11/02/2011

Telefonini: alleanza tra Nokia e Microsoft

Telefonini: alleanza tra Nokia e Microsoft

Nokia Maps diventerà una parte essenziale dei servizi di cartografia di Microsoft. Gli smartphone del gruppo finlandese adotteranno il sistema operativo del gruppo di Redmond

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18/08/2010

La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciata

La Finlandia è il Paese dove si vive meglio. Italia bocciata

Il nostro Paese è solo al 23esimo posto nella classifica di Newsweek. Ci distinguiamo per la qualità dei servizi sanitari, i terzi al mondo dietro Svizzera e Giappone; ma siamo indietro nel campo dell'istruzione (solo 34esimi)

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12/08/2010

Camera, i radicali: ecco gli sprechi della politica

Camera, i radicali: ecco gli sprechi della politica

Negli ultimi tredici anni Montecitorio ha versato ad un'unica società più di mezzo miliardo per affitti e servizi. Lo sostengono i radicali, che aggiungono: "non si hanno notizie di gare, aste o consultazioni con altri concorrenti"

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08/05/2010

Fibra ottica, ecco il progetto per la rete unica in Italia

Fibra ottica, ecco il progetto per la rete unica in Italia

Fastweb, Vodafone e Wind lanciano l'idea di una rete "unica, aperta ed efficiente" comune a tutti gli operatori che potranno offrire i propri servizi in regime di concorrenza

 

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Fastweb, Vodafone e Wind lanciano il progetto di una rete unica in fibra ottica per l'Italia, aperta agli altri operatori, da realizzare con il supporto di governo e autorità di controllo e l'apporto finanziario di investitori privati e pubblici, con la Cassa Depositi e Prestiti in posizione preminente. Una rete "unica, aperta ed efficiente" comune a tutti gli operatori che potranno offrire i propri servizi in regime di concorrenza.

Il progetto è stato presentato oggi in una conferenza stampa congiunta dai vertici dei tre gruppi,
Carsten Schloter (Fastweb), Paolo BertoluzzoGubitosi (Wind): per il passaggio dal rame alla fibra si prevede un investimento di 2,5 miliardi di euro in 5 anni, per collegare le 15 maggiori città italiane, con 10 milioni di abitanti, e un periodo di 9 anni per raggiungere il pareggio finanziario. Pronto anche un piano più ambizioso, collegare i 500 comuni più grandi d'Italia, con 30 milioni di abitanti complessivi, in un periodo di 5-10 anni, investimenti
(Vodafone) e Luigi per 8,5 miliardi e pareggio da raggiungere in 11 anni.
I tre operatori chiamano a gran voce Telecom a partecipare al piano, riconoscendole il ruolo che le compete: "Auspichiamo la partecipazione di Telecom - ha detto Gubitosi - con un ruolo importante, più grande di quello di ognuno di noi. Non ha senso per noi fare un progetto senza Telecom, ma neanche per loro farlo senza di noi. E' un piano che presenta vantaggi anche per Telecom".

Indispensabile
inoltre il supporto del Governo e delle autorità di controllo, l'Agcom e l'Antitrust. "Sarebbe difficile portare avanti il progetto se l'Agcom lo osteggiasse o il governo non lo volesse supportare. Al governo chiediamo di avviare un tavolo con operatori e istituzioni per la creazione
della società per la rete in fibra ottica". All'autorità Gubitosi chiede inoltre di evitare ulteriori vantaggi che accrescano la profittabilità della rete in rame all'operatore dominante Telecom. Aggiunge Schloter: "Immagino che se Governo e Agcom dovessero prendere la guida del progetto, gli altri player non possano negare il proprio apporto. Tutti gli operatori devono sedersi intorno a un tavolo nell'interesse comune dell'Italia".


03/02/2010

La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone

La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone

 

La decisione presa per «decentrare i servizi e gli uffici». Avranno presidente, vice e consiglieri. Con rimborsi

 

ROMA — Il 6 marzo la Provincia di Vibo Valentia compie 18 anni. E apprestandosi a conquistare la maggiore età, si è riprodotta con successo: per partenogenesi, come le alghe dello splendido mare calabrese. Da un solo ente sono così nate altre cinque piccole Province, chiamate Circondari. Ciascuna con presidente, vicepresidente, e relativo consiglio circondariale.

