21/03/2010

Bonolis: batto il Principe con il vintage «caciarone»

Bonolis: batto il Principe con il vintage «caciarone»

 

SFIDE/«CIAO DARWIN> OTTIENE IL 28% DI SHARE CONTRO LO SHOW DI RAIUNO (18%). «Ma in tv c’è troppa ipocrisia, cacciano chi va fuori dal coro»

 

Paolo Bonolis a «Ciao Darwin» (IPP)
Paolo Bonolis a «Ciao Darwin» (IPP)

MILANO— «È un programma vintage che funziona ancora». Con tono scanzonato Paolo Bonolis commenta i dati d’ascolto di venerdì sera. Ciao Darwin» (sesta edizione in 12 anni) su Canale 5, è stato seguito da 6.346.468 telespettatori (share del 28,01%); mentre su Raiuno «Ciak si canta» con la coppia Pupo-principe Emanuele Filiberto è stato visto da 4.346.049 telespettatori (18,9% di share). Dieci punti di distacco.
Il vintage piace davvero, Bonolis!
«A me piace sperimentare cose nuove, ma Mediaset vuole così. Hanno ragione loro».

Lei ha definito « Ciao Darwin» un programma goliardico, carnevale dell’anima. Per questo ha vinto?
«È divertimento allo stato puro. Non c’è nè riflessione nè intento educativo».

Un divertimento «caciarone»: corpi, battute grasse...

«Vero. Un divertimento che punta tutto sull’istinto, su quella parte "sbracata" che c’è in ciascuno di noi. Ma se si dice fin dall’inizio: "sto scherzando", questo non può fare male a nessuno».
In questo caso ha fatto male al povero Principe..
«Qualche volta può andare bene, qualche volta male. Lui ci sta provando. Io gli dò il benvenuto, la tv non è il mio regno».

Parlare di regno con Emanuele Filiberto... Le piace?
«Non sono monarchico e non credo nel sangue blu a parte quello dei puffi. Perché definirlo principe se non c’è il regno? Non lo conosco, mi sembra perbene però».

Mezza Italia l’ha criticato.
«Meglio sarebbe se l’attenzione venisse riservata a cose più importanti».

Forse per questo ha aggiunto la parola regressione al titolo del programma?
«Si, è una deriva preoccupante. Consiglio la lettura del libro di Umberto Galimberti "I miti del nostro tempo"».

Cosa la spaventa?
«Non c’è più giusto o sbagliato, ma solo conveniente».

Lei ha appena vinto l’Oscar tv per «Chi ha incastrato Peter Pan».

«La ludica bellezza dei bambini. Una meraviglia».
Ora sono tanti i programmi con i bimbi. Una deriva pericolosa anche questa...
«C’è una differenza: da noi ci sono solo piccoli che non sanno fare niente. E a me quelli piacciono. Altrove vedo gare, bambini che hanno già scelto una strada».

Forse ci vorrebbe il candore dei bambini per commentare il caso Morgan e Busi. Sente aria di censura?

«È l’ipocrisia del mondo. Quello che hanno dovuto passare Morgan, Busi, ma pure Bigazzi è grottesco. Chi sottolinea la presenza di problemi viene cacciato. Meglio eliminare chi parla della droga che non eliminare i motivi che portano a drogarsi. Chi parla di omofobia viene mandato via, poi fa niente se in questa società essere omosessuale è ancora una fatica».
Tra una settimana si vota: ne sono successe di tutti i colori nell’ultimo mese.
«L’ironia è un ottimo antibiotico, ma non è giusto esorcizzare tutto con una risata».

Rifarebbe il Festival di Sanremo per la terza volta?

«Se avessi una buona idea sì. È un evento: se lo affidi ogni volta a personaggi diversi non morirà mai. Quelli che ho amato di più? I Festival di Fabio Fazio e Chiambretti».
È vero che condurrà il «Grande fratello»?

«Non lo condurrei mai, non è nelle mie corde. È perfetta Alessia Marcuzzi».
A «Ciao Darwin» la sfida era tra il mondo dei reality e quello dei lavoratori. Vederli lì quei ragazzi figli del GF faceva un po’ tristezza. Quanti sogni infranti...

«Non esageriamo! Hanno giocato le loro carte. A qualcuno è andata bene a qualcuno è andata male».

Maria Volpe


21/10/2009

A San Siro l'Inter resta al palo Fiorentina senza esclusione di colpi

A San Siro l'Inter resta al palo Fiorentina senza esclusione di colpi

 

Nerazzurri non oltre il 2-2 con la Dinamo Kiev dell'ex rossonero Sheva. I viola battono 4-3 il Debrecen. Oggi REAL-MILAN E JUVE-MACCABI

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L'Inter delude, la Fiorentina vola. Nel terzo turno della fase a gironi di Champions League i nerazzurri hanno pareggiato 2-2 in casa a San Siro con gli ucraini della Dinamo Kiev, mentre i viola hanno battuto 4-3 il Debrecen a Budapest.

INTER-DINAMO KIEV - La brutta partenza dell'Inter è stata inversamente proporzionale a quella, molto determinata, degli ucraini. La difesa nerazzurra è stata lenta e poco tempestiva. Subito in difficoltà, la squadra di Mourinho va sotto due volte, all'inizio sorpresa da Mikhalik, poi per un autogol di Lucio. Pareggia una prima volta in contropiede con Stankovic, poi a inizio ripresa con Samuel. Mourinho ripropone lo stesso 4-3-2-1 che sabato ha steso il Genoa 5-0, con l'eccezione di Eto'o al posto dello squalificato Balotelli a fare l'attaccante più avanzato. Ma i nerazzurri, anziché giocare sull'onda della gloria come aveva auspicato il portoghese, infilano una prova sconnessa e nervosa. Cambiasso e Zanetti sbagliano anche i pazssaggi semplici, la vena creativa di Sneijder è spenta, Muntari non vince un contrasto ed Eto'o non trova mai il varco giusto.

