10/04/2009

«Sequestrate il film su Giancarlo Siani, rovina la mia immagine»

«Sequestrate il film su Giancarlo Siani, rovina la mia immagine»

 

Richiesta di un ex caporedattore del «Mattino». Il regista Marco Risi: singolare che il blocco venga invocato da chi ha lavorato in quel giornale

 

NAPOLI — Per Marco Risi non è la prima volta che qual­cuno si ritenga maltrattato da un suo film e chieda a un giu­dice di intervenire con le for­bici del censore. Capitò con Il muro di gomma, e allora furo­no esponenti dell’Aeronauti­ca — quelli che la ricostruzio­ne cinematografica della stra­ge di Ustica descrisse nei loro silenzi e nelle loro omissioni — a risentirsi. E ora che nelle sale italiane c’è Fortapàsc, de­dicato alla storia di Giancarlo Siani, il giornalista ucciso a 26 anni dalla camorra nel 1985, ecco che arriva — per la verità un po’ in ritardo rispet­to all’uscita del film — un’al­tra richiesta di sequestro. Ma a farla non sono né Valentino Gionta, boss ampiamente cita­to nel film ma assolto in Cas­sazione dall’accusa di essere stato uno dei mandanti del de­litto, né l’ex pretore di Torre Annunziata Luigi Gargiulo, che al cinema è diventato Ro­sone (interpretato da Gianfeli­ce Imparato) e del quale Risi pure traccia un impietoso ri­tratto.

La richiesta di sequestro del film, con tanto di istanza già depositata in tribunale e udienza fissata per il prossi­mo 23 aprile, arriva quasi dal­l’interno del Mattino, il gior­nale nel quale Siani lavorava come «abusivo», e cioè senza contratto. Perché a firmarla è Mino Jouakim, caporedattore in pensione del quotidiano napoletano, e nella prima me­tà degli anni Ottanta respon­sabile dell’ufficio di Castel­lammare, al quale Siani face­va riferimento in qualità di corrispondente dalla vicinissi­ma Torre Annunziata.

In Fortapàsc la redazione è spostata proprio a Torre An­nunziata, e il capo, imperso­nato da Ernesto Mahieux, ten­ta puntualmente di smontare l’intraprendenza di Siani, invi­tandolo a occuparsi di furti e scippi e non di inchieste sulla camorra. Jouakim ritiene che quella figura sia ispirata a lui e parla quindi di «immagine distorta e fortemente diffama­toria, soprattutto in conside­razione del suo legame perso­nale e professionale con Siani e dell’appoggio che gli garan­tì costantemente».

Risi spiega invece che il per­sonaggio è stato immaginato in quel modo «perché volevo che fosse esattamente l’oppo­sto di Siani». Ma soprattutto gli preme sottolineare una co­sa: «Certo è singolare che la ri­chiesta di sequestro del film parta proprio da qualcuno che ha fatto parte del Matti­no, e che quindi dovrebbe ave­re tutto l’interesse a far cono­scere la storia e la figura di Giancarlo. Cosa che il film sta facendo e mi auguro possa continuare a fare. Sequestrar­lo sarebbe gravissimo».

E poi Jouakim,insiste il re­gista, nella sua ricostruzione non compare affatto: «A me dispiace che si senta diffama­to, ma certo non si può nega­re al cinema la possibilità di creare situazioni di conflitto. E comunque quel personag­gio non è lui. A me interessa­va solo rappresentare il con­trasto tra un caporedattore stanco e disilluso e un giova­ne precario che voleva fare il giornalista come si deve».

Fulvio Bufi