17/12/2010

Fiat chiede a Santoro 20 milioni di risarcimento

Fiat chiede a Santoro 20 milioni di risarcimento

Il Lingotto contro Annozero, nel mirino le affermazioni contenute in un servizio su tre autovetture ritenuto "fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti". Il conduttore: "Siamo tranquilli"

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11/07/2010

YouTube entra in salotto Leanback: assalto alla tv

YouTube entra in salotto Leanback: assalto alla tv

Un nuovo servizio produce un flusso ininterrotto di filmati presi dal web su misura di gusti e preferenze dell'utente. E' un nuovo passo con cui Google tenta di entrare nell'Eldorado della tv tradizionale

 

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Il primo passo di Google alla conquista dei salotti del mondo, dopo averne conquistato le scrivanie, si chiama Leanback. Appena lanciato su Youtube, non è solo un nuovo modo per fruire dei filmati pubblicati sul grande portale di video digitali, ma un vero e proprio assaggio di quello sarà Google Tv, lo strumento con cui a Mountain View cercheranno di mettere le mani sull'Eldorado di profitti e contenuti: la televisione.

"Con Leanback basta sedersi, rilassarsi e gustarsi lo spettacolo" hanno scritto gli ingegneri di Google sul messaggio di lancio del servizio. Leanback è un'interfaccia di accesso alternativa ai video di Youtube: quasi l'intera ampiezza dello schermo viene occupata dai video, che si avviano appena aperta la pagina e vengono riprodotti uno dopo l'altro senza interruzione. Anche il controllo è diverso: il mouse non funziona su Leanback ma bisogna fare tutto con cinque tasti della tastiera. Tasti non è però la parola giusta. Tutta l'interfaccia di Youtube Leanback è pensata per coloro che, e sono sempre di più, guardano Youtube dal proprio divano di casa: con un computer collegato alla Tv, con la Playstation o con molti altri dispositivi simili. I tasti così non sono della tastiera, ma del telecomando: tasto su e Leanback apre il motore di ricerca, tasto giù e si accede ai vari flussi video personalizzati, a destra e a sinistra si va avanti e indietro tra i filmati.


Con Leanback
mettiamo un piede in quella che sarà la televisione interconnessa dei prossimi anni. I "flussi" sono i veri e propri canali e Youtube li crea automaticamente in base agli eventuali video che abbiamo pubblicato sul sito, a quelli che abbiamo aggiunto tra i preferiti, a quelli che abbiamo aggiunto nelle playlist e a quelli pubblicati dai nostri amici. Ad ogni accesso avremo un set diverso di video da vedere, scelti sulla base delle nostre preferenze.  Vediamo un video che ci interessa sul Web o sull'Iphone? Basta includerlo tra i nostri preferiti e guardarlo a sera seduti comodamente sul divano. Un nostro amico carica un nuovo video su Facebook? Stessa cosa: apriamo Leanback e lo troveremo tra i nostri flussi personalizzati.

Oltre ai flussi personali o da social network, Youtube mette a disposizione anche diverse categorie ricavate direttamente da quelle presenti sul sito. Si preme due volte tasto giù e compaiono i video dedicati a viaggi e eventi, all'intrattenimento,  alle notizie e così via. L'interfaccia è ben costruita, reattiva e si usa con grande facilità.


È quasi impossibile non mettere in relazione Leanback con Google Tv, il servizio presentato - come lo stesso Leanback - durante la Google I/O conference dello scorso Maggio. Google Tv è un software che, installato direttamente nel televisore o in dispositivi esterni (come i decoder), è in grado di aggiungere tipici servizi del Web  -  motore di ricerca, pagine Web, video in streaming  -  alla televisione stessa.


Negli Usa sono già 10 milioni le persone che collegano il proprio pc alla tv per vedere filmai gratuiti su siti come Hulu o Youtube o per affittare film a pochi dollari attraverso Netflix. I produttori di computer, di processori, di periferiche stanno investendo sempre più in dispositivi pensati non più per la scrivania, ma per il salotto: telecomandi intelligenti con la tastiera, televisori con schede wireless, box multimediali e così via.


