02/09/2010
SLA: Il male dei calciatori
SLA: Il male dei calciatoriSvolta per la Sla, il «male dei calciatori». Individuato il gene che provoca
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26/02/2010
Sclerosi multipla provocata da un batterio? Forse
Sclerosi multipla provocata da un batterio? Forse
RICERCA SUI TOPI. L’ipotesi per spiegare la misteriosa origine della malattia è stata formulata da ricercatori italiani della Cattolica
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| (Grazia Neri) |
Un batterio della famiglia di quelli che provocano la tubercolosi, ma assolutamente innocuo per l’uomo, potrebbe spiegare l’origine della sclerosi multipla. Almeno nei topi. A proporre questa ipotesi è un gruppo di ricercatori italiani dell’Università Cattolica che hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista Journal of Immunology. Questa malattia, capace di distrugge la guaina di mielina che protegge i nervi, è ancora misteriosa: si sa che nasce dall’interazione di fattori genetici e ambientali, ma non si sa esattamente come questi ultimi lavorino. Al momento sono due le teorie scientifiche che cercano di spiegare questa relazione: una chiama in causa un virus che arriva al cervello e scatena una risposta immunitaria antivirale che dà il via alla distruzione della mielina. La seconda ipotizza che un virus o un batterio, con proteine simili a specifiche molecole del sistema nervoso centrale, causa infiammazione la quale, a sua volta, provoca una reazione del sistema immune: è questa l’ipotesi autoimmune sulla quale hanno lavorato Francesco Ria (Istituto di Patologia generale) e Giovanni Delogu (Istituto di Microbiologia).
L’INGANNO - Con l’obiettivo di ingannare il sistema immunitario del topo, i ricercatori hanno leggermente modificato un batterio (della famiglia dei micobatteri cui appartiene, appunto, anche quello della tubercolosi) per renderlo simile alla mielina. Come tutti i batteri, anche se innocuo, stimola la reazione dei linfociti T del sistema immunitario che intervengono per distruggerlo. «Normalmente i linfociti T non raggiungono il sistema nervoso centrale – spiega Ria - perché non riescono a passare la barriera ematoencefalica. Il batterio è in grado di modificare queste cellule immunitarie, permettendo loro di superarla. In 15 giorni il batterio scompare completamente dall’organismo».
ATTACCO ALLA MIELINA - Una vola entrate nel cervello, le cellule T cominciano ad attaccare la mielina perché la «riconoscono» simile al batterio. «Con il nostro modello animale – commenta Ria – abbiamo dimostrato che è possibile essere infettati da un agente che non provoca di per sé malattia, ma può scatenare una patologia autoimmunitaria». Naturalmente questa ricerca, che è stata finanziata dall’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) è un primo passo e i ricercatori cercheranno adesso di capire quali sono le caratteristiche di un potenziale agente infettivo capace di scatenare la sclerosi e di capire quali sono le proteine batteriche, somiglianti a quelle della mielina, che ingannano il sistema immunitario. Se davvero queste domande trovassero una risposta e l’ipotesi «batterica» fosse confermata, si potrebbe addirittura pensare, in futuro, a un vaccino.
Adriana Bazzi
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07/11/2009
Malati di Sla in sciopero della fame: «Viviamo senza alcuna assistenza»
Malati di Sla in sciopero della fame: «Viviamo senza alcuna assistenza»
In tre hanno sospeso l'alimentazione indotta. Altri sono pronti a seguirli. Salvatore Usala ha scritto al viceministro Fazio: «Voi ci dite di pazientare ma non capite che molti muoiono»
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| Salvatore Usala |
Malati di Sla che iniziano lo sciopero della fame: come uno che sta a galla a fatica e decide di mettersi addosso una cintura di piombo. Salvatore Usala e Giorgio Pinna sono attaccati alla vita con due tubi: uno serve per respirare e l'altro per alimentarsi. Da mercoledì hanno convinto le rispettive mogli a staccare il secondo: quello che gli infila in corpo un litro e mezzo di sostanze nutritive. Giosi Usala: «È una scelta difficile, ma io devo fare quello che decide mio marito». Famiglie sole in situazioni disperate. Spesso senza aiuti economici o assistenza. Pochi minuti al giorno, se va bene. Un altro malato di Sla ha già deciso di seguirli in questa lotta per chiedere aiuto: Mauro Serra, anche lui sardo come i primi due. E ce sono altri a Roma pronti a far staccare i loro tubi. Sentono di avere diritto a una vita diversa, soprattutto quella che fanno le persone che hanno intorno.
