22/06/2010

Padania, Fini: “C’è solo l’Italia”. Bossi non ci sta

Padania, Fini: “C’è solo l’Italia”. Bossi non ci sta

Il presidente della Camera torna sulla polemica: “Non è solo il Nord a pagare le tasse”. Secca la replica del leader del Carroccio: “Ci sono 10 milioni di persone pronte a battersi per la Padania”. Frattini prova a smorzare: "Slogan innocuo della Lega"


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MILANO - «Ci sono grosso modo dieci milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che esiste. Non c'è uno Stato padano, ma la Padania esiste». Umberto Bossi risponde a muso duro a Gianfranco Fini. La frase del presidente della Camera («La Padania non esiste, è un'invenzione che va contro l'unità del Paese») non è piaciuto per niente ai leghisti. Se Fini ha detto che andrà più spesso al Nord, non potrà contare su Bossi: «Io non vado ad accogliere uno che spara a zero contro di noi. Ha le gambe e la capacità di prendere il treno da solo, faccia da solo». In fondo, aggiunge, «quella contro la Padania è una polemica che non fa bene alla salute di Fini, perché è difficile che lui prenda i voti dalla nostra parte. Dica quello che vuole: tanto i voti ce li lascia tutti a noi».

CALDEROLI - E così, dopo le repliche a caldo del ministro Calderoli («Noi lavoriamo a mille per il federalismo, mentre altri si dedicano alla filosofia...»), del presidente del Veneto Luca Zaia («Se la Padania è un'invenzione allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale») e del presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, arriva quella del Senatùr in persona. «Fini può dire quello che vuole, ma la Padania esiste - ha detto Cota -. È sempre esistita nella storia; esiste nella realtà socio-economica e la controprova sono i nostri consensi, che aumentano sempre di più». Bossi, in un'intervista a Repubblica, aveva già bollato le frasi del presidente della Camera come «parole senza senso di chi da noi non prende voti».

FINI - Non si fa attendere la contro-replica di Fini. «Ho avuto modo di dire quello che tanti pensano, anche al Nord, anche nella tua Brianza - scrive il presidente della Camera sul sito di Generazione Italia, rispondendo a una lettera di Stefano Basilico, giovane iscritto lombardo dell'associazione «finiana» interna al Pdl. - La Padania non esiste, come ci ha ricordato anche la Società geografica italiana. C'è solo la nostra Italia. Che avrà problemi, differenze tra Nord e Sud, ma è la nostra Nazione. E dobbiamo esserne fieri, non solo quando gioca la Nazionale». Per Fini «non si può dire che è 'Padania' quella parte del paese che lavora e paga le tasse. Per due motivi: non è solo il Nord a lavorare e pagare le tasse e non tutti i cittadini del Nord che lavorano e pagano le tasse si sentono 'padani'. Sono pronto a scommettere». «Perdere tempo a discutere di una cosa che non esiste (la Padania) ci mette fuori strada - continua il presidente della Camera - Se poi, per conservare il primato (indiscusso) del Nord, per poter continuare a gridare contro "Roma ladrona", per insistere con la favola della Padania, si vuole lasciare tutto cosi com'è, questo è un altro discorso. Ma non è il mio». «Infine, caro Stefano, tu mi chiedi di essere più presente al Nord. Accetto la sfida - dice Fini - insieme a tutti gli amici che credono nell'Italia, nel senso di appartenenza ad una comunità nazionale, a un'idea di Nazione, a una storia antica, dolorosa ma affascinante», conclude il presidente della Camera.