Sull’abolizione delle Province, promessa in campagna elettorale, è stata messa una pietra sopra. Come pure sui consorzi di bonifica, i tribunali delle acque, i commissariati per gli usi civici, i bacini imbriferi montani... Che però, dopo aver tagliato i tagli, almeno non si creassero nuovi enti, era davvero il minimo. Evidentemente non in quel pezzo di Calabria che nel 1992 è stato sottratto per legge alla Provincia di Catanzaro e reso autonomo. Il 30 dicembre 2009, mentre si preparavano i botti di Capodanno, il consiglio provinciale di Vibo Valentia ha pensato bene di approvare un regolamento che suddivide il territorio della Provincia in cinque Circondari. Che cosa sono? Enti intermedi fra le Province e i Comuni che erano stati istituiti nel 1859 dal ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi, per essere poi soppressi nel 1927. Nel 2000 il testo unico degli enti locali li ha tuttavia formalmente riesumati e in giro per l’Italia ne è spuntato di nuovo qualcuno. Per esempio nei dintorni di Torino, Bologna, Siena, Livorno, Forlì-Cesena, Firenze e Reggio Calabria. Ma cinque Circondari nuovi di zecca tutti insieme, in una Provincia che conta in tutto 270 mila abitanti, e poi in questo momento, a pochi mesi dalle elezioni regionali, non possono passare inosservati.

E poi, a che cosa servono? «Con il Circondario», dice il regolamento, «la Provincia attua il decentramento dei servizi e degli uffici, compatibilmente con le concrete esigenze di gestione, mediante l’istituzione di propri uffici decentrati e funzionali ». Insomma, un decentramento del decentramento. Che comporterà l’apertura di altre strutture provinciali nei «capoluoghi di Circondario ». Perché ognuno di questi nuovi enti intermedi avrà anche un capoluogo, coincidente con il comune più popoloso, a meno che i sindaci della zona non decidano diversamente. Il capoluogo del Circondario di Tropea non potrà che essere Tropea, 6.836 abitanti. Quello di Serra San Bruno, Serra San Bruno: 7.068 residenti, un record. Quello di Nicotera, Nicotera: 6.778 persone. Quello dell’Alto Mesima, Acquaro: che di anime ne ha appena 3.046. Mentre la scelta del capoluogo del Circondario di Filadelfia cadrà senza alcun dubbio su Filadelfia. Comune di 6.283 abitanti dove c’è un sindaco democratico ex popolare, Francesco De Nisi, che è contemporaneamente anche il presidente della giunta provinciale.

E in quanto principale esponente della maggioranza si becca la stroncatura senza appello di Giovanni Macrì, consigliere provinciale del Pdl: «Sa con quale motivazione questi nuovi enti inutili sono stati creati? Per far sentire la Provincia più vicina al cittadino in un territorio dove le strade sono disastrate, dicono. Le pare un motivo serio? I Circondari non servono assolutamente a nulla. È una ragione di poltrone e basta». Opinioni, naturalmente. Anche se qualche strapuntino, va detto, ci sarà. Ogni Circondario ha un presidente e un vicepresidente che durano in carica due anni e possono essere scelti fra i rappresentanti dei Comuni o i consiglieri provinciali. C’è poi un «consiglio circondariale » composto dagli stessi consiglieri della Provincia eletti in quel territorio nonché dai sindaci dei Comuni che ne fanno parte, oppure dai loro delegati. Non basta: c’è anche un «collegio dei presidenti dei Circondari », presieduto dal presidente della Provincia e di cui dovrebbe far parte anche il sindaco di Vibo Valentia, Francesco Sammarco. Ma è tutto gratis. Ai consiglieri, al presidente e al suo vice «non spetta alcuna indennità per l’esercizio delle proprie funzioni, né alcun gettone di presenza». Certo, se però nella loro autonomia i Comuni lo decidono, nessuno gli potrà impedire «la corresponsione, ai propri rappresentanti, di indennità di missione e/o rimborso delle spese sostenute e di quelle di viaggio». Sia chiaro, sempre «con oneri a proprio carico ». Ci mancherebbe...