E arrivare sulla tv significa arrivare su quello che, ad oggi, è ancora il medium dai profitti più alti, il più diffuso, il più "consumato". La televisione rappresenta la fetta più grande degli investimenti globali in pubblicità, e una tecnologia raffinata come quella usata da Google sul Web  -  messaggi contestualizzati, misurazione precisa dell'audicence, analisi delle performance  -  potrebbe rendere ancora più attraente il vecchio medium.


Non sarà certamente facile. Steve Jobs, il patron di Apple, ha di recente dichiarato che il settore delle televisori non è pronto ad accettare grandi innovazioni e, a proposito di possibili tentativi destinati a piccoli successi, ha citato proprio Google. Avrebbe potuto citare anche le varie Televisioni IP italiane, che non sembrano aver fatto breccia nei consumi quotidiani. Ma oggi i contenuti, la tecnologia e l'impegno dei produttori sembrano diversi da quelli di qualche mese fa. E qualcosa di completamente nuovo potrebbe finalmente fare breccia nel vecchio mondo del vecchio medium.

FRANCESCO SAVERIO CACCAVELLA


10/06/2010

Gerulemme è stata divisa. Sull'iPhone

Gerulemme è stata divisa. Sull'iPhone

La Apple scarica la responsabilità su Yahoo!, gestore del servizio. Il meteo del palmare prevede due previsioni separate: una per la parte ebraica e l’altra per la quella araba


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GERUSALEMME – La Road Map, gli accordi di Annapolis, le risoluzioni Onu, la legge israeliana, il piano saudita, i Due Popoli e i Due Stati, i prenegoziati, le mura, le nuove costruzioni degli ultraortodossi, le demolizioni nei quartieri arabi: roba vecchia. E l’avanti-indietro alla Casa Bianca di queste settimane, Abu Mazen e Netanyahu a colloquio con Obama? Roba inutile. Lo status di Gerusalemme, su cui il mondo s’accapiglia da sessant’anni, qualcuno l’ha già definito: diviso in due, l’Ovest di qua e l’Est di là. Per vedere il miracolo diplomatico, basta che accendiate il vostro iPhone e andiate sull’icona del meteo: se provate a chiedere che tempo fa/farà nella Città della Pace, il palmare vi risponderà con lo schermo vuoto. Gerusalemme, non pervenuta. Perché la domanda, secondo l’applicazione della Apple, non è politicamente corretta.

DUE PREVISIONI SEPARATE - E l’unica risposta possibile è quella, surreale, di due diverse previsioni del tempo: una per la parte ebraica e l’altra per la parte araba. Da città senza tempo a città senza meteo. Sotto il cielo di Jahvè, stando all’iPhone, sole e nuvole cambiano a poche centinaia di metri di distanza. La casa produttrice del palmare scarica la responsabilità su Yahoo!, gestore del servizio meteo. Ma da Yahoo! per la verità non sanno che cosa commentare: la scelta di dividere in due la città, dice un responsabile che non vuol essere citato, è stata probabilmente presa in automatico, pescando in qualche banca dati informatica. Strano, però: fino a tre settimane fa, Gerusalemme era indicata come una città unica e non divisa. Chi e perché ha corretto? Piovono commenti, anche questi (ovvio) ispirati alla latitudine. «Non c’è niente di cui stupirsi – osserva il quotidiano Al Quds (Gerusalemme, in arabo) -. La Apple non fa che uniformarsi alle direttive internazionali. Solo Israele ha proclamato unilateralmente Gerusalemme "capitale unica e indivisibile" del suo Stato. Ma nessuno al mondo ne riconosce questa unicità». «Tutto questo è ridicolo – dice un cliente iPhone sul sito ebraico Shalom Life -. Le previsioni, le temperature, la longitudine e la latitudine sono identiche a Est e a Ovest. A meno che, con questo cambiamento, non si sia voluta riconoscere l’idea che Gerusalemme sia già capitale di due Stati diversi».