IL PDL - Franco Frattini prova a smorzare le polemiche. La Padania, sostiene il ministro degli Esteri, è «uno slogan che la Lega ha inventato tempo fa ed è efficace agli occhi della loro gente e se la si considera in questo senso non mi offende per niente». Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ribadisce poi che «non bisogna mai dimenticare che l'attuale maggioranza si fonda sull'intesa fra il PdL e la Lega. L'alleanza ha delle serie ragioni di fondo ed è anche evidente che essa tiene sulla base di un senso di reciproca responsabilità: la Lega Nord sceglie il federalismo e scarta il secessionismo, il PdL lavora per una linea politica di equilibrio fra Nord e Sud, al netto di eccessi in un senso e nell'altro». «Si tratta - riconosce - di un'alleanza non facile, ma che non ha alternative. Tutto ciò implica anche che, a fronte del federalismo in corso d'opera, la Lega non si deve inventare l'emigrazione in giro per l'Italia dei ministeri, operazione francamente improponibile».

FAREFUTURO - Da segnalare anche la posizione di Ffwebmagazine, rivista online della fondazione Farefuturo (vicina al presidente della Camera): «In realtà - si legge in un corsivo del direttore Filippo Rossi - i leghisti danno sostanzialmente ragione a Fini, smentendo il loro Dna culturale e derubricando la Padania a semplice area socio-culturale». «Basta leggere la risposta di Luca Zaia - afferma. - "La Padania intesa come area socio-culturale, economica e politica - dice il governatore del Veneto - è una realtà censita a livello nazionale e internazionale dai più autorevoli osservatori". Un'apparente risposta a Fini diventa in realtà la più forte smentita della vulgata leghista: nelle parole di Bossi e dei suoi uomini la Padania finisce di essere una nazione e rientra nei ranghi di una regione. Come d'altra parte ha confermato senza rendersene conto lo stesso Zaia, pensando di segnare a porta vuota: "se la Padania è un'invenzione - ha detto - allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale". Qualcuno forse ha negato l'esistenza di un Nord e di una questione settentrionale? Quello che è stato detto - conclude il corsivo - è che la Padania come identità nazionale non esiste. E da oggi sappiamo che anche i leghisti sono d'accordo».

Redazione online


06/05/2010

«Niente cibo a chi non lavora» Manifesti anti-rom in Slovacchia

«Niente cibo a chi non lavora» Manifesti anti-rom in Slovacchia

I gruppi di attivisti per i diritti umani: «Vogliono solo alimentare l'odio». Polemica per l'iniziativa del partito ultra-nazionalista: i cartelloni raffigurano un uomo seminudo e tatuato

 

I manifesti anti-rom
I manifesti anti-rom

È polemica in Slovacchia dopo la comparsa di alcuni manifesti elettorali a sfondo razzista fatti affiggere dal Partito Nazionale Slovacco, noto per il suo atteggiamento xenofobo e ultranazionalista, in vista delle elezioni generali del prossimo 12 giugno. I cartelloni raffigurano un uomo di etnia rom, seminudo, tatuato e con una vistosa catena d'oro al collo, accompagnato dalla scritta «Non diamo da mangiare a chi non vuole lavorare».

LE REAZIONI
- I rom, una delle minoranze etniche più povere ed emarginate dell'Europa centrale, sono spesso bersaglio dei partiti ultranazionalisti di estrema destra. I manifesti oggetto della polemica sono stati portati all'attenzione pubblica da alcuni gruppi di attivisti per i diritti umani, che ora pensano di intraprendere azioni legali contro il partito. «Non fanno che diffondere luoghi comuni sui rom», è l'accusa di Irena Biharova, avvocato del movimento Persone contro il razzismo. «Questo manifesto non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione, punta solo ad alimentare l'odio contro i rom». Il Partito Nazionale Slovacco, il cui leader Jan Slota non fa mistero delle sue idee xenofobe, è attualmente al governo nella coalizione guidata dal primo ministro Robert Fico. L'ingresso del partito nel governo formato nel 2006 ha contribuito a inasprire i rapporti con l'Ungheria, «nemico» storico della Slovacchia (fonte: Adnkronos).