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| Giorgio Pinna |
Chantal Borgonovo, moglie di Stefano, l'ex giocatore del Milan malato di Sla, quando sente parlare di sciopero della fame, si gela: «Sono dispiaciuta, sono affranta. In un paese che si ritiene civile come può succedere che gente che non può muoversi, né mangiare, né respirare, né parlare, debba fare una scelta del genere per far sentire la sua voce? Non sono un medico ma credo che un malato di Sla che decide di sospendere l'alimentazione rischia la vita 10 volte di più di un'altra persona. Stefano non si collega spesso al sito dell'associazione di Viva la Vita che riporta la protesta di Salvatore Usala, ma è al corrente di questa iniziativa». La coppia Borgonovo, come tutte quelle dove c'è la Sla di mezzo, comunica solo attraverso parole scritte: «Non mi ha ancora fatto sapere cosa pensa di questo sciopero della fame. Ma è drammatico».
LA LETTERA A FAZIO: «MOLTI SI LASCIANO MORIRE» - Salvatore Usala, proprio sul sito di Viva la Vita, poco più di mese fa, aveva scritto una lettera aperta al viceministro alla Salute Ferruccio Fazio: «Siamo 5000 forse 6000, nessuno lo sa con precisione, abbiamo una malattia, la Sla, che è un dramma che investe la famiglia intera. Voi ci dite di pazientare ma non capite che nel contempo tanti muoiono perché non vogliono pesare sui loro cari e rifiutano la tracheostomia, altri muoiono perché non hanno un minimo di assistenza. Di queste morti, di questi trattamenti voi siete corresponsabili, non fatte nulla, state silenti sulla riva del fiume indifferenti al passaggio dei cadaveri. Uno strumento legislativo, i Lea e relativo tariffario, giace da un anno e mezzo in conferenza stato regioni e ancora non c'è traccia di un accordo. Ci si deve vergognare che in uno stato che è la settima potenza mondiale ci siano trattamenti da terzo mondo». Alle parole ora segue lo sciopero della fame. «Le ho mandato una lettera aperta, un video di denuncia. Ho aspettato la risposta». Niente, silenzio. Allora sciopero dello fame.
LE CONDIZIONI CAMBIANO DI REGIONE IN REGIONE - Le condizioni di assistenza dei malati di Sla, in Italia, variano da regione a regione. Lo spiega Simonetta Tortora di Viva la Vita: «In alcune realtà esistono dei modelli assistenziali a domicilio che consentono di ricevere un valido aiuto alle famiglie, ma nella gran parte dei casi c'è solo abbandono da pare delle istituzioni. Per avere un'adeguata assistenza sociale e sanitaria, un malato di Sla in condizioni avanzate necessita di 100mila euro all'anno». Nel Lazio, le persone con Sla in condizioni avanzate di malattia - in particolare in ventilazione meccanica continuativa - ricevono dalle proprie Aziende Sanitarie Locali una copertura assistenziale sanitaria di 12 ore al giorno, con punte di 24 se necessario. Sono previsti anche accessi dedicati degli specialisti medici per operazioni ordinarie sulla tracheostomia e sulla nutrizione artificiale. In Sardegna, i malati in condizioni avanzate godono di un contributo regionale alle famiglie di 20mila euro massimo e scalabile in relazione al reddito. Sono previsti anche gli accessi di infermieri della rianimazione e controlli medici periodici al domicilio. In Lombardia, invece, esiste un "voucher sanitario" molto esiguo e un aiuto alle famiglie di 500 euro al mese. In Piemonte le condizioni assistenziali sono anche peggiori. A Torino, per i malati sono previsti solo due accessi infermieristici a settimana e le ordinarie manovre di gestione della tracheostomia e della nutrizione artificiale sono effettuate in ospedale, costringendo mensilmente i malati a subire un gravoso trasporto in ambulanza per operazioni che generalmente sono gestite a domicilio. «Nel resto del Paese - conclude Simonetta Tortora - il panorama è ancora più desolante. In Sicilia, per fare un esempio il dottor Orestano - uno dei più autorevoli urologi italiani colpito dalla Sla che vive a Palermo - spende circa 5mila euro al mese per avere un'assistenza dignitosa. Qui la condizione è ancora più disperata. In Umbria la regione aveva preso degli impegni di aiuto ai malati che, ad oggi, sono rimasti lettera morta». Come quella scritta da Salvatore Usala.