SHEVCHENKO FISCHIATO - Fischiatissimo dal pubblico, che non ha dimenticato i suoi 14 gol in otto anni di derby, è Shevchenko, che va vicinissimo al raddoppio con un colpo di testa a fil di palo. «È mancato solo il gol. Io sono contento del risultato, abbiamo avuto l'occasione per chiudere la partita ma l'Inter è una grande squadra e ha avuto una fantastica reazione, ha pareggiato e ci ha messo in difficoltà» ha detto l'attaccante ucraino. Solo il successo del Rubin Kazan a Barcellona attenua il peso di questo risultato, ma il percorso dei nerazzurri in Champions League resta irto e prosegue in un digiuno di vittorie che in Europa dura da otto partite, copn il terzo pareggio di stagione in Coppa. I nerazzurri sono ora ultimi nel gruppo F con 3 punti, uno meno delle altre squadre.

MOURINHO: VINCERE A KIEV - «Non siamo all'inferno, ma la situazione si complica. Dobbiamo vincere a Kiev: possiamo farcela» ha commentato il tecnico Josè Mourinho. E sulla "doppia faccia" tra campionato e Champions: «Si tratta di due competizioni completamente diverse, due stili di gioco diversi. Nel calcio, poi, la distanza tra il paradiso e l'inferno è corta. Non siamo all'inferno, ma siamo in difficoltà e ora è obbligatorio andare a vincere a Kiev. Con tutto il rispetto per il nostro avversario penso che sarà più facile per noi giocare fuori. L'atteggiamento della squadra mi è piaciuto, ma c'è stata poca concentrazione sulle palle inattive. Abbiamo studiato bene l'avversario, ma abbiamo preso due gol che non mi piacciono e la squadra ha perso la posizione in campo contro un avversario super veloce in contropiede. Non cerco scuse, Samuel ha avuto le sue difficoltà, così come Lucio e poche volte sbagliano. Eto'o ha fatto un grande sforzo per giocare, Suazo non è stato fortunato. La squadra ha lavorato tanto ma non è stato sufficiente. Loro sono bravi e noi lo sapevamo. Sheva sta bene e ci sono giocatori fisicamente molto forti».

DEBRECEN-FIORENTINA - A Budapest i padroni di casa sono andati a segno dopo appena 2 minuti dal fischio d'inizio con Czvitkovics. Quattro minuti e la Fiorentina pareggia con Mutu, ribalta la situazione al 10' con Gilardino e ancora con il rumeno firma l'1-3 al 20'. Il Debrecen accorcia le distanze al 28' grazie a Rudolf, ma al 37' Santana ristabilisce le distanze. Nella ripresa a 2' dal termine il definitivo 3-4 firmato da Coulibaly. La Fiorentina è adesso seconda nel gruppo E con 6 punti (il Lione è primo con 9). «La squadra è in crescita, mi aspettavo questo atteggiamento dalla squadra che lotta per migliorarsi e lo abbiamo fatto anche stasera - commenta il tecnico Cesare Prandelli -. Siamo andati sotto, abbiamo fatto bene, poi abbiamo anche commesso delle ingenuità e lottato fino alla fine. I ragazzi stanno lavorando bene. Abbiamo concesso tre gol? Oggi si sono fatti male 2-3 giocatori, ho fatto fatica nei cambi, però in queste partite devi giocare al 100% con tutte le energie. Abbiamo dimostrato personalità e consapevolezza di poter fare bene e di non avere nulla da perdere». Ora Prandelli ha una sicurezza in più che si chiama Mutu, tornato protagonista con una doppietta: «Mutu ha fatto bene dimostrando di essere recuperato. Se può giocare con Jovetic e Gilardino? È un sogno ma ancora non siamo pronti. Per lui sono felicissimo, avremo la possibilità da qui in avanti di avere giocatori importanti e vedremo di sfruttarli al meglio, per loro sarà uno stimolo in più».

BARCELLONA KO - Nel gruppo F ha fatto scalpore la sconfitta del Barcellona contro i russi del Rubin Kazan per 2-1. Le reti: Ryazantsev (R), Ibrahimovic (B), Karadeniz (R). Mercoledì la grande sfida Real Madrid-Milan al Bernabeu, mentre la Juve ospita gli israeliani del Maccabi cercando 3 punti indispensabili per non trovarsi già in piena crisi.

REAL MADRID-MILAN - Resta una grande classica, una sfida tra grandi, una partita di fascino. Ma i valori in campo al Bernabeu in questo momento sono tutt'altro che pari. Lo sanno bene i tifosi del Milan e anche i giocatori rossoneri. E farà un effetto strano, dopo il fischio d'inizio, pensare come contrastare Kakà, fino a questa estate simbolo rossonero. Fosse soltanto questo, l'ostacolo, sarebbe anche superabile mettendo da parte il sentimento. Ma dall'altra parte ci sono Ronaldo e Benzema e Xabi Alonso, solo per citare gli altri colpi di stagione. Il Milan di questo inizio di stagione non può opporsi ad armi pari al Real. Ma l'ambiente della grande sfida può sicuramente alimentare voglia e carattere dei giocatori più rappresentativi, da Seedorf a Pirlo, da Pato a Inzaghi. Le assenze certe di Storari e Gattuso, però, sono un problema in più per Leonardo.