30/12/2009

Iran, stretta sui leader dell'opposizione «Sono nemici di Dio, vanno giustiziati»

Iran, stretta sui leader dell'opposizione «Sono nemici di Dio, vanno giustiziati»

 

Ahmadinejad: «proteste sono una pagliacciata organizzata da americani e sionisti». Teheran attacca Londra: «Basta interferenze». Arrestati la sorella del premio Nobel Ebadi e il riformista Karroubi. L'Onu: «Scioccati dal numero di morti e dalla violenza»

 

Scontri a Teheran (Epa)
Scontri a Teheran (Epa)

TEHERAN - «Una nauseante mascherata promossa da americani e sionisti». Così il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha definito le manifestazioni di protesta degli oppositori al suo regime, in cui sono morte quindici persone (ma il bilancio ufficiale è fermo a otto). «La nazione iraniana ha visto molte di queste mascherate: un sionista e un americano hanno ordinato la carnevalata e ne sono gli unici spettatori». Quindi la minaccia: «È uno spettacolo che fa vomitare, ma quelli che l'hanno pianificato e quelli che vi hanno partecipato si sbagliano». Le dichiarazioni riportate dall'agenzia di stampa ufficiale Irna sono le prime fatte da Ahmadinejad dopo la violenta repressione degli ultimi giorni.

ONU - Suonano quasi come una risposta al presidente iraniano le parole dell'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay, che si è detta «scioccata» dai «morti, i feriti e gli arresti» nel quadro della repressione contro l'opposizione in Iran. «Sono scioccata per il numero di morti, feriti e arrestati. Le informazioni disponibili mostrano ancora una volta le eccessive azioni di violenza perpetrate dalle forze di sicurezza e dalla milizia paramilitare Basij».

LEADER OPPOSIZIONE - Sul fronte interno ci sono stati molti nuovi arresti di oppositori, due eccellenti: quello del leader riformista Mehdi Karroubi, costretto ai domiciliari, e quello della sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. E si rischia una nuova stretta contro i leader dell'opposizione. Un rappresentante dell'ayatollah Ali Khamenei, la Guida suprema, ha dichiarato che sono «nemici di Dio» e dovrebbero essere giustiziati in base alla Sharia, la legge islamica. «Coloro che stanno dietro all'attuale sedizione nel Paese - ha detto Abbas Vaez-Tabasi, un religioso che rappresenta Khamenei nella provincia di Khorosan (nord-est dell’Iran) - sono mohareb (nemici di Dio) e la legge è molto chiara in merito a quella che deve essere la punizione per i mohareb». In Iran, la Sharia prevede appunto che siano condannati alla pena di morte. Va ricordato che tra le vittime di domenica c'è anche il nipote di Mir Hossein Mousavi, che sarebbe stato ucciso dalla polizia con dei colpi alla schiena. Mercoledì potrebbe essere un'altra giornata di tensione: il governo ha lanciato un invito a manifestare in favore del regime in tutte le città del Paese.

ATTACCO CONTRO LONDRA - Teheran attacca dunque la comunità internazionale. Il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki ha minacciato senza mezzi termini la Gran Bretagna, affermando che se non cesserà gli attacchi contro la repressione delle proteste «riceverà un pugno in bocca». Quindi l'ambasciatore inglese è stato convocato dal governo iraniano. Da Londra un portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato che il diplomatico risponderà «con forza» a ogni critica e insisterà sul fatto che l'Iran deve rispettare i diritti umani.

BOTTA E RISPOSTA - Lunedì il ministro degli Esteri inglese David Miliband aveva definito «preoccupante» la mancanza di autocontrollo mostrata dalle forze dell'ordine iraniane negli incidenti avvenuti nel giorno dell'Ashura. E condanne sono fioccate anche da altri Paesi della Ue e dagli Usa. «Le dichiarazioni di certe autorità straniere mostrano le cose vergognose che hanno fatto - ha replicato a tutti Mottaki -. Finora non abbiamo reso pubblici i loro dossier, su cosa hanno fatto e quando. Ma fortunatamente i popoli ne sono a conoscenza, e la faccenda è chiara». Dall'inizio delle proteste di piazza seguite alle elezioni presidenziali del 12 giugno, Mottaki ha affermato che il tutto era conseguenza di un complotto di Londra. Nessuna parola, invece, contro l'amministrazione americana, nonostante la presa di posizione di Obama, che ha duramente criticato Teheran e chiesto l'immediata scarcerazione delle persone «ingiustamente arrestate».