Sergio Rizzo


26/11/2009

Draghi: «Al Sud ritardi allarmanti»

Draghi: «Al Sud ritardi allarmanti»

 

IL CONVEGNO. I deficit «nei servizi essenziali quali istruzione, giustizia civile, assistenza sociale»

 

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi (Ansa)
Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi (Ansa)

MILANO - Il Mezzogiorno presenta «scarti allarmanti» rispetto al centro-nord nei servizi essenziali quali istruzione, giustizia civile, assistenza sociale, trasporti e Sanità. Lo ha sottolineato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, aprendo un convegno di Bankitalia sul Mezzogiorno.


NORD-SUD - Il governatore rileva dunque «scarti allarmanti di qualità» tra il Sud e il resto d'Italia. «In più casi -emblematico è quello della sanità- il divario deriva chiaramente dalla minore efficienza del servizio reso -afferma Draghi- non da una carenza di spesa. Svolgere un'attività produttiva in Italia è spesso più difficile che altrove, anche per la minore efficacia della Pubblica amministrazione; nel Mezzogiorno queste difficoltà si accentuano».

FEDERALISMO FISCALE - Soluzioni? Il Governatore sottolinea l'importanza del federalismo fiscale che potrà essere una occasione per rendere l'azione pubblica più efficace al Sud. Poi spiega che «con il federalismo fiscale la maggiore autonomia si coniuga con una maggiore responsabilità: saráà un'occasione - spiega - per rendere più efficace l'azione pubblica solo se l'imposizione e la spesa a livello decentrato premieranno l'efficienza, solo se gli amministratori locali saranno capaci di indirizzare le risorse verso gli usi più produttivi e le priorità più urgenti». Nel Sud, afferma ancora il Governatore, «questi obiettivi sono più difficili da raggiungere, ma se raggiunti i benefici saranno grandi, probabilmente maggiori che nel resto del paese. Altrimenti -ammonisce- i divari si aggraveranno». Al Sud come al nord, conclude Draghi, «lo scopo del nostro agire deve essere garantire la funzione pubblica per eccellenza, quella che definisce una cornice, un clima uniforme nel paese: scuole, ospedali, uffici pubblici che assicurino standard comuni di servizio da un capo all'altro d'Italia».

CRIMINALITÀ - Capitolo criminalità. «Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile». Il Governatore lo afferma con forza: «Alla radice dei problemi del Sud stanno la carenza di fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni, la scarsa attenzione prestata al rispetto delle norme -continua Draghi- l'insufficiente controllo esercitato dagli elettori nei confronti degli amministratori eletti, il debole spirito di cooperazione: è carente quello che viene definito "capitale sociale"».


25/09/2009

Dopo il Web 2.0, il «Web al quadrato»

Dopo il Web 2.0, il «Web al quadrato»

 

Lo ha annunciato il «guru» tim o'reilly. Nel «Web squared» i servizi «2.0» entreranno in contatto con il mondo dei sensori intelligenti degli smartphone

 

 

MILANO - Cinque anni fa, il 5 ottobre 2004, a San Francisco si apriva il Web 2.0 Summit. Per la prima volta vennero riuniti sotto un'unica etichetta diversi serie di servizi che stavano cambiando il volto del web, all'insegna dell'intelligenza collettiva e della partecipazione (Wikipedia, Digg, Amazon, etc). Di lì in poi è stato tutto un fiorire di applicazioni 2.0, tanto che «web 2.0» è diventato uno dei termini hi-tech più citati (e abusati) in assoluto, entrando così di diritto nei dizionari inglesi.

WEB AL QUADRATO - Cinque anni dopo, Tim O'Reilly, l'ideatore della fortunata definizione, torna ad annunciare l'arrivo di una nuova era: il «web al quadrato» (web squared). Il tutto grazie alla convergenza tra i servizi 2.0 e i sensori intelligenti posizionati sugli smartphone di nuova generazione. Dalle colonne di Forbes, O'Reilly spiega come le tecnologie di posizionamento (Gps, bussole elettroniche) e di registrazione (videocamere evolute) stiano portando il web ad uscire dallo spazio angusto dello schermo per incontrare la realtà. Potenziandola al quadrato.

