27/04/2012
E Grillo si traveste da politico d'antan
E Grillo si traveste da politico d'antanScappa davanti al fuoco di fila di domande del cronista di «servizio pubblico». Santoro in trasmissione gli dice: «Perché ti sottrai al confronto?»
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02/03/2012
Il No Tav che insultava il carabiniere: "Io come Impastato"
Il No Tav che insultava il carabiniere: "Io come Impastato"Marco Bruno, 28 anni, protagonista di un video in cui provoca un militare impassibile spiega il suo gesto ai microfoni di Servizio pubblico: "Divento canzonatorio per vincere la paura, mi ispiro al mio idolo".
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27/01/2012
«Non mi rompa i c...». E Castelli se ne va
«Non mi rompa i c...». E Castelli se ne va«SERVIZIO PUBBLICO». Puntata dedicata alla «rivolte» italiane. Acceso intervento di un operaio sardo, l'ex ministro lascia lo studio
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04/11/2011
«Servizio pubblico, la nostra rivoluzione». Boom di ascolti: share tra il 12-14%
«Servizio pubblico, la nostra rivoluzione». Boom di ascolti: share tra il 12-14%La nuova trasmissione su una multipiattaforma tv, web e radio. Michele Santoro apre nel ricordo di Biagi e Montanelli «Su 'Annozero' reazione fiacca, anche dall'opposizione»
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10/06/2010
Rai, i compensi scritti nei titoli di coda
Rai, i compensi scritti nei titoli di codaTrasparenza sugli stipendi dei conduttori di trasmissioni non di servizio pubblico. La Commissione di vigilanza approva un emendamento che chiede di inserire costi e stipendi dei conduttori
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| Antonella Clerici (LaPresse) |
MILANO - I compensi Rai nei titoli di coda. Bisognerà vedere in quale corpo tipografico verranno scritti e se per sapere quanto guadagna Antonella Clerici o Carlo Conti bisognerà munirsi di una lente d'ingrandimento. Ma il principio rimane valido.
LA DECISIONE - Alla fine dei programmi saranno trasmessi i compensi dei conduttori, degli ospiti nonchè i costi dei format dei programmi di servizio pubblico, compresi trasmissioni di approfondimento e tg. Saranno inoltre trasmessi i compensi dei conduttori dei programmi non di servizio pubblico. È quanto prevede l'emendamento approvato dalla Commissione di Vigilanza con i voti di maggioranza e opposizione. In serata la Commissione ha approvato all'unanimità il parere al contratto di servizio 2010-2012 tra Rai e ministero dello Sviluppo economico, obbligatorio ma non vincolante. Il testo, che contiene alcuni emendamenti allo schema trasmesso dal ministero, sarà ora sottoposto al vaglio delle parti. L’emendamento sui titoli di coda, presentato dal capogruppo Pdl Alessio Butti, è passato - con alcune modifiche - anche con i voti dell’opposizione che ha chiesto che la trasparenza non riguardasse solo i programmi di approfondimento ma tutti quelli di servizio pubblico, compresi i Tg. Sono stati invece respinti tutti gli emendamenti dell’opposizione sulla norma relativa alla neutralità tecnologica della Rai. L’articolo 20 del contratto prevede che la programmazione Rai sia presente su tutte le piattaforme tecnologiche e l’azienda si impegna a mettere a disposizione una piattaforma distributiva per ogni piattaforma tecnologica. In questo modo, contesta l’opposizione, la Rai non è tenuta a scegliere la piattaforma Sky e può restare solo su Tv Sat, a vantaggio di Mediaset.
Redazione online
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08/06/2010
Il premier: Rai faziosa, niente contratto
Il premier: Rai faziosa, niente contrattoInsorgono le opposizioni: «Basta ricatti dal dittatorello»; «Da tragedia a farsa». Berlusconi pronto a non rinnovare l'intesa che assegna a viale Mazzini il ruolo di «servizio pubblico televisivo»
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| Il presidente del Consilgio, e ministro ad interim dello Sviluppo economico, Silvio Berlusconi (Ansa9) |
ROMA - Il governo potrebbe non firmare il rinnovo del contratto di servizio della Rai, ovvero l'accordo in base al quale a Via Mazzini sono assegnate le prerogative di pubblico servizio. Lo ha lasciato intendere, secondo indiscrezioni raccolte dalla Italpress e poi rilanciate anche da altre agenzie di stampa , lo stesso Silvio Berlusconi che in questa fase si trova nella condizione di essere contemporaneamente il presidente del Consiglio e il ministro ad interim dello Sviluppo economico, non essendo ancora stato nominato il successore di Claudio Scajola, dimessosi dopo le vicende dell'appartamento con vista sul Colosseo che lo ha associato alle vicende di «appaltopoli».