FRANCIA: LIBERATE I PRIGIONIERI - Sulla stessa linea la Francia, che chiede la liberazione degli oppositori detenuti in Iran, compresa la sorella di Shirin Ebadi. «Chiedo alle autorità iraniane di rispettare il diritto d’espressione democratica dei cittadini e dei partiti politici iraniani, di rispettare la libertà dei media e di liberare tutte le persone ingiustamente detenute» ha detto il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, aggiungendo che l'arresto di Noushine Ebadi «costituisce una pressione inaccettabile su questa coraggiosa militante della società civile». Kouchner ha espresso preoccupazione anche per la sorte di Emadeddin Baghi, giornalista e presidente dell’Associazione di difesa dei diritti dei prigionieri politici. Anche il presidente Sarkozy ha condannato «la sanguinosa repressione delle manifestazioni» e ammonito che altri arresti «aggraverebbero ulteriormente la situazione».

«COMPLOTTO DEI MEDIA OCCIDENTALI» - Il portavoce di Mottaki, Ramin Mehmanparast, ha ribadito l'accusa a diversi Paesi di fomentare le proteste, annunciando l'apertura di un'inchiesta. Ha poi precisato che diversi giornalisti sono stati arrestati «per aver agito illegalmente». Tra questi un siriano inviato di Dubai Tv; Mohammad Javad Saberi, Badrosadat Mofidi, capo dell'Associazione dei giornalisti iraniani; Nasrin Vaziri dell'agenzia Ilna e Keyvan Mehregan del quotidiano riformista Etemad. I Pasdaran, o Guardiani della rivoluzione, hanno diramato un comunicato affermando che i media occidentali distorcono le notizie con l'obiettivo di rovesciare il governo di Ahmadinejad. Sono stati arrestati anche due dirigenti del Fronte nazionale iraniano, storico partito nazional-liberale fondato nel 1949 dall'ex primo ministro Mohammad Mosaddeq. Il maggiore partito riformista, Mosharekat, ha chiesto ai responsabili del regime di «chiedere perdono al popolo e tornare alla Costituzione per uscire dalla crisi». Definisce gli incidenti di domenica «attacchi di forze militari contro gente indifesa» e le retate contro attivisti politici e giornalisti «vaste operazioni di arresti alla cieca».

ARRESTATO KARROUBI - La notizia dell'arresto dell'ex presidente del Parlamento Mehdi Karroubi è stata diffusa sui blog e su Twitter ed è stata rilanciata su Internet da un giornalista iraniano che ha dichiarato di aver ricevuto l'informazione direttamente dal figlio del leader riformista. È stato nuovamente arrestato anche il cognato dell'altro leader riformista, Mir-Hossein Mousavi. Shahpour Kazemi era già finito in carcere dopo le elezioni presidenziali di giugno con l'accusa di aver attentato alla sicurezza nazionale e pianificato «una rivoluzione» per sovvertire la Repubblica islamica. Era stato rilasciato il 26 novembre su cauzione.