REALTÀ AUMENTATA - «Se la prima generazione di applicazioni 2.0 si basava solo su ciò che gli utenti scrivevano sulla tastiera, ora i dispositivi mobili non richiedono nemmeno l'intervento umano. Hanno i loro occhi, orecchie e senso del tatto». O'Reilly fa l'esempio delle applicazioni per smartphone che vanno sotto il nome di «Realtà Aumentata». È il caso di Wikitude: puntando la telecamera dell'iPhone difronte a noi ci dice cosa stiamo vedendo, aggiungendo informazioni estrapolate da Wikipedia. Altri servizi ci rivelano invece cosa non stiamo vedendo: le foto e i twit pubblicati da altri utenti nel luogo in cui ci troviamo. Si tratta di «ombre di informazione», dice O'Reilly, che fino ad ora restavano inaccessibili; oggi grazie ai servizi di Augmented Reality è possibile intercettarle e usarle a nostro favore.

INTERNET DELLE COSE - Tutto ciò servirà non solo per trovare la fermata della metropolitana più vicina o il ristorante consigliato dai nostri amici, ma anche per migliorare il mondo: le «smart grid» raccoglieranno informazioni in tempo reale per ottimizzare la distribuzione di energia. Anche grazie al combinato di sensori intelligenti (come le etichette Rfid posizionate su oggetti connesse alla rete) che stanno alla base di Internet delle cose. Nel frattempo nuovi business compaiono all'orizzonte: nella realtà al quadrato i cartelloni pubblicitari ci riconosceranno all'istante per offrirci consigli o sconti personalizzati. Come accade in tutte le rivoluzioni tecnologiche, insieme alle opportunità arriveranno anche molti problemi: chi gestirà tutti questi dati sulla nostra vita personale? Anche i rischi per la privacy aumenteranno al quadrato?

Nicola Bruno


17/08/2009

Crollano Pil e consumi Ma è boom di telefonini

Crollano Pil e consumi Ma è boom di telefonini

 

Le stime di Confcommercio: nel 2009 il Prodotto interno lordo a -4,8%. Per i consumi una flessione dell'1,9%

 

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - Nel 2009 i consumi caleranno ancora dell'1,9%, mentre i primi segnali di «lieve ripresa» arriveranno nel 2010, con un aumento dello 0,6%. Queste le stime di Confcommercio. Il prodotto interno lordo del Paese, sempre secondo le previsioni del Centro Studi, crollerà a -4,8% nel 2009 e rivedrà il segno più nel 2010 (+0,6%). La ripresa si consoliderà solo nel 2011, quando Confcommercio prevede un incremento del pil dello 0,8%.

I CONSUMI DELLE FAMIGLIE - Nel Rapporto sul Terziario 2009, l’Ufficio Studi Confcommercio e contenuta scatta una fotografia dei consumi delle famiglie italiane tra il 2002 e il 2008. Il dato principale che ne emerge è il boom per l’acquisto di telefonini (+189%), di elettrodomestici (tv, impianti audio, ecc., +50%) ma anche di medicinali e articoli sanitari (+40%). In calo invece libri e giornali (-9,4% e -11,3%) e nel comparto vacanze, perde appeal la formula "all inclusive" (-5%). In crescita i servizi ricreativi e culturali (+16,5%); e nella dieta delle famiglie, carne (+7,2%), pane e cereali (+5,7%) sostituiscono il consumo di grassi (-11,9%), pesce (-4,8%); si beve più acqua che alcolici e si mangia fuori un po’ più spesso (+5%). Nella composizione della spesa delle famiglie, cresce l’incidenza delle spese per l’abitazione, che costituiscono ormai quasi il 30% delle spese complessive, e delle spese "obbligate" (energia, affitti, servizi bancari e assicurativi, ecc.), cresciute dal 21,7% del 1970 ad oltre il 36% del 2008: Quanto al 2008, i consumi sono calati dell’1% con una accentuata flessione per auto e moto (-15,1%), servizi di trasporto (-7,4%), elettrodomestici (-7,1%) e alcuni prodotti alimentari tra cui i prodotti ittici (-5,4%); bene, invece, i prodotti per la telefonia (+15,4%), le attrezzature per la casa e il giardino (+14,3%), i tessuti per la casa (+4,7%).


08/08/2009

Basta appalti oscuri, ora treni più puliti

Basta appalti oscuri, ora treni più puliti

 

L’intervista «Sulle gare 31 ricorsi, quasi tutti vinti. Investiremo due miliardi per i nuovi vagoni». Moretti: pagavamo per dodicimila addetti, lavoravano in seimila

 

ROMA - Amministratore delegato delle Fs, che proprio sinonimo di Ma­stro Lindo non è mai stato, Mauro Mo­retti esordisce: «In un’azienda normale la pulizia non dovrebbe essere un pro­blema».
Evviva la sincerità. Le Ferrovie non sono un’azienda normale?