JUVENTUS-MACCABI - Al via della stagione sembrava un passaggio facile per una Juve rilanciata da Diego e Felipe Melo. Invece adesso la partita contro gli israeliani del Maccabi Haifa è già delicata per i bianconeri di Ferrara. Ricordare che il Maccabi ha fatto tremare il Bayern e perso soltanto nel finale a Bordeaux è vero, ma anche un segno di debolezza. Perché tedeschi e francesi sono a 4 punti, la Juve a 2 e non può concedersi distrazioni con gli israeliani. Chiellini ricorda il doppio confronto con il Real che l'anno scorso di questi tempi fece rialzare la testa a una Juve in emergenza. «Dovremo giocare con la stessa intensità messa un anno fa contro il Real - dice - . Questa partita e quella successiva a Tel Aviv per noi sono da vincere a tutti i costi per poter arrivare al meglio alle ultime due gare del girone». L'anno scorso però Del Piero fu determinante. Ora non c'è e Diego comincia aessere un problema. «Del Maccabi non sappiamo molto, personalmente conosco l'attaccante Dvalishvili, perchè l'ho affrontato un mese fa in Nazionale contro la Georgia - dice ancora Chiellini -. Si tratta di una squadra da rispettare anche per quello che ha fatto contro Bayern Monaco e Bordeaux, quando è stata battuta solo nel finale». Soprattutto è una squadra che non ha nulla da perdere, al contrario della Juve. E questa è una bella differenza rispetto ai match della scorsa stagione contro il Real.


30/09/2009

Moratti: «Ben venga un punto»

Moratti: «Ben venga un punto»

 

Il presidente non commenta la mancanza di vittorie in Champions. Partita condizionata dall'espulsione di Balottelli: «Dobbiamo fare maggiore attenzione»

 

Condizionata dall'espulsione di Balotelli, ma l'Inter vista in Russia al presidente Moratti è piaciuta: «La squadra si è trovata in una situazione difficile e, quindi, bene venga un punto». L'1-1 con il Rubin Kazan non è il massimo della vita, ma è un punto che comunque fa classifica e pazienza se in Champions League i nerazzurri non vincono da sette partite. «Parliamo della gara di martedì sera, delle partite precedenti ne abbiamo già parlato - è la replica di Moratti a chi gli ricorda il dato -. Quella di martedì sera è iniziata abbastanza male, poi abbiamo preso bene in mano il gioco e credo che la gara si sarebbe risolta positivamente se non ci fosse stato l'incidente di Balotelli che ci ha assolutamente danneggiato».

ANCHE I FALLI NON RILEVANTI IN EUROPA CONTANO - Un'espulsione, quella dell'attaccante nerazzurro, che ha messo nei guai la squadra di Mourinho e che poteva costare davvero cara. Non è escluso che arrivino provvedimenti per il giocatore. «Vedremo tutto quello che è necessario fare - è il commento di Moratti -. In coppa ci è già capitato, anche per espulsioni di calciatori di maggior maturità, per esempio Materazzi, di ritrovarci con dieci uomini. In Europa anche un fallo non rilevante può essere visto con un certo occhio dagli arbitri, quindi dobbiamo fare maggiore attenzione». Mourinho continua a sottolineare che questa Inter è cambiata molto rispetto alla scorsa stagione e che serve tempo per inserire i nuovi, ma giocando due volte la settimana non è facile. «La Coppa dei Campioni si gioca ogni due settimane, i tempi sono quelli che ci impone il calcio - spiega Moratti -, non possiamo fare dei nostri programmi avulsi da quelli che sono gli impegni che abbiamo».

TUTTI I GOL DALLA CHAMPION'S

 

 

 

 

 

 

 


16/09/2009

La Champions fa rinascere il Milan La Juve si scopre troppo fragile

La Champions fa rinascere il Milan La Juve si scopre troppo fragile

 

STASERA INTER-BARCELLONA E LIONE-FIORENTINA. I rossoneri ripartono da una vittoria a Marsiglia firmata Inzaghi: 2-1. Pari dei bianconeri con il Bordeaux: 1-1.

 

Highlights champion's league

 

 

La Juventus di Champions fatica a ritrovarsi ed è meno brillante di quella del campionato. Comincia il cammino di Champions con pareggio casalingo 1-1 con il Bordeaux. Viceversa il Milan, che fatica non poco a trovare una fisionomia in Italia, in Europa riscopre stimoli antichi e dopo il purgatorio dell'Uefa riparte da Marsiglia (senza Ronaldinho) vincendo 2-1. Un successo firmato da Inzaghi con una doppietta, due gol entrambi suggeriti da Seedorf.

