yacht, briatore, accuse, contrabbando, frode fiscale | OKNOtizie |
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21/05/2010
Sequestrato lo yacht di Briatore
Sequestrato lo yacht di BriatoreL'IMBARCAZIONE È INTESTATA A SOCIETÀ DI CHARTER MA PER L'ACCUSA ERA IN USO SOLO AL MANAGER. Fermato al largo di La Spezia il Force blue. L'ipotesi di reato è contrabbando
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| Un'immagine del Force Blue (da deluxeblog.it) |
LA SPEZIA - Sequestrato al largo della Spezia il «Force Blue» il megayacht in uso al manager ed ex direttore sportivo della Renault Flavio Briatore, dai finanzieri del Gruppo Genova su mandato del pm del capoluogo ligure Walter Cotugno. L'ipotesi di reato è contrabbando, conseguente a una frode fiscale. La nave, battente bandiera extra Ue, era intestata ad una società di charter, ovvero col mandato di affittarla al migliore e più affidabile offerente, ma i militari hanno accertato che il «Force blue» sarebbe stato piuttosto in uso esclusivo al solo Briatore.
A BORDO C'ERA LA GREGORACI - La notizia è stata anticipata dal quotidiano «Corriere Mercantile» e riportata poi dall'agenziaAdnkronos. Secondo indiscrezioni trapelate successivamente, al momento del sequestro a bordo del megayacht di 62 metri non c'era Briatore, ma la moglie Elisabetta Gregoraci, col figlioletto Falco Nathan.
Redazione online
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18/02/2010
Ragazzo italiano rapito in Venezuela Il padre: «Presto,mio figlio sta male»
Ragazzo italiano rapito in Venezuela Il padre: «Presto,mio figlio sta male»
Quattro uomini armati sono entrati in azione a Ciudad Ojeda. Francesco Giunta, 22 anni, dal 7 febbraio in mano ai rapitori. Nel 2004 fu sequestrato il nonno
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| Francesco Giunta |
«Si deve fare di più, si deve fare di più», ripete ossessivamente Franco Giunta, ingegnere siciliano di 52 anni. Suo figlio Francesco è dal 7 febbraio nelle mani di una banda di sequestratori che lo ha portato via a Ciudad Ojeda, terza città più grande del Venezuela, nella regione di Zulia al confine con la Colombia.
IL RAPIMENTO - Francesco Giunta è un ragazzo di 22 anni. Si trovava in vacanza dalla nonna e dalla zia in Venezuela dai primi di gennaio. Lì la famiglia Giunta commercia in carni. I genitori di Francesco sono tornati in Sicilia da quattro anni, in una piccola frazione di un paese della provincia di Messina, Scala Torregrotta. Quando è stato rapito, Francesco stava accompagnando in auto la fidanzata Karina R. a casa, dopo essere stato con lei a messa. Accorsi alle sue grida, in pieno centro, un fratello ed un amico della giovane hanno tentato invano di inseguire i quattro uomini armati che hanno bloccato Francesco proprio mentre salutava Karina.
IL PADRE - «Francesco deve prendere 22 pillole al giorno. Ha una malattia neurologica... non so come farà a sopportare», si commuove Franco Giunta parlando della malattia genetica del figlio. La sua voce si ferma un attimo poi riprende: «Non lo so, temo che mio figlio non sia così forte da sopportare questi momenti. Bisogna fare presto. Sta male. È in cura e senza le pillole perde l'equilibrio, la stabilità... non si regge in piedi». Per questo Franco Giunta chiede al governo italiano di fare presto, di muoversi. Ancora di più di quanto non stia già facendo. E s'appella ai giornali: «Vi prego parlatene, parlatene più che potete».
IL PRECEDENTE IN FAMIGLIA - La storia della famiglia Giunta è bizzarra e tribolata. Già nel 2004 nella stessa città fu sequestrato il nonno di Francesco. Allevatore di suini, Francesco Giunta, nonno e omonimo del giovane, rimase per due mesi nelle mani dei sequestratori fino a quando la polizia riuscì a liberarlo mentre si trovava in una rozza tenda nelle vicine montagne. A fare scattare l'allarme furono due cacciatori di passaggio che avvertirono la polizia e mandarono tutto all'aria. Vennero arrestati due colombiani, un uomo ed una donna, condannati poi a 10 anni di prigione. Sentenza che, però, è stata poi annullata.
L'INDAGINE - Un alto funzionario della polizia locale, Cesar Gomez, capo del Corpo di investigatori del «Cicipc», ha precisato che gli inquirenti insieme con la squadra antisequestri stanno conducendo le indagini «senza scartare nessuna ipotesi», compresa un'eventuale pista che riconduce al rapimento del nonno. A causa delle continue minacce di sequestro subite dalla famiglia, i genitori di Francesco e delle due sorelline Giuseppina di 11 anni e Elisa di 4 anni decisero di tornare in Italia. «In Venezuela eravamo costretti a vivere sotto scorta, senza poter uscire neanche per andare al supermercato o fare una passeggiata, la notte ci barricavamo in casa» racconta la madre di Francesco, la signora Nunziata Pollino, di 48 anni.
LA FARNESINA - Intanto il padre del ragazzo una settimana fa ha incontrato a Messina il ministro Altero Matteoli raccontandogli tutta la storia. Il ministro si è messo subito in contatto con la Farnesina e il suo collega Frattini si è subito attivato. Ma i sequestri in Venezuela in questo periodo sono all'ordine del giorno. Da gennaio, contando anche quello di Francesco Giunta, le persone finite in mano ai sequestratori sono ben quindici. Tornando in Sicilia la famiglia Giunta pensava di essersi allontanata dal pericolo. Ora è ripiombata nel terrore.
Nino Luca
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22/12/2009
Mauritania, preso capo dei sequestratori
Mauritania, preso capo dei sequestratori
È il presunto leader della banda che il 18 dicembre ha rapito una coppia di italiani al confine con il Mali. Frattini: «Sarò nel paese l'11 gennaio per lavorare da vicino su questa vicenda»
MILANO - È stato arrestato in Mauritania il presunto capo della banda che il 18 dicembre ha sequestrato una coppia di italiani, Sergio Cicala e la moglie Philomen Kabouree, mentre erano in viaggio su un pullman nel deserto vicino al confine con il Mali. Si tratta di Abderrahmane Ben Meddou, originario di una tribù nordica del Mali. Ha confessato di far parte del gruppo di Al Qaeda nel Maghreb islamico: nel rapimento della coppia di italiani ha ammesso di aver svolto un ruolo di «sorveglianza e localizzazione che doveva essere compensato con una somma equivalente a circa 22mila dollari, da raccogliere al termine dell'operazione», scrive l'agenzia di stampa cinese Xinhua.
FRATTINI - Poche ore prima il ministro degli Esteri Frattini ha annunciato che sarà in Mauritania l'11 e il 12 gennaio, «per un viaggio già previsto ma utile per lavorare da vicino su questa vicenda». Quindi è tornato a invitare al silenzio stampa, perché «le supposizioni contribuiscono solo a inasprire la situazione». Il ministro ha spiegato che ci sono una serie di «iniziative in corso in raccordo con la Spagna che è impegnata da un mese e mezzo nella ricerca di tre cooperanti spagnoli rapiti».
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