«Non era normale quello che succede­va. Quando ho assunto l’incarico e abbia­mo iniziato a discutere la questione del­le pulizie, ci siamo dovuti porre innanzi­tutto il problema di come questi lavora­tori venivano pagati, quanti erano...»

Non sapete quanti sono quelli che puliscono i treni e le stazioni?
«Non lo sapevamo allora. Secondo le informazioni che ci avevano dato dove­vano essere fra dieci e dodicimila. E già questo era un bel problema. Perché c’è una differenza di duemila esseri uma­ni » .

La spiegazione?
«Si trattava di un mondo non chiaro, dove prosperavano i subappalti, magari anche il lavoro poco legale o nero. A quel punto abbiamo preteso la tracciabi­lità degli stipendi, i cartellini con le fo­to » .

Che intende con tracciabilità?
«Che dovevano pagare i lavoratori con assegni o con bonifici bancari, ma non più con i contanti».

Pagavano davvero in contanti?
«C’è di più. Quando siamo riusciti a ottenere la situazione reale, si è scoper­to che invece di dieci o dodicimila, gli addetti alle pulizie erano meno di seimi­la. La metà. E i treni erano in condizioni inaccettabili » .

Sfido.
«Siccome i treni erano sporchi si ap­plicavano penali a go-go. Ma poi i soldi venivano restituiti alle stesse ditte per­ché i treni dovevano essere puliti. E si andava avanti così. Interrompendo que­sto meccanismo è saltato fuori che la so­lidità finanziaria delle ditte, due o tre gruppi che avevano in mano tut­to, era nulla. Quindi abbia­mo fatto gare separate suddivise in 55 lotti, consentendo a molte medie impre­se di partecipare, con vincoli precisi e in­troducendo una clausola sociale».

Di che cosa si tratta?
«Nei bandi era previsto che chi vince­va doveva assumere i dipendenti delle vecchie ditte. Mossa decisiva perché ha separato la vita delle ditte da quella dei lavoratori » .

Da quello che si sa, non è andato proprio tutto liscio come l’olio.
«Abbiamo subito ben 31 ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, quasi tutti vinti. Ma questo ci ha rallentati e ha ficcato in testa a qualcuno che si potesse tornare indietro » .

Per esempio ai responsabili dell’ag­gressione nello Scalo San Lorenzo a Roma?
«Si mettano l’anima in pace: indietro non torniamo. I treni devono essere puli­ti e gli addetti devono poter lavorare se­renamente » .

Auguri. Che dice però dei ritardi, dell’affollamento, dei disagi dei pendo­lari?
«Il risultato di cose non fatte nel pas­sato che ora dobbiamo fare. Trenitalia aveva un buco di quasi due miliardi, un miliardo di capitale e sei miliardi di debi­ti netti».

Deve spiegarlo ai viaggiatori...
«Il trasporto pendolare è un proble­ma di tutto il Paese. Abbiamo treni me­diamente anziani, non suffi­cienti. Nelle aree metropolita­ne e nelle ore di punta la no­stra offerta di spazio è inferio­re anche del 50% rispetto alla domanda » .

Meglio le sardine.
«Il treno è pieno zeppo, è difficile salire e scendere, si ac­cumulano ritardi sistematici. Ecco perché nel documento che presentai al governo di Ro­mano Prodi proponevo di com­prare mille treni nuovi, per aumentare l’offerta del 70% in cinque anni. Dissi che servivano 6,4 miliardi».

Non si misero a ridere?
«Spiegai che di quella somma avrei potuto coprirne autonomamente 5 mi­liardi ».

Come li avrebbe trovati?
«Adeguando gli introiti del trasporto regionale. Fra biglietti e contributi incas­savamo 11,6 centesimi di euro al chilo­metro per passeggero, contro i 20 della Germania e i 22 della Francia. Portando­li a 14,5 centesimi, e grazie al piano di razionalizzazioni e tagli che poi abbia­mo realizzato arrivando al pareggio di bi­lancio, avrei ricavato 4,9 miliardi per gli investimenti » .

Avrebbe dovuto aumentare le tarif­fe. Le sembra possibile, considerando la qualità del servizio?
«Facemmo notare che il trasporto su gomma gode di tariffe e contributi più elevati: 15,5 centesimi».

