18/08/2010

Fisco, evasione da 91 milioni in televendite di opere d'arte

Fisco, evasione da 91 milioni in televendite di opere d'arte

Non dichiarati anche 55 milioni di Irap e 18 milioni di euro per violazione dell'Iva. Tra gli indagati un pensionato evasore totale.

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13/05/2009

La Siae e il costo della creatività

La Siae e il costo della creatività

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Oggi la tecnologia mette favolosi strumenti al servizio di chi sia dotato di un po’ di creatività, consentendogli di produrre opere di buona qualità in totale autonomia e di distribuirle grazie agli strumenti disponbili gratuitamente online. L’approccio della legislazione e del sistema di protezione dei diritti d’autore sembra lontano anni luce dalle effettive esigenze di gran parte degli autori, che sempre di più autoproducono file multimediali e li diffondono in libertà. I sistemi digitali consentono di mettere a punto meccanismi di monitoraggio utili per remunerare al centesimo l’autore. La Siae costa uno sproposito rispetto alle attività di intermediazione effettivamente necessarie e il suo monopolio anche sui contenuti distribuiti in rete è anacronistico e contrasta con la progressiva liberalizzazione dei mercati. È ora di riconoscere e rispettare i diritti digitali dei consumatori, rendendo appetibili offerte legali di contenuti sul web con prezzi accettabili. Nell'era digitale la contrapposizione netta fra gli interessi di autori e consumatori è ormai obsoleta.

Quanto costa la Siae

Un autore che si iscrive alla Siae deve pagare 220 euro e rinnovare l'adesione ogni anno con 91,50 euro. Si ha così diritto al controllo dell'utilizzo dell'opera, riscuotendone i diritti. Ma pensare di essere remunerati per la propria creatività in questo modo è un'illusione: secondo Giorgio Assumma, presidente Siae, oltre la metà degli iscritti tra gli autori musicali sono in perdita, cioè guadagnano meno, in diritti, di quanto spendano per l'iscrizione. E all'estero fanno meglio. Per un autore musicale, iscriversi a una società straniera è meno costoso, e si paga solo una volta: confrontare con PRS, in Gran Bretagna (costo: 10 sterline), Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro).

Il ruolo della Siae
In Italia la gestione dei diritti d'autore ha per protagonista un unico soggetto: la Siae, Società italiana autori ed editori. Fondata alla fine dell'Ottocento, questa associazione, che è un ente pubblico, è l'unica preposta a fare da intermediario tra l'autore di un'opera e chi vuole utilizzarla.

Per un autore l'iscrizione non è obbligatoria ma "consente di avere a disposizione un'organizzazione capillare, in Italia e nel mondo, che provvede a seguire le utilizzazioni delle opere ovunque e comunque avvengano", come si legge sul sito Siae. Insomma, potreste controllare voi stessi quando vengono usati i vostri brani, riscuotere i diritti e verificare che non vi siano abusi, ma sarebbe un lavoraccio.

Un'occhiata al bilancio
Sono 743 i milioni di euro incassati nell'ultimo anno dalla Siae. Di questi, 109 milioni sono stati trattenuti dall'ente come compenso per le sue attività. Che non si esauriscono con la tutela dei diritto d'autore in Italia, funzione che l'ente esercita in pratica in monopolio nel nostro Paese.

Per la vendita di biglietti e servizi di vidimazione, la Siae incassa quasi 16 milioni di euro. Di essi ben 12 milioni derivano dai bollini apposti sui libri (su richiesta dell'autore o dell'editore) e sui prodotti multimediali. Questi ultimi sono stati sospesi da una sentenza della Corte di giustizia di Strasburgo e ora reintrodotti in Italia grazie al decreto di inizio aprile della Presidenza del Consiglio dei ministri, contro la quale Altroconsumo ha presentato un esposto al Tar del Lazio.

Dall'analisi del bilancio 2007 della Società, i diritti distribuiti agli autori ammontano complessivamente a 193 milioni di euro. Una delle voci di spicco è costituita da costi strutturali: 13 milioni per i mandatari, 2 milioni per gli accertatori esterni, 2 milioni per gli organi sociali, 90 milioni per il personale, 5 milioni contribuzione ai fondi pensione, voci che insieme costituiscono il 76% dei costi della Società.