I PRECEDENTI - L’iPhone non è il primo strumento elettronico a doversi confrontare con le divisioni geopolitiche del Medio oriente. Anche molti navigatori per automobili, per esempio, contengono spesso programmi diversi per Israele e per i Territori palestinesi. Parecchie strade di Gerusalemme Est, nella parte araba, sono segnalati dai gps con i nomi ebraici (per esempio, è quasi impossibile trovarvi luoghi come la più famosa via di negozi, la Salaheddin, o arterie di comunicazione come la Nablus Road). E quando si va da quelle parti, in genere non restano che le cartine. O il caro, vecchio sistema di chiedere ai passanti: sempre che il meteo non dia pioggia e ci sia gente in giro, a Gerusalemme Est.

Francesco Battistini


22/01/2010

La nuova sfida dei pirati svedesi: navigare senza essere tracciati

La nuova sfida dei pirati svedesi: navigare senza essere tracciati

 

IL LANCIO. Esce dalla fase di test Ipredator, il servizio lanciato dai creatori di The Pirate Bay per garantire l'anonimato

 

Dopo 5 mesi di prova apre al pubblico Ipredator , l'ultima trovata dei creatori di The Pirate Bay, il popolare sito svedese condannato in primo grado dalla giustizia del suo Paese con l'accusa di favorire la condivisione di file illegali. Ma a differenza della “baia dei pirati”, il nuovo servizio non offre link a video, canzoni o file di altro tipo; si limita invece a garantire qualcosa che potrebbe rendere lo scambio di questi materiali su Internet molto più facile: l'anonimato dell'utente. Ai navigatori basterà pagare 5 euro al mese per esplorare la rete al riparo da occhi indiscreti.

RISPOSTA ALLA DIRETTIVA – Lo scopo dichiarato di Ipredator è quello di contrastare le recenti leggi svedesi che rendono più difficile per gli utenti scaricare file online. Lanciato in una versione di prova nel luglio scorso, il servizio è infatti un'esplicita risposta all'entrata in vigore in Svezia della direttiva europea sulla proprietà intellettuale del 2004, IPRED (Intellectual Property Rights Enforcement Directive). Promulgata in primavera, la legge svedese che recepisce la direttiva permette ai detentori dei diritti d'autore di rivolgersi ai fornitori di accesso alla rete per ottenere dettagli sugli utenti sospettati di attività che violano la normativa sul copyright.

LO SCUDO E LA SPADA – L'impiego di questo servizio, complice la popolarità dei “pirati” scandinavi, potrebbe estendersi in tutti quegli stati che progettano di introdurre misure più dure per punire il download illegale di materiale digitale. Sono parecchi infatti i Paesi che, dietro pressione delle etichette musicali e cinematografiche, hanno varato o stanno studiando leggi che inaspriscono le pene e aumentano i controlli sull'attività online dei propri cittadini. Il caso più noto è quello della Francia che ha da poco varato la legge «Création et Internet», meglio conosciuta come Legge Hadopi. Il provvedimento prevede che gli utenti che per tre volte siano stati scoperti a scaricare materiali coperti da copyright debbano comparire davanti a un giudice che potrà decidere se applicare una multa o imporre la disconnessione dell'utente titolare dell'abbonamento a Internet.