E loro?
«Mi mostrarono le difficoltà della fi­nanza pubblica ma mi dissero di andare avanti » .

E lei?
«Sono andato avanti. Ho fatto contrat­ti veri con le Regioni. Contratti con dura­ta certa e capitolati precisi. Vogliono i treni nuovi? Vogliono l’aria condiziona­ta nelle carrozze? È semplice: pagano di più » .

Come gli optional sulle auto. Scom­metto che chiedono tutti il modello ba­se.
«C’è stata una negoziazione aspra, nessuno aveva soldi sufficienti. Però ab­biamo fatto i contratti con tutte le Regio­ni. Eccetto il Piemonte, che vuole la gara europea » .

Forse Mercedes Bresso pensa di ave­re un servizio migliore.
«Allora mi permetto di darle un consi­glio: con i soldi del grattacielo della Re­gione ci compri i treni dei pendolari».

Intanto non cominciate voi?
«Cominceremo. Purtroppo i 14,5 cen­tesimi sono rimasti un miraggio. Con i contratti siamo arrivati a 12,6. Però è già qualcosa. Troveremo il modo di inve­stire 2 miliardi per i pendolari, compre­si 500 milioni che il governo ci ha assicu­rato » .

Due miliardi. Che cosa si devono aspettare?
«Compreremo 150 locomotive e car­rozze a due piani. Treni che potranno trasportare 1.500 persone relativamente comode » .

È quel «relativamente» che lascia perplessi. Sulla Freccia rossa stanno comodi «assai».
«Smettiamola. Dicono che mi occupo soltanto dell’Alta velocità, ma da quan­do sono qui per quella non ho speso un euro, mentre per il trasporto regionale abbiamo investito 450 milioni per 150 locomotive » .

Ed è convinto che sia migliorato qualcosa per i pendolari?
«Un po’ la puntualità. Ma capisco che i miglioramenti non siano percepiti. In questi due anni ho dovuto garantire l’esistenza in vita del servizio. Se non si risanava, come ha certificato anche la Corte dei conti, Trenitalia doveva chiu­dere. Adesso, grazie anche alle Regioni che hanno ricostruito con noi un rappor­to di fiducia, si passa dalla speranza ai risultati concreti».

Verificheremo.
«Sfonda una porta aperta. Io il pendo­lare l’ho fatto davvero».

Masochista?
«Ferroviere».

Sergio Rizzo


25/06/2009

Addio ufficio oggetti smarriti Ritrovarli sarà quasi impossibile

Addio ufficio oggetti smarriti Ritrovarli sarà quasi impossibile

 

Trenitalia taglia il servizio. Ora c’è un call center (inutile). Nel 2008 recuperati 3.500 fra ombrelli, telefonini, protesi e passeggini

 

Un windsurf smarrito al «Bureau des objet trouvés» di Parigi, il più grande d’Europa con 70 mila oggetti depositati
Un windsurf smarrito al «Bureau des objet trouvés» di Parigi, il più grande d’Europa con 70 mila oggetti depositati

ROMA — In quella valigia rossa c’erano ma­glie e mutande di un bambino di quattro anni, le sue scarpe da ginnastica preferite, quelle con la suola che si illumina ad ogni passo, e una pistola di plastica verde che, secondo il proprietario, «spara vero fuoco e anche veri proiettili»: quando lui e suo padre scendono dal treno e capiscono di averla dimenticata a bordo, vanno a passi rapidi all’ufficio oggetti smarriti, «perché vedrai — dice il papà — è un posto fantastico, buio e misterioso nel quale mettono tutte le cose di­menticate, i ladri non possono prenderle perché il capotreno le raccoglie nei vagoni e le porta lì, anche le cose più preziose, sì, an­che i pennarelli blu, anche i giocat­toli, tutto, il capotreno è un brav’uomo, vedrai, domani porte­rà lì anche la nostra valigia», sorri­de quel papà. Che ancora non lo sa, ma quella che ha appena racconta­to è poco più di una favola, di un ricordo sgranato, è la storia tratta da un’Italia che faceva attenzione a tenere viva la speran­za. Invece, da una decina di giorni, l’ufficio og­getti smarriti, nelle stazioni, non c’è più. E chi dimentica qualcosa sul treno torna a casa con una certezza: non la ritroverà.