Shirin Ebadi
Shirin Ebadi

SHIRIN EBADI - Shirin Ebadi, Nobel per la pace nel 2003, ha reso noto che sua sorella è stata fermata dai servizi segreti iraniani, precisando che tre uomini e una donna si sono presentati lunedì sera nella sua casa a Teheran. Dopo una perquisizione dell'edificio, hanno prelevato la 47enne docente di medicina Noushine Ebadi e sequestrato il suo computer. «L'hanno arrestata per costringermi a mettere fine al mio lavoro - ha detto l'avvocatessa e attivista per i diritti umani -. Non ha fatto nulla di male, non è coinvolta nelle mie attività per i diritti umani e non ha mai partecipato ad alcuna protesta». Due mesi fa Noushine Ebadi era stata convocata dagli apparati di sicurezza. «Le fu detto che doveva convincermi a cessare le mie attività in difesa dei diritti umani, altrimenti sarebbe stata arrestata - ha aggiunto Shirin Ebadi, che vive all'estero dopo le elezioni presidenziali di giugno -. L'arresto di mia sorella è un atto illegale. Il Paese ha bisogno ora di calma più che in qualsiasi altro momento e questo può essere ottenuto solo rispettando la legge. Ogni atto illegale avrà conseguenze negative».


27/12/2009

Ancora scontri in piazza a Teheran «Uccisi quattro manifestanti»

Ancora scontri in piazza a Teheran «Uccisi quattro manifestanti»

 

Interrotte le comunicazioni con i cellulari. Bloccato l'accesso a molti siti. Nella capitale iraniana secondo giorno di disordini. I siti riformisti: «La polizia ha aperto il fuoco sulla folla»

 

TEHERAN - Ancora violenza a Teheran. Per il secondo giorno consecutivo, la capitale iraniana è teatro di scontri tra la polizia e le migliaia di manifestanti anti governativi, in particolare nelle piazze Imam Hossein e Engelab e nel quartiere Pich Shemrun. Almeno quattro manifestanti, secondo il sito dell' opposizione Rahesabz, sono stati uccisi. La pagina online vicina ai riformisti spiega che tre manifestanti sono stati colpiti da «tiri diretti» sparati da «forze militari» sul viale Enghelab, la grande arteria che attraversa Teheran da est a ovest. Il sito afferma che uno dei suoi giornalisti ha assistito all'episodio. Il quarto manifestante, secondo Rahesabz, è stato ucciso non molto lontano, all'incrocio fra viale Enghelab e viale Vali-asr, senza fornire altri dettagli. Sia Rahesabz che Jaras, altro sito dell'opposizione, affermano che il corpo della quarta vittima è stato sollevato a braccia dalla folla dei manifestanti che, sempre stando ai siti, sarebbero decine di migliaia. Secondo alcune fonti, sarebbe inoltre in corso una contro-manifestazione organizzata dai sostenitori del presidente Mahmoud Ahmedinejad. Stando alle testimonianze la polizia avrebbe aperto il fuoco sulla folla. Fra le vittime ci sarebbe un uomo anziano, colpito alla fronte e trasportato via da altri manifestanti. Migliaia di persone, giunte a piccoli gruppi, si sarebbero radunate nella piazza di Enghelab, nel centro della capitale iraniana, nonostante la massiccia presenza della sicurezza. La polizia sarebbe subito intervenuta prima con i gas lacrimogeni e poi caricando la folla, che avrebbe incendiato dei cassonetti. L’opposizione contraria ad Ahmedinejad aveva convocato per domenica mattina delle manifestazioni a margine delle cerimonie per l’Ashura, la principale festività religiosa sciita.

(Ap)
(Ap)

«A MORTE IL DITTATORE» - La folla, scesa in piazza per la festività sciita dell'Ashura che coincide con il settimo giorno di lutto per la morte dell'ayatollah dissidente Hossein Alì Montazeri, ha scandito slogan contro il presidente Mahmud Ahmadinejad, urlando «A morte il dittatore».

INTERROTTA RETE CELLULARI - A Teheran risultano interrotte le comunicazioni con i telefoni cellulari. Anche l'accesso a molti siti internet è bloccato. Nel frattempo elicotteri continuano a sorvolare la città, mentre continuano ad arrivare notizie di incidenti, localizzati soprattutto nell'area centrale della capitale. Scontri fra forze dell'ordine e oppositori sono in corso anche nella città di Isfahan, nel centro dell'Iran, e nella vicina Najafabad, città natale del grande ayatollah riformista Hossein Ali Montazeri, morto qualche giorno fa.