SOLUZIONI RISERVATE – Di fronte a queste norme giudicate intrusive, gli utenti, almeno quelli più evoluti dal punto di vista tecnologico, non stanno a guardare e l'anonimato è una delle strade più battute. In Svezia, che con il 32,5 % vanta una penetrazione della banda larga tra le più alte d'Europa, il ricorso ai servizi di anonimizzazione, è in aumento. Secondo una recente ricerca sarebbero 130 mila i ragazzi tra i 15 e i 25 anni che ricorrono a simili soluzioni (il 10 % del totale dei giovani). Il rischio, sottolineato da attenti osservatori della rete come Stefano Quintarelli, è dunque che norme come quelle svedesi o francesi possano favorire comportamenti ancora più illeciti di quelli che vogliono combattere. «Con leggi come queste – spiega al Corriere della sera.it - c'è la possibilità che l'occultamento dell'identità in rete diventi una pratica molto diffusa con tutti i problemi che questo comporta. Perché dietro il riparo di sistemi di anonimizzazione si possono svolgere attività socialmente molto più pericolose che scaricare musica o film, come per altro già denunciato dalle forze di sicurezza inglesi».

RETI PRIVATE – Sotto l'aspetto tecnico, almeno per ora, Ipredator non aggiunge niente di nuovo a quello che già esiste. Di fatto è ciò che in gergo si definisce una Virtual private network che garantisce la riservatezza di chi naviga intervenendo sull'indirizzo IP dell'utente, il numero che il fornitore associa ad una connessione, e dunque permette di tracciare le attività effettuate da un determinato dispositivo. Ipredator sostituisce questo indirizzo IP, slegando così l'azione del navigatore dal service provider di riferimento. Inoltre i creatori del servizio garantiscono che il sistema non archivia alcun dato relativo al traffico dell'utente.

Raffaele Mastrolonardo


16/12/2009

Il numero per aver qualsiasi informazione Componi 13 cifre e ti rispondono gratis

Il numero per aver qualsiasi informazione Componi 13 cifre e ti rispondono gratis

 

Mille chiamate al giorno. Il trucco? GLi Sponsor. A Novara il quartier generale di NeverAlone, il primo servizio di informazione telefonica gratuita

 

 

Paolo Orlandi, l'ad di NeverAlone
Paolo Orlandi, l'ad di NeverAlone

L’inconveniente è che è lungo. Bisogna digitare tredici cifre: 00.800.800.800.54. Il risultato, però, vale l’attesa. Perché dopo aver composto questo sterminato numero di telefono, dall’Italia o da una discreta parte dell’estero, dal telefono fisso o dal cellulare, un operatore risponde per darci «gratis» qualunque informazione. Il numero di telefono di un privato? Fatto. La pizzeria aperta più vicina a casa? Eccola. L’esito della partita di Champions League? Pure.

«INTERNET È LA NOSTRA BANCA DATI» - «Potenzialmente possiamo comunicare a chi ci chiama anche la data di nascita di Bertinotti o quanto sale ci vuole nella ricetta per il pane. Perché la nostra banca dati è Internet, e io ho concepito questo servizio come una estensione della Rete quando non siamo davanti al computer o viaggiamo in una zona in cui lo smartphone non riceve segnali», spiega Paolo Orlandi, trantacinquenne amministratore delegato di NeverAlone, il primo servizio di informazione telefonica gratuita.

MILLE CHIAMATE AL GIORNO - Il trucco? Gli sponsor. «In effetti chi chiama dovrà ascoltare uno spot di 10-20-30 secondi prima di mettersi in contatto con l’operatore. Dopo, gli può chiedere qualsiasi cosa», va avanti l’imprenditore di Novara, che nella sua città ha creato il quartier generale del progetto. La prima telefonata è arrivata il 20 luglio scorso. Oggi la media è di mille al giorno. L’obiettivo è di raggiungere quota cinquemila. Al call center, ma sarebbe ingeneroso chiamarlo soltanto così, si alterna una trentina di ragazzi, dai 22 ai 26 anni. Comune denominatore: velocità e abilità a intercettare la richiesta e a trovare la soluzione online. In Europa il servizio è accessibile da Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Olanda e Belgio. Ma sono già in corso le grandi manovre per estendere il collegamento anche ad altri Paesi dell’Est.