La speranza, a quanto pare, è andata smarrita. L’ufficio della stazione Termini in questi an­ni ha conservato, e in molti casi restituito, più di centomila oggetti. Era lì dal 1934, grazie a una legge dello Stato, e in breve ne nacque uno in ogni stazione, almeno in quelle più grandi. Funzionavano: a Bologna, Firenze, Milano, To­rino, Bari, Palermo, Napoli, Genova e Venezia, nel 2008, sono stati recuperati 3.500 tra om­brelli, telefonini, portafogli, protesi, passeggi­ni, e più di mille sono stati riconsegnati ai pro­prietari. Invece nelle stazioni più piccine, an­che se ufficialmente non c’era un luogo fisico dedicato agli oggetti smarriti, subentrava la di­sponibilità di ferrovieri e capotreni e così le sa­le per i bagagli venivano usate anche per con­servare ciò che i viaggiatori avevano dimenti­cato: in ogni scalo, comunque, c’era una stan­za per andare a chiedere, per depositare la pro­pria speranza. Tutto ciò che nessuno reclama­va, poi, finiva all’asta, ogni sei mesi: chi le ha frequentate le racconta come «uno spettacolo, si trovava ogni tipo d’oggetto e ogni tipo di ac­quirente».

Adesso, non più: si possono consul­tare siti web dedicati agli oggetti smarriti, al massimo. «Abbiamo dovuto razionalizzare i servizi ac­cessori — spiegano da Trenitalia —. Da quan­do siamo diventati una società per azioni non abbiamo più gli obblighi che avevamo prima». Significa che hanno cancellato ciò che non pro­duce denaro. E la disponibilità verso il prossi­mo, si sa, non è un affare. Così, ora, ciò che si smarrisce sul treno ha una fine certa: diventa preda dei «cercatori d’oro — racconta un ferro­viere — insomma quelli che salgono sui treni quando tutti scendono, e prendono ciò che tro­vano. Povera gente, disperata». Ma il persona­le di Trenitalia che al capolinea raccoglie gli og­getti dimenticati? «Non c’è più». E siccome in pochi sanno dei predatori degli oggetti perdu­ti, è probabile che chi perde qualcosa provi a telefonare a Trenitalia: ed è così che si entra nel labirinto acustico dei call center, voci regi­strate che promettono e non mantengono, vo­ci umane che si scusano o inventano scuse. Soprattutto, costano.

L’89.20.21, ad esem­pio: dal cellulare 15 centesimi alla risposta e quasi un euro e mezzo per ogni minuto. La vo­ce metallica dice che si può scegliere tra sei op­zioni, le elenca, e la sesta è per «parlare con un dirigente dell’assistenza passeggeri»: musichet­ta e poi la voce dice che «il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle tredici alle quattordici». La linea cade, due minuti di tempo. Tra l’una e le due, va peggio: l’attesa, non volendo «perde­re la priorità acquisita», dura dieci minuti, poi l’operatrice «Antonella» dice che «questa linea è esclusivamente per prendere appuntamento con un dirigente». Non me ne può passare uno? «No, il disco lo dice chiaramente, solo prendere appuntamento». Invece no: il disco di­ce altro e la telefonata è durata, in tutto, dodici minuti. E la valigia chissà dov’è. Allora si può richiamare, scegliere l’opzione cinque, ed ecco che «l’operatore A321», final­mente, ammette: «Non è più compito di Treni­talia accettare gli oggetti smarriti, o recuperar­li, ci pensa il Comune». Solo che chie­dere all’ufficio comunale romano, sem­plicemente, non serve: «Trenitalia so­no anni che non ci porta niente».

Uffi­cialmente, il sito di Trenitalia «avvisa la gentile clientela che dal 13 giugno 2009 non si accetteranno più oggetti rinvenu­ti. Chiunque si presenterà in assistenza per la consegna di tali oggetti, sarà invita­to a recarsi agli uffici comunali come pre­visto dal codice civile». Traduzione: chiun­que si preoccuperà del prossimo, e lo aiute­rà restituendo l’oggetto smarrito, è inutile che venga da noi, vada altrove. La speranza, nelle stazioni, è andata smarrita. Anche se non è facile da spiegare a un bambino: «E la mia pistola? E le mie scarpe con le luci? Ma non hai detto che le mettevano in un posto fantastico?».

Alessandro Capponi