21/12/2009

A Qom l'addio all'ayatollah Montazeri «In piazza centinaia di migliaia»

A Qom l'addio all'ayatollah Montazeri «In piazza centinaia di migliaia»

 

Una grande folla ai funerali del leader religioso anti-regime. Presente Moussavi. I siti riformisti riferiscono di slogan anti-governativi, scontri e arresti

 

Il corpo del Grande Ayatollah Montazeri attorniato da fedeli in lutto nella sua casa di Qom, città santa sciita (Ap)
Il corpo del Grande Ayatollah Montazeri attorniato da fedeli in lutto nella sua casa di Qom, città santa sciita (Ap)

TEHERAN - Una folla di «centinaia di migliaia», secondo siti dell'opposizione iraniana, si è radunata nella città santa iraniana di Qom per i funerali del grande ayatollah anti-regime Hossein Ali Montazeri. Secondo le stesse fonti, durante il corteo funebre, sono stati gridati slogan anti-governativi. Il sito riformista Balahtarin e alcuni testimoni sul posto parlano di una partecipazione stimata in circa 500 mila persone. I funerali si sono conclusi con la sepoltura della salma di Montazeri nel mausoleo di Masumeh Zahra, sorella dell'ottavo Imam sciita, Reza, meta ogni anno di milioni di pellegrini. I leader dell'opposizione avevano invitato i loro sostenitori a partecipare compatti alle esequie.

«SCONTRI» - Il sito di opposizione, Rahesabz.net, parla di scontri durante le esequie tra i sostenitori di Montazeri e milizie di Ansar Hezbollah, un'organizzazione paramilitare e vicina alla teocrazia islamica. I «seguaci di Dio» si sarebbero infiltrati tra la folla che partecipava ai funerali e avrebbero tentato di «interrompere la cerimonia»: «Se ne sono andati dopo tafferugli con alcuni presenti». Secondo il sito Kaleme, domenica sera a Teheran un autobus che portava un gruppo di persone al funerale è stato fermato dalle forze di sicurezza iraniane e alcuni dei passeggeri, simpatizzanti dell'opposizione, sono stati tratti in arresto.

MOUSSAVI - Alle esequie ha partecipato, tra gli altri, il capo dell' opposizione, Mir Hossein Moussavi. Le autorità di Teheran hanno vietato alla stampa straniera di partecipare ai funerali dell'ayatollah Montazeri, morto sabato a Qom a 87 anni.


12/10/2009

Una coppia gay aggredita in pieno giorno nel centro di Roma

Una coppia gay aggredita in pieno giorno nel centro di Roma

 

Uno dei due è stato colpito con un casco da un gruppo di giovani che urlavano slogan neofascisti. Lo rende noto l'Arcigay

 

Un momento della manifestazione contro l'omofobia sabato a Roma (Eidon)
Un momento della manifestazione contro l'omofobia sabato a Roma (Eidon)

ROMA - Una coppia gay è stata aggredita domenica pomeriggio nei pressi di via del Corso, mentre percorreva a piedi via del Collegio Romano diretta al Pantheon. I ragazzi, sono stati avvicinati da 6 giovanissimi a bordo di 3 scooter. Il più giovane della coppia, Francesco, 25 anni, sarebbe stato aggredito con un colpo di casco sulla testa e all'inguine.