Autori in monopolio

L’autore può vantare due tipi di diritti sulle proprie opere: quello morale, che riguarda il riconoscimento della paternità dell’opera, e quello economico sugli utilizzi che ne vengono fatti. Questi si dividono in un diritto contrattuale, che deriva dal rapporto diretto tra autore ed editore, e un diritto di utilizzo: riproduzione, distribuzione, comunicazione dell’opera.
In Italia la gestione dei diritti d’autore ha per protagonista un unico soggetto: la Siae, Società italiana autori ed editori. Fondata alla fine dell’Ottocento, questa associazione, che è un ente pubblico, è l’unica preposta a fare da intermediario tra l’autore di un’opera e chi vuole utilizzarla.
Per un autore l’iscrizione non è obbligatoria ma “consente di avere a disposizione un’organizzazione capillare, in Italia e nel mondo, che provvede a seguire le utilizzazioni delle opere ovunque e comunque avvengano", come si legge sul sito Siae. Insomma, potreste controllare voi stessi quando vengono usati i vostri brani, riscuotere i diritti e verificare che non vi siano abusi, ma sarebbe un lavoraccio.


Il giro dei soldi

Vale la pena investire 220 euro alla prima iscrizione e altri 91,50 ogni anno successivo per lo scrupoloso monitoraggio delle opere? Non proprio. Qualunque locale che faccia musica dal vivo, pianobar o che diffonda musica da ballo, come le discoteche, deve stilare il “programma musicale” con la lista di tutti i brani eseguiti con titolo e autore. I programmi vanno poi consegnati o spediti alla Siae unitamente al compenso che è stabilito secondo criteri di capienza del locale o, nel caso delle discoteche, in percentuale sull’intero incasso della serata (10%). Pensereste che la Siae raccolga tutte queste liste e le usi per scoprire quante volte è stata eseguita una canzone di Ligabue e quante volte una del giovane autore Mario Rossi per poter distribuire a ciascuno l’esatta quota di diritti. In realtà i diritti riscossi per i cosiddetti “balli e concertini” sono basati in massima parte sulle verifiche campionarie: almeno 500 visite anonime ogni semestre nei locali del Paese, annotano di persona i brani che stanno suonando o diffondendo. È su questi verbali che si basa il 75% della ripartizione dei diritti per i concertini e il 50% per le discoteche. La percentuale rimanente dei diritti si basa su un campione pari a 1/5 dei programmi musicali pervenuti. Bastano 1.000 ispezioni all’anno per tutta l’Italia a determinare oltre il 50% dei diritti da distribuire? Come potrà Mario Rossi, autore in erba, vedersi riconosciuti i diritti per tutte le pubbliche esecuzioni nei locali della sua cittadina se i programmi compilati sono tenuti in così poco conto? Più che a un sistema proporzionale di distribuzione questa assomiglia per lui a una lotteria.


Pezzi grossi e giovani promesse

Il sistema di ripartizione cambia per i concerti veri e propri e per i passaggi radio, per la vendita di cd e dvd e per il gli utilizzi telematici. In tutti questi casi i diritti sono effettivamente determinati sulla base dei programmi musicali compilati dalle emittenti, sulle vendite, sul numero esatto dei download e degli streaming. Ma si tratta sempre di autori che hanno inciso dischi. Il sistema quindi funziona per chi ha un contratto con una casa discografica e ha scritto almeno qualche brano di grande successo. “Quello che è capitato a noi con i pezzi fatti all’epoca non ti capita spesso nella vita. È una cosa abbastanza incredibile, è andata bene”. A parlare è Johnson Righeira, membro del duo che negli anni Ottanta ha fatto ballare mezza Italia con una serie di pezzi fortunati ("Vamos a la playa", "No tengo dinero", "L’estate sta finendo") e che dopo oltre 25 anni percepisce ancora quella che definisce una “pensione” dai diritti d’autore per le utilizzazioni di quei brani. “Certo ricevere ancora soldi per cose fatte tanto tempo fa, forse impigrisce un po’, ma vale anche il principio che se continui a produrre canzoni i guadagni comunque aumentano”. E non dimentichiamo che le opere continuano a fruttare diritti fino a 70 anni dopo la morte dell'autore. La Siae è utile? “Non puoi fare i soldi senza: se il tuo pezzo fa successo come fai tu a controllare chi lo suona?”.


Rossi va in rosso

Ma l’autore che non ha ancora inciso un pezzo di successo difficilmente riuscirà a fare soldi grazie alla Siae: lo dimostra il fatto che circa il 60% degli autori musicali iscritti (cioè più di 44.000), per ammissione della Società stessa, è in perdita: spende ogni anno per l’iscrizione più di quanto guadagni in diritti. E una volta divenuto socio Siae, Mario Rossi non può più curare direttamente i propri diritti, perché la Società è l’unica delegata a farlo. Che non si azzardi quindi a mettere a disposizione per l’ascolto su Internet i suoi brani, come fanno tutti gli autori in cerca di fama: per non essere “fuorilegge” deve chiedere un permesso a Siae e pagare da 60 a 360 euro l’anno, perciò correte a ripulire i vostri profili su MySpace...