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21/10/2009
Malata di Sla abbandonata: vive con l'ossigeno vicino al gas
Malata di Sla abbandonata: vive con l'ossigeno vicino al gas
La denuncia: «Grave che un caso di questa malattia in fase avanzata non sia seguito». La donna vive con quattro famigliari in meno di 50 metri quadrati e non ha alcuna assistenza pubblica
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| Maria Di Marcantonio |
OSTIA (Roma) - Un altro caso di vita ai margini della civiltà: abbandono totale, questo reso noto prima di essere conosciuto attraverso una tragedia ormai compiuta, come successo al bambino capoverdiano a Napoli, morto per le esalazioni di un braciere in una casa senza elettricità, e senza senso. Qui i protagonisti non sono immigrati: tutti italiani, in cinque - una donna gravemente malata di Sla, la figlia, il genero e due ragazzini - in un alloggio popolare di nemmeno 50 metri quadrati e senza la possibilità che la donna malata possa essere spostata perché l'ambiente è angusto, tanto che è su un letto con la bombola d'ossigeno a ridosso dei fornelli a gas della cucina, con tutti i pericoli che ne conseguono. La denuncia dello stato di abbandono e di incuria in cui versa la malata di SLA arriva con una nota dell'associazione '"Viva la Vita Onlus".
«PER GLI AIUTI DOBBIAMO ATTENDERE» - «Abbiamo richiesto un nuovo alloggio e un aiuto dai servizi sociali e la risposta è stata di attendere qualche anno... io sono ai limiti del crollo», dice Alessandra, la figlia di Maria Di Marcantonio, la sessantenne affetta da SLA. A meno di un anno dalla diagnosi, la signora è già immobile nel suo letto con l'ossigeno e nutrita per via artificiale. E' la figlia che gestisce anche l'alimentazione forzata della donna, con l'aiuto di un infermiere che passa da casa per cinque minuti al giorno. Non ha la carrozzina elettrica perché inutile - riferisce ancora l'associazione -, non riuscirebbe comunque a passare nelle altre stanze ed il bagno per lei è totalmente inaccessibile. Riesce ancora a parlare ma il suo eloquio è divenuto incomprensibile e quando anche la parola l'abbandonerà del tutto la sua mente sarà totalmente prigioniera in un corpo immobile. Questo l'accorato appello della figlia Alessandra: «Sono ai limiti delle forze e prossima al crollo psico-fisico. Se non cambierà nulla non so cosa accadrà... oltre alla fisioterapia e ad un accesso al giorno di pochi minuti di un'infermiera non abbiamo nulla. Io oramai sono bloccata in casa ad assistere mia madre, non posso allontanarmi neanche un minuto e le notti sono pressoché in bianco. Viviamo con lo stipendio di mio marito che non ci consente, assolutamente, di permetterci una badante. Una mano me la danno i miei figli ma sono minorenni e non posso far pesare su di loro un'assistenza così gravosa». «L'anno scorso ho richiesto un nuovo alloggio popolare più grande, almeno adeguato alla condizione di mia madre, non ho ancora ricevuto risposte. La buona notizia è che a gennaio del 2009 i servizi sociali del Comune hanno accettato la domanda per l'assistenza, ma mi hanno prospettato attese che possono arrivare fino a 3 anni...».
LA DENUNCIA: «UN CASO DI SLA NON DEVE ESSERE ABBANDONATO» - Per Mauro Pichezzi, presidente dell'associazione Viva la Vita Onlus che riunisce familiari e malati di SLA, «è gravissimo che un caso di SLA in fase avanzata non sia seguito da nessun centro ospedaliero qualificato, ma è ancor più drammatico che la signora sia letteralmente abbandonata a sè stessa». A detta dell'avv. Chiara Madia, penalista di Viva la Vita Onlus, «ci sono tutti gli estremi per configurare un reato di omissione di atti d'ufficio nei confronti di chi sarebbe tenuto alla presa in carico della signora, e siamo pronti a procedere per le vie legali».
