07/11/2010
Radio Sca, sfrattata dai blackout (e dai progetti di «Napoliservizi»)
Radio Sca, sfrattata dai blackout (e dai progetti di «Napoliservizi»)ADDIO PARI OPPORTUNITA'?. A rischio l'esistenza dell'emittente tutta al femminile che trasmette dal quartiere partenopeo di Scampia.
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15/06/2010
Le notificano lo sfratto. Si getta dalla finestra e muore
Le notificano lo sfratto. Si getta dalla finestra e muoreGenova, la donna viveva con il padre 80enne. La 41enne ha ricevuto la visita dell'ufficiale giudiziario e si è lanciata, precipitando sull'autostrada A10
GENOVA - Tragedia della povertà a Genova, nella zona di Palmaro. Una donna di 41 anni si è lanciata dalla finestra dell'appartamento di via Borghetto che avrebbe dovuto lasciare lunedì stesso per ordine del tribunale. Aveva infatti ricevuto la visita dell'ufficiale giudiziario per la notifica dello sfratto e non aveva aperto la porta.
LANCIO NEL VUOTO - La donna si è chiusa in bagno, ha raggiunto una finestra e si è lanciata nel vuoto precipitando sulla corsia di emergenza dell'A10 Genova-Ventimiglia che passa sotto l'edificio. È morta sul colpo. Una corsia dell'autostrada è stata chiusa al traffico. La salma è stata portata all'istituto di medicina legale dell'ospedale San Martino. La donna viveva insieme al padre ottantenne. Questi ha sentito alcuni rumori alla porta e ha aperto, trovandosi di fronte il fabbro che stava rimuovendo la serratura e l'ufficiale giudiziario. Solo allora ci si è resi conto della tragedia. La 41enne, che da tempo soffriva di disturbi psichici, aveva già tentato di togliersi la vita nel 2007. Il pm Alessandro Bogliolo ha aperto un fascicolo sulla vicenda.
Redazione online
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28/05/2009
Abusivismo, sfrattato German Denis
Abusivismo, sfrattato German Denis
Il blitz dei vigili. Denunciato il proprietario della casa dell'argentino a Marechiaro. Prima ci abitava «El Pampa» Sosa

NAPOLI - Un piccolo angolo di paradiso. Un appartamento, a Marechiaro, dato in fitto al centravanti del Napoli, German Denis. Una casa estesa su 110 metri quadrati — tre vani, un salone, tre bagni, cucina — più un monolocale attiguo. Tutto abusivo, costruito su un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. Gli agenti dell’Unità operativa di Chiaia — diretti dal tenente Geatano Frattini — hanno posto sotto sequestro gli immobili.
Il proprietario è stato denunciato e all’affittuario — il malcapitato Denis — è stato intimato lo sgombero. L’appartamento già in passato era stato occupato da un calciatore del Napoli. Il proprietario sapeva di avere in mano un immobile di pregio — anche se abusivo — e non aveva avuto difficoltà a fare breccia nell’ambiente dei calciatori attraverso agenzie immobiliari specializzate.
Sosa, prima di Denis, aveva occupato quei 110 metri quadrati. Uno spazio venuto su senza alcuna autorizzazione che per anni era riuscito a sfuggire ai controlli della polizia municipale e alle pattuglie antiabusivismo. Ieri il blitz, le verifiche di rito, i sigilli e qualche giorno di tempo concesso a Denis — incredulo e per un momento convinto di trovarsi sul set di «Scherzi a parte», come accaduto qualche mese fa al Pocho — per cercare una nuova casa. Ma non si trattava di uno scherzo ed ora il calciatore ha poche alternative: o si rifugia all’Holiday Inn oppure si mette alla ricerca di una nuova casa. Un appartamento che probabilmente sarà cercato ancora una volta sulla collina di Posillipo, dove già molti calciatori del Napoli hanno preso casa. Solo due settimane fa ha firmato un contratto per un villino a Riva Fiorita Contini. A Posillipo abitano anche Paolo Cannavaro ed Ezequiel Lavezzi.
Anna Paola Merone
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04/05/2009
Le donne che vivono in una Smart «Dopo lo sfratto è la nostra casa»
Le donne che vivono in una Smart «Dopo lo sfratto è la nostra casa»
Milano, la ragazza lavora come estetista: «Le colleghe sanno cosa mi succede». Loredana, 47 anni, e Valentina, 20: avevamo un box, ci hanno tolto anche quello
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| Loredana Minopoli, la donna che vive in Smart con la figlia (Calzari) |
MILANO - Un mese in strada. Un mese dormendo su sedili di una Smart. Lei, Loredana Minopoli, 47 anni e un posto di lavoro mangiato dalla crisi, e sua figlia Valentina, 20 anni e un lavoro come estetista che finora ha tenuto a galla tutte e due. Il loro appartamento, dopo anni di carte bollate, è stato venduto e dal 19 di marzo è iniziato il loro inferno. Lo sfratto, qualche notte dormendo da amici, e poi la loro auto, una Smart gialla «con i sedili che rompono la schiena, il freddo che non fa dormire e la paura di restare sole tutta la notte chiuse in quella scatola». Ci vivono da un mese. Doveva essere una soluzione di fortuna, per non pesare sulle spalle di qualcuno perché — dice Loredana — «lei e la sua Valentina non hanno mai rubato, o sparato, o magari ucciso», perché sono «bravagente ». Lo ripete rigirando le dita sul crocifisso dorato che le pende dal collo. È questa piccola croce che — sostiene — protegge le poche ore di sonno e prima o poi le aiuterà.