DATI PERSONALI - Avvertenza. Quando si compone il numero dal proprio cellulare una voce chiede l’autorizzazione al trattamento dei dati personali. Orlandi chiarisce: «Siamo obbligati dalla legge, anzi dovrebbero farlo pure gli altri. Quelle informazioni restano a nostra disposizione per un anno, non cediamo numeri di telefono a nessuno né l’utende riceve poi sms pubblicitari». È appena stato siglato un accordo con eDreams, il portale dei viaggi. «Chi ci chiama potrà farsi prenotare per telefono un volo, un biglietto del treno o un last minute, senza pagare i costi della conversazione». Provare per credere.

Elvira Serra


01/11/2009

Pranzo da record per Abramovich: a New York spende 52mila dollari al ristorante

Pranzo da record per Abramovich: a New York spende 52mila dollari al ristorante

 

Il magnate russo ha dato una mancia di 5000 dollari dopo averne pagati 7000 di servizio. Spesa eccezionale per un pranzo per 10 persone da «Nello's»: solo di vini ha pagato 35mila dollari

 

Roman Abramovich (Afp)
Roman Abramovich (Afp)

NEW YORK (USA) - Un pranzo indimenticabile. Almeno per il felice ristoratore. Pranzo da record per il patron del Chelsea, il miliardario russo, Roman Abramovich, che in un ristorante italiano di New York ha speso ben 52.221 dollari (circa 35.300 euro). A rivelarlo è il sito di gossip «Tmz» che ha pubblicato in esclusiva la ricevuta, a cui vanno aggiunti altri 5 mila dollari di mancia, oltre agli oltre 7.000 dollari già pagati di servizio.

IL PRANZO - Il miliardario russo ha pranzato nel noto ristorante «Nello's», al 696 di Madison Avenue, insieme ad altre nove persone. Ma a far schizzare il conto, più che i tagliolini al tartufo e gli spaghetti mari e monti, sono stati gli alcolici. Abramovich e i suoi ospiti hanno pasteggiato con due bottiglie magnum di champagne «Cristal rosè» (per la modica cifra di 10.0000 dollari), nonchè due «Chateau Petrus» (10.000 dollari) e tre di «La Tache Romanee Contì» (15.000 dollari). E al servizio già incluso nel conto da 47.221,09 dollari, Abramovich, come detto, ha aggiunto una mancia di altri 5.000.


07/10/2009

«SosTariffe», il sito per capire quale contratto scegliere per il telefonino

«SosTariffe», il sito per capire quale contratto scegliere per il telefonino

 

CELLULARI. Un servizio online per orientarsi tra le moltissime offerte degli operatori in base alle proprie reali esigenze

 

MILANO - Navigazione a tempo o kilobyte, costi di connessione, addebiti alla risposta, abbonamento o ricaricabile, con o senza scatto: il mondo delle telecomunicazioni è ormai diventato, per il consumatore, una giungla di prezzi, offerte, tariffe non sempre limpidissime, ma soprattutto così variegate che è molto difficile fare una comparazione. A meno di non peregrinare da un operatore all’altro muniti di taccuino e calcolatrice. Per questo quattro studenti universitari hanno messo in piedi un sito per aiutare i consumatori a scegliere l’offerta più adatta alle proprie esigenze.

COME FUNZIONA - SosTariffe.it è un motore di ricerca gratuito che seleziona le tariffe più convenienti dei servizi internet e telefonici in base ai parametri immessi dall’utente. Lanciato due mesi fa, oggi al motore che setaccia le offerte Adsl e internet mobile si affianca quello sulla telefonia cellulare, vera spina nel fianco di milioni di consumatori frastornati dalla miriade di possibilità e opzioni a loro disposizione. Il funzionamento è piuttosto semplice: la ricerca viene impostata in base al numero di sms e chiamate effettuate al giorno, alla loro durata, ai numeri più ricorrenti; dopodiché il sistema tira fuori, ordinate rigorosamente per prezzo, le offerte dei vari operatori e quanto costerebbero al mese in base al profilo digitato. Se poi l’utente è davvero interessato viene inviato sul sito dell’operatore prescelto. «SosTariffe riesce in parte ad autosostenersi grazie alle commissioni che gli operatori dei servizi comparati ci riconoscono nel momento in cui un utente sottoscrive un abbonamento. Ci teniamo ad aggiungere che ciò non influenza in nessun modo i risultati, che sono sempre ordinati per prezzo crescente», ha spiegato a Corriere.it Alessandro Bruzzi, uno degli ideatori del servizio.