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21/04/2009
Video appello di Ravasin, malato di Sla: «Lasciatemi la libertà di morire»
Video appello di Ravasin, malato di Sla: «Lasciatemi la libertà di morire»
Il filmato presentato dai radicali. Messaggio inviato alle massime autorità: «Lo Stato e la Chiesa non possono sostituirsi a Dio»
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| Paolo Ravasin |
ROMA - «Mi viene sottratta l'unica libertà che mi è rimasta: quella di poter decidere sulla mia morte. Ognuno di noi alla fine dei suoi giorni è solo di fronte alla morte, ma lo Stato e la Chiesa hanno preteso di sostituirsi a Dio». Sono le parole pronunciate da Paolo Ravasin nel video-appello al capo dello Stato, al presidente della Camera, Gianfranco Fini, e a quello del Senato, Renato Schifani. Il filmato, pubblicato anche sul web, è stato proiettato dai radicali in conferenza stampa alla Camera: «Un chiaro appello politico, un messaggio dall'altissimo valore», commenta Emma Bonino. «Sul testamento biologico ora c'è di fatto una pausa, in questa pausa si spera che la Camera voglia ricominciare davvero daccapo».
«VOGLIA DI LOTTARE» - Ravasin, piegato dalla sclerosi laterale amiotrofica, racconta la sua sofferenza, la sua «voglia di lottare» per avere almeno «un comunicatore simbolico che mi consenta (usando gli occhi perché non riesco più a muovere nemmeno un dito) di parlare anche nei giorni e nei momenti in cui non ho voce». Racconta la sua «grande tristezza» quando al Senato è passata la legge «formalmente sul testamento biologico, ma sostanzialmente contro il testamento biologico, che rende carta straccia le mie direttive anticipate e in particolare la mia decisione di non sottopormi ad alimentazione e nutrizione artificiali quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente».
L'ALTRO VIDEO - Paolo Ravasin, presidente della Cellula Coscioni di Treviso, è totalmente immobilizzato nel suo letto presso la casa di riposo delle Magnolie. Il 21 luglio 2008 aveva già pubblicato un video-testamento biologico per garantire il rispetto delle proprie volontà in materia di scelte di fine vita. In particolare aveva espresso la volontà di rifiuto dell'eventuale ricorso alla idratazione e alla alimentazione forzata. Alla luce del via libera al ddl Calabrò, approvato il 26 marzo al Senato della Repubblica e di prossima discussione alla Camera dei Deputati, Paolo Ravasin si rivolge ora, con un nuovo messaggio audio-video, direttamente alle massime cariche dello Stato.
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20/03/2009
Erba thriller
Erba thriller
In riva al lago dove hanno giocato Lombardi e Borgonovo. Salgono a sei i casi di Sla legati allo stadio di Como. Veleni e vernici nel mirino
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| Stefano Borgonovo |
COMO — Se questi fili d'erba potessero parlare si esprimerebbero in laghé con la cadenza saltellante della musica di Van de Sfroos che fa ballare il Sinigaglia prima delle partite e racconterebbero storie di confine e sogni in parastinchi, dal paradiso della A (13 campionati, un sesto posto come miglior risultato nella stagione del debutto, '49-'50) al precipizio della serie D, polenta uncia e belloni venuti da Hollywood, pugni dati (Ferrigno) e pugni presi (Bertolotti), perché nemmeno un uomo di mondo come George Clooney può immaginare che una gelida domenica del novembre 2000 negli spogliatoi di questo stadio si sfiorò la tragedia e che la sua erba, questi fili bagnati dall'umidità del lago, è entrata dentro il fascicolo di un'inchiesta della Procura di Torino che scava tra morti e malati, Sla e patologie letali, fregandosene della classifica (6˚ a 43 punti in C2) e dei gol di Luca Facchetti, il centravanti col futuro nel cognome sulle cui spalle (larghe) appoggia la voglia di rinascita.