Poi le cose non sono cambiate, e la difficoltà, la paura, l’imbarazzo di un momento si sono trasformate in una strada senza fine. L’auto è diventata una casa parcheggiata tutte le notti tra il supermarket di via Dei Missaglia e la caserma Gratosoglio dei carabinieri. «Perché a Milano c’è da aver paura, poi c’è Valentina che è una bella ragazza di 20 anni e se ne sentono di tutti i colori, a Milano». Da questo parcheggio con l’erba verde che sbuca tra le mattonelle, poi, si vede la sua casa. Quella che ha lasciato in fretta e furia il 19 di marzo quando è arrivato l’ufficiale giudiziario con l’ordine di sfratto. Da quel giorno lì, da quella mattina fresca con il primo sole, Loredana e Valentina hanno dovuto vivere senza niente. Chiuse nel loro loculo giallo che, raccontano, «quando piove non c’è modo di dormire, che quando fa freddo bisogna svegliarsi e mettere in moto per non congelare ». Valentina fa l’estetista. Lo stipendio è poco, «ma è l’unica cosa che consente a tutte e due di sopravvivere senza sembrare due barbone». E non fosse per i sette chili persi in 40 giorni e le occhiaie da nascondere con il correttore, la loro vorrebbe essere la vita di prima: ci sono i bar, i centri commerciali, c’è sempre la casa di qualche amico per una doccia. «Al lavoro l’hanno capito— racconta la madre —. Ma non glielo fanno pesare».
Quanto al suo lavoro, quello come addetta alle pulizie in una casa di cura di Milano, è terminato il 17 gennaio. La cooperativa non ha rinnovato il contratto e la signora Loredana è diventata di troppo. Quanto alla casa, l’appartamento di proprietà dell’Inail in via Nicola Romeo è stato venduto per 148 mila euro. La signora Minopoli era morosa da quando il marito era sparito, l’altro figlio trasferito a Savona e l’affitto quasi raddoppiato. «Era diventata troppo grande, troppo costosa — raccontano —. Abbiamo chiesto una sistemazione più piccola, non c’è stato niente da fare ». Così dopo le carte bollate è arrivato lo sfratto. «Non ci hanno dato neppure il tempo di provarci, di cercare davvero una nuova casa — prosegue Loredana —. Adesso come faremo, ho chiesto, ma niente, niente». In Comune le hanno fatto fare domanda per una casa popolare. Le hanno consigliato di non farsi illusioni perché per entrate nella graduatoria del prossimo settembre ci vorrebbe qualche invalidità, qualche figlio minore, magari anche un anziano a carico, un passaporto straniero o un problema di abusi, perché aspettano già 20 mila famiglie e per loro, per la «bravagente», il punteggio è risicato. Le hanno detto di provare nei dormitori dei barboni. Pieni anche quelli. Poi Loredana ha scritto al sindaco Moratti, e un suo assistente l’ha invitata a ripetere la trafila con i servizi sociali. «Ci hanno abbandonate, come si fa ad andare avanti così». Per ora c’è la strada e i sedili della Smart di Valentina che neppure hanno i ribaltabili, ma almeno le hanno fatte arrivare fin qui. Un mese intero, aspettando che il «buon Dio» sistemi le cose, che alla fine questa Milano distratta torni a ricordarsi di loro.
Cesare Giuzzi
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06/12/2008
Napoli, avvocato ucciso per uno sfratto E' caccia al killer, giovane pregiudicato
Napoli, avvocato ucciso per uno sfratto E' caccia al killer, giovane pregiudicatoAll'omicidio di antonio metafora, 70 anni, era presente il figlio della vittima. Ricercato il 24enne Salvatore Altieri. L'assassinio per vendicarsi di un provvedimento contro la madre
| Agenti della Polizia escono dal palazzo in Corso Umberto I, a Napoli |
NAPOLI - Sono andate avanti per tutta la notte le ricerche degli investigatori per rintracciare Salvatore Altieri, il pregiudicato di 24 anni sospettato di essere il killer dell'avvocato civilista partenopeo Antonio Metafora, 70 anni, ucciso ieri sera nel suo studio in corso Umberto I. Al momento la caccia all'uomo non ha dato esiti positivi. Altieri, precedenti per rapina e gioco d'azzardo, è stato riconosciuto dal figlio della vittima, anche lui avvocato, che era nello studio legale al momento del fatto. L'avvocato Metafora aveva notificato un'intimazione di sfratto esecutivo alla madre di Altieri, residente nel quartiere Secondigliano. Al momento dell'omicidio, nello studio del legale era presente il figlio, che ha identificato l'omicida e ha chiamato la polizia.
LA VITTIMA - Settantenne, di aspetto giovanile, ex pallanuotista, abituato a spostarsi a bordo di una Vespa, l'avvocato era stimato ed apprezzato dai suoi colleghi. Lo ricorda il collega Antonio Briganti il cui studio professionale si trova nello stesso edificio di corso Umberto I. «Era una persona squisita», dice il legale. L'avvocato Metafora aveva trasferito il proprio studio da via San Pasquale a corso Umberto I da circa due anni. Quando è avvenuto l'omicidio, poco prima delle 20, la portiera dello stabile si era allontanata dalla guardiola. Sale così a 55 il numero delle persone uccise dall'inizio dell'anno. In questi primi cinque giorni di dicembre sono già 2 gli omicidi, 5 invece negli ultimi 15 giorni.
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