PASSO INDIETRO - I bianconeri con il Bordeaux si scoprono fragili nella testa e nei muscoli. Senza la fantasia di Diego e Del Piero, entrambi infortunati, e la forza di Chiellini (squalifica) affrontano i campioni di Francia del Bordeaux senza mai riuscire a imporre gioco e ritmo per tutto il primo tempo. Giovinco, sostituto di Diego, non brilla, ma tutto il centrocampo propone poco e così Amauri e Iaquinta non trovano sbocchi. Meglio la ripresa, ma la Juve rischia anche tanto: Gourcouff si sveglia, comincia a fare gioco, Buffon deve compiere un paio di interventi super. Alla fine sarà il migliore (almeno tre parate decisive) e non è un bel segno. Non è un bel segno nemmeno il guaio muscolare di Cannavaro, l'ennesimo per i bianconeri. Sarà sostituito da Zebina dopo l'1-0 siglato da Iaquinta al 18' della ripresa. Ci vuole proprio Cannavaro per avere un lancio in profondità che libera l'attaccante bianconero per un diagonale preciso che batte il portiere del Bordeaux sul primo palo. Sembra l'inizio di una fase positiva per la Juve, che sfiora il raddoppio in due occasioni, invece al 30' arriva il pari di Plasil. Forse il giocatore del Bordeaux è in fuorigioco, ma in ogni caso il pareggio non è demeritato. Nel finale i bianconeri (con gli ingressi di Camoranesi per Giovinco e Pulsen per Tiago, anche lui infortunato) tentano l'assalto. Una traversa clamorosa di Marchisio e un destro sopra la traversa di Pulsen avrebbero potuto dare il 2-1. Ma anche i francesi creano un paio di occasioni da brivido. Per la Champions, ma anche per il campionato, ci vorrà un'altra Juve. Con Diego, Del Piero, Sissoko (forse Cannavaro e Tiago) fuorigioco i bianconeri non sembrano in grado di fare un salto di qualità. Intanto il Bayern, dopo qualche rischio, batte 3-0 in trasferta il Maccabi e va in testa al girone.

SUPERPIPPO - Il Milan torna da Marsiglia non soltanto con una vittoria e tre punti preziosi, ma anche (finalmente) con tanta convinzione in più, quella che era mancata fin qui sia in precampionato sia nelle prime partite ufficiali. Ronaldinho, discusso e fin qui poco convincente, va in panchina. Leonardo inserisce Seedorf al suo posto come suggeritore dell punte (Inzaghi e Pato). E l'olandese cancella le contestazioni del dopo-derby con una prestazione ottima, suggerendo entrambi i gol di Inzaghi. Il primo arriva al 30' del primo tempo, su un cross dal vertice sinistro dell'area di Seedorf: Inzaghi si è smarcato benissimo sul secondo e la conclusione ravvicinata non lascia scampo al portiere. Milan in vantaggio a fine primo tempo. Il pari di Heinze al 4' della ripresa sembra lanciare segnali negativi per una squadra finora poco reattiva. Invece al 28' ancora dal vertice sinistro dell'area arriva l'assist di esterno di Seedorf per Inzaghi, che anticipa il suo marcatore e segna il 2-1. Risultato doppiamente prezioso, per i punti e il morale: il Milan si ritrova alla pari del Real Madrid, che ha vinto a Zurigo.

INTER - Sfida stellare a San Siro tra l'Inter e i campioni d'Europa del Barcellona, con la sfida nella sfida tra Eto'o e Ibrahimovic, che lo scorso anno giocavano nelle file degli avversari. Mourinho ha ammesso che il Barça è più «rodato» dei nerazzurri. Chivu sembra favorito su Santon per il posto di terzino sinistro. A centrocampo Motta farà compagnia a Zanetti e Stankovic. «Eto'o è il pericolo numero uno», ha detto all'unanimità i catalani Puyol e Piqué: «Con la palla in area è letale, non dobbiamo permettere che la riceva. Quanto più lontano sta dall'area meglio è per noi». «L'Inter è una delle migliori squadre d'Europa e sappiamo che sarà difficile. Però se c'è una cosa che ci ha contraddistinto nell'ultima stagione è stata andare in qualsiasi campo per vincere», ha aggiunto Iniesta.

FIORENTINA - Lione-Fiorentina ripropone la sfida del primo turno dello scorso anno. I viola stavano dominando 2-0, ma poi si fecero raggiungere sul pari dai francesi. Il match sarà artitrato dall'olandese Pieter Vink. «Siamo partiti bene quest'anno, e sarebbe bello far bene anche a Lione: loro sono ancora più forti dell'anno scorso, ma noi ce la metteremo tutta», ha detto il ct Prandelli.


14/09/2009

Champions, il calcio italiano alla resa dei conti

Champions, il calcio italiano alla resa dei conti

 

Scatta la nuova stagione europea per i nostri club. Il sorpasso tedesco è ormai dietro l’angolo: nel 2011 rischiamo di perdere una squadra

 