I casi di sclerosi laterale amiotrofica, la malattia dei calciatori, che affondano le radici nei centodue anni di vita del Football Club Como sono diventati sei. Il più celebre è Stefano Borgonovo, 86 presenze e 16 reti, 45 anni martedì, malato da quattro. Il più rimpianto Adriano Lombardi, regista carismatico degli anni Settanta (132 presenze), deceduto nel 2007. L'ultimo emerso Maurizio Gabbana, due stagioni in B ('76-'78); era l'alternativa ideale a Fontolan. Il meno noto Celestino Meroni, amatissimo fratello di Gigi con cui era cresciuto nel vivaio della società lariana prima che la farfalla prendesse il (breve) volo verso il mito granata: morto anche lui, nel 2001, di Sla. Albano Canazza, divorato dalla sclerosi laterale amiotrofica a 38 anni. E Piergiorgio Corno, che tra violente onde d'affetto e rassegnazione quella roccia di sua moglie Mariagrazia definisce «il recordman»: 6 presenze ('65-'66), un quasi gol alla Cremonese (che ha la sua vittima di morbo di Gehrig: Attilio Tassi), 15 anni marcato a uomo, molto molto stretto, dalla Sla. Piergiorgio lotta in un letto della villetta di Albate, irrorato da una commovente spiritualità: «Nella mia vita ho capito che nulla è accaduto per caso — ha scritto proprio ieri sul suo computer —. Più volte la presenza di un'entità superiore si è manifestata e per questo vedo la Sla come un percorso che ha una sua ragione, che non capirò mai con la razionalità umana. Ma verrà un momento in cui tutto sarà chiaro».
E che dire del tumore di Guido Quadri, della leucemia di Andrea Fortunato, della vasculopatia cardiaca di Giuseppe Longoni, brevemente transitati dal Sinigaglia, dal campo d'allenamento di Orsenigo e dall'esistenza? Il mistero dell'erba di Como potrebbe risalire ai primi del '900, ai tempi della bonifica della zona paludosa alla foce del torrente Cosia, quando i barconi carichi di rifiuti tossici provenienti dalle fonderie di Dongo attraccavano proprio là, all'orizzonte dello storico «buco» nel settore distinti sparito negli anni Novanta in una ristrutturazione del Sinigaglia. Se fossero davvero i veleni nel sottosuolo (cadmio, cromo, piombo, manganese, nichel) a causare l'impazzimento del motoneurone alla base della Sla, avrebbe ragione Oscar Brevi, capitano del Como di Stefano Di Chiara, quando dice che «io sono scettico, al Sinigaglia giochiamo 16-17 partite a stagione, però non dovrebbe essere difficile appurarlo, cosa impedisce di analizzare il terreno, cercare sotto l'erba e sotto lo stadio?» anche se alla tesi dell'erba killer da queste parti non crede nessuno, «una panzana» sbotta Mariagrazia Corno, «mai sentito parlare di materiali tossici » dice Paolo Mascetti per cinquant'anni medico sociale del Como, «al massimo carbone cotto, marogna come diciamo noi in dialetto, per aiutare il drenaggio del prato» ricorda Livio Prada, lucidissimo 79enne, factotum lariano dagli anni Quaranta a oggi, la memoria storica a cui nominare Meroni Gigi nato all'oratorio di San Bartolomeo, provincia del Sinigaglia, fa bagnare ancora gli occhi. Eppure si indaga anche in questa direzione, guai a lasciare qualcosa di intentato: gli ispettori di Guariniello hanno fatto due sopralluoghi, si sono portati via avanzi di antiparassitari e vecchi barattoli incrostati di vernice verde, a Como, come in tutta Italia, si spennellano i campi per nascondere le tracce della gramigna, pratica confermata al pm dagli antichi manutentori del prato dello stadio, funghicidi a base di formaldeide (potentissimo antibatterico) e mani di verde per truccare un campo di patate da diva, si studiano gli effetti neurotossici sull'essere umano, calciatori inclusi. Dove cresceva l'erba ora c'è un giallo drammatico e intrigante da risolvere. E la bruma sottile, che sale dal lago mentre Di Chiara manda la squadra sotto la doccia, rende tutto meno chiaro
Gaia Piccardi
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| Tag: sportcalciatori, malattie, sla, sclerosi, como, stadio, erba, borgonovo, lombardi, casi, veleni | OKNOtizie |
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10/10/2008
Sla, ora il calcio ha paura. «I casi sono almeno 51»
Sla, ora il calcio ha paura. «I casi sono almeno 51»Allarme nel mondo del pallone. Guariniello: patologia professionale
Ora il calcio ha paura. Di un’avversaria impossibile da fermare: marca a uomo, e quando ti prende non ti molla più. Molti calciatori in attività, qualcuno del giro della nazionale e qualcun altro con la coscienza un po’ sporca, si fanno visitare periodicamente da un neurologo di fiducia. Basta un piccolo falso allarme a scatenare la psicosi. I casi noti di Sla nel calcio italiano continuano a crescere: sono diventati 51, decessi inclusi. E la domanda allo specialista, ormai, è la stessa: «Dottore, ho la Sla?».