PRESTO LUCE E GAS - Ma sul sito è possibile anche confrontare le tariffe Adsl o di internet mobile: anche in questo caso si dà qualche indicazione sulle proprie preferenze (navigazione a consumo o flat? Occasionale o quotidiana? Che tipo di velocità? Quali servizi aggiuntivi?) e poi il sistema elenca una serie di offerte calcolando il prezzo effettivo che tiene conto di canone, promozioni e costi aggiuntivi. Tuttavia i ragazzi di SosTariffe non vogliono fermarsi alla telefonia: «Entro fine novembre – spiega Bruzzi – oltre alla sezione sulle linee fisse aggiungeremo quella sulle offerte di luce e gas; e poi anche mutui e prestiti». La febbre della comparazione è solo all’inizio.

Carola Frediani

Fonte: Corriere.it


18/09/2009

Fermato l'imprenditore Tarantini

Fermato l'imprenditore Tarantini

 

Il procuratore: «Spaccio di stupefacenti e pericolo di fuga». È al centro delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un giro di escort che sarebbero state alle feste del premier

 

Tarantini (Ap)
Tarantini (Ap)

BARI - La Guardia di Finanza ha sottoposto a fermo l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, al centro delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un giro di escort che sarebbero state portate anche nelle residenze del premier, Silvio Berlusconi. Il procuratore della Repubblica, Antonio Laudati, ha spiegato che Tarantini è stato fermato per spaccio di stupefacenti e perché, secondo informazioni investigative, «c'era un pericolo di fuga e un forte inquinamento delle prove».

LA CONFERMA - La notizia del fermo è stata confermata da uno degli avvocati difensori di Tarantini, Nico D'Ascola. Il provvedimento cautelare è del pubblico ministero Giuseppe Scelsi, controfirmato da Laudati.


04/08/2009

Ebay: Skype rischia di chiudere

Ebay: Skype rischia di chiudere

 

Il servizio conta più di 480 milioni di utenti in tutto il mondo. Il proprietario in aula per difendere il diritto a utilizzare una tecnologia basilare per il funzionamento del servizio

 

MILANO- Gli avvocati stanno affilando le loro armi. Perché nella contesa legale tra eBay e Joltid chi rischia di andarci di mezzo è Skype. E, ovviamente, un affare miliardario. La querelle potrebbe portare alla chiusura del servizio VoIp che conta più di 480 milioni di utenti nel mondo.

L'ALLARME- Ma cosa c'entrano eBay e Joltid? La risposta è semplice: il primo è il nuovo proprietario del servizio che è stato comprato dal secondo per 2,6 miliardi di dollari. L'acquisizione, però, non includeva il «Global Index P2P», cuore tecnologico di Skype, e per cui eBay ha ottenuto soltanto la licenza d'utilizzo. La Joltid ha accusato il colosso delle aste online di aver violato le regole di tale licenza e l'ha trascinato in tribunale. La prima udienza è prevista per giugno 2010. Se il fornitore di software vincesse la causa, eventualità ritenuta probabile da alcuni analisti, eBay si troverebbe a dover rimpiazzare la tecnologia. E se non ci riuscisse in tempo, si potrebbe vedere costretto a chiudere il servizio. Il caso sta rimbalzando in rete, dove gli internauti danno l'allarme.