La copia si paga

Un consumatore paga i diritti d'autore su ogni opera che acquista. Il bello è che li paga anche quando non compra opere ma supporti vuoti. Si tratta dei cosiddetti “diritti per copia privata”, un sovrapprezzo che grava su tutti i supporti registrabili (dal cd vergine al videoregistratore, dal dvd registrabile al masterizzatore del computer). Ogni volta che compriamo un cd vergine, magari con l’innocente intenzione di riversarvi le foto delle vacanze, paghiamo su di esso un “equo compenso” che ci dà il diritto di fare su quel cd una copia privata di un’opera su cui esistono dei diritti d’autore. Questo incide sul prezzo di cd e dvd per almeno il 50% e di circa il 3% sugli apparecchi (e il consumatore non se ne accorge). Assistiamo quotidianamente alla moltiplicazione dei supporti registrabili; oggi la definizione calzerebbe a pennello, per esempio, alla maggior parte dei telefonini, e infatti i tentacoli del diritto per copia privata si stanno allungando anche su questi apparecchi: c'è la volontà di estendere l'equo compenso anche sui cellulari.
Nel 2007 questi diritti sono costati ai consumatori quasi 71 milioni di euro, redistribuiti dalla Siae ai propri soci, mentre oltre 3,6 milioni li ha incassati la Società per il proprio ruolo di gestore monopolista. Quanti ne avrà intascati il nostro giovane autore? Siae dichiara che per la musica la ripartizione avviene in base a "parametri proporzionali, che si riferiscono sia agli incassi per la vendita di supporti audio, emissioni radio e utilizzazioni su internet e telefonia, sia agli incassi generali". Anche di questa fetta a Mario Rossi non restano neppure le briciole.


Bollini d’oro

Li troviamo su tutti i cd e i dvd in vendita nei negozi: hanno il logo della Siae e riportano titolo e autore dell’opera. Sono i bollini che dovrebbero essere un baluardo contro la pirateria. Se il sistema è davvero così efficace chissà perché in Europa ce l’abbiamo solo in tre: noi, la Romania e il Portogallo. “I bollini costano 0,0365 oppure 0,0187 euro ciascuno, a seconda che il prodotto sia venduto da solo o in abbinamento editoriale (allegato a riviste)”, spiega Guido Scorza, avvocato esperto di diritto digitale. “Gli importi sono stabiliti per decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel 2001”.
L’obbligatorietà del bollino era stata sospesa perché la Corte di giustizia del’Unione europea ha sollevato un’obiezione sulla sua legittimità. “La Corte dice che il Governo italiano avrebbe dovuto comunicare alla Commissione il progetto del decreto, che può avere un effetto restrittivo della concorrenza”, spiega Scorza. Se un editore musicale tedesco vuole esportare i suoi cd in Italia deve pagare un balzello in più. “E sopportare le lungaggini imposte dal sistema, che rallenta la produzione. Perfino la Fimi, Federazione che rappresenta i discografici italiani, sostiene che il bollino rallenta le vendite e non serve contro la pirateria”, prosegue Scorza.
Un nuovo regolamento, pubblicato di recente in Gazzetta ufficiale, non solo conferma l’obbligatorietà del bollino, ma lo estende anche ad altri supporti come chiavi Usb, microchip e cd distribuiti insieme ai cellulari. In barba alla decisione della Corte di giustizia.


Le alternative

A un giovane autore non conviene iscriversi alla Siae per inseguire i diritti. Meglio produrre in proprio e lasciare la libertà di utilizzo dei brani. Per dimostrarne la paternità esistono varie alternative a costi assai ridotti.

  • Depositare la propria opera presso un notaio.
  • Criptare e spedire l'opera via email (anche a se stessi) con firma digitale.
  • Spedirla a se stessi con raccomandata a/r: fa fede il timbro postale.
  • Usare Copyzero (www.costozero.org/wai/copyzero.html) o il servizio gratuito Copyzero online, che tutela le opere dell'ingegno attraverso la firma digitale qualificata e la marca temporale.
  • È poi possibile iscriversi a una società straniera: Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro), PRS in Gran Bretagna (10 sterline). Per i diritti maturati in Italia le società si appoggiano alla Siae, ma l'iscrizione costa meno e si paga una volta soltanto.