Rotto il tabù
Il calcio italiano, che fino a ieri negava qualsiasi relazione con la sclerosi laterale amiotrofica per paura di ricavarne un’immagine negativa, ha decisamente cambiato rotta. Dagli incassi di Italia-Montenegro, match di qualificazione ai Mondiali 2010, mercoledì a Lecce, 150 mila euro verranno dirottati verso un gruppo di lavoro coordinato dal dottor Paolo Zeppilli e destinato a finanziare la ricerca. Un passo importante per un ambiente che rifiutava di avere un problema chiamato Sla. «Coinvolgerò esperti italiani e stranieri: lavoriamo per i nostri tesserati, maanche per tutti coloro che hanno la Sla» dice Zeppilli. Il calcio riconosce di essere malato, quindi? «Un attimo. Per noi la malattia professionale dei calciatori è la pubalgia. È incontrovertibile che di sclerosi possa ammalarsi chiunque. Cercheremo di capire, però, perché nel nostro mondo ha questa incidenza ». I giocatori sono preoccupati, vogliono sapere. A Coverciano, nel ritiro della nazionale in vista di Bulgaria-Italia di domani, si è parlato molto di Sla. L’emozione scatenata dalla notte di lacrime e stelle organizzata per Stefano Borgonovo, il centravanti del Milan di Sacchi, lo specchio spietato nel quale a Firenze si è visto riflesso tutto il calcio italiano dagli anni Settanta in poi, è stata violenta. I senatori si sono fatti venire delle idee (Cannavaro: «Tassiamo i nostri stipendi per la ricerca»), i giovani sono allarmati (Montolivo: «Tra noi c’è malessere: non possiamo più far finta di niente»; Giovinco: «Coinvolgiamo anche la Liga spagnola e la Premer League inglese»), certi ex dormono male la notte. Massimo Orlando, per esempio, 37 anni, che con Borgonovo condivide un passato nel Milan e nella Fiorentina: «Io in carriera ho avuto tanti infortuni e ho preso tante medicine. Molti miei colleghi hanno paura e non parlano. Io sì: vorrei chiedere a chi ci ha curati se ci ha veramente dato qualcosa di strano...». L’ambiente è in fermento e l’Associazione calciatori lancerà un’adesione volontaria al progetto Sla della Federcalcio. «Oggi gli atleti sono molto spaventati—conferma il professor Adriano Chiò del dipartimento di neuroscienze di Torino —. La sclerosi rimane una patologia rarissima, giocare a calcio non comporta rischi. Purché sia calcio pulito».
C’è anche Bernardini
Lo scafandro e la farfalla. Prigionieri del proprio corpo e, forse, dello sport a cui si è dedicata una vita. Pochi sanno che Fulvio Bernardini, ex calciatore, allenatore di Fiorentina e Bologna, ct dell’Italia ha molto in comune con Segato, Rognoni, Vincenzi, Soldan, Gritti, Lombardi, l’arbitro Giovanni Nuvoli e Gianluca Signorini, la bandiera del Genoa ammainata a 42 anni. Il Professore morì il 13 gennaio 1984, a 79 anni. Di sclerosi laterale amiotrofica. La prima moglie della Sla a chiedere a un magistrato di aprire un’inchiesta sul pallone avvelenato fu la vedova di Bruno Beatrice, centrocampista della Fiorentina dei misteri, quattro morti (Saltutti, infarto; Ferrante, tumore; Longoni, vasculopatia cardiaca; Beatrice, leucemia) e troppi drammi sfiorati, perché il calcio non si ammala solo di sclerosi,ma di improvvise patologie mai del tutto chiarite. Nel 2006 la figlia di Beatrice, Claudia, ha fondato l’Associazione vittime del doping. Che è una delle ipotesi alla base della Sla. 24 mila calciatori monitorati dalla fine degli Anni 60 al 2007. Su un sottocampione di 7325 professionisti, l’incidenza attesa della Sla era 1,24. Quella osservata: 6,45. Cinquantuno i casi noti, decessi inclusi. Sei le società più colpite: Fiorentina, Torino, Genoa, Samp, Como e Pisa. «Pensavo di imbattermi in qualche tumore—racconta ilpmdi Torino Raffaele Guariniello —, ho trovato una patologia professionale». Muratori, agricoltori, contadini. E calciatori. Cortex (la corteccia surrenale molto evocata da medici e atleti), Micoren, Voltaren, antinfiammatori: i verbali degli interrogatori sono una spoon river di bugiardini. «Non è utile legare il calcio alla Sla in modo indifferenziato: ai fini della prevenzione sul lavoro, bisogna capire. Perché nessun ex è venuto a trovarmi? Perché all’estero nulla si muove? Perché Fifa e Uefa non prendono iniziative? ».