Diego infortunato

MILANO — Ogni anno, da qualche anno, è la solita storia. Solo che a furia di gridare «al lu­po », stavolta c’è davvero il ri­schio di doversi leccare le ferite. Che il calcio italiano in Europa stia perdendo inesorabilmente posizioni, è in effetti un dato di fatto consolidato. Se ne discute da un bel po’ e sono anche scatta­ti vari tipi di allarme. Adesso pe­rò il momento del dunque è arri­vato: se infatti il nostro declino proseguirà secondo il trend del passato prossimo, quest’anno i club tedeschi potranno effettua­re il sorpasso e noi, a partire dal­la stagione 2011-2012, avremo una squadra in meno ai nastri di partenza della Champions Lea­gue. Divertente? Mica tanto. Sal­viamo il salvabile. Ecco perché un successo italia­no la sera del 22 maggio 2010 al Santiago Bernabeu di Madrid e, più in generale, un convincente cammino delle nostre squadre nella Champions che sta per scat­tare con il confronto a tutto cam­po con i francesi (domani Ju­ve- Bordeaux e Olympique Marsi­glia- Milan, mercoledì Lione-Fio­rentina) e con l’attesissimo ritor­no di Ibrahimovic a San Siro (mercoledì, Inter-Barcellona), avrebbe anche (se non soprattut­to) una funzione difensiva: ci consentirebbe cioè di coprirci le spalle. Per comprendere quale sia la reale entità del pericolo è suffi­ciente scorrere le posizioni di te­sta del cosiddetto ranking Uefa, quello che contribuisce a defini­re annualmente l’assegnazione dei posti in Champions per ogni singola nazione. Da esso (1. In­ghilterra 67,2; 2. Spagna 65,3; 3. Italia 52,1; 4. Germania 49,3) si evince che anche la più piccola sbandata potrebbe risultare fata­le. In questo caso è il rendimen­to complessivo di un movimen­to calcistico a fare la differenza, gli acuti di un singolo club inci­dono in misura minore come, ad esempio, dimostra il caso del Mi­lan che, pur avendo vinto la Cop­pa dei campioni per due volte nell’ultimo decennio (2003 e 2007), esattamente come Real (2000 e 2002) e Barcellona (2006 e 2009) e addirittura facendo me­glio di Liverpool (2005) e Man­chester United (2008), non è riu­scito ad evitare che il solco con inglesi e spagnoli si trasformas­se in un crepaccio profondo. Quest’anno la nostra squadra più attrezzata per sferrare l’assal­to alla Coppa è senza dubbio l’In­ter che, al pari del Milan con Kakà, ha lasciato partire il suo giocatore più rappresentativo (Ibrahimovic) ma che, a diffe­renza dei rossoneri che si sono «rinforzati» con Huntelaar e Onyewu, ha saputo elevare a li­velli di eccellenza il suo organi­co grazie agli acquisti mirati di Eto’o, Milito, Thiago Motta e Lu­cio. E se è vero che in Europa la storia può aiutare a fare la diffe­renza, è evidente che mai come stavolta l’impegno di Moratti e il disimpegno di Berlusconi sem­brano funzionali ad una riscrit­tura della storia. E che Ronal­dinho, il paravento dietro cui giustificare lo smantellamento di una squadra, possa finire in panchina già a Marsiglia, è un ul­teriore indizio in questa direzio­ne. Come dimostrano le vicende italiane, pure la Juve si affaccia alla nuova Champions con il pi­glio giusto. La squadra è tosta, ha una corazza spessa, sa graffia­re. Anche senza Diego, il suo ge­nio della lampada. Però — e qui proprio l’Inter insegna — non sempre Europa fa rima con Ita­lia. Ovviamente più ridotti gli orizzonti della Fiorentina ma pu­re i viola, riuscissero a soffiare il secondo posto al Lione, contri­buirebbero a mantenere il no­stro calcio in linea di galleggia­mento. Certo, vincere a Madrid può valere 60 milioni di euro, ma anche salvare l’integrità del nostro contingente in Coppa avrebbe il sapore del successo.

Alberto Costa


29/07/2009

Serie A, si parte e si chiude col botto Derby d'agosto e Milan-Juve in coda

Serie A, si parte e si chiude col botto Derby d'agosto e Milan-Juve in coda

 

Il calendario. Milan-Inter e Roma-Juventus il 30 agosto. I campioni d'Italia debuttano con il Bari

 

Pato
Pato

MILANO - Per vedere le grandi sfide del nostro calcio non bisognerà attendere molto: dopo una prima giornata senza big-match (a parte Genoa-Roma), la seconda giornata del campionato di Serie A presenterà già due incontri di grandissimo livello, il derby Milan-Inter e Roma-Juventus all’Olimpico. La seconda giornata si disputerà nel fine settimana del 30 agosto (ritorno 24 gennaio). I primi due turni si giocheranno interamente in notturna alle 20.45: la Lega ha ritenuto che non era il caso di far giocare le partite alle ore 15 in pieno agosto.

CHIUSURA - Ma anche in coda la Serie A 2009/2010 riserverà grandi partite: Juventus-Milan si giocherà infatti alla 19ª e ultima giornata (10 gennaio l'andata, ritorno il 16 maggio). Nello stilare gli accoppiamenti non si è tenuto conto di teste di serie, che in precedenti stagioni impedivano incontri tra le grandi nelle prime giornate di campionato.

SCONTRI - L'Inter campione d'Italia comincerà la stagione affrontando in casa il Bari il 23 agosto. La Roma sarà a Genova contro i rossoblù. Milan-Roma si giocherà all'ottava giornata (andata 18 ottobre-ritorno il 7 marzo), nella stessa giornata Genoa-Inter e Juventus-Fiorentina. Juventus-Inter si giocherà alla 15ª giornata di campionato. Nella stessa giornata si giocherà anche il derby Roma-Lazio. Il derby di Genova è previsto al 14º turno. Ci saranno quattro turni infrasettimanali di mercoledì: 23 settembre, 28 ottobre, 6 gennaio e 24 marzo; tre soste di domenica per gli impegni della nazionale: 6 settembre, 11 ottobre e 15 novembre; pausa natalizia dal 27 dicembre al 3 gennaio; il 6 gennaio un incontro alle 12,30.

COMMENTI - «La Juve alla seconda giornata non è facile. L'inizio della Roma non è facilissimo», ha commentato il presidente della Roma, Rosella Sensi. «Abbiamo un inizio di campionato abbastanza abbordabile», ha detto il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti. «Speriamo di iniziare bene perché poi verrà la fase più difficile».