IL SUMMIT DEL PDL - Berlusconi, a margine dell'ufficio di presidenza del Pdl che ha all'ordine del giorno anche le valutazioni sul testo finale del ddl sulle intercettazioni, avrebbe detto che la firma potrebbe non esserci «se la Rai continua ad essere faziosa». L'uscita del premier arriva all'indomani delle nuove polemiche sul caso Santoro, che ha denunciato di sentirsi «mobbizzato» e che aveva chiesto delucidazioni sul futuro del suo programma, «Annozero».
LE REAZIONI DELL'OPPOSIZIONE - Le parole attribuite al premier non sono passate inosservate. Duro il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando: «Siamo stanchi delle minacce e dei ricatti del dittatorello Silvio Berlusconi. Non è il padrone della Rai e non è più sostenibile il fatto che detenga ancora l'interim dello Sviluppo economico. Sono ancora più gravi e inaudite le sue parole perchè lo Sviluppo economico ha anche la delega alle telecomunicazioni. Un maxi-conflittto d'interessi nel conflitto d'interessi. Minaccia giornalisti dalla schiena dritta e vuole imbavagliare la stampa con un ddl anticostituzionale e liberticida». E Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd, aggiunge: «Con la minaccia di non firmare il contratto di servizio il conflitto di interessi del Presidente Berlusconi oltre che una tragedia diventa anche una farsa. È ovvio, infatti, che il proprietario di Mediaset non può firmare quel contratto diventando così anche sul piano formale l'interlocutore-controllore della Rai. Resta la gravità di una minaccia rivolta al vertice Rai in una giornata in cui sono attese importanti decisioni sui palinsesti.
Redazione online
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21/05/2010
Rai, politici, giornali: Santoro contro tutti «Volete che resti? Chiedetemelo»
Rai, politici, giornali: Santoro contro tutti «Volete che resti? Chiedetemelo»«TRENT'ANNI DI BATTAGLIE NON POSSONO ESSERE CANCELLATI, IL MIO PUBBLICO CAPIRÀ». Il giornalista apre il programma rivolgendosi a Zavoli e Bersani: «Pensate che questo non sia servizio pubblico?»
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| Michele Santoro (Ansa) |
MILANO - «Volete che rimanga in Rai? Chiedetemelo». Michele Santoro apre Annozero con un lungo intervento, affrontando tutti i punti della polemica scoppiata dopo l'annuncio della possibile separazione consensuale dall'azienda di viale Mazzini e le polemiche sull'ipotetico contratto da 10 milioni di euro. La puntata del programma, che andrà in onda come previsto fino al 10 giugno, è stata poi dedicata allo scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa cattolica.
PERLA DEL SERVIZIO PUBBLICO - «L'accordo non è stato ancora firmato, se volete che rimanga chiedetemelo, ma Annozero deve essere considerato la perla del servizio pubblico» afferma Santoro, rivolgendosi poi a Zavoli (presidente della commissione di Vigilanza Rai), a Bersani e ai consiglieri del Pd: «Se pensate che Annozero sia un prodotto proibito, scabroso del servizio pubblico, che non prevede quel tasso di libertà, di spregiudicatezza, di senso critico, allora lasciatemi andare via. Posso ritrovare recuperare quel respiro di libertà che ha caratterizzatoRaiperunanotte e non restare accerchiato come il generale Custer e restare vittima degli amici e dei nemici».
GLI SPETTATORI GIUDICANO - «Trenta anni di battaglie non possono essere cancellati e il mio pubblico capirà - afferma il conduttore -. Gli unici ad avere sicuramente ragione sono gli spettatori, perché un programma come il nostro non crea partito, ma crea comunità in cui si investono passioni, dialoghi. La tv non è un frigo, è un'estensione del cervello, qualcosa che ci serve per interpretare la realtà. Se qualcosa ci viene tolto, lo spettatore si incazza. Un autore televisivo deve vedere dove vanno i gusti dei suoi spettatori ed è portato sempre a cambiare. Quando lui torna ecco che gli spettatori lo giudicano, e possono dire "ecco, valeva la pena, possiamo applaudire di nuovo"».
GRANDISSIMI PROFITTI - Santoro respinge l'accusa di essersi arreso a Berlusconi: «Non sono né stanco né provato, è stato scritto che mi sono arreso a Berlusconi ma non è così. Quale giornalista della Rai, di Repubblica o del Corriere della Sera avrebbe mandato in onda una puntata con Patrizia D'Addario con una diffida arrivata dieci minuti prima sul suo tavolo?«. E sempre suAnnozero: «La Rai ha realizzato grandissimi profitti, cosa succedeva mentre la Rai incassava questi profitti? Contratti bloccati, punizioni, regole e regolamenti». Infine il giornalista ha attaccato Bruno Vespa (che ha commentato: «Essere perseguitati è un affare»): «Stiamo prendendo lezioni da tutti, prendiamo lezioni perfino da Bruno Vespa. Ora, che Bruno Vespa possa fare lezioni di morale e di contratti a noi, lui che viene pagato come l'ultimo Oscar da protagonista per fare un programma in crisi, be' questo è veramente troppo...».