Molte ipotesi, nessuna cura
Su un pilastro di partenza sono tutti d’accordo: «Per ammalarsi di Sla ci vuole una predisposizione genetica » spiega Mario Melazzini, presidente dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), malato lui stesso. Sottolinea: «La Sla è una malattia per ricchi: un tetraplegico ha un costo per la famiglia che si aggira sui 60 mila euro all’anno». Anche la ricerca è cara. E avanza con fatica. «È un lavoro lento e complesso: gli atleti hanno contratto il fattore di rischio 15-20 anni fa, risalire non è facile—dice il professor Chiò —. La recente scoperta di una proteina collegata alla malattia, la Tdp43, potrebbe essere un’importante chiave di volta. Abbiamomandato 800 campioni di Dna di pazienti italiani al National Institute of Health di Washington, un importante istituto di ricerca. Al momento, per la scienza, tutte le concause si equivalgono». Eccole. 1) Traumi agli arti e alla testa. C’è un’evidenza: i calciatori spesso sviluppano la forma bulbare di Sla, con danni al blocco facciale. I centrocampisti corrono molto, e prendono più colpi nei contrasti. Nessun caso di Sla registrato tra i portieri, infatti. 2) Il contatto con pesticidi e diserbanti dei campi. Guariniello ha mandato i suoi ispettori negli stadi e agli allenamenti dei club più colpiti, ha fatto interrogare i giardinieri e i manutentori dei prati, sta ricostruendo l’elenco dei prodotti più usati per curare il verde: ricorre la formaldeide, un potentissimo battericida. Nella cantina di una squadra sono stati trovati vecchi barattoli, subito mandati a esaminare. 3) Il doping. Tesi mai provata ma non esclusa da un lavoro del professor Angelo Poletti dell’Università di Milano: «La morte del neurone motorio potrebbe essere provocata da eccessivi livelli di androgeni nel sangue, come quelli ottenuti assumendo ormoni o anabolizzanti. 4) Abuso di farmaci non vietati, spesso fuori dalle esigenze terapeutiche. Anche gli integratori possono influire: Stefano Belli e Nicola Vanacore, dell’Istituto superiore di Sanità, ipotizzano il ruolo degli aminoacidi ramificati e della creatina come motore della Sla.
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09/10/2008
BORGONOVO DAY
BORGONOVO DAYBaggio: «Stefano è un eroe moderno». Dopo il tributo della curva Fiesole e di un Franchi strapieno, Borgonovo ha lasciato un messaggio sul pc collegato ad un maxischermo: «Grazie a tutti, penso che insieme abbiamo fatto nascere qualcosa che distruggerà la "stronza"»


TRENTAMILA SPETTATORI. L’inizio di una storia nuova, quella che trasforma la malattia di Borgonovo in condivisione per trentamila spettatori e per chi sta davanti alla tv sintonizzato su Sky. E Borgo sorride e scrive «Grazie Firenze». Arrivano i gol (Massaro, Pazzini), come i messaggi che Borgonovo scrive con gli occhi su uno speciale computer che li rilancia sul maxi schermo del Franchi. Ronaldinho cerca magie, ma la Fiorentina segna: Da Costa, ancora Pazzini (finirà 4-1, segna anche Nappi). Alla fine Stefano Borgonovo esce dallo stadio Franchi sotto il potente applauso del pubblico di Firenze, passando in mezzo a ue file composte dagli ex compagni di Fiorentina e Milan e accompagnato da Roberto Baggio. «Borgo grazie di tutto» e «Borgonovo uno di noi» i cori che gli hanno intonato i tifosi della Fiesole quando Baggio lo ha portato sotto la curva, poi al momento della sua uscita gli è stato tributato un applauso di quasi cinque minuti, seguito da un coro anche per Roberto Baggio.
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