ARCIGAY - Lo ha reso noto, in un comunicato, Arcigay Roma, il cui presidente Fabrizio Marrazzo ha espresso «sconcerto e rabbia». «Abbiamo sentito le vittime dell'aggressione - ha detto Marrazzo - a cui abbiamo espresso la nostra solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. A colpirci è soprattutto l'età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay. C'è un degrado morale di chi commette questi atti di omofobia: è indegno commettere violenza verso una coppia che si ama e si tiene per mano». Secondo il presidente di Arcigay Roma «incredibile è il fatto che l'aggressione sia avvenuta a poche ore dalla manifestazione Uguali, che sabato ha portato a Roma migliaia di persone per rivendicare pari diritti per le persone lesbiche, gay e trans. Le modalità dell'aggressione confermano la necessità di un piano culturale e formativo contro l'omofobia che parta prima di tutto dalle scuole, un invito già rivolto alle istituzioni e che ribadiamo di nuovo con forza». Gli aggrediti fanno parte dell'associazione Leather Club Roma, fondata il 20 gennaio del 1999 da «un gruppo di amici», come è scritto sul loro sito, che ha l'avvertenza di non aprirlo a minori di 18 anni perché «questo è un sito per gli adulti di orientamento gay, appassionati del genere leather, rubber, fetish, skinheads, e di pratiche sessuali forti».


01/04/2009

Venture capital

Venture capital
Internet, nuove idee cercansi: anche Google si dà al venture capital. Dopo l'iniziativa di Telecom, arriva Google Venture: 100 milioni di dollari solo nel primo anno

 

Telecom copia Google e Google, in tutta risposta, copia Telecom. Una battuta, s'intende, dietro la quale però esistono due nuove realtà molto interessanti e che fanno ben sperare per ilun futuro. Primo, in ordine di tempo, è il progetto Working Capital, lanciato da Telecom Italia qualche settimana fa con lo slogan "Tocca a te" utilizzando i caratteri colorati resi celebri dal motore di ricerca di Mountain View. Non certo una copiatura, ma il prestito - consensuale, ovviamente - di un concetto, di un'idea. La stessa che negli anni Novanta ha portato due ragazzi della Stanford University a chiedere e ottenere in prestito dall'università un server che permettesse loro di sfornare l'algoritmo che diede vita al motore di ricerca più cliccato della Rete. L'azienda di telecomunicazioni italiana si chiede quanti Brin e Page ci siano in Italia. E lo fa mettendoci le conoscenze e le strutture per poter dare vita alle idee migliori nel campo di Internet, e non solo.

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E' notizia di oggi, invece, di come a Mountain View abbiano deciso di dare vita a un'iniziativa molto simile: Google Ventures, una vera e propria unità dedicata al venture capital per trovare fondi per lo sviluppo di nuove tecnologie e per la ricerca di idee legate al mondo di Internet, per la cura della salute, della robotica e delle nanotecnologie. Nel primo anno verranno investiti 100 milioni di dollari, destinati ad aziende giovani e con buone idee. Potenza della crisi, che da un lato toglie molto, ma dall'altro genera o cerca di generare nuova linfa vitale.

Un discorso, questo, poi non molto dissimile dai molti che ho sentito oggi in occasione della Venice Session di Telecom dedicata al racconto del futuro. Interventi ed esperienze personali interessanti, dallo scrittore Alessandro Baricco all'imprenditore Andrea Pontremoli alla ricercatrice Maria Luisa Lavitrano, sulla capacità o incapacità di narrare-immaginare un futuro in un presente complesso. Quanti giovani hanno una storia da raccontare, un'idea brillante cui dare forma e contenuto, ma non riescono ad avere le parolegli strumenti per farlo? Della Venice Session e dei suoi ospiti avremo modo di tornarci in futuro. Di due ottime iniziative, che parlano del futuro ma che sono coniugate al presente, è invece bene parlarne ora.


21/03/2009

Khamenei: «Gli Usa di Obama? Non c'è nessun cambiamento»

Khamenei: «Gli Usa di Obama? Non c'è nessun cambiamento»


La risposta all'appello tv. La guida dell'Iran non raccoglie l'apertura del presidente americano: «Solo slogan e parole»

 