Redazione online
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03/10/2009
La Gabanelli: «Abbiamo la tutela legale»
La Gabanelli: «Abbiamo la tutela legale»
Sarà presente alla manifestazione per la libertà di stampa: In itaila giornalisti asserviti. L'annuncio della conduttrice: la Rai farà fronte alle eventuali cause contro Report ancora per questa serie
ROMA - «La tutela legale della Rai per Report? L'abbiamo rispuntata la scorsa settimana. Almeno per questa serie. Si naviga un po' a vista, capisce?». Lo ha detto Milena Gabanelli intervenendo a Radio 24 per discutere della manifestazione sulla libertà di stampa prevista domani. Manifestazione alla quale Gabanelli ha aderito.
LE PRESSIONI DEI POLITICI - «Tutti i politici di tutti i Paesi - ha detto la Gabanelli - esercitano le loro pressioni sui giornalisti per indirizzare, condizionare, limitare. A vari livelli. Ma dipende dagli interlocutori che trovi. In Italia si trovano interlocutori particolarmente asserviti e questo fatto produce certi risultati. Il problema, più che nella politica, sta in realtà nella qualità dei giornalisti, dei direttori spesso scelti dalla politica. Poi c`è un problema normativo: nel momento in cui chicchessia si sente autorizzato a trascinarti in tribunale anche in assenza del fatto diffamatorio ma solo per intimidire e ti fa cause per centinaia di migliaia di euro, alla fine diventa tutto troppo oneroso. Puoi essere governato da un principe svedese ma se ti trovi cento cause, devi accantonare un sacco di soldi nel fondo rischi per numerosi anni, e rischi di chiudere. L'anomalia più pesante sta lì».
LE MELE MARCE - Gabanelli poi ha risposto alla questione degli editori puri e del servizio pubblico: «Non dovrebbe esserci nulla di più puro del servizio pubblico, eppure in Italia cosa c'è di più contaminato del servizio pubblico? Siamo in un Paese complesso nella struttura e sempre più degenerato. Andare a cercare a monte l'editore puro è sempre più complicato, mentre la professione di giornalista è una professione che scegli. Quando faccio stage nelle scuole di giornalismo vedo giovani animati da passione civile. Perché poi si degenera? Perché metti una mela marcia nel cestino, la lasci lì e nel tempo».
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| Tag: rai, report, gabanelli, tutela legale, nuova serie, pressioni, politica, libertà di stampa, manifestazione, servizio pubblico, giornalismo, informazione, programma | OKNOtizie |
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10/03/2009
Tempi duri per i lavativi pubblici
Tempi duri per i lavativi pubblici
Il professore è lavativo? L'ospedale non funziona a dovere? Il poliziotto abusa del suo potere o è disattento? Niente paura, il cittadino britannico potrà fare sentire la sua voce. Il Daily Telegraph pubblica in prima pagina un'anticipazione interessante: il governo di Gordon Brown ha in mente di avviare una sorta di pagella elettronica attraverso la quale chiunque sarà messo nella condizione di dare un voto al servizio pubblico di cui usufruisce.
Da quando dovrebbe scattare questo piano non è ancora stato reso noto, forse dal prossimo gennaio. Ma l' arma che sarà consegnata in mano alle famiglie rischia di essere davvero "letale". Attraverso i siti internet degli uffici di interesse comune si accederà a una casella nella quale si imbucheranno lamentele, critiche e giudizi. "Voti" con tanto di pagella. Sotto osservazione: medici, docenti, forze dell'ordine e persino "nannies", le vecchie balie. Per la burocrazia inglese, che per certi versi non è poi tanto diversa da quella italiana, è una piccola-grande rivoluzione. Con qualche aspetto da decifrare, perchè se effettivamente, i britannici avranno il modo di fare i nomi e i cognomi di chi, nel servizio pubblico, o dorme o lavora male o è assente ingiustificato o altro ancora si aprirà un contenzioso infinito sulla legittimità e attendibilità delle denunce.
L'iniziativa del governo può essere letta in due modi. Da un lato è un "soccorso" ai cittadini, pertanto condivisibile al cento per cento. Dall'altro c'è un pericolo: è giusto procedere alla "gogna mediatica", questa volta attraverso internet, del dipendente incapace o lavativo? Dilemma di non facile soluzione per un Paese che è la patria delle garanzie e dei diritti. Vale di più il bene comune? O il diritto alla riservatezza dell'individuo, anche se è un fannullone di peso per il funzionamento e l'immagine dei servizi pubblici?
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