03/08/2009

Wi-fi, la beffa della banda gratuita Il Comune: siamo pronti a partire

Wi-fi, la beffa della banda gratuita Il Comune: siamo pronti a partire

 

Città digitale. Polemica a Palazzo Marino: «Senza Metroweb si paga il servizio». Il Pd: tre anni di annunci, spesi 150 mila euro

 

MILANO - La beffa del wi-fi. La storia di tre anni di annunci, di 150 mila euro spesi per un proget­to poi abbandonato e di un’amministrazione comuna­le che punta a realizzare una città digitale ma nel frattem­po vende la società che pos­siede la rete. La polemica, ap­pena riesplosa in consiglio co­munale, si impone alla ribal­ta agostana nel giorno in cui il city manager del Comune, Giuseppe Sala, annuncia un progetto per Milano digitale come biglietto da visita per Expo. Il problema è che l’impresa era già stata tentata dalla giunta Moratti con l’annun­cio roboante del marzo 2007: «Entro il 2009 avremo una re­te internet senza fili per Mila­no » avevano dichiarato sedu­ti allo stesso tavolo l’assesso­re all’Innovazione Luigi Rossi Bernardi, i consiglieri di cen­trosinistra che avevano elabo­rato il primo progetto «Mila­no wireless» e il professor Maurizio Decina, docente dei Telecomunicazioni del Poli­tecnico che aveva definito il piano insieme ad un team di esperti.

Il 2009 è quasi finito, la re­te non esiste e nel frattempo la giunta ha venduto Me­troweb, la società che aveva cablato Milano. Su questo, si è di recente assistito ad una schermaglia in aula consilia­re fra Davide Corritore (Pd) e Guido Manca (Pdl), che è pre­sidente di Metroweb. Corrito­re ha denunciato il fatto che il sindaco Moratti nell’ottobre 2006 aveva spiegato, ceden­do Metroweb agli inglesi del fondo Stirling Square, che «il Comune ha negoziato un con­tratto di uso gratuito per 10 anni di una quota di banda (riservandosi il 15 per cento) per uso diretto del Comune o di altri enti pubblici». Eppu­re, stimatizza Corritore, «Me­troweb oggi non riconosce quell’impegno». Manca so­stiene che Corritore menta. Il consigliere del Pd aveva però consegnato a Manca una co­pia «che evidentemente non ha letto» dei patti parasociali di Metroweb dove è scritto al punto 3.9 che il socio di mag­gioranza è impegnato «a ren­dere disponibile ai migliori prezzi di mercato... la rete proprietaria di Metroweb... in relazione ai servizi che do­vessero essere offerti»: Con­clude Corritore: «Il paradosso è che per avere i servizi pro­messi dal sindaco, il Comune dovrà pagare la società che era stata sua». Nel frattempo, c’è stata un’evoluzione.

Il Comune, ac­cantonato nel maggio 2008 l’originario progetto wireless per una serie di «problemi tecnici», aveva avuto da Deci­na una seconda proposta de­nominata «Milano digitale». Un piano ridimensionato, con l’utilizzo delle reti di Atm e Provincia, invece che quella di Metroweb. «Partiamo subi­to con la sperimentazione, e le zone pilota saranno San Si­ro e il centro», aveva annun­ciato Rossi Bernardi. Ma, trascorso un anno, la sperimentazione non è anco­ra terminata. L’assessore Ros­si Bernardi spiega: «È stato fatto uno studio di fattibilità, abbiamo identificato proble­mi, ora stiamo vedendo quali servizi potrebbero essere im­messi». Poi c’è il nodo econo­mico: «Serve un gestore - ri­corda l’assessore - e stiamo studiando con le varie compa­gnie di telecomunicazione se serva un bando o se si riesce a fare un accordo tra grandi compagnie per avere un sog­getto unico che poi con la pubblicità recuperi i fondi per garantire la manutenzio­ne ». Basta avere pazienza.

Elisabetta Soglio