TEHERAN - Chi si aspettava una pronta risposta positiva dall'Iran degli ayatollah all'apertura storica di Obama è rimasto deluso. La risposta della guida suprema iraniana Ali Khamenei, il giorno dopo l'appello del presidente stattunitense sul «nuovo inizio» nelle relazioni tra Usa e Iran, non è positiva. In un discorso televisivo alla nazione, Khamenei ha ribadito che, per aver progressi, non bastano le «parole», ma servono atti concreti da parte dell'Amministrazione Usa. Se gli Stati Uniti «cambieranno, noi cambieremo il nostro atteggiamento», ha detto. E ha aggiunto che per ora non vede queste novità nella politica americana: «Usano lo slogan 'cambio', ma in pratica non si vede alcun cambiamento», ha detto Khamenei, che ha anche ricordato il comportamento degli Usa verso l'Iran sin dalla rivoluzione del 1979. Gli Stati Uniti, ha detto, «sono odiati nel mondo» e dovrebbero smetterla di «interferire negli affari interni degli altri Paesi».


20/03/2009

Russia, Obama nello spot di un gelato

Russia, Obama nello spot di un gelato

 

Polemiche per la pubblicità del cremino "Duet", con lo slogan «tutti ne parlano: nero dentro il bianco!», l'autore si è difeso: «in russia questo non è razzismo»

 


Obama nella pubblicità del gelato Duet (Afp)

 

MOSCA - Non è la prima volta che l’immagine di Barack Obama viene usata in una pubblicità, ma la campagna per il gelato "Duet" dell’agenzia russa Voskhod ha scatenato un mare di polemiche. Lo slogan, davanti a un Obama-cartoon sorridente che fa il segno della vittoria - sullo sfondo la Casa Bianca - è esplicito: «Tutti ne parlano: nero dentro il bianco! Cioccolato dentro la vaniglia! È il gusto della settimana».

ACCUSA DI RAZZISMO - Dalla Russia il manifesto è rimbalzato in diversi siti in lingua inglese, dove lo scandalo è scoppiato. «Si tratta semplicemente di razzismo» accusano diversi internauti. E uno si chiede: «Il gelato avrà lo stesso cattivo gusto della pubblicità?». L'autore dello sopt, Andrei Gubaidullin, ha replicato che «in Russia questo non è razzismo, è una battuta». Questione di sensibilità insomma. Ma la scritta «gusto del mese» riferita al presidente degli States sembra voler insinuare che il "fenomeno Obama" (con tanto di arcobaleni multipli sullo sfondo) durerà poco. La Russia "vanta" anche dei precedenti: l’immagine del presidente è stata usata per pubblicizzare un solarium e la catena di centri odontoiatrici MeraDent. In questo caso con lo slogan «democrazia dentale».


09/03/2009

Torino, scontri all'Università tra autonomi e forze dell'ordine

Torino, scontri all'Università tra autonomi e forze dell'ordine

 

Il Collettivo universitario protesta contro il banchetto del fuan. Lanci di uova e fumogeni: la polizia è costretta a intervenire. Tensione a Palazzo Nuovo

(Infophoto)

(Infophoto)

TORINO - Scontri a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino, dove un gruppo di studenti antifascisti e del Collettivo universitario autonomo ha protestato con un presidio contro la presenza di un banchetto di giovani appartenenti al Fuan, che stanno raccogliendo firme per le elezioni universitarie. Per tutta la mattina gli autonomi hanno lanciato slogan come «fuori i fascisti dall'Università».

(Olycom)

(Olycom)

(Infophoto)

(Infophoto)

CARICA - Nell'atrio di Palazzo Nuovo, la polizia è intervenuta impedendo che i gruppi entrassero in contatto. In seguito a un lancio di uova e fumogeni, c'è stata una carica delle forze dell'ordine per respingere indietro il gruppo antifascista. Gli scontri sono poi proseguiti dopo l'esplosione di un grosso petardo. Tre giovani sono stati fermati e quattro agenti in borghese della Digos sono rimasti feriti, uno dei quali alla testa. Lasciato Palazzo Nuovo, gli autonomi del Collettivo universitario hanno occupato il salone d'onore del Rettorato in attesa di potere avere un incontro con il Rettore nel pomeriggio.

(Emmevi)

(Emmevi)

(Olycom)

(Olycom)