 

Il calendario di serie A 2009/2010


05/06/2009

Agguato con pistole e proiettili di gomma Ecco il gioco dei «ragazzi del muretto»

Agguato con pistole e proiettili di gomma Ecco il gioco dei «ragazzi del muretto»

 

Nella centralissima zona di via Foria, adolescenti oltre ai cellulari esibiscono armi finte e si sfidano in sparatorie

 

Il nuovo gioco nella centralissima zona di via Foria (ph. Pinde)

Il nuovo "gioco" nella centralissima zona di via Foria (ph. Pinde)

(ph. Pinde)

 

(ph. Pinde)

(ph. Pinde)

 

(ph. Pinde)

NAPOLI - Benvenuti al far west Foria. Nella strada centralissima di Napoli ha attecchito un nuovo gioco tra i «ragazzi del muretto»: esibire pistole molto (troppo) simili a quelle vere, con proiettili di gomma e spararsi a vicenda. Tutto vero, tutto documentato. E non si tratta di delinquenti, ma di ragazzi «normali», adolescenti tout court.

Guardare le immagini di quei ragazzoni grandi e grossi - all’incirca tra i 15 e i 17 anni - giocare come bambini in mezzo alla strada è inquietante. Se poi si fa caso al tipo gioco che hanno scelto, conflitti a fuoco con pistole di plastica che sparano dei proiettili di gomma, ci si fa un’idea che dall’anomalia si è passati alla patologia. E’ evidente che non si tratta di camorristi in erba - che usano armi vere e di certo non le mostrano ai passanti - ma piuttosto di studenti che ciondolano in strada anche di mattina dopo la chiusura delle scuole. Il che, ovviamente, accresce lo sconforto (per l’inadeguatezza dell’insegnamento scolastico) e produce qualche retorica domanda.

Si può aver voglia di giocare con delle armi, benché di plastica, nella capitale mondiale della camorra? Questa, come è noto, l’unica città europea insanguinata dalle guerre tra clan (mediamente sono oltre cento i morti all’anno solo nell’area napoletana). Si tratta allora di una forma di esorcismo? Un modo per allontanare delle paure inconsce? O è una bieca ed immatura imitazione dei modelli vincenti? In attesa che qualche psicologo di buona volontà (e, si spera, scarsa ideologizzazione) provi a spiegarne i meccanismi mentali, forse qualche antropologo potrebbe provare a ragionare sul tipo di cultura che è all’origine di questi come di altri comportamenti (tutti di imbarazzante inciviltà). E magari dire qualcosa sull’atteggiamento di genitori, parenti e amici, che nella migliore delle ipotesi mostrano una sconfinata comprensione di taglio tipicamente partenopeo (una sorta di parassitaria indulgenza metafisica).

Infine, qualche quesito va rispettosamente riservato ai responsabili dell’ordine pubblico che consentono lo spettacolo di ragazzini apparentemente armati nel centro della città (siamo a pochi metri da piazza Carlo III, sede del festival internazionale di teatro). Che succede se una sera una pattuglia, nel bel mezzo di un inseguimento, si trova di fronte quelle armi che certo non sembrano finte se non viste molto da vicino? Una sparatoria? E che succede se mentre i ragazzini “giocano” una persona anziana si trova davanti alla faccia quella che ai suoi occhi appare come una vera arma da fuoco? Un infarto? Oppure se uno dei proiettili di gomma si conficca nell’occhio di un passante?

Vittorio Tamerlano


30/03/2009

Il Grande fratello Google gioca l’asso pigliatutto

Il Grande fratello Google gioca l’asso pigliatutto

 

Potere non misurabile con il fatturato o il valore di Borsa. Web, spot e telefonini: dalle news alla sanità digitale, il gruppo è ormai straripante

 

(Afp)
(Afp)

I processi che saltano perché i giurati vanno su Google per informarsi sul caso che stanno esaminando è solo l’ultimo esempio di come l’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin stia rivoluzionando il mondo dell’informazione. E non solo quello: dal web ai telefonini, dalla sanità digitale alla genetica. Un «grande fratello» che apre numerosi interrogativi su concorrenza e privacy. Negli Usa i processi che saltano perché i giurati, in camera di consiglio, vanno su Google per informarsi sul caso che stanno esaminando, violando la legge che impone sentenze decise solo sulla base di quello che è stato discusso in tribunale, sono solo l'ultimo esempio di come l'azienda californiana stia rivoluzionando non solo il mondo dell' informazione, ma gli aspetti più disparati della nostra vita. Con la sua capacità quasi monopolistica di raccogliere pubblicità «on line» usando meccanismi sempre più «intelligenti» (come quelli basati sulle preferenze individuali degli utenti Internet), Google è l'elefante nella cristalleria del giornalismo. Si dice addolorata dalla crisi della carta stampata, ma ne usa i contenuti, inserendoli nelle sue pagine di «news» divenute anch'esse, ormai, fonte di introiti pubblicitari. Con YouTube, poi, Google trasforma la logica della televisione: non ha ancora trovato il modo di rendere il sito una macchina da soldi, ma intanto la cultura del «palinsensto fai da te» si sta diffondendo ovunque nel mondo: tra i giovani e anche tra i meno giovani.

SFIDA ALL'IPHONE - Ma questa è solo la parte emersa dell'iceberg: è sterminato l'elenco delle aree nelle quali i 20 mila «ragazzi intelligenti» di Mountain View, capitanati da Larry Page e Sergey Brin, promettono di diventare protagonisti assoluti. Il primo capitolo, quello che avrà probabilmente le maggiori implicazioni economiche e per il mondo dell'informazione, riguarda la telefonia mobile: nel mondo dei cellulari «smart», fin qui dominato dall' iPhone di Apple, è arrivata la piattaforma «Android» di Google, la più veloce e potente. Ed ora il GooglePhone promette sfracelli in un settore destinato a sottrarre ai personal computer la palma di principale canale di accesso a Internet.

BLOG E RETI SOCIALI - Ma, dalle tecnologie per la tutela ambientale alla genetica, i campi nei quali i cervelli della società preparano soluzioni rivoluzionarie sono innumerevoli. Obama investe i soldi del suo «stimolo» fiscale nel rinnovo della rete elettrica (in molte aree degli Usa ancora basata sui vecchi pali di legno) e Google annuncia un accordo con General Electric per creare elettrodotti «intelligenti ». Decolla il business della sanità digitale e Google taglia la strada a Microsoft, che da anni tenta di crescere in questa direzione, associandosi con Ibm e sfruttando la sua posizione di «mente tecnologica» della nuova amministrazione democratica. Dietro i nuovi mondi dei «blog», delle reti sociali, dei messaggi elettronici e, sempre più, anche dello «shopping on line» c'è sempre lei: Google. Che ha anche creato protocolli, sistemi operativi e applicazioni alternative a quelle di Microsoft, ha lanciato la sfida a Wikipedia sul terreno delle enciclopedie digitali e si è appena tuffata anche nel business dell'«e-book». Amazon, dopo anni di tentativi infruttuosi, è riuscita a far decollare col «Kindle» il mercato dei libri elettronici, ed ecco già arrivare Google che, associandosi con la Sony, mette in campo la potenza dei milioni di libri che ha già «scannerizzato» nelle maggiori biblioteche del mondo. L'ultima frontiera potrebbe essere quella della genetica: sono molti a ritenere che Google, con la sua capacità di entrare in tutte le case e di collezionare dati personali di miliardi di utenti sia anche quella meglio posizionata (soprattutto ora che sta entrando in forza nel campo della sanità digitale) per raccogliere in modo capillare dati sul patrimonio genetico dei singoli utenti. Obiettivo: individuare, caso per caso, i rischi di malattie, stabilendo in anticipo quali farmaci biotecnologici «personalizzati » sarebbero utili a ciascuno di noi. Una banca dati enorme e delicatissima e i cui dati, ovviamente, potrebbero essere usati anche per scopi assai meno nobili.

ACCESSO ALL'INFORMAZIONE - Insomma, una rivoluzione dell'accesso all'informazione, ma anche un terremoto etico. Non accadrà domani, ma se, qualche anno fa, quando dicevano di voler «organizzare tutta la conoscenza del mondo», i fondatori di Google venivano guardati con scetticismo, ora le cose sono cambiate: Sergey Brin afferma che «il perfetto motore di ricerca sarà come la mente di Dio» e la gente rimane attonita; le organizzazioni dei diritti civili si risvegliano e chiedono più tutele per la «privacy». Ma ci sono anche molti entusiasti disposti a rischiare, approfittando delle opportunità infinte offerte dai cervelli di Mountain View. È il caso di Jeff Jarvis che nel suo nuovo libro «What Would Google Do?», invita ad osare, anziché piantare i talloni nel terreno nel timore di perdere la «privacy» o di essere schiacciati da un «Grande Fratello» che, evocato per decenni, alla fine si materializza. Jarvis, firma di punta del giornalismo digitale e dei «blog» tecnologici, ammette che Google tende a trasformare in «commodity» tutto ciò che tocca (è insito nell'offerta gratuita di servizi), ma afferma che i vantaggi che derivano da questa rivoluzione sono di gran lunga superiori ai danni che essa provoca.

BUONI PROPOSITI - Demonizzata o esaltata, Google è comunque l'impresa-spartiacque del nostro tempo. Il suo peso deriva non dal fatturato o dal valore borsistico, ma da una capacità di esplorare (e colonizzare) gli spazi delle mente che nessun altro gruppo imprenditoriale ha. Viene definita società di perforazione della conoscenza: la Exxon o la Shell dell'era dell'informazione. Ma sta anche diventando un monopolio inquietante, alle prese con la questione «radioattiva» della «privacy ». Sbandierando il loro slogan storico, «don't be evil» (non fare del male), i fondatori promettono di usare l'enorme giacimento di conoscenza che hanno tra le mani solo per cause giuste, ma i buoni propositi (peraltro già violati con qualche comportamento da dominatore del mercato) non possono sostituire un chiaro sistema di regole. Più facile a dirsi che a farsi, vista la rapidità con la quale Google sta trasformando lo scenario mondiale dell'informazione. Alcuni degli storici che fino a ieri sostenevano che il ventesimo secolo è finito l'11 settembre 2001, sepolto sotto le macerie delle Torri Gemelle, ora cominciando a pensare che in futuro la data che verrà scelta come boa che divide il secondo dal terzo millennio sarà quella del 7 settembre 1998: il giorno in cui due studenti di Stanford che aveva affittato per 1700 dollari al mese il garage di una villetta al numero 232 di Santa Margarita Avenue in Menlo Park, nel cuore della Silicon Valley californiana, fondarono Google.

Massimo Gaggi


24/02/2009

Inter-Manchester 0-0, un tempo a testa Roma, la sconfitta è di rigore

Inter-Manchester 0-0, un tempo a testa Roma, la sconfitta è di rigore

 

Mercoledì a Londra in campo la Juventus contro il Chelsea. Finisce senza gol la sfida di S.Siro tra Mourinho e Ferguson. Giallorossi sconfitti 1-0 dall'Arsenal

 

 

 

Inter e Roma sono ancora in corsa. È il verdetto per le prime due squadre italiane scese in campo nell'andata degli ottavi di finale di Champions League. A San Siro la supersfida Inter-Manchester United è finita 0-0, con il primo tempo di chiara marca inglese mentre nella ripresa sono usciti i nerazzurri. Molte le occasioni da ambo le parti, ma il pari va complessivamente un po' stretto alla squadra di sir Ferguson. Nulla di compromesso anche per la Roma, sconfitta 1-0 a Londra dall'Arsenal grazie a un calcio di rigore. I giallorossi hanno rischiato più volte di subire il raddoppio, ma prima del vantaggio dei gunners hanno sfiorato il gol. Mercoledì (ore 20,45) l'ultima delle tre italiane impegnate negli ottavi, la Juventus, va in campo in trasferta contro il Chelsea.

INTER - Si risolverà tutto a Manchester. La sfida di San Siro è finita senza reti, ma con grandi emozioni da ambo le parti. Primo tempo dominato dallo United, con quattro nitide palle gol e un palo nella prima mezz'ora, ripresa con Inter arrembante che sfiora più volte il vantaggio, ma inglesi sempre pericolosi. Ai punti, il Manchester avrebbe forse meritato di più. Squadra annunciate con l'unica novità di Rivas al posto di Cordoba (poi Mourinho capisce che con Rivas la difesa nerazzurra soffre le folate di Giggs e Cristiano Ronaldo e nella ripresa si vede il colombiano). Primo tempo infatti di assoluto dominio del Manchester e Julio Cesar più volte decisivo per negare il gol ai campioni d'Europa e del mondo. Nella ripresa l'Inter è più convinta e Adriano e Ibrahimovic si vedono sotto la porta di Van der Sar, ma gli inglesi continuano a pungere. Mourinho toglie Adriano e Muntari per Cruz e Balotelli, e Ferguson inserisce Rooney per Park, ma il risultato resta a reti bianche.


ROMA - Se Spalletti è da settimane alle prese con tanti problemi di infortuni, Wenger è messo peggio di lui. L'Arsenal senza Fabregas è quasi incapace del gioco e dei risultati che faceva con il giovane regista francese in campo. E contro i giallorossi mancano altri titolari, tra i quali Adebajor. In crisi di risultati e ormai tagliato fuori dalla corsa al titolo in Premier League, l'Arsenal si aggrappa alla Champions. La Roma è più o meno nelle stesse condizioni, visto l'avvio disastroso nel campionato che pesa ancora sulla classifica. Insomma: molte similitudini, cosa che riguarda anche il gioco. La squadra di Wenger è veloce e spesso spumeggiante, ma segna poco. La Roma ha a volte i medesimi pregi e difetti. Il tecnico francese si aspetta una Roma pericolosa: «Non credo che verrà qui per un pareggio senza reti Penso che giocheranno all'italiana, provando a colpirci in contropiede perchè sanno che un gol in trasferta darebbe loro un'ottima chance. Noi dovremo invece essere attenti in difesa e segnare». Totti, appena sbarcato a Londra sottolinea che «l'Arsenal ha assenze importanti, ma può contare su Van Persie, un gran giocatore. Bendtner poi è un giovane attaccante forte, molto forte. In ogni caso il vero punto di forza dei Gunners è l'allenatore, Wenger». Con Juan non perfettamente recuperato, in difesa gioca Loria accanto a Mexes. A destra il giovane Motta, a sinistra Riise. davanti la coppia Totti-Baptista. Vucinic in panchina.

IL RITORNO DI RANIERI - Resta la Juve, che ha ritrovato la Champions quest'anno dopo due stagioni di forzata astinenza. Nella fase a gironi ha sofferto ma anche regalato due grandi imprese con il Real. Ora deve però ritrovare la concentrazione dei grandi appuntamenti senza appello. Ranieri torna a Londra, dove ha allenato proprio il Chelsea dal 2000 al 2004: quasi 200 partite (199), una semifinale di Champions e un secondo posto in Premier con una squadra allora «povera». cacciato da Abramovich per far arrivare Mourinho, è anccora molto legato ad alcuni giocatori chiave (Lampard, Gallas, Cech) che ha portato lui ai Blues. E anche ai vecchi tifosi del Chelsea. Ma allo Stamford Bridge non ci sarà spazio per i ricordi: la sfida è decisiva per entrambe le squadre, che non possono puntare ormai troppo sul campionato. Il Chelsea ha cacciato Scolari e con Hiddink part-time punta a uscire dalla crisi. «Sarà molto speciale rivedere Ranieri .- ha detto Lampard - Lo adoro. Se non fosse stato per lui, forse non sarei dove sono oggi. Mi ha portato al Chelsea, mi ha migliorato e mi ha mostrato un'altra faccia del calcio. Ma noi giochiamo in casa e siamo obbligati a uscire dal campo col risultato giusto. Abbiamo bisogno di tenere palla e farla circolare velocemente, come abbiamo fatto con l'Aston Villa. Dobbiamo farlo anche contro la Juventus se vogliamo darci una chance». Ranieri, che contro Hiddink ha giocato tre volte e ha sempre vinto, arriva a Londra con una formazione dove gli unici assenti per infortuni, dopo tante emergenze, sono Zanetti e De Ceglie. In attacco dovrebbero giocare Amauri e Del Piero, ma sia Trezeguet sia Iaquinta sono armi in più molto importanti in corso di partita.